A Gamba tesa (ma non troppo)

3 gennaio 2006
Pubblicato da

foto di Gisèle Freund

Fumare o non fumare ?
del maestro Francesco Forlani

A Giuliano Ferrara

E ’una manipolazione della memoria
molto inquietante, si cerca di imporre alla
nazione dei ricordi fabbricati ..
« Anche il passato in URSS è imprevedibile »
(detto popolare)

Hai smesso? Allora puoi prenderne una ”
Tom Waits a Iggy Pop in “Coffee and cigarettes”
di Jim Jarmusch

In un tempo in cui tutti parlavano della caduta del muro, o del comunismo, nessuno, salvo rare eccezioni, sembrava prestare attenzione a un nuovo mondo popolato abitato da nuove creature: gli ex fumatori.
L’ex-fumatore : più che un essere umano, è una serie di comportamenti, un nodo di modelli, più o meno imposti dal nuovo diritto comunitario, una weltanschauung, più o meno imposta dall’industria culturale della salute e dell’igiene, tesa a trasformare i nostri luoghi in comune. E chissà quanto per il nostro bene…

In effetti – e cerco con impazienza il pacchetto di Lucky Strike che devo aver appoggiato da qualche parte nella camera – al di là delle riflessioni che sono e devono restare nell’ambito del privato – assumere o meno il rischio di vivere, di morire, guidare a 200 km all’ora, indossare il casco, mettere un preservativo, rinviare l’ultimo bicchiere d’alcol all’indomani per non guidare in stato di ubriachezza – proibire o meno la sigaretta rimane una questione aperta.

Eppure notizie allarmanti ci vengono d’oltre oceano, quasi a convincerci che la questione sia chiusa per sempre. In certi alberghi, è severamente proibito fumare – e là, me ne accendo una, io – e come se non bastasse, tale interdizione è stata estesa a certi condomini accettando come affittuari solo non fumatori.
Non molto tempo fa, nel 1995 per essere precisi, la Posta francese stampava un francobollo raffigurante Malraux – un celebre ritratto di Giselle Freund – in occasione d’un XXXX anniversario. A riprova dell’importanza che in Francia più che in ogni altro paese, si accorda agli scrittori nell’immaginario collettivo.
La foto trasmetteva quella stessa inquietudine contenuta negli scritti dell’autore de La Condition humaine. Tutto seguiva il naturale ordine del passato che si monumentalizza, ma che si monu-mentisse al punto d’arrivare a togliere dal ritratto la sigaretta , questa poi!

E perché eliminare la sigaretta dal ritratto? Perché la si giudica impertinente rispetto al messaggio che si vuole trasmettere, rispetto a certi dettagli che sembrano essenziali e per davvero: lo sguardo, i baffi, il basco. Provate a immaginarvi De Gaulle senza i baffi, o il Che senza barbetta ? La presenza della sigaretta, quella no, anzi immediatamente percepita e schedata come un messaggio pubblicitario subliminale per le marche, ed ecco perché l’intolleranza delle associazioni in difesa dei consumatori, nuova sacra rota dell’impero del dio Commercio.

E se un tempo si credeva di poter nascondere il desiderio dipingendo brache posticce a coprire le nudità dei personaggi della Cappella Sistina, oggi si cancella. Niente più mutandoni ma nemmeno sigaretta all’angolo della bocca per Humprey Bogart o Marcello Mastroianni.( esiste perfino un sito dove sono messi all’indice film e attrici fumanti http://smokingsides.com/asfs/m/A/index.html) E quando si ritoccheranno gli album foto di famiglia? E ohps, via la pipa di papi, o il sigaro del nonno. E mamma? No lei non fumava. Meno male.

L’ex-fumatore animato da un’intolleranza del tutto simile all’ex-comunista (pare che gli ex comunisti fossero come il nostro dei comunisti di piglio stalinista) è in realtà il nuovo paladino d’una campagna di privatizzazione dello spazio pubblico. Spazio ormai a misura di un individuo solo e possibilmente benestante – l’agente immobiliare che mi accompagnava nella visita degli appartamenti tesseva le lodi del palazzo in cui eravamo per l’assenza di bambini – spazio standardizzato, al Ph neutro, o materie grasse e in cui lo spazio di libertà coincide con lo spazio occupato dal proprio corpo. Gli ex-fumatori come gli ex-comunisti odiano quanti conservino in sé e attraverso di sé un senso d’appartenenza. I fumatori come i comunisti sono un’opera presente fatta di passato.
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Ma torniamo a Malraux, o meglio alla sigaretta di Malraux. E se in letteratura avvenisse quanto si sta annunciando per il cinema? Prendiamo la Coscienza di Zeno, in cui Italo Svevo dedica alla sigaretta il suo più famoso capitolo. Come tutti sanno, Zeno poco più che bambino decide di rubare una sigaretta dal pacchetto del padre. Immediatamente , scatta un meccanismo esistenziale attraverso cui si sviluppa una lotta accanita tra desiderio di fumare e volontà di smettere . Lasciando da parte la problematica sollevata da Svevo, che lega il desiderio morboso del personaggio a un bisogno di cure, attenzione materna, il genio dello scrittore si dispiega in tutta la sua potenza non appena ci lascia entrare nella camera di Zeno. Zeno che scrive e cancella dai muri tutte le dichiarazioni d’intenti: «Oggi, 2 Febbraio 1886, passo dagli studii di legge a quelli di chimica. Ultima sigaretta!!»

In realtà, Zeno-Svevo-Schmitt fa coincidere la Geschichte, da intendersi come destino individuale, insomma il desiderio di smettere, con l’Historische, la Storia con una grande S, ovvero quella dei grandi avvenimenti. “Molti avvenimenti, anzi tutti, dalla morte di Pio IX alla nascita di mio figlio, mi parvero degni di essere festeggiati dal solitoferreo proposito” dice Zeno. La sigaretta diventa allora una sorta di segnalibro della storia, inatteso. In Svevo il nesso tra tempo ed esperienza del tempo avviene grazie alla sigaretta e a tutto quanto la riguardi. Il tempo e le cose si mescolano fino a comporre una ragione, una sequenza logica- piuttosto psicologica – negli eventi che vivrà quest’uomo senza qualità preda e predatore di se stesso. Insomma mi sembra difficile per non dire impossibile eliminare quel dettaglio della sigaretta perché equivarrebbe a eliminare dal romanzo il fattore tempo. Quel che sarà possibile per il cinema non avverrà di certo per il romanzo. E poi con cosa sostituire la sigaretta di Zeno? Un chewing-gum, una caramellina ? Una qualche pratica d’auto soddisfazione sessuale?

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Tra Roma e Napoli, a picco sul mare, la città di Sperlonga . Su una parete del ristorante giusto di fronte al nostro tavolo, le foto dell’antica comunità di pescatori, partiti in massa verso Marsiglia,spinti dalla fame e dalla voglia di una vita differente. Su una di esse si vedono due marinai chini sulle reti: all’angolo della bocca una sigaretta come sospesa, probabilmente spenta, salmastra e le mani, prigioniere di nodi preziosi che sprigionano l’anima lasciandola correre altrove, a solcare oceani e i mari del Sud.

A Napoli, scendendo per delle viuzze d’un quartiere popolare, poco distante dalle case che un giorno annegarono con i propri inquilini – nemmeno Kafka avrebbe potuto immaginare un epilogo cosi’ surrealisticamente tragico – una bella donna, sulla cinquantina, che si sporgeva dalla finestra stendendo il bucato ad asciugare. Smistava i panni servendosi delle due mani e in bocca, sospesa alle labbra, una sigaretta. Quella non chalance e il fumo che sembrava aspirato dal cielo sembravano tracciare un piano d’evasione dalla realtà. Quella donna apparteneva a una razza in via d’estinzione? Alla stregua di certi mestieri dissimulati sotto la ruggine di vecchie insegne che sorgono tra le strade del centro delle nostre capitali?

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Fumare o non fumare ? E quante ne fumava Malraux ? Un pacchetto, due ? È lui che ha voluto farsi fotografare con una sigaretta in bocca? E Camus? E potevamo immaginarci che lo stesso sarebbe capitato a Sartre dieci anni dopo con i manifesti affissi in tutte le stazioni di metrò e dove le dita parevano piegate su un vuoto tanto più incomprensibile.

Le dispiace se fumo ? Questione inutile. Ormai, tutto è spazio. Zona fumatori o non fumatori. Ci si ferma ad ogni stazione– Nîmes due minuti ! Lyon, un minuto ! Modane, dieci minuti . Finalmente !! Terrorizzati di vedere il convoglio partire sotto i nostri occhi coi bagagli bene allineati.
Sono tempi i nostri in cui tutte le grandi questioni si giocano sul piano del Diritto. Una parola divenuta quasi sinistra e in cui l’essere umano è una virgola nei lunghi articoli dei codici!

Oggi la legge dei deboli di corpo s’impone attraverso la repressione dei deboli di spirito. Eppure non c’è niente da fare. È come una strana legge fisica quella che fa che nonostante si stia all’aperto, le lunghe e affusolate nuvolette di fumo del fumatore si dirigeranno sempre verso il non fumatore, talvolta ex fumatore – come le idee avute in passato che popolano frammenti di sogno. E a nulla servono tutti quei numeri da contorsionista, da braccia lungo la schiena o di smorfie della bocca il fumo andrà sempre da loro, come a marcare il passo, a ricordare un tempo che fu.

Così gli ex comunisti sconfessano i propri ideali di gioventù per non apparire troppo pirla. Fino a quando, un attimo prima dell’ultima sigaretta, una vera ultima ci si chiederà come Zeno a proposito del vecchio igienista descritto da Goldoni, se valga veramente la pena morire sani dopo aver vissuto come malati tutta la vita.

Torino 3 Gennaio 2OO5 . Ultima sigaretta.

37 Responses to A Gamba tesa (ma non troppo)

  1. Loredana Lipperini il 3 gennaio 2006 alle 10:37

    Grazie, effeeffe: mi sono concessa una sigaretta impagabile dopo la lettura.

  2. davide racca il 3 gennaio 2006 alle 11:29

    caro effeeffe, bell’intervento, davvero. mò me ne accendo una, fumo con voi! e… penso ad Auden, a Picasso, a Gatto… Mastroianni in una delle ultime interviste, mentre aspirava una Muratti, disse “… dice che fumare fa male” poi fa un altro tiro, sorride, e replica: “fa male!”

    una sigaretta come per Zeno Cosini è sempre l’ultima sigaretta anche senza fare propositi di finire, anche quando ne stai per accendere un’altra, in fondo in fondo pensi che sia l’ultima… e poi compri il pacchetto, l’ultimo… il fumo ti fa riflettere, aspirare… “ispirare”! perchè in fondo la sigaretta è il nostro tempo (quello dei fumatori, chiaro)… un tempo senza spazio, una rivoluzione perentoria e un patetico, dolce, lassismo… una sigaretta metaforica intendo, di quella cosa che ci fa dire “adesso o mai più!” e poi scivola in un languido “…ancora”.

    Viva la Bionda

  3. georgia il 3 gennaio 2006 alle 12:03

    o, oh, o effeffe compliment veramente un bel pezzo (me lo sono preso).
    Ti segnalo che nei capitoletti manca il n. 3

  4. gianni biondillo il 3 gennaio 2006 alle 12:59

    a quando una pizza nella nostra pizzeria con sala fumatori? ;-)

  5. Loredana Lipperini il 3 gennaio 2006 alle 13:14

    Quale, Biondillo, quale???

  6. gianni biondillo il 3 gennaio 2006 alle 13:29

    Lippa, ti tocca fare un viaggietto, è a Milano. (ma lo sai che da noi la pizza è buona…) . ;-)

  7. francesco forlani il 3 gennaio 2006 alle 15:21

    cara LL non è questo però mi piaceva il nome.

    Delicato napoletano (saletta fumatori) Via Frapolli, ang. Via Capolago,1 02-70004695

    effeffe

  8. Loredana Lipperini il 3 gennaio 2006 alle 15:25

    Effeffe e Gianni, alzo le braccia in segno di resa: alla prossima sortita milanese sono disposta a dichiararvi la supremazia della pizza meneghina in apposita saletta fumatori.

  9. gabriella fuschini il 3 gennaio 2006 alle 19:24

    Bello France’, mi ricorda Deleuze quando parla dell’ultimo bicchiere… non è l’ultima sigaretta, ma la penultima. E così quando ci proibiranno di fumare per strada (se ne sta già parlando) potremo sentirci paria fino in fondo.

  10. (ing.) celacanth il 3 gennaio 2006 alle 19:36

    Fumavo 2 pacchetti di sigarette al giorno sino a quattro anni fa.
    A queste si aggiungevano lunghe pipate serali e all’occorrenza sigari toscani.
    Smisi di fumare il due dicembre del 2001.
    Era ora lo facessi.
    Fumare era bellissimo, ma ormai troppo compulsivo, per me: ogni piccola svolta, ogni leggera variazione o emozione significava sigaretta. Alla fine della giornata ero morto di stanchezza nicotinica, ma ancora pronto a caricare il fornello di un buon flake che compravo.
    Fumare e fumare e fumare. Non ho fatto altro.
    Poi ho smesso, di colpo, completamente, senza più toccare una sigaretta, né dare una boccata né niente.
    Dopo pochi giorni feci un viaggio ad Istanbul dove la vista dei narghilè accesi nei locali pubblici mi faceva letteralmente sbavare di desiderio.
    Ora è passata, sono contento così.
    Sono un ex fumatore, invidio chi fuma e possibilmente non gli rompo i coglioni.
    Sono stato anche comunista, quando esserlo aveva un senso (quale?).
    Anche oggi forse avrebbe un senso esserlo, se solo esistesse da qualche parte, o fosse esistito, un paese con una versione accettabile di comunismo.
    Gli ex comunisti sono i peggio: come indiani rinnegati, lavorano dentro al forte dei dominanti, ciondolano in giro, rimediano un pasto caldo, fanno piccoli servizi, finché non gli si chiede di fare da guide per attaccare i loro ex confratelli: allora si scatenano.

  11. rotowash il 3 gennaio 2006 alle 19:51

    secondo me il fumo fa male anche perchè c’è una legge che lo vieta in italia. tutti dovremmo essere liberi di fumare magari rendendoci conto che diamo fastidio agli altri. Io comunque non fumo e spero di averne guadagnato in salute.

  12. mal il 3 gennaio 2006 alle 20:27

    Non fumi, ma i farmaci colorati che compri e ingurgiti fanno male di più, te l’ho gia detto da qualche altra parte, caro roto.

  13. p. il 3 gennaio 2006 alle 22:41

    caro ing. celacanth, promette solennemente che qualora scorgesse in lei una deriva come quella che ha descritto, riprenderebbe immediatamente a fumare? le conviene, sa. se serve a convincerla, guardi come è conciato il roto appena sotto di lei. e mediti. mediti.

  14. rotowash il 4 gennaio 2006 alle 00:19

    ormai ogni volta che parlo prendo un sacco di insulti. Anche se mi sembra di non offendere nessuno.

  15. tashtego il 4 gennaio 2006 alle 01:13

    ho scritto una “Teoria generale delle sigarette”.
    se volete ve la infliggo.
    se no, no.
    sempre che riesca a trovarla.

  16. claudio il 4 gennaio 2006 alle 03:26

    Che il fumare faccia male lo sanno tutti. Basterebbe leggere qualche riga della Fallaci per rendersene conto..
    Comunque io sono un ex fumatore. Ho fumato per poco (sono relativamente giovane) ma con passione e vera devozione. I giovamenti sono diversi e tutti di una certa portata, insomma un bilancio positivo senza smagliature, ma..
    Un bella sigaretta è sempre una bella sigaretta!

  17. Giancarlo Tramutoli il 4 gennaio 2006 alle 10:02

    Bel pezzo. Quando la fumosità diventa sostanza. Sui pacchetti io ci scriverei: “A volte il fumo è meglio dell’arrosto!” Io invece, essendo poco ambizioso, anche quando fumo, non aspiro.

  18. mag il 4 gennaio 2006 alle 10:36

    Giorello Giulio, presso lo spazio Oberdan parlando di libertà assoluta, Libertà platonica e le libertà relative, le Liberties empiriche anglosassoni, dopo sottile teoretizzazione rispetto alle differenze tra le due dice incazzattissimo:
    ” E poi, io tra le liberties, vorrei inserire anche la mia libertà di non vedermi dei necrologi sui pacchetti di sigarette ogni volta che mi scelgo il male che preferisco per me!”

  19. p. il 4 gennaio 2006 alle 10:41

    Carissimo rotouòsc, se confondi l’ironia e la satira, la battuta a volte stupida a volte salace (ma sei tu che le attiri come il miele le api) con l’insulto, che è cosa ben diversa e, francamente, è una pratica che non mi appartiene, allora ti cancello immediatamente dai miei bersagli(eri). Ecco fatto, cancellato. Ora dimmi tu come ti senti: non bevi, non fumi, voti il nano, l’ultimo libro letto è l’opera omnia di bondi, a donne non so come ti butta…Se ci ripensi chiamami, e io ti ripristino subito: se ci rifletti, dopo ogni mio trattamento hai sempre avvertito un senso di benessere generale. Vero?

  20. p. il 4 gennaio 2006 alle 10:44

    @ Tashtego

    Io sono interessato: posta, posta pure. Ho sempre avuto un debole per i trattati pieni di fumo. :-)

  21. andrea barbieri il 4 gennaio 2006 alle 11:01

    Loredana, se te ne vai da Lipperatura per commentare qui ti capisco, l’ho fatto anch’io!

    Col 2006 sono spiritosone eh…

  22. tashtego il 4 gennaio 2006 alle 12:39

    eppure mag, la cosa che dice Giorello circa la scelta del male del quale si preferisce morire, sostanzialmente non è vera.
    nessuno fumando “sceglie” il cancro o l’infarto, ma spera di poter seguitare a fumare senza esserne toccato, spera di non rientrare nelle statistiche come riprova che il fumo fa male, spera di cavarsela fumando sino a cent’anni ed oltre.
    la scritta sul pacchetto, per quanto orrenda e odiosa, serve a rammentare che nessuno ha una buona ragione per sentirsi esente dai danni del fumo, anche se poi questi non si manifesteranno mai.
    insomma, il problema è che il mondo in cui viviamo ormai è in grado di tutelarci solo su roba così: attenti che questa cosa fa male e questa pure e non la puoi fare eccetera.
    un mondo feroce che consente ogni forma di sopraffazione dell’uomo sull’uomo, ma rompe incessantemente il cazzo ai suoi cittadini sui danni del fumo.

  23. francesco forlani il 4 gennaio 2006 alle 12:57

    la stessa ipocrita attenzione che si ritrova in politica. Cambiare tutto perchè nulla cambi. Comunque anche a me farebbe piacere leggere quel saggio di cui sopra
    effeffe

  24. tashtego il 4 gennaio 2006 alle 14:23

    non è un saggio, effeffe, e per di più non lo trovo.
    grz cmq.

  25. gabriella fuschini il 4 gennaio 2006 alle 14:35

    Peccato Tash. Anche io avrei letto con piacere.

  26. mag il 4 gennaio 2006 alle 14:38

    se ti riferisci a Giorello il saggio é”On liberty” di Staurt Mill.

  27. cf05103025 il 4 gennaio 2006 alle 18:23

    mi arrotolo due cicche al giorno
    di trinciato Nazionale,
    ho smesso di fumare molte volte
    e ci riuscivo per uno due tre anni,
    turciè na cica da sol
    fa rito
    ed allena il dito,
    ecco

    MarioB.

  28. Carlo Capone il 4 gennaio 2006 alle 20:24

    Fumo 8 sigarette al giorno, un coitus interruptus che mi incupisce. Lo scrivo perchè nel pezzo di effeeffe, efficacissimo, tra le figure dell’ex fumatore e del comunista incallito manco io, quello delle sigarette razionate, triste razza. Una genìa di incerti sempre in mezzo, che quando compra barche lo fa a rate, e per telefono ammonisce ‘ non so niente, fatti tuoi’, il cui motto è ‘vorrei e non posso’, che in definitiva ha la prostatite (tali gli effetti della rinuncia al libero pulsare). Ardua è la vita di costoro, perennemente a caccia di conforti, rassicurazioni tipo ‘ma sì, eddai, in fondo ce l’hai fatta’, e invece dileggiati, da ex e accaniti, cui nascostamente ma in egual misura ambiscono conformarsi: i primi perchè alti fronzuti e forti, ormai dimentichi del libero copulare, i secondi in quanto Casanova, cui di crepare facendo all’amore non frega un caio. Triste, dicevo, con la prospettiva che un bel giorno di aprile, anzi brutto, l’urologo sentenzi: ‘brutto fesso, dagli oggi e dagli domani s’è scassata la prostata, mo’ beccati ‘sta morte’.
    Buon anno a tutti.

  29. tashtego il 5 gennaio 2006 alle 12:38

    Ho ritrovato questo appunto della fine del 2002.

    E mi manca moltissimo l’ATTO meraviglioso dell’accendere la sigaretta e di aspirare ed espirare il fumo.
    In questo senso, pensandoci, esistono diversi tipi di sigarette, o meglio: l’atto del fumare ha diverse funzioni e significati. Le sigarette sono tutte uguali, ma è anche vero che non c’è una sigaretta uguale all’altra.
    Possiamo infatti distinguere:
    1. la sigaretta di mantenimento: è quella che serve a mantenere un certo tasso di nicotina nel sangue, indipendentemente dall’attività che si sta svolgendo: è una forma di sigaretta fisiologica (vedi al punto 6.);
    2. la sigaretta di concentrazione: serve specialmente nelle ore del mattino e della sera, ma in realtà anche nell’arco di tutta la giornata, a mantenere la concentrazione lavorando: può diventare compulsiva e agire in senso contrario, cioè diventare de-concentrante;
    3. la sigaretta di snodo: si accende, indipendentemente dal bisogno che se ne ha, quando si passa da un tipo di azione ad un altro tipo: es. all’inizio di una telefonata, alzandosi dal posto di lavoro, sedendosi al posto di lavoro, accendendo il pc, iniziando una pausa, all’inizio di un colloquio, alla fine di un colloquio, uscendo da un posto, entrando in un posto, ma anche dopo un bagno di mare, dopo una prova sportiva, persino, scrivendo, nel passaggio da un periodo all’altro, ecc. ecc.
    4. la sigaretta di accentuazione di significato: si accende per aumentare la sapidità di un’azione particolare per farla durare almeno quanto lo spazio di una sigaretta: in genere si tratta di momenti di valutazione estetica e/o di contemplazione: arrivando di fronte a un panorama, su una spiaggia, un tempo al cinema durante le scene importanti (vedi punto 4.);
    5. la sigaretta emozionale: si accende durante un’emozione, per tentare di gestirla, attenuarla: per esempio guardando un film in tv o parlando d’amore con una donna, ecc.;
    6. la sigaretta fisiologica: si accende dopo mangiato, prima di andare in bagno la mattina, dopo l’atto amoroso (vedi anche al punto 3.), ecc.

  30. davide racca il 5 gennaio 2006 alle 14:00

    una radiografia perfetta!

  31. cf05103025 il 5 gennaio 2006 alle 17:42

    l’atto amoroso,
    è da tanto che non lo sentivo,
    l’atto amoroso,
    ecco

    MarioB.

  32. p. il 5 gennaio 2006 alle 19:48

    Bello, Tash. Cerca di recuperare anche altri appunti. Interessante. La sigaretta di accentuazione è già un cult: mitico!

  33. tashtego il 5 gennaio 2006 alle 20:45

    invece di “vedi punto 4.” si legga “vedi punto 5.”.

  34. furlen il 6 gennaio 2006 alle 19:54

    credo che si debba approfondire la tua fenomenologia o tash, con per esempio la sigaretta dispersa magari farne un’obra collettiva. C’è per esempio quella che avendo finito il pacchetto, e che non ci sono distributori in giro ed é notte e ne hai veramente voglia, cerchi, in vecchie giacche, nei cassetti, in tutti gli armadi. Niente da fare. Sembra sparita nel nulla. O quasi. Perché quando ti dai per vinto appare da un altro mondo la confezione di tabacco olandese lasciata da un amico con tanto di cartine. E allora metti su because the night, apri la tua grappa di barolo – il rumore della stappatura arriva fino in strada- e aspiri a lungo.
    effeffe
    ps
    grazie

  35. tashtego il 7 gennaio 2006 alle 08:54

    In quei casi cercavo le cicche fumate & schiacciate nei porta-cenere e sceglievo quelle più lunghe e cercavo di rimetterle in sesto, di raddrizzarle alla meno-peggio, e me le accendevo facendo attenzione a non bruciarmi il naso, cioè con la testa mezza di sbieco, gli occhi semichiusi: tutto questo per due o tre boccate schifose e roventi.

  36. Carlo Capone il 7 gennaio 2006 alle 14:38

    Tutti fumatori accaniti, eh? beati voi, ammiro il coraggio.

  37. gabriella fuschini il 7 gennaio 2006 alle 16:19

    La sigaretta di snodo è fondamentale…mi piace molto la definizione. E poi davvero fumavi le cicche spente e schiacciate? Tra la visione romantica e impossibile del ritrovamento di cartine e tabacco olandese e quella del fumarsi i mozziconi, trovo più verosimile la seconda: trattasi di disperazione totale da assenza.



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