Abécédaire comique: Alessandro Ciacci e Lorenzo Catalini #lettera A

Ritratto dei comici angelici, di Laura Gelati

Nota
di
effeffe

Svegliatomi da sogni agitati, mai e poi mai avrei immaginato di trovare accanto al caffé una lettera, chiusa in una busta poco elegante, non affrancata e perfino macchiata di caffé. Quando l’ho aperta non mi sarei nemmeno sognato di leggere le cose che anche tu onorevole lettore di nazione Indiana stai per leggere. Ho deciso di assecondare quel loro desiderio di compilare un’enciclopedia alfabetica del mondo per la sola ragione che se fai incazzare un comico quello diventa molto cattivo, e non c’è nulla di più terribile di un cattivo comico. E se sono due, i comici, allora sono cazzi.

Abécédaire comique
Due comici entrano in una rivista culturale. Non è l’inizio di una barzelletta, ma di una rubrica: Abécédaire comique. Alessandro Ciacci e Lorenzo Catalini: un esperimento di scrittura, due penne, ventisei lettere dell’alfabeto. Ogni puntata una lettera, usata come innesco per il titolo. Per il resto, carta bianca o quasi: l’unico vincolo è che, da qualcheparte, si rida. Attenzione, non “facce ride!”, né travestire la letteratura da monologo: piuttosto, esplorare cosa succede quando l’umorismo si prende il tempo della pagina, quando la battuta diventa frase, la frase deriva, e il racconto, forse, inciampa. Lettera dopo lettera. Come un abbecedario, appunto: elementare solo in apparenza.

Alessandro Ciacci e Lorenzo Catalini

AAA collaboratore cercasi
di
Alessandro Ciacci

Erano i tempi in cui sbarcavo il lunario collaborando con la rivista Girarrosti per souvlaki dal mondo, per il mensile era il momento di massimo splendore e la tiratura al suo zenith. Contrariamente a quanto uno potrebbe pensare, la rivista non era greca, né greco era il suo ideatore: a meno che per greco non si intenda un ex tramviere del basso lodigiano, sig. Bencini Graziano.
Magari uno non ci pensa, ma là fuori pullula di gente per cui il souvlaki, e di conseguenza il suo girarrosto, non dico rappresenti l’unica ragione di vita, ma di certo lo inserirebbe tra i primi dieci, azzardo sette, motivi per cui la vita è degna di essere vissuta.

La grande intuizione del signor Bencini, il suo parto cranico vincente, è stata quella di pensare ad una casa letteraria per questi orfanelli souvlacofili, sì da diventare tutti una sola Grande Famiglia. E la Storia gli ha dato ragione. Certo, il prezzo da pagare è stato alto, non è uscito immune (che dico, non ne è proprio uscito!) da ombre e controversie (mi sto riferendo all’affaire Giovenzana? CERTO CHE SÌ), ma il mondo era un posto migliore quando dall’edicolante di fiducia potevi comprare l’ultimo numero di Girarrosti.

Ah, abbiamo tutti presente cos’è il souvlaki, giusto? Lo spiedino, quello tipico greco. Se ficcato nella carne o pesce o nella giugulare di qualcuno durante un raptus omicida, questa è cosa che compete i gusti e la sanità mentale di ognuno. Lo spedietto, lo spetìno, lo sbèdulo. E tanto il Bencini l’amava che un bel giorno, mentre era al timone del 15barrato (capolinea “Vrain L.” ore 15:48), ebbe la Prima Folgorazione: lasciare tutto e investire i risparmi di una vita per la creazione di una rivista dedicata unicamente ad esso, con i suoi bei reportage fotografici, articoli di approfondimento e di inchiesta (“carbone di legna o gas?”).

«Sarò il Pierre Bayle dello spiedo, il Gramsci del girarrosto, di più, l’Hugh Hafner della carbonella in legno di faggio!»

E quando dico lasciare tutto intendo proprio lì e in quel momento. Inchioda, apre la porta anteriore del tram e scende con la paciosità del bonzo: figurarsi se si preoccupava delle bestemmie e/o anatemi dei passeggeri a bordo, preso com’era a sgranare mentalmente i papabili titoli appioppandi: Tempo e tempi del souvlaki, Mondo souvlaki. Pratiche giratorie.

Vi starete chiedendo quando entro in scena io. Circa sette mesi dopo quel 15barrato: Bencini era nel pieno delle cause pendenti che l’ammutinamento gli aveva provocato, denunciato come fu dalla stessa Azienda di trasporti e da una madre di famiglia, sig.ra Raccimolatti, che era arrivata tardi di ore a ritirare il figlio a scuola (figlio che aveva avuto un attacco di panico, necessario il ricovero). Come se non bastasse il ginepraio leguleico, Bencini in quei giorni scopre l’amara verità: l’amata madre non legge Girarrosti. Mai letto neanche un trafiletto, forse proprio mai sfogliato!

«O mamma, perché? Questa rivista è come se ti fosse nipote, che ha fatto per meritarsi tanto triste menefreghismo?»

«Manca di romanticismo, Graziano. È fredda qual diagnosi, non scalda i cuori.»

Da cui la Seconda Folgorazione Benciniana: un inserto letterario atto a celebrare, con la dose q.b. di emozioni, lo schidione peloponnesiaco in ogni modo possibile, dal serventese caudato all’haiku. Passando pel racconto in prosa. Ed eccomi.

(Nota: i cuentistas transfughi di Churrascos al carbón 2000 li accoglieremo in redazione solo un semestre dopo, mentre per i poeti dell’ala tardo-esistenzialista di Gratelle poetiche (e dintorni) bisognerà aspettare un annetto buono).

Una sera me ne sto sul divano ad ascoltare il podcast su quella storiaccia degli spettatori scomparsi a teatro, quando mi arriva uno screenshot, mica lo sapevo che mio fratello era abbonato alla rivista. Aveva letto l’annuncio, me lo inoltrava con tanto di commento telegrafico: cercano uno scrittore, magari ti interessa. Mi interessava, eccome se mi interessava!
Erano i tempi in cui sbarcavo il lunario scrivendo dépliant per alberghi. Un settore in cui, se uno convive disinvolto con gli spazi ridottissimi a disposizione, può portarsi a casa una discreta sommetta, oltre a strappare convenzioni con le strutture che incensa.
So cosa potreste pensare, che quando uno decide di fare lo scrittore non si augura di finire a scrivere depliant, ma è pur sempre un modo per farsi conoscere.

«È pur sempre un modo per farsi conoscere”, mi aveva infatti detto M., un mesetto prima di lasciarmi.

Vado molto orgoglioso dei racconti che ho scritto nei 6 anni di collaborazione (continuo a credere che il non aver voluto pubblicare la mia ricostruzione della storia vera della Setta di Chalkida, sia stato un gesto di grande vigliaccheria da parte del Direttore), siccome però, dopo l’estinzione di Girarrosti, sono rimasto senza lavoro, è arrivato per me il momento di tentare la fortuna altrove. Mi permetto quindi di allegare un racconto (AAA collaboratore cercasi) per dare un’idea del contributo che potrei apportare. Metti che una rivista se lo senta affine.

 

Animali moribondi e dove trovarli
di
Lorenzo Catalini

 

La mia ragazza ha adottato un criceto.

Cedutole da una collega d’ufficio, giustamente nubile, che ha fama di avere in casa un numero di criceti (dati ISTAT) stimato fra i 30 e i 55 esemplari[1]. Dispongo, non chiedetemi perché, di un video in cui la dama in questione ammette, con inquietante leggerezza, di usare il Citrosil per tenere puliti i suoi animaletti domestici[2]. Membri della giuria, alla luce di questa prova, credo si possa asserire, senza alcun ragionevole dubbio, che la mia ragazza abbia non solo adottato, ma addirittura salvato, quel criceto. Giusto?

Sbagliato.

Ho sempre pensato che Flora avesse “il pollice verde” in fatto di animali. Se per strada incrocia un cagnolino gli fa un sacco di feste: si alza sulle zampe, cerca di leccarlo e abbaia festosamente, talvolta causando imbarazzo nel cane di turno. Ho capito che mi sbagliavo quando mi ha annunciato come lo avrebbe chiamato: Costantino. Non in omaggio al grande imperatore romano, bensì a Costantino Vitagliano, storico tronista di “Uomini e Donne”.

L’idillio è durato due giorni. All’alba del terzo mi sveglia un messaggio di Flora: Costantino quella mattina si era beccato la sua prima sgridata[3], poiché arrampicandosi sulla cima della gabbietta[4] era rimasto con la zampa posteriore impigliata, sospeso a testa in giù.

Flora è preoccupata. Le suggerisco di recarsi da un veterinario, più per tranquillizzarla che non per il criceto, ma lei, mi dice, non ha il tempo di andarci.

Dopo un paio di giorni altri messaggi. Sono foto di Costantino con una zampa gonfia e rossa. Cerco su internet[5], confronto con le immagini che mi ha mandato, e mi viene il dubbio che il criceto possa avere la zampa fratturata. Inizia una “situazione kafkiana”. Il criceto peggiora di giorno in giorno, ma lei nega che stia male. Invio le foto ad un mio amico veterinario[6]. Diagnosi e prognosi: il topino ha una frattura chiusa che, se non presa per tempo, lo condurrà ad una morte lenta e dolorosa; da medico, consiglia l’eutanasia. Inoltro tutto a Flora che, di risposta, mi manda un video dove il criceto, in una mini-versione del Mito di Sisifo, trascina faticosamente questa Big Babol che è diventata la sua zampa. In sottofondo, agghiacciante, la voce di lei: “Stellina! Che fai oggi?”. Sta morendo. Sta agonizzando da tre giorni, ecco che fa. Insisto sul fatto che Costantino ha (letteralmente) un piede nella tomba. Lei chiede un secondo parere. La sua coinquilina, Belfagor[7]. Per lei “Costi” non ha nulla, opinione a cui fanno eco i genitori di Flora, in quei giorni ospiti da lei. Secondo questa équipe Costantino, semplicemente, “inciampa”. Inizio a pensare che sia tutta una burla ai miei danni, e quando andrò a trovarla l’animale si esibirà in un orfeiano numero da acrobata. Da essere l’unica persona interessata a salvare la vita al roditore, inizio subdolamente a sperare che muoia, soltanto per avere ragione. E siccome quel piccolo bastardo continua a vivere nonostante la zampa sia ora talmente più grossa di lui da averne ormai eclissato il resto della figura, inizio ad assaporare l’idea di assassinarlo io stesso. Ho passato notti seduto sotto le coperte, illuminato dalla sola luce del PC, a fare ricerche online tipo: “Uccidere un criceto senza farsi scoprire”, “omicidio criceto Codice penale”, fino a quesiti più teologici come “uccisione criceto punizione divina”. Mi consola la speranza che, da qualche parte in California, in un triste e anonimo ufficio Google, un impiegato addetto a spiare le mie ricerche abbia detto al suo superiore una frase tipo: “Ehi capo, ne ho trovato uno strano”, ricevendo la promozione che sognava da una vita.

[1] Con un rapporto umani/criceti così sbilanciato a favore dei roditori, sono i criceti a tenere la signora nella loro tana, non il contrario.

[2] Che non sia l’unico farmaco che codesta scienziata pazza somministra ai pelosetti per testarne gli effetti? Non mi stupirei di sapere che ad uno di loro abbia dato lo Xanax. “Da quando ha divorziato non è più lui”, si giustificherebbe.

[3] A tali parole la mia mente viene rapita dall’immagine di questo esserino che vede parata davanti a sé una gigantesca creatura sconosciuta puntargli furiosamente il dito contro, inveendo in una lingua incomprensibile, con il suo cervellino che cerca di elaborare l’informazione.

[4] Eufemismo che quel loculo non merita. Trattasi dell’abitazione più piccola mai progettata da mente umana, al pari solo con certi monolocali affittati per cifre astronomiche a studenti fuori sede a Milano. Come questi, contiene al suo interno solo una boccetta per l’acqua, semi di girasole e una ruota, dove criceti e fuorisede, animali dal cuore debole, corrono all’impazzata per sfogare l’ansia.

[5] Non è facile talvolta rendersi utili in una relaziona a distanza, capitemi.

[6] Appaio sempre più fastidioso, me ne rendo conto.

[7] I lettori più perspicaci avranno capito che è un nome di fantasia, ma per me è il suo nome di battesimo. Nessun’altro essere umano sa incutermi timore come ci riesce lei.

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francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
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