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L’industria dello sterminio: l’incubo secondo Schmidt

di Daniele Ventre 
 20041117-spiegel.jpgArno Schmidt, coscienza della letteratura tedesca del secondo dopoguerra; scrittore troppo poco noto da noi, se si pensa che Schmidt è in Germania quello che per noi sono un Gadda o un Fenoglio. La sua sorvegliata opera “Dalla vita di un fauno” (1953) appare ora, su iniziativa di Lavieri editore, tradotto per la prima volta in italiano, con piena aderenza al testo, da Domenico Pinto, che ne ha reso, senza sbavature o compromessi, il complesso impasto stilistico.


Protagonista, fra l’incubo della Machtübernahme di Hitler e l’orrore dei Lager, fra l’eco onnipresente dell’industria dello sterminio e l’urlo tragico e ridicolo della fanfara totalitaria, è l’impiegato Düring, la cui vicenda, la banalità del quotidiano offeso dal male, è sequenza di istantanee, “luminosi snapshots” d’un esistere triturato. La sua vita? “Nessun continuum”, nastro spezzato lungo cui Düring convive col rumore di fondo del tritacarne nazista, e appare duplice e scisso. Nota unificante del narrare segmentato, l’ironia estrema del personaggio, che appare privo di ogni connotato di facile e consolante positività: ne sono esempi la sua interazione, sul filo del disprezzo, con il superiore, il Landrat, “dirigente, monumento, potentato, iguanodonte”; la sua indifferenza, nel privato, verso la moglie omologata al regime e i figli coartati da piccoli nella Hitlerjugend; l’evasione con l’amante, “la lupa”, con cui si apparta ai limiti del bosco. I micro-eventi della vita del protagonista sono seguiti passo a passo da una lingua destrutturata nei tic del parlato, nel collasso fonetico delle onomatopee, nelle deformazioni espressionistiche, nelle volute sgrammaticature, spesso allusive, che fanno della prosa di Schmidt la croce dei traduttori e la sfida dei lettori: così il treno parte e “Oooh-iss-sbuffa”, e il capotreno ordina di “…uderestagne”, chiudere le porte stagne; così la fuga fra i bombardamenti nel capitolo finale è segnata da allucinate detonazioni linguistiche.
Contro il dilagare della quotidianità repellente, Schmidt-Düring erige dentro di sé un muro iperreale di sottile memoria storica e lucido scientismo, che arricchiscono di ulteriori strati il sedimento stilistico dell’opera. Questa è la voce della duplicità del personaggio, in un limbo oscillante fra ligia registrazione d’archivio e intima ribellione: il manifesto dell’ambivalenza di cui è metafora la natura ambigua, teriomorfa, del fauno.
***

Arno Schmidt
Dalla vita di un fauno
Editore Lavieri
Pagine 140
Euro 15,00 
 

(Pubblicato su “Il denaro” – 27.07.2006)

(Su NI sono apparsi altri 5 testi di e su Arno Schmidt)

7 Commenti

  1. è vero, il testo è bellissimo e anche la traduzione che ne a il mio omonimo e collega. andai alla presentazione al Goethe e ne fui estasiato…
    un pezzo di storia tedesca narrata in modo stupefacente..
    bravo Arno,che non si studia all’Università purtroppo…
    per i docenti di letteratura tedesca: inseritelo nei programmi!

  2. D’accordissimo. Anche con gli aggettivi. Testo bellissimo, traduzione eccellente. Sto aspettando il prossimo, quello a quattro mani…

  3. Cato, sei aggiornato…
    Che io sappia, in questo periodo Pinto è a tal punto in full immersion che ha perfino smesso di leggere libri. In italiano, almeno. Il ragazzo coniuga zelo, precisione, idealismo e talento come nessun altro suo coetaneo, e il signor Schmidt ne sarebbe proprio contento…

  4. Su, Cato, non fare così che mi commuovo… E poi, cosa direbbe il signor Schmidt se ci vedesse qui a scambiarci abbracci virtuali?

    Oddìo, magari non gli faremmo così schifo e si limiterebbe a ripetere quello che dice Düring nel secondo paragrafo del primo capitolo del Fauno: “Le discussioni hanno solo questo di positivo: che in seguito vengono alla mente buone idee”. (trad. di D. Pinto:-)

    Amities

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