Disertori – tra partigiani, camicie nere e foibe

4 marzo 2007
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disertori.jpg

di Giuseppe Iannozzi

Michele Pellegrini è nato nel 1960 a Trieste. Ha pubblicato Memorie di un bambino filocinese (Stampa Alternativa, 2002), Grand Tour (Fernandel, 2003), Dimissioni (Fernandel, 2004). Fa il bibliotecario.

Quella che si racconta in “Disertori” di Michele Pellegrini è una storia dallo stile secco: niente virtuosismi per rendere icastici i personaggi e le situazioni, bensì rapide pennellate per dire quello che c’è da dire, senza inutili fronzoli. E’ una storia amara da digerire, ammesso che ci sia qualcuno disposto a digerire, senza batter ciglio, il dramma di quanti nella Seconda Guerra Mondiale furono infoibati, giustiziati sommariamente, ammazzati perché c’era la guerra e non si poteva fare altrimenti. In “Disertori” c’è la storia di un uomo il cui passato non è proprio pulito e di cui una sola persona sa i particolari. C’è un grande punto interrogativo che macchia di sangue innocente ogni pagina: davvero non fu possibile fare diversamente? era necessaria tutta quella crudeltà contro tutti, contro vecchi giovani donne, semplici ragazze e ragazzi?
Tutto comincia, o meglio finisce in una camera d’ospedale dove sta Alvise Preda, oramai preso dal cancro e dalla morfina: però la sua mente è lucida, quasi serena. Al suo capezzale i due figli, Federico e Dorina, nonché l’arrivo inopinato d’un anziano signore più vecchio del padre e che è stato amico di Alvise. Lui è l’Argentino, l’ultima persona al mondo ancora in vita che può dire qualche cosa di Alvise Preda. I figli di Alvise sanno solamente d’aver avuto un padre, d’averlo amato, ma non sanno chi è stato. E’ con l’arrivo de “l’Argentino” che inizia la storia, traducendo Federico e Dorina in un tempo d’inverni e di lupi neri, in cui loro non erano ancora stati concepiti nemmeno come idea. Federico e Dorina non possono che rimanere ad ascoltare la voce dell’Argentino, mentre Alvise, ridotto a una larva umana, li prega d’ascoltare anche se lui dormirà. Obbediscono.
Volenti o nolenti i due fratelli vengono tradotti in Albania, in Montenegro, in Dalmazia. L’Argentino gli racconta di come si sono incontrati, dei boschi che hanno percorso insieme, e a suo modo tenta pure di spiegare loro che cosa significava essere dalla parte giusta. E mentre l’Argentino racconta, noi si ha come l’impressione che una parte giusta non esista, non in guerra, perché la guerra è sempre sporca di sangue innocente che è sempre di più di quello delle camicie nere. E poi bisognerebbe capire chi è una camicia nera perché gliel’hanno comandato e non si poteva proprio rifiutare, e chi invece ci crede veramente nell’abominio dell’arianesimo. All’indomani dell’8 settembre i due Alvise e l’Argentino decidono insieme a una dozzina di fascisti di tentare il rientro in Italia – in Patria. Si sono messi contro tutti: contro i comunisti e gli slavi, contro gli italiani così e così forse traditori e forse no, contro i tedeschi invasori. Hanno davanti a sé un territorio ostile, qualcosa come quattrocento chilometri da fare a piedi. Una marcia serrata per mettere piede in Istria attraverso le montagne e i boschi. La compagnia, durante la marcia, si dimezza: è la guerra che uccide gli uomini, sono gli uomini che uccidono gli uomini. Sarà una partigiana croata a chiedere loro – dalla tomba -, per colpa della barbara uccisione a cui andrà presto incontro, da che parte state adesso? Alvise e l’Argentino catturano una partigiana, la convincono a fargli da guida, ma poi qualcuno ci prova a metterle le mani addosso: Alvise non lascia che la giovane croata venga oltraggiata, però non riesce ad evitarne la barbara uccisione. A questo punto Alvise, con fredda rabbia, spara e ammazza tutti, eccetto l’Argentino. Il resto del cammino da fare d’ora in poi sarà solamente per loro due, l’inizio di un altro inferno. I figli di Alvise ascoltano in silenzio: non fanno domande, cercano di capire chi è stato quell’uomo che li ha generati. E anche per loro è un viaggio all’inferno: solo adesso che il genitore sta morendo cominciano a sapere di lui, veramente, chi è stato e che cosa ha fatto.
Quello di Michele Pellegrini è un romanzo duro: molte le pause, tra una pennellata di parole e l’altra, pause per riflettere, per cercare un perché o almeno per tentare. “Disertori” è una ferita che non si è rimarginata: è aperta e suppurante, ogni giorno qualcuno rivanga la Storia, la mette a sconquasso, tenta un vergognoso revisionismo di comodo assolvendo e condannando i morti di ieri, e non c’è alba che almeno uno su questa terra non ricordi un partigiano caduto o un infoibato. Un romanzo che non fornisce soluzioni: non c’è questa arroganza da parte dell’autore, perché, parafrasando Bob Dylan, la risposta la sa, o la porta, il vento, e spesse volte anch’esso è solamente vuoto vento senza parole ne echi da destinare a chicchessia.
Disertori – Pellegrini Michele – Barbera Editore – Collana Radio Londra – 134 pagine – € 15,50

77 Responses to Disertori – tra partigiani, camicie nere e foibe

  1. valter binaghi il 4 marzo 2007 alle 23:42

    Bella recensione, Iannozzi.

  2. Mario Ardenti il 5 marzo 2007 alle 00:17

    Ripeto anche io: ottima recensione, Iannozzi.
    Senza fronzoli, che mal s’adattano ad imbellettare la storia.

    Mario

  3. carla bariffi il 5 marzo 2007 alle 08:18

    Come ho già avuto modo di constatare, Iannozzi in fatto di recensioni riesce ha rendere un tocco preciso, conciso ed essenziale.
    Complimenti!

  4. carla bariffi il 5 marzo 2007 alle 10:28

    mi scuso per l’errore di grammatica.
    volevo calcare!
    p.s.
    Michele pellegrini fa un gran bel mestiere!

  5. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 11:33

    Credo sia facile scrivere una buona recensione quando si è letto un buon libro. In questo caso la storia di Michele Pellegrini è riuscita a catturarmi per la sua essenzialità scevra di ipocrisie. Un libro che raccomando per la sua attualità in un contesto storico-sociale che è, ahinoi, ancora nel tempo presente. La storia non si dimentica e purtroppo si ripete troppo spesso.

    I complimenti vanno all’autore del libro, Michele Pellegrini.
    Io mi sono limitato ad evidenziare i pregi della storia. Non è stato difficile.

    E’ difficile, se non impossibile, dire di un libro che non è né carne né pesce, né bello né brutto, perlomeno per me: forse perché manco di diplomazia, ma non approfondiamo.

    Lo ribadisco: il romanzo “Disertori” è più che valido. Accattatevelo che vi farà bene.

    Grazie.

    Giuseppe

  6. Chiara Mantesi il 5 marzo 2007 alle 11:45

    Mi perdoni Iannozzi, che non conosco ma credo sia uno scrittore (lo leggo spesso qui nei commenti)… non vorrei apparirle polemica, ma ho trovato la sua recensione davvero brutta.
    E’ un continuo spoiler della storia, sembra un bigino, un riassuntino, non una recensione, mi ha raccontato tutto il libro, non mi lascia nessuna sorpresa.
    E poi non c’è una effettiva critica sul testo, sulla lingua, sulla scrittura del romanzo. La stessa rece sembra tirata via, sciatta, piena di ridondanze. Non è cosa da Nazione Indiana, così come me la immagino io, comunque.

  7. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 13:03

    Non ho raccontato proprio niente.
    Il mio riassunto si arresta a quanto esplicitato nella quarta di copertina.

    Verifichi:

    http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/pellegrini.html

    Comincio a credere di non averlo letto questo libro, di essermi invece limitato alla quarta di copertina come qualche mio detrattore dice in giro. :-)))

    Se ha un bignami per fare delle recensioni ad hoc, perché non me lo segnala?
    Meglio ancora: me lo regali, così la prossima volta forse sarò in grado di far meglio. :-)))

  8. Una mezza verità è già meglio di una balla il 5 marzo 2007 alle 13:41

    “Il mio riassunto si arresta a quanto esplicitato nella quarta di copertina.”

    Che poi è tutto quello che hai letto, come sempre :-)

  9. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 13:55

    Come sempre, del resto, già. :-)

    Quando avrete finito di fare i bulletti della blogosfera con quel minimo sindacale che l’anonimato vi concede, forse si potrà parlare seriamente del libro.

    Me lo auguro, perché il fatto che non abbiate rispetto per il sottoscritto non significa che non dobbiate averne per Michele Pellegrini: e se non ve ne foste accorti è del suo libro, “Disertori”, che si parla.

  10. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 14:01

    Volevo solo aggiungere: una recensione critica deve poter arrivare a Tutt*, all’addetto ai lavori e all’operaio. Tutt*, nessuno escluso, devono essere in grado di farsi un’idea del libro leggendo la recensione.
    Recensioni stracolme di “fronzoli e ghirigori” vanno bene solo all’ego mai sazio di certi sedicenti critici.

    Per mettere i puntini sulle “i”: vi avrò raccontato poco più di 1/3 della trama.

    E ora spero veramente che si parli di “Disertori”, di partigiani, di camicie nere, di foibe.

    Grazie.

  11. tashtego il 5 marzo 2007 alle 16:10

    potevi fare a meno di raccontarcelo tutto.
    potevi scrivere del libro, non della trama del libro.
    per dire.

  12. valter binaghi il 5 marzo 2007 alle 16:30

    Però con Iannozzi siete tutti un po’ sofistici: come si fa a parlare del libro senza alludere alla trama, quando è un romanzo o una cronaca storica?

  13. Chiara Mantesi il 5 marzo 2007 alle 18:21

    Mi perdoni, sig. Binaghi, ma circa 2/3 della recensione è il riassunto del libro. C’è sproporzione, altro che alludere alla trama.
    Di un libro si può parlare in un certo modo in certe riviste (di settore) o in un altro in altre (di diffusione popolare, cosa che Nazione Indiana non è).
    Ma questo modo di scrivere recensioni non è il modo di *arrivare a Tutti*. La semplicità discorsiva non significa semplificazione argomentativa.
    Poi del libro io non so nulla, magari è bellissimo. Ma so di certo che il sig. Iannozzi *non* mi ha fatto venir voglia di leggerlo. Pessimo servizio, insomma.
    Ma la chiudo qui. Non vorrei andare off topic. Pensavo, comunque, che la critica, quando non fosse urlata, fosse consentita. Io qui su Nazione Indiana intervengo poco per l’eccesso di litigiosità. Quelle volte che lo faccio sono sempre entusiasta delle belle cose che leggo. Capita a tutti di sbagliare un post, nulla di grave.

    Vi saluto, torno a casina.

  14. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 18:48

    @ TASHTEGO

    Posso rispondere a Tashtego che ce l’ha un blog e che non è proprio anonimo.

    http://www.barberaeditore.it/collane/radiolondra/pellegrini.html

    Ti invito a leggerti la scheda editoriale. Forse ti racconta più di quello che io ho raccontato a grandi linee.

    @ ?

    Chiara Mantesi: c’è di che ridere. Difatti è vero, è solo un nick che peraltro compare solo su NI. Non dico altro. Ognuno tragga da sé le sue conclusioni.

    Non ritengo di dover spiegare a questa persona ancora, per l’ennesima volta. Una risposta l’ha già ricevuta, qui. E non l’ha intesa.

    Giacché è il solito anonimo… boh, chissà che si crede: d’esser furbo o che altro.

    Si passi oltre.

    @ VALTER

    Oh, non te ne preoccupare: è il solito anonimo.

    Boh, speriamo che adesso si possa parlare del libro invece di attaccare il sottoscritto. O perlomeno: volete attaccarmi, fatelo. Però voglio vedervi la faccia, altrimenti non c’è verso di farmi scomodare.

  15. carla bariffi il 5 marzo 2007 alle 20:40

    ciao Ian….sei grande!

  16. marino il 5 marzo 2007 alle 21:22

    m’é piaciuta, e ringrazio, e con chi dice che il recensore non abbia detto niente dello stile non posso essere d’accordo, é la prima cosa di cui ci parla.

  17. il giudice di gara il 5 marzo 2007 alle 21:25

    “Però voglio vedervi la faccia, altrimenti non c’è verso di farmi scomodare.”

    Beh, visto che ci tieni tanto, accomodati pure. Sei tu che l’hai voluto.

    E adesso vediamo se sei capace di non “scomodarti”. Non puoi più tirarti indietro, ora puoi guardarli bene in faccia.

    *

    http://www.christithomas.com/images/troll.jpg
    (Fiorello M. Annoia)
    http://www.christithomas.com/images/troll.jpg
    (funiculì funiculà)
    http://static.flickr.com/15/18782750_dcb09c62f3.jpg
    (Sitting Targets)
    http://www.timewarp-toys.com/troll.jpg
    (Andreina Barbieri)
    http://www.gameforums.ru/uploads/673387-troll%20web.jpg
    (an barb)
    http://www.gameforums.ru/uploads/673387-troll%20web.jpg
    (Kafka)
    http://www.visoterra.com/images/original/visoterra-troll-2028.jpg
    (gongo)
    http://accel2.mettre-put-idata.over-blog.com/0/16/72/01/dessins/troll.jpg (gonguro)

    *

    Per ulteriori ragguagli, puoi sempre chiedere al tuo “amico” a.b.

  18. Giuseppe Iannozzi il 5 marzo 2007 alle 22:14

    @ CARLA

    Grazie, e grazie per il tuo primo commento soprattutto.

    @ MARINO

    E’ vero: è la prima cosa di cui parlo. Ma sai, caro Marino, ci sono occhi che non sanno e non vogliono leggere. Ma noi si passa oltre.

    Un forte abbraccio

  19. la funambola il 6 marzo 2007 alle 00:11

    mi accodo: bella recensione iannozzi, mi hai evitato di leggere il libro! :)
    davvero molto efficace!
    bacio
    la fu

  20. tashtego il 6 marzo 2007 alle 08:23

    @iannozzi
    ci sono anche occhi che non sopportano obiezioni, appunti, suggerimenti.
    occhi che je piasce solo di sentirsi amati e approvati senza condizioni, qualsiasi cosa facciano, scrivano, dicano.

  21. Giuseppe Iannozzi il 6 marzo 2007 alle 08:30

    @ tashtego
    @ funambola

    Mi pare che più del dialogo voi preferiate l’aperta ostilità. Ma io non ho tempo per simile cavolate.

    Avete solo da non leggermi né qui né altrove, e ogni vostro problema sarà bell’e risolto. :-)

    Mettete i fiori nei cannoni. :-D

  22. Fiorello M. Annoia il 6 marzo 2007 alle 08:43

    Caro Iannozzi, io non mi permetterei mai di criticarla, e lei lo sa bene. Mica qui siamo tutti come quei cattivoni di tashtego o della funambola o della Mantesi. Quelli sono dei guerrafondai e non dei floricultori, come giustamente dice lei.

    Mi consenta, ad ogni modo, di farle notare che una revisione dello scritto prima della pubblicazione (un lavoro di editing, come si abusa dire oggi: fa veramente figo!), le avrebbe permesso un uso più accorto della punteggiatura, soprattutto nella seconda parte del testo, e la correzione di qualche svarione ortografico e grammaticale. Si chiamano refusi, vero? Almeno si spera, che lo siano.

    Comunque, io credo che a scuola lei fosse bravissimo nei riassunti.

    La saluto, e brindo al suo esordio sfavillante su NI. Benvenuto in questa “bella d’erbe famiglia e di animali”.

  23. Giuseppe Iannozzi il 6 marzo 2007 alle 09:51

    Me li dica lei, lei che m’annoia, dove starebbero gli svarioni.

    Si legga la scheda editoriale, che é meglio.

    Però mi son proprio rotto di lei che è sempre lo stesso, cambia nick ma mai la sostanza ahinoi.

    Nessuno è fesso. Lo tenga bene a mente.

    Mi stia. Punto.

  24. Fiorello M. Annoia il 6 marzo 2007 alle 10:27

    “Però mi son proprio rotto di lei che è sempre lo stesso, cambia nick ma mai la sostanza ahinoi.”

    Beh, egregio dottor Iannozzi, può sempre chiedere al dottor Krauspenhaar o alla redazione, se ho qualcosa a che vedere coi nick a cui allude. E poi, le piaccia o meno, caro amico, io mi chiamo proprio così: Fiorello Maria Annoia. Punto sempre la emme (M.) perché non vorrei che qualcuno, dimenticando che sono un Fiorello (glielo garantisco), finisse per chiamarmi semplicemente Maria. Non che abbia niente in contrario, ma sa, la scocciatura di dover mostrare, ogni volta, “come” e “perché” non sono Maria.

    Intanto, piuttosto che perdere tempo in chiacchiere, cominci a trasformare la particella pronominale “ne” nell’avverbio “né”, dove necessario. Per l’uso della punteggiatura, si vedrà in seguito (pagando, s’intende): ora ho clienti nel negozio e non vorrei che a qualche male intenzionato venisse l’idea, in mancanza di controllo, di rubare i libri che vendo.

    Si abbia una buona giornata, e non se la prendisca tanto…

  25. Giuseppe Iannozzi il 6 marzo 2007 alle 10:57

    D’accordo, il ne è in realtà un “né”.

    Spero che dopo troverà anche gli altri svarioni negli articoli apparsi qui su N.I. Perlomeno così si terrà allenato: potrebbe avere un futuro come correttore di bozze, chi può dirlo!

    Per la punteggiatura: la rimando a prendere lezioni da Alberto Moravia.
    Visto che vende libri saprà… dove metter i punti, cioè le mani.

    Ora se ha finito di farmi le pulci, la pregherei di non darmi del dottore: non è proprio il caso di giocare come a scuola a tirar le trecce alla compagna di banco.

    Grazie, egregio Dottor Fiorello Maria Annoia.

  26. Omaggio a Giuseppe Iannozzi, il perseguitato il 6 marzo 2007 alle 11:35

    Io, il reietto, il censurato, l’uomo di cui si cancellano le tracce
    reagisco con rabbia bluastra, io, io, che non ti saresti immaginata,
    formichina,
    quanta rabbia bluastra io e te e noi e l’amore, sotto la volta del cielo.
    Io, il maledetto, il ribelle, colui che vive al margine,
    libellulina che volavi nella coda dell’occhio
    di un mondo con troppe svastiche,
    – baciami, slinguazzami, sgancia la zavorra che m’hai appeso allo scrotum –
    non ti saresti immaginata quanto livore contro di me,
    contro di me reietto, censurato, tradito, pugnalato,
    accoltellato, preso a colpi di mannaia,
    Fiorella Mannoia, tradito, e mi ripeto, termitina che mastichi me,
    io, umiliato nel profondo di un pozzo profondo, e io e te sotto il cielo;
    non eri in grado di parlare l’amore
    come l’io che era in me non era in grado d’insegnarti, eziandìo, imperocché
    – straziami, martoriami, riempimi di succhiozzi, è tutto tuo Iannozzi! –
    erano tanti i miei limiti, confini, barriere doganali tra cervello e cuore.
    Nella mia vita ho subito censura, subito predicozzi,
    com’è vero che mi chiamo Iannozzi,
    e ancora mi censurano e castrano le palle alla mia voce,
    voce blu di ribelle, dio, dio, dio onnifetente,
    guarda come questo figlio di nessuno si trascina
    da un blog all’altro portando la croce
    – leccami, torturami l’orecchio, son tutti tuoi los lobos –
    del libero pensiero, io martire, io futuro fornitore di reliquie,
    scheggia della tibia di Iannozzi, brandello del fegato di Iannox,
    tessuto del coglione di Ienax, il ribelle dei mille blog,
    censurato, tradito, umiliato, presi a colpi d’accetta,
    arrancante, prurito da piede d’atletta, baby, io e te e il mondo
    Lipperatura non ci avrà, la censura, la luna
    e io e te e io e te, il sottoscritto, il qui presente, il martire,
    il ribelle, pugnalato, umiliato…
    – mordicchiami, strappami coi denti i peli delle ascelle, baby –
    anòder uan baits ze dast
    anòder uan baits ze dast
    anòder uan baits ze dast
    anòder uan baits ze dast
    anòder uan baits ze dast
    Lasciami dirti che ti amavo, scoreggina,
    quando la terra girava sotto i nostri piedi nudi
    e io e te e noi sotto il cielo, tradito, io, censurato,
    umiliato per le mie idee, le mie idee, le maree, le piorree,
    la litosi, e io e te.

  27. carla bariffi il 6 marzo 2007 alle 20:38

    cosa vende di interessante il nostro M’annoia?
    così, per curiosità…..

  28. carla bariffi il 6 marzo 2007 alle 20:39

    troppi libri!

  29. carla bariffi il 6 marzo 2007 alle 20:41

    a parte gli scherzi….
    mi siete mancati!

  30. Fiorello M. Annoia il 6 marzo 2007 alle 22:03

    Egregio Dottor Iannozzi,

    premesso che tutti coloro che non accettano una critica che sia una – soprattutto dopo aver depositato sullo schermo del computer il prodotto di miserrime pugnettine in forma di testi(coli) -, sono sostanzialmente dei bamboccioni con risucchio del moccolo incorporato,

    mi consenta di far notare, a lei e al suo alter ego che la omaggia, che gli unici che possono “perseguitarvi”, “straziarvi”, “martoriarvi”, “deridervi”, etc. etc., siete voi stessi: e lo fate ogni volta che imbracciate, o abbracciate, la tastiera.

    La piccolezza congenita di cui alcuni scrittori e critici della domenica sono portatori incurabili, si trasforma automaticamente in dismisura ipertrofica, nel momento in cui la loro firma appare in un blog: l’unica ricompensa di universi di frustrazioni attraversati a nuoto, portando in spalla il lume di un ego simil catartico, spesso di seconda mano, nevroticamente e cervicalmente radicato nella ritualità quotidiana di interventi fatti di fumo, aggrumati tra i vuoti di intercapedini pneumatiche.

    Se non ha capito quello che ho scritto, provi a farselo spiegare dal Dottor Binaghi o dagli altri luminari ed eruditi che trovano la sua recensione “bella”: che spieghino, ad esempio, cosa intendono per “bella” e cosa, poi, per “recensione”; e, soprattutto, perché il suo “parto”, invece, non sarebbe, quale in effetti è, una scheda-libro o, nella migliore delle ipotesi, un riassuntino appena appena passabile.

    Post(eritati) Scriptum

    Quando a scuola tiravo le trecce alla compagna di banco, e succedeva molto spesso, si trattava di un segnale convenuto: l’invito, per il pomeriggio, a che venisse a dare un’occhiata, ravvicinata, alla mia collezione di farfalle.

    Anche un altro mio compagno di classe faceva la stessa operazione con la sua vicina di banco, e anche quello era un segnale ben preciso: le stava chiedendo, e succedeva molto spesso, di passargli il compito.

    Suvvia, Doc, facci il bravo, non se la prendisca in questo modo. Rischia di costringere i suoi omaggianti a un (inutile) superlavoro.
    Posso assicurarle, se la cosa le fa piacere, che lei ha scritto di meglio, di molto meglio. In fondo, che lei mi creda oppure no, io fui, sono e rimarrò sempre, un suo ammiratore. Devoto.

  31. la funambola il 6 marzo 2007 alle 23:00

    ….ma povero iannozzi nè,
    Perchè vi accanite su questo ragazzo, a me mi pare un tipo sveglio solo che ci ha poca ironia,buona, che quella cattiva invece si chiama sarcasmo, ma si sa, quella buona è come la classe o ci è, o ci fa! :))))))
    Qui in questo non luogo siete litigiosi come in tutti i luoghi in cui la gente si frequenta, però qui c’è anche una tastiera e un tempo per rispondere, un tempo non assediante.
    insomma, per farla breve io vi trovo trooooooooopppoooo, troppooo tutti molto simpatici ,anche gli spaccamaroni di turno.
    la carla io la “leggo” molto accogliente.(così..per dire)
    un bacio a tutti.
    la funambola

  32. gianni biondillo il 6 marzo 2007 alle 23:47

    Iannozzi,
    a onta di chi crede il contrario e immagina camarille e mafiette, NI si dimostra davvero un luogo democratico se lascia pubblicare una tua recensione non ostate tu abbia, sommariamente e senza metodo critico alcuno, fatto a pezzi l’esordio narrativo di Roberto Saviano, che qui è coinquilino, come tu ben sai.

    (per i più distratti rammento alcune tue considerazioni su Gomorra:

    “non fosse stato che sedicenti intellettuali (!) si siano stretti attorno a Saviano per promuoverne il lavoro con un battage scimmiesco con tutta probabilità “Gomorra” non sarebbe stato degnato d’un solo sguardo da parte della critica né dal pubblico”.

    “un Roberto Saviano che s’improvvisa sceriffo di Napoli con le sue
    spacconerie”

    “Le spacconerie che hanno visto protagonista Saviano non le ho digerite: spero ci sia il buonsenso da parti di molti Italiani di dire un secco “no” alla spacconeria, in ogni senso. Non è così che si combatte. Così si creano soltanto i precedenti affinché in futuro un altro possa gridare a squarciagola, per farsi un po’ di macabra pubblicità e poi finire o vittima o sottoscorta a spese dei contribuenti”

    etc. etc.)

    Proprio per questo, dato che tu odi a parole le spacconerie, non ho sopportato il modo spaccone che hai avuto di liquidare chi ti ha posto delle critiche in modo assolutamente educato. Ti prendi gongolante i complimenti e stizzito liquidi le critiche.

    Ho controllato gli altri commenti lasciati in giro da Chiara Mantesi e tutti si contraddistinguono per la civiltà, spesso per l’entusiasmo, e comunque, anche in casi di contrapposizione, mai per il protagonismo urlatorio.
    Che poi non si chiami Chiara e sia in realtà un nerboruto maschione di 50 anni io questo NON lo so, non lo posso e non lo voglio sapere.
    So che io ho imparato dalla rete che si discutono le idee. Si discute con chi discute. Si discute anche con i nick se dicono cose sensate e non si discute con chi spara minchiate a rullo anche se poi si firma col proprio nome.
    Chiara (o Ugo, o Antonio, o Lucia, o come diavolo si chiama) ha detto la sua. Ha argomentato con buona e vera educazione (aggiungendo una frase, tra l’altro molto indicativa: “Io qui su Nazione Indiana intervengo poco per l’eccesso di litigiosità”). Tu l’hai sbeffeggiata.

    Se ti interessa la mia, di opinione, non ho problemi a controfirmare le parole di Tash: “potevi fare a meno di raccontarcelo tutto. Potevi scrivere del libro, non della trama del libro.” (anche perché, allora, mi bastava la quarta di copertina)

    Questa recensione io non l’avrei pubblicata, ma, appunto, NI è un luogo democratico. Ho rifiutato pezzi che altri indiani, poi, hanno pubblicato. Fa parte delle regole che ci siamo imposti. E le regole si rispettano.
    Questa non è, per nulla, una reprimenda nei confronti del mio carissimo amico Franz che ha pubblicato il tuo pezzo. Era nel suo sacrosanto diritto farlo, abbiamo discusso e, insieme, difeso fino allo sfinimento questo “grado di libertà”, nei tempi passati. Ma è mio sacrosanto diritto poter dissentire.
    Dissento.

  33. fk il 7 marzo 2007 alle 00:35

    La recensione di Iannozzi era pubblicabile, infatti l’ho pubblicata. Sono in disaccordo con Biondillo, quindi.
    Qui siamo tutti un po’ con la pelle sollevata; colleghi, Iannozzi, commentatori che fanno i correttori di bozze invece di dedicarsi alla propria arte.
    Questa recensione è, direi, “di servizio”. Buona parte di essa racconta la trama, è vero; ma tutto sommato credo che invogli alla lettura. Non è che su Ni si debbano pubblicare solo capolavori; in un lit-blog deve esserci spazio anche per l’informazione culturale; questo romanzo ha pochi spazi per essere conosciuto, dunque per me è importante usare questa vetrina per autori che a priori hanno poche possibilità per mettersi in mostra; e, per finire, a volte una onesta recensione di servizio è molto meglio di un pezzo tanto ambizioso quanto noioso e illeggibile.

  34. pedro camacho il 7 marzo 2007 alle 01:09

    Sottoscrivo ogni singola parola di Gianni Biondillo. Per fortuna c’è ANCHE qualcuno come lui che regge le fila di questa Nazione, sempre meno Indiana e sempre più… i-taliana

  35. gianni biondillo il 7 marzo 2007 alle 01:25

    Pedro, ti prego, non è di questo che stiamo parlando. Mi onoro dell’amicizia con Franz, che onora NI col suo alacre lavoro.
    Io parlavo d’altro.

  36. fk il 7 marzo 2007 alle 01:40

    Ma dài Gianni, il signor Pedro Camacho dev’essere uno che ha capito tutto, no?
    :-)

  37. Giuseppe Iannozzi il 7 marzo 2007 alle 09:37

    Mi pare che qui la cosa sia solamente degenerata.

    A Fiorello lascio in eredità il suo commento che è quanto di più sciocco si possa pensare.

    A Gianni Biondillo: ottimo a fare l’inquisitore, d’altro canto non m’aspettavo di altro che questo. Cosa c’entra Saviano? quello che ho detto qui o altrove? Serve solo a Gianni per condannare il sottoscritto senza uno straccio di argomentazione, difatti ha parlato di tutt’altro ma MAI UNA PAROLA nei confronti del libro di cui parla la recensione.
    Se vuoi parlare di Saviano, ma qui è casa tua, fallo. Però non nasconderti dietro la mia recensione per IMBASTIRE IL TUO PROCESSO alla Biscardi.

    Credo che nessuno abbia letto la quarta ci copertina, quella che è di BARBERA EDITORE. Se qualcuno avesse fatto un confronto fra quanto da me raccontato e quanto presente in quarta di copertina si sarebbe reso conto che. Punto. Chi ha intelligenza per intendere intenderà, altrimenti pazienza.

    Parlando del libro, dello stile, dico in apertura: Quella che si racconta in “Disertori” di Michele Pellegrini è una storia dallo stile secco: niente virtuosismi per rendere icastici i personaggi e le situazioni, bensì rapide pennellate per dire quello che c’è da dire, senza inutili fronzoli. E’ una storia amara da digerire, ammesso che ci sia qualcuno disposto a digerire, senza batter ciglio, il dramma di quanti nella Seconda Guerra Mondiale furono infoibati, giustiziati sommariamente, ammazzati perché c’era la guerra e non si poteva fare altrimenti. In “Disertori” c’è la storia di un uomo il cui passato non è proprio pulito e di cui una sola persona sa i particolari. C’è un grande punto interrogativo che macchia di sangue innocente ogni pagina: davvero non fu possibile fare diversamente? era necessaria tutta quella crudeltà contro tutti, contro vecchi giovani donne, semplici ragazze e ragazzi?
    E ne dico ancora a chiusura del breve pezzo qui postato da Franz: “Quello di Michele Pellegrini è un romanzo duro: molte le pause, tra una pennellata di parole e l’altra, pause per riflettere, per cercare un perché o almeno per tentare. “Disertori” è una ferita che non si è rimarginata: è aperta e suppurante, ogni giorno qualcuno rivanga la Storia, la mette a sconquasso, tenta un vergognoso revisionismo di comodo assolvendo e condannando i morti di ieri, e non c’è alba che almeno uno su questa terra non ricordi un partigiano caduto o un infoibato. Un romanzo che non fornisce soluzioni: non c’è questa arroganza da parte dell’autore, perché, parafrasando Bob Dylan, la risposta la sa, o la porta, il vento, e spesse volte anch’esso è solamente vuoto vento senza parole ne echi da destinare a chicchessia. E non manco d’indicare quella che è una possibile chiave di lettura, perlomeno secondo il sottoscritto. Nel mezzo ci stanno quattro accadimenti raccontati dal sottoscritto sommariamente, aggiungendo solo un pelino in più rispetto a quanto detto in quarta di copertina.
    Lo schema della recensione è a dir poco banalissimo, perché io ho voluto che così fosse, affinché fosse a tutti comprensibile, al Gianni Biondillo erudito e ai tanti Signori che non hanno avuto la fortuna di poter studiare, ma che si sono fatti un mazzo tanto in fabbrica e che nonostante ciò gli piacerebbe sapere qualcosa in più.

    Mi spiace dunque che la recensione non rispetti gli standard qualitativi di N.I.

    Ma ciò che più mi dispiace è che dei Signori, con nick o senza nick, abbiano fatto i bulli. Al limite i bulli li capisco: ci sono in tutti i meandri della Rete, nonché della vita “reale”. Non capisco invece come Gianni Biondillo, ad esempio, riesca a tirar su quello che è un EVIDENTE PROCESSO al sottoscritto Giuseppe Iannozzi. Lo dico e lo ripeto: Gianni ha parlato di tutt’altro tranne che del libro di Michele Pellegrini. Ha difeso i suoi amatissimi commentatori anonimi, ha tirato in ballo Roberto Saviano – che in questo contesto non c’entra ‘na fava -, tranne dire in ultimo “Questa recensione io non l’avrei pubblicata, ma, appunto, NI è un luogo democratico. Ho rifiutato pezzi che altri indiani, poi, hanno pubblicato. Fa parte delle regole che ci siamo imposti. E le regole si rispettano.
    Questa non è, per nulla, una reprimenda nei confronti del mio carissimo amico Franz che ha pubblicato il tuo pezzo. Era nel suo sacrosanto diritto farlo, abbiamo discusso e, insieme, difeso fino allo sfinimento questo “grado di libertà”, nei tempi passati. Ma è mio sacrosanto diritto poter dissentire.
    Dissento. ”
    Ma stringi stringi la motivazione per cui Gianni Biondillo non avrebbe pubblicato la recensione si riduce a due parole che, ugualmente, non dicono il motivo per cui non l’avrebbe pubblicata, ovvero queste: “Questa recensione io non l’avrei pubblicata…”

    Altro punto, per dire a chi crede che mi sia preso i complimenti: no, non ho accettato complimenti per me, bensì per l’autore del libro. Dopo alcuni commenti lasciati qui su NI, rispondevo così: “Credo sia facile scrivere una buona recensione quando si è letto un buon libro. In questo caso la storia di Michele Pellegrini è riuscita a catturarmi per la sua essenzialità scevra di ipocrisie. Un libro che raccomando per la sua attualità in un contesto storico-sociale che è, ahinoi, ancora nel tempo presente. La storia non si dimentica e purtroppo si ripete troppo spesso.

    I complimenti vanno all’autore del libro, Michele Pellegrini.
    Io mi sono limitato ad evidenziare i pregi della storia. Non è stato difficile.”

    Mi sorge adesso il dubbio, sottolineo che trattasi di dubbio, che la recensione qui sia servita solo per dar vita a questo PROCESSO alla Biscardi, qui in Rete, su N.I.
    Un dubbio, null’altro che un dubbio.

    Però, a questo punto, giacché del libro non si è parlato, ma solo si sono fatti avanti bulletti vari, anonimi eletti al rango di giudici, ecc. ecc., io, molto discretamente, levo il disturbo.
    Se volete continuare il PROCESSO, fate pure firmandovi, non firmandovi, prendendo pure l’identità che più vi piace e che più si confà alla vostra intelligenza.
    Avrei voluto, anzi era mio solo desiderio che si parlasse di un libro, di un libro importante che tratta un argomento delicato e difficile: quello relativo alle Foibe.
    Non è stato possibile. In tutto il thread si è parlato di tutt’altro, cioè del sottoscritto.
    Il risultato finale è quello che è: le sante parole di Gianni Biondillo che difende ad oltranza bulli e bulletti e bulloni, con o senza nickname, ma senza sprecare UNA, DICO UNA SOLA PAROLA per dire o delle Foibe o di Michele Pellegrini.

    Ringrazio in ultimo chi, magari in silenzio, è di qui passato e ha preferito leggere, fare le sue riflessioni e non intervenire per motivi suoi, o perché vista la piega del thread non era davvero conveniente intervenire per portare altra confusione.

    Così, pure io, ringraziando comunque dell’ospitalità, diciamo così, porto via la mia ingombrante presenza. Ma Voi, Signori e Signore, se volete continuare, prego, continuate a divertirvi, a fare il processo al sottoscritto, ecc. ecc. Chissà che alla fine per distrazione non vi esca pure una riflessione sul libro di Michele Pellegrini e sul dramma delle foibe.

    Vi saluto.

    Giuseppe Iannozzi

  38. gianni biondillo il 7 marzo 2007 alle 09:49

    Iannozzi,
    non parlo di un libro che non ho letto (per quello che so quello di Pellegrini potrebbe essere un capolavoro), ma di una recensione (che non m’è piaciuta) e di un atteggiamento sufficiente dell’autore della suddetta recensione nei confronti di chi ha, con educazione, espresso dei dubbi.
    E lascia perdere il populismo degli operai che si fanno il mazzo in fabbrica: gli operai sono lettori attenti, mica dei coglioni che gli devi spiegare le cose come fossero bambini.

  39. Giuseppe Iannozzi il 7 marzo 2007 alle 10:00

    E’ la prima e ultima volta che intervengo in questo thread, oramai inutile: il libro non l’hai letto, la recensione sì. Non ti è piaciuta, in virtù di che?
    Una motivazione critica sei capace di darla? O sì o no.
    Te lo ripeto, per ricordartelo a te più che a me: ” Questa recensione io non l’avrei pubblicata…”

    Giudicati da solo.

    E quelli che tu chiami commenti civili, rileggitili: “premesso che tutti coloro che non accettano una critica che sia una – soprattutto dopo aver depositato sullo schermo del computer il prodotto di miserrime pugnettine in forma di testi(coli) -, sono sostanzialmente dei bamboccioni con risucchio del moccolo incorporato…”

    Gianni, non mi fare ridere: non è il caso.

    Statti bene.

  40. sergio garufi il 7 marzo 2007 alle 10:06

    @iannozzi
    “condannare il sottoscritto senza uno straccio di argomentazione”

    questo benedetto argumentum somiglia tanto al coniuge ricco, che non è mai così benaccetto come quando se ne può denunciare la scomparsa. è la sua funzione precipua. di mancare, intendo.

  41. gianni biondillo il 7 marzo 2007 alle 10:10

    Ho parlato di Chiara Mantesi, Iannozzi, non di altri. E ho pure detto che ero d’accordo con Tash (“Potevi scrivere del libro, non della trama del libro”). Sei tu che non leggi.
    E comunque, sì: chiudiamola qui.

  42. Giuseppe Iannozzi il 7 marzo 2007 alle 10:20

    @ GIANNI

    Rileggiti il thread, anzi, faccio di meglio da me…

    Non hai letto il libro.
    Però ti trovi d’accordo con quello che si firma Chiara Mantesi. L’avrà letto il libro? E la scheda editoriale? Boh! Parrebbe – sottolineo il parrebbe – di no.
    Come fai ad essere d’accordo con Chiara se il libro non l’hai letto, né hai letto la scheda editoriale che ho più volte segnalato? E allora te la copio e incolo:

    In una stanza d’ospedale Alvise Preda sta per morire. È vecchio e sereno. Lo assistono i figli Federico e Dorina. L’apparizione improvvisa un suo vecchio amico, detto “l’Argentino”, sconosciuto ai figli, ma con il compito di spiegare loro la verità sul padre. Una verità che affonda le sue radici in tempi lontani, quasi in un’altra vita. L’Argentino racconta della Seconda Guerra Mondiale, in Albania, in Montenegro, in Dalmazia. Storie di violenza, paura, sopraffazione. Alvise nell’Esercito, l’Argentino nella Milizia; finché, all’indomani dell’8 settembre i due, da poco conosciutisi in una osteria di Spalato, decidono insieme a una dozzina di fascisti di tentare il rientro in Italia, contro tutti: contro i comunisti e gli slavi, contro gli italiani traditori, contro i tedeschi invasori. Salvo che per Alvise, l’onore e l’idealismo c’entrano poco: si tratta soprattutto di giovani che la guerra, l’ignoranza e il temperamento hanno trasformato in banditi. Comincia così una marcia di quattrocento chilometri per raggiungere l’Istria attraverso le montagne dinariche, nei boschi. Il viaggio, il terreno sconosciuto, gli scontri armati dimezzano la compagnia, finché una partigiana croata catturata fa precipitare la situazione: la ragazza, oggetto di violenza e poi ammazzata dagli altri, scatena la rabbia di Alvise che uccide tutti i camerati. Da quel momento la marcia prosegue solo per loro. Ma ad aspettarli sarà ancora una volta un destino di sangue e di ferocia gratuita.

    Chissà se adesso imbastirai un PROCESSO a chi ha scritto la quarta di copertina, perché dovresti se solo tu fossi un minimo coerente.

    C’è una sola cosa di buono qui: che il solo ad aver parlato del libro sono stato io. Voi no.

    E poi accusami pure di sufficienza e altri bla-bla-bla simili.

    Ciao.

  43. carla bariffi il 7 marzo 2007 alle 10:34

    fate i bravi per favore…..
    a leggervi ora un boccettino di xanax non basta!
    Buona giornata.

  44. gianni biondillo il 7 marzo 2007 alle 10:49

    Chiara Mantesi ha criticato la recensione, non il libro. Ma è possibile che non lo capisci?
    Che razza di prova è portare una quarta di copertina? Cosa dimostri? Che sarebbe bastato leggere la quarta? E allora cos’è, per te, il lavoro critico? Una cosa è scrivere una quarta di copertina, un’altra è scrivere una recensione. Avevi a disposizione tutto lo spazio che volevi, nessuna gabbia imposta dall’editore della rivista ospitante, e tutto quello che sai fare è parlare per quasi due terzi del tuo scritto del riassunto del libro. Qualcuno te lo fa notare e tu fai lo sdegnoso. Tu che fai lo spaccone, dopo che hai accusato di spacconeria Roberto, è davvero comico.

    Iannozzi: finché prendi per il culo il sottoscritto non ci sono problemi, per me: ho le spalle larghissime. Mi sono pure divertito quando ha “rifatto” la copertina del mio libro… Ma quando inizi a sfottere o a denigrare una educatissima studentessa universitaria allora ti mando a cagare di cuore.

  45. Giuseppe Garibaldi il 7 marzo 2007 alle 10:59

    Deiannozzizare Nazione Indana e la blogosfera tutta.

  46. Giuseppe Iannozzi il 7 marzo 2007 alle 11:13

    “…allora ti mando a cagare di cuore.”

    Complimenti, Sig. Gianni Biondillo.

  47. gianni biondillo il 7 marzo 2007 alle 11:27

    grazie, sig. Giuseppe Iannozzi.

  48. Giuseppe Iannozzi il 7 marzo 2007 alle 11:39

    IO HO SOLAMENTE QUOTATO QUELLO CHE LEI HA SCRITTO ESTERNANDO UN INVITO DECISAMENTE GROSSOLANO PER IL SOTTOSCRITTO GIUSEPPE IANNOZZI.

    Non inquiniamo le acque, per favore. Legga le virgolette: hanno una loro specifica funzione.

    GIUSEPPE IANNOZZI

  49. Giuseppe Garibaldi il 7 marzo 2007 alle 11:45

    Deiannozzizzare la blogosfera e il pianeta tutto.

  50. fk il 7 marzo 2007 alle 12:09

    Giuseppe, adesso basta. Non è possibile rispondere in questo modo a chi ti muove una semplice critica! Una critica sulla recensione, non su tutta la tua attività, oltretutto. Gianni Biondillo non è l’ultimo dei cretini, lo sai? Anzi. E Chiara Mantesi, a leggere vari suoi interventi, è persona attentissima a cio’ che succede nel nostro blog. Insomma, non mi va di ricordare quante volte hai sparato TU a zero su di noi.
    Non fare perdere la pazienza pure a me, per favore.

  51. Giuseppe Garibaldi il 7 marzo 2007 alle 12:15

    Ma Franzino mio, tu non capisci: Iannozzi è un martire, un sansebastiano trafitto dai dardi, un socrate costretto a bere cicuta all’alba di un giorno triste. Se gli togli quest’autorappresentazione, cosa rimane di lui? Per il suo bene e la sua autostima, lasciatelo gridare al “processo” e al complotto, come fa in questo momento sul suo blogghe.
    http://www.biogiannozzi.splinder.com/1173260120#11252242

  52. pedro camacho il 7 marzo 2007 alle 12:49

    @ Gianni Biondillo

    Il fatto che sottoscrivessi in toto quello che dicevi a proposito di Iannozzi non mi esulava dall’aggiungere una mia personalissima opinione, che non si riferiva alle tue parole. So benissimo che parlavi d’altro. Su quello ero d’accordo.
    Lungi da me, poi, il discutere la tua amicizia con Frank o il vostro sodalizio. Solo, sommessamente, mi permettevo di criticare la pubblicazione del post ed altre piccole cose accadute da queste parti.

    @ Frank K.

    Magari capissi tutto come te…

  53. The O.C. il 7 marzo 2007 alle 14:39

    Stilemi da azzeccagarbugli.

  54. Leonardo P il 7 marzo 2007 alle 14:53

    ciao a tutti,
    raramente intervengo nei post proprio per questa tendenza alla degenerazione, ma una domanda a Iannozzi, non capisco davvero le tue reazioni, i commenti erano tutti civilissimi (mai maleducati davvero e anche sempre argomentati). Faccio fatica a capire.
    Pensa se uno criticava un racconto e non una recensione cosa succedeva al tuo ego ? Ho letto tuoi commenti a racconti (anche a uno Massaron e mio) ben più cattivi (cmq sempre legittimi sia chiaro)
    Penso che Nazione Indiana sia stupenda ma faccio fatica davvero a comprendere certe degenerazioni.
    Una precisazione: questa NON vuole essere una critica a Iannozzi, davvero (e mi scuso se lo può sembrare), ma a un modo tipico dei blog di polemizzare, che per me svilisce NI che rimane un luogo stupendo.
    Scusatemi ma mi sembrava utile intervenire in diretta

    ciao Leonardo

  55. gerardo carotenuto il 7 marzo 2007 alle 15:02

    io ringrazierei il dottor pelo per la sua civiltà. la sua è una – non voluta – lezione di stile.
    caro dottor iannozzi, le commino due pastiglie di cadaverolene malmostato 0,50 mg al dia.
    vedrà che si sentirà meglio. buon lavoro a lei e ai membri/staff del suo blog kinglear.

  56. così&come il 8 marzo 2007 alle 08:24

    raramente intervengo nei post

    Ci sono post tranquillissimi. Vere isole. E’ come un gioco di ruolo… si annusa subito dove scoppierà la bagarre: è come se vai allo stadio e ti metti nella curva degli ultra, o a che punto del corteo alle manifestazioni, o quando passavi a San Babila con l’eskimo e “il manifesto” nella tasca…

    Volevo chiedere conto (magari senza essere sbattuta in prima pagina di qualche blog dalla grafica elettrica e per ridare un minimo di dignità all’auotore del libro, relegato fra le quinte senza nemmeno dire “il pranzo è servito”) del criptico linguaggio “revisionese”:

    niente virtuosismi per rendere icastici i personaggi e le situazioni, bensì rapide pennellate per dire quello che c’è da dire, senza inutili fronzoli.

    cosa sono i fronzoli, a chi si riferisce visto che usa un parametro negativo… e le pennellate rapide…. almeno un esempio, meglio citare una frase dell’autore che un lungo riassunto.
    Per riparare al pessimo servizio che gli ha reso, perchè il recensore non ci trascrive un pezzo esemplificativo del romanzo?

  57. gerardo carotenuto il 8 marzo 2007 alle 10:53

    anche a lei stessa ricetta di iannozzi, carissimo/a.
    cadaverilene malmostato 0,50 mg al dia.

  58. Alcor il 8 marzo 2007 alle 21:37

    @redazione
    ma quando da qualche parte ci si mena, non sarebbe possibile mettere delle freccette? magari luminose? in modo che chi sta commentando altrove non si perda la scazzottata?
    Questo sbraitare in una stanza insonorizzata sarà forse elegante, tant’è vero che @Leonardo, che raramente interviene nei post, è intervenuto qui, ma è frustrante per una vecchia e affezionata utente. La prossima volta avvertitemi, please.

    [Ma Chiara Mantesi non è quella che dice di avere ventun anni?]

  59. carla bariffi il 8 marzo 2007 alle 21:54

    Finalmente ti ho trovata!
    per carità…le freccette no!
    c’è gia abbastanza rumore
    fuori!
    lasciamo le acque – chete –

  60. Alcor il 8 marzo 2007 alle 22:09

    ciao carla

  61. Chiara Mantesi il 8 marzo 2007 alle 22:29

    Il sig. Iannozzi dice che sono una troll (chissà cosa ne pensa il mio ragazzo che ha coperto di mimose una troll!), Alcor insinua che non ho 21 (quasi 22) anni.
    Mi perdonino Biondillo e FK, che sono stati molto gentili con me, ma penso che non verrò più in un posto così.
    Ho scoperto “second life”, mi diverto di più lì. Nessuno mi chiede se sono vera o finta.
    Saluti a tutti, Chiara.

  62. Alcor il 8 marzo 2007 alle 22:45

    Ma no! un po’ di senso dell’umorismo, che diamine!
    Resta con noi, abbassa l’età media, ti prego, qua sono tutti dei barbosissimi trenta/quarantenni, a parte me e un amico mio che non posso nominare.

  63. Eva Risto il 8 marzo 2007 alle 23:11

    ‘a parte me e un amico mio’

    che sicuramente siete ventenni. immagino. bene?

  64. Alcor il 9 marzo 2007 alle 00:44

    ventenni e bellissimi

  65. Mago Alexander il 9 marzo 2007 alle 00:57

    Alcor dovrebbe avere un’età compresa tra i 58 e i 63 anni (Oops! Non si cerca di indovinare l’età di una signora!). L’amico suo non so :-)

  66. Alcor il 9 marzo 2007 alle 01:39

    Quasi quasi assumo il mago.
    La verità è che se fossi una sessantenne seria non starei qui a cazzeggiare e ad assumere maghi, sono la pecora nera della mia generazione.

  67. gerardo carotenuto il 9 marzo 2007 alle 01:51

    eh cara dottoressa, allora siamo in due! mi sia consentito il dirle che la nostra generazione – detta delle graue panteren, secondo il prof. harald schertenleib dell’università di zurigo- ha veramente passato il segno. io non mi vergogno a dichiarare di avere 61 anni e di dimostrarne circa 69. ecco, vede, sono d’accordissimo con lei, la signorina mantesi dovrebbe ripensarci, abbiamo davvero bisogno di bella gioventù tra le fila di questa attempata nazione indiana. non me ne vogliano i cari redattori, anche loro ormai, senza offesa, sul viale del tramonto, in odore, io credo – trattandosi quasi tutti di maschi – di andropausa. insomma signorina cara, ci ripensi, nazione indiana ha bisogno anche di lei.

  68. Alcor il 9 marzo 2007 alle 09:28

    Caro dottore, grazie di essersi unito a me nella richiesta alla giovane mantesi di restare fra noi.
    Forse una richiesta plebiscitaria avrebbe maggior successo, aprirei un appello, forse addirittura una sottoscrizione, se non temessi di metterla in imbarazzo.
    Del resto i nostri giovani, ormai così pochi, si sentono sotto pressione. Abbiamone dunque cura, sono un bene prezioso, è un invito che faccio a me stessa, ma so che lei, da esperto terapeuta, saprà indicarmi i modi più adatti.
    Io mi vergogno, a volte, di vestire i panni della vecchia indegna di brechtiana memoria, ma anche noi poveri relitti sul finir della vita dobbiamo molcere le asprezze che il destino ci accolla.
    Resta dunque, fanciulla, e compensa con la serietà e la freschezza della gioventù lo sfacelo dei nostri neuroni.
    Buon lavoro e buona giornata a tutti
    GP

  69. gerardo carotenuto il 9 marzo 2007 alle 10:52

    carissima dottoressa, parole davvero sante. rimaniamo in attesa di un cenno della cara signorina. ha scritto che andrà a passare le sue giornate in un altro sito di cui non avevo mai sentito parlare. spero che qualcuno dei redattori le scriva parole convincenti per farla rimanere tra noi. e mi sia consentito, con l’occasione, fare un appello a tutti i giovani – magari carini e disoccupati – che seguono nazione indiana: commentate di più, entrare in gioco, scendete in campo. e agli adulti: dite ai vostri figli, ai vostri alunni, ai vostri nipoti che esiste nazione indiana; dite loro che abbiamo un disperato bisogno di loro.

  70. carla bariffi il 9 marzo 2007 alle 12:27

    ” ho un disperato bisogno d’amore”
    …..erano gli Stadio vero?

    alcor
    quale debole creatura
    sei fortissima!

  71. gerardo carotenuto il 9 marzo 2007 alle 13:21

    anche, dottoressa bariffi, anche. e senza tema di smentite.

  72. carla bariffi il 9 marzo 2007 alle 13:48

    anche..che cosa?

    ma lei è dappertutto!!!

    ho appena fatto un bagno bollente alla menta….una meraviglia di vapori!
    e mi guardo il lago, dal balcone vista 360 gradi!
    un sogno!

  73. alice il 9 marzo 2007 alle 13:57

    Carla: sei simpaticissima! Per fortuna che ci sono le donne ad alleggerire i commenti;-) Il lago comunque te lo invidio assai.

  74. gerardo carotenuto il 9 marzo 2007 alle 14:42

    la menta cara dottoressa ha proprietà importanti. lei è persona attenta alla propria salute, me ne compiaccio.

  75. alice il 9 marzo 2007 alle 15:03

    Poi già che ci sono vorrei dire qualcosa a Chiara: che la sua critica alla recensione l’ho trovata critica non offensiva. Che i troll hanno ben altri comportamenti. E che l’età non conta;-)

  76. carla bariffi il 9 marzo 2007 alle 15:26

    Gerardo:
    ho scelto la menta per un valido motivo
    (anche se non basta)

    cara Alice….te si che la sai lunga….

  77. gerardo carotenuto il 9 marzo 2007 alle 18:09

    ah sì, d’accordo dottoressa, ora ho capito. bene, proceda tranquillamente.



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