Juke-box / Sbandati

5 agosto 2007
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Lunedì 6, al Museo della Resistenza di Fosdinovo, entro il “festival” Fino al cuore della rivolta presenterò questa mia canzone nuova durante il concerto degli Yo Yo Mundi, che mi hanno fatto l’onore di arrangiarla e suonarla. In attesa di una nuova banda che suoni il mio mucchio di canzoni nuove… (per chi è interessato, il blog con gli aggiornamenti è qui).

Lascio le annotazioni musicali, perchè si capisca che un testo di una canzone non è la stessa cosa di una poesia, ché non può prescindere – forse prima ancora che da melodia e armonia – dal respiro, dal timbro, dal tono, dalla grana della voce, dallo stesso movimento del corpo – e, idem est, dell’anima.

m.r.

Sim                      Mim                    Sim Mim
Fuochi sulla montagna e sotto il mare
Un canto s’innalza E’ ora d’andare
Lasciarsi alle spalle tutto il male
Con un inno nuovo da imbracciare
Lam                   Mim             Lam Mim
C’è tutta una strada da segnare
Sim                  Mim                         Sim Rem
E mentre cammini continua a cantare
Dom                     Fam                Dom                  Fam
Noi sbandati noi disertori che sosteniamo la terra
Miscredenti d’immensa fede noi che spalanchiamo il cielo

Da una vetta all’altra per il crinale
Prenditi il tuo tempo per respirare
Lubrifica i sensi per mirare
E sottovoce ricorda di cantare

Noi sbandati noi disertori che sosteniamo la terra
Miscredenti d’immensa fede noi che spalanchiamo il cielo

La#                    La
Apri il cuore     all’improvviso
La#                       Do
Faccia a faccia    col destino
La#                     La
La tua libertà    lo sorprenderà
La#                       Do
Cambia identità

Fuochi sulla montagna e un altro mare
Ancora un canto s’innalza E’ ora d’andare
Guardarsi in avanti ed iniziare
Con un inno nuovo da inventare
C’è un altro cammino da tracciare
E quando vedi il fuoco riprendi a cantare

Noi sbandati noi disertori che sosteniamo la terra
Miscredenti d’immensa fede noi che spalanchiamo il cielo

7 Responses to Juke-box / Sbandati

  1. Stefano il 5 agosto 2007 alle 15:55

    Complimenti, davvero bella…

  2. antonio sparzani il 5 agosto 2007 alle 21:54

    Con un inno nuovo da imbracciare, questo mi suona molto assai, ciao, a.

  3. Chapuce il 5 agosto 2007 alle 22:19

    si vede il crinale, i suoi contorni verdi,
    l’azzurro del cielo d’innanzi che s’apre sul mare
    il rosso del fuoco che anima il canto…

    La tua chitarra è voce.

    Ciao
    Chapuce

  4. Miseranima il 6 agosto 2007 alle 07:53

    Non sò come ma mi hai ricordato Caterina Bueno, recentemente scomparsa ed i suoi testi di musica popolare. Il ritornello poi è la parte che più mi ha colpito. Nel complesso un pò tra la Luna ed i falò di Pavese e Banditi senza tempo di tu sai chi. Spero di sentirla presto in musica.
    Sul discorso del testo di una canzone che non è la stessa cosa di una poesia penso alle radici, alle origini, quando la poesia non prescindeva dalla musicalità. Ma adesso è tutta un’altra storia.

  5. Colette il 6 agosto 2007 alle 11:21

    Auguri per ogni tua canzone Marco!

    io penso che la poesia possa adeguarsi ad una canzone così come ad un racconto, donando quella sfumatura di intimo pensiero, come una venatura, sullo stelo di una rosa che madida brilla.

    aurevoir

  6. marco rovelli il 7 agosto 2007 alle 20:11

    Grazie dei vostri passaggi. Domani vado a Bologna per fare ripartire un gruppo. Con alcuni grandi musicisti. E sto preparando qualche canzone insieme ad amici scrittori. Ovviamente, relazionerò man mano…

  7. marco rovelli il 8 agosto 2007 alle 02:38

    Un’altra cosa (prima ero di fretta…), anzi altre due:
    il “ritornello” nasce da una sorta di distico che mi era venuto (non so dir meglio, di quando ti accade un’idea, una visione, una frase) a Ca’ Malanca, luogo “sacro” della Resistenza, il 25 aprile 2003. Il resto, invece, è di un paio di mesi fa.
    Sulla musica e la poesia, io credo che la parola, in musica, sia sempre colorata (come le vocali di Rimbaud), e non nero su bianco come sulla carta. Ha una consistenza, una volumetria. Uno spazio. La parola del canto è compiutamente geografica. Rilievi, fiumi. Terre emerse e abissi. Ed è per questo, credo, che una canzone, se cantata dal timbro giusto, è una vera opera d’arte, e non lo è più se cantata da qualcun altro. Perché è questione di una forma vivente. Di una forgia, proprio. E’ come il sintagma “ti amo”. Che può essere la frase più banale, se detta in un certo modo e in una certa stuazione, oppure può coincidere con il fiato stesso, ed essere espressione pura di un movimento del corpo.



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