Giorgio Mascitelli

I Pellicani

di Giorgio Mascitelli

I Pellicani. Cronaca di un’emancipazione di Sergio La Chiusa, ed. Miraggi, Torino, 2020

Un uomo penetra in un palazzo fatiscente della periferia urbana perché spera di trovarvi ospitalità per la notte. Non si tratta di una scelta a caso perché nel palazzo dovrebbe abitare ancora il padre, con il quale si è lasciato vent’anni prima ( vent’anni il tempo canonico di ogni ritorno a casa) in modo piuttosto burrascoso per via di un suo prelievo forzoso dal comodino in cui il genitore era solito tenere il denaro contante.… Leggi il resto »

Dialoghi con le tubature

di Roberta Salardi

Frammento tratto da Trilogia della scomparsa di Roberta Salardi, Effigie, settembre 2020 (pagg 99-102)

 

T’è mai capitato di mangiarti le mani? Io ho continuamente voglia di masticare qualcosa, qualunque cosa. Finito il pane e le sigarette, mi mangio le unghie, i capelli, le pellicine… Finiti i miei, vorrei passare ai tuoi.… Leggi il resto »

Città in bilico

di Valentina Parisi

 

Vicini per chilometri, vicini per stagioni.

C’è modo e luogo di scoprire che il confine è d’aria e luce.

D’aria e luce.

 

C.S.I., Vicini

 

 

Ci sono città in bilico, dove il presagio del confine è così onnipresente da spingerci a credere che a ogni passo potremmo inavvertitamente varcarlo.… Leggi il resto »

Libere associazioni ( opinioni di un disadattato)

di Giorgio Mascitelli

Nei giorni scorsi, giusto per confermare quanto gli inglesi amino la libertà più di noi popoli  schiavi, il governo Johnson ha emesso un divieto di utilizzare nelle scuole della sola Inghilterra e non in tutto il Regno Unito materiali didattici provenienti da organizzazioni anticapitaliste, anche se trattano altri argomenti, durante le attività di educazione alle relazioni interpersonali, al sesso e alla salute.… Leggi il resto »

Le forme dell’amore

di Matteo Quaglia

 

Mamma diceva sempre che non esiste solitudine, per chi non apprezza la compagnia. Secondo lei, per soffrire davvero, era necessario conoscere le alternative.

Papà era un tipo più pragmatico. Un campione dell’evoluzionismo darwiniano. Non solo perché ha modificato la propria caratura umana in modo direttamente proporzionale al lievitare della sua influenza nell’Apparato, ma anche perché è venuto a patti con lo stravolgimento di una vita, pianificata, fino a quel momento, al minimo dettaglio.… Leggi il resto »

Il giorno che sono morta

di Flavia Sforza

Il giorno che sono morta iniziò come tutti gli altri, né più né meno.

Esausta dopo una notte insonne e già in ansia per i numerosi impegni che costantemente affollavano le mie giornate, ero assorta, come in trance, mentre guardavo il caffè fuoriuscire dal beccuccio della caffettiera e inondare il piano cottura; come sempre, me la prendevo con me stessa perché, pur assistendo a quella piccola catastrofe, restavo immobile, incapace di oppormi.… Leggi il resto »

La questione meridionale, e quella neoliberista, a scuola

di Giorgio Mascitelli

Uno degli argomenti invocati dai riformatori neoliberisti della scuola per spiegare la necessità della riforma è che la scuola pubblica in Italia non funziona, in particolare nel Sud. L’ultimo a sostenere questa tesi è stato l’economista Giavazzi sul Corriere della sera lo scorso agosto, ma sarebbe facile citare l’opinione di tanti altri commentatori negli ultimi anni.… Leggi il resto »

Intensificare la vita ovvero il tempo degli eventi ( opinioni di un disadattato)

di Giorgio Mascitelli

Prima dell’avvento dell’epidemia di Covid 19 e delle conseguenti misure di distanziamento la forma di vita sociale più tipicamente contemporanea nelle nostre città era quella dell’organizzazione di grosse manifestazioni che tuttavia non restano confinate in uno spazio apposito magari di tipo fieristico, ma tendono a coinvolgere tutto il territorio cittadino con una miriade di eventi collaterali o addirittura non hanno nessun evento centrale, ma consistono proprio nella diffusione sul territorio.… Leggi il resto »

Scherzi dell’allunaggio

di Giorgio Mascitelli

( questo racconto è apparso sul numero 69, anno 2019, della rivista Sud dedicato all’anniversario dello sbarco sulla Luna,g.m.)

 

Faceva caldo, sì faceva troppo caldo in quel maledetto luglio del 2019 nelle nostre periferie di cemento, nelle giungle d’asfalto che ci ostiniamo a chiamare città come se esse fossero costruite per noi e non noi per loro.… Leggi il resto »

Gli animali non ti guardano

di Matteo Quaglia

C’è una mano che stringe la tua, le dita intrecciate nella presa degli innamorati.

Il divano-letto è un vascello di sconfinati ricordi, assorbe il sudore del tuo corpo e si tende sotto la calura estiva, che filtra dalla finestra spalancata sul cemento della corte interna.… Leggi il resto »

Mi chiamo tesoro

di Andreea Simionel

Maria bussa alla porta del bagno. Chi è?, chiede. Prova ad aprire, è chiusa a chiave. La signora delle pulizie è seduta sul cesso. Chi sono?, pensa. Maria non sa il suo nome. Per pulire, il nome non è necessario.… Leggi il resto »

Se l’io è una proliferazione immaginaria

di Roberta Salardi

Se l’io è una proliferazione immaginaria, come sostiene per esempio Lacan, non si capisce fino a che punto siano giustificati tutti quei romanzi così solidamente strutturati, dalle trame così compatte, che si presentano come granitici monoliti. «Con questo libro,» vorrebbe dire un editore o un libraio all’acquirente, porgendo il maneggevole blocco di cemento armato, «puoi star sicuro che ti vendo un buon prodotto, tenuto insieme dal rigore sintattico e da una logica ferrea.… Leggi il resto »

Discorso ad una folla assente

di Bruno Clocchiatti

“Durante i nostri anni insieme ho speso intere ore in compagnia di tua sorella, che ti somiglia molto ed è sostanzialmente muta. Al mutismo patologico, o addirittura all’autismo, tua sorella ha preferito il silenzio come se si trattasse di una pratica per così dire monastica – questa la mia valutazione –, e perfino una delle più severe in quanto a rigore ed intensità; tu ritieni che tale rifiuto a comunicare sia per forza correlato ad un trauma pregresso, un’impressione che del resto non mi sono mai sentito di condividere, e non per un’affinità di vedute con tua sorella, del cui mutismo in fondo ignoro le ragioni più intime, ma piuttosto per il piacere di contraddire la tua tesi, essendo le tue tesi generalmente basate su dati in sostanza incongrui, mi dico, aspetto che per un mio cosiddetto eccesso tassonomico ho sempre trovato odioso, spingendomi fino al punto in cui confutare ogni tua convinzione ha rappresentato, e rappresenta tuttora, il mio quasi esclusivo sostentamento, insieme a certe mele gialle che la donna di servizio ha introdotto furtivamente in cucina, mele pressoché rapprese che tuttavia conferiscono un pallido aroma ad un ambiente altrimenti inodore, se non asettico, benché i giornali e i documenti sparsi siano prossimi a macerare, rivelando così le stesse macchie ocra delle mele e della presente carta da lettera, consunta oltre ogni misura accettabile.… Leggi il resto »

Bei Dao e i poeti menglong

di Lorenzo Pompeo

 

Alla loro apparizione, con la pubblicazione nel 1978-1980 della rivista indipendente Jintian (in it. “Oggi”), un gruppo di poeti contemporanei cinesi venne ribattezzato dalle autorità letterarie cinesi con un nome che intendeva essere denigratorio: menglong. Il termine, che di solito viene tradotto come “oscuro”, e che altro non era se non una accusa di “incomprensibilità”, veicola in realtà più sensi contigui, tra i quali prevale quello di una “semioscurità in cui si vela una luce”.… Leggi il resto »

La letteratura nell’epoca delle previsioni

di Giorgio Mascitelli

La nostra vita è costellata di previsioni che condizionano in maniera sempre più vincolante  il presente. Dalle simulazioni demografiche alle variazioni del PIL e del debito pubblico, dagli elenchi delle professioni più ricercate tra dieci anni fino a quelli delle prossime scoperte e invenzioni, anche le statistiche e la divulgazione scientifica incorporano sempre più futuro. … Leggi il resto »

Da Antartide

di Bruno Clocchiatti

1.

 

“Qui, fino a una trentina d’anni fa, pioveva sempre. Oggi la nebbia ha preso il posto della pioggia, e solo ora constato come si tratti di una nebbia tanto fitta ed impenetrabile che perfino un cittadino del DE (nel cosiddetto “caseggiato vecchio”) faticherebbe ad immaginarla, benché in fondo io riconosca a priori nella mia regione un luogo del tutto sfavorevole ed inospitale per lo spirito, e ciò senza nemmeno considerare catastrofiche condizioni atmosferiche complessive le quali, a mio avviso, incidono appena marginalmente sull’umore delle popolazioni indigene, tutte alla stessa maniera già gravate da un’indole per così dire malinconica, e infine tetra se non addirittura distruttiva, al punto che da tempo mi identifico con difficoltà nei costumi di tali genti o, più in generale, nell’atmosfera di un luogo il quale, secondo alcuni mentecatti, è vittima di un imprecisato genius loci in tutto e per tutto funesto: questo è il genere di idiozie che di recente mi ha reso quasi insonne, per notti e notti, in attesa di cambiare aria, come si usa dire, o di mutare radicalmente il paesaggio che mi sovrasta e che mi schiaccia, opprimendomi fino alla nausea e portandomi ogni volta ad un passo dalla nevrosi.… Leggi il resto »

NO. 1, OP. 1

di Giacomo Zibardi

NOTTURNO NO. 1

 

Notte. Una strada di provincia. Lui sta guidando sereno: è un ragazzo dal viso pulito, sincero. Ascolta musica rilassante, un adagio al pianoforte. La strada si srotola sotto la luce dei fari.

Poi accade.… Leggi il resto »