Il somaroconiglio

13 marzo 2008
Pubblicato da

di Carlo Cenini

a Fernando e Luce

Il 16 luglio 1819, il poeta inglese George Byron si trovava a Jesolo, vicino a Venezia, per visitare le rovine dell’antica cattedrale di Santa Maria Maggiore; giunto dove un tempo sorgeva l’edificio, Byron notò un folto gruppo di uomini affaccendati intorno ad un cumulo di macerie. Dalla concitazione dei movimenti delle persone, e dall’espressione dei loro volti, il poeta immaginò che uno dei muri della chiesa fosse rovinato addosso a un malcapitato; quando si fu fatto strada tra i presenti, gli venne confermato che in effetti pochi istanti prima ciò che rimaneva della parete sud della cattedrale era crollato, e che il crollo aveva provocato una vittima, ma che la vittima non era una persona, ma un animale: un somaroconiglio.
Nel suo taccuino Byron annota che, sebbene le membra del somaroconiglio fossero state completamente maciullate dal crollo del muro, che era alto più di cinque metri, l’animale continuava a lamentarsi sotto il solleone, cercando di liberarsi dalle rovine che lo seppellivano, come un insetto che non vuole morire («as like as an insect refusing to die»). Grandemente scosso dalle condizioni disperate in cui versava la creatura, Byron pregò le persone riunite intorno al muro crollato di uccidere il somaroconiglio, per porre fine alle sue sofferenze, ma, nonostante cercasse in ogni modo di convincerli che questo sarebbe stato un atto di pietà verso l’animale, nessuno dei presenti si dichiarò disposto a uccidere il somaroconiglio. A quanto pareva, secondo gli abitanti di Jesolo uccidere un somaroconiglio porterebbe una tremenda sfortuna, e anzi assicurarono Byron che era stata proprio l’uccisione di un somaroconiglio, secoli prima, a provocare la diffusione della malaria che a quel tempo flagellava la regione; gli dissero anche che nessuno di loro aveva mai visto un somaroconiglio morto, e che la sola cosa che intendevano fare era liberare da tutte quelle macerie il corpo dell’animale, e ad abbandonare il somaroconiglio a morire da solo nel bosco: così era sempre stato fatto. Atterrito dagli atroci lamenti dell’animale, uno dei suoni più angoscianti che gli fosse mai capitato di sentire, Byron si oppose con tutte le proprie forze a questo proposito, e, in seguito a una lunga e accesissima discussione che per poco (a giudicare da quanto si legge nel suo taccuino) non portò a un linciaggio dello stesso Byron, il poeta ottenne di poter uccidere l’animale, ma a determinate condizioni: prima di procedere, Byron avrebbe dovuto giurare solennemente davanti a tutti gli dèi di voler uccidere il somaroconiglio unicamente allo scopo di porre fine alle sue sofferenze; avrebbe anche dovuto implorare il perdono del somaroconiglio morente, scongiurandolo di non far cadere la sua maledizione né su di lui, né sui presenti, né sulla terra consacrata della cattedrale. Dopo aver eseguito tutte queste formule, che gli parvero avere più del pagano che del cristiano, Byron si fece portare un grosso coltello, con il quale spiccò dal corpo il capo del somaroconiglio. Ma il raccapriccio e lo sconcerto del poeta furono ad un passo dal fargli credere di aver veramente compiuto un incancellabile sacrilegio, quando vide che sia il corpo della bestia, sia il capo che teneva ancora tra le mani, continuavano, anche se molto debolmente, a dare segni di vita. Byron dice di aver provato una simile angoscia solo da ragazzo, quando aveva ucciso nella stessa maniera un tacchino, e dopo ne aveva visto il corpo decapitato correre all’impazzata nell’aia. Come che sia, il corpo del somaroconiglio venne finalmente estratto dalle macerie, e trasportato nel bosco; sebbene fosse ripetutamente pregato di allontanarsi, Byron rimase da solo con l’animale decapitato per la durata di tutto il pomeriggio, decidendosi ad abbandonarlo solo dopo il tramonto. I terrificanti movimenti con i quali il corpo cercava di rialzarsi in piedi non erano affatto cessati quanto Byron se ne andò, e dal canto suo la testa del somaroconiglio continuava, di quando in quando, ad aprire orribilmente la bocca cercando di lambire qualche ciuffo d’erba. L’ultima osservazione di Byron riguarda alcune metamorfosi lungo i bordi del tessuto reciso dal coltello, dove al poeta parve di riconoscere, appena formate, delle minuscole chele. Il giorno dopo, quando Byron ritornò sul posto, il corpo del somaroconiglio e la sua testa mozzata erano spariti. Alcuni critici sostengono che l’impressione suscitata in Byron da questo episodio possa averlo ispirato nella creazione del personaggio di Arnold in The deformed transformed.
Il dettaglio riportato da Byron riguardo le chele apparse lungo i bordi segati del collo dell’animale trova riscontro con un altro episodio, ancora più spaventoso, riguardante la morte e mutazione di un altro somaroconiglio. La testimonianza di Byron e i fatti riportati qui sotto sembrerebbero confermare la teoria secondo la quale, alla diminuita attività biologica del somaroconiglio, corrisponderebbe uno spostamento delle sue mutazioni verso il regno dei crostacei e degli invertebrati.
L’episodio avvenne nuovamente in Italia, nei dintorni di Bari, nel 1973. Alcuni cacciatori avevano catturato un somaroconiglio e lo avevano rinchiuso in un recinto ma, dopo due settimane di permanenza dentro il recinto, l’animale iniziò a perdere grandi strati di pelle; generalmente il somaroconiglio è un animale molto docile e, pur essendo assolutamente inutile per qualsiasi tipo di lavoro, tollera facilmente di essere addomesticato, e anzi il più delle volte gradisce la compagnia dell’uomo; probabilmente questo era un esemplare in amore, o che aveva appena avuto dei cuccioli e che, vistosi tolto per sempre dai propri affetti, si abbandonò alla più completa disperazione. Nel giro di pochi giorni, il somaroconiglio perse tutta la pelliccia, e alla fine, una volta scoperta, la pelle dell’animale risultò essersi indurita in una specie di crosta rossastra, molto simile alla corazza di un gambero o di un’aragosta; a giudicare dalle riprese cinematografiche che vennero fatte in quell’occasione, pare che le unghie delle zampe anteriori avessero iniziato a piegarsi e a diventare più mobili e taglienti, come se fossero sul punto di trasformarsi in chele. Come risultò alla fine della mutazione, quel somaroconiglio non stava diventando un crostaceo, bensì un enorme insetto; lungo la striscia di pelo nero che divide in due la schiena degli asini, infatti, si aprì un taglio sotto il quale si iniziò a distinguere la trasparenza fragilissima e cristallina di due grandi ali. A quel punto il somaroconiglio, come una marionetta strattonata, fece una specie di grottesco balzo in avanti, le sue enormi elitre si aprirono, e il gigantesco insetto cercò di ronzare verso l’alto, volando in cerchio sotto il sole, come una falena alla luce di un lampione; ma, a metà della spirale, la creatura si ruppe in due. Quando la sua corazza venne aperta, si vide che lo scheletro del somaroconiglio si era completamente fuso con il resto della carne, formando una sostanza appiccicosa i cui umori pestilenziali intossicarono la zona per un raggio di vari chilometri.
Grazie agli studi compiuti da Gaetano Lombardo, biologo della scuola di Tomàš Brušek, che ha raccolto le sue osservazioni nel suo ormai classico Asinuscuniculus varians: alcune ipotesi sul somaroconiglio, oggi sappiamo che le ossa di somaroconiglio sono leggermente radioattive; l’esemplare morto a Bari, tuttavia, per molti versi decisamente atipico rispetto agli altri somaroconigli, una volta morto presentava, non si sa se a causa di uno squilibrio ormonale dell’animale o più semplicemente a causa della fusione dello scheletro con il resto della carne, una radioattività incredibilmente elevata, tanto che quella parte della Puglia è ancora oggi un’area contaminata, e in stato di quarantena.
Fino ad ora, la scienza è riuscita solo molto approssimativamente a rendere ragione delle mutazioni del somaroconiglio; l’ipotesi più accreditata è che il somaroconiglio sia afflitto da una specie di instabilità genetica analoga a quella dei virus, e che a causa di questa instabilità il suo processo di mutazione, o se si preferisce di evoluzione, sarebbe estremamente più rapido che negli altri mammiferi, dove tale processo è apprezzabile solo su una scala temporale molto più estesa. «È come se tutti i tentativi, gli errori e i tentennamenti che una specie compie nel corso dei millenni ci venissero esibiti uno dopo l’altro nel giro di una giornata», annota Lombardo, «le varie forme del somaroconiglio si succedono con la stessa velocità e varietà delle carte da poker».
Non è ancora chiaro se le mutazioni del somaroconiglio si manifestino più volentieri quando l’animale è sottoposto a forti stress, ma è certo che il somaroconiglio, nella grande maggioranza dei casi, si presenta come un curioso incrocio tra un asino e un coniglio. «Le sue mutazioni», prosegue Lombardo in modo un po’ evasivo, «sarebbero in realtà deviazioni, non necessariamente irreversibili, da una struttura generale che combina i caratteri morfologici dell’asino e del coniglio, e che è la sola a restare sostanzialmente invariata».
Tuttavia il fatto stesso che, attraverso tutte queste mutazioni, il somaroconiglio mostri quella che si può chiamare una preferenza morfologica per i due animali che gli danno il nome, non ha ancora trovato una spiegazione soddisfacente. L’asino e il coniglio, sempre secondo Lombardo, sarebbero come «i due poli magnetici dell’asse mutante del somaroconiglio, i due centri di gravità morfologica verso i quali la creatura viene costantemente attratta».
Lo scienziato congetturò che ci fosse, nei due singoli patrimoni genetici dell’asino e del coniglio, una specie di forte stabilità, e che per contro la combinazione di questi due patrimoni avesse prodotto la grande variabilità che perseguita i somaroconigli. Proseguendo su questa linea, lo studioso arrivò ad ipotizzare una «tavola periodica delle specie», proprio come esiste una tavola periodica degli elementi; «il fatto che il somaroconiglio non si trasformi mai in un animale inusitato o mai visto prima, ma che si produca sempre in forme di vita simili a quelle già note», sostiene Lombardo, «suggerirebbe che il mondo animale sia costituito di forme invariabili, proprio come gli elementi chimici; uno dei compiti fondamentali per la biologia contemporanea sarà la redazione di una ordinata tavola periodica delle specie. All’interno di questa tavola, il somaroconiglio andrà considerato come il prodotto di una inaudita reazione alchemica, in grado, con il suo squilibrio, di generare un costante flusso di energia e di forme». L’evidente abbaglio scientifico di Lombardo è in parte spiegabile con il fatto che all’epoca del suo saggio (1946), gli studi sulla genetica erano ancora in fase pioneristica. Rimase affascinato (e forse divertito) dalla teoria della tavola periodica delle specie lo scrittore italiano Alberto Savinio, il quale propose di ribattezzare il somaroconiglio «animale filosofale».
Così come il suo patrimonio genetico, anche l’umore del somaroconiglio è molto mutevole e imprevedibile, e la sua fragilità emotiva è proverbiale. Testardo come un asino e pavido come un coniglio, il somaroconiglio va spesso incontro a violenti attacchi di depressione, durante i quali lo si può vedere scalciare con le sue enormi zampe storte oppure, buttato a terra con lo sguardo perso nel vuoto, emettere un lamento che è stato descritto come «un lungo pianto cangiante e melodioso, simile a quello che fanno le megattere, ma più dolce e malinconico» (la citazione è tolta dal testo di un cinedocumentario francese sul somaroconiglio); durante questi periodi di depressione il somaroconiglio quasi non mangia, limitandosi a strappare distrattamente qualche barba di paglia dalla mangiatoia e dando di quando in quando un sorso all’abbeveratoio. Dopo alcuni giorni, il lamento dell’animale si trasforma in una serie di lunghissimi sospiri, che rompono il silenzio della notte; il somaroconiglio resta buttato in un angolo, mentre le sue forme si modificano stancamente nel corso dei giorni. Se non interviene un qualche cambiamento tale da fargli ritornare il buonumore, il somaroconiglio inizia a perdere sangue da dietro, e lentamente muta il suo sesso: se maschio, diventa femmina, se femmina diventa maschio. Una volta avvenuto il cambiamento di sesso, l’umore dell’animale torna socievole, e il somaroconiglio riprende la propria vita abituale (sempre che possa esserci alcunché di abituale nella vita di un somaroconiglio). Pare che il cambiamento di sesso avvenga più frequentemente dal sesso maschile verso il femminile; in altre parole, risulterebbe che sia il maschio quello più soggetto agli attacchi di depressione che comportano il mutamento sessuale. Tuttavia, è bene specificare che tali ipotesi sono basate su osservazioni troppo sporadiche per poter essere considerate scientifiche.
Ugualmente poco scientifica è da considerare la recente testimonianza di un gruppo di turisti irlandesi riguardante l’ennesima trasformazione del somaroconiglio, e che, nonostante la sua palese inverosimiglianza, ha portato nuovamente all’attenzione del pubblico questo enigmatico animale.
Il fatto sarebbe accaduta la scorsa primavera vicino a Fisterre, in Galizia. Una comitiva proveniente da Dublino si era avvicinata a un cortile dove alcuni bambini stavano giocando con un cucciolo di somaroconiglio; il piccolo animale correva scalciando in mezzo al cerchio dei bambini che lo attiravano con pezzi di carote che si erano attaccati sul didietro dei pantaloni, a mo’ di coda. Interessati da quel passatempo, i turisti iniziarono a scattare alcune foto all’animale, cercando di attirarlo con noccioline e pezzetti di pane. Ad un certo punto un certo Riordan, che aveva con sé un cartoccio con del coniglio arrosto, ebbe l’idea di allungare un pezzetto di carne di coniglio alla bestiola, che, senza pensarci troppo, ingoiò immediatamente il boccone. Se fin qui il racconto dei turisti può ancora corrispondere alla verità, quello che segue è quasi certamente un’invenzione; dopo aver mandato giù il pezzo di coniglio che Riordan gli aveva lanciato, il piccolo somaroconiglio si sarebbe seduto nel mezzo del recinto, indifferente ai bambini che continuavano a girargli intorno, e avrebbe iniziato ad emettere una serie di stranissimi lamenti, lamenti che nel giro di qualche minuto si sarebbero articolati in un vero e proprio discorso, per la precisione un discorso in antico gaelico, durante il quale il somaroconiglio si sarebbe intrattenuto con i presenti parlando dei fatti più disparati, facendo alcune assennate osservazioni sul folclore galiziano e chiedendo, tra le altre cose, un ombrello nero da pioggia per ripararsi dalla luce del sole.
Il somaroconiglio è stato oggetto di superstizione e persino di venerazione in quasi tutti i luoghi che costituiscono il suo habitat attuale, vale a dire lungo tutta la fascia costiera del Mediterraneo, nel golfo del Messico, dove fu importato durante la conquista delle Americhe, e in India (il somaroconiglio indiano è in genere più piccolo di quello europeo, e oggi è praticamente estinto). In alcuni frammenti fenici ritrovati in Siria, si fa riferimento ad un «animale-nuvola» nel quale molti archeologi riconoscono un somaroconiglio, e si ritiene che anche alcune divinità egizie debbano la loro origine ad un antichissimo culto per il somaroconiglio. Esempi di devozione al somaroconiglio sopravvivono fino ai giorni nostri: basti citare le corride spagnole, in cui il torero per tradizione ha sempre un ciuffo di pelo di somaroconiglio legato intorno al manico della puntilla; o la famosa pala d’altare della cattedrale di Jucafilo, in Basilicata, meta ancora oggi di pellegrinaggi e teatro di miracoli veri o presunti, nella quale, ritraendo un’Adorazione dei Magi, l’anonimo autore ha dipinto, al posto del tradizionale asinello, un somaroconiglio.
Le popolazioni precolombiane, in particolare i Maya, riconobbero nel somaroconiglio una divinità dell’oltretomba; nei testi vedici, al contrario, la parola per indicare il somaroconiglio significa «condannato a vivere in eterno».

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11 Responses to Il somaroconiglio

  1. Sch. W. il 14 marzo 2008 alle 00:06

    *trova riscontro con un altro episodio*
    – trasforma in:
    ” trova riscontro in un altro episodio “.

    interessante poi la trasformazione dei
    tagliatori di teste in tagliatrici di testi.

  2. niky lismo il 14 marzo 2008 alle 09:39

    Ma come… in questo pezzo non ci sono immigrati, non c’è la ex Jugoslavia, non ci sono stereotipi dialettali né bambini violentati, e neppure investigatori depressi o ex terroristi. Che sia un pezzo di pura Letteratura? Si intravede un’inversione di rotta?

  3. GiusCo il 14 marzo 2008 alle 11:42

    Un’ evoluzione dei coniglipolli dell’ Elio?

  4. gianni biondillo il 14 marzo 2008 alle 17:30

    Pezzo davvero bello, complimenti.
    Il commento di Niky, invece, mi pare bruttito e scontatello.

  5. G. Carotenuto il 14 marzo 2008 alle 18:27

    Amico Sch. W., c’è un’altra incongruenza, fattelo dire da me, psicopompaterapeuta: il ricercatore Lombardo ha studiato il somaroconiglio nel 1946, ma l’autore aveva scritto che era stato Byron nel 1819 ad intercettarlo e che era ricomparso poi nel 1973.
    Allora, chiedo all’autore: non è che per caso il somaroconiglio per 127 anni venne mantenuto intatto tramite un sistema di raffeddamento criogeno?

  6. cubber il 14 marzo 2008 alle 18:42

    se posso dire la mia, mi sembra che il fatto avvenuto nel 1973, come è specificato nel testo, riguardi “un altro somaroconiglio” rispetto a quello visto da Byron. inoltre a quanto si legge il somaroconiglio era noto fin dall’antichità: cioè il somaroconiglio, se ho capito bene, è una specie, non un animale unico, quindi personalmente non vedo l’incongruenza. in parole povere, anche se in diverse epoche diverse persone dicono di aver visto una tigre, ciò non vuol dire che fosse sempre la stessa tigre.

  7. Martina Costera il 14 marzo 2008 alle 20:32

    Allevo,per diletto,un cucciolo di somaroconiglio.Finora è così piccolo che di giorno lo porto in tasca.Ora che sono più informata sul suo conto,ci starò attenta e registrerò fedelmente ogni mutazione e/o evoluzione…

    Un bell’esempio di fantastico moderno che mi ha davvero incuriosito leggere.

  8. Renzo il 14 marzo 2008 alle 22:18

    Sì, un gran bel racconto, non c’è che dire.
    Peccato che, nonostante l’Italia, abbia avuto in passato molti autori che hanno affrontato il fantastico o quantomeno il surreale (vedi Buzzati), attualmente sembra essere un genere molto difficile da spingere a livello editoriale.

  9. Alfredo Colitto il 14 marzo 2008 alle 22:57

    Che bel racconto! Pieno e misurato, colto ma divertente. Di quelli che ti fanno riscoprire il piacere di leggere. Domani vado anch’io a comprare un somaroconiglio.

  10. orsola puecher il 14 marzo 2008 alle 23:14

    molto bello
    con un pizzico anche degli indimenticabili coniglietti di Cortazar
    grazie

  11. Sch. W. il 14 marzo 2008 alle 23:35

    invece gli zebroidi non fanno più notizia: perché, mi chiedo e chiedo?



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