Articolo precedenteQualche numero sul precariato
Articolo successivoLa settimana del depresso 3

Il catalogo

“Non ci si può far guidare solo dalle leggi di mercato e dalla burocrazia dei contabili. Il magazzino è un passivo anche in Germania, ma io non pubblico libri per la stagione in corso, come se fossi un sarto. Se scelgo un testo, sono convinto della sua validità per un lungo tempo. Tutti i libri che ho stampato negli ultimi vent’anni sono sempre in catalogo. Se ci riesco io che sono un piccolo editore, con problemi di bilancio, perchè non dovrebbe anche un grande editore? Si può comprendere un autore solo se si ha a disposizione tutta la sua produzione, e non solo l’ultima opera scritta”.

(Bernhard Albers – direttore Rimbaud Verlag).

18 Commenti

  1. http://www.lulu.com/it

    Non dico che Lulu di per se sia la soluzione, dico che questa combinazione tecnologica può aprire strade interessanti, soprattutto per gli indiani.

    Tenete poi presente che gran parte dell’editoria informatica si sta spostando IN TOTO su soluzioni di questo genere permettendo la nascita di tanti piccoli (e piccolissimi) editori di qualità. Ovviamente il mercato dell’editoria informatica è una cosa a sé lo cito come esempio solo perché le innovazioni tecnologiche portate dalla rete si sviluppano prima lì ed è possibile avere una prima idea di cosa e come si può fare (vd. tutto il discorso copyleft).

  2. Caro Fk, volevo dirti che neanche a farlo apposta, mi è appena arrivata una partita ibs, la mia prima terna di indiani da scartare è stata: Andrea Raos, Andrea Inglese, Franz Krauspenhaar…vi sto leggendo contemporaneamente – siete bellissimi – ma mentre i primi due li avevo già letti su antologia, tu sei stato una rivelazione: da quanto tempo non sentivo dire “figliodindrocchia”!!!
    mi fai morire ;-))))

    La prossima terna sarà: Raimo, Biondillo, Voltolini e così via…
    Tutti belli, tutti bravi questi indiani!

  3. Cara Maria (Valente), per un lungo, terribile attimo sono stato colpito dalla sindrome del pluribocciato: infatti leggendo il tuo simpatico messaggio, e imbattendomi nella parola “scartato”, ho pensato subito (male) che tu volessi idealmente scartarmi – assieme agli amici Raos e Inglese – dal consesso indiano:-)
    Stai leggendo Avanzi di balera, dunque, il mio errore di gioventù. (Vafangulammamete…)

    Caro Golpista (il tuo nick mi fa molta simpatia), ho visitato il sito da te indicato. Qualcosa so anche di copyleft. Il problema è la distribuzione. Certo, rispetto ai falsi editori a pagamento c’è un salto in avanti, ma non basta.
    Ho messo questo post, una semplice testimonianza dall’estero, perchè, più che cercare scorciatoie, dovremmo veramente incazzarci, in questo paese. Leggo su Letture che l’editore tedesco Wagenbach (ha un catalogo paragonabile a quello di Adelphi, per intenderci, e pubblica vari italiani contemporanei tra cui, per esempio, Cavazzoni e Scarpa) ha ancora in catalogo So kam ich unter die Deutschen (Così arrivai tra i tedeschi) di Erich Fried. Un libro sfortunato, edito nel 1990, di cui Wagenbach continua a vendere le copie al prezzo di allora (7, 50 euro=15 Deutsche Mark).
    L’editore Rowohlt ha ancora in catalogo Agar Agar di Peter Ruehmkopf, uscito nel 1981! Le memorie della De Beauvoir, uscite nel 74! I volumi dell’edizione completa di Italo Svevo.
    Ecco cosa commenta Klaus Wagenbach: “BISOGNA MOSTRARSI FEDELI CON I PROPRI AUTORI”
    (!!!)

  4. Caro Fk, mi dispiace per il terribile attimo, ho usato un termine improprio, ma è che vi ho considerato un regalo (da scartare, appunto)…anche le mie batterie si vanno esaurendo, fortunatamente…perciò vado a nanna – grazie a tutti per avermi fatto passare in allegra compagnia questa orribile giornata!
    notte notte a tutti

    ps: giuro che è l’ultimo ot, non lo faccio più ;-)

  5. Caro fk come ho scritto non considero il sito indicato quello del mio “editore ideale”, anzi fa un po’ sorridere il calderone di libri di tutti i tipi che “pubblica” ma anche questa è una possibilità interessante.
    Mi interessa però più la possibilità che apre la tecnologia (e la fantasia e l’inventiva e la capacità di realizzare).

    Mi spiace parlare di bruta materia ma il terrorizzante (per l'”avido” editore) magazzino può essere una serie di memorie di massa (investimento inferiore ai 1000 euro, di poco superiore se si vuole andare di lusso) e il significato di distribuzione va a cambiare perché se è vero che non basta “essere su Internet” potrebbe non più voler dire “essere in tutte le librerie a lungo sul banchetto delle novità e/o sullo scaffale in evidenza”. Non dico che sia facile inventarsi delle alternative valide e competitive (inteso in senso culturale, sociale e economico), solo che potrebbe essere possibile. L’investimento economico per diventare (e rimanere) editori diventa minore, l’investimento da efettuare per tentare di lanciare nuovi autori è minore, non è poco.

    Lo so, un tipografo e un distributore non fanno un editore ma liberarsi da questi due aspetti (o avere la possibilità di reinventarli) potrebbe aprire nuovi spazi interessanti per l’editoria specialistica o per quella che, per qualsiasi (magari miope) ragione viene considerata “non commerciabile”.

    Mi domando: chi anche tra gli scrittori di NI si sentirebbe “pubblicato” se fosse pubblicato in questo modo? secondo me avrebbero tutti paura di non essere considerati più “scrittori”, magari pubblicherebbero una cosa tanto per dire “guarda come sono sperimentale” ma non si sognerebbero mai di affidarsi a un editore così :-) (ovviamente bisognerebbe prima anche trovare un editore serio di nuovo tipo).

  6. finalmente ho capito.
    a parte che non capisco cosa abbia di tanto simpatico il nick Golpista che il mio non ha.
    ma passiamo oltre.
    per starti simpatica dovrò leggere un tuo libro.
    poi scriverò che mi fai morire (letterariamente)
    con tante faccine.
    tutto bello. tutto bravo.
    ok.
    ma non chiedermi di più

    saluti

  7. Gentile cara polvere,
    lei finalmente non ha capito proprio nulla, se lo lasci dire.
    Di Franz, beninteso.

  8. @AaA

    finalmente e chiaramente il non intendimento è viceverso, gentile signore/a, ma senza sversamenti offensivi e quant’altro da parte mia.

    anche per commentare su N.I. è obbligatorio un patentino?
    va bene. spuntano nick ognidove.
    ma è ancora autunno, il tempo dei funghi e di andare per funghi.

  9. Se il “non intendimento è viceverso” proverò a rispiegarmi.

    Lei ha detto, mi pare, che si può comprare la simpatia di qualcuno (nello specifico di Franz) comprando un suo libro. Detto in soldoni, gentile cara polvere.

    Il patentino per i commenti qua non occorre, mi pare evidente.

    Quanto a me: non sono un fungo.

  10. @AaA

    ho scritto leggere.
    non comprare.
    mi pare ci sia una notevole differenza.
    me lo farò prestare da un amico blogger che adora Franz e del quale possiede buona parte del catalogo.

    veda. è lei che provoca, non ha compreso niente e mi fa scrivere cose che non ho scritto. sia più preciso.

  11. Cara Polvere:
    AaA non è Franz, fidati.
    E comunque, se ti fa piacere a me stai simpatica.

    Ora vai subito a comprare un mio libro! Raus!!!! ;-)))

  12. cara polvere:

    “finalmente ho capito.
    (…)
    per starti simpatica dovrò leggere un tuo libro.
    poi scriverò che mi fai morire (letterariamente)
    con tante faccine.
    tutto bello. tutto bravo.
    ok.
    ma non chiedermi di più”

    ***

    “Leggere” in luogo di “comprare”, molto bene:

    cara polvere leggerà il libro (comprato o in prestito non importa) di Franz, così dopo lei gli rimarrà simpatica.

  13. @ AaA
    e se ne scrive uno pure lei, in qualche modo lo leggerò.
    sapesse come ci tengo a essere simpatica a tutti… non lo aveva ancora capito?
    salut

  14. Certo che lo avevo capito.

    Ho inoltre saputo da lei che io (testuale):
    provoco; non ho compreso niente; le faccio scrivere cose che non ha scritto; manco di precisione. Ancora: sarei un fungo, magari un chiodino, oppure Franz.

    Cordialmente,

  15. se organizzerò un’escursione nei boschi tipo “the blair witch project”, la inviterò.
    taccuino, malleus maleficarum, cinepresa 16mm, cestino per funghi e mushmellows.

    ma manca il terzo compagno di viaggio.
    uno scrittore, possibilmente.
    Cordialmente, oltremodo.

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L’unica lezione che la vita mi ha insegnato

di Martino Costa
Un estratto dal romanzo "Trash", Pessime idee edizioni 2021, finalista al Premio Calvino 2020

La pienezza di una storia, la fragilità di una vita. Su Le stelle vicine di Massimo Gezzi.

di Marco Nicastro Quando sulla quarta di copertina, sulle fascette promozionali, in estratti da recensioni leggo, relativamente ad un libro,...

Un pensiero della luce

  di David Watkins Opera grafica di Andrea Balietti   Esistono luci pesanti. Luminosissime e pesanti. Tanto luminose da sbiadire. Di una pesantezza incorporea....

Messaggio di Moni Ovadia sul conflitto israelo-palestinese

Moni Ovadia in occasione di una manifestazione a Savona a sostegno del popolo Palestinese ha inviato questa dichiarazione di totale supporto: mi sembra molto esplicita e senza ambiguità.

Assialità dei legami : fotografie di Isabelle Boccon-Gibod

di Lisa Ginzburg
Ho conosciuto Isabelle Boccon-Gibod qualche anno fa, perché un’amica la portò a cena da me (ancora si cenava insieme, con quegli “aggiungi un posto a tavola” a movimentare convivialità che è difficile e anche doloroso ricordare nel presente di adesso).

L’Anno del Fuoco Segreto – Il camicino da morto

La descrizione del progetto L’Anno del Fuoco Segreto, si può leggere QUI. di Loredana Lipperini Il camicino da morto non era...