Poesia di un sabato pomeriggio, e altre

di Franco Arminio

castelfranci.jpg

POESIA DI UN SABATO POMERIGGIO

ho scherzato con la mia vita
l’ho tenuta piccola
l’ho tenuta tra la madre e il paese
e questa moglie
che mi tiene come un naufrago
che mai finisce di asciugarsi.
l’essere è in onda, ma io sto qui nel camerino
mi trucco scrivendo
veramente non ho avvenire
se dovessi scoprire che era un trucco
perfino la paura di morire.

MANFREDI

manfredi va avanti
con le scapole volanti.
ogni volta che lo vedo
mi chiedo se usa il mio stesso filo
per cucire il suo tappeto di fantasmi,
o se di quel tappeto io sono
la polvere.

LA PROVA

nessuno può vivere
totalmente a carne viva,
senza una qualche forma
di anestesia,
ma adesso siamo
chiamati a questa prova,
al totale abbandono alla poesia.

I CORALLI

come se uno non potesse stare sempre con la testa giù
a raccogliere sul fondo i coralli e si accontentasse
delle buste e le cartacce che stanno in superficie.
io credo che dobbiamo andare a prendere
i coralli e salire su solo per l’aria.
adesso dovremmo lasciare
veramente la nostra vita
di sempre, lasciare
nell’immersione
cuore,
stomaco
e polmoni,
per ritrovarci
faccia a faccia coi coralli.

PICCOLI VIAGGI DI PAESOLOGIA

questo andare a strappi da un morte all’altra
da un paese all’altro
oggi il dolore è grottaminarda
e poi con un filo di fiato a greci
nell’altezza del grano.

CASTELFRANCI

la saletta del consiglio comunale
come l’atrio di una clinica:
sembrava di esser lì in attesa
di una radiografia.
prima di presentare il libro.
il sindaco di castelfranci si è seduto vicino a me
e mi ha detto con sincero sconforto:
caro arminio, come dobbiamo fare?

****

Perché non credo alla vita,

perché non ci credo?

Cammino tenendola tra le mani

come si può tenere una faina.

Non posso morderla

non posso accarezzarla

penso solamente al fatto

che dovrò lasciarla.

****

corpo di franco arminio, ore
11.30.
mentre parlo a telefono mi sale un calore
dallo stomaco alla testa,
la testolina della morte mi sale in gola.
finisco la telefonata cerco riparo nel letto
un minuto disteso nel mio corpo e la testolina
è di nuovo nella sua tana.
uscirà di sicuro una prossima volta,
non so quando, di sicuro non uscirà
durante la mia morte.

(Nella foto: Castelfranci, in Irpinia)

articoli correlati

Il desiderio in manif. Nota sul 5/11 parigino

di Andrea Inglese
La presenza massiccia degli studenti a una manifestazione intersindacale non è solo una questione di sovrappiù numerico. Muta globalmente la prospettiva della lotta. Alla logica razionale della negoziazione sindacale, i giovani aggiungono il desiderio.

Dov’è la porta? Una postilla su Exit Poetry. Poesia futura

di Gilda Policastro
[I]n Exit Poetry, antologia per me, non-antologia per gli altri due curatori, si sono confrontate (e scontrate) tre idee diverse di poesia...

L’uomo nella fioriera

di Francesco Moriconi
A Latina c’è la stazione ferroviaria. Cioè, non proprio a Latina, perché quando hanno fatto la direttissima Roma–Napoli, Latina non esisteva

Don’cry for me, Argentina

di Pierangelo Consoli
Gli chiedo poi dell’Argentina di oggi e qui il discorso cambia. Scopriamo che il libro doveva essere presentato alla Casa Argentina, sezione culturale dell’ambasciata a Roma. Era tutto pronto e poi qualcosa è successo.

La macchina di merda

di Daniele Poccia
C’era una volta una macchina, che era una macchina di merda. Non che le altre macchine del mondo fossero davvero migliori, ma questa, in particolare, era veramente una macchina di merda.

Mots-clés__Itaca

di Daniele Ruini
Mi sono domandato tante volte come mai l’acqua del mare è salata mentre l’acqua dei fiumi che si versano nel mare non lo è, e nemmeno la pioggia che cade dal cielo è salata.
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: