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Il teatro è lo specchio della società, e lo specchio non ha bisogno di cornici dorate – Una lezione di Peter Brook

di Giuseppe Zucco

[un reportage teatrale scritto qualche anno fa, ma che ancora conserva istruzioni del tutto attuali]

Di Peter Brook, fino a un paio di settimane fa, non ne sapevo molto. Conoscevo il nome, che era un regista teatrale di fama mondiale, che l’ammirazione e gli applausi non finivano di fioccare dalle sue parti – insomma, è prevedibile che se non vai a vedere con i tuoi occhi, quello che ti arriva addosso è puro marketing e personaggi costruiti ad arte e l’incenso dei comunicati stampa.… Leggi il resto »

Senza appartenenza: un’intervista a Tommaso Giagni su L’estraneo, il suo primo romanzo

di Giuseppe Zucco



Prima ancora di aprire il romanzo, molto prima di scendere e risalire gli scalini della narrazione, il titolo concede una promessa al lettore: stai per incontrare non un estraneo, ma l’Estraneo, un personaggio minuto e sfuggente quanto assoluto – tanto che il titolo ne richiama già
un altro,famosissimo, di Albert Camus, Lo straniero.Leggi il resto »

Correre lungo il bordo del precipizio: Bolaño selvaggio

di Enrico Macioci

È uscito per Senzapatria editore Bolaño selvaggio, a cura di Edmundo Paz Soldàn e Gustavo Faveròn Patriau e tradotto egregiamente da Marino Magliani e Giovanni Agnoloni. Si tratta d’una raccolta di venticinque saggi suddivisi in quattro sezioni (la percezione del mondo, la politica, l’estetica, le genealogie letterarie del cileno), più un’introduzione e due interviste inedite.… Leggi il resto »

I canali di Sigmund Freud

di Giuseppe Zucco

 

Se sono stanco, e metaforicamente accartocciato e spento, e ho atteso in trance che l’autobus materializzasse la sua stazza grigio-arancione tra gli ottani di benzina fluttuanti nell’aria, e non sono riuscito a fare spesa, né a intercettare nessuno di veramente amichevole o familiare sulla via di casa, e la giornata è andata com’è andata, consegnandomi la tipica pallida espressione di pecora nel gregge, dopo che per estenuanti otto ore e trentacinque minuti più eventuale straordinario l’attività lavorativa mi ha disciolto tra i circuiti cerebrali la desolata complessità della ruggine, per recuperare me in quanto persona, e ripristinare la singolarità della condizione umana che questa epoca elargisce con estrema disinvoltura e ineluttabilità, non leggo alcuna raccolta di racconti, né pesco a caso nella variegata filmografia di Stanley Kubrick, tantomeno sgrano nelle cuffiette i trentadue brani delle Variazioni Goldberg che Johann Sebastian Bach compose e Glenn Gould eseguì, semplicemente mi sbraco sul divano, stendo le gambe sulla sedia, incrocio i piedi, cerco il telecomando tra i cuscini, e con calma e sangue freddo e una iniziale moderazione che verrà via via tradita, comincio a spaziare tra i canali nazionali, i pianeti definitivamente esplorati dell’intrattenimento di massa, Rai Mediaset La7, piccoli paesaggi bidimensionali in sedici noni su cui camminano e volteggiano e gesticolano creature in carne ossa pixel tanto vive quanto inesistenti, il colore rossastro della pelle chiarificatore dell’eventualità che il pianeta Marte è qui, realizzato su/tra di noi, per spingermi subito dopo verso nuovi confini, lontane galassie, aperture siderali comprese tra le frequenze che il decoder del digitale terrestre prova a captare, i canali regionali o provinciali o cittadini, comunque sia con una copertura di territorio e popolazione molto circoscritta, e nel buio più assoluto, a mezzanotte, senza possibilità di distrazione, se non per l’impercettibile refresh meccanico delle palpebre sulle iridi sempre più dilatate, io guardo, guardo la cotonatura biondocenere di una signora avanti negli anni che ordina sul tavolino con due mani paffutamente piccole ma dalle unghie laccate di un rosso a tratti scintillante tutta una serie di tarocchi e di possibilità sentimentali di cui l’ascoltatrice Carmela non è ancora consapevole, guardo la minacciosità implicita di uno schiacciapatate, guardo la riproduzione tridimensionale di una modella americana uscire dal Codice Internazionale Del Cardiofitness e salire e scendere da uno scalino in plastica gialla mentre le oscilla la coda e neanche una minuscola chiazza di sudore le si allunga sulla tutina viola aderente e in un italiano doppiato da una voce incomprensibilmente maschile elenca quali vantaggi comporta la salita e la discesa dal suddetto scalino, guardo la solitudine smerigliata di un orecchino, guardo due conduttori giovani e truccati e suadenti spiegare e fare vedere con l’ausilio di una modella sufficientemente svestita che solleva il piede a favore di camera quanto possa essere antisociale e non contemporaneo e per nulla etico lasciare lo strato indurito di cellule morte sul calcagno, guardo la punta affilata di un coltello da cucina e il modo brutale in cui tale coltello affronta la spinosa questione della presenza se non vicinanza di altri simili, guardo un uomo l’esatto contrario di Siddharta di un’età indefinibilmente compresa tra i trenta e i cinquanta seduto sotto le lenzuola nudo e molto peloso illuminarsi come Siddharta quando apprende da una voce fuori campo l’esistenza di una lozione capace di risvegliare l’impero dei sensi e attirare sciami di ninfomani della porta accanto sempre eternamente strizzate in un bikini nero, guardo l’avanzare bianco e nero di insetti sui pavimenti di una villetta prima che si avveri la soluzione finale di uno spray sterminatore, guardo un uomo in giacca e cravatta attingere con estasi alla parola capolavoro mentre indica un quadro di ridotte dimensioni raffigurante una specie di margherita disegnata con la mano destra da un bambino mancino, guardo il cd di un cantante neomelodico il cui cantante nonostante tutti possibili ritocchi sembra avere i capelli finti o posticci, guardo una ragazza dai capelli ossigenati sedere sul divano e rispondere al telefono e passare la cornetta del telefono nei più intimi umidi recessi mentre il tanga più che una presenza filiforme è appena una possibilità, cioè guardo e ritrovo anche qui in maniera grossolana quanto diceva Sigmund Freud tanto tempo fa, i canali nazionali e istituzionali sono la nostra parte cosciente e razionale, i canali regionali o provinciali o cittadini sono l’inconscio, uno spazio in cui si agita tutto ciò che pensiamo di non pensare, soprattutto adesso, mentre sono stanco, e prendo sonno sul divano, e precipito da qualche parte, e uno schiacciapatate impugnato da un bambino mancino infilato in una tutina viola aderente mi si fa minacciosamente contro.… Leggi il resto »

Bolaño e i suoi prosecutori

di Giuseppe Zucco

Se negli ultimi tempi, al culmine del più classico percorso di pellegrinaggio, non solo avete consumato le ginocchia sul marmo delle cattedrali di 2666 (Adelphi, 2009) e Detective selvaggi (Sellerio, 2003), e avete inclinato il capo penitente dentro il santuario di Stella distante (Sellerio, 1999) e La letteratura nazista in America (Sellerio, 1998), e avete sgranato il respiro davanti al tempio incompiuto e auto-saccheggiato de Il terzo Reich (Adelphi, 2010) e I dispiaceri del vero poliziotto (Adelphi, 2012), ma con il più struggente atto di fede vi siete spinti in punta di piedi dentro la sagrestia delle collezioni di saggi, interviste e testi di conferenze di Tra parentesi (Adelphi, 2009) e L’ultima conversazione (Sur, 2012), molto probabilmente il nome di Rodrigo Rey Rosa vi suonerà parecchio familiare.… Leggi il resto »

Per esempio il terremoto in Emilia il 29 maggio 2012

di Giuseppe Zucco

Finita, è finita, sta per finire, sta forse per finire.

Samuel Beckett

Per esempio la tachicardia.
 

Per esempio il nome del paesino attorno a cui ronzano tutte le troupe e i giornalisti e i mezzi tecnici e i ponti satellitari dopo la prima grande scossa della settimana scorsa, Finale Emilia, un nome già in odore di apocalisse se non ricordasse qualcosa di ancora più sconveniente, Finale di partita di Samuel Beckett, l’opera teatrale che organizza l’idea di un’opprimente immobilità della storia, come se le strade, le stradine, le piazze, le case dai mattoncini rossi, fossero trattenute nel limbo del prossimo sciame sismico.… Leggi il resto »

Due modi per occuparsi sbrigativamente di James Joyce

di Giuseppe Zucco

 

Così Jonathan Franzen:

In uno dei suoi saggi parla con freddezza dell’Ulisse di Joyce.

Ovviamente stiamo parlando di un grande capolavoro per il quale provo un’enorme ammirazione, tuttavia ritengo che sia un progetto letterario freddo, paragonato a esempio a quello che è riuscito a fare Beckett per descrivere l’orrore dell’esistenza e creare un testo sperimentale che corrispondesse a quel sentimento.… Leggi il resto »

Sassolini, mollichine.

di Giuseppe Zucco

Una sola metafora spesso dice più di un lungo discorso.
Bernard Lamy

Gli stringevamo una corda intorno ai piedi, e lo trascinavamo fuori dalla tenda. In realtà, non erano i piedi, quanto l’estremità del sacco a pelo. Facevamo strisciare il sacco a pelo sul catino della tenda, sullo spiazzo di terra davanti alla tenda, intuendo appena la polvere sollevata nell’oscurità.… Leggi il resto »

Piet Mondrian vs Città di Roma

di Giuseppe Zucco

Accade tutto con abbagliante ironia, e da inizio settembre duemilaundici non c’è strada stradina viale circonvallazione tangenziale della città di Roma che non sia bucherellata da enormi gigantografie o da più modeste locandine, miriadi di oblò disseminati ovunque, oblò che già rivelano in piccolissima ma significativa percentuale il contenuto del transatlantico appena attraccato in città, la mostra su Piet Mondrian in programma al Vittoriano.… Leggi il resto »

La più grande nevicata dal 1956

di Giuseppe Zucco

 

 

Perciò l’acqua preferisce la delicata neve, che
l’aiuta ad avverare la sua speranza piú segreta:
quella di fissare la forma di tutto ciò che non è
acqua, le case, i prati, le montagne, gli alberi.
Julio Cortazar

 

Ci vogliano le apocalissi per riempire le scalette dei programmi televisivi – così dopo avere battuto le molteplici piste della crisi economica e del naufragio della nave da crociera, vengo urgentemente spedito nelle estreme ramificazioni montane della regione Lazio, questa volta oltre Frosinone, per intervistare gli abitanti di Ripi, un pugno di case e capannoni sommerso dalla neve.… Leggi il resto »

L’iPhone e il re pallido

di Giuseppe Zucco

Dalla viva voce di Alessandro Baricco alle colonne del Venerdì di Repubblica: Fondare una scuola, aprire un teatro, inventare un certo modo di fare televisione sono operazioni più simili all’arte che all’artigianato. L’iPhone, che è la risultante di molte cose, vi è certamente più vicino [all’arte] che non Infinite Jest di Foster Wallace.… Leggi il resto »

Come e perché nell’ultimo paragrafo si capisce quanto Cuore Di Tenebra sia molto molto meglio di Carnage

di Giuseppe Zucco

Uscendo dal cinema – prima bisbigliandolo nel buio della sala, poi balbettandolo nel mite frizzare dell’aria ottobrina su viale Giulio Cesare, quindi sfiatandolo convinta mentre fa retromarcia per disincagliarsi dal parcheggio a lisca di pesce, semmai i pesci potessero contenere una lisca lunga un centinaio di metri – Valentina dice che Roman Polanski deve aver ideato il suo ultimo film, Carnage, tra lo stridore materiale e psichico del carcere dove fu rinchiuso in seguito alla vecchia triste storia che lo rincorre da tempo: l’accusa di violenza sessuale con l’ausilio di sostanze stupefacenti ai danni di una tredicenne.… Leggi il resto »

Nient’altro che il dovere di essere calabresi, cioè italiani, ovvero parte di un territorio infinitamente più esteso

di Giuseppe Zucco

 

Laggiù tutte le forme conservano intrecciate un’unica espressione frenetica di avanzata. Federico Garcia Lorca

Il sottosegretario alle infrastrutture Roberto Castelli meriterebbe di più, sicuramente un premio. Ci sarebbe tutta una lunga enciclopedica lista di gente da premiare, persone a cui stringere la mano dopo avere appuntato sulla loro divisa istituzionale il profilo dorato di una medaglia al valore.… Leggi il resto »

I signori Murena

di Giuseppe Zucco

(informiamo la gentile clientela che nel caso di questo racconto non si tratta di pubblicità occulta per Murene, essendo il medesimo stato pubblicato in origine sulla rivista “Colla”. Cogliamo nondimeno l’occasione, per farne pubblicità esplicita…. hj) 

Da tempo non guardavano la televisione di sera.… Leggi il resto »

Minerali

di Giuseppe Zucco

Mamma non c’è più. Passo una mano sulla sua fronte. È bianca. È liscia. È ghiacciata. Dentro di lei c’è il marmo, la pietra, il regno dei minerali. Anche Mario avvicina una mano. Stende il palmo della mano sul taglio delle labbra.… Leggi il resto »