Poesia semplice (si fa per dire)

8 agosto 2007
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di
Francesco Forlani

Si fa per dire semplice e si dice
che non esiste legge e non si scrive
con un ritocco, un lume a ricucire il drappo

baci di lingua e croci, un’arte del distacco
e di saliva e miele, come un varco
strappo che non diventa breccia- si risponde.

Ma dimmi chi – e per cosa – vuole che sia felice
il tutto a condizione che vi sia infelice, parte
offesa, come il consorte e la sposa traditi?

La leggerezza al cor tutto perdona
di luci ed ombre ragionare anche tenersi il capo
a condizione che quel tutto sia di vita amore

37 Responses to Poesia semplice (si fa per dire)

  1. franz krauspenhaar il 8 agosto 2007 alle 15:03

    Eh, il mio amico Furlen. Come si fa a non volergli bene?

    Complimenti.

    Franz

  2. véronique v il 8 agosto 2007 alle 15:25

    Poesia di grazia, mi sembra strappare l’amore, la distanza tra due cuori, la lenta morte dell’amore, prima di dimenticare e che il volto si allontana.
    Ma forse mi sbaglio, interpreto male.
    Per me, il perdono è cosa che pratico. Posso amare e accettare che un uomo ama altrove. Sono contenta quando so che un amico è felice. Amare è lasciare l’amato libero. Ironia: sono molto fedele anche se penso che sia possibile amare di moda diversa parecchi uomini.
    E’ la mia ideazione dell’amore. Ma non sono una una santa, ho molto difetti: angosciata, troppo madre, introversa…

    PS: effeffe, vado visitare venerdi Napoli, sono molto entusiasta!

  3. Giorgio Di Costanzo il 8 agosto 2007 alle 15:54

    Lascia perdere, cara Véronique. Non è il caso. Napoli è meglio vederla da lontano, magari sognarla…

  4. effeffe il 8 agosto 2007 alle 16:03

    Napoli. che ho lasciato stamattina, è bellissima. Pochissime macchine, viste e visioni eccellenti. Qualcuno mi diceva che per vedere il peggio di Napoli bisogna andare a Ischia, in questi giorni. Pare siano tutti lì. Ti consiglio Procida se vuoi andare su un’isola. :-)
    effeffe
    ps
    giorgio se vuoi ti ospito a Torino. Oggi è una gran bella giornata, di novembre

  5. effeffe il 8 agosto 2007 alle 16:34

    non riesco a sentirla…
    però romanza (femminile di romanzo) mi piace
    effeffe

  6. gnozi il 8 agosto 2007 alle 16:54

    grazie…come sempre mi regali immagini da toccare.

  7. franz krauspenhaar il 8 agosto 2007 alle 17:08

    Ot:
    tenetevi forte, domani c’è un Juke-Box assolutamente “cool”, altro che le canzonette della bassa cultura popolare, roba da NI 1.0!

    C&C: complimenti per i corsivi. Ma come fai?

  8. effeffe il 8 agosto 2007 alle 17:12

    Franz me la canti?
    la romanza, voglio dire, è bellissima!!!
    grazie c&c

    effeffe

  9. effeffe il 8 agosto 2007 alle 17:26

    io la vedrei più alla Beniamino Gigli…
    effeffe

  10. effeffe il 8 agosto 2007 alle 17:28

    amori in corsivo
    effeffe

  11. effeffe il 8 agosto 2007 alle 17:45

    come si fa per mettere IN
    effeffe

  12. effeffe il 8 agosto 2007 alle 17:55

    FANTASTIQUE

    ma non è che poi ordino la maglietta e mi arriva l’indossatrice?
    effeffe

  13. effeffe il 8 agosto 2007 alle 18:02

    no, perchè Franz mi raccontò che un giorno aveva ordinato via internet un prosciutto san daniele e si è trovato un talebano nel pacco spedizione.
    effeffe

  14. fk il 8 agosto 2007 alle 18:38

    E’ vero. E visto che stando nel pacco non aveva mangiato per 6 giorni, (perchè il prosciutto doveva essere un San Pedro, insaccato ad Avellaneda, Argentina) s’è mangiato il prosciutto cotto Montorsi che avevo nel frigo senza nemmeno aspettare che scongelassi il pane Panem che avevo nel congelatore. Un talebano. Mah.

  15. paolo bertolini il 8 agosto 2007 alle 18:52

    come dardi veloci
    rimbalzanti sullla lastra di lamiera

    si domandano se han sbagliato bersaglio
    e il morbido legno attende in altri mari

    incontratevi dunque felici pensieri
    grazie Francesco…

  16. antonio sparzani il 8 agosto 2007 alle 18:59

    Questa storia delle magliette è fantastica, ad esempio mettendo “ecstasy” si può ottenere: “151 countries, one ecstasy”, ecc. Wow.

  17. antonio sparzani il 8 agosto 2007 alle 19:01

    ma, a parte ciò, Francesco, grazie, sì.

  18. Blackjack il 8 agosto 2007 alle 19:44

    Più che un talebano… un taleprosciutto.

    Blackjack

  19. diamonds il 8 agosto 2007 alle 19:50

    comunque per stare alla “poesia semplice(si fa per dire)”,è tempo di dare una risposta alla domanda fatidica che mi ritrovai tra i piedi anni fa:”è veramente umana la passione perversa di appartenere a una persona soltanto?”.La risposta è No,basta che non riguardi i nostri amori,ovviamente(e comunque,per chi fosse interessata,effeeffe era con un mio amico nuovayorchese a discutere di metalli e combinazioni.Garantito,quasi)

  20. Giorgio Di Costanzo il 8 agosto 2007 alle 22:59

    Caro effeffe, ora, qui, in questa vita ho deciso di “pagare” il karma delle azioni passate: Napoli e i napoletani mi circonderanno per sempre, vita natural durante. Le vecchie case (vivo nel centro storico) sono state comprate da loro e per questa vita dovrò sorbirmeli per sempre. Senza scampo. Unica difesa: ignorarli. Quella piccola borghesia bottegaia, berlusconfascista, volgare, pacchiana… Ognuno ha quel che si merita ed io sconto un karma pesantissimo. Cinquanta anni fa, nel 1957, W. H. Auden e Chester Kallman fuggirono da Ischia: troppi turisti, rumori, i primi microtaxi… Cinquant’anni fa! Ero appena nato, in maggio e a ottobre “Addio to the Mezzogiorno” (ho la copia n. 344 su mille della prima edizione Scheiwiller, finita di stampare il 31-12-1958) che si conclude così: ” To bless this region, its vintages and those / Who call it home: though one cannot always / Remember exactly why one has been happy, / There is no forgetting that one was”. (“Per benedire questo paese, le sue vendemmie e gli uomini Che lo chiamano casa loro: sebbene non sempre si possa Ricordare esattamente perché si è stati felici, Non ci si dimentica d’esserlo stati”.) tr. it. di Carlo Izzo.

  21. diamonds il 9 agosto 2007 alle 00:12

    in senso stretto la punteggiatura
    non sono riuscito a impararla leggendo quel milione di libri.Non è un vezzo.E in senso lato il tuo discorso non fa una piega.Tenere le distanze corrette sul ring è il segreto della noble art per antonomasia(per niente facile).Praticamente hai tracciato un identikit dei miei punti deboli(in questi frangenti meglio ricordarsi che “ridiamo per il terrore che l’uomo primitivo provava per gli scherzi ciarlataneschi della natura,ma il nostro dolore è solo l’evoluzione naturale della stessa paura.Soffriamo per nulla.La morte è l’unica effettiva tragedia”)

  22. viadellebelledonne il 9 agosto 2007 alle 05:26

    se posso dire la mia alle 5 del mattino trovo che molto di quello che scrive la funambola sia vero. funambola dove ti si può trovare? a.

  23. viadellebelledonne il 9 agosto 2007 alle 05:27

    accidenti ho sbagliato post. mi scuso

  24. fk il 9 agosto 2007 alle 07:40

    Di Costanzo, abbi pazienza: vivi nel centro storico di Napoli e ti lamenti? Ma non sarai un tantinello, ma solo un tantinello snob?
    O comunista in Rolls? (Che poi, ti informo, sono pure out, ormai).

  25. fk il 9 agosto 2007 alle 08:41

    A volte nutro il sospetto che Di Costanzo sia un personaggio letterario. Che non esista, insomma. Che sia il parto di uno scrittore particolarmente brillante.

  26. effeffe il 9 agosto 2007 alle 09:58

    @c&c
    il tuo punt-eggiato è una delle cose più brillanti scritte nell’ enorme ed inesauribile gra-mattica dell’amore. Il tempo – ritmo- come vero segreto del durare delle cose. Ci sono fraseggii brevi, angloamericani, dove si corre da punto a punto. Non ci sono digressioni, smottamenti della frase, del periodo. E’ la scrittura del momento.
    Quello che semplice non è, sta proprio nell’organizzazione delle virgole, come tu dici, e sono assolutamente d’accordo con te per la questione del punto e virgola, mentre interrogativi ed esclamativi si sorprendono a tirare la parola dalla propria parte – bene gli ispanici che li fanno precedere nel discorso- e ci si interroga con meraviglia, e intanto certe sorprese suscitano domande. La questione chiave sta nel cercare di capire quanto la felicità dell’uno provochi infelicità nell’altro. Colui o colei che a ccade nella vostra vita vi ha fatto scoprire quanto si era infelici fin lì, o come tornare ad essere felici, come un tempo?
    effeffe

  27. effeffe il 9 agosto 2007 alle 10:49

    ACD
    aforisma comunista dandy detto dell’accento

    di come si dovesse essere di lui (e lei) in balìa e non (come accade) farsi bàlia.
    effeffe

  28. effeffe il 9 agosto 2007 alle 10:52

    @Paolo
    di chi la colpa?
    aveva scritto Pavese su una fotografia regalata all’amica
    effeffe

  29. diamonds il 9 agosto 2007 alle 11:26

    l’imperativo categorico dell’amore dovrebbe essere uno spagnoleggiante “baila”,declinato all’infinito(sul “mestiere di vivere” potremmo trovare un mucchio di cose interessanti sugli argomenti quivi trattatti.Ma so che ad agosto è meglio proprio non aprirlo)

    p.s. i migliori fraseggi amorosi li ho riscontrati nelle partiture della Penguin Cafe Orchestra.Non credo che sia un caso.Le coincidenze si prendono,non si discutono,parafrasando Flaiano,come potrebbe raccontarci un capotreno)

  30. diamonds il 9 agosto 2007 alle 11:29

    “coniugato all’infinito”,pardon

  31. Lady Godiva il 9 agosto 2007 alle 12:01

    Che bella idiozia!!! Ci manca solamente il cuore trafitto dalla freccia e il sorriso idiota del poetastro.

  32. Chapuce il 9 agosto 2007 alle 12:04

    è bellissima!
    come quel cuore…

  33. effeffe il 9 agosto 2007 alle 12:07

    Lady a balia
    non morde!
    effeffe

  34. franz krauspenhaar il 9 agosto 2007 alle 14:34

    @ C&C. : Di Costanzo è un genio.

  35. dege il 9 agosto 2007 alle 16:52

    Pezzi di carne cruda
    scendevano dai rubinetti aperti.
    Il fiume era nero seppia.
    Seduti sui loro cuscini,
    i malati di emorroidi
    lanciavano indietro la lenza
    e attendevano.
    C’era silenzio. Ogni tanto
    un corvo usciva di senno.
    Dopo molti e molti anni,
    i pesci erano estinti.

    Siamo venuti al mondo
    per essere furbi,
    forse i più furbi,
    ha detto un malato al malato.
    Ancora silenzio. Una baccinella
    vuota scivolava sull’acqua.
    L’uomo guarda lontano,
    la donna vede bene vicino.
    Senza l’obiettivo
    la macchina fotografica
    è indiscutibilmente femmina.

  36. effeffe il 9 agosto 2007 alle 17:36

    ehi dege, nun fa accussì!!!
    effeffe

  37. dege il 10 agosto 2007 alle 14:09

    effeffe, so’ versi. nun te preoccupà!



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