Le brioches di Londra

di Marco Rovelli

Un altro resistente schiacciato dalla macina del denaro, un altro respiro che manca. La calca causata dall’incivile pratica poliziesca del cordonamento, un infarto – e ancora una volta in questione è il muro invalicabile del cuore nero del Potere. Ancora una volta, la “rete” dei movimenti contro la fortezza del sistema. Ed è nella rete web che si riescono ad ascoltare i suoni delle strade di Londra,– a cominciare dal nodo londinese di Indymedia (london.indymedia.org.uk), dove ci sono aggiornamenti in tempo reale, e video caricati dai resistenti.

E’ da internet che sono venuto a sapere che nel pomeriggio di mercoledì gli impiegati della City hanno gettato, dalle loro finestre, biglietti da dieci sterline sui manifestanti (secondo un’altra versione, li sventolavano). L’immagine perfetta di un mondo che, nel momento estremo del pericolo, cerca la salvezza nell’oscena esibizione di quella verità negata fino ad ora, celata nelle “spettacolari” alchimie della finanza. Ora che il fantasma è finalmente venuto a galla, affiorato come onda tsunami, ecco che gli stregoni che l’hanno suscitato ne rivendicano fieramente il possesso. C’est la lutte finale, verrebbe da dire – se non fosse che quel demone tiene in pugno ancora, e chissà per quanto, i desideri e le speranze di troppi, disseccati. Quella folla che assedia Londra, allora, che rivendica le strade, che occupa la città e la fa sua, che assalta le banche che non cessano di rapinarla – sono la prova vivente di una resistenza necessaria, quella di una contro-onda, un sommovimento tellurico che faccia cadere ciò che è in alto, nei palazzi della City. Essi sono la presa della coscienza  (del) reale sull’incoscienza dell’Immaginario (l’immateriale gioco della Finanza spettacolare).

Che sia l’immagine della loro fine, quella degli immondi uomini della City che lanciano denaro. Che sia l’icona mitica che li accompagni alla tomba, come fu per quella di Maria Antonietta e le brioches.

(pubblicato su l’Unità, 4/4/2009)

marco rovelli

Marco Rovelli nasce nel 1969 a Massa. Scrive e canta. Come scrittore, dopo il libro di poesie Corpo esposto, pubblicato nel 2004, ha pubblicato Lager italiani, un "reportage narrativo" interamente dedicato ai centri di permanenza temporanea (CPT), raccontati attraverso le storie di coloro che vi sono stati reclusi e analizzati dal punto di vista politico e filosofico. Nel 2008 ha pubblicato Lavorare uccide, un nuovo reportage narrativo dedicato ad un'analisi critica del fenomeno delle morti sul lavoro in Italia. Nel 2009 ha pubblicato Servi, il racconto di un viaggio nei luoghi e nelle storie dei clandestini al lavoro. Sempre nel 2009 ha pubblicato il secondo libro di poesie, L'inappartenenza. Suoi racconti e reportage sono apparsi su diverse riviste, tra cui Nuovi Argomenti. Collabora con il manifesto e l'Unità, sulla quale tiene una rubrica settimanale. Fa parte della redazione della rivista online Nazione Indiana. Collabora con Transeuropa Edizioni, per cui cura la collana "Margini a fuoco" insieme a Marco Revelli. Come musicista, dopo l'esperienza col gruppo degli Swan Crash, dal 2001 al 2006 fa parte (come cantante e autore di canzoni) dei Les Anarchistes, gruppo vincitore, fra le altre cose, del premio Ciampi 2002 per il miglior album d'esordio, gruppo che spesso ha rivisitato antichi canti della tradizione anarchica e popolare italiana. Nel 2007 ha lasciato il vecchio gruppo e ha iniziato un percorso come solista. Nel 2009 ha pubblicato il primo cd, libertAria, nel quale ci sono canzoni scritte insieme a Erri De Luca, Maurizio Maggiani e Wu Ming 2, e al quale hanno collaborato Yo Yo Mundi e Daniele Sepe. A Rovelli è stato assegnato il Premio Fuori dal controllo 2009 nell'ambito del Meeting Etichette Indipendenti. In campo teatrale, dal libro Servi Marco Rovelli ha tratto, nel 2009, un omonimo "racconto teatrale e musicale" che lo ha visto in scena insieme a Mohamed Ba, per la regia di Renato Sarti del Teatro della Cooperativa. Nel 2011 ha scritto un nuovo racconto teatrale e musicale, Homo Migrans, diretto ancora da Renato Sarti: in scena, insieme a Rovelli, Moni Ovadia, Mohamed Ba, il maestro di fisarmonica cromatica rom serbo Jovica Jovic e Camilla Barone. 

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  8 comments for “Le brioches di Londra

  1. macondo
    5 aprile 2009 at 16:10

    @ marco,
    ma dov’è finito il tuo post coevo su “American Inferno”? Era interessante la faccenda sulla cittadinanza

  2. mauro baldrati
    5 aprile 2009 at 16:32

    Curioso questo ribaltamento di un gesto dei provos, il movimento di provocazione underground nato in Olanda negli anni 60; allora lo fecero per protestare contro il consumismo come moneta del capitalismo, oggi per affermarlo. Lo stesso gesto provocatorio, con motivazioni opposte.

  3. Annichilito Morgillo Annichilito
    5 aprile 2009 at 17:19

    Le brioches di Londra? Il titolo sarebbe perfetto per quelle bisteccone delle londinesi. Di un rought pazzesco. Quando sono ubriache pisciano in piedi. Sollevando a stento la minigonna. Inguinale. A cosce nude – d’inverno – per la strade della City. I maschietti invece sembrano delle signorine. In gessato e cravatta violetta. E quando sono ubriachi sembrano così vulnerabili e sensuali che ci potresti morire.
    Che chic sventolare dieci sterline dalla finestra. Col colletto della camicia bianca appena allentato. Qualche banconota sarà caduta dall’ultimo piano in mano ai manifestanti…

  4. Annichilito Morgillo Annichilito
    5 aprile 2009 at 17:30

    Comunque la povera Marie Antoinette non ha mai detto nulla sulle brioches. Anzi sono sicuro che le detestasse. Era comunque una donna di spirito. Forse un tantino acida… Doveva essere così stordita dalla vita di corte che solo la decapitazione avrebbe potuto alleviarle il mal di testa.

  5. nadia agustoni
    5 aprile 2009 at 17:39

    “Che sia l’immagine della loro fine, quella degli immondi uomini della City che lanciano denaro. Che sia l’icona mitica che li accompagni alla tomba, come fu per quella di Maria Antonietta e le brioches.”

    Ho paura Marco che non siano alla fine, ma a un altro inizio.
    Anche peggiore.

  6. marco rovelli
    5 aprile 2009 at 20:03

    @ macondo
    Era apparso per sbaglio, in realtà è programmato per domenica prossima…
    @ Morgillo
    Bella descrizione delle donne-brioche. Quanto a Maria Antonietta hai ragione, che era una affermazione mitica lo avevo scritto anche qui ma poi ho dovuto tagliare per motivi di spazio…
    @ Nadia
    Non so dire che verrà, adesso. Forse sarà come tu dici (è anche il mio timore), forse no. In ogni caso il mio era un auspicio-preghiera, confidando nel potere performativo della parola…

  7. marco rovelli
    5 aprile 2009 at 20:15

    @ Mauro
    Non sapevo di questa genealogia provos, osservazione semioticamente feconda, un segno può sempre avere significati opposti – lo stesso meccanismo simbolico (a rovescio, in quel caso) che avvenne nel caso delle strisce della bandiera USA, originariamente il “tessuto del diavolo” (per la mancanza della figura-sfondo, dunque regno dell’indefinito) che marcava la separatezza dei marginali (le divise dei carcerati) – preso poi come segno della libertà rivendicata, di una risorsa scarsa non condivisa.

  8. Annichilito Morgillo Annichilito
    7 aprile 2009 at 00:36

    @ Rovelli
    Grazie per l’apprezzamento e la precisazione.

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