Tag: fascismo

10 marzo, Ancona – Assemblea nazionale unitaria di movimento

Sono passati pochi giorni da quando la mano armata di un neo-fascista ha sparato all’impazzata nelle vie di una nostra città alla ricerca delle sue vittime “di razza”. Sono passati pochi giorni da quando migliaia di persone hanno deciso che ad ogni costo il silenzio e le ritualità andavano frantumati, che il clima di complicità con quel gesto infame e l’arroganza di un potere convinto di poter imporre i suoi diktat andavano rovesciati.… Leggi il resto »

Neofascismo, antifascismo, la (non*) manifestazione, e una passeggiata per Macerata

Macerata, monumento ai caduti

di Renata Morresi

Se esco dal portone e giro a sinistra, basta qualche metro umido di viale per arrivare alla sede del PD che è stata colpita da due colpi di pistola. A destra, ugualmente, una breve passeggiata mi separa da un supermercato dove vado spesso: lì davanti si è accasciato Mahamadou Toure, l’uomo raggiunto al fegato dal primo proiettile sparato in strada sabato scorso.… Leggi il resto »

Ai direttori e alle direttrici delle reti televisive e delle testate giornalistiche

Siamo studiosi e studiose, scrittori e scrittrici, preoccupati dal dilagare dell’odio nei media italiani. Odio verso le donne, i migranti, i figli di migranti, la comunità Lgbtq. Un odio che è ormai il piatto principale di moltissimi talk show televisivi nei quali vige da tempo la politica dei microfoni aperti, senza nessuna direzione o controllo.… Leggi il resto »

Lettera aperta alla comunità maceratese (a tutela di quanto si è lasciato fuori)

[ricevo e pubblico la lettera di Giorgiomaria Cornelio, giovane autore che da due anni vive a Dublino, ma ha vissuto i precedenti 19 a Macerata. E’ un appello complesso, che stasera mi pare tanto più prezioso. Dopo aver vissuto il panico e lo choc di una città sotto assedio ieri mattina, la furia e i fattoidi dei social, la solidarietà irresponsabile di alcuni, e poi le parole semplificatorie e roboanti di vari commentatori politico-televisivi, e ancora la rabbia e l’incredulità a ripensare alla messa in scena dell’attentatore, la foto fattagli in caserma che gira tra i social in stile rivendicazione jidahista, dopo questa massa di pulsioni incontrollate, bisogna subito tornare a pensare, e profondamente, e a rinsaldare una tradizione antifascista e una vocazione all’apertura che qui è ancora ferma, compatta, anche tra i più giovani.… Leggi il resto »

Le barisien

di Nicola Fanizza

A volte, quando entro in un ristorante e vedo esposti in bella vista dei polpi arricciati, mi accade di pensare a Michele Cardassi, un anarchico libertario che ho conosciuto negli anni Sessanta. Fu proprio lui a proporre – in occasione della prima Sagra del Polpo, tenutasi a Mola di Bari nel 1964 – di utilizzare la centrifuga della lavatrice per arricciare i polpi.… Leggi il resto »

Toujours Charlie? Riflessioni e testimonianze un mese dopo gli attentati di Parigi.

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[Riproponiamo oggi uno speciale apparso su alfabeta2 a un mese dagli eccidi di Parigi. Abbiamo raccolto alcune voci e privilegiato alcuni aspetti, convinti non solo che non sia facile dare una lettura univoca di quegli eventi, ma che non sia neppure necessario. In Francia, intanto, analisi e discussioni continuano, e non solo su legislazioni antiterrorismo e sul potenziale nemico interno, ma anche sulla segregazione sociale e razziale che mina la “République” ben più in profondità degli occasionali massacri realizzati da un piccola minoranza di adepti dell’idiozia e del fascismo di marca religiosa. Articoli di Badiou, Inglese, Donaggio, Buffoni, Rakha, Gallo Lassere. a. i.]

Le foglie di Suez

di Nicola Fanizza

 

 

«A pisciare contro vento prima o poi ci si bagna!». Lo sanno bene i marinai che stanno sulle barche e tutti quelli che vivono sulla costa. Gli abitanti di Mola sono da sempre attenti ai mutamenti del vento e, per estensione, anche al vento in politica.… Leggi il resto »

I due mondi di Maaza Mengiste

 

di Igiaba Scego

foto di Juergen Bauer

Maaza Mengiste ricorda ancora la prima parola inglese di cui ha imparato a fare lo spelling: T-H-E. Erano gli anni Settanta, era una bambinetta tutta riccia che insieme ai suoi genitori si trovava in Kenya, in fuga dalla terribile dittatura di Mengistu Haile Mariam, quel Derg di cui gli etiopi si ricordano ancora con terrore.… Leggi il resto »

Evola – Fermate il virus

(Ricevo e volentieri pubblico questo testo – espressione del comune sentire di un gruppo di lavoro di studiosi di differenti discipline storiche – che è stato redatto con il contributo di Roberto Alciati, Leonardo Ambasciano, Luca Arcari, Sergio Botta, Francesco Cassata, Cristiana Facchini, Enrico Manera, Emiliano Rubens Urciuoli.… Leggi il resto »

Il colonialismo, Montanelli, i nonni fascisti, la memoria

dialogo fra Igiaba Scego e Paolo Di Paolo
(da «Il Garantista» 25.6.2014)

Mentre Carlo Lucarelli ambienta il suo ultimo romanzo Albergo Italia (Einaudi) nell’Eritrea di fine Ottocento, il grande rimosso del colonialismo italiano torna a farsi sentire in Roma negata (Ediesse), che Igiaba Scego, scrittrice italiana di origine somala, ha scritto cercando i luoghi di Roma segnati dalle antiche imprese africane.… Leggi il resto »

CIELO NERO (11 gennaio 1944)

di Giacomo Sartori

[19 dicembre 1943]

[buio; l’Anziana accende la lampada, lo schermo del computer e il videoproiettore: fa partire un video con delle immagini a colori della Germania attuale: passanti in una via di una città con caseggiati recenti …; per qualche istante lo guarda sullo schermo, ma poi si mette a scrivere delle note sul palmare: lentamente, e con molte pause, come se avesse difficoltà a trovare le idee; la Ragazza è seduta sul letto, con le gambe incrociate, in posizione yoga]

Ragazza [parla piano, guardando in basso]

Vedo solo il suo orecchio

la curva dell’orecchio:

l’anca sensuale di un violino

Le mie labbra premono

contro i suoi capelli fini e non puliti

respiro l’odore di uomo

e di alghe appiattite sugli scogli

durante la marea bassa

 

Anziana

È molto smaliziata

la piccola spia crucca

sussurra lui

stringendomi la vita

con molta delicatezza

come si toccano le cose fragili

 

Ragazza

[rivolta adesso verso il pubblico]

Non si muove:

sembra anche lui in ascolto

dei rumori del corridoio

anche lui aspetta

non può fare altro che aspettare

Mi aggrappo al suo collo [mima con le braccia il proprio gesto]

badando a non muovere il bacino

so che al minimo sussulto

non potrei più dominare l’energia

trattenuta nelle mie braccia ad angolo retto [mima]

nelle caviglie tese nello sforzo

morderei la cartilagine

che le mie labbra sfiorano

affonderei le unghie

nella pelle molle delle sue spalle

E soprattutto urlerei

All’inizio mi voltavo ogni due secondi

temevo di trovare nello spiraglio della porta

gli occhi di uno dei due olandesi

adesso non mi importa più nulla

sto seduta a cavalcioni

sulle sue cosce

veglio che niente rovini il nostro piacere

succederà quello che deve succedere

 

Anziana

Se continui così mi strozzi

mi dice lui

con una voce liquida:

[dando qualche occhiata allo schermo: adesso sfilano immagini di ragazzi in un parco, con coppie che si baciano …]

 

Ragazza

sembra salirgli dalle viscere

Preme però ancora di più la gola

nell’incavo del mio braccio [mima premendosi la mano sul collo]

come per essere strangolato

Sempre restando in ascolto del suo corpo

immobile

Vorrei piantarmelo ancora più in profondità

il suo membro caldo e vellutato

e invece centellino questa dilazione

quasi dolorosa

del piacere

questo comunicare

attraverso i guizzi ineffabili

degli organi più intimi

I nostri corpi si parlano

senza bisogno dell’aiuto di nessuno

i nostri corpi fanno all’amore

mentre noi due stiamo a guardare

 

Anziana

Non può durare

sospira

È un lamento quasi animale

suoni impregnati di umori

la lingua della carne

 

Ragazza

[guarda di nuovo in basso]

Durerà mille anni

dico io

accorgendomi

che dicendolo

è ancora più velleitario

 

Anziana

Dal corridoio giunge un gemito metallico:

una porta

[da qui in poi smette di scrivere: sembra ascoltare il racconto della Ragazza]

 

Ragazza

Lui gira la testa

verso il sottile squarcio di luce

io inarco il bacino [mima il movimento, ma accennandolo appena]

come colpita da una frustata:

tenta di trattenermi

affondandomi i pugni nei fianchi

ma io mi lascio cadere su di lui

con tutto il peso [mima ancora]

Cerca di sottrarsi scivolando all’indietro

io però non posso impedire al mio corpo

di fare quello che ha voglia di fare:

spingo in avanti le anche

come lanciando un lasso

il più lontano possibile

poi le richiamo indietro [mima i propri movimenti]

scalzandolo quasi dalla sedia

e poi ancora in avanti

aggrappandomi allo schienale

Quando lui geme

dentro di me sale una marea tiepida

una schiuma che diventa voce

senza passare per il cervello

Lui mi tappa la bocca:

io mordo con tutte le forze

il palmo di quella mano

che vorrebbe imbrigliarmi

Grida per il dolore

o forse per il piacere

perché il suo sesso ha un sussulto

e poi dei fremiti [li mima facendo tremare la mano aperta]

I movimenti non hanno più effetto

ma non posso fermarmi

qualcosa in me pretende

che quell’istante si protragga

che mi dimeni ancora

Ciano emette dei ragli avidi

come i cani l’estate:

io inghiotto il suo alito

con una concentrazione smaniosa

come bevono gli assetati:

l’aria che mi accarezza il palato

è calda e salata

simile al vento del mare

Dalla sedia crolliamo sul pavimento

senza quasi cambiare posizione

i nostri sguardi evitano la lama accecante

che irrompe da fuori

Lui mi accarezza

con molta delicatezza

non mi vergogno più dei miei seni

non mi sento più una ragazzina pubere

per la prima volta

ho la sensazione

che siamo davvero assieme

Ti amo

dico

 

Anziana

[sfilano adesso immagini della redazione di un giornale]

Anch’io

ribatte lui con una voce chiara e serena

come constatando una cosa ovvia

Sento che il mio cuore si imballa

ho l’impressione che potrebbe scoppiarmi

siamo assieme

e nessuna avversità può sfiorarci

 

Ragazza

La stufa non fa più alcun rumore

lui però non si alza

mi stringe ancora più forte

Il pavimento è gelido e lui è pesante

molto pesante

ma non voglio che vada

ho bisogno della sua pelle

vorrei che questo attimo di grazia

non finisse mai

 

Anziana

[interrompe il video, e fa partire un altro filmato dove si vede Edda in varie situazioni ufficiali, molto elegante; lei le guarda sullo schermo del computer]

Edda e Pucci vogliono

che io organizzi lo scambio del tuo diario

finisco poi per dire

riscossa dai rintocchi delle campane

dei carmelitani

 

Ragazza

Non cominciare pure tu a tormentarmi

con il mio diario

ribatte lui

con una voce lenta e impastata

[si volta a guardare sullo sfondo le immagini di Edda, come ipnotizzata]

 

Anziana

In cambio potresti chiedere

di essere liberato

non è poi così impossibile come sembra

insisto io

 

Ragazza

[sembra disturbata dalle immagini che vede: Edda con Ciano]

So che spezzerò la magia di questo momento

ma non posso sopportare l’idea

di non fare nulla

tra poco verranno con la cena

e non potremo più discutere:

mi svincolo dalla sua stretta

accendo la luce

 

Anziana

Quello che li interessa

è mettere le grinfie sul mio diario

prima che io sia morto

borbotta

riparandosi gli occhi con il braccio

 

Ragazza

[sempre con la testa girata all’indietro, osserva le immagini di Edda, ora con  il marchese Pucci]

Basta organizzare le cose per bene

ribatto

mentre con il fazzoletto

tampono la bava calda

che mi cola sulla coscia

[distoglie lo sguardo dal video]

 

Anziana

Diranno che intendono liberarmi

e invece mi fucileranno

dice

 

Ragazza

controllando che sui pantaloni

non siano restate macchie

come però lo farebbe un bambino

non sembra davvero preoccupato

[l’Anziana si alza, e spegne proiettore, computer e lampada]

 

Questo testo è tratto dall’adattamento per il teatro dell’omonimo romanzo scritto dal sottoscritto [Gaffi, 2011], premio portale Sipario.it 2013, e visibile qui: http://www.sipario.it/images/biblioteca_testi/cielo%20nero_sipario.pdf].… Leggi il resto »

GIGI GIGI GIGI (strascichi di fascismi domestici)

di Giacomo Sartori

 Gigi Gigi Gigi
quando l’estate spuntavi
erano selvagge abbuffate
con i tuoi fratelli
(le consorti guardinghe
noi figli incantonati
in un opaco presente)
girandole di bottiglie
e sghignazzamenti
feroci rievocazioni
politicamente scorrette
poi verso il dolce
fioccavano le tue granate
sui bersagli più fragili
impudiche provocazioni
offese precise
e ben tese
(un’arte che non si impara)
seguivano memorabili incazzature
delle mogli
una contro l’altra
o una contro tutte
(non parliamo di mia madre)
per me la famiglia era quello
i bagordi una volta all’anno
e le incazzature
(duravano poi anni)

 

Gigi Gigi Gigi
vivevi in Francia
con un bassotto obeso
(a ogni scalino
strusciava la pancia)
e una contessa russa
noi la chiamavamo Wanda
(il vero nome
è emerso solo di recente)
fragile e ialina
bella e indignata
anche lei inviperita
(la tua palestra quotidiana!):
la stessa guerra domestica
di mio padre
di vostro padre
l’esistenza come corpo a corpo
all’ultimo sangue
l’essenza del fascismo
(come potevano pensare
di avervi vinti?)
anche in casa
soprattutto in casa
(nessuno storico
ha scandagliato
questo intimo inferno)

 

Gigi Gigi Gigi
fumavi sigaretti
e adoravi le ostriche
i bianchi tondi
i rossi semitrasparenti
i liquori barricati
(senza peraltro snobbare
le trippe e le lumache
gli aperitivi gialli d’anice)
la tua specialità comunque
restava provocare
rendere pazze le persone
come altri amano far ridere
o pontificare su questo o su quello
ferivi con crudele buon umore
e peristaltici soprassalti
di gaia voluttà
una cattiveria non solo nevrotica
(la baionetta della verità
– la cosiddetta verità –
brandita da mio padre)
più folle e sguaiata
ridevi del sangue
vomitato dalle ferite
ridevi degli schizzi
sulla tua persona
del tuo stesso sangue
(l’intrinseco masochismo
del fascismo)

 

Gigi Gigi Gigi
alle partite di calcio
davanti agli italiani
tenevi per la Francia
sfottendoli
e offendendoli
coi francesi
tifavi per l’Italia
canzonandoli
e insultandoli
un caso molto istruttivo
per tutti gli emigrati
gli esuli
gli espatriati
(pure il sottoscritto):
non si può estirpare
ciò che alligna dentro
si può solo annacquarlo
o rovesciarlo come un guanto
(dicevi peste e corna dell’Italia
e avevi sempre
automobili italiane)

 

Gigi Gigi Gigi
anche tu fascista
come il nonno e gli altri zii
(beninteso tutti maschi)
ognuno a modo suo
(per quanto possa suonare strano
ci sono tanti modi
di essere fascisti)
eri un camerata godereccio
e dissacratore
virtuoso del sarcasmo
sei scappato
dalla democrazia
che ti voleva ancora militare
di nuovo la naia
(per di più con i vincitori!)
meglio spingere carriole
da buon rital
e pulire cessi
poi ti sei introdotto
hai trovato la russa bianca
(staffetta peraltro
nella resistenza!)
ti sei convertito
alle cravatte a farfalla
su camicie a bande azzurre
come le sedie a sdraio
un rispettabile bourgeois
(benpensante per provocazione?)
la salda alcova del centrodestra

 

Gigi Gigi Gigi
quando siamo venuti a trovarti
(invero una sola volta)
ci portavi in locali
dai soffitti alti
restavamo a bocca aperta:
il fois gras nella sfoglia
leggera come l’aria
gli ovetti marezzati di quaglia
le distese di formaggi
spampanati sui taglieri
come obese matrone
il gelato nella spumiglia bollente
i vini da duecentoventi franchi
(tu stesso recitavi il prezzo
di ogni bottiglia)
era un modo di ferirci
attaccata sul suo stesso terreno
mia madre
non trovava che le macchie
della vostra vasca da bagno
i francesi sono proprio porci
fanno schifo
diceva

 

Gigi Gigi Gigi
quando in un’era più recente
ti ho presentato mia moglie
l’hai studiata bene bene
ci hai provato con
i dipendenti pubblici imboscati
(t’avevo detto che insegnava)
poi con le femministe frigide
(qui razzolavi d’intuito)
lei incassava con sorrisi indulgenti
senza tentennamenti
(per ogni evenienza
l’avevo allertata
e per così dire preparata)
poi finalmente hai scovato
il suo tallone d’Achille:
sotto il fascismo gli italiani
stavano molto meglio
di adesso
hai detto
trionfando fin da subito
del suo furore
e rincarando la dose
tirando in ballo anche gli ebrei
che se l’erano cercata
(anche lei furente per anni)

 

Gigi Gigi Gigi
le tue offese
erano suadenti fendenti
portati da suoni nasali
(l’accento ormai frôncese)
la tua risata si incagliava
in un ghigno
anch’esso francofono
(l’impudenza agile dei lumi
imbolsita per l’eternità
nel pedissequo ottocento)
la tua brama monocorde
restava un po’ terra terra
come anche le battute
a sfondo sessuale
(perfino da terminale
davi i voti
ai seni delle infermiere)
non so nulla però delle tue amanti
(mi stupirebbe che ti astenessi
visto lo zelo di mio padre
e degli altri fratelli
senza parlare del nonno)
volavi più basso
di mio padre
ti mancava
la dedizione austera
e quasi mistica
di montanaro
(il fascismo dannunziano
e per così dire pseudoetico)
ma non bassissimo
con le tue piroette strafottenti
riprendevi quota

 

Gigi Gigi Gigi
nelle famiglie incarniamo ruoli
come negli eserciti
e nei circhi
tutto deve quadrare
il marchingegno deve girare
perpetuarsi in generazioni
inconsapevoli delle parti
ignare delle reiterazioni
tu officiavi
il guascone che gioca con la vita
che dileggia e ghigna
non rispettando nessuno
tanto meno se stesso
(quale signorotto trecentesco
incarnavi?)
senza peraltro bizze artistiche
(per queste c’era il fratello pittore)
e anzi con afflati d’ordine
un saldo impiego d’assicuratore
baffi e borsello
sigaretti e cravatte
a farfalla

 

Gigi Gigi Gigi
t’eri fatto più vecchio
di mio padre
l’avevi sorpassato
(il suo contatore s’era grippato)
t’era riuscita quest’altra beffa
battere il primogenito
il preferito
il grande esempio
il fascista più fascista
mano a mano che t’incavavi
e incedevi più anchilosato
con ondeggiamenti
di ubriaco che si da un contegno
assomigliavi sempre più a tua madre
i suoi occhi insolenti
ti sfavillavano
dietro gli occhiali da donna
anche la voce affilata
era ormai quella
e la curva liscia dei polsi
per non parlare
del vento scostante
e cattivo
dell’impazienza
le stesse interiezioni
(tu certo non sapevi)
dopo tanti anni
riviveva in te
la sua opposizione domestica
e viscerale
(violenta anch’essa)
al fascismo
(niente a che vedere
con l’antifascismo)

 

Gigi Gigi Gigi
adesso che sei morto
come chi non crede a niente
(anche tu
arenato alla materia
ignaro d’infinito)
anche tu crepato
senza rimpianti
o lasciti
o ponti di qualche tipo
(come muoiono i fascisti)
mi domando
cosa ci sia in me di te
(per mio padre già ho
provveduto agli scavi
ho inventariato i reperti
redatto i rapporti)
alcuni miei ingredienti
li trovo solo in te
(parlo di fragilità
e manchevolezze
di sensibilità impiegate male)
lui non c’entra
e nemmeno gli altri fratelli
la segregazione dei geni
smazza bene le carte:
prima che certi tratti
si diano appuntamento
su una stessa faccia
va via qualche generazione
(le memorie
non vivono tanto)

 

Gigi Gigi Gigi
per tuo espresso volere
le tue ceneri
torneranno
in quell’Italia
che hai irriso
per decenni
che hai sprezzato
quello zoccolo di partenza
che non conoscevi più
ormai un profumo vago
sonorità di vacanze
ma a quanto pare
anche un conforto
una via di casa
a cui tornare
(siamo proiettati
per tutta la vita
fuori di noi)

 

Gigi Gigi Gigi
quando son venuto da te
in un mattino indeciso
di questa strana estate
cercando il solito qualcosa
(sapevamo entrambi
che era l’ultima volta)
non mi hai chiesto di me
mangiavi e bevevi vino
con tetra applicazione
(le metastasi
risparmiavano l’appetito)
nemmeno tu
come mio padre
mostravi
un qualche interesse
lo scampolo d’un sentimento
il guizzo di un’emozione
un sospiro di benevolenza
anch’io mangiavo e bevevo
come punendomi
di nuovo arreso
di nuovo nudo
questo per me
è il fascismo
il mio fascismo personale
(il resto sono
le ormai repertoriate
e  sempiterne
geometrie
della violenza:
la Storia)

 

Gigi Gigi Gigi
dopo mezzo secolo
di cruda guerra
la russa bianca
sempre più esile
e più minuta
(poco più di
trenta chili)
e più bella
un’indomito filino biondo
(il calice di Martini
sembrava enorme)
ha ritrovato in lei
la staffetta partigiana
che è stata
la giovane intrepida
(quella che poi non ha voluto
sentir parlare di medaglie
o di encomi ufficiali)
ha finito per dire basta
ha voltato le spalle
all’ultima risacca
del fascismo:
sei morto da solo

 

Gigi Gigi Gigi
ora tornerai in Italia
ti infilerai
nella tomba scassata
di tuo padre
e mio padre
(senza consorti:
il fascismo
è cosa da uomini)
nel vento di conifere
aspettando la neve
la pace della neve
ora siete tutti morti
cari fascisti miei
ora signoreggiano
altri poteri forti
con altre macchie
altre introiezioni
stili più accattivanti
ora il fascismo
vive in me
ora lotterò
con me stesso… Leggi il resto »

Il 25 aprile di mio padre


di Davide Orecchio

C’è una casa nel corso del tempo dove un uomo non parla, un bicchiere di whisky sta sulla libreria scura, una sigaretta accesa sta sul bordo dello sgabello, un televisore trasmette gli anni settanta, un bambino squaderna sul pavimento il libro di Gianni Rodari, una palla rotola sul parquet scheggiato, un gatto entra dal terrazzo, centinaia di volumi crescono negli scaffali fino al soffitto: di letteratura, storia, teatro, poesia, sociologia, denuncia, compromesso, reazione, rassegnazione, rivoluzione e provocazione.… Leggi il resto »