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da “Omonimia”

di Jacopo Ramonda

[Pubblichiamo alcuni estratti da Omonimia, Interlinea, collana “Lyra giovani” a cura di Franco Buffoni, 2019.]

 

dalla prima sezione: Nomi

 

Mattia (#1)

I loro limiti personali non combaciano con i patti che hanno stretto, con le promesse di cambiare, più volte tradite.… Leggi il resto »

Tredicesimo quaderno italiano

Agostino Cornali

 

È il respiro del drago Tarantasio                                                                                                 Chieve

che fa tremare le persiane

nelle notti di febbraio

Da prose brevi inedite

di Jacopo Ramonda

 

NICOLÒ (#1)

Nicolò si è finalmente deciso a cambiare la disposizione dei mobili in salotto, immutata dai tempi in cui sua madre era ancora viva e autosufficiente. Con la nuova sistemazione, la stanza gli sembra più grande e addirittura più luminosa. Ad un primo sguardo non sembra trattarsi semplicemente di una versione rimaneggiata della quotidianità, ma – come per effetto di un’illusione ottica – di un’altra stanza, del tutto nuova.

Da “Una lunghissima rincorsa”

Una lunghissima rincorsa - Cover 1   di Jacopo Ramonda
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L’APPARTAMENTO (cut-up n. 155)
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Quando ne notava una la estirpava, ma di solito si riformava rapidamente, in un altro punto dell’appartamento. Una lotta impari. Ricrescevano come erbacce. Erano ragnatele sottili e perfette, costruite ad alta quota, agli angoli del soffitto. Vibravano per correnti d’aria quasi impercettibili. Come reti, trattenevano la polvere e alcuni dei pensieri sospinti dal calore verso gli strati più alti e rarefatti dell’atmosfera interna alla casa. Da terra erano visibili soltanto in particolari condizioni di luce, quindi piuttosto difficili da individuare durante le pulizie. Talvolta, prima di rimuoverle, Nina ne ammirava la perfezione. Per ragioni imperscrutabili, le sembravano opere incompiute: l’ossatura trasparente di un progetto più ambizioso.

L’elaborazione del lutto (11 prose brevi)

di Jacopo Ramonda

 

L’ELABORAZIONE DEL LUTTO (uno)

 

Quando finalmente riconosciamo di doverci delle spiegazioni, è – con ogni probabilità – già troppo tardi. Ci sediamo a parlare, ai due lati del tavolo, come schieramenti avversari. Le attenuanti che ognuno di noi riconosce a se stesso si trasformano negli artigli con cui ci feriamo a vicenda, in modo involontario.

Nuove prose brevi

di Jacopo Ramonda

 

CUT UP N. 101

Ora che trascorro la maggior parte del mio tempo lontano da casa, dormendo per più di centottanta notti l’anno in hotel, mi sento spesso come se stessi rincorrendo qualcuno. I ricordi degli aeroporti, dei ristoranti, delle sale d’attesa, delle stanze d’albergo si mescolano e si confondono tra loro. Fatico ad associare i volti degli sconosciuti con cui ho scambiato stringate considerazioni impersonali alla città e alla lingua nelle quali quelle brevi conversazioni hanno avuto luogo. Per qualche motivo ho invece l’impressione di non dimenticare mai una faccia, di non dimenticare nessuno di loro, almeno non completamente.

Prose brevi

di Jacopo Ramonda

CARICHI SPORGENTI (cut up n. 24)

A piedi, sotto una pioggia fine, cercavamo di camminare controcorrente nel fiume in piena di parole non dette. Per esplicitare tutti i significati di quel silenzio avremmo dovuto parlarne per un giorno intero.… Leggi il resto »