Nota di lettura sull’attentato di Macerata del 3 febbraio 2018

di Andrea Raos

Se il terrorista di Macerata abbia avuto dei complici, lo stabiliranno le indagini.

Gli ispiratori (i “mandanti morali”) devono essere oggetto di dibattito politico e sociale.

Ma io, quando ho letto i primi articoli dopo l’attentato, d’istinto mi sono detto “Che bravi che sono stati!”, al plurale. Mi avevano colpito l’armonia logica delle azioni del terrorista e la completezza del messaggio che queste lanciavano.

Quindi, le frasi che seguono leggono le azioni di Luca Traini come accuratamente studiate.

1. L’attentato arriva al momento giusto della campagna elettorale, né troppo presto né troppo tardi. La speranza di chi lo ha concepito è dunque che si incida nel profondo dell’opinione pubblica, anche oltre la campagna elettorale stessa che pure è l’obiettivo primario.

2. Il terrorista è stato bene attento a non uccidere nessuno, cosa che avrebbe rischiato di suscitare orrore e sdegno. Questo errore da dilettanti era stato commesso con l’omicidio di Emmanuel Chidi Namdi, che difendeva sua moglie e che quindi, con la sua morte eroica, aveva ribaltato e neutralizzato il messaggio che si voleva lanciare. Oggi, invece, che si tratti solo di qualche ferito può dare senza grossi problemi la stura a chi dice “Lui è una testa calda, però è vero che noi [gli onesti, gli innocenti] non ne possiamo proprio più e qualcosa va fatto”.

3. I bersagli del terrorista erano i neri (bersagli istintivi, “visivi”), ma non ha dimenticato di sparare due colpi contro la porta di una sede del PD. A scanso di equivoci, per accertarsi che il messaggio arrivi anche in alto e che coinvolga anche gli elettori moderati ma favorevoli a ius soli eccetera.

4. Depone le armi e si fa arrestare senza resistenza davanti a un monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale. Qui siamo oltre la simbologia; questo è affondare una lama nelle radici mai risolte, mai abbastanza discusse, dell’identità nazionale.

Quindi, quando assisto a questa azione, come minimo mi dico che tutti questi anni di video dell’Isis sono davvero serviti a qualcosa.

La trovo di una raffinatezza estrema che va esposta e analizzata per opporsi alla narrazione che la sottende e le dà forma.

Andrea Raos

andrea raos ha pubblicato discendere il fiume calmo, nel quinto quaderno italiano (milano, crocetti, 1996, a c. di franco buffoni), aspettami, dice. poesie 1992-2002 (roma, pieraldo, 2003), luna velata (marsiglia, cipM – les comptoirs de la nouvelle b.s., 2003), le api migratori (salerno, oèdipus – collana liquid, 2007), AAVV, prosa in prosa (firenze, le lettere, 2009), AAVV, la fisica delle cose. dieci riscritture da lucrezio (roma, giulio perrone editore, 2010), i cani dello chott el-jerid (milano, arcipelago, 2010) e le avventure dell'allegro leprotto e altre storie inospitali (osimo - an, arcipelago itaca, 2017). è presente nel volume àkusma. forme della poesia contemporanea (metauro, 2000). ha curato le antologie chijô no utagoe – il coro temporaneo (tokyo, shichôsha, 2001) e contemporary italian poetry (freeverse editions, 2013). con andrea inglese ha curato le antologie azioni poetiche. nouveaux poètes italiens, in «action poétique», (sett. 2004) e le macchine liriche. sei poeti francesi della contemporaneità, in «nuovi argomenti» (ott.-dic. 2005). sue poesie sono apparse in traduzione francese sulle riviste «le cahier du réfuge» (2002), «if» (2003), «action poétique» (2005), «exit» (2005) e "nioques" (2015); altre, in traduzioni inglese, in "the new review of literature" (vol. 5 no. 2 / spring 2008), "aufgabe" (no. 7, 2008), poetry international, free verse e la rubrica "in translation" della rivista "brooklyn rail". in volume ha tradotto joe ross, strati (con marco giovenale, la camera verde, 2007), ryoko sekiguchi, apparizione (la camera verde, 2009), giuliano mesa (con eric suchere, action poetique, 2010), stephen rodefer, dormendo con la luce accesa (nazione indiana / murene, 2010) e charles reznikoff, olocausto (benway series, 2014). in rivista ha tradotto, tra gli altri, yoshioka minoru, gherasim luca, liliane giraudon, valere novarina, danielle collobert, nanni balestrini, kathleen fraser, robert lax, peter gizzi, bob perelman, antoine volodine, franco fortini e murasaki shikibu. 

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  6 comments for “Nota di lettura sull’attentato di Macerata del 3 febbraio 2018

  1. giovanni
    6 febbraio 2018 at 08:10

    A scanso di equivoci, per accertarsi che il messaggio arrivi anche in alto
    E infatti prontamente i piddini:
    1) per bocca del sindaco di Macerata hanno dichiarato che non vogliono nè la manifestazione di FN nè quella antirazzista di sabato (come se fossero la stessa cosa!
    2) si guardano bene dal fare visita alle vittime del fascista in ospedale
    3) con Renzi sono passati alla linea “è vero che c’è l’invasione, ma è colpa di Berlusconi e il problema si risolve con più sbirri https://www.fanpage.it/migranti-renzi-risponde-a-berlusconi-arrivano-perche-lui-firmo-dublino-e-fece-guerra-in-libia/“.
    La fascistizzazione del quadro politico è completata.

  2. Rosaria Lo Russo
    6 febbraio 2018 at 08:59

    sono completamente d’accordo con Andrea Raos. Sono narrazioni leggibili e effettivamente una protesta concreta, cioè politica, può venire solo da una lettura dei fatti di persone, noi altri cioè, che siamo usi a ciò che va interpretato. Come muoversi prima che il pantarei informatico passi ad altro?

  3. 6 febbraio 2018 at 11:00

    Raffinatezza estrema? Probabilmente si tratta solo di casualità e null’altro. Perché escluderlo? Resta il fatto che il gesto si presta a tutte le strumentalizzazioni e le interpretazioni di questo mondo. Resta il fatto che non sono mai state applicate le norme che vietano la ricostituzione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista e che lo stalinista Palmiro Togliatti amnistio’ un esercito di nazifascisti. E molti li fece reintegrare nei posti di comando che avevano in precedenza. Un vecchio militante del Pci un giorno mi disse che il suo partito si era ben guardato dal far mettere fuori legge il Movimento Sociale Italiano perché, altrimenti, la Democrazia Cristiana si sarebbe spostata ancora più a destra. No comment. Resta il fatto che quello che è accaduto a Macerata reclama una risposta ferma perché, come diceva Primo Levi, quello che è accaduto può accadere ancora. Ed io stavolta sono davvero preoccupato. Nei pressi di casa mia, in un quartiere dalla tradizione democratica, hanno aperto due sedi: Militia Christi e Forza Nuova. Ed e’ un altro segnale del degrado che stiamo vivendo…

  4. 6 febbraio 2018 at 12:52

    Ieri si è saputo dell’altro atto del rituale: prima di consegnarsi ai carabinieri all’altare dei caduti è andato fuori città sul luogo dove hanno trovato i resti della povera ragazza Pamela Mastropietro, nei trolley, ha lasciato la scatola vuota delle pallottole usate, 30, e un cero di Mussolini e dice di aver pregato… dove si comprano i ceri di Mussolini? Forse a Predappio meta ancora di gite di ragazzetti anche qui dai borghi marchigiani vicini.
    Si era fornito di tutto il kit del perfetto nazifascista, dunque, dal Mein Kampf, alla Storia della Repubblica Sociale, un Gioventù Fascista Vintage, bandiera con la croce celtica, coltellaccio sotto il comodino, di fianco a un vaso da notte.

    https://video.repubblica.it/cronaca/raid-razzista-a-macerata-il-mein-kampf-e-la-bandiera-con-la-celtica-in-casa-di-traini/296243/296860?video

    C’è un sommerso di questi prodotti che circolano in internet insieme a una miriade di siti fascisti, nazisti, negazionisti indisturbati.

    https://www.mussolini.net/

    c’è perfino questa

  5. 6 febbraio 2018 at 17:08

    La banalità del male, e delle risposte che siamo costretti a dare

    6 / 2 / 2018

    A poche ore dalla tentata strage fascista è già in opera un tentativo di normalizzazione da parte dei mezzi di informazione e dei vari politicanti, il 4 marzo si avvicina ed il clima già nauseabondo di suo tocca livelli tragici. Il fascista viene chiamato folle e già si ammicca a possibili problemi psichiatrici, “ha sbagliato ma…” è il terribile incipit che trova sempre più spazio all’inizio di ogni commento su quanto accaduto, quando le stesse forze dell’ordine descrivono Traini al momento dell’arresto come “lucido e freddo”. Parte della normalizzazione razzista è anche la strumentalizzazione del contesto in cui è avvenuto il tentativo di strage. Insieme alla cancellazione delle vittime, che non hanno trovato alcuno spazio nel racconto di quanto successo, viaggia infatti un’inaccettabile speculazione sul corpo e sulla fine tragica di Pamela. La destra di ogni ordine e grado così come lo sciacallo da social network sta accostando la morte di una ragazza ad un chiaro atto politico di matrice fascista, due cose che non c’entrano niente l’una con l’altra se non per il luogo in cui i due fatti si sono verificati. Anche se la differenza tra le due storie è abissale e chiara ci troviamo costretti a ripetere cose che, speriamo, ai più sembreranno banali.
    Partiamo dal fatto che per quanto riguarda i terribili fatti che riguardano la giovane ragazza romana sono ancora in corso le indagini e, senza nulla togliere alla tragicità del fatto in se, va ancora ricostruito il quadro completo della vicenda. Detto questo, quanto accaduto, compreso il tremendo accanimento sul corpo, sono parte di quella violenza di genere che, purtroppo, riempie spesso le cronache locali e nazionali. Donne giovani e anziane, italiane e straniere, vengono seviziate, torturate e uccise in ogni angolo dello stivale senza distinzione di colore della pelle sia per quanto riguarda le vittime che per quanto riguarda i carnefici. Anzi molto spesso queste violenze avvengono in famiglia e in ambienti considerati normalmente al riparo da episodi di cronaca del genere. Solitamente anzi le donne sono “i negri” nel racconto di questi atti efferati, anche nel caso di Macerata abbiamo paura che se non fosse stato implicato un giovane nigeriano parte della stampa avrebbe liquidato la faccenda con “ problemi di droga” o peggio con “se l’è andata a cercare”. Questa non è una nostra ricostruzione fantasiosa, chiunque abbia letto in questi anni giornali o gruppi social sa benissimo che stiamo parlando della realtà.
    Come sa benissimo di fare provocazioni razziste anche chi parla della manifestazione di sabato prossimo, o della reazione al terrorismo fascista, chiedendo “perché non si è manifestato per la ragazza…”. Vogliamo ricordare che sabato pomeriggio scorso era prevista in città una manifestazione della comunità nigeriana di Macerata proprio in solidarietà ai famigliari della ragazza uccisa che è stata annullata a seguito della violenza fascista. Potremmo fermarci qui ma vogliamo concludere dicendo che tra le realtà che sabato saranno in piazza molte sono le stesse che da anni si battono contro la violenza e la discriminazione verso le donne, nel caso di Pamela come di molte altre.

    Centro Sociale Sisma – Macerata

  6. 8 febbraio 2018 at 09:13

    Revocata la partecipazione al corteo di sabato 10 a Macerata da parte di una serie di sigle della Sinistra istituzionale. Una vergogna. Di fronte alla violenza nazifascista, non bisogna mai abbassare la guardia.

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