Rete rospo

30 aprile 2009
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In questi giorni la mia lettura di ‘Persi in un buon libro’ di Jasper Fforde si è incrociata con gli eventi recenti in RAI. Nel primo capitolo la protagonista Thursday Next, in forza presso le Operazioni Speciali (OPS) come agente letterario, deve partecipare all’Adrian Lush Show, il talk show più visto della rete televisiva più vista dell’Inghilterra, in un ucronico 1985 in cui ancora si combatte la guerra di Crimea e la letteratura è importantissima e seguitissima.
Thursday è lì in quanto ha compiuto una serie di atti eroici tra cui salvare Jane Eyre, e varie altre amenità che, oltre che renderla famosa tra il pubblico, le hanno inimicato una serie di potenti. Mentre registrano l’intervista, gli emissari dei potenti (incluso il suo superiore Flanker) sono tutti in prima fila. Quello che segue è un estratto di ciò che succede (chi non conosce Fforde sorvoli pure sui dettagli).
Ah, Thursday Next è anche proprietaria di un dodo.
Vincenzo Della Mea

«Stasera è una serata veramente speciale e abbiamo un’ospite davvero specialissima. E’ una super-decorata eroina di guerra, una Detective Letteraria il cui intervento – personale- non solo è valso a restaurare il romanzo Jane Eyre ma ne ha anche, effettivamente, migliorato il finale. Da sola, ha sconfitto Acheron Hades, posto fine alla guerra di Crimea e dato scacco alla Goliath Corporation. Signore e signori, assisterete ora ad un’intervista senza precedenti e quindi –vi prego- un caloroso applauso all’agente OPS Thursday Next del reparto dei detective letterari di Swindon!»
Un riflettore fu puntato sulla porta da cui avrei fatto il mio ingresso. Adie mi sorrise, mi diede un colpetto sul braccio e io andai incontro a Lush, il quale balzò in piedi per accogliermi, entusiasta.
«Chiedo scusa!» La voce che si levò dalla prima fila era quella di Schitt-Hawse, il rappresentante della Goliath.
«Sì?» chiese, gelido, Lush.
«Dovete lasciar cadere quell’allusione alla Goliath Corporation» disse Schitt-Hawse in un tono che non ammetteva repliche. «Non ha alcuno scopo, tranne quello di creare –inutilmente- imbarazzo ad una grande azienda che si impegna a migliorare la qualità della vita di tutti».
«Sono d’accordo» disse Flanker «e, inoltre, dovrà essere omesso ogni riferimento ad Hades. Questi è tuttora dato per ‘disperso e, auspicabilmente, morto’, ragion per cui qualsivoglia congettura non autorizzata potrebbe avere pericolose conseguenze».
«Okay» borbottò Lush, prendendo un appunto. «C’è dell’altro?».
«Ogni accenno alla Guerra di Crimea e al fucile al plasma» disse il colonnello «deve considerarsi inopportuno. La trattative di pace in corso a Budapest sono in una fase molto delicata: i russi coglieranno al balzo qualsiasi scusa per abbandonare il tavolo. Il vostro show, a quanto ci risulta, è molto popolare a Mosca.»
«La Federazione Sorelle Brönte non gradisce affatto sentir dire che il finale di Jane Eyre è stato migliorato» interloquì il minuscolo, occhialuto Chesterman. «E inoltre, parlare di questo o quel personaggio incontrato dalla Next nelle pagine del romanzo, potrebbe far sì che alcuni telespettatori si ammalino di xplqulkiccasia. Si tratta di un morbo talmente grave da indurre il Consiglio Superiore della sanità britannico a coniare una parola assolutamente impronunciabile per denominarlo».
Lush li guardò, guardò me, poi guardò il suo copione.
«Mi limito allora ad annunciare il suo nome e cognome, eh, che ne dite?»
«Sarebbe encomiabile, certo» gorgheggiò Flanker «salvo magari assicurare ai telespettatori che l’intervista va in onda senza censure. Siete tutti d’accordo?»
In coro, gli altri diedero entusiastico assenso al suggerimento di Flanker.
L’entourage di Lush accorse prontamente per apportare alcuni lievi ritocchi alla messinscena. Io ripresi la mia posizione. Poi, dopo un’attesa che mi parve durare un decennio, Lush ricominciò da capo.
«Signore e signori, nel corso di una franca e sincera intervista, stasera Thursday Next vi parlerà, senz’ombra di inibizioni, del suo operato nelle Operazioni Speciali».
Nessuno trovò da ridire, quindi feci il mio ingresso, strinsi la mano a Lush e mi sedetti sul suo divanetto.
«Benvenuta al ‘Lush’, Thursday».
«Grazie, Lush».
«Cominceremo subito a parlare dei tuoi exploit in Crimea, ma vorrei farti per prima la domanda che tutti vorrebbero porti: come hai fatto a entrare in Jane Eyre?»
«E’ facile spiegarlo » cominciai. «Vedi, mio zio Mycroft ha inventato uno strumento chiamato Portale della Prosa…»
Flanker tossicchiò.
«Miss Next, forse lei non lo sa, ma suo zio è tuttora soggetto ad un impegno di riservatezza che risale al 1934. Sarebbe prudente, pertanto, che lei non lo menzionasse… e che non accennasse neppure al Portale della Prosa».
Lush ci pensò un momento.
«Posso parlare con miss Next del suo primo incontro con Hades, poco dopo che questi ebbe trafugato il manoscritto originale di Martin Chuzzlewit?»
«Nulla osta, a patto che non si faccia il nome di Hades» rispose Flanker.
Lush riprese a dire: «Posso allora pregare miss Next di parlarci di come diede la caccia a Hades nella Repubblica del Galles e del felice ritorno di Jane nel suo libro?»
«Vale la stessa regola» ringhiò Flanker.
A mia volta domandai: «O sennò di quella volta che il mio collega Bowden ed io percorremmo un tratto di Mala Tempora sull’autostrada M1?»
«Il fatto è che noi CronoGuardie non vogliamo che la cittadinanza pensi che sia facile» disse Marat, con rinnovata enfasi. «Se il pubblico pensasse che il nostro lavoro sia semplice e lineare, la fiducia del pubblico stesso ne risulterebbe scossa».
«Corretto» asserì Flanker.
«Forse lei… preferirebbe farla lei, l’intervista?» gli domandai.
«Ehi!» esclamò Flanker, balzando in piedi e puntando l’indice contro di me. «Non è il caso di fare del sarcasmo, Next. Lei è qui per svolgere un compito in qualità di agente delle OPS in servizio permanente effettivo. Non sei qui per raccontare la verità – come la vedi tu!»
Lush mi guardava, pieno di rammarico. Inarcai le sopracciglia e mi strinsi nelle spalle.
«Sentite un po’» disse Lush, a denti stretti, «se devo intervistare miss Next, devo pur farle delle domande che il pubblico desidera ascoltare…»
«Certo che può!» disse Flanker, mellifluo. «Lei può chiedere quello che le pare. La libertà di parola è sancita dalla legge e quindi, né le OPS né la Goliath hanno la minima intenzione di condizionarla in alcun modo. Noi siamo qui soltanto al fine di osservare, commentare e illuminare.»
Lush sapeva cosa intendesse Flanker e Flanker era certo che Lush lo aveva capito. Io sapevo che Flanker e Lush lo sapevano e loro sapevano, entrambi, che anch’io lo sapevo.
Lush appariva innervosito e titubante. L’asserzione di Flanker circa la sua indipendenza non era altro che lettera morta. Bastava che la Goliath dicesse una parola nell’orecchio di Rete Rospo e Lush sarebbe andato di filato a presentare “Il mondo delle pecore” alla tivù di Lerwick, e lui questo non lo voleva. Neanche lontanamente.
Restammo tutti zitti per un po’, mentre Lush e io cercavamo di scovare un argomento che esulasse dalle loro ampie restrizioni.
«Si potrebbero fare commenti sull’imposta ridicolmente alta sui formaggi?» proposi. Era una battuta, ma Flanker e soci non erano particolarmente esperti in fatto di battute.
«Niente in contrario, da parte mia» disse Flanker. «Qualcuno ha qualcosa da obiettare?»
«Io no» disse Schitt-Hawse.
«Neanch’io» disse la Rabone.
«Io invece sì» disse una donna che sedeva in disparte, in fondo alla platea. Parlava con l’accento dei dintorni di Londra. Indossava una gonna di tweed, due golf in tinta uno sopra l’altro e un filo di perle.
«Permettere che mi presenti» disse con voce alta e stridula. «Sono la signora Jolly Hilly, rappresentante del governo presso le reti televisive». Respirò a fondo e seguitò: «Il cosiddetto ‘iniquo balzello che grava sui formaggi’ è, attualmente, una questione molto controversa. Qualsiasi allusione ad essa potrebbe configurarsi come atto capace di infiammare gli animi».
«’Cosiddetto’? Un’imposta del cinquecentottantasette per cento sui formaggi stagionati e del seicentoventi su quelli freschi vi pare equa?» domandai.
Gli altri, d’un tratto interessati, guardarono tutti la signora Hilly, aspettando una spiegazione. Per un breve momento – forse l’unico- ci trovavamo d’accordo.
Mi passò la foto di una soave vecchietta sulle stampelle.
«Le vecchie signore non dissimili dall’attrice qui fotografata dovranno fare a meno di protesi femorali e patire dolori lancinanti se voi, egoisticamente, esigete formaggi a buon mercato».
Fece una pausa per darci tempo di assorbire il concetto.
«Quindi» disse Lush con un bel sorriso «una riduzione della tassa sul formaggio è, ‘caseomai’, fuori questione?»
«Oppure il Maestro potrebbe aumentare l’imposta sulla crema pasticciera» disse la Hilly, che non aveva colto il gioco di parole. «La lobby del budino e dei bigné è –come dire?- un po’ meno militante».
«Caseomai» ripetè Lush per chi si fosse perso il bisticcio. «Caseom… lasciamo perdere. Non ho mai sentito sparare cavolate più grosse in vita mia. Intendo fare del prezzo estorsionistico del formaggio il tema centrale di un ‘Adrian Lush Special’».
La Hilly, sotto sotto agitata, pesò con cura le parole prima di rispondere: «Se scoppiasse un’altra sommossa del cacio a seguito del suo special, valuteremo attentamente un eventuale addebito di responsabilità».
Nel dir così, guardava il plenipotenziario della Goliath. La velata minaccia non andò certo sprecata per Schitt-Hawse o per Lush.
Quanto a me, ne avevo abbastanza. «Dunque non parlerò neanche del formaggio» dissi. E sospirai. «Di che cosa posso parlare?»
Gli osservatori si scambiarono occhiate perplesse. Flanker schioccò le dita: gli era balenata un’idea.
«Per caso lei possiede un dodo?»

(Jasper Fforde, Persi in un buon libro, Marcos y Marcos 2007, pp.19-26)

[youtube:httpv://www.youtube.com/watch?v=b79lEyKAPUM]

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9 Responses to Rete rospo

  1. gianni biondillo il 30 aprile 2009 alle 11:25

    Mitico Fforde. Una volta l’ho pure presentato, è simpaticissimo.

  2. Vincenzo il 30 aprile 2009 alle 16:55

    Io l’ho letto dopo averlo sentito consigliare da Avoledo alla radio, e non mi sono pentito.

  3. Vincenzo il 30 aprile 2009 alle 16:57

    Dimenticavo: questa è la mail con cui Jan mi comunicava che avrebbe pubblicato il post (ero un po’ stordito dall’influenza, e sono arrivato fin quasi al dodo prima di capirla…):


    Ciao Vincenzo,

    bellissima segnalazione, la pubblico appena possibile. Solo, si potrebbe
    evitare di menzionare la RAI? Sai, siamo un sito letterario e la tv ai
    nostri lettori fa schifo. Mi sono preso la libertà di tagliare la parte
    sulla vecchietta bisognosa di cure mediche pagate dalla comunità, mi
    sembra francamente fuori luogo. Piuttosto, l’accenno all’autocensura è
    molto acuto, ma il pubblico lo comprenderà correttamente? Vediamo di
    fare chiarezza: sono sicuro che i lettori abbiano tutti gli strumenti
    critici necessari, a non vedo come insistere su ciò che chiunque può
    verificare di persona, se lo desidera, sia utile ad alcunché. Tolgo
    tutto il brano di Fforde e lascio solo la tua introduzione priva della
    menzione della RAI (e del nome dello scrittore). Che c’entra la Crimea?
    E Jane Eyre? E questa Thursday non sarà mica straniera? Mandami
    piuttosto una foto del tuo dodo. Il pezzo esce martedì prossimo.

    Jan

  4. soldato blu il 30 aprile 2009 alle 18:27

    E’, francamente, una delle cose più tragiche che mai siano state pubblicate su Nazione Indiana.

    Non per quello che fa vedere, ma per quello che ci fa capire sul momento politico che ci tocca vivere.

    L’indicazione (l’ordine?) che viene dall’esterno.

    La conduttrice che prende tempo, per intervenire in sintonia con ciò che avviene sulla scena. Il tono che usa: raramente mi è capitato di assistere a una rappresantazione di leccaculismo così perfetta.

    Ma anche il pezzo in sé è spettacolare nella sua semplicità e incisività.

    I miei sentimenti, le mie emozioni, hanno combattuto una battaglia sanguinosa: tra riso e pianto non sapevo chi dei due, alla fine avrebbe prevalso.

    Alla fine ho pianto, anche se avrei voluto ridere: non c’è più niente da ridere.

  5. Vincenzo il 30 aprile 2009 alle 21:13

    Soldato blu: mi stavo leggendo quel pezzo il giorno che quel filmato è comparso su Facebook… e poi ho visto anche questo: http://www.youtube.com/watch?v=WXawONf8vxM (B. si rivolge ad una giornalista RAI che sta prendendo appunti).

  6. gianni biondillo il 30 aprile 2009 alle 22:46

    Vincenzo, Fforde lo presentai proprio insieme ad Avoledo!

  7. soldato blu il 1 maggio 2009 alle 06:08

    Terribile!

    L’avevo letto, ma a vederlo mi fa pensare alla cattiva pornografia.
    Il sentimento che suscita è di repulsione, come se lui fosse il contenuto di quello che nomina.

  8. Vincenzo il 1 maggio 2009 alle 08:47

    Gianni: scusa! in realtà, quel servizio l’ho sentito solo parzialmente, e oltretutto io quando sento Avoledo non sento altro… eh. Mi ero segnato solo il nome, o meglio, il suono: poi sono corso in libreria a cercare Jasper Ford.

    Soldato blu: volendo, tra i link da mettere ci sarebbe anche quello della segretaria/stagista della Lega arrestata con 8kg di cocaina in Svizzera il 2 aprile, notizie in italia una settimana dopo.

  9. gianni biondillo il 1 maggio 2009 alle 19:42

    Vincenzo, nessun problema! Tra l’altro trovo Tullio uno scrittore di enorme talento, ingiustamente “non considerato” dalla critica ufficiale.



indiani