Luglio, agosto, settembre (nero)/AreA

22 agosto 2006
Pubblicato da

Mio amato
Con la pace ho depositato i fiori dell’amore
davanti a te
Con la pace
con la pace ho cancellato i mari di sangue
per te
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
Vieni e viviamo o mio amato
e la nostra coperta sarà la pace
Voglio che canti o mio caro “ occhio mio “ [luce dei miei occhi]
E il tuo canto sarà per la pace
fai sentire al mondo,
o cuore mio e di’ (a questo mondo)
Lascia la rabbia
Lascia il dolore
Lascia le armi
Lascia le armi e vieni
a vivere con la pace.
(trad. dell’introduzione dall’arabo)

Giocare col mondo facendolo a pezzi
bambini che il sole ha ridotto già vecchi

Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all’omertà.
Forse un dì sapremo quello che vuol dire
affogare nel sangue con l’umanità.

Gente scolorata quasi tutta uguale
la mia rabbia legge sopra i quotidiani.
Legge nella storia tutto il mio dolore
canta la mia gente che non vuol morire.

Quando guardi il mondo senza aver problemi
cerca nelle cose l’essenzialità
Non è colpa mia se la tua realtà
mi costringe a fare guerra all’umanità.

Il testo della canzone e le note a riguardo sono prese dal sito:
http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=320

Luglio, agosto, settembre (nero)
degli
AreA
Parole di Frankestein
Musica di Patrizio Fariselli (ispirata a una canzone popolare macedone)
Sotto lo pseudonimo di Frankestein si cela Gianni Sassi, produttore degli AreA
Dall’album Arbeit macht frei (1973)
Versione italiana di Ammar dell’introduzione in arabo
La traduzione è stata inviata da Gianni Costa.

20 Responses to Luglio, agosto, settembre (nero)/AreA

  1. Baldrus il 22 agosto 2006 alle 13:24

    Bello riascoltare gli Area.

    L’introduzione mi ha ricordato, e molto, i versi del grande poeta turco Nazim Hikmet.

  2. Andrea Raos il 22 agosto 2006 alle 14:45

    Da sempre mi chiedevo cosa volessero dire quelle parole. Gettano un’altra luce sul brano, mi sembra. Grazie!

  3. kristian il 22 agosto 2006 alle 16:21

    ANDREAAAAAAAAAA

    nel booklet di Arbeit macht frei la traduzione c’è da sempre!

    mi fai proprio venire i CRAMPS!

  4. Andrea Raos il 22 agosto 2006 alle 16:25

    Cosa vuoi, sono uno all’antica: i libri li leggo, i dischi li ascolto. Ehm…

  5. kristian il 22 agosto 2006 alle 16:27

    vabbeh vetusto: gioia e rivoluzione anche per te (nonostante tutto)

  6. bruno esposito il 22 agosto 2006 alle 18:19

    E’ anche il titolo di uno dei primi libri di Gianluca Morozzi.

  7. maline il 22 agosto 2006 alle 18:34

    Che impressione riascoltare gli Area. E la voce di Demetrio Stratos…
    Ha prodotto in me l’effetto “madeleine”. Quanto all’intro, come a Baldrus, anche a me ha ricordato Hikmet -scoperto peraltro proprio all’epoca.

  8. roberto il 23 agosto 2006 alle 10:12

    E’ vero, “Luglio agosto settembre (nero)” è una di quelle canzoni che resteranno incise nelle Tavole della Musica italiana. E’ vero, la Milano di allora era una città da viverci, era la città ‘off’ di Piazza Vetra e Parco Lambro, non come adesso, che i musicisti sono costretti a fare la resistenza (ultimamente sono stato a Piazza Vetra, è rimasto qualche spacciatore).

    E’ vero, all’inizio degli anni settanta c’era più voglia di fare, e soprattutto di suonare (da Milano alle vie dell’Emilia). Ed è vero che l’improvvisazione vocale e strumentale di Stratos e Fariselli era una sperimentazione moderna più che una contaminazione postmoderna (un modo di far convivere jazz, musica popolare balcanica e mediorientale, senza annullare le tradizioni specifiche).

    Ho riletto la bella traduzione – offerta da Gianni Costa – della introduzione al pezzo degli Area (anche io mi ero sempre chiesto il significato di quelle parole). Un motivo ispirato, come ha ricordato Forlani, a un canto tradizionale macedone. Bello fino alle lacrime.

    Nel ’73, quando gli Area scrissero il testo, decisero che il motivo iniziale avrebbe potuto essere cantato da una ragazza palestinese, e che questo sarebbe stato un omaggio, un modo di dimostrare la solidarietà della band verso un popolo che da almeno trent’anni aspetta la sua terra. Il diritto internazionale gli ha concesso di farlo. Da allora, è stata creata una Autorità Nazionale Palestinese che oggi molti ritengono superata e da sbaraccare.

    Ma ho l’impressione che se chiedessimo a Fariselli cosa ne pensa del passaggio (non-macedone) dai canti pacifisti (nazionalisti (come ha notato Baldrus) alle madri-kamikaze che si sono fatte esplodere con una bomba nella carrozzina, il musicista ci risponderebbe che non conviene immischiarsi nelle tradizioni religiose, culturali, e a questo punto direi militari, di un altro popolo. Che poi sarebbe il nostro multiculturalismo equo e solidale.

    Così come ricordo che tra i feddayn a cui s’ispira il free-jazz degli Area, cioè i martiri rossi della rivoluzione khomeinista, c’erano non solo Arafat (su cui giudicherà la Storia), ma anche il signor Ahmadinejad, attuale presidente dell’Iran e convinto sostenitore della ‘estirpazione’ del “cancro” sionista dalle terre che furono del Profeta (e in questo caso possiamo giudicare noi). Secondo alcune fonti, lo stesso signornò che oggi fa lo gnorri sul nucleare, divertendosi ad insinuare il dubbio nella comunità internazionale, nel ’72 si rese complice del bagno di sangue alle Olimpiadi di Monaco. Da qui il titolo del pezzo, che appunto rimanda a quel “Settembre Nero”.

    Con questo non voglio certo dire che Stratos, Fariselli e Frankenstein, fossero dei ‘terroristi’, degli integralisti islamisti, ma che certe volte la solidarietà, con il passare del tempo, deve essere verificata, e soprattutto deve essere ferma, se non intransigente. Non accontentarsi di ‘aiutare il prossimo tuo’ ma anche decidere chi, tra i prossimi tuoi, è quello meno pericoloso. Chi vuole il dialogo e chi ti prende per il culo, insomma.

    E non c’è dubbio che Hamas, che in questi giorni flirta con Hezbollah, e continua a non riconoscere lo stato d’Israele, non è proprio così disposta ad essere solidale con gli altri, eccezion fatta per i suoi aderenti (credenti).

    Ovviamente, dall’altra parte già si muovono i falchi del Likud che vogliono radere al suolo Gaza e considerano la guerra scatenata contro il Libano la premessa di quelle che combatteranno presto contro la Siria e l’Iran (il tempo di spodestare lo ‘sconfitto’ Olmert e sparare qualche cartuccia sulle truppe ONU. Ancora una volta, consiglierei maggiore prudenza al nostro ministro degli esteri. Non c’è solo Hezbollah).

    La storia e il successo degli Area iniziò con questa canzone. Bisogna vedere se oggi quella stessa ragazza palestinese sceglierebbe di cantare ancora il motivo d’amore macedone oppure no.

    Nel frattempo, certi, come la Sgrena, fanno balenare ipotesi complottiste sulla morte di Angelo (sul manifesto della settimana scorsa). Altri sostengono che il volontario italiano è stato ammazzato perché scambiato per un ebreo che si stava bevendo una birra nelle medesime terre del Profeta. Terre in cui si vorrebbe vietare (com’è accaduto) la vendita della Peroni da 3/4. Come pure d’intrattenersi mezzi imbriachi con un parterre di ragazze non velate.

    Nel frattempo, pare che a Beirut e dintorni circoli un giocattolaio magico che si diverte a lasciare peluche di bambini sulle macerie della città bombardata. La Reuters è stata costretta a ritirare 920 foto contraffatte da uno dei suoi operatori, come apprendo oggi.

    Sento che adesso il nobile parolaio Rizzo mi direbbe che speculo sulla morte di un povero ragazzo, sulle sofferenze dei martiri, e che devo rispettare il padre di Angelo che ha ‘perdonato’ l’assassino del figlio. Quindi mi taccio.

  9. Cato il 23 agosto 2006 alle 10:42

    Bah. O boh.
    Da Parco Lambro ad Ahmadinejad. Dalle sperimentazioni di Stratos Fariselli a Hezbollah. Cos’è? Un nuovo tipo di storiografia, modello minestrone surgelato?

  10. roberto il 23 agosto 2006 alle 10:52

    @Cato
    Non sono io che mi sono ispirato al jazz-feddayn.

  11. Cato il 23 agosto 2006 alle 11:11

    Decontestualizzare come fai tu, e poi intersecare i percorsi, legando situazioni imparagonabili col filo sottile che azzera, tra l’altro, trent’anni di storia, di passioni, di cultura, di scelte politiche e umane, di diversità, mi sembra un’operazione tipicamente “fogliesca”. E poiché io non credo tu sia un intellettuale ascrivibile a quella chiavica, mi chiedo semplicemente perché continui in questa operazione tafazziana. Cui prodest? Quo vadis?

  12. kristian il 23 agosto 2006 alle 11:37

    io concordo con quelli del vietare la Peroni: non dico la Menabrea, ma pure la Forst che fanno a Bolzano è millevoltemeglio.

  13. effeffe il 23 agosto 2006 alle 12:03

    Note al margine

    1- ringrazio Roberto per la citazione ma come ho scritto nel post il testo e le note al testo provengono dal sito citato.

    2- in questi mesi di guerra in libano ho ripensato quasi ossessivamente a due cose. Alla televisione anni settanta in bianco e nero che dalla cucina dove eravamo riuniti a pranzo tutta la famiglia(dieci) trasmetteva immagini dal libano. E che nessuno di noi capiva. Di quella guerra di tutti contro tutti. di realtà a noi bambini sconosciute – noti erano i rumori degli spari e delle esplosioni. Quella guerra innanzitutto mediatica entrava nei nostri immaginari al punto che qualsiasi cosa accadesse di esplosivo, rumoroso, caotico c’era uno di noi che diceva: oi maro’ me pare proprio Beirut!!!
    l’altra era la canzone degli area appresa molti anni dopo e amata da subito e quando si ama una canzone non la si dimentica più

    3- avevo voglia da qualche settimana di riproporla su NI perchè credo che ci siano delle realtà che nessuna analisi per quanto autorevole e vera essa sia, potrà aiutarci a “sopportarla” e sopportandola a capire. Solo la poesia puo’ farlo. Anzi come diceva baffone (non peppe ma federico) “solo il canto puo’ parlare delle passioni.

    4 e cercando il testo della canzone ho scoperto: la traduzione della prima parte e il l fatto che l’autore fosse uno dei personaggi più illuminati della storia italiana, ovvero Gianni Sassi.

    5- ma perchè quella traduzione è importante. Nei commenti alcuni (andrea) ci spiegano perchè. Prima di leggere quell traduzione quelle parole ci suonavano sinistre. Diciamo che il mondo dei media ci ha obbligato a sentire, ascoltare l’arabo che accompagnandolo a teste mozzate a mitragliate sparate in aria da qualche kalashnikov medioroientale. E invece quei suoni rivelano delle parole di una dolcezza assoluta, insomma della vera poesia. La morale. Gli uomini di cultura araba dovrebbero imporre alle televisioni occidentali (in musica il räi ha avuto un ruolo fondamentale in questo) letture di poeti e classici di lingua araba per smilitarizzarla.

    6. parlando ieri a Montpellier con un amico che organizza il festival di cinema del mediterraneo e di cinema israeliano, dicevo di come questa canzone (riscoperta nella sua versione completa solo qualche giorno fa grazie a NI) presentando i due canoni mette in circolo le due contrastanti passioni che dominano il conflitto medioorientale ed altri. Desiderio di pace e sete di giustizia. Forse dovremmo imporre sete di pace e desiderio di giustizia. Chissà
    effeffe
    à suivre
    ps
    mi piacerebbe organizzare un incontro su Gianni Sassi. Qualcuno mi aiuta?

  14. roberto il 23 agosto 2006 alle 12:06

    @Cato

    Credo che Stratos e Fariselli fossero dei grandi bevitori, o che comunque non fossero dei puritani. Di certo non lo erano i frequentatori di Parco Lambro. Ho anche cercato di distinguere il nazionalismo armato palestinese dalla cappa e dalla spada islamista.

    “Quando Khomeini prese il potere”, parliamo di una manciata di anni dopo la canzone degli Area, quindi non ‘azzero’ più di tanto, “tutte le cantine delle ambasciate iraniane furono rovesciate nei fiumi vicini. Nei primi giorni della civiltà islamica il vino aveva un valore decisivo. Ma quei giorni sono lontani e abbiamo a che fare con una mullahcrazia che ha fallito e il cui intento è esportare il proprio fallimento”.

    Parola di Roger Scruton, su quella chiavica di giornale a cui fai riferimento. Scruton è un fior di conservatore, ma a quanto pare è pure uno sbevazzone. E ne dice di tutti i colori sulla pasta molle e bigotta dell’Occidente di oggi (a Londra se non sbaglio scatta il divieto di ubriacarsi da una certa ora in poi, in America si procede con l’antitabagismo). Se avrai la pazienza di leggerlo, sempre oggi, trovi la sua intervista nell’inserto a pag. II-III.

    Un’altra cosa: Said diffidava di operazioni come quella di Scruton, dividere un Islam storico, mitico, ideale, delle origini (avvinazzato), dalla realtà di questi giorni (meno birra per tutti). Ma per non decontestualizzare aggiungo che, sempre alla fine dei anni settanta, il professore s’interrogava su quello che avrebbe potuto significare la rivoluzione iraniana per l’intero sistema arabo-islamico e criticava “il nativismo” palestinese, invitando la sua comunità a regolare i rapporti tra individui (la birra), lo stato (nazionale) e la religione (non il terrore di uscire di casa con un bianco che se poi torno mio padre mi seppellisce in giardino). Visto che parli di guerra dei trent’anni, dimmi tu se qualcuno lo sta ancora ascoltando (o lo ha mai ascoltato).

    Ma senti cosa dice Scruton: “Non c’è futuro per il governo secolare se non genera la lealtà nazionale nella minoranza musulmana”. Qui non interseco niente, lui e Said dicono la stessa cosa. Chissà se Fariselli, anche lui, è d’accordo (penso di sì).

    Ma forse è meglio non disturbare nessuno, ascoltare la canzone degli Area senza pensare a quello che (non) dice il testo, lasciarci prendere dalla musica, dondolare al ritmo della Peroni, distinguere i vari comparti dell’industria culturale dalla vita e dalla pratica politica, insomma una cosa sono gli MP3 e altra cosa le bombe che l’M16 ha creato artificialmente per terrorizzare gli areoporti inglesi (il vero, puro tafazzismo).

    Le parole non hanno solo un senso quando vengono dette, o cantate, ma anche quando si depositano. Allora non puoi farci più niente. Speriamo che a restare impresse nella nostra memoria siano i versi della canzone macedone. Che ho già detto difenderò fino all’ultima lacrima che ho in corpo.

    Altri non sono abituati a piangere, ma solo a fare propaganda della pietà e della libertà. E sai a chi mi riferisco.

  15. dani il 23 agosto 2006 alle 15:12

    Mamma mia, che porcata!
    Meno male che gli anni ’70 sono finiti… e speriamo non ritornino più!

  16. cattleya il 23 agosto 2006 alle 16:08

    no dico ma i fotografi, i fotografi della reuters si, anzi quello li, quello che mette i peluche, cosa voleva fare, quale sordido complotto, voleva farci credere con sti 2 peluche che le bombe hanno ammazzato pure dei bambini innocenti??? ora che ho saputo sta cosa mi son fatto la mia bella idea sulla questione mediorientale…

  17. funiculì funiculà il 23 agosto 2006 alle 16:53

    allora tenetevi il festivalbar, sanremo e le pippe da spiaggia, magari qualcuno i suoi mondimarci fintoalternativi, gli ottocentottantrè, le vibrazioni e i vibratori, lasciate stare Demetrio Stratos e gli Area, tanto non sapreste nemmeno da dove cominciare, e non rompete i coglioni

  18. mundialino il 24 agosto 2006 alle 00:42

    si gli area mach frai erano bravi, ma io preferisco la canzone dei canpioni del mondo…. pooo poropoppopo pooo pooo……

  19. claudio il 5 settembre 2006 alle 18:52

    Nel 1973 non ero ancora nato.Nella ristampa curata da Edel la traduzione del testo arabo non c’è. Grazie per il prezioso aggiornamento!

  20. ambien sleeping pill il 21 marzo 2007 alle 07:21

    ambien sleeping pill…

    news…



indiani