Le scimmie… (20)

di Dario Voltolini

sotto il lenzuolo sopra il cuscino la stanza rotola
voltano i muri capovolgendosi
dalla finestra passa un fischio d’aria e alza le pagine del libro
torniamo a casa con l’incerto equilibrio e nauseati
siamo tornati a casa e ci siamo infilati a letto
siamo ancora per la strada
siamo già a letto
spegniamo le luci
c’è il lampione che ciondola che bella cosa
che muri lunghi a preservare proprietà
ma ce n’era uno più alto di tutti e irregolare
che scendeva morbido per la strada
di una delle nostre capitali incendiate boreali artificiali
Rague Oppido Campiglia Manzaré Caiobutirro Danhelaghan
Ofiura Aleppo Arraky Ablante le nostre capitali insignificanti
che rampollano solamente in superficie
Osamu Nicotera Haffa Calimene Pontremoli Nuoro Conseguencia
abbiamo preso a pugni l’uomo del bar
era davvero insopportabile
e poi dava fastidio alle ragazze
ma alla fine l’abbiamo ritrovato in fondo al vicolo
che si asciugava il labbro
ci ha riconosciuti
c’erano anche i suoi amici
e siamo andati tutti quanti a bere un boccale
in quel locale ai piedi della rocca
e sentivo una voce parlare
stavate alla finestra per tutto il pomeriggio
le ombre si allungavano sulla strada
si accendevano i lampioni verso sera e i passanti
pressati dall’ora formicolavano più veloci
attraversando il corso
stavate in casa appoggiati alla finestra
stavate alla finestra e tutto là fuori si muoveva
passavano i tram
si levava la nebbia
stavate in casa e il tempo non entrava
dalla vostra orribile finestra
passi in corridoio e luci accese
gli adulti erano in casa
questo è un cambiamento
senza nessun lamento diventavate
mi fate ridere
tristi
e non erano i giochi
non erano le fantasie che all’improvviso
perdevano i sensi
sul pavimento rannicchiate si consumavano
le ore future
queste erano il morto
colpa vostra
in automobile sul ponte George Washington come decollando
per la prima parte della gittata
la struttura possente robustamente tiene
liberi invece voialtri di viaggiare

andrea inglese

Andrea Inglese (1967) originario di Milano, vive nei pressi di Parigi. È uno scrittore e traduttore. È stato docente di filosofia al liceo e ha insegnato per alcuni anni letteratura e lingua italiana all’Università di Paris III. Ha pubblicato uno studio di teoria del romanzo L’eroe segreto. Il personaggio nella modernità dalla confessione al solipsismo (2003) e la raccolta di saggi La confusione è ancella della menzogna per l’editore digitale Quintadicopertina (2012). Ha scritto saggi di teoria e critica letteraria, due libri di prose per La Camera Verde (Prati / Pelouses, 2007 e Quando Kubrick inventò la fantascienza, 2011) e sette libri di poesia, l’ultimo dei quali, Lettere alla Reinserzione Culturale del Disoccupato, è apparso in edizione italiana (Italic Pequod, 2013), francese (NOUS, 2013) e inglese (Patrician Press, 2017). Nel 2016, ha pubblicato per Ponte alle Grazie il suo primo romanzo, Parigi è un desiderio (Premio Bridge 2017). Nella collana “Autoriale”, curata da Biagio Cepollaro, è uscita Un’autoantologia Poesie e prose 1998-2016 (Dot.Com Press, 2017). Ha curato l’antologia del poeta francese Jean-Jacques Viton, Il commento definitivo. Poesie 1984-2008 (Metauro, 2009). È uno dei membri fondatori del blog letterario Nazione Indiana. È nel comitato di redazione di alfabeta2. È il curatore del progetto Descrizione del mondo (www.descrizionedelmondo.it), per un’installazione collettiva di testi, suoni & immagini. 

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  26 comments for “Le scimmie… (20)

  1. tergo
    6 novembre 2004 at 00:23

    Robeh crede di aver detto una cosa intelligente, mentre invece è semplicemente una cosa vera. Questo non c’entra un cazzo con la poesia, lo sappiamo tutti. Si tratta di un’altra cosa. Cosa sia non lo so, e non lo sa nemmeno Voltolini, secondo me. In più io dico che qualunque cosa sia, è ‘na schifezza. Basta vedere questi ultimi tre pezzettoni. Ma vi pare una cosa da fare? E preché Voltolini non risponde? E’ troppo umile o troppo pieno di sé? Io credo la seconda. E Barbieri, cosa continui a difendere l’indifendibile? Ma ce l’hai o non ce l’hai la “coscienza critica”? Ho detto “critica”, hai letto bene! Ma per quanto ‘na schifezza siano, devo però dire che queste scimmie mi stanno cominciando a essere simpatiche. Viste da dietro, cioè da “tergo”.

  2. minchia
    6 novembre 2004 at 00:29

    Minchia, tergo, sei un intellettuale pure tu! Ma vaffanculo allora.

  3. tergo
    6 novembre 2004 at 00:30

    Minchia, e allora?

  4. dario
    6 novembre 2004 at 01:00

    E io che posso dire? Il testo è ancora lungo, luuuungo, lunghissimo. Ho deciso di metterlo in rete per collaudarlo, prima di decidermi a farne quello che avevo previsto di farne e che non mi è ancora venuta voglia di fare. I vostri commenti sono preziosi, lo dico davvero. Non prndo posizione, me li studio. A volte ho l’impressione di pensarla come tergo. Altre volte no. In ogni caso continuo, fino alla fine (lontana, ah quanto lontana!)

  5. tergo
    6 novembre 2004 at 01:01

    Sì, vabbe’, ma perché ci devi rompere i cojoni a noi con ‘sto testo luuuungo?

  6. dario
    6 novembre 2004 at 01:03

    Ma chi ti obbliga a romperti i cojono con quello che scrivo? Tu salta tutto, che ti frega? Qualcuno ti costringe?

  7. minchia
    6 novembre 2004 at 01:04

    Tergo mi hai deluso. Votlolini, mi fai ridere.

  8. castrovillari
    6 novembre 2004 at 01:05

    Io però a vedere Castrovillari come capitale mi sono commosso.

  9. dario
    6 novembre 2004 at 01:13

    In tutto sono più di 5.000 righi. E io li metterei tutti a poco a poco. A meno di un veto che mi convinca a smettere.

  10. 6 novembre 2004 at 08:51

    “Il testo è ancora luuungo, lungo, lunghissimo… ho deciso di metterlo in rete per collaudarlo” scrive Dario Voltolini. Tesoro, allora scaricacelo tutto in colpo, anziché per omeopatiche gocce tutt’altro che autonome, prese ciascuna di per sé.
    Non dimenticare, inoltre, che ti stai rivolgendo a un tipico pubblico da Ambra Jiovinelli (“Aho, ciai scassato i maroni!!!!!” eccetera). Forse faresti meglio a darlo direttamente in lettura a qualche rinomato uomocolto postmoderno, tipo la Gabriella D’Ina o l’Alberto Rollo:-/

  11. andrea barbieri
    6 novembre 2004 at 12:04

    Quando in stazione sento annunciare i treni mi chiedo sempre se è una voce vera o sintetizzata. Rispondo sintetizzata pensando che ci sia una specie di macchina per scrivere, che il capostazione digiti il testo e che la macchina richiami il suono delle parole o addirittura delle lettere dalla sua memoria. Non so se funziona veramente così. So che le Scimmie sarebbero belle lette da quelle voci, sarebbero belle anche tra un treno e l’altro per riempire il non-luogo stazione ferroviaria.

  12. 6 novembre 2004 at 13:12

    Aggiungerebbero uggia a uggia, sarebbero come la Torre di Pisa qui da noi a Piazza San Marco (avrai letto della recente trovata di Oliviero Toscani per rilanciare, più che altro, se stesso).

  13. Tarzan
    6 novembre 2004 at 15:48

    a Angelini, hai rotto, mo’ te lo dico co’ e buone. Hai rotto proprio, tu, le storie tue Oliviero Toscani e tutta la famija tua. Omo avisato mezzo sarvato.

  14. gianni biondillo
    6 novembre 2004 at 18:41

    Ma se Dario me lo postasse tutto insieme, lo so già che non lo leggerei, troppo lungo. Mi farebbe paura. Così, in pillole, omeopatico, so di farcela.
    E comunque non pagate nulla per leggerlo, quindi, dai, un po’ di tolleranza.

  15. 6 novembre 2004 at 20:18

    A Tarzan, scennime dar cazzo, va!

  16. Tarzan
    6 novembre 2004 at 20:41

    A si? Ma varda ‘n po’. C’hai coraggio, pero’. Bbravo. Mo’ me stai meno ‘ntipatico. Pero’ hai stufato ‘o stesso, er prodotto nun cambia.

  17. 6 novembre 2004 at 21:37

    Consolite co’ Ccita, appena se risveja dar coma de li versi de Vortoini.

  18. Tarzan
    6 novembre 2004 at 21:50

    Angelì, Ccita nun è er tipo mio, che stai a ddì??? Er probblema mo’ è Jane. S’è ingrifata de li versi de Vortoini. Me piaciono pure a mme, ma Jane è propio partita. Che devo fà? Stanotte me sa che nun me la da…

  19. 6 novembre 2004 at 22:09

    Nun c’è probblema: dajelo tu.

  20. Tarzan
    6 novembre 2004 at 22:37

    E me pare ggiusto! Certo che noi Tarzan semo forti ma ce manca n’po’ d’imaginazione. Meno male che ce siete voi. Varda, Angelì mo’ me sei propio simpatico. M’hai dato la dritta ggiusta. Vado da Jane, la strappo dar computer e vvia!

  21. Robeh?
    6 novembre 2004 at 23:31

    Se l’andare a capo prima di finire il rigo, se alternare righi più lunghi e righi più brevi, se spezzare la frase senza seguire le giunture sintattiche ha ancora significato, allora anche questa è poesia. Che lo si voglia o no. Si tratta poi di stabilire se bella o brutta. Qui c’entra il gusto. E il mio è pollice verso. Scusate, ma non mi vengono battute.

  22. Mariagiovanna
    7 novembre 2004 at 19:41

    Era un po’ che non riuscivo a ” navigare”, e stasera sono riuscita a farlo, con questo testo luungo da far tenere il fiato. Alcune cose mi piacciono, altre no: alla fine ho avuto l’impressione…vediamo se riesco a dirlo..come se in fondo tutto il mondo fosse organizzato in quadri, un enorme deposito di immagini, di parole, di fogli impilati alla rinfusa, di odori, di nebbie, di sere e di ferrovie, come questo lunghissimo blogdiscorso. Alla fine, ognuno di noi prende quello che gli serve per farsi i ricordi di una vita…e poi li ritrova, non tutti, ma qualcuno, che poi rimanda a qualcos’altro.. li ritrova nei deliri ( apparentemente) sensa senso, di uno scrittore. Comunque grazie Dario, ma non affidarli ad una voce sintetica: sarebbe bello un grandissimo coro di persone, e ciascuno che recita SOLO la parte di immagini e parole che sente propria.. o no?

  23. dario
    7 novembre 2004 at 22:47

    Cara Mariagiovanna, questo sproloquio che ho scritto, più simile a un diario che a un racconto e sicuramente diverso da quello che penso possa essere la poesia, io lo considero uno “spartito” da fare interptretare a un certo numero di voci sintetiche. Io ho lavorato anni fa in un laboratorio di tecnologie vocali ed è da allora che l’idea mi frulla in mente. Tuttavia, le voci sintetiche oggi a disposizione (quelle per intenderci ascoltabili sul sito di Loquendo), sono tecnologicamente di tutt’altra impostazione rispetto a quelle che erano le più aggiornate quando lavoravo io. Oggi sono voci “prelevate” da parlanti umani, quindi alla radice c’è una gola, un polmone, una corda vocale e dei setti nasali umani. Questo è quello che mi piacerebbe fare, lavorare tecnologicamente, se vuoi “freddamente”, con uno strumento che però alla sua origine ha un corpo. Ci devo pensare un po’ su, e nel frattempo distribuisco il mio delirio per testarlo. Ti ringrazio molto. Ciao. Dario.

  24. gianni biondillo
    7 novembre 2004 at 22:55

    un Dariodiario, quindi.

  25. dario
    7 novembre 2004 at 23:10

    Eh già, Biondillo. Finisce alla fine del 2001, era cominciato, boh, nel ’98 o nel ’99, non ricordo. Insomma, una gamba in un millennio, una in un altro!
    Adesso ne ho messa un’altra palata. Ciao
    D

  26. gianni biondillo
    7 novembre 2004 at 23:12

    Mi gira la testa. Ora non posso leggerli, declamo domani mattina, a studio.

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