Una Risata vi disseppellirà

27 dicembre 2006
Pubblicato da

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http://www.mostradellasatira.com/
Storia d’Italia nel pennino della satira
Museo dell’Automobile di Torino
dal 15/12 2006 al 25/2/2007

10, 100, 1000 VIGNETTE
(testo introduttivo al catalogo)
di Dino Aloi e Paolo Moretti

La satira, per assurdo, è qualcosa di serissimo. Ha infatti, anche in Italia, una lunga storia che inizia con la comparsa delle riviste nel 1848 e continua, tra alti e bassi sino ai giorni nostri. La satira è un modo di raccontare ed interpretare la realtà, il quotidiano, che con il passare degli anni viene consegnato alla storia esattamente come il fatto che rappresenta e ne diviene, suo malgrado, documentazione e testimonianza del fatto stesso contribuendo, a volte in modo determinante, alla miglior comprensione di un personaggio o di un accadimento quando ormai questi sono lontani nel tempo e la memoria non potrebbe più colmare la lacuna.

Questo volume vuole quindi raccontare motivi storici e personaggi pubblici che hanno contribuito a creare il nostro retroterra culturale, andandoli a cogliere nelle vignette dell’epoca che hanno testimoniato quanto successo, bloccando nel tratto una visione ed un’interpretazione che oggi andiamo a ricontestualizzare. Sono riproposti centocinquant’anni della nostra storia, ben prima dell’unità d’Italia, raccontando anche le difficili traversie e i contorcimenti politici che hanno contribuito alla nascita della nostra nazione.

Fatti e personaggi quindi, ma non solo, perchè nello stesso tempo, parallelamente, andiamo anche a ricostruire i vignettisti ed i disegnatori che hanno realizzato i lavori e soprattutto le riviste per cui hanno lavorato. Questo in particolare nasce dall’esigenza di un gruppo di amici con la passione della satira che raccolgono da anni questi giornali. Sino ad ora mancava un catalogo ragionato di questi giornali usciti in Italia. Questa piccola lacuna cerchiamo di colmarla in fondo al libro dove vengono riproposte le schede, sia pur sintetiche, delle riviste che abbiamo cercato di ordinare; con stupore dei curatori, man mano che il volume prendeva corpo e consistenza, ci siamo accorti di andare ben oltre le seicento o settecento riviste che pensavamo di poter catalogare, arrivando ad oltre mille che riproponiamo. Ci sono quindi tutte le principali, e per certi aspetti già oggetto di studi anche approfonditi, a cui si affiancano una schiera di giornali che definire minori sarebbe ingeneroso, per cui preferiamo parlare di meno conosciuti o meno diffusi, sia per tirature minori che per raggio di distribuzione inferiore.

Siamo assolutamente convinti di non aver svolto il lavoro in modo esaustivo, limitandoci a segnalare i giornali di cui abbiamo traccia o consistenza, certi che ve ne siano altri, magari sepolti in qualche biblioteca provinciale. Speriamo quindi che chiunque abbia notizie di ulteriori riviste che possano essere catalogate come satiriche o umoristiche ci dia segnalazione e magari una piccola scheda. Provvederemo nelle ristampe ad ampliare ed aggiornare il nostro lavoro. Per non perdere la bussola della nostra ricerca che nello specifico è durata circa tre anni, abbiamo voluto porre dei punti fermi per creare una catalogazione di genere che non sconfinasse in altri campi. Primo su tutto la presenza di disegni satirici o umoristici sulle riviste prese in analisi, scartando aprioristicamente quelle vicine di contenuto ma con soli pezzi scritti, anche se comici o satirici. Questo perchè l’oggetto della nostra ricerca è mirato imprescindibilmente all’aspetto grafico della satira che riguarda il testo solo per motivi contenutistici, ma pur sempre legati al disegno. Il materiale che abbiamo consultato è davvero sterminato e per questo la scelta del materiale da inserire è stata particolarmente difficile.

Abbiamo cercato di dare un senso critico ed ordinato al lavoro, cercando di estrapolare dai fogli dei giornali i disegni migliori nel senso di più significativi o realizzati da artisti importanti di questo genere affascinante e particolare. Abbiamo anche individuato dieci periodi, a volte di lungo respiro, che potessero in qualche modo raccontare la nostra storia Patria, sia pur dall’angolazione particolare della satira, andando a ricostruire passaggi significativi a livello politico, cercando magari di dare anche interpretazioni tese ad ampliare lo specchio storicistico stretto.
Ne è emerso un lavoro che non è solo divertente, prerogativa principale del genere in oggetto, ma anche ricco di contenuti paralleli tra cui lo sviluppo della stampa in Italia, sviluppo grafico legato anche all’introduzione di nuove tecnologie che hanno impresso svolte importanti ai giornali in genere, partendo dal più antico che riguarda la stampa a colori, sino ad arrivare all’uso del computer che ha sicuramente agevolato il lavoro giornalistico.

Accanto a questo, avendo voluto spesso riproporre le copertine intere, non estrapolando quindi solo il disegno, abbiamo voluto cercare di ricostruire un’epoca ed il costume della stessa. Su questo fronte la ricerca sarebbe infinita per chi avesse voglia di mettersi all’opera. Passiamo dallo studio del linguaggio, evoluzioni temporali connesse, all’abito e la sua evoluzione, dalla censura, che in alcuni casi si presenta in tutta la sua triste cupezza, per arrivare alle mode con tutto il loro retroterra sociale che emerge dai disegni. E’ infatti curioso notare i cambi di abitudine e di uso che emergono dai disegni, a cominciare dall’automobile e dall’introduzione del telefono all’arrivo della televisione sino al computer che inizia a comparire nei disegni degli anni Ottanta in concomitanza con la sua espansione. Tutto questo viene annotato graficamente dagli attenti vignettisti che continuano a disegnare la realtà che li circonda. Anche le ambientazioni cambiano e ciò si riscontra particolarmente nel salto tra l’ottocento ed il novecento, così come cambia profondamente la grafica ed il suo impiego. Noterete infatti come siano diversi i disegni ottocenteschi, stampe d’arte a tutti gli effetti, ricche di particolari e di minuzie, imitazioni costanti della realtà vista da un’ottica pittorica (molti vignettisti del periodo sono infatti anche pittori ed incisori) effigiata da Teja, Mattei, Redenti e da tutta la schiera di ottimi figurativi, per arrivare all’inizio del novecento, momento in cui inizia a farsi strada una sintesi grafica ed uno spostamento verso quello che verrà definito “pupazzetto”, raffigurazione simbolica dell’uomo effettuata con sintesi, sia pur ancora mediata da uno studio della figura umana, che mantiene debite proporzioni. Abbiamo così Yambo, Scalarini e i grandissimi Galantara e Moroni Celsi contrapposti ideologicamente dalle riviste Il Mulo e L’Asino.

Il salto vero verso una grafica moderna e contemporanea si avrà negli anni Trenta con la scuola della rivista Bertoldo, dove i vari Steinberg (da molti acclamato come il Picasso dei vignettisti), Mondaini, Mosca, Guareschi – sia pur rimanendo più legato alla figura – così come rimangono fedeli al disegno classico Albertarelli, Boccasile e soprattutto Molino che poi sarà celeberrimo per le sue figurazioni al limite dell’iperrealismo su La Domenica del Corriere, sapranno sperimentare soluzioni essenziali e nello stesso tempo efficaci.

Nel dopoguerra la satira prosegue il suo tragitto verso una rapida modernizzazione ed i generi e gli stili degli autori più disparati si mescolano sulle pagine dei giornali, passando dal tratto grottesco di Attalo a quello raffinatissimo ed elegante di Barbara e Belli, passando però anche attraverso il segno scanzonato e lieve di Federico Fellini.

Negli anni Cinquanta e Sessanta si imporranno poi segni grafici semplici ed essenziali, anche se riccamente studiati come quelli di Vighi e Cavallo, ma è con gli anni Settanta che nasce davvero la trasformazione di quello che oggi noi conosciamo e sentiamo vicino, cioè il vignettista che si lega ad uno stile rapido nel tratto ma ricchissimo di contenuto che porterà alla scoperta di autori come Giuliano, Elle Kappa, Altan e Chiappori (solo per citarne alcuni) anche se sono gli stessi anni in cui si impongono anche le raffinatissime opere del pittore Pericoli che si presta alla satira su testi di Pirella con piccoli capolavori di sensibilità grafica. Sempre in questi anni Forattini inventa l’inserto Satyricon per La Repubblica e scopre talenti come Giannelli e moltissimi altri che ancora oggi collaborano con i giornali.

Anche in questo caso l’elenco sarebbe sterminato e vogliamo rimandare ad un altro volume che abbiamo in mente che raccolga opere e cataloghi tutti gli autori che si sono cimentati con le vignette negli stessi anni che prendiamo in analisi in questo libro.
Sono davvero tanti gli approcci con cui è possibile leggere ed interpretare questa nostra raccolta e preferiamo affidarci alla singola sensibilità dei lettori, senza anticipare troppo e togliere piaceri di scoperte che inequivocabilmente avverranno.

Certo, da un punto di vista per così dire “scientifico”, il corpo vero del libro sono le schede che permettono finalmente un barlume di orientamento nel mare dei giornali satirici che hanno affollato le edicole e le case italiane, in particolare prima dell’avvento preponderante del cinema e poi della televisione che hanno sottratto lettori a questo genere offrendo quasi lo stesso servizio satirico dal tubo catodico (un caso per tutti quello eclatante di “Striscia la Notizia”), che toglie però il piacere della grafica agli spettatori.

La satira pare oggi in crisi non per il suo impiego (moltissimi sono i vignettisti che appaiono sulle prime pagine dei quotidiani italiani) ma per lo specifico del giornale satirico che dopo i successi incredibili de Il Male, Tango e poi di Cuore, pare non riesca più a trovare una formula proponibile al grande pubblico.
“Ludere non ledere” è un motto posto sotto una delle tante riviste di satira che abbiamo analizzato, e crediamo che rispecchi bene, sia pur non per tutti gli autori, il ruolo specifico della satira che, da sempre, deve mirare a far sorridere e riflettere lo spettatore, senza maramaldeggiare. Certo, dagli anni Settanta gli attacchi politici dei satirici si sono accuminati e spesso si è di fronte a tavole molto dure (anche nell’ottocento si è però di fronte a questo fenomeno, sia pur in forma diversa), ma questo non ha mai tolto il piacere della boutade ironica, anche se in periodi di guerra si cede il passo alla propaganda.

La storia della satira è costellata di autori che hanno accompagnato i lettori dell’epoca e, per fortuna in seguito, grazie anche alle raccolte antologiche come questa, consentono di tramandare opere meritorie di essere gustate anche oggi, disegnatori di grande livello che hanno saputo, ciascuno nella propria epoca, accompagnare la vita dei loro lettori con quel pizzico di sale che è la satira, portando a volte attacchi politici e polemici molto forti, senza dimenticarsi mai lo scopo del disegno satirico che ha sempre un’anima ispiratrice di carattere comico, arguto, ironico o grottesco.

Ci scusiamo quindi sin d’ora per le inevitabili omissioni di autori e di loro opere.
Non abbiamo certo voluto dar pagelle e pubblicare solo i più bravi, limitandoci invece a pubblicare quelli funzionali al nostro progetto. Come abbiamo già detto il solo elenco sarebbe lunghissimo e la pubblicazione anche di una sola loro opera comporterebbe la stesura di un altro volume interamente dedicato. Speriamo almeno in parte di colmare questa lacuna con la pubblicazione del nome nelle schede qualora abbiano avuto modo di collaborarvi.

La nostra storia passata è importantissima e speriamo questo volume sia di stimolo anche per rapidi ripassi e spolverate di cognizioni, ma soprattutto speriamo aiuti a non dimenticare, nel bene e nel male, chi ha operato nel nostro Paese. A questo proposito abbiamo inserito una rapida cronologia essenziale di accadimenti per aiutare a comprendere meglio situazioni storiche o fatti specifici.
Ringraziamo tutti i collaboratori preziosissimi che ci hanno aiutato nella stesura di quest’opera, in particolare per le schede e la bibliografia sulla satira che proponiamo in fondo al volume.
Come potrete constatare sono moltissimi i libri dedicati all’argomento ed è grazie alla lettura di questi volumi che siamo riusciti, almeno speriamo, a dar senso al nostro lavoro. Ovviamente la citazione d’obbligo va a Enrico Gianeri (Gec) che ha dedicato con passione la sua vita al mondo della grafica satirica, contribuendo in modo determinante, sia pur a volte con qualche inesattezza, a mantenere viva la memoria dei fogli satirici, facendo sì che non finissero nell’oblio.

Crediamo di aver contribuito a creare un punto di partenza, di sicuro non una meta finale, per poter continuare a discutere di satira e di umorismo e siamo altresì convinti che la quantità del materiale proposto potrà soddisfare palati fini di intenditori, sperando nel contempo di esser stati semplici e chiari per permettere la comprensione anche a chi il mondo del disegno non lo vive da appassionato ma ne rimane affascinato ed incuriosito e vuole avvinarsi con la freschezza del neofita.



indiani