Madeleine Peyroux al Blue Note

6 dicembre 2006
Pubblicato da

di Sergio Garufi

Stasera al Blue Note di Milano in via Pietro Borsieri 37 (zona Isola, tel.02-69816888) concerto della cantante jazz americana Madeleine Peyroux, che presenta il suo ultimo album Half the perfect world. Primo spettacolo ore 21, secondo spettacolo ore 23.30. Ingresso 45 euro.

 

I’m all right

 

He made me laugh
He made me cry
He smoked his doggies in bed
But I’m all right
I’m all right
I’ve been lonely before

 

I asked the boy for a few kind words
He gave me a novel instead
But I’m all right
I’m all right
I’ve been lonely before

 
It’s fine, it’s OK
It was wrong either way
I just wanted to say
There isn’t much fun when you’re drinking wine

 

He got drunk, he fell down
He threw a few of my things around
But I’m all right
I’m all right
I’ve been lonely before

 

I’d like to believe healthy cigarettes
But I have to conceive that wherever you are
You’re still driving my car
Sticks and stones break my bones
But tears don’t leave any scars
So I’m all right
I’m all right
I’ve been lonely before

 

Mmm…
I’m alright
I’m alright
I’m alright
Yeah
He played solitaire in bed
Used to blow bubbles in bed
He sang Christmas songs in bed

54 Responses to Madeleine Peyroux al Blue Note

  1. Marco Saya il 6 dicembre 2006 alle 13:22

    Una grande…aggiungo che la “poesia” vocale di Madeleine la possiamo trovare in Dance Me To The End Of Love, dove il brano di Leonard Cohen viene fortemente caratterizzato da venature blusy. Una timbrica tra l’intimismo di Norah e l’intensità della ex-lady.

  2. trevi's strauss il 6 dicembre 2006 alle 15:27

    ao’ regalato…

  3. ezio il 6 dicembre 2006 alle 16:21

    Quando è uscito – un anno e mezzo fa? – ho ascoltato Careless love fino allo sfinimento. Mi svegliavo di notte canticchiando Dance me to the end of love e la nenia ipnotica di Between the bars …
    Beh, Sergio domani dicci com’è stato (perché tu te li puoi permettere 45 euro, no?)
    ezio

  4. Gemma Gaetani il 6 dicembre 2006 alle 17:09

    Quanto???

    ;0)

  5. Terzo Mondo il 6 dicembre 2006 alle 17:47

    Buongiorno, mi chiamo Terzo Mondo e volevo mandare a cagare Madeleine Peyroux con i suoi 45 euro, così che possa pulircisi.

  6. magda il 6 dicembre 2006 alle 18:46

    veramente il blue note applica tariffe ingiustificabili.
    Una sera con amici, dopo aver pagato il biglietto d’ingresso, una cifra ssurda,
    siamo stati martellati tutta sera con camerieri che insistevano per la prima e poi per la seconda consumazione.
    E che palle……..

  7. gabriella il 6 dicembre 2006 alle 18:48

    Più che mandare a cagare la brava Peyroux sarebbero da arrestare gli organizzatori del Blue Note che fanno pagare 45 euri i concerti a cottimo del suddetto locale… dai 37 euri siamo passati a 45 per un’ora di concerto, se sei così sprovveduto da andare al primo (mi è capitato), ascolti un’oretta striminzita ché il musico si risparmia, dovendo ripetere la “performance” dopo poco. Attendiamo fiduciosi il resoconto del Garufi.

  8. bruno esposito il 6 dicembre 2006 alle 19:02

    45 Euro ? Ma so’ pazzi ?
    Nel 1979 per vedere De Andrè e la Pfm pagai tremila lire e mi sembrarono una cifra.

  9. a.b. il 6 dicembre 2006 alle 19:19

    La Peyroux è brava ma non vale assolutamente quella cifra. 45 euro li pago per Bob Dylan, per fare un esempio. Oppure per l’ultimo concerto di Springsteen ne ho spesi una cinquantina. Meno di trenta per Willy DeVille col trio acustico che facevano davvero blues sublime, anzi “trascendentale” per citare Earle, un altro che vale dieci Peyroux e costa meno. Persino i Pearl Jam mi pare costassero meno di 45 euro. Devendra Banhart che a Faenza fece un concerto strepitoso, con Ribot alla chitarra e Capossela che a sorpresa cantò inediti (poi andati in Ovunque proteggi) costava meno di venti euro. Capossela a proposito ultimamente per una trentina di euro fa concerti meravigliosi di oltre tre ore (avete capito bene!). Davvero, potrei continuare all’infinito…
    Insomma manteniamo il senso delle proporzioni.

  10. a.b. il 6 dicembre 2006 alle 19:23

    E comunque sopra ho scritto che la Peyroux è brava: prendiamolo come un giudizio assoluto, ma aggiungo molto soggettivamentche che non mi piace proprio, la trovo noiosa, a un passo dalla musica da tappezzeria.

  11. a.b. il 6 dicembre 2006 alle 19:27

    Ah, leggo ora Gabriella che spiega come funzionano i conterti al BN. Bene, allora non si parla più di musica, questo è squizzamento puro di portafogli. Comunque penso che un artista serio non può accettare un sistema per cui fai più spettacoli a sera per un’oretta ciascuno.
    Datemi retta, disertate il BN.

  12. CalMa il 6 dicembre 2006 alle 22:18

    americana? sapevo canadese. 45 euro entrambi gli spettacoli spero

  13. gabriella il 7 dicembre 2006 alle 00:52

    Eh no, 45 euri ogni entrata… e mica puoi rimanere dentro se vai al primo! L’unico concerto che mi ha fatto felice è stato quello di Richie Evans: lui è un artista generoso, non finiva più di suonare e il prezzo era ancora contenuto… “solo” 37 euri! la nostalgia non ha prezzo.

  14. sergio garufi il 7 dicembre 2006 alle 01:43

    Ho visto entrambi gli spettacoli con un biglietto omaggio, grazie all’invito di Mario Pandiani, uno che di jazz se ne intende e che mi ha promesso un pezzo per NI. A me, che notoriamente di musica non capisco un cazzo, il concerto è piaciuto, e penso che per quello che ho ascoltato 45 euro sia un prezzo ragionevole. Certo facendo qualche sacrificio, che la mia agiatezza stentata non mi consente troppi sfizi. Ad ogni modo non credo proprio che quella di Madeleine Peyroux sia musica da tappezzeria, ma magari mi sbaglio. Magari mi piace proprio per quello. In fondo sono un arredatore.

  15. gabriella il 7 dicembre 2006 alle 02:18

    Beh, un concerto gratis non abbisogna di sacrifici e in ogni caso è una botta di fortuna… Anche gli arredatori hanno un’anima quindi. :-)

  16. aditus il 7 dicembre 2006 alle 10:57

    Beh, io ho speso 65 Euro per il concerto in piano solo di Keith Jarrett alla Fenice di Venezia. Madeleine Peyroux è bella e brava, sì.. però 45 Euro di concerto la sua carriera non li regge sulle spalle. Se è così out of business come si dice perché non fa in modo di suonare in loci più plebei? Senza fare confronti, ma pagare pressapoco la stessa cifra per Jarrett (in solo poi.. e c’erano anche posti a meno di 65) e per Madeleine Peyroux mi sembra ridicolo.

  17. Pensieri Oziosi il 7 dicembre 2006 alle 12:08

    Scusa Garufi, posso chiederti qual è il senso di quest post?

    Di musica non parli, ed il testo riportato è la solita variazione sul tema da 80 anni alla base dell’80% delle canzoni Jazz (“Come sono triste che il mio amore non mi ama più”). Volevi avvisarci di non chiamarti sul cellulare ieri sera?

  18. a.b. il 7 dicembre 2006 alle 16:06

    Ma ho detto che il mio giudizio è soggettivo e che capisco che oggettivamente la Peyroux sia brava. Ovviamente brava mantenedo il senso delle proporzioni: Dylan e la sua band suonano come esseri divini e il loro repertorio è immenso. Oppure per me la musica classica suonata da una grande orchestra è meravigliosa, resta dentro e scatena tutto l’amore possibile.
    E comunque la Musique d’ameublement, la Ambient music non sono certo cose da disprezzare, e infatti non le disprezzo, solo… non sono nelle mie corde, mi annoiano. Alcuni riescono a trarre ottime suggestioni da tutta quella musica.

    Resta il fatto che il doppio spettacolo a tempo risicato è un’operazione a mio parere indegna di un vero artista.
    Chissà, magari la penso così perché piglio tutto da Ikea salvo quello che mi faccio da me.

  19. a.b. il 7 dicembre 2006 alle 16:11

    Per Tom Waits pagherei salatissimo.

  20. rififi il 7 dicembre 2006 alle 16:16

    Minchia 45 euro!
    Trenta per Bob Dylan, costerebbe meno un pietoso colpo in fronte, che tristezza sopravviversi, venticinque per Capossela e ci stai tre ore, allo stadio.
    45 euro alle spalle del terzo mondo che crepa di fame, in un locale dove sei servito da vampiri che vogliono solo i tuoi soldi, molto meglio pigiati in piedi a farsi schiantare le orecchie dalla protesi acustica di artisti in crisi creativa, a rimpinguare le casse della EMI o della MCA, o per godere dello spettacolo di semidei dal curriculum immacolato che cantano la vera verità, che la cantano solo loro.
    Forse la Madeleine ci si pulisce il culo con gli euro, (gliene servono un bel po’) ma sicuro incassa meno di uno stronzo ingolfato nel suo clichè che si vende come una firma e a cui piovono addosso utenti e consumatori insieme alle royalties multinazionali per uno spettacolo riesumato.
    Polemiche inutili, l’80% anzi il 100% delle canzoni che ho ascoltato ieri sera le avevo già ascoltate sui dischi suoi e degli autori che a lei, e a me, piacciono, uscendo non mi fischiavano le orecchie per i watt.
    Madeleine Peyroux anche volendo non lo riempirebbe uno stadio, neanche a prezzi popolari il cui 50% andasse alle popolazioni del sahel. Quindi si va ad ascoltarla bene in un club elegante.
    L’anno scorso era più politically correct, a Torino ai Punti Verdi organizzati dal comune, gratis per tutti, o a spese nostre direbbe Calderoli, aspettiamo che il suo nome sia spendibile per chi non richieda la qualità di un buon impianto per ascoltarla.

  21. Pensieri Oziosi il 7 dicembre 2006 alle 16:34

    “Dylan e la sua band suonano come esseri divini e il loro repertorio è immenso”: quando si dice di un repertorio fatto da centinaia di canzoni uguali…

    (a.b., me l’hai citofonata, ‘sta battuta)

  22. aditus il 7 dicembre 2006 alle 18:39

    Keith Jarrett, avete capito? Non fate finta di niente!

  23. magda il 7 dicembre 2006 alle 19:36

    mah, non capisco questo chiacchiericcio per delle inezie.
    Io stasera vado alla Scala, pensate, ho trovato un biglietto veramente regalato per soli 1000 euro, tra i loggionisti, ovviamente.
    le soddisfazioni non si pagano mai abbastanza :-)

  24. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 20:44

    > la solita variazione sul tema da 80 anni alla base dell’80% delle canzoni Jazz…

    > quando si dice di un repertorio fatto da centinaia di canzoni uguali…

    Pens, mica è per forza colpa tua se non capisci niente di musica. Ma consolati, ancora un paio di mesi e la pippabauda fara capolino dal video con le “nuove” canzoni del festival di san scemo… Pane per i tuoi denti, insomma.

  25. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 20:47

    Magda, se ne davi 500 a me, di euro, venivo direttamente a casa tua a cantarti l’Aida e la Tosca (il mio cavallo di battaglia). Prenotami per l’anno prossimo.

  26. gabriella il 7 dicembre 2006 alle 22:31

    @ Lazzaro Visconti Pera
    ti prenoto io per l’anno prossimo, però in cambio ti posso offrire una cena: va bene lo stesso?
    @ aditus
    sono anni che tento di andare a sentire Jarrett, ma biglietti esauriti lo impediscono… ergo: invidia, molta invidia!

  27. a.b. il 7 dicembre 2006 alle 22:47

    “quando si dice di un repertorio [quello di Dylan] fatto da centinaia di canzoni uguali…”
    Senti Pensieri, questo è il famoso cavallo di battaglia di quelli che 1. l’ultimo album che hanno è Desire, 2. non vanno ai suoi concerti.
    Dylan è un genio che non si è ancora fermato, mettiti il cuore in pace e una mano sul portafoglio per entrare in un negozio di dischi: gli ultimi tre album che ha sfornato sono BELLISSIMI. Dylan in “Time out of mind” ha scritto una cosa folle e stupefacente come “Highlands”. Ma voi pensate che oggi ci sia tanta gente che sa scrivere cose così?

  28. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 22:51

    Per me va bene, basta che la cena sia a base di aragoste e che mi permetti di portare anche la mia nuova fidanzata. Sono sicuro che ti piacerà molto, è una vera raffinatona, pensa che sta completando un masters ph. doc. all’estero, precisamente alla Sordona.

    Lazzaro Visconti Pera

  29. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 22:57

    > Senti Pensieri, questo è il famoso cavallo di battaglia di quelli che 1. l’ultimo album che hanno è Desire…

    Sì, però in compenso hanno tutta la discografia di nek, che tu sicuramente non hai, e vanno ai concerti dei pooh, che, da ignorante quale sei ( e meno male!), continui a disertare…

    Lazzaro Visconti Pera

  30. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 23:02

    @ Gabriella

    Per un’altra cena, senza la presenza della mia (nuova) fidanzata, sono capace di riprodurti il concerto di Colonia, nota per nota, usando i denti come dita e un oggetto in vetro di murano come tastiera…

    Lazzaro Visconti Pera

  31. a.b. il 7 dicembre 2006 alle 23:15

    Beh, Lazzaro non so se vale ma una volta sono venuti i Ricchi e Poveri a casa mia nella formazione originaria, e hanno autografato il muro (non sto scherzando).
    Poi fortunatamente, qualche anno dopo, mia nonna ha deciso di imbiancare…

  32. gabriella il 7 dicembre 2006 alle 23:21

    @ Lazzaro V P
    puoi portare la tua (nuova) fidanzata ma le aragoste ve le scordate: non sopporto gli spasmi della morte.
    Per la cena con concerto di Colonia non so, è un po’ inquietante la descrizione però mi hai fatto ridere, mi hai ricordato Denti di Salvatores… potrebbe diventare una cena psichedelica.

  33. Lazzaro Visconti Pera il 7 dicembre 2006 alle 23:44

    Che il dio della musica benedica tua nonna, a.b.

    Spero, comunque, che dopo l’uscita dei fab four, tu abbia aerato i locali e provveduto subito a spazzolare e disinfettare per bene la tua collezione. Sai, mi risulta che, a contatto con certe ugole, soprattutto quando rimangono a lungo nello stesso ambiente, dischi come Le chat bleu o Miracle o Guitar town evaporino nel giro di un paio d’ore.

    Lazzaro Visconti Pera

  34. Lazzaro Visconti Pera il 8 dicembre 2006 alle 00:14

    Denti Salvatore era il mio insegnante di implantologia. Devo portare anche lui a cena?

    Lazzaro Visconti Pera

  35. aditus il 8 dicembre 2006 alle 01:13

    @Lazzaro Visconti Pera. Non è che si tratta di “glass music”, nè? perché ho sentito alla radio pezzi di Amadeus (più o meno quello dell’eredità) in quella versione con vetri che non vi dico. Però il concerto di Colonia magari viene meglio.. dopo si può provare con l’intero Sun Bear Concerts

    @ gabriella. Io ho preso i biglietti praticamente appena hanno aperto le vendite (mesi prima). Ho visto per la prima volta la Fenice e per la seconda Jarrett (ma la prima volta era in trio..). Serata magnifica, a parte i soliti imbecilli che mi negano il quarto bis a suon di flash e un interruzione in mezzo ad un brano (con gran spavento generale) per schioccamento d’un dito involontario. Ho tradotto (coi problemi della traduzione) la mia esperienza in un articoletto che posto successivamente a questo commento. Non si sa mai che ti calo in sitazione..

    @redazione. L’articolo Jarrett è forse un pò “Off Topics”, ma vedo che tutto la discussione è un pò Off Topics”, quindi mi ci metto anche io. Sempre jazz è.

  36. aditus il 8 dicembre 2006 alle 01:18

    19 luglio 2006. Keith Jarrett è al Gran Teatro La Fenice di Venezia.

    Cosa rimane?

    Non rimangono le circa due ore di musica, di ascolto. Nel ricordo quell’ascolto si spoglia della propria mondanità e si svela nella sua essenza: “chiamata”.
    L’arte di Keith Jarrett chiama, allontana lo spettro della volontaria attività di spiegare e far capire (comunicare), calamita invece la “passività della nostra attività”: mette a tacere, porta ad emergere le sedimentazioni sopite, affondate, dimenticate.
    Ciò che rimane di quel concerto è il disorientamento, una confusione che più la si tocca col ricordo volontario e più si rarefa.
    Quello che Jarrett dona al suo ascoltatore è la chiarezza, di fronte a quella chiarezza il sentimento è di tremore.

    Nell’attesa del concerto ho cercato di allontanare le aspettative. Durante l’evento la predisposizione ad accogliere in silenzio veniva sporcata di tanto in tanto dall’attesa di quei tipici “moments bienheureux”, grumi di bellezza che annodano tutto il tessuto musicale attorno. Nel passato Jarrett ne ha regalati molti: l’esordio del concerto di Colonia, quello che accade dopo 37 minuti e 23 secondi del concerto di Kyoto del 5 novembre 1976 (su Sun Bear Concerts), il “sorriso” che cade tra i minuti 3.23 e 3.35 del pezzo n° 13 di Radiance, o anche interi brani come il n°17 ancora di Radiance (che tra 9,29 e 9,36 rinasce inspiegabilmente da se stesso) o l’intero “Concerts” (Bregenz)…

    Gli ultimi secondi del terzo e conclusivo bis, come uno scherzo, hanno aperto quella dimensione d’incredulità. Sono la testimonianza di quella capacità Jarrettiana di condensare in pochi secondi una tale concentrazione di ciò che non so neppure come nominare: essenza della sua arte, luce, semplicemente bellezza… Forse è proprio l’ultimo termine quello più adatto: una totale e abbagliante bellezza, quella che non fa parlare, che non tollera repliche, che chiama le parti del sé più obliate.

    Questo è l’ultimo ricordo, il più chiaro e il più confuso. Una manciata di secondi che oscura una serata indimenticabile. Una manciata di secondi, ma che riguarda direttamente la sostanza dell’arte che Jarrett ha donato la sera del 19 luglio. Del resto del materiale sonoro rimane la forma: un attacco difficile, free, (atonale?), un pezzo blues, varie ballate, ritmi swing, l’attacco della ripresa dopo la prima pausa (uno dei momenti più intesi, una summa del crescere costituito dalle prime quattro sezioni della prima parte di concerto).
    Tutto emerge, attinge e scompare in quei pochi secondi conclusivi. Sovrasta pure il rammarico e la rabbia per quel quarto bis negato dai soliti idioti con flash reiterato.

    Ma in definitiva cosa rimane? La consapevolezza di essersi trovati di fronte a dell’incredibile, ad un linguaggio superiore ed efficace.
    La speranza di ritrovare, anche solo se su un dischetto di plastica, quel magnifico fenomeno che appena è creato scompare dalla presenza: musica.

  37. gabriella il 8 dicembre 2006 alle 01:35

    @ LVP/ aditus
    Magari viene meglio: ho i miei dubbi, soprattutto per i Sun Bear Concerts, ma forse il supporto del docente di implantologia può essere fondamentale. Non credo sia OT, sempre jazz è, a meno che il Garufi non si scocci per la deriva chat(iana)…

  38. gabriella il 8 dicembre 2006 alle 01:40

    @ aditus
    bella traduzione.

  39. rififi il 8 dicembre 2006 alle 02:38

    Io non resisto cinque minuti ad ascoltare Jarrett, tutta quella roba li può stare sul retro di copertina di un disco che non comprerò mai, fondamentalmente è musica che non capisco.
    Ascoltando questi ragazzi prodigio mi sono reso conto che hanno la grammatica di Goethe per raccontare la loro psicanalisi, quando va bene.
    Comunque mi accontenterei che la facessero finita di chiamare jazz della musica che con il jazz non c’entra un beato niente.
    A partire dalla povera Madeleine che canta canzoni degli anni settanta e dei blues.

  40. Lazzaro Visconti Pera il 8 dicembre 2006 alle 08:58

    Beh, pandy, è un po’ come definire blues il repertorio del dolcetto proustiano…

  41. magda il 8 dicembre 2006 alle 09:26

    io non ho ambizioni da cortigiana di NI, ma se mi si invita a cena, non posso rinunciare, a meno che sia Hannibal Lecter ad invitarmi.

  42. aditus il 8 dicembre 2006 alle 10:46

    Bisogna vedere cosa s’intende per jazz..
    La biscottina del ricordo involontario lo fa, anche se inframezzato da folk o blues. La Norah Jones invece non ho mai capito perché dicono faccia jazz (per i musicisti che l’accompagnano? tipo Bill Frisell?), a me sembra più country.
    Jarrett evidentemente evade dalla griglia.. ma non è forse nella indole del jazz l’evasione?

  43. gabriella il 8 dicembre 2006 alle 14:18

    @ rififi
    t’ha punto la tarantola stamani? la grammatica di Goethe per raccontare la psicoanalisi?
    ps
    un po’ di Antony and the Johnsons?

  44. aditus il 8 dicembre 2006 alle 14:23

    A chi era intenzionato “questi ragazzi prodigio ecc…”?

  45. tashtego il 9 dicembre 2006 alle 11:00

    aditus fa una recensione di jarrett che in confronto i racconti di quelli che li risuscitano dopo l’arresto cardiaco, quelli cioè che hanno visto il grande cono di luce, quello dipinto da bosch, è come se fossero scesi al bar all’angolo a prendere il latte.
    una cosa attonita, stupita, come di uno che ha appena visto il roveto ar dente, uno che è appena sceso dal sinai dopo aver assistito all’indicibile, all’irriferibile, come se gli fossero cresciuti i cornetti di luce sulla fronte, come se d’ora in poi gli sia dato camminare solo barcollando, estatico e ancora sotto botta.
    aditus è andato, ha pagato, ha visto l’ARTE debitamente circondata dal suo MISTERO, come gli aveva insegnato il professore di scuola, e non può che ritornare violentemente scosso.
    osso.

  46. Lazzaro Visconti Pera il 9 dicembre 2006 alle 11:25

    Tash, a me succede la stessa cosa con la sacra trimurti Parker-Coltrane-Mingus. Sono grave?

    Pensa, non ho più nemmeno bisogno di far ricorso a un pusher per rifornirmi. Mi basta inserire un cd nel lettore.

    Lazzaro Visconti Pera

  47. tashtego il 9 dicembre 2006 alle 11:29

    pensavo che Lazzaro-Visconti-Pera fosse già di per sé una trimurti.

  48. aditus il 9 dicembre 2006 alle 12:32

    “ha visto l’ARTE debitamente circondata dal suo MISTERO, come gli aveva insegnato il professore di scuola”

    @tashtego. Se mi conoscessi sapresti che questa è la cosa più lontana dalla realtà. Mi sono ritrovato, mio malgrado, autodidatta in quasi tutto. Forse è pere quello che l’autodidatta mi è stato il personaggio più simpatico anche nella nausea.

    Volevo solo dire che secondo me quello che fa Jarrett è importante e mi da emozioni, anche, importanti. Quello che partorisce e come lo partorisce, ciò che gli sta dietro.. in casi come questi…

  49. tashtego il 9 dicembre 2006 alle 13:14

    @aditus
    ho fatto solo un po’ di ironia sull’enfasi che hai messo nel tuo commento.
    poi, d’accordo: anch’io adoro jarrett.

  50. Lazzaro Visconti Pera il 9 dicembre 2006 alle 13:25

    E’ vero, tash, anche se non credevo che qualcuno ci arrivasse così in fretta e rivelasse l’arcano. Bèh, prima o poi doveva accadere, comunque. Infatti, a qualche redattore di NI era già giunta voce di lettori e commentatori che “si fanno” leggendo ripetutamente, ad alta voce, i miei post.

    @ aditus
    Anche a me piacciono molto gli autodidatti, non a caso anch’io lo fui, prima di aprire l’officina meccanica che mi dà lavoro e tante soddisfazioni. Mi preme avvertirti, in ogni caso, che se vuoi dialogare con tashtego devi assolutamente cancellare dal tuo vocabolario la parola “emozione”, con tutti gli annessi e connessi riferibili all’area semantica del termine. Io ti ho avvisato…

    Lazzaro-Visconti-Pera

  51. aditus il 9 dicembre 2006 alle 13:57

    Massì, nessun problema. E’ che certe frasi mi urtano, anche se sono solo dei pixel su schermo e frutto di uno scambio tra nick (soggetti immaginari) di quei pixel. La cosa che mi infastidisce di tanto in tanto, anche se non fatta con cattiveria, è il notare che in rete molti si lasciano andare in giudizi basati su immaginazione e lasciano esprimere la propria acidità sugli altri come se l’assenza della carne fosse un lascia-passare. Lo dico perché mi è capitato spesso di notarlo, vederlo, provarlo. E’ un caso antropologico, forse. O blogologico, o nickologico, nun so.
    Questo non è il tuo caso, ci ho messo più malizia io nel vedere le tue parole ad onta mia.
    Probabilmente questo non è il post adatto, ma mi sono ri-venute in mente queste due riflessioni.

    Son contento che anche tu adori Jarrett (nell’ultimo “Carnegie” ci sono altre cose magnifiche).

    Per chiudere in bellezza il commento lascio un consiglio letterario:
    il libro intervista (ma con -anche- saggi, fotografie [stupende], trascrizioni [alcune] e discografia fino al 1994) a Keith Jarrett di Kunihiko Yamashita. Qui si trova il retrobottega del pianista, la lettura di Wittgenstein, di Gurdjieff, Rumi. Il lavoro classico, su Bach e gli strumenti della sua epoca. La sperimentazione, le radici, l’elettricità nel naturale (oltre la parentesi Davisiana quindi), l’improvvisazione. E’ incantevole scoprire come un libro che parla di musica, si riveli poi un libro che parla di vita.

    – KEITH JARRETT, Il Mio Desiderio Feroce. (ed. Socrates)

  52. aditus il 9 dicembre 2006 alle 13:59

    p.s. la nausea era sartriana naturalmente.

  53. gabriella il 9 dicembre 2006 alle 15:33

    @ Lazzaro Visconti Pera
    >se vuoi parlare con Tashtego devi cancellare la parola emozione

    non è proprio così, devi cancellare la parola emozzione con due zeta… è l’enfasi che lo irrita ;-)

    Ah, d’ora in poi ti chiamerò “trimurti”…

  54. Lazzaro Visconti Pera il 9 dicembre 2006 alle 16:00

    @ gabriella

    Scusa se te lo faccio notare, ma credo tu stia commettendo un errore di valutazione o, nella peggiore delle ipotesi, un vero e proprio scambio di persona. Tu confondi il “tash” col “nuovo tash” e perciò, essendo io un nemico delle innovazioni dettate dal “mercato”, non posso accogliere il tuo rilievo.

    Vedi, io continuo a preferire il “tash”, nonostante sia stato quasi del tutto soppiantato dal “nuovo”. Il “tash” mi dava grandi soddisfazioni, lavava via ogni forma di melassa e di melensaggine, anche le macchioline quasi invisibili di caramello e di zucchero filato; ti lasciava addosso una patina di freschezza che durava a lungo; bastava una piccola “dose” e, per giorni e giorni, il profumo che ti accompagnava ti impediva di ingrausarti completamente in deliri di natura trascendentale all’aspartame o, peggio ancora, al destrosio. Il “nuovo tash”, se ci fai caso, è sì più potente, ma ha un effetto collaterale non secondario: si porta via, insieme alle macchie, anche i vestiti e, soprattutto, non lascia nessun “aroma”, come invece faceva mirabilmente il prototipo.

    Lazzaro Visconti Pera



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