Lohengrin

di Riccardo Ferrazzi

lohengrin.jpg“Ma è in tedesco ! Già le opere, anche in italiano, sono una noia micidiale. E poi, che palle, un teatro tutto ori e velluti rossi, giacca e cravatta, ingabbiati lì per tre o quattro ore !”
OK. Vi siete sfogati ? Le luci si abbassano, l’orchestra attacca il preludio.
Oh bella ! Questa musica avete l’impressione di conoscerla. Ogni tanto sembrano i Pink Floyd. E invece è roba che ha più di centocinquant’anni. Ma pensa te.

Beh, il preludio è già finito. Peccato, era grande. Proprio grande. Ma qui non ti danno neanche il tempo per tirare il fiato: si è aperto il sipario, il palcoscenico è pieno di luce, sulla riva della Schelda un esercito e un popolo stanno uno di fronte all’altro. Siamo in pieno medioevo carolingio. L’imperatore Enrico è circondato di stendardi e di insegne del potere, ma il suo araldo ha appena chiesto ai brabanti se lo accoglieranno in pace e obbedienza. (Dunque, par di capire, potrebbero anche rispondere di no).

È proprio un altro mondo. Qui le cattedrali hanno due cupole: una sopra l’altare e un’altra, uguale, in fondo alla navata, dove c’è il trono dell’imperatore. Una cosa simile in Italia non s’è mai vista. Da queste parti l’imperatore è una cosa seria. Ma quando un’orda di barbari esce dalla steppa e viene avanti saccheggiando, dov’è l’esercito ? Non c’è. I soldati li hanno i feudatari, e l’imperatore deve mendicare cento cavalieri di qui, mille fanti di là. Tutti cercano scuse, tutti lo mandano a quel paese.
Povero Enrico. Deve esibire tutta la sua arte politica, usare buon senso e demagogia. E infatti sfoggia scettro e corona, ma piange per le donne e i bambini delle province orientali. Chi li salverà dalla furia degli Ungari ? Quei poveracci pregano Dio, ma tocca a me, al capo dell’impero, trovare una soluzione. E io il mio dovere l’ho fatto: ho trattato, ho concluso una tregua. Sono nove anni che tengo a bada gli Ungari. Ma la tregua sta per scadere e i barbari sono di nuovo in armi. Nobili di Brabante, oggi il pericolo viene da est, domani potrebbe venire da ovest. Siamo tutti tedeschi, diamoci una mossa !
I portabandiera fanno sventolare i vessilli. Squillano le fanfare. I brabanti si impegnano a combattere per l’onore del primo Reich. Enrico tira il fiato. Uff, è fatta ! Dai, incolonnatevi e andiamo a Magonza a unirci agli altri.
Macché, non si muove nessuno. Cos’altro c’è adesso ?
I brabanti non hanno un capo. Ma come, il feudo è senza padrone ? E chi li porta in battaglia, questi qui ? Che fine ha fatto il duca ?
Federico di Telramund, tu che qualche anno fa mi ha dato una mano a sconfiggere i danesi, dimmi come stanno le cose.”
“Grazie, Enrico. Tu vieni a rendere giustizia.”
(Come sarebbe a dire ? Ci sarà mica in ballo una disputa dinastica ?)
“Sul letto di morte, il vecchio duca affidò a me i suoi figli, Elsa e Gottfried.”
(Ah, furbacchione, ti eri arruffianato il vecchio, eh ?).
“Quell’incarico era la gemma che splendeva sul cuscino del mio onore. Immagina la mia disperazione quando quel gioiello mi fu rubato !”
(Rubato ? Come, rubato ? Parla chiaro !).
“Elsa condusse il giovane Gottfried nella foresta e tornò senza di lui. Fingendo uno sgomento che non provava, disse di essersi smarrita e di aver perso le sue tracce. Ma le ricerche non ebbero esito. Il ragazzo non fu trovato.”
(Oh cazzo, vuoi dire che…?).
“Interrogai Elsa e vidi il terrore sul suo volto. Era lei la mia promessa sposa, ma come potevo unirmi a una fratricida ? Ho sposato Ortrud, che discende dai principi di Frisia, e reclamo per me il ducato di Brabante ! Ecco, Enrico, hai sentito l’accusa. Adesso giudica.”
Tutti sono senza parole. Nessuno si aspettava un’accusa simile, in piazza, davanti a un esercito in armi. Anche l’imperatore è colpito. Federico è un uomo d’onore: se è arrivato a questo punto, vuol dire che tutto è contro Elsa. Ma lei cosa dice ? Ha confessato ?
“Finge di essere in preda alla follia. Certo ha un amante segreto e pensa che, una volta sbarazzata del fratello, dividerà con lui il potere.”
E va bene. L’accusa è motivata. Bisogna istruire un processo, convocare l’imputata, ascoltare le sue ragioni.
Fra i mormorii di sassoni e brabanti, Elsa compare in giudizio. È una ragazza bionda che avanza con gli occhi bassi, le mani giunte, l’espressione trasognata che hanno le donne quando si aggrappano a un’idea con tutte le loro forze e non c’è verso di farle ragionare. Elsa passa fra il popolo e i soldati, e sembra che non li veda neppure. Dove sono i suoi amici ? L’hanno abbandonata ? E lei, è rassegnata a morire ?
“Elsa di Brabante, mi riconosci come tuo giudice ?”
(Fa segno di sì. È già qualcosa. Se non altro, questo processo confermerà l’ autorità imperiale. Ma veniamo al sodo).
“Cos’hai da dire a tua discolpa ?”
Silenzio.
“Come, non ti difendi ? Allora confessi ?”
Un gesto sconsolato.
“Parla, Elsa. Abbi fiducia in me.”
(Povera ragazza, chissà che vita è stata la sua, negli ultimi tempi. Forse crede davvero di essere impazzita).
“Al colmo della mia disperazione, ho pianto e pregato Iddio. E i miei lamenti sono arrivati fino a Lui. Li ho visti salire in cielo e perdersi nell’infinito. Allora i miei occhi si sono chiusi e sono caduta in un sonno profondo.”
(Ragazza, non tergiversare: se non l’hai capito, qui c’è in ballo la tua pelle).
“Mi è apparso un cavaliere che portava un’armatura scintillante. Lui sa che sono innocente. Lui mi difenderà !”

Eccolo, il medioevo: lo scontro del sogno e della realtà. Il sogno dice: non ha senso vivere senza sognare. La realtà risponde: con i sogni non si vive. Davanti agli stendardi, alle insegne del potere, all’impotenza della giustizia, una ragazza accusata di fratricidio se ne esce con qualcosa di assurdo: ho sognato un cavaliere che mi difenderà.
Il popolo mormora. Enrico è perplesso e si guarda intorno.
“Federico, sei sicuro di quel che dici ? Non mettere in gioco il tuo onore.”
“Non mi lascio ingannare da quel faccino sognante. Chi mette in dubbio la mia parola tiri fuori la spada e se la veda con me !”
(Già, voglio proprio vedere chi avrà il coraggio di sfidarti !)
“Dunque, sei pronto a sostenere la tua accusa combattendo per la vita e per la morte nel giudizio di Dio ?”
“Sì !”
“E tu, Elsa, vuoi che un tuo campione combatta per te per la vita e per la morte nel giudizio di Dio ?”
“Sì !”
“E chi è il tuo campione ?”
“Il cavaliere che ho sognato. Dio me lo manda e a lui prometto ogni cosa: me stessa, la mia terra e la corona di mio padre.”
(Ma dai ! A questo sei ridotta ? Non hai neanche un amante disposto a combattere per te ?
Non ti aspetterai davvero che arrivi qualcuno inviato da Dio ? Ti hanno proprio abbandonato tutti, ragazza mia ! Mi dispiace, non posso più aspettare). L’araldo chiami i contendenti.
“Chi vuole combattere per Elsa di Brabante nel giudizio di Dio si faccia avanti !”
Silenzio. Gelo.
(Che disastro ! Elsa, la tua sorte è segnata). Come… ? Cosa dici ?
“Un altro appello, ti prego. Il mio cavaliere non ha sentito perché è lontano.”
(Oh Signore Iddio ! Elsa, ti aggrappi ancora a queste fantasie ?) Ma sì, è il tuo ultimo desiderio.
Altri squilli di trombe. Altro richiamo senza risposta.
Che pena. Che silenzio di morte.
Elsa, in che situazione ti sei cacciata ! Sassoni e brabanti sembrano statue: stanno zitti e immobili, e ti guardano con gli occhi sbarrati. E tu cosa fai, sei caduta in ginocchio ? Sì, fai bene a pregare.
“Dio mio, tu l’hai mandato a salvarmi. Fa’ che lo veda arrivare.”
Anche le donne dei brabanti si sono inginocchiate. Pregano. Chissà cosa pensano. Piangono per la sventura della tua casata; oppure pregano per la salvezza della tua anima; o forse loro, soltanto loro, riescono a leggerti dentro e vogliono credere con te al sogno pazzesco di un cavaliere mandato da Dio.

ALT !

Wagner ha tolto le mani dalla tastiera. I suoi occhi sono fissi sullo spartito, ma non lo vedono. Nella sua testa è scoppiato un ricordo dei tempi di scuola.
Senofonte ateniese sta a cavallo nelle retrovie di un esercito che da mesi è in ritirata attraverso un territorio sconosciuto. La colonna dei soldati è lunghissima e sale serpeggiando lungo il fianco di una collina. E tutto a un tratto, quando la testa della colonna arriva in cima, kraughè pollè eghéneto: sorge un urlo molteplice. Ed è come se il boato rotolasse giù dalla collina: percorre la fila degli uomini, si somma e rimbomba. I soldati che stanno più in alto si voltano, continuano a gridare e fanno segno: venite su.
Senofonte spinge il cavallo al galoppo verso la cima mentre l’urlo scende tra le file dei soldati, si somma, rimbomba. E a un tratto diventa comprensibile: migliaia di uomini gridano: thàlatta, thàlatta ! Il mare ! Siamo salvi !

Di nuovo in teatro. Qualcosa deve essere apparso là in fondo. I brabanti più lontani dal proscenio gridano e fanno gesti, ma dalla platea non è possibile capire di che si tratta. Gridano: guardate ! E gridano anche dell’altro, ma non si capisce cosa dicono. Accidenti, non fate confusione !
Guardate ! Adesso lo gridano anche i sassoni.
Sì, va bene, ma cosa c’è da guardare ?
Un fatto straordinario.
Ma che cosa ?
Ecco: la notizia è passata di bocca in bocca, è arrivata fino all’imperatore. Tutti se la ripetono l’un l’altro, e finalmente si capisce cosa gridano. Un cigno ! Un cigno che traina una barca. Una barca con un cavaliere a bordo. Un cavaliere dall’armatura scintillante. Miracolo ! Miracolo !
Sassoni e brabanti si separano. Appare la Schelda, il cigno, la barca e Lohengrin armato per il duello.

E adesso andate avanti voi. Ci saranno ancora tante cose: trionfi, congiure, tragedia, e una musica che entra sotto la pelle. Ma il colpo di scena dell’arrivo di Lohengrin, la strategia del coro che avvicina il cigno tenendolo nascosto e lo svela quando tutti gridano “Miracolo !”, la preparazione del climax (accusa, giudizio, fede e follia), sono uno dei capolavori dell’umanità.
Posso azzardare un consiglio ? Non perdetevelo.

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2 Commenti

  1. A dire il vero devo andare un momento alla cassa mutua artigiana,
    cioè magari anche un mese,
    poi magari non lo danno più,
    forse è bello,
    sì, sarà bello, certo,
    io però ho da fare,
    magari costa un cifra tipo 50 euro,
    orca,
    poi in fondo non si capisce niente,
    o no, però
    ho dei dubbi esistenziali,
    ho paura che quella gente lì
    che urla con gli spadoni in mano
    mi frastornino,o no?
    Lohengrin con quella faccia lì,
    tutta pallida e severa
    mi da come uno spavento.
    Poi col cigno in scena
    magari quello baccaglia come un matto.
    Ecco:

    Non lo so,
    non so se civado
    nel dubbio astienti,
    disse
    Minnie Minoprio

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