Cherchez l’Iran
conversazione di Francesco Forlani con Sou Abadi

Conosco Sou dagli anni 90, quando a Parigi fondammo la rivista Paso Doble. All’epoca lavorava per il cinema, soprattutto nel montaggio, per film e documentari. Il suo film del 2017 Cherchez la femme, tradotto in italiano con Due sotto il burka, ha ottenuto un grande successo di pubblico e di critica e vari riconoscimenti tra cui quello del Biografilm Festival. Una commedia coraggiosa girata l’indomani della stagione degli attentati in Francia. Iraniana d’origine e parigina d’adozione condivide con noi alcune sue riflessioni sulla situazione attuale del suo paese.
Vorrei cominciare questa conversazione con la scambio di messaggi che abbiamo avuto quest’estate, il 23 giugno, il giorno dopo l’operazione militare americana “Midnight Hammer”, con il bombardamento di diversi siti nucleari ida parte dell’aviazione americana. Ricordo che a un certo punto mi hai dettoi: “Penso che nessun iraniano avrebbe potuto immaginare che un giorno si sarebbe trovato a sostenere gli Stati Uniti d’America”. Secondo te, la reazione tiepida della sinistra alle attuali rivolte in Iran è dovuta a questo: all’imbarazzo di trovarsi partigiani di Trump? Un errore grossolano, non credi?
Il problema è che la sinistra iraniana è distante dalla società iraniana. In mezzo a tutto questo caos, i sostenitori di Reza Pahlavi continuano a prendersela con la sinistra; sono terribilmente privi di classe. Mentirei se ti dicessi che andare alle manifestazioni e sfilare sotto le bandiere americana e israeliana, è stato imbarazzante per me. Ci sono stata domenica scorsa e ti confesserò che mi sono sentita molto a disagio durante questa manifestazione organizzata dai monarchici, ma posso dirti che un certo disagio l’ho provato anche all’altra manifestazione, quella del Pantheon quando a un certo punto si sono sentiti slogan anti-monarchici completamente staccati dalla realtà iraniana.
So che Trump è un bastardo, ma abbiamo veramente scelta? Il popolo iraniano ha bisogno di armi per liberarsi dai Mullah. Non riusciranno a rovesciare questo regime sanguinario con le pietre. Ci vorrebbero o un intervento straniero o la possibilità di armare il popolo iraniano affinché possa liberarsi da solo.
Qual è la tua opinione sulla reazione europea a quanto sta accadendo nel tuo paese? In Francia, e soprattutto in Italia, la copertura mediatica è stata a mio avviso cauta, prudente. Dalle conversazioni avute con i tuoi amici, artisti o meno, qual è l’idea che te ne sei fatta?
Tanto per cominciare, vorrei segnalarti questo breve resoconto di quanto è accaduto nella mia città natale.
Caro Francesco, a che pro dichiarare che l’assenza di reazione da parte della comunità internazionale di fronte a questo massacro è a dir poco insopportabile?
L’unico a parlarne è quel pazzo di Trump e dentro di me spero con tutto il cuore che il suo ego smisurato e i suoi interessi economici lo spingano a reagire. L’Europa non fa nulla, preferisce non prendere posizione per non compromettere i contratti con il regime iraniano.
È semplicemente disgustoso. La Francia avrebbe potuto almeno espellere l’ambasciatore iraniano e ritirare la propria rappresentanza diplomatica in Iran. Per dirla tutta, l’ambasciatore iraniano non l’ha nemmeno convocato al Quai d’Orsay. Forse non sai l’ultima. Il regime iraniano ha dichiarato che i beni degli artisti e degli sportivi che hanno rilasciato dichiarazioni contro il regime e sostenuto i manifestanti saranno confiscati. La conclusione di ciò che è accaduto nelle ultime settimane è semplice: il popolo iraniano non può rovesciare questo regime con dei sassi. Le forze dell’ordine li hanno massacrati con armi da guerra, carri armati, mitragliatrici, lanciarazzi. Sono entrati negli ospedali per dare il colpo di grazia ai feriti. La gente aveva paura di portare i manifestanti in cattive condizioni in ospedale perché tutti sapevano che c’erano veri e propri rastrellamentii. Ci sono ancora feriti nascosti nelle case, altri che sono morti senza ricevere cure e che la gente ha sepolto nei propri giardini, in cortile. Insomma, l’orrore. Inimmaginabile nel 2026.
Cosa aggiungere d’altro?
