Articolo precedenteProcesso a Dio
Articolo successivoAnteprima Sud n°11- Biagio Cepollaro

Un padre, un secolo

bers.bmp 

di Marco Lodoli

Un uomo su un letto di cenere, lungo come un secolo
E corto come un addio: ed è mio padre.
Lui l’Etiopia e la Spagna, Lubiana e Salò
Giovinezza giovinezza e morte morte
Ma insieme a me poche cose, un’altalena
Forse qualche afosa sfilata del due giugno
Coi carri pesanti e i bersaglieri sudati
Io piccolo accanto a lui e lui muto nei ricordi.
E poi qualche litigata più avanti
Rosso e nero attorno alla minestra
E già ci sembrava tutto inutile, parole accese
Che non significavano più niente
Una miseria nei tovaglioli sporchi sulla tavola
Una consapevolezza che faceva male.
Lui in guerra e in galera, lui ovunque come il tempo
Lui a costruire brutte case al sud e al nord
sempre a fare e a dire, sempre fretta e basta
e io che diventavo vecchio a vent’anni
io che non volevo somigliargli in nulla
e sono come lui, come un cane
somiglia a un altro cane quando zoppica
e quando il vento ruba gli odori della vita.
Tutti a tredici anni sono fascisti, ma io di più
E poi c’è pala e vergogna per coprire
Ci sono i figli degli operai a Monfalcòn
Che leggono Pavese e ascoltano Coltrane
E hanno ragazze che bevono rosso e cantano piano
Canzoni d’amore e di rivoluzione.
E il libro mio di Malcom X me lo ricordo bene
Strappato dal padre in mille pezzi sopra al tavolo
Mille petali che dicono m’ama non m’ama
E tutto era frammenti che non tornavano più insieme.
Credimi sulla parola, ma credimi davvero
Nulla è esaltante, disse mio padre, e fu per sempre vero.
Il secolo si curva, rimpicciolisce, respira con la bombola
Pronuncia frasi irreali, indifferenti, poi tace.
Marco, sussurra, cerca di volere bene ai tuoi figli
Portali al prato a giocare, portali via da qui.
Fregatene di tutti, fatti la vita tua Marco, pensa ai soldi.
Cent’anni di storia in un fiotto di merda nel pannolone,
il Vecchio chiude gli occhi, s’addormenta, punta a domani.

Print Friendly, PDF & Email

6 Commenti

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

La guerra come forma della pubblicità. Un breve poema

di Guido Caserza Non tutto è come sembra chiede cosa pensa della guerra cosa pensa un istante e ci vediamo non tutto è come sembra pote

La salvezza non viene dalla Storia

di Davide Orecchio
È una guerra che si muove, e viene raccontata, come sotto dettato della storia. È inevitabile? Se lo è, siamo fregati, perché la fine è nota

Orrore, vergogna, odio.

Di Sergej Gandlevskij
Sulle prime non mi davo pace alla ricerca delle parole giuste per descrivere l’inizio della guerra, ma ho finito per scegliere le più comuni, quelle che riporto nel titolo, poiché sono quelle che la stragrande maggioranza degli amici e delle persone che conosco ha nel cuore e nella mente.

Vite – Manuel Maria Perrone

di Manuel Maria Perrone
Quando avevo sette giorni sono rimasto per dodici ore sul petto di un condannato a morte alla vigilia dell’esecuzione.

Lettere dall’assenza #5

di Mariasole Ariot
Cara L. Seduta sulle ginocchia dell’alba ho il volto rivolto ad est, ho sempre capito i segni cardinali, li sento nell’esofago, ti scrivo mentre la casa è un temporale.

AMARE IL PALLONE, COMPRENDERE IL MONDO

di Giuseppe A. Samonà Divagazioni su: Sergej Roić, Achille nella terra di nessuno, Zandonai 2012 (nuova edizione Besa 2017, 188...
Print Friendly, PDF & Email
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: