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La vita come testimone oculare

di Andrea Bajani

Andrea Canobbio ha scritto una confessione. Sospeso tra il racconto e il reportage, ibridato da innesti di prose diverse e immagini, Presentimento (pp. 92, euro 7, nottetempo) è innanzitutto la confessione di una menzogna perseguita con determinazione. La menzogna della letteratura. A tre anni da Il naturale disordine delle cose (Einaudi, 2004), Canobbio ha scritto un racconto intimo, bellissimo, quasi un consapevole, provocatorio falò della sua produzione precedente. Ogni pagina, ogni brandello di confessione, pare benzina cosparsa sui fogli dei libri elencati in bibliografia. E però contemporaneamente Presentimento non è che la naturale conseguenza, di quei libri, come fosse contenuto in tutti gli altri in filigrana.

A Canobbio si è dato da sempre del calviniano, e qualche volta purtroppo lo si è fatto col cipiglio del detrattore, trasformando in freddezza l’esattezza tanto elogiata in Calvino, in perversione cerebrale la molteplicità dell’autore delle Cosmicomiche. Troppo spesso, leggendo Canobbio, si è trascurato il fiume emotivo che passa sotto il velo di ghiaccio delle sue parole e che fa della sua prosa, ad aver voglia di camminarci sopra, la finestra da cui guardare alla vita che scorre sotto. Presentimento è un sasso lanciato contro quel vetro, è la vita che, attraverso la porta della confessione, viene fuori in tutta la sua violenza, come una macchina che amplifichi a dismisura il battito del cuore, quasi al punto da distorcerne i bassi. Canobbio si confessa, e al tempo stesso confessa di mentire: confessa di sentirsi un uomo “part time”, scisso tra l’attività di “scrittore part time” e quella di editor (part time, per ovvie ragioni di gestione del tempo). Confessa le proprie fobie, gli attacchi di panico di cui è vittima a volte quando deve affrontare viaggi in treno o in aereo, e però confessa anche tutte le cortine menzognere (gestuali, verbali) tirate su per celare la paura, per buttare sotto il tappeto lo squilibrio.

Eppure tutto questo spaccare il vetro, costituirsi, confessare di avere se non vissuto quanto meno sentito, tutto ciò avviene con gli stessi strumenti, profondamente letterari, che Canobbio ha sempre utilizzato, e che qui però, proprio perché messi a reagire con una materia così pulsante, risultano quasi eversivi. I viaggi in veste di editor alla Fiera di Francoforte, gli incontri professionali con uno “scrittore coetaneo” (si riconosce Jonathan Franzen, l’autore del best seller internazionale Le correzioni), il viaggio a New York nei giorni dell’attacco aereo alle Twin Towers, non sono che la materia multiforme, eterogenea, dichiaratamente privata, che Canobbio passa al setaccio della letteratura. Ironia, lapidarietà, emotività (memorabili i passi, autentici sfondamenti, in cui Canobbio racconta per brevi, delicatissimi cenni, la malattia del padre) sono i medesimi di sempre, ma al tempo stesso ne sono in qualche modo il negativo. Perché Presentimento è, come si diceva, il disvelamento di quella particolare forma di menzogna che è la letteratura, che sempre usa materiali intimi ma sempre dissimula, costringe in maschera. E solo quando, come in questo caso, dichiara le proprie fonti, solo quando usa la vita come testimone oculare, sembra più autentica. Ma questa non è che la più subdola, la più meravigliosamente ipocrita, delle menzogne.

(Pubblicato su l’Unità il 22 novembre 2007)

9 Commenti

  1. Bellissima recensione, complimenti Andrea. Canobbio lo seguo con molto interesse da “Diario del centro”, un piccolo racconto d’esordio che gli pubblicò Tondelli nell’Under 25 e che dimostrava già un grande talento. Poi lessi “Vasi cinesi”, “Traslochi” (che mi era venuto in mente con l’ultimo post di Forlani) e “Il naturale disordine delle cose” (ma dimentico sicuramente qualcos’altro). Leggerò anche “Presentimento” e so che non mi deluderà.

  2. Ottima la tua motivata segnalazione, Andrea.
    Cano è un ottimo scrittore, soprattutto mai banale.
    Questo suo nuovo “Presentimento” andrà sicuramente letto…

  3. Considerando che gli autori Einaudi non leggono Alessandro Morgillo, direi che chi è a perderci e chi a guadagnarci è piuttosto chiaro.

  4. Mi piacerebbe sapere due cose:

    – Qual è il significato dell’ultima frase?
    “Ma questa non è che la più subdola, la più meravigliosamente ipocrita, delle menzogne”.

    – Cosa c’è di meraviglioso nell’ipocrisia.

    Marco

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