Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane

19 settembre 2005
Pubblicato da

di Sherif El Sebaie

La seguente lettera aperta è stata inviata all’ambasciata di Israele a Roma, all’Unione delle Comunità ebraiche italiane, al Colleggio Rabbinico italiano, all’Unione Giovani Ebrei d’Italia, all’ Associazione ebrei italiani di Gerusalemme, alla Fondazione Centro di Documentazione Ebraica contempornea, all’Istituto Pitigliani, all’ Associazione Italiana per lo studio del Giudaismo e alle Comunità ebraiche di Ancona, Asti, Biella, Bologna, Carmagnola, Carpi, Casale Monferrato, Cuneo, Ferrara, Finale Emilia, Fiorenzuola d’Arda, Firenze, Genova, Gorizia, Ivrea, Livorno, Mantova, Merano, Milano, Modena, Moncalvo, Mondovì, Napoli, Ostia Antica, Padova, Parma, Pisa, Pitigliano, Reggio Emilia, Roma, Sabbioneta, Saluzzo, San Sabba, Senigallia, Siena, Siracusa, Soncino, Soragna, Torino, Trani, Trieste, Venezia, Vercelli e Verona. E’ stata anche inviata alle case editrici: la Giuntina, Mamash, Lulav Casa editrice ebraica, ai portali Israele.net, Torah.it e ai periodici Hakeillah, Shalo e Rassegna Mensile D’Israel. Per conoscenza è stata inviata anche a vari organi e agenzie di stampa.

Carissimi fratelli,

Alcuni giorni fa, ho visitato la storica sinagoga di Torino, nell’ambito della Giornata Mondiale della Cultura Ebraica. E sull’onda di questa visita ospitale e coinvolgente, mi permetto di rivolgermi a voi come fratelli, perché sono fermamente convinto che lo siate. Lo faccio anche perché solo i membri della vostra comunità, specie le vittime e i sopravissuti alla barbarie nazi-fascista, i loro figli e i loro nipoti, saranno in grado di recepire il mio stato d’animo in questo momento, la mia paura e la mia preoccupazione come musulmano, sentimenti che – agli occhi di altri – specie i cittadini di questo bellissimo paese, tra cui anche voi, potrebbero apparire esagerati e persino offensivi.

La mia intenzione non è questa: io non temo il paese che mi ospita né i suoi abitanti, temo solo quella minoranza rumorosa che rischia di diventare maggioranza, se lasciata prosperare indisturbata, ammesso che non lo sia di già. Io so, io sento che la comunità ebraica e quella islamica sono accomunate dalle tragedie della vita, e che – in quanto tali – debbano allearsi e sostenersi vicendevolmente nei periodi bui della storia, e solo Dio sa se quello che stiamo vivendo ora non lo sia.

Un concetto di solidarietà, questo, che Moni Ovadia sintetizzò brillantemente in una breve metafora pubblicata sul suo “Contro l’Idolatria”: il racconto di una madre palestinese che si reca, in nome di una supposta parentela, da un israeliano per chiedergli di aiutarla a far rilasciare il proprio figlio. Parentela prima negata ma che il protagonista, ebreo – incamminandosi con la palestinese verso la prigione – svelerà all’amico, tutto sconvolto: “Un giorno suo padre uccise il mio”. Sono consapevole di quanto le premesse del dialogo fra le nostre comunità siano pregiudicate dal conflitto decennale che si consuma in Terra Santa. Ma è proprio per questo che mi rivolgo a voi, confidando in una vostra analoga capacità di superare decenni di ostilità, per guardare assieme ad un futuro più giusto.

Cari fratelli, dall’11 settembre del 2001, la minoranza islamica in Europa è sottoposta ad uno stillicidio quotidiano di accuse mediatiche generalizzanti, simile a quello che ha subito la vostra comunità durante la seconda guerra mondiale, ma questa volta a causa di una minoranza fondamentalista, interna alla società islamica, che compie purtroppo in nome del credo musulmano, attentati nei confronti dei civili in tutto il mondo – paesi arabi inclusi -, che non riconosce ai musulmani o ai non musulmani la facoltà di poter vivere senza essere soffocati da una versione integralista e distorta della Sharia e ancor meno il diritto all’esistenza di Israele.

In Italia queste manifestazioni di razzismo, di discriminazione su base puramente religiosa ed etnica, hanno avuto come maggiori esponenti individui che si sono accattivati la simpatia delle comunità ebraiche con l’ostentazione acritica di solidarietà ad Eretz Israel e al suo governo. Oriana Fallaci, tanto per incominciare, l’anziana scrittrice fiorentina residente a New York, e una schiera di giornalisti più o meno autorevoli sui quotidiani diffusi in tutta Italia.

Dal punto di vista politico, capisco quanto sia importante, per la sopravvivenza di Israele, rivolgersi all’Europa, cercare rifugio nelle dichiarazioni politiche decise e negli editoriali tranquillizzanti dell’ Occidente. Capisco anche quanto sia conveniente, in questo momento storico, ritenere che il “nemico del mio nemico è mio amico”, anche se Israele è immerso in un mare di milioni e milioni di arabi, che dovrebbero essere i suoi alleati più immediati e naturali. Ma questi signori che in Occidente si sbracciano, si affannano, si sgolano per Israele, sono davvero filo-ebrei? Questa è la domanda che pongo agli ebrei residenti in Italia, in Europa e nel mondo occidentale.

Ritenete che una scrittrice come la sig.a Oriana Fallaci, che nel suo articolo “Il nemico che trattiamo da amico”, quella che imbarbarisce il Dio del “buon Abramo” e cioè quello dei musulmani – nostro ma che è anche vostro – il Dio di tutti gli esseri umani, dicendo che “per ubbidire stava per sgozzare il suo bambino come un agnello”, mettendolo su un piano inferiore rispetto al “Dio padre, il Dio buono, il Dio affettuoso che predica l’amore e il perdono” del Cristianesimo, sia la persona più adatta per dirsi indignata dell’antisemitismo dilagante in Europa?

Sinceramente, non può che venirmi in mente un’altra citazione di Ovadia: “Il Dio di Abramo, il Patriarca che fonda l’Essere umano libero, santo, universale, fratello di ogni essere, è trascinato nel fango della peggiore idolatria nel modo più subdolo e sinistro”. Non vi sembra che la sig.a Fallaci abbia volutamente e implicitamente accusato anche gli ebrei di adorare un Dio infanticida? Non ritenete che un giorno questa frase possa essere quantomeno interpretata in quest’ottica da un movimento neonazista che ora milita contro i musulmani ma che un giorno, prima o poi, si rivolgerà di nuovo verso i nemici di sempre, e cioè la comunità ebraica che ancora oggi sente la Shoah come una ferita viva?

Ritenete davvero che un individuo come Gaetano Saya, fondatore della polizia parallela DSSA in Italia e di un movimento che si dichiarava – come lui, d’altronde – “fascista, puro, duro e conservatore”, un signore che, una volta arrestato, è venuto fuori che custodiva la foto di Goering in alta uniforme, uno dei peggiori criminali nazisti, uno che si è imbrattato le mani con il sangue di milioni di ebrei, vicino alla bottiglia di Cynar nella propria casa, lo ritenete davvero la persona più degna per distribuire circolari in cui denuncia l’antisemitismo, gli episodi antiebraici e che si indigna addirittura per la profanazione delle tombe ebraiche? Ritenete davvero che simili figure siano quelle più adatte per difendere l’immagine e il buon nome di Eretz Israel, la sopravvivenza e i diritti degli ebrei che vivono in Occidente? Fratelli e amici, in realtà queste sono figure che dimostrano che non basta andare a Gerusalemme con la Kippà ad irrorare con lacrime di coccodrillo un albero sacro e indegno di loro, per soffocare nelle sue radici un odio mai sopito.

Mi rifiuto di credere che le comunità ebraiche in Italia e in Europa abbiano dimenticato gli sputi mentre venivano cacciati dalle proprie case, che abbiano dimenticato i treni da deportazione, il famigerato cancello di Auschwitz, il numero tatuato sul braccio, le camere a gas. Che siano inconsapevoli del mostro antiebraico che ora è accontentato e distratto dal gingillo dell’odio antislamico. E sono sicuro che non avete dimenticato tutto questo perché ogni anno il mondo celebra la Giornata dalla Memoria, giornata indetta affinché nessuno si scordi quanto è successo e nessuno osi pensarci di nuovo.

Ma la memoria, ci insegna l’Ebraismo, è ciclica e perpetua ed oggi la storia non fa che ripetersi. Nelle ultime parole di congedo, Mosè raccomanda al suo popolo: “Ricorda i tempi antichi, cercate di comprendere gli anni dei secoli trascorsi, interroga tuo padre e ti racconterà, i tuoi anziani e te lo diranno….”. “Una memoria attiva, scrive Roberto della Rocca, come ci ha insegnato Primo Levi, che significa per ognuno, e non solo per l’ebreo, assumere i crimini della storia come male fatto a ciascuno di noi, appartenenti tutti alla grande famiglia dell’umanità”. I “fantasmi del passato”, la vergognosa propaganda nazifascista che dipingeva ebrei barbuti, con il cappellino in testa e il naso adunco, bramosi di conquistare il mondo, fratelli miei, è tornata – seppur sotto un’altra veste, tra un reality show e la pubblicità di una carta igienica – nei confronti dei musulmani. Ma, come avete avuto modo di constatare voi stessi, anche nei vostri confronti. Forse è troppo chiedervi di esserci vicini?

Sono fermamente convinto che il clima odierno sia identico, in tutto e per tutto, a quello creatosi durante la II guerra mondiale. I perfidi musulmani, descritti dai media, quelli che si dissimulano e complottano, che non vogliono integrarsi bensì mantenere la propria specificità e conquistare il mondo, sono i degni eredi dei milioni di ebrei trucidati mediaticamente dai ministeri di Goebbels e Preziosi, prima ancora della Shoah. Oggi – e spero che ve ne siate accorti – i media, i giornalisti e i politici usano un linguaggio identico a quello della propaganda nazista: basta sostituire alla parola “razza” quella di “cultura” e a “ebrei” quella di “musulmani” e il risultato è a dir poco sconvolgente. Ma anche premonitore.

Dopo la fase della propaganda si arriva sempre a quella delle leggi speciali: domani i musulmani, come voi in passato, potrebbero essere esclusi dalle scuole o dagli uffici pubblici, se non addirittura dai mezzi di trasporto, in nome della “sicurezza”. E se staremo zitti, noi e voi, dopodomani passeranno alle deportazioni, e chissà, forse quella minoranza criminale tenterà di portare a termine ciò che non è riuscita a concludere negli anni 40. Magari non si arriverà alla Shoah vera e propria, con tanto di camere a gas, ma do’ comunque per scontato che si verifichino pogrom estesi e che questi rimangano impuniti e vengano persino incoraggiati. I frequentissimi roghi dei dormitori degli immigrati in Francia e Germania, di cui abbiamo avuto già un precedente in Italia con l’eurodeputato leghista Borghezio e un’aperta incitazione nei libri della Fallaci (la quale ha affermato di aver voluto appiccare il fuoco alla tenda dei somali di Firenze, ndr) sono un chiaro indice del punto d’arrivo che questi individui si sono prefissati. Solo il sangue e le grida atterrite dei musulmani, come quelle degli ebrei in passato, li appagheranno.

Lo scenario che dipingo probabilmente suonerà come una grave allucinazione ad alcuni di voi. La stessa prospettiva suonava esattamente tale anche ai vostri correligionari tedeschi, viennesi, polacchi e italiani nei primi anni del Nazismo, quando Hitler garantiva ancora nei suoi discorsi “libertà di culto” e Mussolini dichiarava formalmente “che il governo e il fascismo italiano non hanno mai inteso di fare e non fanno una politica antisemita”.

In quegli anni, i pochi ebrei che intuivano il pensiero di Hitler, che avevano visto i teppisti in camicia bruna girare per le strade, e assistito alle prime offese e sputi, avevano subito percepito che era in atto qualcosa di grave, che si prospettavano tempi ancora più bui e difficili, ma venivano zittiti se non addirittura derisi dai loro stessi correligionari, così come gli unici cinque accademici ebrei a rifiutare il giuramento di fedeltà al Fascismo furono derisi e biasimati dal centinaio e più che vi aderirono, prima di essere sbattuti fuori, a loro volta, dalle università con le leggi razziali.

Molti di loro pensavano che fosse ancora possibile ricavarsi una nicchia e vivere in tranquillità, nell’anonimato, anche con le leggi razziali di Norimberga del 1935. Ancora nel 1938, e perfino dopo la Kristallnacht (di cui abbiamo avuto un precedente attuale in Italia nella provincia di Varese ad opera di estremisti di destra, con tanto di pestaggi di innocenti, vetrine rotte e scritte sui muri), nessuno di loro poteva immaginare cosa sarebbe successo negli anni successivi.

“Non potevamo immaginare” è la risposta che molti superstiti danno agli storici e cronisti moderni per giustificare la propria inazione, la mancata resistenza, il ritardo nei piani di salvezza. “Non potevamo immaginare” è la risposta che davano i tedeschi portati dai militari americani per vedere con i propri occhi le fosse comuni dei lager. “Non sapevamo nemmeno che stesse succedendo una cosa simile” affermarono molti di loro. Di fatti, nessuno comprese la portata della tragedia se non dopo la fine della guerra. “Non potevamo immaginare” è la risposta che gli anziani sopravvissuti della vostra comunità, con il numero tatuato sul braccio, danno ai loro nipoti quando chiedono loro perché non si sono mossi, perché non hanno alzato la voce, perché non hanno denunciato al mondo intero il massacro in corso.

Oggi, però, noi questo lo possiamo immaginare eccome, perché abbiamo un precedente: il vostro. E quale precedente! Saremmo stolti se non lo facessimo, pensando che ciò che è successo negli anni 30-40 sia oggi, in questo paese, in queste condizioni di “civiltà, democrazia e libertà”, paragonabili alla Repubblica di Weimar, un’ipotesi improbabile e impossibile. Ancora più stupidi se non lo facessimo mentre abbiamo davanti agli occhi Tv e giornali che strombazzano dei musulmani che “stanno comprando i nostri quartieri, che occupano le nostre città, che praticano l’arte della dissimulazione”, davanti ai manifesti della Lega che dipingono i musulmani con i tratti caricaturali dell’ebreo di vecchia memoria nazista, davanti ai libelli della Fallaci che spiega quanto perfida è la religione degli islamici che già in passato spegnevano i ceri con le teste dei neonati cristiani.

Primo Levi scriveva, ne “I sommersi e i salvati” che parlare della Shoah “Lo percepiamo come un dovere, ed insieme come un rischio: il rischio di apparire anacronistici, di non essere ascoltati. (…) È avvenuto, quindi può accadere di nuovo: questo è il nocciolo di quanto abbiamo da dire”.

Amos Luzzatto, capo della Comunità Ebraiche in Italia, alla domanda “Secondo Lei ci sono pericoli effettivi di un ritorno di questa ombra del passato?” rispose, con grandissima onestà – e sarebbe auspicabile che tutti i fratelli ebrei facessero altrettanto – “Cosa volete che Vi dica? L’unica cosa che posso dirVi è che in questo momento, nell’occhio del ciclone non ci sono particolarmente gli ebrei. Ma questo non vuol dire. Il razzismo o c’è o non c’è. Quando c’è, è un pericolo per tutti, per tutte le minoranze. Oggi, sono colpiti in Europa da razzismo, soprattutto extracomunitari, musulmani, popolazioni che arrivano profughe da lontano, i cosiddetti clandestini, che saranno anche clandestini, ma sono per prima cosa dei poveri infelici. Oggi sono questi. La cosa non mi consola affatto. Anzi, se lo pensassi: “Mi consola”, mi vergognerei di dirVelo, ecco.” Concetto ripreso anche da Gad Lerner nella sua indignata ed accorata risposta alle affermazioni del Presidente del Senato italiano sul meticciato.

Davanti alla prospettiva di una nuova Shoah – tutt’altro che lontana, anche se diversa nelle modalità – i musulmani hanno un imperativo morale, ed è quello di difendersi ricorrendo alla Legge, fin quando questa funziona. Era il 19 ottobre del 2004 quando scrissi l’articolo intitolato “Le nuove frontiere dell’antisemitismo”. Il titolo riprendeva una mia proposta, contenuta nel testo stesso, ovvero quella “di estendere le frontiere della persecuzione legale di crimini o offese antisemite, nell’immaginario comune e soprattutto nelle aule dei tribunali, alla fiorente industria letteraria o alla sua trasmissione orale che qualifica gli arabi con i peggiori epiteti e luoghi comuni”.

Questa idea, subito recepita e apprezzata da molti cittadini di questo paese, e che necessita anche della vostra collaborazione, è ovviamente finita nel mirino dei quotidiani dell’Odio e dei giornalisti dell’Odio, a cominciare da La Padania, Libero, L’Opinione. Certo, alcuni di loro esibiscono orgogliosamente sui propri siti la bandiera di Eretz Israel, ma chi ci garantisce che domani non faranno con il Talmud e l’Ebraismo ciò che oggi fanno con il Corano e l’Islam, estrapolando versi, manipolando eventi e muovendo accuse in nome della “libertà d’espressione”, diventata la foglia di fico per ogni forma di razzismo e xenofobia?

Cari fratelli… non sono solo i musulmani a dover agire come una squadra, né tantomeno voi, tornati oggi in scena con la rievocazione della “massoneria ebraica”. E’ tutta la società civile, degna di questo nome, ad avere il compito di denunciare l’odio dell’ uomo contro l’ Uomo, di avvertire del pericolo incombente, di fare in modo che la gente resista e che chi promuove l’odio abbia una vita difficile, molto difficile, e non la strada spianata.

Questa era la convinzione di Primo Levi, espressa in “Se questo è un uomo”, quando scrisse «I savi antichi invece di ammonirci: “Ricordati che devi morire”, meglio avrebbero fatto a ricordarci questo maggior pericolo che ci minaccia. Se dall’interno dei lager un messaggio avesse potuto trapelare agli uomini liberi, sarebbe stato questo: “Fate di non subire, nelle vostre case, ciò che a noi viene inflitto qui”».

Questa lettera è un appello anche a voi, perché sinceramente sono indignato – e ve lo dico da fratello – del vostro assordante silenzio, della vostra mancata reazione, o meglio della reazione che arriva solo quando si scopre il ritorno del fantasma dei “banchieri giudei” e che invece passa sotto silenzio o quasi un articolo a firma della sedicente antropologa Ida Magli che afferma che i musulmani possiedono enormi ricchezze “con le quali comprano le nostre aziende, le nostre case, i nostri negozi, i nostri territori, le nostre banche, i nostri giornali” e una miriade di scritti e di dichiarazioni dello stesso tenore. E voi sapete benissimo che la Shoah è cominciata proprio cosi.

Voi, Santo Cielo, che avete provato sulla vostra pelle cosa ha portato la propaganda dell’Odio, come potete stare zitti, come potete non proferire parola contro il linciaggio mediatico in atto e alcuni di voi addirittura parteciparvi? Forse gli interessi strategici e politici valgono più dell’onore e della sopravvivenza di chi, come me, non si riconosce nell’odio fanatico? Mi auguro che queste mie parole non cadano nel nulla. Vi scongiuro, almeno, di riflettere sulla vostra, nostra, responsabilità morale. Fate che non subiamo nelle nostre case, ciò che a voi è stato inflitto un giorno e che, probabilmente, una cricca di criminali vorrà infliggere a tutti noi un domani.

Sherif El Sebaie

[Sherif El sebaie studia al Politecnico di Torino. E’ redattore di Aljazira.it, opinionista de Il Manifesto, ha collaborato con Stampa, Repubblica e Radio Radicale. E’ membro onorario della IADL, Islamic Anti Defamation League]

Aggiornamento – ecco una risposta, il 25 ottobre: Risposta alla lettera aperta

82 Responses to Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane

  1. emma il 20 settembre 2005 alle 12:36

    Trovo le ragioni di questa lettera pienamente condivisibili. Ha fatto bene NI a pubblicarla.

  2. georgia il 20 settembre 2005 alle 13:08

    bravo jan, ma … allora ha ragione forlani … non sei proprio malaccio e io non ti ho capito veramente ;-) peccato che tu sia ossessionato dalla sicurezza e che tu veda troll ovunque anche in una signora che si sistema il cappellino controsole ;-).
    Sherif El Sebaie ha un blog molto interessante salamelik (linkato nel mio blog)
    http://salamelik.blogspot.com/
    che insieme a kelebek, di miguel martinez, e haramlik, di lia celi, (insegnante italiana che scrive dal cairo) sono frai più interessanti e meno conformisti della rete, e, comunque la si pensi, sono utili per capire quello che sta succedendo oggi.
    Poi c’è anche il bellissimo sito juragentium
    http://dex1.tsd.unifi.it/juragentium/it/index.htm
    andare in “rubriche”,e poi “la questione palestinese” (a cura di Raja Bahlul e Fiamma Bianchi Bandinelli e con Paola Canarutto in redazione, Paola è fra le persone pù intelligenti che io abbia mai incontrato in rete)
    Sono tutti linkati nel mo blog.
    georgia

  3. temperanza il 20 settembre 2005 alle 13:25

    Qualcuno della comunità ebraica ha risposto a questa lettera? Perché non chiedete una risposta ad Amos Luzzatto? Oppure, se una risposta c’è stata, non si potrebbe postare? Sarebbe più interessante leggerla qui dei nostri commenti, anche se questa è una vetrina minore rispetto alla carta stampata credo che molti che non lasciano commenti vengano però a leggere.

  4. Luca Tassinari il 20 settembre 2005 alle 14:09

    Non credo proprio che nelle comunità ebraiche italiane circoli una soverchia simpatia per la Fallaci.

    Non credo che gli ebrei tacciano di fronte alle manifestazioni di razzismo della Fallaci o di qualche leghista d’avanspettacolo contro i musulmani o contro altre minoranze.

    Non credo che l’islamofobia in Italia abbia raggiunto dimensioni anche solo lontanamente paragonabili a quelle dell’antisemitismo prima della Shoah.

    Non credo che sia imminente per i musulmani qualcosa di anche solo lontanamente paragonabile alla Shoah.

    Credo che accusare gli ebrei di essere insensibili ai torti subiti da altre minoranze sia ignobile.

    Lo stesso autore di questa lettera cita Amos Luzzatto, presidente dell’UCEI, mentre riconosce apertamente che il razzismo oggi non colpisce solo gli ebrei. Quello che l’autore non dice, è che queste cose Luzzatto le diceva quattro anni fa, prima dell’undici settembre, prima di quella data che secondo lui avrebbe dato il via alla campagna mediatica contro i musulmani. Luzzatto, personalità eminente dell’ebraismo italiano, vedeva il razzismo contro i musulmani prima ancora che prendesse le presunte dimensioni apocalittiche paventate in questa lettera.

    In quell’occasione Luzzatto disse anche altre cose che probabilmente non facevano gioco all’autore della lettera. Descrisse molto bene cosa fu la Shoah e come fu preparata. Forse vale la pena leggerlo per intero, per capire meglio quanto sia assurdo paragonare quelle atroci persecuzioni con le isterie di Oriana Fallaci o di Ida Magli.
    http://www.emsf.rai.it/scripts/documento.asp?id=754&tabella=trasmissioni

    Credo che questa lettera sia profondamente ingiuriosa nei confronti delle comunità ebraiche italiane.

  5. georgia il 20 settembre 2005 alle 14:16

    Le cose che dice luzzatto le diceva già, in tempi non sospetti, tullia zevi che aveva profeticamente lanciato l’allarme, ma … nessuno le ha dato retta e non solol a lega ha continuato con le sue follie razziste, ma oggi vengono dette anche dalla presidenza del senato.
    La comunità ebraica italiana non è monolitica e certo molti non apprezzerebbero questa lettera altri sì.
    Come ha detto svariate volte Tullia Zevi gli ebrei italiani sono cittadini come tutti gli altri: alcuni votano a sinistra altri a destra altri al centro
    geo

  6. Luca Tassinari il 20 settembre 2005 alle 14:27

    Concordo con temperanza. Sarebbe interessante conoscere le risposte delle comunità ebraiche. Cercherò di informarmi in proposito.

  7. tashtego il 20 settembre 2005 alle 15:10

    Diffido di qualsiasi enunciato che si pone sotto un’egida religiosa, ma la lettera è interessante anche se non condivido l’equiparazione che fa tra antisemitismo e ripulsa anti-islamica.
    Mi pare forzata per molti motivi, alcuni dei quali sono evidenti.
    Nella sostanza mi pare che dica: in Europa succederà domani all’Islam quello che è successo ieri agli ebrei, perché il razzismo è un sentimento che esiste per sé, indipendentemente dalla contingenza storica che lo porta ad applicarsi a questo o quell’obbiettivo.
    Condivido quest’ultima affermazione.
    Il razzismo è un sentimento di ripulsa della maggioranza verso le minoranze, qualsiasi esse siano.
    È anche il sentimento di disprezzo per chiunque sia più debole e tuttavia ci pone qualche problema, come per esempio accade agli israeliani nei confronti dei palestinesi, eccetera.
    Avrei perciò preferito un discorso più generale, che contenesse elementi di critica e auto-critica, perché non è solo l’Occidente ad essere razzista.
    Avrei preferito che dicesse: siamo noi, ebrei e musulmani, esenti da razzismo, oppure il discorso vale anche per noi?
    Detto questo, mi sembra che la sinistra italiana lasci dire e fare troppo ai razzisti, leghisti e non.
    Troppa indulgenza, stanchezza e, sotto sotto su certi temi, connivenza per paura di inimicarsi strati di elettori razzisti, chi lo sa.
    Credo che l’Italia sia l’unico paese in Europa ad avere al governo un partito apertamente razzista.
    Ma la sinistra non lo ripete abbastanza e tace.

  8. temperanza il 20 settembre 2005 alle 15:19

    La sinistra tace forse perché una delle caratteristiche degli italiani è prendere tutto poco sul serio, le parole, le persone, le parole che dicono le persone, tutto diventa macchietta, occasione di battuta, mai grave, mai pericoloso, in fondo risolvibile a tarallucci e vino. Bossi alle sacre sorgenti del Po fa ridere, al massimo fa vergognare, ma cosa sappiamo noi delle nostre valli? Vediamo solo gli allegri vignaioli.

  9. tashtego il 20 settembre 2005 alle 15:45

    la sinistra tace perché è la continuazione della destra con altri mezzi.

  10. temperanza il 20 settembre 2005 alle 15:52

    Beh insoma, io in ogni caso voto, senza illusioni.

  11. georgia il 20 settembre 2005 alle 15:56

    il razzismo, è presente in ogni paese del mondo, e non credo si possa eliminare completamente, pero si può tenere sempre sotto controllo con strutture democratiche.
    In Italia al momento non succede, ha ragione tashtego.
    Il razzismo è la cosa più odiosa che ci sia e non ha giustificazioni, ma quello che a me spaventa veramente è solo quello di stato.
    Se è razzista un poveraccio senza potere è cosa riprovevole, ma non realmente pericolosa nell’immediato, il pericolo esiste (ed è enorme perchè prima o poi ci riguarderà TUTTI anche chi crede di essere al sicuro) quando un partito o, ancor peggio, un governo o altro potere se ne fa megafono.
    La fallaci la magli e altri isterici individui non mi fanno poi eccessivamente paura, posso anche accettare che abbiano il diritto di esprimere le loro vomitevoli posizioni, il pericolo è quando il presidente del senato dice le cose della fallaci, lì è stato passato il vero limite di sopportazione democratica e allora:
    Non chiederti per chi suona la campana, perchè sta suonando per te.
    georgia
    P.S
    Naturalmente non sono d’accordo con sul fatto che la sinistra sia la continuazione della destra. Le differenze esistono ancora, eccome se esistono, senza naturalemnte aspettarmi la perfezione.

  12. temperanza il 20 settembre 2005 alle 16:10

    Io sono molto più preoccupata dal razzismo silente, inconsapevole, normale, banale del singolo, è il poveraccio che mi fa più paura, il poveraccio che non parla, o che noi non sentiamo perché non vediamo che parla, quello che non fa paura perché è piccolo, sembra innocuo, chiacchiera a vanvera, crediamo noi. Il poveraccio senza potere è la carne che prima o poi il potere mette sul fuoco per preparare l’arrosto. La banalità del male, do you remember?

  13. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 20 settembre 2005 alle 16:14

    Oriana Fallaci, Ida Magli, Fiamma Nirenstein….

    Per Tashtego: per favore, un pò di rispetto almeno per la Resistenza e la lotta di Liberazione (1943-1945) e per i ragazzi con le magliette a strisce (Genova 1960) o per i ragazzi di Genova, luglio 2001.

    La cosa più sconvolgente è sapere che vi sono anche ebrei nazisti, i coloni.

  14. andrea raos il 20 settembre 2005 alle 16:33

    io non trovo che questa lettera insulti nessuno (mi riferisco alle parole di tassinari). la posizione di luzzatto (e per estensione delle comunità che rappresenta) mi sembra riportata in modo corretto (devo appena precisare che, se cosi’ non fosse, mai e poi mai questa lettera sarebbe apparsa su nazione indiana).
    *
    anche il richiamo alla germania hitleriana è accompagnato da numerosi distinguo. devo pero’ anche dire che io sono di varese (non ci abito ma ci vado spesso), e so che i segnali inquietanti da quelle parti non mancano. con questo non voglio essere “paranoico”, ma invitare tutti alla massima vigilanza e reattività.
    che è anche il senso della lettera, mi sembra.
    *
    aggiungo solo che sono molto d’accordo con tashtego su un punto : sarebbe bello se simili appelli e prese di posizione venissero non da questa o quella comunità religiosa ma da un fronte laico (magari addirittura comune). la famosa frase di levi contro i “savi antichi” io l’ho sempre capita cosi’.

  15. effeffe il 20 settembre 2005 alle 16:36

    C’è un fatto accaduto durante l’occupazione nazista in Francia che ispirò Albert Camus. Due giovani resistenti francesi sono sotto tortura in un appartamento della città in completa balia di bastardi aguzzini della gestapo. In un momento di “pausa” in cui i due torturati restano al palo legati e quegli altri a farsi un giro, entra la donna delle pulizie. Entra nell’appartamento “vuoto” e alla richiesta di uno dei due- immagino il volto trasfigurato dalla gioia di vedere qualcuno che non fosse vestito di nero- di un bicchiere d’acqua, quella risponde che è solo la donna delle pulizie. Era un articolo pubblicato in un numero speciale di magazine letteraire dedicato al “male”. E’ quella banalità, molto kafkiana, che ti pugnala e uccide come un cane.
    Per il resto mi piacerebbe sapere che cosa ha risposto Moni Ovadia, ma innanzitutto cosa risponderei io, che non so, e che “purtroppo” non sono nemmeno ebreo.
    Grazie a jan. Testo importante.

  16. andrea raos il 20 settembre 2005 alle 16:38

    “La cosa più sconvolgente è sapere che vi sono anche ebrei nazisti, i coloni.”

    ecco appunto, sono frasi come questa che mi mandano letteralmente in bestia.
    e sia chiaro che non ho la benché minima simpatia per i coloni.
    di costanzo, in questi casi la parola in meno è sempre la parola migliore.

  17. Luca Tassinari il 20 settembre 2005 alle 16:42

    Giorgio Di Costanzo, non mi risulta che i coloni ebrei di Gaza e di altri insediamenti abbiano emanato leggi speciali contro i palestinesi, li abbiano costretti a cedere i loro beni in cambio della vita, ne abbiano distrutto sistematicamente i luoghi di culto, ne abbiano impedito l’accesso alle scuole e alle università e a qualunque carica pubblica, li abbiano obbligati a indossare un segno di riconoscimento, li abbiano infine sterminati in massa.

    Tutte queste cose, invece, sono state fatte dai nazisti agli ebrei.

    Equiparare gli i coloni ebrei ai nazisti è uno degli sport preferiti degli antisemiti più convinti, così come equiparare Sharon a Hitler.

  18. georgia il 20 settembre 2005 alle 16:53

    si certo temperanza, ma ci vuole sempre un potere che lo metta sul fuoco, questo la arendt lo ha spiegato benissimo.
    E in italia mi sembra che il potere stia accendendo il fuoco e il signor pera sia il fuochista di turno, ma dietro (neppure troppo silenti) ci sono i signori che comanderanno ai loro fiancheggiatori di ubbidire banalmente.
    Beh cerchiamo almeno noi cittadini di non essere, inconsapevolmente, complici della banalità del male e soprattutto non diciamo che gli orrori del passato non possono riaccadere. Possono eccome se non si prevengono.
    Certo non si ripeterà l’orrore passato, spero che nessuno lo permetta mai su nessuno, ma anche dovesse succedere molto meno mi sembra sia il caso di allarmarsi lo stesso.
    Forse non tutti sanno che il razzismo di Stato in italia non cominciò contro gli ebrei ma contro gli etiopici durante e dopo la guerra in etiopia, 1935, lì iniziarono alcune leggi che limitavano i diritti dei cittadini stranieri in base all’appartenenza razziale, allinizio erano cittadini stranieri soprattutto etiopi, poi si arrivò alle orride leggi razziali nei confronti di cittadini italiani, il regime fascista, checchè ci dicano oggi i nostri destri nazionali fu razzista e antisemita fin dall’inizio anche se il salto legale (con leggi che prima il re e il senato di nomina regia non avrebbe permesso) iniziò proprio con le restrizioni, confinamenti e deportazioni di cittadini etiopi e libici che educarono gli italiani a “tollerare” e “acccettare” il razzismo che è una besti che se gli dai il via non lo ferma più nessuno.
    georgia

  19. Luca Tassinari il 20 settembre 2005 alle 16:54

    andrea raos, tu dici: «io non trovo che questa lettera insulti nessuno (mi riferisco alle parole di tassinari)»

    Bene, riporto qui sotto le mie argomentazioni rovesciate. Nessuna di queste dovrebbe sembrarti un insulto alle comunità ebraiche:

    Nelle comunità ebraiche italiane circola una soverchia simpatia per la Fallaci.

    Gli ebrei tacciono di fronte alle manifestazioni di razzismo della Fallaci o di qualche leghista d’avanspettacolo contro i musulmani o contro altre minoranze.

    L’islamofobia in Italia ha raggiunto dimensioni paragonabili a quelle dell’antisemitismo prima della Shoah.

    È imminente per i musulmani qualcosa di paragonabile alla Shoah.

    Accusare gli ebrei di essere insensibili ai torti subiti da altre minoranze non è ignobile.

  20. temperanza il 20 settembre 2005 alle 17:07

    @ Andrea raos

    Anch’io credo che questa lettera vada letta con grande prudenza, dà per scontate troppe cose, con una grande capacità di parlare al lettore, con grande efficacia, è una lettera scritta con una sofisticata capacità di fare appello all’empatia del lettore e probabilmente, per quella simmetrica miopia che hanno sempre le parti avverse, chiamiamole così, è anche in perfetta buona fede, proprio per questo mi piacerebbe davvero che venisse commentata da una persona equilibrata come Amos Luzzatto per sentire come la legge un ebreo, io non lo sono, ma ho avuto l’impressione che pur essendo indirizzata alle comunità ebraiche sia una lettera indirizzata all’opinione pubblica italiana, se fosse così sarebbe anche una sottile e intelligente forma di propaganda, davvero, non mi sento si giudicare, vorrei prima sentire anche l’altra parte in causa.

  21. Marco Di Porto il 20 settembre 2005 alle 17:07

    Mi piacciono il tono e l’impostazione, di questa lettera di El Sebaie: perchè sono una dimostrazione di apertura e considerazione per l’ebraismo da parte di un esponente del mondo arabo italiano. Sono convinto che i due mondi debbano avvicinarsi e collaborare – sono ambedue in diaspora, meno coinvolti nei fatti in Medio Oriente, ne hanno maggiore possibilità.
    Meno d’accordo sui contenuti. Condivido in pieno quel che ha scritto Tassinari.

  22. effeffe il 20 settembre 2005 alle 17:20

    un fronte laico ecco quello che ci vorrebbe
    sono totalmente d’ccordo con Raos
    in tempi come questi
    sarebbe molto meglio se Dio si facesse un giretto altrove
    Bonhoeffer più di Ratzinger
    Spinoza più di Descartes
    Coppi più di Bartali
    e Camus più di Marx

    effeffe

  23. tashtego il 20 settembre 2005 alle 17:23

    Tutti noi umani siamo razzisti.
    Nel senso che il razzismo fa parte della “destra naturale” che è in ciascuno di noi.
    La reazione razzista è quella che ci viene più spontanea, quella della quale sulle prime non ci accorgiamo, quella che ci pensiamo dopo.
    Fa parte di quel sentire spontaneo che affiora quando cultura e mente, con le loro eventuali istanze politiche e di civiltà, si rilassano, lasciando spazio alla reazione naturale.
    Sono razzista se dò spontaneamente del tu al nero che mi mette la benzina, se mi incazzo col filippino che mi taglia la strada e penso tornatene al paese tuo?
    Sì e no: lo sono solo nella forma naturale, ma non in quella cosciente, che è quella che, a mio parere, conta.
    Le emozioni e i contrasti forti estraggono il razzista che è in noi e lo rendono palese: in stato di pace e senza problemi tutti sono anti-razzisti, ma provate ad avere un campo nomadi sotto casa.
    Sono però d’accordo che è il razzismo di stato quello veramente pericoloso.

  24. temperanza il 20 settembre 2005 alle 17:23

    @Effeffe
    E’ agghiacciante quell’aneddoto, è proprio quello il vero pericolo, e credo che nessuno possa dire di essere perfettamente vaccinato, in altre forme magari, con altre apparenze e in circostanze molto diverse, ma il rischio di dire “sono solo la donna delle pulizie” non è consegnato al passato.

  25. tashtego il 20 settembre 2005 alle 17:24

    Quanto alla sinistra come continuazione della destra con altri mezzi, mi riferisco alla sinistra di OGGI, naturalmente.

  26. temperanza il 20 settembre 2005 alle 17:25

    Io credo che il razzismo di stato possa esistere dopo che ha piantato le radici nell’anima del singolo, lo stato è fatto di uomini.

  27. tashtego il 20 settembre 2005 alle 17:26

    Perché nessuno cita mai la banalità del bene?
    E la banalità del tutto?

  28. emma il 20 settembre 2005 alle 17:34

    Anche io penso che il razzismo sia sempre possibile. Ed è una possibilità che riguarda tutti i popoli e tutti gli individui, nessuno escluso. Nella lista degli esempi citati dalla lettera (a ragione) compaiono nomi che fino a tempo fa si sarebbero detti di tutt’altro pensiero e sentimento.
    Chi avrebbe potuto supporre questa deriva per la Fallaci?
    E per la Magli? Non sono incredibili quelle parole in bocca a un’antropologa che aveva fama di studiosa seria, autorevole, femminista?
    Lo stesso Pera, filosofo liberale, pensatore laico, seguace di Popper… Chi avrebbe potuto immaginare questa miseria?

    (A me interessano – concordo con Marco Di Porto – il tono e l’impostazione complessivi della lettera, al di là delle singole affermazioni. E il tono è quello di chi cerca il dialogo, il confronto costruttivo).

  29. emma il 20 settembre 2005 alle 17:39

    fino a POCO tempo fa

  30. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 20 settembre 2005 alle 17:40

    Non sono assolutamete antisemita. Appartengo a una minoranza finita nei campi di sterminio e morte atroce, non ricordati da nessun monumento, celebrazione o riconoscimento . I bambini palestinesi hanno potuto vedere il mare (alcuni sono morti perchè non sapevano nuotare) pochi giorni orsono, per la prima volta. Spiegatemi perchè si può discutere di tutto e non dei palestinesi e del loro diritto a vivere. Tutti hanno diritto a vivere in pace, in libertà e con il pane necessario. TUTTI. Non mi piacciono le pagelle, gli schemi, le divisioni, i muri, l’apartheid. I buoni e i cattivi, il bianco e il nero, i nostri e i loro, il giusto e l’ingiusto. Ma se sono stato educato da “Kapò” di Gillo Pontecorvo, e il Diario di Anna Frank, e Primo Levi, Paul Celan. Ho una venerazione, VENERAZIONE, per Walter Benjamin. Non scherziamo e cerchiamo di ragionare. Vi sono alcuni partitini ultraortodossi e di estrema destra (hanno pochi eletti) nel parlamento israeliano. Anche quelli debbo rispettare? Tutti gli omosessuali sono buoni. Tutti gli americani sono magnifici. Tutti i cittadini di Israele sono perfetti. Tutti i palestinesi sono terroristi e Arafat è morto di morte naturale. Va bene così? Amo (alla follia) le cose che scrive Fiamma Nirenstein sulla “Stampa” e anche i suoi interventi (con la bava alla bocca) a Radio3. Approvo chi ha compiuto la pulizia a Sabra e Chatila e odio quel folle, pervertito di Jean Genet che si è inventato tutto. Va bene così?

  31. georgia il 20 settembre 2005 alle 17:40

    certo temperanza, verissimo, infatti senza questi anni di lega, di libero e di padania oggi pera non avrebbe mai detto le cose che ha detto e forse il corriere non avrebbe mai pubblicato la fallaci ma insisto a dire che il pericolo vero incominca quando il potere sposa (e sfrutta) i deliri isterici dei singoli uomini razzisti, poi tutto tracima e diventa una inondazione.
    Se c’è un (uno cento o mille) razzista sperduto nelle valli io posso anche non saperlo, ma se c’è pera, seconda carica dello stato, che parla alla televisione io non ho più scusanti e non posso dire che sono solo la donna delle pulizie.
    Uno come pera se eravamo ancora in un paese civile doveva dare le dimissioni e siamo in molti a capirlo, ma pochi a chiederlo.

  32. georgia il 20 settembre 2005 alle 17:44

    sarà emma che non si potesse immaginare, ma io DA SEMPRE ho simpatizzato molto poco sia per la fallaci che per la magli che per pera opportunisti tutti e tre. Erano i tempi diversi non le persone che sanno annusare l’aria che tira ;-)

  33. emma il 20 settembre 2005 alle 18:51

    Potrei obiettare che la simpatia non è un argomento. O che non so leggere i fondi di caffè. O che io sono ingenua e tu no. Vedi tu :-)

  34. tashtego il 20 settembre 2005 alle 19:35

    da sempre quando?
    la Fallaci la leggevo quando scriveva i suoi réportage sull’Europeo: aveva le sue idiosincrasie, ma non era affatto de destra.

  35. georgia il 20 settembre 2005 alle 19:36

    @Emma
    :-) non credo che tu sia ingenua, non credo di saper leggere i fondi di caffè (purtroppo) e credo che la simpatia sia un argomento, però forse tu non avevi mai letto le tre persone prima del loro impazzimento pubblico e .. . avevi fatto benissimo :-)

    @giorgio a che minoranza appartieni?

  36. andrea raos il 20 settembre 2005 alle 20:07

    tassinari,
    tutte le precisazioni fattuali sono doverose; a me ad esempio piacerebbe sapere chi sono gli ebrei che hanno partecipato al “linciaggio mediatico” (quale?) e – soprattutto – se l’hanno fatto “in quanto ebrei” (perlomeno in italia, mi stupirebbe alquanto).
    ma questa lettera di fondo mi sembra la ricerca di un dialogo, e da questo punto di vista trovo che tu lo travisi.
    *
    di costanzo,
    le tue precisazioni vanno benissimo. ma se dai dei nazisti ai coloni ti metti dalla parte del torto, e non un torto qualunque : è praticamente la posizione di hamas. vedi un po’ tu.
    *
    sommessamente ribadisco : è davvero inevitabile che si dialoghi “fra comunità”? non si puo’ provare ad attraversarle? laici (atei) pacifisti provenienti da qualunque confessione?
    è questa la mia vera riserva su questa lettera (che da questo punto di vista, concordo con temperanza, sfiora la propaganda).

  37. Trespolo il 20 settembre 2005 alle 23:23

    Boh, sono sempre perplesso quando leggo paragoni e confronti così arditi. Non mi pare, come già detto in precedenti commenti, che in italia esista una così profonda forma di razzismo nei confronti dei musulmani.
    Abito, non sempre, in un quartiere (il Carmine) al centro storico di Brescia che conta, su 30.000 residenti circa, quasi 20.000 immigrati (la città ne somma 35.000 regolati per meno di 180.000 complessivi) e quello che vedo non mi porta a concludere che gli immigrati, tutti, siano circondati da uno striscinte o evidente razzismo.
    Forse piglio una cantonata clamorosa, può essere, ma non ho mai visto nessuno inseguire arabi con coltelli o bottiglie rotte, ho invece assistitito (nell’ultimo anno meno, nei precedenti era molto più frequente) ad arabi che si accoltellavano e “sbottigliavano” fra di loro più o meno allegramente.

    Non conosco Sherif El Sebaie, ma la sua posizione mi pare un eccesso di prudenza. Dovessi scegliere una linea di condotta comune per vivere tutti quanti meglio la riassumerei in una sola parola: reciprocità.

    Buona notte. Trespolo.

  38. Trespolo il 20 settembre 2005 alle 23:24

    Ops, “regolati” è un errore di battitura, volevo scrivere “regolari”. Mi scuso per l’errore.

    Buona notte. Trespolo.

  39. nissim il 21 settembre 2005 alle 08:54

    In questa lettera mancano riferimenti all’antisemitismo diffuso nel mondo arabo, anche tra i musulmani italiani. Dubito che tra gli ebrei italiani (che per due terzi sono di origine libica o persiana) ci possa essere qualcuno che la prenderebbe in considerazione.
    In questa lettera non si scrive che gli autori di libretti sull’omicidio rituale, in cui gli ebrei sono accusati di uccidere bambini cristiani o musulmani, sono considerati fonti affidabili dai redattori di manifesto e liberazione, nonché dai vari kelebeker e lia.
    Però la scelta dei tempi è oculata. Tra pochi mesi ci sarà il Congresso dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane e la presidenza di Amos Luzzatto è a rischio perché considerata (a torto o a ragione) troppo critica verso il governo-amico-di-Israele. Se anche qualcuno dall’interno delle Comunità, rispondesse a questa lettera come credete che andrà a finire ?

  40. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 10:32

    emma: «il tono è quello di chi cerca il dialogo, il confronto costruttivo»

    andrea raos: «questa lettera di fondo mi sembra la ricerca di un dialogo»

    Vi chiedo: vi sembra una buona mossa aprire il dialogo accusando l’interlocutore di essere indifferente ai razzismi che non lo riguardano, e addirittura di parteciparvi attivamente?

    «come potete stare zitti, come potete non proferire parola contro il linciaggio mediatico in atto e alcuni di voi addirittura parteciparvi?»

    Vi sembra il tono di uno che cerca il dialogo? Non sentite un forte odore di provocazione?

    nissim, anche se le comunità ebraiche non risponderanno ufficialmente (e dato il tono e i contenuti della lettera, avrebbero tutte le ragioni per non farlo, secondo me), sarebbe interessante sentire qualche parere, anche informale, degli ebrei italiani.

    A tal proposito, ho segnalato questo thread nel newsgroup it.cultura.ebraica. Quando google groups avrà archiviato il mio messaggio, manderò il link, in modo che chi è interessato possa leggere eventuali risposte.

  41. temperanza il 21 settembre 2005 alle 10:42

    @Nissim
    Non ho idea di come andrà a finire, ma penso che è sempre meglio rispondere a una lettera aperta come questa. Precisare, eventualmente smontare gli argomenti, discutere duramente aiuta a far capire anche a chi ne ha apprezzato il tono, come qui, o alcune parti, quanto c’è eventualmente di strumentale. Almeno ai tuoi occhi. Dal tuo nick immagino che tu sia ebreo, vorrei dirti, ma penso che tu lo sappia da solo, che c’è in Italia un filosemitismo di maniera, molto facile da praticare e che permette pigramente di dire non sono problemi miei, gli ebrei a me piacciono, sono tanto intelligenti, ho tanti amici ebrei, esattamente come permette di dire gli ebrei sono avari, o altre amenità del genere. Insomma, invece di chiedere ai non ebrei tra noi che leggono solo il giornale come andrà a finire, spiegaci come la pensi tu, non è che la pensiate tutti allo stesso modo, mi pare.
    Un piccolo OT che mi è venuto in mente adesso a proposito del “gli ebrei sono avari”, si dice spesso i francesi sono arroganti, i tedeschi sono ordinati (credo), gli inglesi sono sporchi, o altro . Dove finisce la cazzata e dove inizia il razzismo?

  42. georgia il 21 settembre 2005 alle 12:04

    Secondo me il razzismo inizia quando proprio non si riesce a capire la cultura dell’altro (chiunque esso sia) e la si giudica solo usando come parametro il proprio conformismo (al momento più o meno marziale).
    Non esiste mai razzismo se si tenta di dialogare, anche se magari lo si fa in modo ingenuo o eccessivamente marcato dalla propria cultura e dai propri pre-giudizi, e parlando di questi argomenti scottanti è facile fare delle enormi scivolate, ma se ognuno rimane ancorato al proprio piccolo stagno e fa le pulci alle rane non se ne uscirà mai.
    Girando in rete si sentono dire cose incredibili e a volte orripilanti da ambedue le parti.
    Ho sentito un mite signore che ce l’aveva con i ds e il suo candidato regionale in lombardia dire che a milano sono forti gli interessi ebraici e che i voti ebrei a milano e provincia sono calcolabili sui due milioni, cosa che mi ha fatto saltare letteralmente sulla sedia con il mouse fra i denti, visto che credo gli ebrei in Italia non raggiungano i 100.000 (e forse neppure i 50.000 ora non lo so con precisione). Ora però mi fa saltare sulla sedia anche nissim che dice che la maggioranza degli ebrei italiani sono di origine libica e persiana.
    Su cosa si basa questa tua affermazione?
    Che molti antisemiti di ieri oggi si nascondano dietro un filosemitismo di maniera e snob solo per poter dar sfogo all’antisemitismo verso l’altra meta dei semiti del mondo è cosa ormai fin troppo chiara e dirlo credo sia anche lo scopo della lettera.
    E’ anche vero che sollevare questo argomento è oggi considerato offensivo.
    Ad ogni modo trovo interessante la cosa ricordata da Nissim dell’avvicinarsi del congresso, perchè inserirebbe il tutto all’interno della politica, cosa che a me non dispiace affatto, preferisco sempre che le cose siano realisticamente agganciate alla politica che astratte e isteriche. Serve sempre per capire meglio le reali situazioni.
    georgia
    P.S
    Nissim puoi essere più preciso, e con esempi, su quanto affermi scrivendo:
    “In questa lettera non si scrive che gli autori di libretti sull’omicidio rituale, in cui gli ebrei sono accusati di uccidere bambini cristiani o musulmani, sono considerati fonti affidabili dai redattori di manifesto e liberazione, nonché dai vari kelebeker e lia”. Io leggo spesso kelebek e lia, non sempre sono d’accordo con loro, ma simili bestialità non le ho mai sentite dire.
    Se sei più preciso mi fai un piacere perchè kelebek e lia in rete (ma anche da padania, libero domenicale e magdi allam nonchè da quel giornalista che ha un cane di nome nando) sono accusati di cose fantasiose e romanzesce del tutto false, e quindi mi piacerebbe capire se anche questa tua affermazione lo sia?
    georgia

  43. temperanza il 21 settembre 2005 alle 12:15

    Forse l’affermazione di Nissim si basa sul fatto che la maggior parte degli ebrei italiani è sefardita.

  44. gabriella il 21 settembre 2005 alle 12:27

    Quando si leggono gli esperimenti fatti sul razzismo e sul pregiudizio razziale fatti dagli psicologi sociali c’è da rabbrividire… nessuno di noi è esente dall’aggressività, possiamo diventare(siamo potenzialmente) tutti torturatori, questo è il fatto inquietante. Quando Castelli dice in pubblico che noi non siamo in guerra con l’islam ma è l’islam che ci odia abbiamo un ulteriore esempio del pregiudizio e della volontà di creare tensione. Io trovo questa lettera parecchio ambigua nei passaggi segnalati da Tassinari, ad ogni buon conto sarebbe utile al dialogo una risposta della comunità ebraica.
    La Fallaci e la Magli venti anni fa scrivevano libri che mai avrei pensato potessero portare alle derive di pensiero che esprimono oggi… nemmeno leggendo i fondi del caffé!

  45. nissim il 21 settembre 2005 alle 13:02

    per Luca Tassinari:
    la newsletter Kolot, legata al sito http://www.morasha.it/ ha messo in giro la lettera. Pur avendo larga diffusione, non è la voce ufficiale dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, ma rappresenta esclusivamente quella del dott. David Piazza, proprietario della omonima casa editrice. A volte Morashà mette in circolazione le risposte dei lettori, a volte no. Speriamo stavolta sì. A rileggerci su ICE.

    per Temperanza
    La comunità di cui faccio parte io non figura nell’elenco dei destinatari, e non ha nemmeno ricevuto la lettera. Se dovesse capitare credo ci scapperebbe una assemblea per decidere se e come rispondere. Prevedo una partecipazione di un centinaio di persone.
    Indubbiamente l’autore della lettera tocca questioni serie. La stessa Ida Magli non è esattamente una amica del popolo ebraico che fin dai tempi del suo scritto sulla Madonna dipinge come una razza maschilista e prevaricatrice (sposando tesi dell’antisemitismo cattolico).

    per georgia e un po’ per tutti.
    Nella cultura italiana c’è un grosso rimosso. Non una ignoranza, proprio un rimosso. Ovvero che l’Italia, dagli anni 60 ad oggi, ha accolto decine di famiglie di ebrei provenienti dalla Libia, dalla Persia, dall’Egitto, dalla Tunisia o dalla Siria, gente che è stata cacciata fuori in miseria da regimi “laici” nazionalisti o da fondamentalisti islamici, che procedevano al pogrom.
    Di queste vicende non parla Lia, che censura i post sull’argomento, non parla Kelebek, che invece dà ospitalità a un individuo losco come Israel Shamir, da lui definito un generoso sognatore – ecco qui un esempio della prosopopea del generoso sognatore
    http://www.stephenpollard.net/002071.html.
    Di queste vicende la stampa di sinistra non parla. Victor Magiar, consigliere DS al Comune di Roma, ha presentato la sua autobiografia, centrata sui pogrom libici, e ne ha parlato solo Il Foglio.
    Di tutto questo, dell’antisemitismo arabo, purtroppo non parla l’appello in questione.
    Cmq, per chiarire: le generazioni successive sono italiani a tutti gli effetti, costituiscono la maggioranza degli iscritti alle maggiori Comunità ebraiche, Roma e Milano. Come dimostra la nomina del nuovo rabbino di Milano (nato a Tripoli), col tempo diventeranno -come in Francia- la maggioranza tout court. E’ con questo complesso di sensibilità (che non è automaticamente di destra, ma allo stesso tempo non ha la memoria della Shoah) che dovranno dialogare gli intellettuali ebrei italiani di sinistra, come Luzzatto, se vorranno mantenere l’autorevolezza e la rappresentatività che hanno.
    Fermo restando che la sfida “demografica” è già persa. Gli ebrei in Italia sono meno di 50.000, iscritti alle comunità e pertanto votanti sono meno di 35.000, ma uno si impegna nella vita della comunità e paga i contributi, se la comunità gli dà qualcosa (a Milano, per esempio, scuole). E’ un dato di fatto che gli ebrei italiani, laici e di sinistra, preferiscono che i figli frequentino il Parini o il Berchet che non la scuola ebraica.

    infine posto qui il commento che ho scritto sul blog originale di Salam(e)link
    Faccio parte della prima e più importante Congregazione Ebraica Liberale italiana – http://www.levchadash.it
    Uno dei nostri obiettivi è il dialogo tra le religioni. Lo scorso novembre, alla cerimonia di insediamento della nostra rabbina (la prima rabbina donna nella storia d’Italia), abbiamo invitato anche una confraternita sufi. I loro rappresentanti erano regolarmente presenti. Abbiamo invitato anche il COREIS e i Giovani Musulmani d’Italia, ma questi non si sono fatti vedere. Una nostra delegazione ha partecipato poi alla rottura del digiuno di Ramadam, invitati dalla confraternita sufi.
    Abbiamo proposto ai nostri amici sufi, e lo proponiamo a tutti i musulmani che incontriamo, progetti per fare incontrare i bambini, e far conoscere loro le reciproche culture e religioni. Siamo convinti che due bambini che hanno giocato assieme non diventeranno due adulti che si sparano addosso. Però da parte musulmana non abbiamo risposte.
    Qualcuno sa perché ?

  46. georgia il 21 settembre 2005 alle 13:05

    Ok temperanza anche se l’origine libica a cui nissim allude credo sia un po’ più recente ;-)
    Però l’affermazione di nissim che mi stava a cuore chiarisse era quella che kelebek e lia (oltre a manifesto e liberazione) sponsorizzino individui che dicono che gli ebrei facciano riti con bambini cristiani e musulmani.
    La sua accusa, non so se ve ne rendete conto, è di una gravità inaudita e io sono basita :-(
    Ho comunicato a kelebek di quanto lo si accusi e se leggeràl mio messaggio, e se vorrà, potrà difendersi lui stesso
    geo

  47. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 21 settembre 2005 alle 13:06

    Bello l’intervento di Georgia. Apre la mente, fa pensare. A Gabriella: a meno che un giorno impazzisca (tutto può accadere) non mi vedo nei panni di un torturatore. Pregiudizi: ho avuto un’educazione cattolica, ero chierichetto e a 17 anni abbandonando la Chiesa, scegliendo un’altra Chiesa (il P.C.I.) ho faticato (e continua la lotta) a scrollarmi di dosso il vecchio fardello. Forse non esistono Verità assolute, ma tante Verità soggettive (e discutibili). Ogni religione (i buddisti li vedo meno coinvolti) afferma di essere l’unico veicolo di Salvezza e di essere dalla parte del “vero” dio (minuscolo!). I guai cominciano da questo.
    Anna Maria Ortese, il mio Maestro, fin da ragazzino mi ha sempre ricordato che è necessario essere sempre dalla parte delle vittime. Le vittime cambiano, non sono mai le stesse e che la vita è santa (gli alberi, gli animali, tutto l’universo). “… Tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi, d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti….” (Corpo celeste, Adelphi)
    Seguirò il fraterno consiglio di Andrea Raos ad essere meno impulsivo.
    A me piace questo piccolo spazio di libertà (N.I.) che ho scoperto da appena un mese.

  48. georgia il 21 settembre 2005 alle 13:25

    Nissim ti vedo pù ragionevole che nel messaggio precedente dove forse l’emotività (e l’opportunità politica) ti aveva preso la mano ;-)
    Ora tu scrivi:
    “Di queste vicende la stampa di sinistra non parla”.
    Uffa che palle!
    Ma come? nel messaggio precedente dicevi addirittura che manifesto e liberazione sponsorizzavano chi parlava di riti ebraici con bambini.
    Forse se si cercasse tutti di avere un linguaggio meno folkloristico e roboante (soprattutto a destra) sarebbe tutto di guadagnato ;-).
    Israel Shamir è un israeliano di origine russa, scrive racconti abbastanza belli, ma è antisemita, questo è certo, però non tutti lo sanno.
    Paola Canarutto lo dice non appena ne ha la possibilità.
    geo
    P.S
    Secondo me il tuo messaggio è più diretto alle comunità ebraiche che a noi, e lo fai minacciando di non votare per luzzatto a meno che non vi diano scuole religiose o altro.
    Molti anni fa (mi sembra nel 1925, prima di essere confinato) Nello rosselli partecipò ad un congresso ebraico dove fece un intervento bellissimo e contrario alle scuole confessionali. Tra l’altro affermava che se la democrazia funziona le scuole confessionali sono un grande errore.
    Ma del resto capisco che gli interessi economici sono sempre prioritari a quelli civili e che le scuole private sono sempre un grosso affare :-)
    georgia

  49. georgia il 21 settembre 2005 alle 13:53

    gabriella siamo tutti potenziali razzisti alla “io boja”, ma escludo che siamo tutti potenzialmente dei torturatori, magari è facile che siamo tutti “solo donne della pulizia” quando ad esempio non ci indigniamo per il rapimento dell’egiziano prelevato dalla cia e portato in segreto in egitto per essere torturato visto che sia in italia che in america (e quindi anche nelle sue basi in italia) la tortura è proibita.
    L’egiziano non so di cosa fosse sospettato, ma la cosa, in questo caso, non mi nteressa. La tortura non è permessa e non si può rapire un cittadino sul suolo italiano ed esportarne la tortura.
    Io nel mio piccolo mi sono indignata a bestia, e tu?
    Non ricordo se qui qualcuno ne abbia mai parlato, forse è perche era solo un islamico?
    georgia

  50. tashtego il 21 settembre 2005 alle 13:58

    “… Tutto è divino e intoccabile: e più sacri di ogni cosa sono le sorgenti, le nubi, i boschi e i loro piccoli abitanti. E l’uomo non può trasformare questo splendore in scatolame e merce, ma deve vivere e essere felice con altri sistemi, d’intelligenza e di pace, accanto a queste forze celesti….”

    Certo, la diffidenza che mi generano i libri di Ortese si implementa all’istante se leggo una cosa come questa qui sopra.
    Se “tutto è divino e intoccabile”, nulla è divino e intoccabile, naturalmente: l’affermazione, oltre che essere priva di vero senso etico (il dilemma etico è un dilemma di scelta), è para-spiritualistica e lo spiritualismo è la malattia primaria di cui soffre da qualche secolo l’intellettualità – leggi: la (piccola) borghesia intellettuale – italiana.
    Io nemmeno credo che siamo tutti potenziali torturatori: penso che alcuni di noi non lo siano, ma non siamo in grado di sapere chi.
    Cioè non siamo in grado di sapere chi tra noi sacrificherebbe la vita pur di non compiere atti contro i propri princìpi.
    Qui sta il punto, o almeno uno dei punti.
    La vicenda della Shoa ci insegna proprio questo: tra la gente comune si annidano MOLTI carnefici, diretti o indiretti, così come tra noi “anti-razzisti” vi sono molti individui che alla prova dei fatti, cioè messi davvero di fronte ad un dilemma razziale, magari sotto stress, si rivelerebbero invece tutto il contrario.
    Niente di male in questo, finché non sappiamo chi siano: il principio di civiltà, eguaglianza & tolleranza serve proprio a questo: ci risparmia per tutta la vita di sapere in quantum di barbaricità che segretamente ci abita.
    Dunque nessuno si senta a priori esente dalla barbarie.
    Dunque l’obbiettivo è la salvaguardia del principio di civiltà, alla fine.
    Chiedo scusa per il tasso di ovvio di questo commento.

  51. tashtego il 21 settembre 2005 alle 14:01

    leggi “il quantum” invece di “in quantum”, please.

  52. temperanza il 21 settembre 2005 alle 14:06

    @Nissim
    Per quanto riguarda me sugli ebrei libici persiani ecc. nessun rimosso, solo vera ignoranza, pensavo che si trattasse di qualche caso isolato.

    @georgia
    Ma dove mai Nissim minaccia Luzzatto di non votarlo? (Tra l’altro non so neppure se si ricandiderà, ha i suoi anni anche lui)
    Ma che modo di ragionare è questo, scusami, analizzare criticamente quello che viene detto è un conto, travisarlo per amor di polemica, come mi pare tu faccia, lo trovo intellettualmente deprecabile.

  53. nissim il 21 settembre 2005 alle 14:09

    non mi piacciono i duetti on line, ma vedendomi tirato in ballo personalmente abuserò ancora una volta della pazienza di chi legge.
    La stampa di sinistra (e i due bloggers da te citati) non parla delle vicende degli ebrei in Nordafrica e nel mondo arabo. In compenso Il manifesto cita come fonte attendibile Israel Shahak.
    ( http://www.wernercohn.com/Shahak.html ).
    Questa sinistra non ha un rapporto facile con la maggioranza degli ebrei italiani, quelli che devono decidere se Luzzatto sarà il loro presidente.
    Shamir è antisemita ma uno dei due bloggers da te citati lo tiene in grande stima. Quell’altra esibisce una pagina di un certo Neuman in cui si dice che l’antisemitismo è una scusa inalberata dalle comunità ebraiche per coprire le nefandezze di Israele.
    Nel P.S. passi direttamente alla seconda persona plurale (“se vi danno soldi per scuole religiose”), ma io parlo solo per me stesso. Ho espresso una opinione sull’inopportunità politica di questa lettera aperta. Ma la dietrologia è un vizio. Sappi che non mancano tribune per lanciare messaggi all’Unione e c’è da chiedersi quanti candidati al prossimo Congresso leggono Nazione Indiana. Mi è stato chiesto un chiarimento, anche da te, a proposito di alcune espressioni, e credo di aver chiarito. All’interno del mio discorso le scuole sono solo un esempio dei servizi che le Comunità ebraiche offrono ai propri iscritti. Altri possono essere i prodotti kasher, o l’assistenza religiosa. Comunità che vedono sempre più famiglie ebraiche di origine siriana o libica, interessate a questi servizi, che discendenti dei Rosselli. Sono vicende note, Diario della settimana ne ha scritto qualche anno fa, come pure l’Espresso. Io non ho mai votato per l’elezione del consiglio dell’UCEI, dal momento che la mia Comunità non ne fa parte, né ha scuole da finanziare.

  54. georgia il 21 settembre 2005 alle 14:24

    veramente temperanza non lo facevo certo per polemica :-), anzi trovo le cose dette da nissim di grande interesse anche se avrei alcune cose da obbiettare su quanto ha scritto nell’ultimo commento, ma non lo farò ora visto che nissim ha detto chiarmanete che non ama dialogare on line.
    Nissim ha scritto quanto riporto qui sotto e a me sembrava proprio un “consiglio politico” a Luzzatto per essere votato, ma forse mi sono sbagliata. Nulla di grave, nèdi polemico:-)

    NISSIM:
    Cmq, per chiarire: le generazioni successive sono italiani a tutti gli effetti, costituiscono la maggioranza degli iscritti alle maggiori Comunità ebraiche, Roma e Milano. Come dimostra la nomina del nuovo rabbino di Milano (nato a Tripoli), col tempo diventeranno -come in Francia- la maggioranza tout court. E’ con questo complesso di sensibilità (che non è automaticamente di destra, ma allo stesso tempo non ha la memoria della Shoah) che dovranno dialogare gli intellettuali ebrei italiani di sinistra, come Luzzatto, se vorranno mantenere l’autorevolezza e la rappresentatività che hanno”.

  55. temperanza il 21 settembre 2005 alle 14:26

    appunto, è un dato di fatto, è così e non vedo ricatti di nessun tipo

  56. gabriella il 21 settembre 2005 alle 14:33

    Allora, per chiarire non ho espresso il mio pensiero, mi sono ricordata del mio esame di psicologia sociale di due anni fa(da studentessa attempata), signori vi assicuro che è racrappricciante leggere gli esperimenti fatti con volontari presi tra la gente comune…solo una piccola percentuale si rifiutava di torturare all’ordine di farlo. Sono di fretta ora, se ho tempo più tardi argomento in modo più dettagliato. E per chiarire ulteriormente, non era rivolto a nessuno in particolare il mio commento.

  57. gabriella il 21 settembre 2005 alle 14:34

    Racappricciante, pardon.

  58. Giorgio Di Costanzo (Ischia) il 21 settembre 2005 alle 15:30

    Anna Maria condannava la vivisezione e lo sfruttamento dei nostri amici-fratelli: cani, gatti e tutti gli animali. Era un’ecologista ante litteram. Strano che i Verdi italiani non l’abbiano ancora scoperta. Aveva destinato a Greenpeace quel poco (davvero poco) di eredità materiale. Contestava la concezione della vita come privilegio della razza “economica”, della umanità (cito) come summa del valore economico, del valore economico come unica carta d’identità. “…Ogni possesso è un arbitrio, ogni uso dell’altro è un’infamia… Il dolore dato all’altro non ha giustificazione…. Più uccidiamo e più siamo uccisi. Più degradiamo e più siamo degradati… Se c’è qualcosa che possiamo fare per l’uomo, è combattere la sua inumanità, intervenire contro i suoi delitti, che prima ancora di essere i delitti dell’uomo contro l’uomo, sono delitti dell’uomo contro la Terra! La Terra va adorata! Non uccisa e sfruttata….” Anna Maria è sconosciuta. Ignorata e snobbata in vita, figuriamoci ora! Ecco, andrebbe approfondita, letta, analizzata… Tanto per fare un nome: PierVittorio Tondelli, sfortunato scrittore morto a 36 anni, ha una bibliografia critica sterminata. Praticamente hanno analizzato anche gli scontrini al bar e gli appunti per il salumiere. Anna Maria ha esordito nel 1937, è “partita” il 9 marzo 1998 ed ha avuto solo tre studi critici (TRE). Un profilo biobibliografico di A. Borri (1988, Mursia), un’esaustiva, perfetta biografia di Luca Clerici ( 2002, Mondadori) e un mediocre, incompleto, inesatto, lacunoso ed approssimativo ritratto critico di Monica Farnetti (1998, Bruno Mondadori). Gli stessi errori Monica Farnetti li riporta nel primo volume (costosissimo) delle opere complete (siamo fermi ancora al I vol.) pubblicato da Adelphi nel 2002. Se chi si occupa di Anna Maria Ortese ignora perfino la data in cui ci ha lasciato e confonde date e dati e azzarda paragoni non supportati da argomentazioni adeguate il pregiudizio dell’estensore di queste righe (che non è nessuno) verso i poetessi e le poetesse aumenta e si alimenta. Ortese è un nome SCONOSCIUTO, un autore non LETTO, uno scrittore SNOBBATO. Tashtego hai tutti i motivi e le ragioni per inveire. E’ colpa nostra, degli amici di Anna Maria (Clerici, Haas, Fofi, Marie Gracieuse Martin-Gistucci, Dubravko Pusek, Patrick Mègevand) che sono pochi e insufficienti e con potere ZERO!

  59. tashtego il 21 settembre 2005 alle 15:39

    “C’è in Italia un filo-semitismo di maniera, molto facile da praticare…”.
    D’accordo, Temperantsa.
    È questo un punto importante.
    Il filo-semitismo – non l’anti-anti-semitismo, si badi bene – fa parte del politicamente corretto che regna sovrano sulle questioni delicate, impedendo un vero dibattito in merito e lasciando ristagnare problemi cruciali senza che si possa discuterne liberamente.
    Qui accade una cosa simile: ho colto tempo fa in N.I. una discussione sul problema dell’igiene dei campi-nomadi in cui alcuni nick si inalberavano fieramente in nome del politicamente corretto, al punto che chi disse che gli zingari putsano (cosa assolutamente vera) fu tacciato di razzismo.
    Aggiungo, per esempio, che ogni critica politica al governo israeliano viene subito impugnata dalla comunità ebraica occidentale come anti-semita, sicché nessuno si azzarda più a commentare nulla, per non dover subire pubblici linciaggi.
    Chi si ricorda cosa accadde ad Asor Rosa per aver usato in un suo libro (certamente sbagliando, ma secondo me in buona fede) la parola “razza” (invece di “etnia”?) riferendosi agli ebrei?
    Dunque rilancio qui, sicuro di non essere filato de pezza, la domanda classica: esiste un suo politico strumentale della Shoa da parte degli ebrei occidentali?

  60. tashtego il 21 settembre 2005 alle 15:50

    invece di “suo politico”, leggi “uso politico”, please.

  61. temperanza il 21 settembre 2005 alle 16:10

    @ Tashtego
    Ti filo io. Sempre sapendo e ricordando che io non ho avuto il nonno o la madre morta in un lager, né in un gulag, e in quella misura lacerante che non ha annientato solo singoli individui, ma intere comunità, con tutta la loro memoria e senso di identità (vorrei ricordare tutti gli altri genocidii, da quello degli armeni, alle popolazioni africane) sull’INSOPPORTABILITA’ DI OGNI POLITICAMENTE CORRETTO SONO CON TE. Il politicamente corretto non pensa, ha già la minestra surgelata pronta da scaldare nel microonde della mente.
    Ma sotto il sepolcro imbiancato del filo semitismo marcisce il solito cadavere dell’antisemitismo, dell’antiislamismo, della caccia al terrone di turno, allo slavo, al turco e chi più ne ha più ne metta. Il filosemitismo di maniera è la copertina calda.
    Distinguiamo, dico io, ogni volta, non una volta per tutte, perché gli acquisti all’ingrosso, nei due sensi, in questo campo non servono.
    Hai ragione, gli zingari puzzano, lo sento ogni volta che gli passo davanti. Sarà perché vivono in una baraccopoli? Forse non gli piace lavarsi, prima però gli darei un bagno, per decidere qual’è la causa.
    E ti assicuro che quando io sono critica con Israele con i miei amici ebrei, molti di loro sono d’accordo con me. Non tutti, e a volte con fatica, dipende dalla persona. Fiamma Nirenstein non sarebbe d’accordo, immagino. Certamente mi abbaierebbe Fini.
    Quella storia di Asor Rosa, – che anch’io credo fosse in buona fede, perché parlando di razza noi che non abbiamo avuto problemi non stiamo tanto a farci le pulci – è indicativa nei due sensi, quello della naturalezza con cui lui ha detto “razza” e quello della reattività esasperata con cui è stato messo idealmente alla gogna. Nei due sensi, però, sempre nei due sensi. Per questo credo che la precisione del linguaggio sia come il Niagara, più sei preciso, più lavi via le scorie.

  62. georgia il 21 settembre 2005 alle 16:10

    veramente io mi sono inalberata non sul fatto se alcuni zingari puzzino o meno, ma sul generalizzare e il politicamente corretto ‘un c’entra un ca***
    Io non credo che si possa dire “gli zingari puzzano”, io ad esempio conosco zingari che non puzzano affatto, e allora, come la mettiamo?
    Poi chiaro che al campo nomadi non avranno l’idromassaggio;-).
    E poi non si dice zingaro è termine dispregiativo perchè anche gli zingari non sono tutti uguali
    Rispondo io alla tua domanda: “esiste un uso politico strumentale della Shoa da parte degli ebrei occidentali?”.
    Formulata così non ho incertezze a risponderti: ASSOLUTAMENTE NO.
    Poi aggiungo che certo c’è da parte di alcuni ebrei occidentali (ma non solo occidentali) un uso strumentale della Shoa, soprattutto negli Usa, in europa molto meno, in Italia direi che il fenomeno sia quasi del tutto assente e che oggi sia più una strumentalizzazione all’interno della destra (della cdl) che delle comuntà ebraiche in particolare (fiamma nirestein a parte naturalmente).
    Come potrei mai affermare che Stefano Levi della Torre o Ovadia facciano un uso strumentale della shoa e dico i primi nomi che mi vengono in mente.
    Generalizzare è un’altra forma di razzismo perchè si leva responsabilità agli individui, ai singoli partiti, alle singole comunità.
    georgia

  63. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 16:37

    tashtego, chiedi: «Chi si ricorda cosa accadde ad Asor Rosa per aver usato in un suo libro (certamente sbagliando, ma secondo me in buona fede) la parola “razza” (invece di “etnia”?) riferendosi agli ebrei?»

    Sì, ricordo piuttosto bene. Ricordo che Asor Rosa non fu criticato solo per “aver usato la parola razza” – cosa già di per sé piuttosto grave – ma soprattutto per aver scritto che gli ebrei si sono trasformati da “razza perseguitata” a “razza persecutrice”, equiparando di fatto israeliani a nazisti e Sharon a Hitler.

    Ricordo anche una bella lettera di Reibman, portavoce della comunità ebraica milanese, che riassumeva bene la questione (per chi volesse controllare la fonte: lettera a Il Riformista, 28 gennaio 2003):

    «Asor Rosa nel suo libro, tra pag 191 e 200, parla di “razza ebraica” a sessant’anni di distanza dal dottor Mengele. E non usa certo le virgolette. Rispolvera a quarant’anni dal Concilio Vaticano II l’accusa di deicidio, accusa che ripete mercoledì attribuendo la crocefissione agli ebrei. Afferma che “l’ebraismo” da “razza perseguitata” è divenuta “razza persecutrice”, vittime che diventano come i nazisti, e lo conferma al giornalista che lo intervista. Non solo confonde i piani tra Israele ed ebraismo, ma associando Sharon a Hitler di fatto giustifica ogni violenza contro Gerusalemme. Di fronte ai nuovi nazisti, i terroristi palestinesi dovrebbero essere i nuovi eroi del Ghetto di Varsavia in rivolta.»

  64. georgia il 21 settembre 2005 alle 17:21

    scusa luca ma perchè Reibman faceva la metonimia(o sineddoche per chi preferisce)?
    perchè dice “giustifica ogni violenza contro Gerusalemme”?
    Non è polemica la mia, solo, per mia ignoranza, non capisco bene il significato, voleva forse dire che asor rosa giustificava ogni violenza contro ogni ebreo?
    Ma scherziamo???? anche solo insinuare che questa fosse l’intenzione di asor rosa mi sembra una caz****
    Suvvia non scherziamo.
    Forse se si cercasse tutti di capire cosa l’altro vuole dire invece di usare sempre e solo l’arma dell’esageriazione non sarebbe male dai …
    Asor rosa ha sbagliato, è stato leggero, io sono d’accordo su questo, anche se però non bisogna esagerare perchè paragonare ad hitler e company le cose orrende che accadono oggi, ovunque accadano, è ormai diventata una figura retorica e lo fanno tutti, da tutte le parti. Però anche tirare in ballo il paragone con Mengele …suvvia …
    Direi che Reibman e Asor Rosa hanno chiuso la partita 1 a 1 ;-)
    geo

  65. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 17:31

    georgia, non so se Reibman intendeva dire qualcosa di diverso da quello che ha detto. Dovresti chiederlo a Reibman.

    Quello che Reibman ha detto, invece, è riportato sopra fra virgolette, a disposizione dell’intelligenza dei lettori di Nazione Indiana.

  66. georgia il 21 settembre 2005 alle 18:01

    Sì ma perchè Gerusalemme invece di Israele visto anche che la capitale è Tel Aviv?
    O c’è qualcosa che io non so oppure, per la mia capacità di intelligere, puo avere solo un significato religioso.
    georgia

  67. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 18:32

    Sì, georgia, hai ragione: c’è qualcosa che non sai. Ad esempio non sai che Gerusalemme è la capitale di Israele fin dal lontano 1950, anche se quasi tutti i paesi che hanno relazioni diplomatiche con Israele non la riconoscono come tale e mantengono le loro ambasciate a Tel-Aviv.

    Per non far torto alla tua intelligenza, non starò a spiegarti perché – esistendo una legge dello stato israeliano che proclama Gerusalemme capitale di Israele – considerare Gerusalemme capitale di Israele è posizione del tutto legittima, così come è legittimo non riconoscerla come tale. Del tutto assurda e privo di fondamento, invece, è affermare che Tel-Aviv è la capitale di Israele.

  68. georgia il 21 settembre 2005 alle 18:54

    ma metà Gerusalemme (quella est) non è legalmente parte dei territori occupati?
    Io non escludo che domani lo possa essere, ma al momento mi sembra un po’ azzardato e illegale dire che Gerusalemme (senza alcuna altra aggiunta) sia la capitale di Israele. Sempre naturalmente se vogliamo rimanere all’interno del diritto internazionale, poi naturalmente uno può dire e scrivere quello che vuole.
    geo

  69. kristian il 21 settembre 2005 alle 19:39

    ‘esiste un uso politico strumentale della Shoa da parte degli ebrei occidentali?’
    sì. ci mancherebbe altro. ne hanno seccati a milioni. è sacrosanto per gli ebrei farsi scudo colla Shoah, al contempo sbattendola sul nostro muso spettacolarizzato. io sono ancora lì a bestemmiare i Savoia e gli Interventisti perché un mio prozio a ventidue anni è stato massacrato sul Carso (senza manco spedire i saluti dal fronte perché era analfabeta). se mi avessero massacrato sei milioni di prozii, magari non in Friuli ma a Mathausen, sarei incazzato con un’esponenzialità sei milioni di volte maggiore.

  70. tashtego il 21 settembre 2005 alle 20:01

    io credo che le affermazioni di Reibman, sopra riportate, siano un esempio di uso politico della Shoa.
    di uso politico del senso di colpa occidentale nei confronti del popolo ebreo.
    chiunque volendo può distinguere agevolmente la persecuzione dei palestinesi da parte di Israele da quella nazista nei confronti degli ebrei.
    dunque l’operazione di Reibman rientra palesemente, a mio avviso, nell’azione diversiva di cui l’ebraismo occidentale si serve costantemente per far velo sulla realtà del conflitto in medio oriente.
    dirlo, senza paura che si spalanchi alcun “abisso”, fa parte della difesa della civiltà cui faccio cenno più in alto.

  71. jan reister il 21 settembre 2005 alle 20:19

    Riesco a intervenire solo ora, e me ne scuso. Finora (ieri) ho letto i primi 40 commenti. Ho proposto la lettera aperta di Sherif El Sebaie perché vedo i termini islam, musulmani usati con insistenza come sinonimo di barbarie, non-uomini, per incanalare e accrescere un’ostilità aperta nei confronti degli stranieri che vivono con noi. Certe iniziative editoriali (RCS), le dichiarazioni di alcuni giornali e partiti politici, leggi speciali che spalancano più interrogativi di quanto diano sicurezza mi fanno pensare che in Italia accadono cose serie. Io mi domando quanto forte sia ancora la capacità di indipendenza critica delle persone, e quanto critica, grave sia la situazione.

    L’analogia forte proposta dalla lettera aperta è uno strumento valido di ragionamento e azione? Quanto simile, e quanto diversa, è la situazione italiana di oggi? Io sono molto interessato alle (eventuali) risposte che daranno i destinatari della lettera. Nei commenti che sono finora riuscito a leggere qui vedo espresse posizioni molto diverse, che rispetto e, naturalmente, non condivido tutte:

    – sì, ciò che accade richiede la massima vigilanza e la lettera fa proprie preoccupazioni che esistono certamente in seno a molte persone nelle comunità ebraiche (e fuori, aggiungo)
    – questo è un tentativo di dialogo positivo, che scardina, con la forza del confronto tra persone di diverse religioni, il tentativo di giustificare il razzismo.
    – no, la situazione non è nemmeno lontanamente paragonabile a quella di ieri, né nelle condizioni di oggi, né nei possibili sviluppi un domani.
    – il linguaggio, gli argomenti retorici della lettera sono irricevibili, quasi che si voglia accusare gli ebrei italiani di non fare abbastanza, oppure se ne approfitti per fare paragoni ad effetto.
    – la lettera non menziona l’antisemitismo in Italia e nel mondo, come può parlare al cuore delle comunità?
    – la lettera propone un piano religioso per quello che è anzitutto un problema civile. ecc ecc

    Io non vedo nella lettera un’accusa di indifferenza alle comunità, bensì la proposta di un impegno comune, più grande. Se nei libelli di Fallaci, nelle parole di certi politici al posto della parola “islamico” ci fosse “ebreo” o “cristiano”, sono sicuro che una parte maggiore del nostro paese reagirebbe con forza. Si faccia questa prova allora, e si chieda ai diretti interessati se si sentono forzati o se condividono comunque (come infatti molti condividono) la preoccupazione per la nostra democrazia e le libertà individuali. La loro parola, come è, è importante.

    Ben venga una lettera che, con tutti gli strumenti a disposizione per essere efficace (retorica compresa), vuole affrontare da un angolo diverso un problema di democrazia e civiltà. E grazie a tutti quelli che sono intervenuti nei commenti, specialmente Luca Tassinari e Nissim (rispetto e non condivido).

    Rincresce forse anche a me, come ad Andrea Raos, che un appello del genere non rieca a nascere con le forze della laicità e dei valori civili, ma debba, per forza di cose, caratterizzarsi in termini religiosi. Ma le istituzioni della democrazia sono, in questo momento, impegnate a truccare le regole elettorali o a prevaricare chi cerca di realizzare una scuola parificata (mi riferisco alla scuola di via Quaranta a Milano). Ci restano le persone di buona volontà.

  72. temperanza il 21 settembre 2005 alle 20:49

    @ reister
    Eh no, tu butti così sul piatto la scuola di via Quaranta, a me non va di parlare di cose che non so, ma dalla lettura dei giornali ci sono ambiguità da entrambe le parti, tu assumi pari pari che si cerchi di prevaricare chi cerca di realizzare una scuola parificata, troppa carne al fuoco miei cari, e su temi di cui la maggior parte di noi tutti sa pochissimo, io esco, o passo, farei solo chiacchiere da bar sport.

  73. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 21:12

    georgia, dovresti sapere che Gerusalemme Est fu annessa illegalmente dalla Giordania nel 1950, assieme ai territori della Cisgiordania. Dovresti sapere che nessun paese membro dell’ONU riconobbe l’annessione di Gerusalemme Est da parte della Giordania, nemmeno il Regno Unito, che pure fu l’unico paese del mondo, assieme al Pakistan, a riconoscere l’annessione della Cisgiordania. Dovresti sapere molte altre cose, georgia, per discutere serenamente di questi argomenti, ma forse preferisci non saperle. Non è un problema mio, comunque.

  74. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 21:18

    Jan Reister, ricambio il rispetto e la non condivisione. Ancora non sono riuscito a ottenere una risposta a una domanda molto semplice, che mi permetto di ripetere a te:

    Ti sembra una buona mossa aprire il dialogo accusando l’interlocutore di essere indifferente ai razzismi che non lo riguardano, e addirittura di parteciparvi attivamente?

    «come potete stare zitti, come potete non proferire parola contro il linciaggio mediatico in atto e alcuni di voi addirittura parteciparvi?»

    Ti sembra il tono di uno che cerca il dialogo? Non senti un forte odore di provocazione?

    Anche se non vorrai rispondermi, ribadisco il rispetto e la non condivisione.

  75. Luca Tassinari il 21 settembre 2005 alle 21:31

    jan reister, ho inavvertitamente “maiuscolizzato” il tuo nickname. Chiedo scusa.

  76. georgia il 21 settembre 2005 alle 21:32

    Infatti oggi i territori (compreso gerusalemme est) su cui deve nascere lo stato palestinese non sono più nè della giordania, nè dell’egitto (che aveva gaza) c’era stata una riunione della lega araba che aveva deciso che quei territori dovevano essere dei palestinesi. Quindi non sono neppure dello stato israeliano che però li occupa illegalmente e tenta di colonizzarli (e come colonizzatori non brillano certo per illuminismo).
    Forse conosco le cose male e quindi tu puoi serenamente spiegarmelo.
    A me risulta che nessuno stato dell’onu riconosca ad israele questi territori, compreso gerusalemme est, sbaglio forse? Che io sbagli è posssibilissimo e quindi ti chiedo di spiegarcelo a tutti.
    Ad ogni modo Reibman poteva usare il termine israele invece della metonimia gerusalemme, visto che scriveva ad uno scrittore da cui pretendeva, a ragione, un uso corretto delle parole che non si prestasse ad alcun equivoco.
    georgia

  77. jan il 25 settembre 2005 alle 21:48

    Ritorno qui solo ora, dopo 4 giorni, e vedo che alcuni punti sono stati superati dalla discussione qui e in altri blog.

    Sherif El Sebaie ha pubblicato una risposta di Nissim (che interviene qui) alla lettera, col titolo “Parlarsi è un bel gioco”, in seguito ha ripreso le “Reazioni alla lettera aperta” tra cui parte della discussione qui.

    Luca Tassinari ha proposto la Lettera sul newsgroup it.cultura.ebraica, vedremo se ci sarà un seguito.

    Mi chiede inoltre se la lettera aperta non è una provocazione: sì, civile, critica, rispondo. Non ci leggo messaggi in codice, o insinuazioni. L’autore ha scelto i suoi strumenti, gli argomenti, su un tema, quello della discriminazione di persone in Italia in base alla loro appartenenza a un’area culturale e religiosa. Chi legge interpreta, applica la sua sensibilità e i suoi argomenti. Luca vede una provocazione connotata negativamente, e cerca altre voci, altri commenti dall’ebraismo italiano; Nissim racconta di come sono fatte le comunità ebraiche, quali equilibri (+/- liberal, +/- religiosi) vi sono all’interno e quali problemi o priorità abbiano.

    Poi, Luca, non so perché ci sia la convenzione di usare le minuscole, non l’ho mai capita!

    Alcuni altri link al volo:

    Nella discussione, sono citati Haramlik e Kelebeker per il loro merito, o colpa, di certe citazioni. Credo siano queste: Michael Neumann sull’antisemitismo, Lia: Antisemita! parte 2. Entrambi i link parlano di antisionismo versus antisemitismo.

    A un certo punto credo si confonda (o confondo io) Israel Shahak (link a una recensione negativa di un suo libro) con Israel Shamir da Wikipedia, dove pure ho trovato la questione di Gerusalemme capitale per Georgia e Luca.

    Giorgio Di Costanzo: non capisco bene cosa c’entri Ortese

    Temperanza infine, dato che cito via Quaranta senza approfondire, ci vede un discorso da bar. Mi spiego: il Comune di Milano si impegnò a giugno (tramite l’assessore Simini) a una ricerca di soluzione per la scuola di via Quaranta (bilingue, doppio programma italiano egiziano). 4 giorni prima dell’inizio delle lezioni a settembre annunciò che la sede era inagibile. Se era inagibile avrebbe potuto dirlo subito a giugno, così si sarebbe affrontato il problema o trovato alternative ragionevoli (magari proprio andando nelle varie scuole “italiane” con maggiore organizzazione), ma ha aspettato l’ultimo momento mettendo i genitori di via Quaranta di fronte al fatto compiuto. Ha tradito il ruolo dell’istituzione, mediatrice dei bisogni per il bene della collettività.

  78. temperanza il 26 settembre 2005 alle 12:35

    @Jan
    non ci vedo un discorso da bar da parte tua, ci vedo solo una possibilità di discorso da bar da parte mia, nel senso che se non conosco i dettagli di una situazione così specifica non ho niente da dire, se non quello che ho detto in bacheca e cioè “viva la scuola pubblica” e lo dico avendo fatto scuole private dall’asilo alla maturità. Per me i diritti della persona vengono prima e sono pronta a manifestare per la scuola di via Quaranta quando saprò che le famiglie che la vogliono lasciano poi ai loro figli, alle loro figlie adolescenti, la possibilità di dire vorrei andare al liceo pubblico senza che questo sia lacerante. Come ho detto di là io ricordo benissimo la mancanza strisciante di libertà dell’Italia patriarcale di quarant’anni fa, perché devo augurare un remake islamico dello stesso genere a tante giovani donne?

  79. jan il 27 settembre 2005 alle 19:07

    Ok Temperanza, sulla laicità della società e della scuola sono d’accordo con te.

  80. jan il 28 settembre 2005 alle 08:27
  81. jan il 29 settembre 2005 alle 07:41

    Ancora su via quaranta:

    “Qualche notizia vera sulla scuola di via Quaranta”
    http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=1182

    ALLE BAMBINE E AI BAMBINI DELLA SCUOLA ELEMENTARE DI VIA QUARANTA E AI LORO GENITORI – Appello alla solidarietà di ReteScuole
    http://www.didaweb.net/mediatori/articolo.php?id_vol=1221

  82. […] Il 19 settembre ho riportato la Lettera aperta alle comunità ebraiche italiane di Sherif El Sebaie, qui in originale sul suo blog. Questa riportata qui sopra è una risposta alla lettera aperta, in: Lettere dagli amici ebrei, dal blog di Sherif El Sebaie, dove in passato si è detto anche che Parlarsi è un bel gioco e si sono viste le Reazioni alla lettera aperta. Technorati Tags: razzismo, democrazia, libertà […]