La responsabilità dell’autore: Ginevra Bompiani

28 aprile 2010
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[Dopo gli interventi di Helena Janeczek e Andrea Inglese, abbiamo pensato di mettere a punto un questionario composto di 10 domande, e di mandarlo a un certo numero di autori, critici e addetti al mestiere. Dopo Erri De Luca, Luigi Bernardi, Michela Murgia, Giulio Mozzi, Emanule Trevi, Ferruccio Parazzoli, Claudio Piersanti, Franco Cordelli, Gherardo Bortolotti, Dario Voltolini, Tommaso Pincio, Alberto Abruzzese, Nicola Lagioia, Christian Raimo, Gianni Celati, Marcello Fois, Laura Pugno, Biagio Cepollaro, ecco le risposte di Ginevra Bompiani.]

1. Come giudichi in generale, come speditivo apprezzamento di massima, lo stato della nostra letteratura contemporanea (narrativa e/o poesia)? Concordi con quei critici, che denunciano la totale mancanza di vitalità del romanzo e della poesia nell’Italia contemporanea?

Forse c’è più vitalità che qualità. E’ come una bottiglia di vino strapazzata, bisogna tenerla ferma e che il fondo si depositi per capire com’è il vino..

2. Ti sembra che la tendenza verso un’industrializzazione crescente dell’editoria freni in qualche modo l’apparizione di opere di qualità?

No, la affoga

3. Ti sembra che le pagine culturali dei quotidiani e dei settimanali rispecchino in modo soddisfacente lo stato della nostra letteratura (prosa e poesia), e quali critiche faresti?

La rispecchiano, e questa è una critica.

4. Ti sembra che la maggior parte delle case editrici italiane facciano un buon lavoro in rapporto alla ricerca di nuovi autori di buon livello e alla promozione a lungo termine di autori e testi di qualità (prosa e/o poesia)?

Dato che la maggior parte delle case editrici sono piccole o medie, e cioè proprio quelle che lavorano con accanimento e passione, sì, mi pare che facciano un buon lavoro. Il migliore possibile, date le condizioni.

5. Credi che il web abbia mutato le modalità di diffusione e di fruizione della nostra letteratura (narrativa e/o poesia) contemporanea? E se sì, in che modo?

In tanti modi che non si possono nemmeno numerare (almeno, io non posso). Credo che cambierà la letteratura e in parte l’abbia già cambiata. Non solo verso la facilità, ma verso l’oscuramento dell’autore. Insomma, verso la democrazia. Che fra i suoi pregi, non ha la qualità.

6. Pensi che la letteratura, o alcune sue componenti, andrebbero sostenute in qualche modo, e in caso affermativo, in quali forme?

Sono già sostenutissime da festival, fiere, premi… Anche troppo. E’ un placebo. Se si vuole davvero sostenere la cultura, la prima misura da fare è cambiare il governo e la classe politica. Puttane e puttanieri frequentano da sempre la cultura, ma non le giovano.

7. Nella oggettiva e evidente crisi della nostra democrazia (pervasivo controllo politico sui media e sostanziale impunità giuridica di chi detiene il potere, crescenti xenofobia e razzismo …), che ha una risonanza sempre maggiore all’estero, ti sembra che gli scrittori italiani abbiano modo di dire la loro, o abbiano comunque un qualche peso?

Penso che avrebbero modo, ma non la passione necessaria. O la necessità appassionata. Infatti mi pare che non lo stiano facendo. E non me lo spiego. Penso che dovrebbero alzare una sola voce, che avesse tutti i loro accenti, e che si facesse sentire lontano, per dire al mondo: non siamo complici! E all’Europa: non siate complici!

8. Nella suddetta evidente crisi della nostra democrazia, ti sembra che gli scrittori abbiano delle responsabilità, vale a dire che avrebbero potuto o potrebbero esporsi maggiormente e in quali forme?

Ci lamentiamo che pochi si ribellarono al fascismo, eppure furono moltissimi in confronto a oggi. Non è mancanza di coraggio, ma di decoro.

9. Reputi che ci sia una separazione tra mondo della cultura e mondo politico e, in caso affermativo, pensi che abbia dei precisi effetti?

C’è sempre stata, in Italia almeno, da quando la sinistra ha cessato di essere una forza per diventare una debolezza.

10. Ti sembra opportuno che uno scrittore con convincimenti democratici collabori alle pagine culturali di quotidiani quali “Libero” e “il Giornale”, caratterizzati da stili giornalistici non consoni a un paese democratico (marcata faziosità dell’informazione, servilismo nei confronti di chi detiene il potere, prese di posizione xenofobe, razziste e omofobe…), e che appoggiano apertamente politiche che portano a un oggettivo deterioramento della democrazia?

Mi sembra sgraziato. Fra tutte le giustificazioni addotte comunque l’unica che riesco ad ascoltare è quella venale. Le altre (non mi cambiano una virgola..) sono stupide o ipocrite: non cambiano una virgola perché non gliene importa niente di quello che scrivono, ma solo di avere un nome cosiddetto di sinistra nella testata.

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46 Responses to La responsabilità dell’autore: Ginevra Bompiani

  1. Alcor il 28 aprile 2010 alle 11:31

    Ma c’è ancora tempo perché il fondo del vino si depositi? Se l’industrializzazione affoga (sono d’accordo) l’apparizione di opere di qualità perché ha fatto diventare il libro eminentemente un “prodotto” e ne deve mettere sul mercato tanti e dimenticarli in pochi mesi per far posto ad altri prodotti, l’affogamento è inevitabile. Non credo a un’inversione di tendenza, almeno nel prossimo futuro, c’è troppo denaro in gioco. Inevitabilmente, per sopravvivere, ognuno si ritaglierà una nicchia e si convincerà della bontà delle sue scelte, rinunciando a sprecare energie per rompere le paratie tra nicchia e nicchia.
    Poi c’è la “democrazia” della rete. La rete è un grande strumento, certo, ma è vero che non è selettivo e il senso di affogamento cresce.

  2. Massimo il 28 aprile 2010 alle 12:16

    Semplice, essenziale e diretta. La migliore della serie.

  3. lucia cossu il 28 aprile 2010 alle 12:38

    anche questo lucido, coraggioso e netto.
    ‘Le altre (non mi cambiano una virgola..) sono stupide o ipocrite: non cambiano una virgola perché non gliene importa niente di quello che scrivono, ma solo di avere un nome cosiddetto di sinistra nella testata.’
    In parte la questione si riduce a: scrivere ovunque possibile avendo solo la responsabilità del contenuto oppure scegliere e selezionare ma secondo quali criteri e quanto rigidi? Nel primo caso si dà per scontato che siano tutti e dico tutti uguali? Nel secondo che non lo siano e si lavora su una differenza, ma quale è la linea di demarcazione? La si sceglie secondo la media dei comportamenti o come? Mi torna in mente il dibattito sullo sciopero dell’autore.

  4. cf05103025 il 28 aprile 2010 alle 15:29

    Comunque, e putroppo, fin ad ora, pare che l’atto di non complicità o non collaborazione con l’attuale aspirante tiranno, nonché editore, nessun scrittore famoso lo voglia fare.
    Ha fatto bene la Bompiani ad usare la parola “decoro”.

    Qui si cincischia e si arzigogola, mentre si tiene il deretano al caldo della stalla d’Alì Berlù
    Mai dimenticare che in Italia il 97% dei magistrati, dei docenti universitari prese la tessera del PNF, durante il Fassio, quando c’era lui caro lei…
    Tenevano famiglia.
    Anche gli scrittori illustri tengono famiglia.
    Già.
    MarioB.

  5. Giorgio Di Costanzo il 28 aprile 2010 alle 17:13

    Grande Ginevra Bompiani,
    con stima,
    Giorgio Di Costanzo

  6. AMA il 28 aprile 2010 alle 18:23

    Sostanzialmente sono d’accordo con Alcor che in qualche modo sintetizza quello che ho scritto qui e la’ qua sopra con meno garbo. Fra l’altro vedo che col passare delle settimane la Nostra sembra forse piu’ consapevole e distaccata. C’e’ stato un breve periodo in cui sembrava sponsorizzasse quelli che sostanzialmente restano prodotti da banco. Qualunque posizione occupino sugli scaffali. Fra l’altro e’ cosi’ da anni. Bisognerebbe stabilire esattamente da quando.

  7. lorenzo galbiati il 28 aprile 2010 alle 19:58

    Mi rivolgo a NI: è prevista una trattazione statistica delle risposte alle interviste?

  8. Alcor il 28 aprile 2010 alle 20:09

    @AMA

    la Nostra sarei io? :-)

    consapevole sono sempre, non per nulla sono quasi ogni volta d’accordo con Nevio Gambula, che è a mio avviso uno dei più consapevoli e lucidi, qui,
    e non per nulla sono stata così d’accordo sul post sul materialismo postato da Marco Rotelli, e non voglio far torto ad altri intervenuti

    Le mie poche righe qui sopra sono banali e risapute, e la domanda è retorica, ho commentato in effetti solo per riassumere con semplicità le tante cose che sono state dette da molti, qui, oggi e in passato

    distaccata però mai, anzi, attaccata come una cozza, vedere come stanno le cose non significa non essere pronti a cogliere le contraddizioni e le crepe e fare, Ginevra Bompiani fa

    e visto che ci sono, a proposito di quello che dice, concordo anche fortemente sull’effetto placebo dei saloni, dei festival, delle fiere, anche se sono comunque momenti di incontro per gli addetti ai lavori

    come ti è potuto venire in mente che io sponsorizzi i prodotti da banco, amato AMA? secondo me tu leggi al volo, quello che ho detto qui è coerente con quello che ho sempre detto su questi temi, che sono quelli che mi interessano di più

  9. AMA il 28 aprile 2010 alle 22:21

    OK

    Ma non ti scaldare.

    Poi magari un giorno mi fai la lista di cio’ che tu non consideri prodotti da banco e perche’ non dovrebbero essere considerati tali.
    Non c’e’ proprio nulla che si produca oggi che non sia prodotto da banco. Qualunque sia il suo mercato. Fosse anche di nicchia.

    Anche tu, Alcor, sei una consumatrice.

    Poi magari sul mercato lanciano una nuova crema che non ha il successo sperato, nonostante le indagini di mercato. O un prodotto va ben oltre le piu’ ottimistiche previsioni. Quindi?

    A volte i prodotti editoriali possono anche essere eccellenti, ma restano industriali. Eccellenza industriale. Per secoli la letteratura e’ stata un’altra cosa, con o senza committenza.

  10. rené il 29 aprile 2010 alle 06:55

    in der Kürze liegt die Würze. Approvo.

  11. chik67 il 29 aprile 2010 alle 10:13

    @MarioB

    Giusto ricordare il precedente del giuramento dei prof. universitari durante il fascismo, che in questo periodo viene citato spesso.
    Giusto magari contestualizzarlo un po’ e ridimensionare la questione del “tengo famiglia”. Amendola disse che nel ’32 Togliatti gli rivelò di aver invitato i prof. comunisti a rimanere al loro posto (e dunque giurare) “per mantenere un contatto con la gioventù e svolgere una certa funzione educatrice”. Fu così che resto in cattedra Concetto Marchesi, che poi a guerra in corso sarebbe diventato una autorevole voce antifascista, fu con motivazioni simili che giurò il socialista LeviCivita (ma con poco costrutto perché di lì a poco sarebbe stato espulso in virtù delle leggi razziali).

    Può darsi che sia stata un scelta ingenua, sbagliata, assurda. Ma fu fatta, da qualcuno, con l’idea che il Fascismo sarebbe passato, l’Università no.

    Ora, fare un parallelo con l’attuale Mondadori forse è forzato. Però usare la categoria del “tutti i lupi sono grigi” nell’analisi di fatti storici temo ci aiuti poco a comprendere il presente.

  12. lorenzo galbiati il 29 aprile 2010 alle 12:32

    chik67
    grazie per il commento, che fornisce – almeno a livello personale – delle informazioni interessanti.
    Credo anche sia giusta l’impostazione di come poni la questione.
    Per quanto riguarda il paragone forzato fascismo-mondadori, dico la mia: mi sembra del tutto comprensibile il dubbio su lasciare o meno l’Università, l’insegnamento, perché
    – si tratta di una istituzione dello stato, e di certo lo stato e l’università sopravvivono al fascismo
    – lasciando quel posto si lascia in mano ai fascisti tutto l’insegnamento universitario: chi lascia non lascia per insegnare in un’altra università italiana, lascia e basta.
    Mi sembra abbia meno forza cogente invece la scelta di non lasciare Mondadori (o Einaudi).
    Infatti, se è vero che la casa editrice sopravvive a B. (ma resta in mano ai figli nel futuro prossimo), rimane pur sempre una azienda privata tra le tante, che in base alle sue politiche interne fa lavorare e ospita certi autori e non altri, produce certi autori e non altri, certe opere e non altre. Tutto questo viene fatto in base a interessi privati, interessi riconducibili a quelli della proprietà ossia della famiglia B, non in base a interessi pubblici. Non si tratta di una istituzione statale con un preciso compito da svolgere nella società, compito imprescindibile e insostituibile (direi che sia un dovere dello stato fornire un’istruzione universitaria statale, no?). Mondadori non ricopre nessun ruolo insostituibile nella società, non ha alcun dovere nei confronti di nessuno di mantenere una certa linea editoriale né di far lavorare certi autori.
    Quindi, che base ha l’attaccamento a Mondadori?
    Io non trovo altri motivi – per gli autori affermati che potrebbero facilmente cambiare editore – se non quelli dell’attaccamento alla tradizione dell’azienda, che come ho cercato di dimostrare non ha nulla a che vedere con quello di chi resta a insegnare nell’Università fascista, e che ritengo possa essere considerato di natura sentimentale; motivi di visibilità (distribuzione, esposizione al pubblico e quindi vendite), e di chi dice di lavorarci bene per la qualità del lavoro dei redattori.

    Sono motivi importanti, ma a livello personale più che a livello sociale.

  13. Alcor il 29 aprile 2010 alle 13:05
  14. Alcor il 29 aprile 2010 alle 13:06

    e questo

    http://it.wikipedia.org/wiki/Romanzo_d'appendice

    ogni epoca le sue forme di industrializzazione

  15. Alcor il 29 aprile 2010 alle 13:08

    non capisco per ché non mi abbia preso i link interi, però si possono copincollare

  16. Larry Massino il 29 aprile 2010 alle 13:36

    Ginevra Bompiani è stata chiara e dura, per quello che ha detto e per quello che, per educazione, ha lasciato solo intendere. Il sistema industriale dominante fa danno all’arte, in particolare al linguaggio letterario, che non soltanto a me pare scaduto oltre la soglia del tollerabile. Che poi Marina paghi bene è un altro discorso… Proporrei di giocare così almeno per finta: quelli cui interessano i soldi da una parte; quelli cui interessa l’arte dall’altra. Ma i primi la smettano di dire che stanno con il ” nemico ” perché vogliono raggiungere il maggior numero di lettori: è una baggianata. Ai secondi, del resto, nel gioco, sarà consentito rivolgersi ai maggiori editori, purché li convincano a non occupare tutti i banchi delle librerie con le loro opere.

  17. francesco pecoraro il 29 aprile 2010 alle 14:24

    condivido la chiarezza tranchant di Ginevra Bompiani, soprattutto nei passaggi che riguardano la sostanziale assenza di opposizione politica attiva da parte degli scrittori.

  18. francesco pecoraro il 29 aprile 2010 alle 14:31

    aggiungo che per capire quanto la sinistra abbia “cessato di essere una forza per diventare una debolezza” bastava andare al desolante Seminario Laterza di ieri sul libro di Giorgio Galli “Perché ancora destra e sinistra”: un arrampicamento generale sugli specchi per concordare, alla fine, che sinistra oggi sarebbe essenzialmente difesa delle opportunità dell’individuo: come in pratica sta già scritto, per esempio, sulla Costituzione Americana: insomma al nocciolo, essere de sinistra significherebbe essere dei liberal, anzi dei radical.

  19. Alcor il 29 aprile 2010 alle 15:12

    l’affermazione “il linguaggio letterario, che non soltanto a me pare scaduto oltre la soglia del tollerabile” è valida solo se si considera letteratura la produzione romanzesca commerciale, non voglio fra nomi, non mi interessa dare giudizi sui singoli libri, ma se appena ci si rivolge ad altre scritture questa affermazione non è più così tranquillamente sostenibile

    la stessa Bompiani, alla quale per il mestiere che fa passano molti testi tra le mani, non può che essere prudente, lasciamo depositare il vino, dice, giustamente

    mi interessa anche questo che ha detto a proposito del web:

    “Credo che cambierà la letteratura e in parte l’abbia già cambiata. Non solo verso la facilità, ma verso l’oscuramento dell’autore. Insomma, verso la democrazia. Che fra i suoi pregi, non ha la qualità.”

    varrebbe la pena approfondire, mi vengono in mente alcune domande, per esempio:

    la facilità è un prodotto della rete? io ricordo che la richiesta di “leggibilità e qualità”, in quest’ordine, sia una richiesta che l’editoria ha cominciato a fare ben prima della nascita della rete, perciò, in che senso la rete ne porta la responsabilità?

    è forse perché la rete permette a chiunque di proporre democraticamente e senza passare per una selezione le proprie scritture a un pubblico magari piccolissimo (ogni blog ne ha uno) e frammentario, ma quantitativamente esorbitante, se viene messo assieme?

    o perchè ha dato maggior voce a un pubblico vastissimo e perciò non selettivo che propone le sue scelte necessariamente non di straordinaria qualità?

    perché la rete oscura l’autore? in che senso lo oscura? e poi, la rete è la causa di questo oscuramento, o invece è solo il palcoscenico sul quale questo oscuramento si mostra con maggior evidenza?

    e cosa si intende per “autore” nel momento in cui vince il “personaggio”?

    e quanto contribuisce a questo oscuramento dell’autore (non potendo contare sulle risposte le domande restano un po’ appese, mi rendo conto) la minore centralità della letteratura, rispetto ad altre forme di creatività, visiva, digitale o comunque non letterarie in senso tradizionale?

    E quanto a questo indebolimento della letteratura contribuisce non solo l’industrializzazione, non solo la rete, ma le mutate condizioni di produzione e lavoro?

    Avendo buona memoria ed essendo nata nel dopoguerra ricordo che Moravia, Bassani, Cassola, Tomasi di Lampedusa, persino Pasolini, si trovavano normalmente nelle case della media borghesia italiana, mentre adesso ci sono, se ci sono, alcuni romanzi storici, qualche Larson, il libro che ha vinto lo Strega, più un Tremonti e poco altro, per molte ragioni che abbozzo qui: mancanza di tempo, mancanza di energie, molto turismo anche breve e la serena consapevolezza che attraverso i libri non passa nulla di fondamentale per capire il proprio mondo e il proprio paese

  20. Alcor il 29 aprile 2010 alle 15:16

    “io ricordo che la richiesta… è stata”, non “sia”

    ma sempre W il congiuntivo

  21. […] e dobbiamo farglielo capire in qualsiasi modo) e la morte di Pasolini (sì, ancora). Sul primo (qui l’intervento di questa volta, di Gineva Bompiani) invece di imbastire tutta ‘sta solfa di […]

  22. franco arminio il 29 aprile 2010 alle 22:58

    trovo molto lucide le risposte di ginevra. concordo amaramente con l’ormai inconfutabile complicità di molti intellettuali col fascismo presente.

  23. AMA il 29 aprile 2010 alle 22:59

    @ Alcor
    Cosa vuoi che me ne faccia dei tuoi link e cosa dovrebbero dimostrare? Boh!

  24. made in caina il 30 aprile 2010 alle 01:08

    qualcuno saprebbe dirmi che cosa è un agente letterario, e se anche i critici letterari per scrivere i loro libri ne facciano uso ?

  25. Alcor il 30 aprile 2010 alle 10:55

    @AMA

    i miei link andavano capiti al volo, con mediterranea duttilità, mi ero dimenticata che ormai vivi a Londra e sei un intellettuale cosmopolita

  26. georgia il 30 aprile 2010 alle 13:26

    alcor i tuoi link non funzionano né al volo, né con mediterranea duttilità (sia se ci clicchi sia se copincolli), non so a cosa tu volessi rimandare … credo che a questo ama si riferisca ;-)

  27. Alcor il 30 aprile 2010 alle 15:08

    @georgia,

    ho appena riprovato, se copincollo tutta la striscia vengo rimandata alla voce, ma non so perché qui non prende tutto il link

    cmq poco male, tanto AMA non è veramente interessato a quello che gli rispondo, avrebbe ribattuto negli stessi termini o poco diversi anche se il link avesse funzionato

  28. Larry Massino il 30 aprile 2010 alle 16:49

    @Alcor se appena ci si rivolge ad altre scritture questa affermazione non è più così tranquillamente sostenibile… lei dice. E io aggiungo, se ci si allarga ai cassetti coi manoscritti, ai romanzi non pubblicati perché ritenuti non commerciali, agli scrittori che rinunciano proprio a scrivere… Dice che non vuole fare nomi, ma alla fine li fa: intendeva dire che non vuole fare nomi dei nuovi? Li faccio io, a parità di tema trattato: Saviano Nazionale Giuseppe Montesano Giuseppe Ferrandino Nanni Balestrini. Indovini chi è il più ” scaduto oltre la soglia del tollerabile “. Indovini anche chi viene esposto sui banchi delle librerie. Indovini, infine, chi ha tenuto banco nelle ultime discussioni di successo di NI, così orientate a suo favore che chi si permetteva di obiettare veniva trattato da mentecatto. Contenti gli indiani contenti tutti, ma, di fatto, l’atteggiamento compromissorio è prima di tutto atto di autocensura. Comunque, per finire questa missiva, dato che la scelta pare essere tra Nori-Chlebnikov e lo scrittore DE PAURA Roberto Saviano, Nori tutta la vita, che almeno qualche volta mi fa ridere, e non ha la pretesa di farmi lezioni di etica, estetica e poetica letteraria dagli schermi televisivi del fazioso Fazio, che è, se possibile, peggio di Libero, a prescindere, se è vero quanto sostiene Raffaele la Capria, che ” La volgarità è il concettualismo degradato di massa “.

  29. Luigi B. il 30 aprile 2010 alle 17:58

    Quoto in toto l’intervento della Bompiani, soprattutto il punto 5 – che io estencerei alla democrazia anche fuori dal web. È che la democrazia può significare “cultura per tutti” o “tutti per la cultura”. Abbiamo fatto la prima, abbassando il livello della cultura a quello medio della popolazione (sempre più basso) anc¡ziché puntare a fare l’inverso. Da qui, anche, il numero maggiore di gente che produce rispetto a quella che legge (ho volutamente detto produce e non scrive poiché mi riallaccio al discorso dell’industrializzazione della letteratura che condivido).

  30. Alcor il 1 maggio 2010 alle 17:34

    @ Larry Massino

    certamente per mia colpa, ma non ci ho capito nulla, buon 1°maggio

  31. Larry Massino il 1 maggio 2010 alle 20:14

    @almor mi dispiace, lo creda, dai sintomi che descrive potrebbe trattarsi di un grave problema fisiologico. Non ho molta esperienza in questo campo, ma, da quello che ho sentito dire, potrebbe essere che il suo corpo non produce più le sostanze necessarie alla riproduzione di un pur minimo senso critico. Da quello che scrive mi sembra che sia ancora giovane, per cui il consiglio disinteressato che le do è quello di sottoporsi a una terapia. A quanto ne so ne esistono, ma sono necessarie una seria diagnosi e una conseguente cura. Io le suggerisco prima di tutto di farsi visitare da qualche bravo professore, in fretta. Purtroppo dovrà farlo a pagamento, perché nel servizio sanitario pubblico, vista la grande diffusione dei suoi sintomi negli ultimissimi anni, i primi appuntamenti disponibili sono tra 150 anni.

  32. lucia cossu il 2 maggio 2010 alle 18:14

    @Massino
    complimenti per l’ideologismo che dice di criticare e non sopportare. Come si fanno ad avere tante certezze in così poche frasi?

  33. Larry Massino il 2 maggio 2010 alle 19:42

    @Lucia Cossu complimenti per come si fanno ad avere le sue certezze linguistiche. Io invece certezze non ne honno, anzi non honno letteralmente nulla, nulla, solo evanescenti opinioni che a volte nelle teste degli altri si trasformano in insopportabili sentenze. Ciò che potrebbe rivelare che alcuni havebbeno la coscienza di paglia.

  34. lucia cossu il 2 maggio 2010 alle 19:51

    @Massino
    ‘Io le suggerisco prima di tutto di farsi visitare da qualche bravo professore, in fretta. ‘
    mi ricorda terapie inappropriate ed è troppo facile fare semplicistiche diagnosi. Spesso son stanca e mi capita di usare anche espressioni bizzarre, son solo una modesta artigiana e non artista come lei, ma reagisco quando trovo tanta facilità nel definire gli altri senza un dubbio possibile, soprattutto in chi non perde un’occasione per accusare quasi chiunque di ideologismo. Potrebbe essere quasi comico. Argomenti invece di attaccare nel personale, non rende più interessante quello che scrive in altro tono.

  35. paperinoramone il 2 maggio 2010 alle 20:12

    @ Larry Massino

    Come le vengono in mente certi consigli?

  36. Larry Massino il 2 maggio 2010 alle 21:08

    Mi creda, consiglierei davvero bravi professori a chiunque dimostrasse totale mancanza di spirito critico, perché, con l’andare del tempo, la sua sparizione diventa letale per tutti noi. Purtroppo non esistono certi professori, nemmeno quelli che insegnano a essere spiritosi.

  37. lucia cossu il 2 maggio 2010 alle 21:28

    @Massino
    se è troppo aggressivo la butta sulla nostra incapacità di capire dello spirito? Il problema per me con lei è questo tono paternalistico invece che dialogante, attacchi i pensieri invece che le persone, fosse pure con spirito, ma io non la conosco e non posso avere gli impliciti che mi fanno capire che son battute anche se pesanti.

  38. paperinoramone il 2 maggio 2010 alle 21:57

    @ Larry Massino

    evviva! mi sono segnato al prossimo corso per aspiranti spiritosi.
    Dicono che il primo mese è gratis, sarà una battuta?

  39. Larry Massino il 2 maggio 2010 alle 22:06

    Mi ero limitato ad aderire allo spirito critico di Ginevra Bompiani, che dimostra di averne assai, sia per quello che dice che per quello che esprime solo implicitamente, suppongo per non ferire suscettibilità alcuna. Per il corso, paperinoramone, anche se il primo mese è gratis glielo sconsiglio: non c’è verso diventare spiritosi se prima non si matura almeno un pò di spirito critico.

  40. Alcor il 2 maggio 2010 alle 22:54

    mah… ho dei problemi seri con @Larry Massino, non capisco neanche il suo commento del 1° maggio ore 20:14

  41. G. P. il 2 maggio 2010 alle 23:35

    Farsi fare la lezione dalla figlia di Bompiani? Ci sta anche questo.

  42. Larry Massino il 3 maggio 2010 alle 06:56

    Prendo atto che Alcor non mi capisce e me ne faccio una ragione, visto che qui non vige il centralismo democratico del vecchio partito comunista, che, finita la discussione tra i compagni, obbligherebbe i minoritari a convergere nell’opinione maggioritaria. Comunque i problemi seri sono io ad averli, dato che il mio spirito critico mi mette ai margini da sempre, grazie a Dio, che adesso ride sguaiato e mi prende per il culo, perché mi sorprende ad essere marginale anche nelle riserve indiane.

    Sperando d’ora in poi di poter esprimere liberamente le mie opinioni, anche se Alcor non mi capisce, a tutti gli altri vorrei dire che a mio parere questo dibattito di Nazione Indiana sarebbe stato più onesto se si fosse limitato a una sola domanda: ” sei d’accordo con noi che gli autori come Roberto Saviano, che siccome che sono civili debbono raggiungere il grande pubblico, possono che scrivere per Mondadori-Einaudi, che appartengono al padrone della destra italiana, senza che doversi giustificare con chi li critica di ambiguità, ma che quelli come Paolo Nori non possono scrivere per i giornali della destra per sopravvivere, e che, anzi, se avessero la coscienza pulita dovrebbero continuare a scrivere gratis per il Manifesto? ”

    Ribadisco la mia totale adesione allo spirito critico, al pessimismo della ragione e all’ottimismo della volontà di Ginevra Bompiani.

  43. lucia cossu il 3 maggio 2010 alle 08:55

    @ Larry Massino
    ‘Sperando d’ora in poi di poter esprimere liberamente le mie opinioni, ‘

    sei stato censurato in qualche modo? qui qualcuno ti ha impedito di poterle esprimere? ti trovi emarginato solo se non si è pienamente d’accordo con te? ma siamo diventati così fragili da dover aggredire chi non ci compiace applaudendo a ogni commento? gran problema non saper discutere e non saper affrontare il dissenso, è una parte della tendenza sempre fascista italiana.

  44. Massimo il 3 maggio 2010 alle 13:31

    Tra qualche anno di queste fregnacce non importerà niente a nessuno.
    Tra qualche miliardo di anni il sole esploderà.
    Berlusconi si sarà trasferito in orbita stazionaria intorno a Nettuno, dove il calore della gigante rossa nella quale in nostro piccolo Sole si sarà trasformato, non turberà i suoi trastulli d’animale.
    Della letteratura italiana debut de siécle (chissà quale siécle) non sarà rimasto neanche uno sbadiglio.
    Neanche del resto, in ogni caso.

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