Voci fuori campo

28 gennaio 2009
Pubblicato da

Campi di implosione
per suoni registrati e suoni elettronici, con video art
di
Luigi Esposito

(…) Sottrarsi, scomparire, nient’altro; trattenere dentro di sé ogni bagliore, ogni raggio, ogni sfogo, e soffocando nel profondo dell’anima i conflitti che l’agitano scompostamente, dar loro pace, occultarsi, cancellarsi: forse risvegliarsi altrove, diverso. (…) Assorbito dal vortice di questa galassia, riaffacciarsi su altri tempi e altri cieli? (…)
A che pro allora il ciclo tornerebbe a ripetersi?
Non so nulla, non voglio sapere, non voglio pensarci: ora, qui, la mia scelta è fatta:
io implodo.
(…)
Io implodo, crollo dentro l’abisso di me stesso, verso il mio centro sepolto, infinitamente.
Da quanto tempo nessuno di voi sa più immaginare la forza vitale se non sotto forma d’esplosione?
(…)
Sia lode alle stelle che implodono! (…)
È quello il mio polo, il mio specchio, la mia patria segreta. *
* Da «Esplodere o implodere – disse Qfwfq – questo è il problema»,
Cosmicomiche di Italo Calvino; Mondadori editore.

Nota

«Campi di implosione» è il secondo brano della “Trilogia delle Passioni”, ed è per suoni registrati e suoni elettronici con video art.
Nella struttura del trittico rappresenta la «Memoria», come momento di stasi, di intima sonorità, di riflessione.
I suoni registrati nascono dal campionamento di suoni ottenuti sollecitando, con vari oggetti e con le nude mani, anche in modo concitato, le parti interne (metalliche e legnose) del pianoforte.
I suoni elettronici sono il risultato di una sottile elaborazione timbrica di alcuni suoni campionati.
Il video art è stato realizzato elaborando foto, frammenti di alcune partiture e intere pagine musicali, di mia creazione, che esprimono, narrano momenti di «stati di implosione».

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10 Responses to Voci fuori campo

  1. véronique vergé il 28 gennaio 2009 alle 14:27

    Bellissimo e poetico. Universo al cuore.
    Rubato al vento, il suono lento, si intrufola
    il vento,
    rubato alla pioggia di sassi
    piccoli, vetro blu, verde, giallo, piove
    il vetro e i sassi
    rubato al fulmino,
    qualcuno bussa nel mio cuore
    urta i pareti
    canto dell’implosione
    in emozione
    il colore e il suono
    un fragore
    interiore
    una mappa geografica
    stellata
    vedo la mia luna
    rubata al cielo

    Complimenti a Luigi Esposito: è un universo di arte.

  2. gianluca g. il 28 gennaio 2009 alle 16:36

    vedrò dopo il video… che si carica lento lento.
    le parole mi colpiscono e mi piacciano come la gran parte delle cose di calvino.
    #Sottrarsi, scomparire, nient’altro# è l’unica cosa che desidero fare da un paio d’anni a ora. parlo per me, ovviamente, ma credo che la possibilità di sparire, im o es plodendo, sia l’unica cosa che incoraggi il mio sopravvivere.
    l’esperimento videosonoro è inesplicabile come tutta la videoarte:
    meno la puoi esprimere a parole e più è riuscita!
    bravo luigi!

  3. lucia cossu il 28 gennaio 2009 alle 20:05

    lo lascio sedimentare e poi lo riascolto. Trovo molto efficaci varie cose ma per me la musica è troppo frammentata, ricomincia sempre, non crea fraseggio e insieme non sono neanche solo dei lampi singoli, sentirei la necessità di una continuità interna maggiore che invece sul piano visivo trovo ci sia. Ma è un primo ascolto e riascolterò. Lucia

  4. lucia cossu il 28 gennaio 2009 alle 20:09

    Dopo il primo ascolto, poi lascio sedimentare e riascolterò. Trovo molto efficaci varie cose, ma la musica la trovo troppo frammentata: ricomincia sempre, non crea fraseggio e non sono singoli lampi. Mi manca una continuità maggiore almeno interna, che ritrovo invece nella parte visiva. Ripeto che è dopo un primo ascolto, ovviamente riascolterò.

  5. lucia cossu il 28 gennaio 2009 alle 20:12

    scusate il doppione, mi si era cancellato (mi sembrava)

  6. filippo il 28 gennaio 2009 alle 21:51

    una nenia boscimana,sì, sibilare d’ossa di mandibole nel deserto.
    granelli di sabbia nei microsolchi della memoria

  7. joya il 29 gennaio 2009 alle 13:52

    allorchè implodere come umano significa esistere come arte che vive.
    implodiamo tutti ,per favore!
    non mi meraviglio di questa chicca..anzi me ne giovo…
    sei un arte che vive,ed io sono felice di poterla osservare…

  8. lucia cossu il 31 gennaio 2009 alle 09:36

    lo ho riascoltato e confermo la prima impressione: un inizio compatto e tenuto e poi si perde e si ripete.

  9. luigi esposito il 31 gennaio 2009 alle 17:23

    Ringrazio tutti coloro che mi hanno scritto, tutti coloro che attraverso mail e telefonate (molti sono fior fiore di musicisti) hanno espresso le loro impressioni, i loro complimenti.
    Un grazie a Filippo che mi riporta alle origini più vere con una nenia boscimana (ne conosco alcune: sono da inchino).
    Ma perdonatemi se mi rivolgo direttamente ad un solo interlocutore:
    quando leggo le tue impressioni, cara Veronique Vergé (mi è capitato anche quando, qualche mese fa, è stato pubblicato Equilibrio F. L. Wright), la prima cosa che penso è di musicarne il testo.

    Ringrazio, infine, il coraggio di effeeffe, artista di rango che da sempre si dedica alla ricerca, all’avanguardia: lui sì, è un vero pioniere!

  10. véronique vergé il 1 febbraio 2009 alle 18:12

    Grazie a te Luigi…



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