Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche

Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani. Odio verso le donne, i migranti, i figli di migranti, la comunità Lgbtq. Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show televisivi nei quali vige da tempo la politica dei microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo. E spesso le parole che escono fuori da alcuni dibattimenti televisivi sono parole che mettono fortemente in crisi o addirittura contraddicono l’essenza stessa della nostra Costituzione, il richiamarsi a un patto antifascista e democratico.

L’attentato di Macerata, dove un simpatizzante neonazista ha cercato la strage di uomini e donne africani, è qualcosa che ci interroga nel profondo. Le vittime sono diventate il bersaglio di un uomo la cui azione terroristica si è nutrita della narrazione tossica veicolata non solo da internet ma anche dal mainstream mediatico. Dopo quello che è successo non possiamo restare in silenzio. Serve una maggiore assunzione di responsabilità, serve un nuovo patto fra chi fa comunicazione e i cittadini.

Le parole di odio, lo abbiamo visto chiaramente, possono tradursi in atti di violenza omicida. Azioni che, acclamate e imitate, rischiano seriamente di innescare una spirale di violenza. Per noi è evidente che il nodo mediatico ha contribuito a produrre e legittimare lo scatenarsi delle pulsioni peggiori. Per questo chiediamo ai media di non prestare più il fianco alla propaganda d’odio, ma di compiere anzi uno sforzo nel contrastarla. Intere fette di società (per esempio i migranti e i figli di migranti) nella rappresentazione mediatica esistono pressoché solo come stereotipo o nei peggiori dei casi come bersaglio dell’odio, contraltare utile a chi fa di una propaganda scellerata il suo lavoro principale.

Sappiamo che nei media lavorano seri professionisti che come noi sono molto preoccupati per la piega degli eventi. Servono contenuti nuovi, modalità diverse, linguaggi aperti e trasparenti. Non possiamo permettere che nel 2018, ad 80 anni dalle leggi razziali, ritornino quelle parole (e quegli atti) della vergogna. Dobbiamo cambiare ora e dobbiamo farlo tutti insieme. Ne va della nostra convivenza e della nostra tenuta democratica.

Quello che chiediamo non è un superficiale politically correct. Chiediamo invece una presa in carico di un mondo nuovo, il nostro, che ha bisogno di conoscersi e non odiarsi.

Antonio Gramsci scriveva: Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri. Dipende da noi non lasciar nascere questi mostri. Dipende da noi evitare che torni lo spettro del fascismo nelle nostre vite. Per farlo però dobbiamo lavorare in sinergia e cambiare i mezzi di comunicazione. E dobbiamo farlo ora, prima che sia troppo tardi.

Vanessa Roghi
Helena Janeczek
Igiaba Scego
Sabrina Varani
Christian Raimo
Paolo di Paolo
Michela Monferrini
Frederika Randall
Graziano Graziani
Francesca Capelli
Shaul Bassi
Loredana Lipperini
Shulim Vogelmann
Amin Nour
Reda Zine
Sabrina Marchetti
Amir Issa
Alessandro Triulzi
Francesco Forlani
Fiorella Leone
Francesca Melandri
Ilda Curti
Marco Balzano
Alessandro Portelli
Attilio Scarpellini
Filippo Tuena
Francesco M.Cataluccio
Laura Bosio
Gianfranco Pannone
Antonio Damasco
Franco Buffoni
Evelina Santangelo
Caterina Bonvicini
Lisa Ginzburg
Camilla Miglio
Emanuele Zinato
Andrea Inglese
Andrea Raos
Maria Grazia Meriggi
Alessandra Di Maio
Roberto Carvelli
Francesco Fiorentino
Grazia Verasani
Caterina Venturini
Alessandra Carnaroli
Lorenzo Declich
Gennaro Carotenuto
Silvia Ballestra
Chiara Valerio
Marco Belpoliti
Paola Caridi
Marco Missiroli
Alessandro Robecchi
Valeria Parrella
Nicola Lagioia
Enrico Manera
Jamila Mascat
Maria Luisa Venuta
Rossella Milone
Giacomo Sartori
Antonella Lattanzi
Barbara del Mercato
Amara Lakhous
Rino Bianchi
Carola Susani
Roberto Carvelli
Isabella Perretti
Rosa Jijon
Davide Orecchio
Antonella Lattanzi
Simone Giusti
Simone Siliani
Alberto Prunetti
Chiara Mezzalama
Elisabetta Mastrocola
Teresa Ciabatti
Andrea Tarabbia
Antonella Anedda
Elisabetta Bucciarelli
Francesco Fiorentino
Paola Capriolo
Paolo Morelli
Simona Vinci
Giorgio Vasta
Orsola Puecher
Anna Tellini
Marina Della Bella
Antonio Scurati
Vins Gallico
Daniele Petruccioli
Enrico Macioci
Maria Grazia Calandrone
Eraldo Affinati
Elena Pirazzoli
Leonardo Palmisano
Emiliano Sbaraglia
Maura Gancitano
Marco Mancassola
Rosella Postorino
Alessandra Sarchi
Carlo Lucarelli
Giorgio Pecorin
Gianni Biondillo
Ornella Tajani
Mariasole Ariot
Giorgio Fontana
Girolamo Grammatico
Francesca Ceci
Brunella Toscani
Tommaso Giartosio
Attilio Scarpellini
Simone Pieranni
Elisabetta Liguori
Giuliano Santoro
Orofino di Giacomelli
Maria Grazia Porcelli
Giovanni Contini
Federico Faloppa
Federico Bertoni
Flaminia Bartolini
Dario Miccoli
Emanuela Trevisan Semi
Alessandro Mari
Tommaso Pincio
Laura Silvia Battaglia
Anna Maria Crispino
Andrea Bajani
Renata Morresi
Francesca Fiorletta
Federica Manzon
Angiola Codacci Pisanelli
Alessandro Chiappanuvoli
Società italiana delle Storiche
Benedetta Tobagi
Giuseppe Genna
Fabio Geda
Daniele Giglioli
Angelo Ferracuti
Alessandro Bertante
Riccardo Chiaberge
Giorgio Mascitelli
Gherardo Bortolotti
Annamaria Ferramosca
Anita Benedetti
Letizia Perri
Luisella Aprà
Masturah Atalas
Rosalia Gambatesa
Barbara Summa
Lorenzo D’Agostino
Anna Toscano
Fabrizio Botti
Chiara Veltri
Sergio Bellino
Barbara Benini
Valentina Mangiaforte
Maria Motta
Emanuele Plasmati
Giuseppe Maimone
Paolo Soraci
Pina Piccolo
Graziella Priulla
Leonardo Banchi
Valentina Daniele
Massimiliano Macculi
Susanna Marchesi
Corrado Aiello
Giovanni Scotto
Liliana Omegna
Domenico Conoscenti
Francesco Falciani
Mario Di Vito
Ileana Zagaglia
Maria Elena Paniconi
Antonio Corsi
Stefano Luzi
Nicola Marino
Barbara Lazzarini
Antonella Bottero
Camilla Mauro
Pietro Saitta
Gianni Montieri
Francesca Del Moro
Adam Atik
Maurella Carbone
Sabrina Fusari
Francesa Perlini
Antonella Bastari
Donatella Libani
Alessandra Pillosu
Lidia Massari
Gianni Girola
Andrea Fasulo
Lidia Borghi
Roberta Chimera
Gaetano Vergara
Camilla Seibezzi
Lisa Dal Lago
Nicoletta Mazzi
Annamaria Laneri
Sandra Paoli
Cristina Nicoletta
Leonardo De Franceschi
Olga Consoli
Chiara Barbieri
Valentina De Cillis
Letizia Perri
Angelo Sopelsa
Alessandra Greco
Simone Buratti
Giacomo Di Girolamo
MariaGiovanna Luini
Costanza Matafù
Lorenza Caravelli
Elena Maitrel Cavasin
Leopoldina Bernardi
Donatella Favaretto
Simona Brighetti
Margherita D’Onofrio
Ivana Buono
Manuela Olivieri
Maria Cristina Mannozzi
Helleana Grussi
Elisabetta Galeotti
Antonio Sparzani
Lorenza Miceli
Laura Califano
Lucio Nalesini
Giulio Cavalli
Simona Filippini
Daniele Fusi
Tiziana Barillà
Francesca Riolo
Cristina Cobianchi
Vincenzo Mastropirro
Federica Rocco Contin
Paola Andrisani
Sergio La Chiusa
Federica Pulin
Meris Angioletti
Paola Minoia
Paolo Dilonardo
Giacomo Raccis
Michele Turazzi
Massimo Cotugno
Alessandro Mantovani
Moira Mattioli
Francesco Gabellini
Chiara Bertone
Margherita Becchetti
Maria Cristina Scarfia
Ettore Siniscalchi
Giuseppe Prosperi
Simone Bachechi
Francesco Iacono
Giulia Bondi
Seia Montanelli
Cristiania Panseri
Vincenzo Bagnoli
Simone Ghelli
Cristina Schiavone
Tatiana Petrovich Njegosh
Marta Bonetti
Caterina Davinio
Stefania Nardini
Evelina Crespi
Cristina Cilli
Giovanni Pinto
Giovanna Caporale
Annamaria Giannini
Giuliana De Rosa
Paolo Polvani
Silvia Palombo
Carla Toffolo
Laura Papini
Giulia Lucarelli
Emanuele Secco
Marina Loro
Marcella Corsi
Elena Cimenti
Alberto Ibba
Eda Marina Lucchesi
Riccardo Corrieri
Barbara Tasca
Marina Mercaldo
Domenico Andreoli
Simone Barillari
Maria Anderlucci
Donatella Degani
Giulio Calella
Francesca Coin
Antonio Montefusco
Nicola Perugini
Alberica Bazzoni
Maria Cristina Bertolo
Alberto Piccinini
Paola Rondini
Ada Tosatti
Giuseppe Rizza
Damiano Sinfonico
Eugenio Lucrezi
Ivana Spaggiari
Rossella Noviello
Ettore Marini
Giovanni Solinas
Alessandro Vecchi
Marco Giovenale
Gianluca Cangemi
Alessandra Terni
Filippo Brunetti
Simone Zafferani
Lina Gonnella
Luciana Losi
Antonio Castore
Primula Bazzani
Federica Sgaggio
Anna Cascella Luciani
Clara Nubile
Sandra Conti
Carmine Vitale
Maria Grazia Sampietro
Lorenzo Mari
Marco Vitale
Caterina Sala
Daniela Palumbo
Marta Barone
Federico di Vita
Marco Giacosa
Claudia Puddu
Vincenzo Neve
Jolanda Guardi
Nadia Pedot
Domenico Vuoto
Viviana Fiorentino
Lucia Marchitto
Aurora Delmonaco
Simona Baldelli
Daniele Dottorini
Daniele Barresi
Pasquale Polidori
Iacopo Ninni
Giusi Montali
Olimpia Affuso
Annalisa Pomilio
Kristine Maria Rapino
Livio Romano
Annalisa Lo Pinto
MDaniella Svanini
Aloisia Iocola
Maurizio Cometto
Maria La Tela
Roberto Plevano
Giulio Mozzi
Alessandro De Vito
Andrea Breda Minello
Vincenzo Maccarrone
Andrea Lanini
Francesca Genti
Romano A. Fiocchi
Cristina Mariani
Martina Gambini
Massimiliano Manganelli
Mirco Bovini Casciola
Sabrina Minetti
Marco Riccini
Françoise (Kika) Bohr
Sergio Renzetti
Paola Silvia Dolci
Marta Bricco
Enrico Parizzi
Marco Benazzi
Sandra Mici
Gloria Gaetano
Debora Barletta
MIchela Zucca

 

285 Commenti

  1. Ecco, stavo per dirlo: lasciate le vostre adesioni nei commenti.
    Aggiorniamo quando ci è possibile. Grazie!

  2. Manco a dirlo
    Ma certo che stiamo attraversando un periodo di disagio. Tutto è confuso. Non conosciamo questi migranti, non sappiamo da quali inferni arrivano a noi. Basterebbe fermarsi a guardare la tristezza nei loro occhi
    E l’immensa tristezza nei nostri che non capiamo più niente.

  3. aderisco convintamente. è il lavoro che, con fatica, tanti di noi svolgono ingratamente nelle scuole.

  4. Vorrei sottoscrivere anche io il vostro appello, insegno lingua e letteratura araba all’ Universita’ di Macerata, vivo da dieci anni in questa citta’ e le mie figlie hanno amichette africane, che oggi non si sono presentate a scuola. Quello che e’ successo e’ gravissimo e le reazioni e le azioni delle istituzioni mi paiono non esserci, o essere deboli, mentre qui occorre una presa di posizione energica.

  5. Sottoscrivo l’appello più che convinto,
    anche se nutro qualche dubbio che venga ascoltato e recepito.
    Nicola Marini

  6. Anche io voglio che il mio nome venga aggiunto perché io e la redazione di cui faccio parte (www.occhioaimedia.org) ci occupiamo proprio di ciò.
    Concordo su tutto,

    Adam Atik

  7. Nella sostanza condivido e sottoscrivo l’appello. Però attenzione alle parole. L’attentatore di Macerata cercava neri, punto, non “africani”. Per puro caso non ha ferito italiani, francesi o inglesi dalla pelle “sbagliata”. Perché quel riferimento al “politically correct” che fa tanto concessione a un detestabile disprezzo circolante nei media verso ogni forma di attenzione al linguaggio? Infine, cari e care, credo che, per come stiamo messi, sia opportuno cominciare a prendere impegni, ciascuno a titolo personale. Chi ha “voci potenti” per dirla con De André, che sia un intellettuale, un politico o un opinionista, contribuisca a isolare, boicottandole, testate giornalistiche che ospitano sistematicamente voci della destra razzista. Forse solo se questa operazione coinvolge un numero massiccio di potenziali ospiti o intervistati, possiamo fare qualcosa per cambiare la narrazione tossica di questo paese. Grazie

  8. Elenco aggiornato alle ore 22.30.
    Non potendo verificare gli indirizzi email uno per uno, chiediamo a chi voglia aderire di inserire il proprio nome e cognome nel corpo del messaggio, grazie.

  9. Sono in totale disaccordo e vi contesto. L’articolo è una serie di banalita auto-assolutorie ed esagerazioni fuori luogo rispetto alla realtà. 1)”Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show….microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo”. Quindi vogliamo i filtri di censori illuminati. Bravi. Nascondiamo che esiste una esasperazione diffusa che si esprime in modi schlerotici. Non analizziamolo. Diamine, il talk show è un format scadente e ha invaso le tv dando ai vari giornalisti-presentatori un loro perchè. Non va bene di per sè in quanto “show”. ma sono gusti, gli ascolti decidono la pubblicita. Il format andava male anche quando a parlare c’erano i famosi Santoro, Travaglio, DiPietro VS il “berlusconismo”, un concetto vuoto quanto il protagonista. “da alcuni dibattimenti televisivi sono parole che mettono fortemente in crisi o addirittura contraddicono l’essenza stessa della nostra Costituzione, il richiamarsi a un patto antifascista e democratico.” Ragazzi ma vi leggete? Una donna che agita il forcone in tv contro il solito deputato PD addirittura mette in dubbio la costituzione e il patto democratico di una nazione? Una persona che urla improperi non fa parte dello show in televisione dove ogni cosa è pianificata? ma la volete spegnere la tv o no? Vi ricordo che è un format che esiste per fare ascolti al pari dei finti scontri di ballaro in cui c e Ferraro VS Gasparri ai tempi del Berlusca sul fascismo/antifascimo. Risate. Era il 2006. 12 anni e ancora a parlare di queste sciocchezze. “Le parole di odio, lo abbiamo visto chiaramente, possono tradursi in atti di violenza omicida” Ma la vogliamo smettere di pensare che le persone sono incapaci di pensare da sole? Allora Gomorra rende i bambini di Napoli tutti criminali pronti a uccidere il padre? Pensate ancora che la televisione sia “IL” determinante nello spostare i voti? “Intere fette di società (per esempio i migranti e i figli di migranti) nella rappresentazione mediatica esistono pressoché solo come stereotipo o nei peggiori dei casi come bersaglio dell’odio, contraltare utile a chi fa di una propaganda scellerata il suo lavoro principale.” Vorrei farvi presente che gli immigrati in Italia (da 30 anni come minimo) hanno partecipato al mercato del lavoro italiano come manovalanza a basso costo con tanto di misure una-tantum per regolarizzarli negli anni 90. La società italiana non si sforza ad integrare queste persone attraverso politiche nazionali al pari di altri paesi. Non mentiamo a noi stessi. Per i Governi italiani gli immigrati sono lavoratori da spremere da relegare nelle posizioni piu basse del mercato del lavoro. Si chiama segregazione. Indirettamente presumo che per VOI gli immigrati esistono come Categoria soltanto quando un politico che non vi piace li usa come mezzo per ottenere voti VERSUS una comunicazione politica a cui VOI aderite o siete incosapevolmente allineati. Non mi pare vi sia stata tutta questa PREOCCUPAZIONE per abbattere il caporalato negli scorsi anni o sulle condizioni sociali che di flusso migratorio in flusso migratorio persone di varie etnie sono sottoposte. Ma se ci sono le elzioni si grida al Neofascismo come ennesimo tema per RICICLARE qualche politico decotto che verrebbe altrimenti spazzato via da elettori incavolati neri. Per favore, rileggetevi. “Antonio Gramsci scriveva: Il vecchio mondo sta morendo. Quello nuovo tarda a comparire. E in questo chiaroscuro nascono i mostri. Dipende da noi non lasciar nascere questi mostri. Dipende da noi evitare che torni lo spettro del fascismo nelle nostre vite. Per farlo però dobbiamo lavorare in sinergia e cambiare i mezzi di comunicazione. E dobbiamo farlo ora, prima che sia troppo tardi.” Citate Gramsci per dare forza al vostro proclamo che si conclude in modo MORALISTICO. Una cosa da cambiare c’è. Basta con queste banalità e chiedete ai giornalisti di fare il loro lavoro, di analizzare la questione sociale, di evitare di adererire alla comunicazione politica di uno o dell’altro partito, chiedete di andare oltre la contrapposizione insulsa tra ATTORI che non discutono mai di COME DIAVOLO SI FINANZIANO LE RIFORME, DEL COME, E DEL PERCHE! volete cambiare forme di comunicazione? Consiglio: La Zanzara per avere lo stesso livello di intrattenimento becero, Dagospia per una varieta di fonti, e UNA MAREA DI JOURNAL INTERNAZIONALI DI SCIENZE SOCIALI!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

      • Ho scritto “a getto” in 4 minuti ed ero abbastanza infastidito leggendo questo appello. Non mi sono preoccupato di editarlo.

    • Sulle scienze sociali e la tv quando vuoi ci confrontiamo, per il resto tutte banalità le tue buona giornata
      Vanessa Roghi

      • Quali sono le mie banalità? Per me l’intero appello è una stupidaggine. Prontissimo a cambiare idea Vanessa. Ti ascolto.

  10. il mondo vecchio è già morto, tuttavia il nuovo tarda ancora a crescere.
    e i mostri sono già intorno a noi.
    cambiamo tutto.

  11. Aderisco pienamente all’appello. Non lasciamo sole le tante persone oneste non di origini italiane che hanno diritto al rispetto e alla tutela dello Stato italiano anche con il nostro contributo. La loro sicurezza e serenità è la nostra sicurezza e serenità. Non esiste un “noi” e un “loro”.
    Vorrei aggiungermi ai firmatari. Grazie

  12. Sottoscrivo: lo scorso settembre ho dato le dimissioni dall’ordine dei giornalisti proprio per la totale mancanza di vigilanze sulle parole d’odio circolanti su network, testate, siti

  13. Da giornalista professionista condivido le vostre riflessioni. La vicenda di Macerata è un punto di caduta delle tante criticità del settore. Conformismo, subordinazione all’agenda dettata dalla politica (con la p più minuscola possibile), ricerca del consenso assieme alla volontà di plasmare la pubblica opinione, abbandono del ruolo e della deontologia della professione, questione proprietaria, sono alcune delle problematiche del sistema informativo nazionale. In questo contesto, la tentata strage xenofoba e fascista mette sotto i riflettori tutti questi limiti. Sottoscrivo quindi il vostro appello

  14. Sottoscrivo. Non fermiamoci. Continuiamo a chiedere ascolto.
    Questo non è il mio paese, io non sono fascista, ripeto questo non è il mio paese.

    Marina Mercaldo

  15. Condivido al 100%.
    Vorrei poter fare qualcosa anch’io, nel mio piccolo, oltre a firmare, oltre a condividere.

  16. Si, ci vuole un’ assunzione generale di responsabilità , nonostante, anzi, soprattutto per il periodo pre-elezioni in corso

  17. Sottoscrivo da blogger, scrittrice, editor e semplice cittadina.
    Una breve riflessione a margine dell’intervento di un commentatore.
    La responsabilità penale è personale, dato che non si discute. Esiste tuttavia una responsabilità morale non sui fatti in sé, ma sul clima che stiamo respirando, sempre più opprimente e destabilizzante per menti già squilibrate.
    La violenza verbale molto spesso è la madre di comportamenti dissennati.
    Il peso delle parole deve essere rivalutato da parte di tutti: politici, giornalisti, analisti, scrittori, utenti più o meno abituali del web, spesso autori di commenti insensati. Alcuni politici, particolarmente focosi nell’esprimere le proprie posizioni con toni spesso sprezzanti, immoderati ed eccessivi, pensino che le loro parole hanno una grande influenza e un potente ascendente su individui psichicamente labili. E riflettano sulla necessità di equilibrio, moderazione e misura. È senso di responsabilità verso gli altri e rispetto del proprio ruolo pubblico. Anche di dignità, a mio avviso. Si considerino le conseguenze prima di esprimere un giudizio, che sia sulle pagine di un quotidiano, durante un servizio al Tg, in un talk show televisivo, in un tweet, sulla bacheca di Facebook o in una piazza, non per censurare opinioni, bensì per ammorbidire modi e toni del dibattito.
    Una sottoscrizona, la mia, più che convinta.
    Primula Bazzani

    • Dopo che si sono ammorbiditi i toni e le persone esasperate non le si vede più in tv, cosa cambia? Questo fenomeno lo si vuole affrontare o si vogliono solo ammorbidire i toni? Se l’onda neo fascista è cosa rilevante nel 2018 al punto che la Le Penn era nulla al confronto, perché non abbiamo musei del fascismo sparsi per il paese? Perché gli studiosi e gli scrittori non hanno intaccato il gap culturale che abbiamo nei confronti del passato che invece la Germania non ha? Perché il Risorgimento, la patria, la nazione, la guerra civile nel XX secolo creano scompiglio e confusione tra Italiani ancora oggi invece che una chiara interpretazione del vissuto collettivo di milioni di persone? Qual’è il senso dell’appello in tutto questo? Ammorbidire i toni solo perché in invasato compie un atto di terrore? Dopodiché non si va oltre. Fra 10 anni sempre a parlare di categorie risalenti agli anni 40′ e fra 20 anni ugualmente

  18. Sono pienamente d’accordo; e sono allibita da commenti ‘giustificazionisti’ nella sostanza – e comunque del tutto aspramente dissenzienti – che ho letto in alcuni degli interventi che precedono (vedi quello di R. Saracino): nessuna argomentazione èuò a mio avviso inficiare la necessità, non soltanto l’opportunità, dell’appello – che INTENDO SOTTOSCRIVERE con piena convinzione -.

    • Giustificazionista lo attribuisce a qualcun altro a lei vicino poiché io contesto l’appello che si riassume in ‘meno volgarità e persone becere in tv’, e non ho scritto altro. ‘aspramente dissenzienti’ la ringrazio, mi piace la definizione ☺️

  19. Sottoscrivo anch’io. Il fenomeno dell’attuale migrazione è complesso, accoglienza e inclusione vanno perseguite con lucidità, sapendo che la convivenza e l’interculturalità non si danno da sole, ma bisogna volerle e mettere in atto misure perché si possano davvero realizzare nelle singole comunità. Ma anche per questo ogni atto di razzismo e di fascismo vanno condannati subito senza se e senza ma. Altrimenti sarà davvero troppo tardi.

  20. Ieri ho visto Monday, uno che si chiama come il giorno dopo il mio, Domenico. È vero, lo spero: verrà dopo di me, ce la farà, nonostante tutto, anche qui, in Italia. Due vertebre lesionate per un lavoro in nero, mi dice, un po’ in italiano, un po’ in broken english. Gli hanno fatto sollevare e caricare, lui magro come è. Settimana prossima l’appuntamento dall’ortopedico. Le sue mani sono ruvide come quelle di mio padre. Mi presenta la sua ragazza: che bello, non è solo. Lei mi dà la mano con una delicatezza che mi commuove. L’ultima volta che lo vidi era solo, terribilmente: il suo odore era quello della gente che vive molto in strada. Non puzza, ma un odore acre, testimone di povertà non di trascuratezza. In Nigeria aveva un padre. Quando morì me lo disse con le lacrime: la foto del padre su una grossa sedia di vimini. Gli undici fratelli e sorelle. Un fratello morto, in Europa, non so dove. In quell’occasione gli diedi trenta euro. Pianse. Gli dissi, ora va’ a casa, però, ripòsati. A Genova lavorò in nero per un po’, in un’azienda del padre di Renzi: andava in giro in macchina a distribuire i quotidiani. Automobile e assicurazione a suo carico. Cercò di farsi riconoscere i contribuiti al fallimento della ditta. Niente da fare. Gli davano trenta euro al giorno. Prezzi di mercato. Anche la lettera al presidente della repubblica. Niente. Quando gli ho detto della nascita di Alessandro, il mio terzo, mi ha festeggiato come nessun altro, con una luce negli occhi. Il suo alito sapeva di buono. Per un europeo medio avere figli è più o meno come ricevere una diagnosi di cancro. Per lui no, lui lo sa che i figli sono l’unica ricchezza, l’unica espressione di vera vitalità. Per questo siamo morti, non morenti. Morti. Un altro nigeriano fa a pezzi una ragazza: il rumore della cartilagine disarticolata, delle ossa frantumante, l’odore della varichina sparsa su quei pezzi di carne, il pube fa mostra di sé come un trofeo di caccia. Le valigie ripiene di quel fetore. La vescica esplosa, l’urina mista al sangue, ai fluidi corporei: il grasso grumoso separato dal resto, immiscibile, sospeso, cremoso. Lui ha scelto; anche Monday l’ha fatto.
    Lo Stato non deve essere compassionevole ma giusto. La giustizia è altra cosa della compassione. La compassione è dell’individuo. La giustizia è un fatto collettivo, e corrisponde al nomos. Lo Stato, quale responsabile della sostanzialità della giustizia, deve favorire i cittadini, gli abitatori legittimi della città, nell’alveo della legge. Diamo a Cesare il suo dovuto. A Dio la libertà. Noi siamo liberi di provare compassione, di sentire l’odore di Monday, di sorprenderci della timidezza della sua ragazza.
    Ma gli argini sono ceduti: la legge economica ha infettato tutto. La libertà di commercio globale, l’abitudine di avere le fragole d’inverno, l’automatismo quale corrispettivo etico del fatalismo. There is not alternative, dice la saggezza del mondo. Ma confondendoci dichiara anche che Impossible is nothing. Fatalismo e hybris, un abbraccio mortale. Sputando in faccia ad ananke, alla necessità, all’empiria, l’uomo, specie l’incauto, indelibato, candido, autogiustificato progressista, si fa imbelle facitore di parole. E crede che le parole siano mondo, che le parole siano della stessa sostanza del sangue di quella ragazza smembrata, dell’odore di varichina, del piscio, del grasso spumoso e irrancidito, delle mani di Monday, delle sue vertebre schiacciate. Ma è un povero stronzo, non capisce un cazzo, perché non ha il coraggio di mettere il braccio dentro la merda fino al gomito, di sentirne l’afrore nauseante, di sentirlo dentro. Lui è pulito. E quindi lancia appelli, auspica, fa gruppi di giusti suoi pari, addita il nemico sbagliato, vuole applausi, raccoglie le firme contro il fascismo. Vi rendete conto: firme, appelli contro il nascente, nuovo, redivivo, nosferatu fascismo. Neanche l’odore di putrefatto sentono. Anosognosia: sono afasici e non lo sanno.

  21. Eh già, adesso la responsabilità è del web e non della politica…
    Traini era un candidato e un militante della Lega. Ci sono 74 impresentabili candidati alle prossime elezioni politiche nelle liste dei più vari partiti (Forza Italia e Partito Democratico in primo luogo), candidati che hanno procedimenti giudiziari in corso. Cominciamo da lì a fare pulizia invece di prendercela con il web o con i talk-show che operano “a microfono aperto”.
    Ma poi: voi chi siete???

    • La risposta al “voi chi siete” è nell’incipit dell’appello: “Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani”. E chi ha scritto queste parole ha firmato con nome e cognome, e così chi ha condiviso.

  22. Grazie mille. Sottoscrivo con piacere. Sono attivista di una campagna contro l’odio online e coinvolgere i media è più che mai necessario. Debora Barletta

  23. Sottoscrivo. È responsabilità non solo dei professionisti della stampa, ma anche dei formatori (come me) e di ogni persona che scriva sui social o semplicemente parli con il vicino alla fermata del bus, di essere portatori di verità e non di strumentalizzazioni politiche, di armonia sociale e non di violenza. Perché i semi di violenza nella comunicazione crescono e portano frutti di violenza e morte alle persone in carne e ossa.
    Enrico Parizzi

  24. Nessuno pensa al male che fanno certe parole ai bambini? Quali danni alla loro crescita serena? Gli stessi giornali parlano di lotta al bullismo e non si accorgono che le loro parole ricadono come pietre su ogni persona in formazione? Certo che sottoscrivo. Ma ci vorrebbe di più.

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