Sarah, un orrore domestico

8 ottobre 2010
Pubblicato da

di
Evelina Santangelo

Chi, apprendendo quello che è accaduto a Sarah, non ha sentito un dolore fisico, un odio cieco nei confronti di quello zio per quel che ha fatto, per il modo in cui poi si è offerto alle telecamere nel tentativo di depistare le indagini, per l’orrore che quella violenza compiuta nei confronti della nipote getta su tutto un universo familiare? Chi seguendo il programma Chi l’ha visto? non ha sperato, dapprima, che tutto ciò non fosse vero, e poi, quando non c’era più cosa sperare, che quel calvario finisse? Il calvario di quella madre che si è trovata all’improvviso costretta a dare in pasto il proprio sgomento davanti alle telecamera. Ma anche il «proprio» personale calvario, o meglio, il «nostro» calvario collettivo di telespettatori incapaci di staccarci dal video, anzi, da quel volto letteralmente pietrificato di quella madre, che il video ostinatamente restituiva, violandolo in un parossismo di morbosità e dolore.
Molti, a ragione, hanno scritto commenti durissimi sulla spudoratezza, sull’impudicizia di quello sguardo che ci ha resi, in quanto spettatori, complici di un abuso ormai, a ben vedere, consumato quotidianamente nelle varie forme che assume la televisione famelica di dolore, di gossip, di erotismo, di violenza fisica e verbale… Una televisione cui ci si è tutti, più o meno, assuefatti, ma che mercoledì ha, involontariamente, creato un cortocircuito, un paradosso che potrebbe spiegare lo shock, quel dramma collettivo di cui la Rete ha dato conto, ma forse anche quel desiderio, altrettanto condiviso, di non trovarsi lì, davanti alla televisione, mentre di fatto si continuava a starci. E, in seguito, il desiderio di non esserci mai stati, lì, a guardare la trasmissione della Sciarelli.

Perché, mercoledì sera, mentre la madre di Sarah era, come ha giustamente sottolineato Luca Telese, «ostaggio» della diretta (con tutto lo sconcerto che suscita una tale consapevolezza) è accaduto qualcosa di molto simile a quello che, appunto, accadde nel caso di Vermicino, il bambino caduto nel pozzo artesiano. Solo che, allora, nessuno aveva dubbi che quel dramma fosse il frutto di una tragica casualità, e contro quella casualità, quel destino spietato ognuno mise in gioco la propria speranza fino allo sconforto finale. Anche in quel caso ci si interrogò sul senso di quella spettacolarizzazione, ci si chiese se non fosse un abuso, una violazione, una forma di cannibalismo («Altri tempi» diremmo oggi… che si è andati di gran lunga più in là).
Ma anche allora ci fu una partecipazione collettiva a un dramma privato come non era mai accaduto prima.
Ora, il fatto che la tragedia di Avetrana sia l’esito di un abuso reiterato fino alla violenza più selvaggia e definitiva, quella che si prende il corpo e la vita intera della vittima, ci chiama in causa e ci risucchia dentro quell’orrore non solo come spettatori angosciati e partecipi di un dramma altrui (accidentale, frutto di un destino spietato), ma anche e soprattutto come potenziali protagonisti di qualcosa che «può accadere a chiunque ovunque», qualcosa da cui nessuno insomma può dirsi al riparo.
Tanto infatti è inconcepibile, anzi, insostenibile il pensiero di quel che ha subito Sarah in quel garage tanto ci appare ordinario quel pezzo di mondo in cui quest’orrore si è consumato, come è ordinario quel tinello, appunto, in cui si trovava la madre Concetta quando ha appreso, ma forse sarebbe il caso di dire «ha subìto», in diretta la verità.
Sarah non è finita dunque in certi territori pericolosi in cui si può finire per caso, per le cattive amicizie, per ingenuità o per un malinteso desiderio di trasgressione. Non è stata fagocitata in quei domìnii di certi mostri che, all’improvviso, sembrano emergere direttamente dalle lande oscure delle nostre più inconfessabili paure. Sarah è «finita» in un luogo domestico. E, per di più, non un luogo domestico qualsiasi. Uno di quei luoghi in cui si mandano o si ritiene di poter mandare i propri figli, quando non li si vuole far stare per strada o da soli in casa.

Ora, al di là di tutti i dubbi, gli interrogativi, il disagio, il senso di colpa, la rabbia che può suscitare in ciascuno di noi il fatto che una madre si sia ritrovata ostaggio della televisione e di milioni di spettatori nel momento stesso in cui è stata investita da una tragedia incommensurabile come la morte di una figlia, e di una figlia assassinata così, da un assassino del genere in una circostanza del genere, al di là del dolore fisico e psichico che molti hanno provato dinanzi a quella madre e alla sola idea di una tale cieca violenza, credo che quanto è accaduto mercoledì, durante la trasmissione della Sciarelli, abbia anche a che vedere con un trauma collettivo che tocca un universo inconfessato e inconfessabile di ipocrisie e mascheramenti. Mentre una madre, quella madre, apprendeva una verità insostenibile e inconcepibile – una di quelle verità cui non puoi credere e meno che mai accettare, una di quelle verità che pensi non ti riguarderanno mai – nel tinello della casa di suo cognato, che all’improvviso risultava essere zio e assassino insieme della nipote, milioni di spettatori immersi nella reale o presunta o dissimulata o ipocrita quiete domestica dei loro tinelli si sono visti precipitare nell’incubo di una verità inaudita appresa inaspettatamente insieme a quella madre, nello stesso istante, una madre che, come loro, se ne stava seduta in un tinello fino a qualche tempo fa immerso in una presunta o dissimulata o ipocrita quiete domestica.

Pure su questo, e soprattutto su questo, forse ci si dovrebbe interrogare senza tirarsi fuori o abbandonarsi all’odio, al dolore, alla rabbia in cui bruciare tutto quel che ci sconcerta e ci interroga in quanto membri di una comunità, se non vogliamo soltanto «mettere il diavolo a ballare» per esorcizzare il male (non diversamente da quel che accadeva nel Salento delle bambine «morsicate» cantato e raccontato da Teresa De Sio, con tutto il suo portato di non-detto e non-dicibile).

PS: Non so se si riesce a cogliere l’abisso che ci restituisce quest’immagine di «noi» al di qua e al di là dello schermo. «Noi» che assistiamo a «noi» che scopriamo questo orrore domestico (che abita troppo spesso le «nostre» case nella rimozione generale). E poi ancora «noi» che troviamo questa visione così insostenibile che tutti, dico tutti, un attimo dopo, non facciamo che guardare e parlare d’altro: di quel mondo così lontano, di quell’uomo così primitivo e … della «televisione maledetta» appunto.

Tag: , , , ,

147 Responses to Sarah, un orrore domestico

  1. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 18:21

    Buttare via la tv o in alternativa non tenerne piu’ di una. o se proprio non se ne vuole fare a meno non tenere la tv in cucina unico posto dove ormai genitori e figli si parlano.
    Soprattutto collocare il televisore in un posto che bisogna raggiungere apposta; bisogna cioè decidere di guardare un particolare programma alla tv e per farlo bisogna alzarsi dal luogo dove normalmente si conversa, si legge si scrive o si ascolta la radio, per andare a vedere quel programma. Grazie a queste piccole regole, i miei due picciotti non guardano la TV.

    La storia dimostra quanto dicono criminologi e psicologi: la stragrande maggioranza degli abusi commessa da parenti e amici intimi senza distinzione di classe. Persone “per bene”, persone sulle quali avremmo messo le mani sul fuoco.
    Educare i bambini è il compito piu’ difficile e importante nella vita di una persona.
    Necessita tempo, dedizione, impegno, capacità di ascolto, sensibilità nel capire le inquietudini e le ombre.
    Tutto questo per dire che dobbiamo ripensare e mettere al centro della nostra vita le relazioni umane. Il che vuole anche dire che il sistema di calcolo della ricchezza è sballato. La ricchezza di una nazione non si misura con il pil, la ricchezza di una persona non si misura con il suo reddito. Perche il reddito non misura le cose piu’ importanti e preziose;
    Vale di piu’ guadagnare un extra di 500 euro al mese o avere un’ora al giorn odi piu’ di tempo libero?
    vale di piu’ perseguire uno stile di vita basato sull’ossessione del consumo o invece uno basato sulla frugalità e sulla misura ma che lascia spazio alle relazioni, alla cultura alla conoscenza?

  2. Valter Binaghi il 8 ottobre 2010 alle 19:51

    Più o meno quoto Carmelo.
    Nel senso che ormai dovrebbe essere chiaro a tutti che la TV non è da considerarsi (come erroneamente abbiano fatto per decenni), un strumento che ci permette di assistere a uno spettacolo, ma come il luogo del contagio, dell’infezione psichica.
    E sospetto che questo non dipenda dall’evoluzione dei palinsesti in direzione dei reality-show, ma sia connaturato fin dall’inizio all’essenza di questo mass-media.

  3. Andrea il 8 ottobre 2010 alle 20:02

    l’orrore sta nella certezza che ciò accadrà ancora

  4. anna maria papi il 8 ottobre 2010 alle 20:07

    Non ci sono parole. Non ci sono parole. Non ci sono parole.

    Per il delitto.
    Per come è avvenuto.
    dove,
    ,da chi,
    perchè,
    come,
    dove,
    da chi,
    perchè.

    Non ci sono parole per la profanazione autorizzata della tv,di chi l’ha visto e la mamma,delle interviste bestiali al fratello, alla amica,cugina,scalzate con destrezza malefica da giornalistucoli vampiri per ottenere risposte dettate dal dolore e da agghiaccianti stati di tensione.

    Non ci sono parole per le omertà schifosissime di mogli o parenti che non denunciano per non perdere il marito,la facciata,il perbenismo cattolico borghese di cui questo paese è vittima e complice.

    Non ci sono parole per i Vespa,i Matrix, i per tutti iBELEZEBU’ DELL’INFORMAZIONE MORBOSA che si trincerano dietro la loro presunta credibilità acquisita con la complicità dei Grandi Fratelli e Terzi Occhi della società costituita.

    Non ci sono parole per il regime che ci pilota e che per primo autorizza e fornisce quanto sopra a copertura delle sue malefatte.

    USQUE TANDEM? USQUE TANDEM? USQUE TANDEM?

  5. evelina santangelo il 8 ottobre 2010 alle 20:14

    Ma l’avete letto il pezzo? Perché ripetete quello che hanno ripetuto tutti i giornali? nel pezzo ho affrontato, e dolorosamente, una cosa spaventosa che è successa quella sera, per caso, inaspettatamente, qualcosa che ci riguarda tutti.
    allora provo a spiegarlo perché ho scritto questo pezzo così.
    Ho scritto questo pezzo, perché io… la trasmissione (trasmissione che non vedo mai), incredibilmente, mi sono trovata a vederla, proprio nel momento in cui è cominciato il delirio. E, quando ho spento (prima che finisse, perché non ce la facevo più) mi sono chiesta ma cos’è successo stasera? perché stasera è successo a milioni di Italiani qualcosa di spaventoso, me compresa. Eppure stamattina non ho letto una riga su questo. Mille attacchi frustri alla televisione che specula sul dolore (come se la televisione, oggi, non speculi su tutto ciò su cui si può speculare – e non solo la televisione, direi), ma non una parola, una solo, su quello sgomento condiviso, barbaramente e spaventosamente condiviso come accade negli incubi che toccano corde profonde, corde che ci riguardano. È questo che ha fatto paura quel mercoledì. Con quella diretta barbara tutti si sono trovati lì, inchiodati, impossibilitati a rimuovere quel delitto spaventoso e ordinario. È stato terribile, barbaro, insostenibile, ingiusto, ingiustificabile e inqualificabile, ma è accaduto.

  6. evelina santangelo il 8 ottobre 2010 alle 20:18

    E accaduto… e ci ha messo di fronte anche a tutte le orribili ipocrisie in cui rientra pure quel modo spaventoso di fare televisione e «informazione». Sì, Anna Maria.

  7. maria il 8 ottobre 2010 alle 20:58

    Sì ci riguarda tutti e io ho reagito; ho telefonato a” chi l’ha visto” , e ho registrato, con tanto di nome e cognome, la mia fortissima protesta e il mio turbamento per lo spettacolo indecente che stava andando in onda, in nome della” libertà” di cronaca e di informazione, violando, in realtà, ogni più elementare forma di rispetto e di riservatezza verso quella madre impietrita dal dolore. Avrei anche voluto scrivere una mail ma non sono riuscita a trovare l’indirizzo.

    La trasmissione doveva essere interrotta o quanto meno cambiare di tono e di visione. Potevano farlo, ne avevano facoltà e potere , ma non l’hanno fatto e quindi portano una responsabilità maggiore degli spettatori.

    maria

  8. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 21:08

    ma perche’ fate i bacchettoni ipocriti e ve la prendete con la tv che fa il uo mestiere;
    perche’ non ve la prendete con voi stesi che guardate la tv ?

    ecco la commedia, la tv stupra il dolore, gl ispettatori guardano lo stupro e poi inorriditi attacano la tv-
    i critici attaccano la tv
    tutti contenti con le coscienze a posto e si ricomincia !

    non avete imnparato la lezione di Vermicino

  9. anna maria papi il 8 ottobre 2010 alle 21:17

    Anche per chi NON ha visto la trasmissione, –quasi che una misteriosa radio-gavetta avesse materializzato in tutti lo’orrore dei due orrori– c’è stato in ognuno uno choc profondo,uno sgomento fisico ed una ferita a livello personale.

    Chiediamo che questo sentimento tremendo e nauseante di orrore e pietà e rabbia condiviso da milioni di persone,- si prolunghi a tempo indeterminato per formare una coalizione popolare CONDIVISA per bloccare e annientare le malvagità di quel costume culturale che lo ha generato.

  10. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 21:40

    un’episodio del genere (che viene ridotto a materiale pornografico dalla tv con la complicità degli spettatori ) oltre all’indignazione e alla gara a chi è esprime meglio l’orrore (altro spettacolo indecente stamattina al lavoro, dove quelli che piu’ hanno goduto della scene di pornografia, erano quelli che piu’ si indignavano), dovrebbe indurci a riflettere freddamente:
    1): episodi di abusi (dalle carezze allo stupro) sono numerosissimi, e colpiscono specialmente (ma non solo) le bambine.
    I protagonisti sono le persone meno sospettabili (poveri ricchi analfabeti laureati del nord e del sud) e le persone piu’ vicine ai bambini:parenti,
    padri, nonni, cognati, amici intimi di famiglia, preti, monache.

    2) le donne cioe’ le mamme devono diffidare proprio a partire dalle persone più intime (il marito il cognato l’amico di famiglia);

    3) i genitori devono stare vicino ai bambini, devono impiegare buona parte del loro tempo vicino ai bambini, invece di schiaffarli davanti alla tv (io li prenderei a schiaffi i genitori che abituano i bambin ia questo stupido veleno); il bambino non deve percepire la Tv come un arredamento domestico: deve percepirla come un giocattolo pericoloso da usare con cura; devono ascoltarli capirli guidarli stimolare la loro creatività

    4) bisogna fare i conti con una società maschilista piena di sensi di colpa
    e di desideri inespressi prima ancora che repressi; una società cattolica che distorce la sessualità creando dei mostri.

  11. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 21:56

    gli studi e le esperienze raccontate dalle stesse vittime di questo schifo (solo una infinitesima parte di questi abusi viene a conoscenza e una parte ancora piu’ piccola creduta e denunciata) dimostrano sono rari i casi di abusi al primo approccio; di solito sono preceduti da attenzioni particolari, morbose, poi da carezze e poi si scatena il mostro. Se le bambine sono educate e aiutate a comunicare questo disagio (e non a ingurgitare sin da piccole i sensi di colpa che le segnerann otutta la vita) , e se i genitori stanno vicini ai loro piccoli e imparano ad ascoltarli, a leggere le loro inquietudini, buona parte di questo schifo verrebbe evitato. Io non so in questo caso c’erano stati dei precedenti “approcci”, ma se ci son ostati, la ragazza non ha avuto il coraggi odi confessarl iai suoi genitori e igenitori non son ostati capaci di intuirlo.

    io vorrei che voi donne per un attimo tornate al tempo della vostra infanzia: provate a ricordare anche se cio’ è angoscioso, se qualcuno ha turbato la vostra innocenza con “attenzioni” all’apparenza innocue.

    Non eè successo niente, non c’e’ stato seguito ma è da li che il mostro parte !

  12. anna maria papi il 8 ottobre 2010 alle 22:13

    @ Carmelo

    La Tv è uno schifo,uno sconcio, un diavolo diseducativo imposto dal mercato,un veleno imposto dallo stato,etc etc–ok d’accordo.
    Ma è un veleno che la ns cultura impone -attraverso i must consumistici- e nessuno obbietta più di tanto.
    Se alle famiglie venisse imposto A TUTTI ogni giorno per casa un qualcuno che compie atti osceni live, o che insegna a rubare,concussionare,malversare in lezioni pratiche quotidiane,bè,lo si potrebbe denunciare, oppure visto che è un must culturale collettivo verrebbe supinamente accettato?

    Difficile tenere lontani i bambini dalla Nutella,ma si può sempre rimediare non comprandola.
    Ma con la tv è impensabile non averla,oppure una campagna di furibonda sensibilizzazione potrebbe funzionare?
    MA QUANDO MAI!!

    E allora,Carmelo? Perchè non è prevista, nelle varie coorenti di protesta attiva, una silurata gigante collettiva contro la tv?

    Gli interessi connessi sono tali da non permettere questa UTOPIA?

    E allora?Visto che siamo tutti ( parecchi ) d’accordo, cosa si può fare?
    ( Chiaro che stampa/tv/ pubblicità/ etc etc sono tutti collegati.)

  13. niky lismo il 8 ottobre 2010 alle 22:22

    Il delitto. La sua spettacolarizzazione in tv. Sembrerebbero due fatti distinti, in realtà sono un unico fenomeno. L’assassinio televisivo rimanda a un assassino televisivo. L’assassino intervistato in tv ha preparato (forse ha agito in funzione del) l’intervista. Che aveva in mente col falso ritrovamento del cellulare, etc? E non era forse il delitto stesso concepito (voluto?) in funzione del suo esito in tv? Non è stato perpetrato (anche) per quello? La madre non ha pianto poiché era davanti a una telecamera, ha coperto il dolore col cerone o addirittura non si è resa conto del dolore perché soverchiata dalla diretta. L’esistenza in tv prevale sull’esistenza, l’unica vita si vive in televisione. Quanto essa condizioni la realtà e non viceversa, è ormai questione sterile. Come dimostra la politica, tv e realtà sono una cosa sola.

  14. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 22:32

    @anna maria papi
    io non ho ricette. cerco di usare il buon senso. ho due figli di 21 e 25 anni (io ne ho 52 e forse questo mi ha aiutato), da piccoli non ho mai demonizzato la tv ma ho cercato di farl iincuriosire ad altre cose e a guardarla insieme a loro, sceglievamo insieme il programma (loro si divertivano a litigare su qyale fosse migliore) e lo guardavamo insieme.
    Quando erano in età scolare (dai sei anni in piu’ ) ho deliberatamente rotto il telecomando. per guardare i lprogramma dovevano sforzarsi di piu’ e dovevan osceglierne uno. poi ho messo la tv in un angolo sfigato e senza divano. per vederla dovevano spostare le sedie.
    Poi ho fatto finta che la tv era rotta e bisognava ripararla.
    poi quando ho potuto l’ho messa nello stanziono piu ‘schidfoso della casa.
    dopo i 15 anni il piccolo ci andava per vedere star trek
    dopo i 18 anni non ho piu’ visto i miei picciottoni guardare la tv. Usano il pc, suonano la chiatrra studiano anche se leggono poco.

    la tv fa male a tutti soprattutto alle persone piu’ colte e con maggiori strumenti culturali di difesa come dice ECO. perche’ se guardi la tv perdi l’occasione di usare quel tempo per fare qualcosa di meglio:leggere, passegguiare, scopare, ascoltare la radio, dormire, conversare, qualsiasi cosa è piu’ utile della tv.
    dipende olo da noi
    dipende da te.
    poi possiamo fare tutti i discorsi che vogliamo su come dovrebbe essere la tv.

  15. Larry Massino il 8 ottobre 2010 alle 22:59

    La tv è innocua, è la realtà che va spenta. Vi ricordo che giuridicamente parlando la confessione non è una prova definitiva.

  16. carmelo il 8 ottobre 2010 alle 23:05

    @larry
    l’importante è essere consapevoli e padroni delle proprie scelte.
    il guaio per la tv è che a volte diventa un abitudine, un gesto automatico.
    altro guaio della tv è che non solo la si vede ma la si commenta, il piu’ delle volte per dire che fa schifo.
    raramente si sente commentare la radio che invece è utile istruttiva e soprattutto non invadente.

  17. johnny doe il 9 ottobre 2010 alle 00:14

    Circo a tre piste,come sempre,tragica,grottesca e ipocrita….ricordate Quinto Potere?

  18. Mirfet il 9 ottobre 2010 alle 08:58

    @Evelina

    “un paradosso che potrebbe spiegare lo shock, quel dramma collettivo di cui la Rete ha dato conto, ma forse anche quel desiderio, altrettanto condiviso, di non trovarsi lì, davanti alla televisione, mentre di fatto si continuava a starci. E, in seguito, il desiderio di non esserci mai stati, lì, a guardare la trasmissione della Sciarelli.”

    Ho dei dubbi, Evelina, circa la materia del paradosso. Secondo me, il desiderio di molti era proprio di stare lì. E’ l’idea di comunità, di collettività che è cambiata, che è diventata un mostro: se un tempo l’idea di collettività era costituita e rafforzata da eventi in positivo (feste, ricorrenze, ecc),ora è il negativo che funge da elemento di coesione. E il paradosso, secondo me, è qui, in questa ricerca ossessiva di coesione dove coesione non dovrebbe esserci perchè il negativo dovrebbe essere aberrato, respinto. E invece non lo è, è ricercato, bramato, accerchiato in mondo-o-nazional visione e sui giornaletti da metropolitana.

    “milioni di spettatori immersi nella reale o presunta o dissimulata o ipocrita quiete domestica dei loro tinelli si sono visti precipitare nell’incubo di una verità inaudita appresa inaspettatamente”

    Io leggo della speranza, in quello che scrivi. Perchè se gli spettatori sono precipitati in questo incubo, se c’è stato questo schiaffo, beh, allora forse ci sarà una reazione. Mi sembra ci sia, nelle tue parole, fiducia in un processo di rielaborazione del trauma. (se ho letto male, cestina!) Io non ho questa fiducia. E’ una collettività che, secondo me, ha messo radici profonde nel suo stesso trauma, radici così profonde che il male è cibo quotidiano e buono.

    Che fare? La cura risiede nel non possedere la TV / nel rendere difficile la sua visione (evitamento di un oggetto che è sintomo), o invece di cominciare a guardare bene e in profondità (avvicinamento alla causa)?

    Mirfet

  19. patty il 9 ottobre 2010 alle 09:46

    I cani cattivi si ingannano. Hanno un andamento buono, sguardo da gabaonita, fauci di bava. Sanno attendere i cani cattivi.
    Nessuna schiena, nessuna catena legata all’ombra dell’albero sotto cui ci assopiamo. Nessun bolo inacidito a saziare la loro sopravvivenza.
    I cani cattivi vanno abbandonati. Per essere divorati da cani malvagi.

  20. Alessandro Ansuini il 9 ottobre 2010 alle 09:56

    Lo shock è stato così forte che vespa il giorno dopo ci ha fatto una trasmissione di tre ore tenendo fissi dietro di sé gli occhi di una ragazzina ammazzata e stuprata da morta. Si chiama pornografia. Vedere ciò che in teoria non ci è concesso. Trasmettere i video di Sarah dopo la sua morte è pornografia. Ancora peggio della pornografia perché almeno lì chi è ripreso in video ha dato l’assenso. Qui l’assenso lo danno i telespettatori che guardano. Si fa presto a indicare e additare la televisione come il male. La televisione è uno strumento passivo. Ha bisogno degli occhi della gente per esistere. Soluzioni? Non guardare la televisione. Non c’è altra via. Altrimenti si è complici. Nel momento stesso in cui le immagini ci finiscono negli occhi si è complici. Anche se ci crediamo assolti.

  21. evelina santangelo il 9 ottobre 2010 alle 10:17

    Mirfet, Ansuini, Larry Massino

    nessuna speranza e nessun desiderio di tirarsi fuori. Ho cercato di «guardare bene e inprofondità» e ho visto un paese più mostruoso di quel che gli attacchi al mezzo televisivo e all’uso che se ne fa riescono a restituire. Ecco, tutto quello scatenarsi contro il «media» (quando quasi tutti i giornali esibivano le foto della madre impietrita e della figlia di una bellezza straziante) mi è sembrata la più facile delle scorciatoie per non guardare in faccia la montagna orribile di ipocrisie e violenze. Mentre quella specie di specchio orribile e barbaro che si è determinato (uno specchio rimasto ob-sceno, fuori dalla messa in scena, perché non voluto, o almeno non voluto con quelle intenzioni lì) è, a mio avviso, diventato inaspettatamente lo specchio della nostra barbarie. Della nostra totale complicità, non solo come spettatori televisivi, ma come spettatori toutcourt, in questo come in mille e mille altri casi di violazioni e abusi ormai perpetrati quotidianamente. Una volta tanto mi trovo in parte d’accordo con Larry Massino, quando dice: «è la realtà che va spenta».

  22. Alessandro Ansuini il 9 ottobre 2010 alle 10:39

    Avevo ben compreso Evelina. Quoto anche io Massino.

  23. carmelo il 9 ottobre 2010 alle 11:25

    attenzione!
    reagire di fronte a questi fenomeni (frutto di una sessualità distorta e repressa) con le emozioni è pericoloso, perchè non aiuta a capire e a prevenire.
    1) come al solito, i media e la televisione in primis distorcono la realtà; le dimensioni di un fenomeno sono ben diverse dalla percezione che si ha di quel fenomeno, percezione che puo’ e viene condizionata dai media. Non è vero che gli abusi verso i bambini sono aumentati, gli abusi erano e sono piu’ numerosi
    laddove venivano e vengono negati i diritti dei bambini e
    laddove era ed è piu’ forte il potere maschile e
    laddove le classi subalterne erano e sono ridotte a una condizione di semischiavitu’
    baste vivere (non fare i turisti) in un paese del “terzo mondo” per capire come vengono trattati bambini, per osservare come le bambine di 8 anni vengono mandate dai ricchi padroni per “accudirli”.

    Certi crimini non erano e non son onemmeno percepiti come crimini.

    la realta non si spegne nè si rimuove, la realtà si affronta e si cambia.
    stamane leggo sy repubblica che lo zio aveva già provato a insidiare la ragazza. Il che conferma ciò che dicevo ieri.
    https://www.nazioneindiana.com/2010/10/08/sarah-un-orrore-domestico/#comment-141572

    Se questo episodio deve insegnarci qualcosa al dii la dello sdegno che non serve a niente, ma che ansi fa parte dello spettacolo, allora noi dobbiamo ripensare il nostro rapporto con i bambini
    cui neghiamo il nostro tempo, la nostra cura e la nostra attenzione.
    allo stesso modo con cui neghiamo le stesse cose agli anziani

    e come dicevo prima tutto questo perche’, se m isuriamo la ricchezza con il pil allora i vecchi e i bambini che sono “improduttivi” vengono dopo la “produzione”.
    In una società che taglia il welfare c’e’ poco da ridere

  24. carmelo il 9 ottobre 2010 alle 11:27

    scusate volevo dire sono improduttivi

  25. andrea inglese il 9 ottobre 2010 alle 13:03

    care evelina,

    “in questo come in mille e mille altri casi di violazioni e abusi ormai perpetrati quotidianamente.”

    in questa frase, è l'”ormai” che non capisco. Quando si parla di crimini domestici, di famiglia, si parla di uno zoccolo duro antropologico, di un orrore che non si evolve alla velocità dei costumi e delle leggi; quello che noi possiamo fare rispetto a questo è non nasconderlo, addolcirlo, pensarlo un’eccezione, quando statisticamente sappiamo che non lo è;
    quanto al cannibalismo televisivo, questo è un fenomeno storico, e anche se la metafora è molto azzeccata, il termine tecnico è sempre quello della mercificazione: rendere merce ogni espressione anche più intima dell’umano.

    Vi è un effetto di smascheramento perché il vecchio orrore dell’orco in famiglia si rivela in diretta TV, nella forma artificiale di un programma come chi l’ha visto?

    Non credo. O meglio, è uno smascheramento già inserito in una mascherata, della tele-verità.

  26. andrea inglese il 9 ottobre 2010 alle 13:42

    Certo, ci si potrebbe interrogare sull’efficacia di tali smascheramenti “in formato televisivo”. Forse, come tu dici, hanno un qualche “effetto progressivo” collaterale. Simile a quello dell’ondata di “trans” in tv. Una forma di sdoganamento, di legittimazione, non certo ricercata per motivi etici o politici, ma perché funzionale a una certo nuova frontiera del tele-visibile e tele-discutibile. Così, nel cannibalismo generale del dolore familiare in diretta, nello stesso tempo ci si trova a constatare una vecchia, scomoda, realtà: che l’orco è quasi sempre “di casa”.

  27. la funambola il 9 ottobre 2010 alle 13:43

    “l’italia e lo zio di sarah”
    blog di peppe grillo
    il nuovo che “avanza”

    Disoccupata, precaria, troia, vergine stuprata, ministro promosso per l’aspetto, per il culo, ma anche la bocca aiuta, costretta ad accettare avances sul lavoro, preda delle voglie di parenti e delinquenti, uccisa da zii, mariti, amanti, ex compagni, buttata sulla strada da magnaccia, introdotta nei letti dei potenti come una regalia per acquisirne la condiscendenza. Extracomunitaria e minorenne, a migliaia, quasi bambine, carne fresca sui viali di tutte le città, facile conquista di padri di merda e di famiglia nell’indifferenza totale. Miss Italia che mostrano la loro mercanzia in prima serata, ragazze di cui non si ricorderà il sorriso, lo sguardo, ma soltanto il seno, i lombi, l’incavo delle cosce, vallette con i fili interdentali nelle chiappe in tutti i programmi televisivi, seminude anche nella notte di Natale, merce gratta e fotti, a disposizione degli italiani, inconsapevoli aspiranti puttane del piccolo schermo. Sottopagata, quota rosa, residuale, marginale, esclusa dalle scelte, dalla politica, senza diritti civili se non benedetta dalla sacralità del matrimonio, senza una pensione anche se moglie di fatto per una vita, senza asili, senza spazi verdi per i suoi figli, perché i figli sono delle donne, quasi sempre. Corpo e non persona, buco e non spirito. Oggetto di modernariato con labbra a canotto e zigomi da lupa, in vecchiaia simile a una maitresse di antichi bordelli. Plasmata dalle necessità e dal trionfo del membro maschile, signore e padrone della sua vita. Non più persona, ma oggetto, che si può usare, prestare, strangolare, possedere. Un transfert di massa l’ha trasformata da essere vivente a cosa di comune disponibilità, accessibile, che non può negarsi, non ne ha più il diritto. Proprietà privata, ma anche pubblica, da strangolare in caso di rifiuto, nella scala sociale appena al di sopra una bambola gonfiabile, da possedere anche dopo la morte, perché una cosa non è viva e non è morta. E’ solo una cosa, una donna, nient’altro che una donna.

  28. la funambola il 9 ottobre 2010 alle 13:58

    Vi è un effetto di smascheramento perché il vecchio orrore dell’orco in famiglia si rivela in diretta TV, nella forma artificiale di un programma come chi l’ha visto?

    l’orco in famiglia ha la bella faccia di una conduttrice a caso, di una giornalista a caso, di una donna emancipata a caso, di una ben inserita nel mondo che conta, di una arrivata, di una magari “femminista” che ci avvisa in diretta del massacro di nostra figlia per mano del “mostro” col quale ci abbiamo a che fare, magari, tutti i giorni e col quale condividiamo, magari, il letto e la colazione del mattino.

  29. la funambola il 9 ottobre 2010 alle 14:00

    ho dimenticato i baci
    chiedo perdono
    baci
    la fu

  30. Larry Massino il 9 ottobre 2010 alle 14:18

    Cara Funambola, il fatto che l’impaurista più popolare intervenga così duramente, e con così giuste parole, dovrebbe preoccuparci ancora di più (l’impaurismo non è di destra né di sinistra, è l’arma di controllo più micidiale in mano a chi comanda davvero, gruppi di interesse e di persone ai quali secondo me il comico in declino non è del tutto estraneo). Prendiamo la questione da questo punto di vista: la paura è il sentimento primo che permette al potere di fare le schifezze che fa, purché difenda il popolo dalle aggressioni extra comunitarie – territoriali – terrestri – sociali. Tutti sanno bene che non si può più uscire di casa perché i pericoli sono troppi. Ma se i pericoli ci sono anche in casa? Abbiate paura sempre, questo è il messaggio occulto: abbiate fiducia e votate per chi si occupa della vostra sicurezza. In questa ottica riesco a credere anche all’atto sessuale post mortem, al quale non crederei neanche se lo vedessi. Sade lo diceva bene: tolto il piacere, rimane solo il potere. Lo diceva…

  31. carmelo il 9 ottobre 2010 alle 14:19

    se siamo d’accordo nel dire che l’abuso dei bambini non esiste solo perche’ ce lo dice la tv
    se siamo d’accordo che non dobbiamo indignarci a comando, cioè quando la tv decide di tarsmettere uno spettaccolo pornografico ad uso e consumo degli spettatori ( l’indignazione esibita è la misura dell’ccitazione) salvo poi dimenticarcene gli altri 364 giorni dell’anno, fino al prossim ospettacolo e continuare a calpestare i diritti dei bambini, cioe’ dei nostri figli

    Allora dobbiamo sapere che l’abuso dei bambini esiste, si produce a tutte le ore di tutti giorni dell’anno;
    che nella maggioranza i carnefici sono i familiari (dati telefono azzurro ma anche della polizia)
    che la maggioranza dei casi non viene mai denunciata e nemmeno confessata. Che le donne, vittime esse stesse di questa situazione, per paura o per ipocrisia coprono i delitti dei loro mariti o parenti.

    dobbiamo assumerci le nostre responsabilita nei confronti dei figli. Questo vale a maggior ragione per tutti coloro che aspirano a cambiare la società. Beh cominciamo dai noi e dai nostri figli.

    dobbiamo imparare a fare i genitori, dobbiamo avere cura rispetto e sensibilità verso i nostri bambini.

    dobbiamo sapere che:

    1. L’85 – 90% di tutti gli abusi sono effettuati da qualcuno conosciuto al bambino, qualcuno in una posizione di fiducia.
    2. Circa uno ogni quattro bambini sarà abusato sessualmente e/o maltrattato entro l’età di diciotto anni.
    3. La maggior parte degli abusi non causa danni fisici esteriormente visibili.
    4. Danni vengono dalla violazione fisica ed emotiva del bambino e dalla violazione di un rapporto di fiducia. Questi possono essere molto più duraturi della ferita fisica.
    5. La maggior parte di coloro che abusano sono familiari, amici e vicini di casa, qualcuno che il bambino conosce e di cui si fida.
    http://www.psichesoma.com/abusi-sessuali-sui-minori-cosa-i-genitori-devono-sapere/

    cosa fare per prevenire gli abusi?
    http://www.psichesoma.com/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi-sessuali-sui-minori/

    un genitore che abbandona un bambino a se stesso lo riempie di caramelle giocattoli e tv per non avere rotture è il primo stupratore di quel bambino

  32. la funambola il 9 ottobre 2010 alle 14:34

    caro larry massino
    sono perfettamente d’accordo con te quando mi parli di
    paura e questo post che ho incollato ha solo il fine di produrre paura e autoassoluzione
    non esiste un “nuovo” che avanza sulla paura

    non ho tempo di approfondire e argomentare devo andare a mangiare le lenticchie :)
    forse a dopo
    baci
    la fu

  33. carmelo il 9 ottobre 2010 alle 15:00

    @larry massino
    l’unica cosa di cui bisogna aver paura è l’ignoranza e l’irresponsabilità dei grandi nei confronti dei piccoli che vengono abbandonati a se stessi;
    l’altra cosa che ni fa paura è che i grandi si occupano di queste cose solo quando lo decide la TV, così possono sentirsi buoni innocenti e diversi dal “mostro” che in questa orgia colletiva di indignazione fa sentire tutti belli; la logica è sempre la stessa: se vuoi slavarti trova il mostro il capro espaitorio e i yuoi peccati saranno lavati

  34. Mourenho il 9 ottobre 2010 alle 15:20

    Gildah, un orrore domestico.

  35. carmine vitale il 9 ottobre 2010 alle 18:09

    è vero Evelina
    in questo terribile gioco degli specchi siamo rimasti a guardare le nostre barbarie, figlie dell’epoca.
    come se una parte di noi non parlasse più all’altra
    come un delirio
    il tuo brano è davvero profondissimo e sinceramente colmo di dolore
    c.

  36. Mirfet il 9 ottobre 2010 alle 20:00

    Ai 5 punti di Carmelo ne aggiungerei un sesto: chi è stato abusato sessualmente da bambino è ad elevato rischio di essere abusato anche da adolescente e da adulto (in particolare le donne). Contesto domestico o comunque di persone conosciute.
    Il fatto che non si parli mai di violenze domestiche, o meglio, che se ne parli come “casi straordinari”, da farci speciali tv o che altro perchè di norma a violentare deve essere sempre l’uomo nero (che espressione a dir poco infelice!), è da società irresponsabile (e rivoltante).

  37. charles il 9 ottobre 2010 alle 21:54
  38. giuliomozzi il 10 ottobre 2010 alle 11:58

    Ma forse, Evelina, quel che è avvenuto non è stato “terribile, barbaro, insostenibile, ingiusto, ingiustificabile e inqualificabile” (come scrivi qui). E forse non è vero che “con quella diretta barbara tutti si sono trovati lì, inchiodati, impossibilitati a rimuovere quel delitto spaventoso e ordinario”.

    Ricordiàmoci, per dirne una, il 9 febbraio 2009: il giorno in cui morì, presumibilmente in conseguenza delle azioni intraprese per farla morire, Eluana Englaro. L’Italia non aveva parlato d’altro per settimane. C’era stata mobilitazione; c’era stata commozione; c’erano stati migliaia di post nei blog, di status in FaceBook; c’era stato scontro politico ai vertici dello Stato. Dopodiché, s’è disperso tutto. La rimozione, che pareva impossibile lì per lì, è avvenuta.

    Poi: sarà perché non ho sentito “odio cieco” nei confronti “di quello zio”, bensì un sentimento di pena, ma mi ha colpito l’impiego, nel tuo articolo, di forme e parole drammatizzanti. Le estrapolo:
    – un dolore fisico, un odio cieco
    – l’orrore che quella violenza
    – che quel calvario finisse
    – Il calvario di quella madre
    – Ma anche il «proprio» personale calvario, o meglio, il «nostro» calvario collettivo di telespettatori incapaci di staccarci dal video, anzi, da quel volto letteralmente pietrificato di quella madre, che il video ostinatamente restituiva, violandolo in un parossismo di morbosità e dolore.
    – la televisione famelica di dolore, di gossip, di erotismo, di violenza fisica e verbale
    – un cortocircuito, un paradosso che potrebbe spiegare lo shock, quel dramma collettivo
    – l’esito di un abuso reiterato fino alla violenza più selvaggia e definitiva, quella che si prende il corpo e la vita intera della vittima,
    – ci risucchia dentro quell’orrore
    – [noi siamo] potenziali protagonisti di qualcosa che «può accadere a chiunque ovunque», qualcosa da cui nessuno insomma può dirsi al riparo.
    è inconcepibile, anzi, insostenibile il pensiero di quel che ha subito Sarah
    – Non è stata fagocitata in quei domìnii di certi mostri che, all’improvviso, sembrano emergere direttamente dalle lande oscure delle nostre più inconfessabili paure.
    – una tragedia incommensurabile come la morte di una figlia, e di una figlia assassinata così, da un assassino del genere in una circostanza del genere, al di là del dolore fisico e psichico che molti hanno provato dinanzi a quella madre e alla sola idea di una tale cieca violenza,
    un trauma collettivo che tocca un universo inconfessato e inconfessabile di ipocrisie e mascheramenti.
    – una verità insostenibile e inconcepibile
    – nella reale o presunta o dissimulata o ipocrita quiete domestica dei loro tinelli si sono visti precipitare nell’incubo di una verità inaudita appresa inaspettatamente insieme a quella madre

    Alla fine dell’articolo scrivi che “ci si dovrebbe interrogare senza tirarsi fuori o abbandonarsi all’odio, al dolore, alla rabbia”. Ho il sospetto che questa interrogazione dovrebbe anche cercarsi una lingua adeguata: quieta, non spettacolare, magari grigia, e tuttavia disponibile a nominare qualunque cosa.

  39. la funambola il 10 ottobre 2010 alle 12:06

    silvia abusata dal padre per anni
    monica abusata dal padre per anni
    lea molestata dal patrigno
    antonella abusata dall’amico di famiglia
    patrizia molestata dallo zio
    mia sorella molestata dal fratello del cugino di mio padre
    io molestata dal cugino di mio padre
    ………………………………………..eccetera
    questa la mia breve statistica
    dietro questi nomi c’erano bambine e adolescenti
    dietro i “mostri” irreprensibili padri di famiglia, di diversa estrazione sociale, credenti e atei, politicizzati e qualunquisti, laureati e semianalfabeti, onesti lavoratori, uomini concreti e pragmatici, simpatici e antipatici…uomini insomma
    cosa accomunava questi “mostri”? un appendice in mezzo alle gambe?
    dietro queste bambine, dietro questi “mostri” c’erano le donne? dove erano le madri? le zie? le nonne?
    cosa accomunava queste donne “omertose” o “distratte”?
    dove sono le donne? quale ruolo hanno in questo “orrore” vecchio come il mondo?
    cosa hanno imparato dall’abuso, dalla violenza, dalla sofferenza?

    mi fermo qui perchè la rabbia e la nausea mi offuscano la compassione
    “più frequentiamo gli uomini, più i nostri pensieri si intorbidano; e quando, per rischiararli, torniamo alla nostra solitudine, vi ritroviamo l’ombra che quei pensieri hanno diffuso”

    baci amorosi
    la fu

  40. la funambola il 10 ottobre 2010 alle 12:12

    caro giulio mozzi
    sono in sintonia con lei :)
    mi fa molto piacere :)
    baci
    la fu

  41. gina il 10 ottobre 2010 alle 12:18

    (la fu le cerchi nel posto sbagliato. ormai. ch’ha anche ragione la viola su…llo bovary c’est moi, quissopra.
    Ma esistono i centri antiviolenza, e la sorellanza, e i messaggi in bottiglia-video, che posto solo perché questo posto pullula di insegnanti e genitori, non certo di quindicenni (a proposito, interessante, antropologicamente, che qui si parli di bambini/e!).

  42. carmelo il 10 ottobre 2010 alle 12:40

    il esto punto evidenziato da Mirfet è importante e induce a serie riflessioni sulla responsabilità dei genitori che, spesso, purtroppo e anche insonsapevolmente inducono i bambini a introiettare sensi di colpa che come macigni li dannerano per tutta la vita.
    Mirfet vuole dire una costante denunciata dagli psicologi che si occupan odi questi problemi: le bambine abusate e comunque crescono con >b> sensi di colpa irrisolti, inevitabilmente da adulte finiscono con il cercare ossessivamente maschi violenti e stupratori.

    lei è una donna, vivace, estroversa, generosa oltre che molto bella.
    si sposa con un bruto, che la picchia, la sottomette a umiliazioni continue, considerandola oggetto da usare consumare e abusare, cui viene negato ogn idiritto.
    conosce di nascosto un uomo e nasce un’amicizia. si confida racconta la sua vita, la sua infanzia, ma non riece a speiagare come abbia potuto sposare un mostro del genere.

    Poi piano piano emergono i contorni di un peso che si porta dentro da quando era piccola, vaghe sensazioni di amore odio verso il padre.
    Ricorda all’improvviso una scena in cui lei 6 anni scrive nel muro: papa ti odio, il padre che pure amava e dal quale cercava in tutti i modi l’attenzione.

    poi all’improvviso ritorna nella sua mente un episodio e l’angoscia tutta l’angoscia che l’ha accompagnata nella sua vita.

    all’eta di 5 anni giocava con i lfratellino di 5 anni
    sollecitava il fratellino di essere accarezzata con il piede.
    la madre se ne accorge e la prende a schiaffi
    la notte la bambina sente la madre che racconta la scena al padre il quale commenta:
    “tua figlia è una puttana”

    ——
    quella donna ha avuto poi il coraggio di denunciare il marito per tentavo di abusi sessuali sulle tre figlie e dis epararsene poi.

    morale: essere padri non è un gioco, è la piu’ grande responsabilità nella vita di un uomo

  43. Diritti e rovesci « Gianluca Liguori il 10 ottobre 2010 alle 12:44

    […] l’orrida vicenda di Avetrana (su cui invito alla lettura del pezzo di Evelina Santangelo su NI) e i soldati morti in guerra (che loro lo sanno, mica come noi, che sono in guerra), mi pare che […]

  44. la funambola il 10 ottobre 2010 alle 12:50

    ciao amica
    grazie per il video
    cosa intendi con le cerco nel posto sbagliato
    intanto io vado a cucinare i pizzocheri e se vuoi ti trascrivo la ricetta
    bacio
    la fu

  45. carmelo il 10 ottobre 2010 alle 12:58

    @gina
    quindicenni ?
    troppo tardi se parliamo di molestie familiari che avvengono molto ma molto prima;
    troppo tardi se i genitori, la scuola, i media, non sono in grado di tutelare educare e informare nella fase piu’ importante e “pericolosa” della crescita di un bambino.
    il che non vuol dire che sia inutile la costante attenzione verso questi problemi, l’opera di prevenzione e informazione.
    Ma ritorniamo al punto di partenza.
    La consepevolezza del proprio ruolo di padri madri (perchè se i maschi sono i carnefici le femmine sono molte volte complici) e le responsabilità che ciò comporta.

    http://www.psichesoma.com/iniziativa-blogger-contro-gli-abusi-sessuali-sui-minori/
    prevenire gli abusi

    Il modo migliore per impedire un abuso, quando il genitore o colui che si prende cura non è presente, è quello di fornire ai bambini le conoscenze necessarie a proteggersi. La prevenzione essenziale può essere insegnata senza palare di abuso. I bambini non hanno bisogno di sapere cosa è un abuso e chi sono i pervertiti, che cosa fanno e perché lo fanno.
    Non hanno bisogno di sapere che la gente che amano potrebbe fargli del male. Piuttosto, la prevenzione va insegnata attraverso messaggi positivi e concreti che danno a bambini la capacità di comportarsi con efficacia qualora si trovino in situazioni potenzialmente pericolose. La realtà è che ci sono momenti in cui i bambini possono e devono essere responsabili del loro proprio benessere, come quando sono soli con un potenziale aggressore. Devono sapere che saranno creduti e sostenuti dai loro genitori o da chi si prende cura di loro.
    I bambini imparano che possono avere più controllo su ciò che accade ai loro corpi quando gli insegniamo, e quando gli mostriamo con il nostro comportamento, che i loro corpi appartengono solo a loro stessi. Bambini di due e tre anni già conoscono come preferiscono essere toccati e come no.
    Le tecniche di prevenzione degli abusi sui minori devono essere imparate sia da un punto di vista teorico che pratico.

    tanto per essere chairi.
    Se i garndi cosiddetti, invece di stare ore e ore davanti alla Tv per poi stare altre ore a dire quanto sono indignati, passassero piu’ ore con i loro piccoli, dandogli amore,tenerezza e forza, le cose andrebbero meglio

  46. gina il 10 ottobre 2010 alle 13:41

    (caro carmelo non ti crucciare, il discorso col bambino è DIVERSO dal discorso con un adolescente (sia in teoria, che fuor di teoria, posto che qui pare parlarsi tra “intellettuali” e/o “artisti”, che al solito non cagano (come le femmine che non scoreggiano MAI). La fu, amica mia ma prego, e ricettami SUBITO: bitto o il casera? (cosa preferirebbe specularmente la mme bovary?)

  47. georgia il 10 ottobre 2010 alle 13:50

    trovo interessante quanto detto da Carlo Freccero in questa intervista che condivido pure nel titolo. “La Sciarelli non ha sbagliato nulla”, Il Fatto Quotidiano, 9 ottobre 2010.
    Invece trovo vergognosa la trasmissione del giorno dopo, a freddo, di Vespa e anche alcuni attacchi violenti alla Sciarelli su giornali che però riportavano, nel loro sito, il video. E lo facevano a freddo … quando decidere e cercare di capire, non solo è possibile, ma doveroso.

    A me il volto bellissimo della madre visto in tv mi ha rivelato una cosa che ho sempre sospettato ma di cui ora sono sicura. Il dolore quando è autentico non si vede. Quando soffriamo davvero si interrompono le connessioni tra dolore e muscoli facciali. I nostri volti diventano come quelli dei gatti: impassibili, perchè privi di muscolatura. Anzi diventano volti morti (come quelli rifatti dai bisturi) … senza più connessione con la vita che è emozioni sentimenti (anche terribili) e loro comunicazione attraverso pelle e muscolatura.
    La maggior parte della dimostrazione del dolore è recita, recita forse a volte liberatoria (ma sempre meno), ma pur sempre recita … alle volte l’uso di una lingua eccessivamente iperbolica è solo recita per nascondere la morte della capacità di capire, di comunicare, di esprimersi, capacità che ormai non esiste più perchè si consuma nell’eccesso di vuota indignazione o di iperboliche, ma prive di contenuto, adesioni.
    Io non mi sono affatto sentita violentata dalla vista di quel volto, anzi ho capito tante cose.

    Certo è vergognoso che i carabinieri abbiano permesso la circolazione di notizie così gravi (come quelle del ritrovamento del cadavere della figlia di una madre) senza prima essere andati a prelevare la madre e comunicarle la tragedia in privato. Addossare però questa responsabilità che è solo di chi la notizia ha passato alla stampa, alla sciarelli è vero sciacallaggio, inutile e sterile indignazione.

  48. carmelo il 10 ottobre 2010 alle 14:03

    @gina
    tu che sei così esperta nel cagare cerca almeno di non cagare fuori dal vaso.
    Che per l’appunto qui si discuteva (cercando di non offendere in modo gratuito come fai tu) di abusi e violenza domestica.
    Se hai qualcosa che ti rode cerca di non trasmetterla nei tuoi discorsi.

  49. maria il 10 ottobre 2010 alle 14:36

    Carmelo,

    di nuovo una rampogna contro chi guarda la tv, forse non hai ancora capito che la discussione non riguarda come educare i figli o se stare o no davanti alla televisione ma il modo di farla, ovvero il giornalismo e i programmi televisivi.

    In generale poi trovo bizzarro che una cosa discutibile possa essere evitata singolarmente, o addebitata soltanto alla responsabilità di scelta di ognuno di noi, sarebbe come dire che siccome i giornali quotidiani fanno sempre più pena, l’unico rimedio sarebbe quello di non leggerli più, ma forse ci potrebbe essere anche l’auspicio o la richiesta di una stampa migliore, e l’impegno a farla tale da chi ne ha la possibilità, no?

  50. gina il 10 ottobre 2010 alle 15:12

    (carmelo checcepossofa se alla ricetta di pizzocheri della fu tu mi affianchi quella di psichesomaperviveremeglio? Niente di personale neh, ma c’è gente che queste storiedimmerdale vive di persona, e che magari ci lavora su anche, magari da qualche annettosecolo)

  51. la funambola il 10 ottobre 2010 alle 18:36

    branzi :)

    che è più dolce e costa de meno (per dire che il frigo mio teneva solo quello e grazia grande)
    madame bovary avrebbe optato per l’arsenico ma io non sono masochista
    occhio carmelo :) gina è una gran lanciatrice dei più svariati oggetti animalia et similia: asce dildi clitoridi in disuso scaracchi accette blatte sushi foche nonchè monache yak e rane possibilmente vive
    ma è una cara ragazza e soprattutto è la mia amica, ‘tento! :)
    e poi, a parte amalia de lana ( sorella, dove sei?:) qui, nessuna donna, si mostrò così amorevole nei miei confronti come la lanciatrice di divani in oggetto :)

    molti baci
    la fu

  52. la funambola il 10 ottobre 2010 alle 18:46

    p.s.
    non condivido una parola dell’intervista linkata da georgia
    così, tanto per essere chiara
    e non capisco il tuo intervento georgia, cosa volevi dire?
    bacio, georgia :)
    la fu

  53. andrea inglese il 10 ottobre 2010 alle 20:40

    mi trovo completamente d’accordo sull’esigenza espressa da giulio mozzi di trovare una lingua diversa, meno urlata, per parlare di eventi come questi

  54. sergio garufi il 10 ottobre 2010 alle 21:01

    sottoscrivo giulio mozzi.

  55. carmelo il 10 ottobre 2010 alle 21:04

    cara gina
    è proprio questo il problema:
    questo orrore non è un film nè riguarda i mostri
    questo orrore lo viviamo tutti nessuno/a escluso (anche gli intellettuali ovviamente);
    anche quelli che pensano di esserne immuni quelli che:
    dio mio che orrore!
    come è possibile?
    non ci posso credere!
    ci vuole la pena di morte!
    bla bla bla

    Chi commette abusi è un nostro caro amico oppure un parente che amiamo e di cui ci fidiamo. Per questo avvengono gli abusi. Non c’e’ nessun mostro che viene da marte

    questo orrore lo viviamo e lo alimentiamo quando ai nostri bambini (uff mi sento ridicol oa parlare come padre) non facciamo attenzione, non dedichiamo tempo, quando non riusciamo a sottrarli dal modello maschilista, cattolico, e perbenista.
    Quando cioe’ ci fa comodo l’ignoranza e l’irresponsabilità.

  56. stalker il 10 ottobre 2010 alle 22:24

    spegnete la tv e non fatela entrare neanche dalla finestra.
    sto pensando di spegnere anche la rete, almeno per un po’…

  57. georgia il 11 ottobre 2010 alle 00:41

    fai bene stalker …la rete sta diventando peggio della tv ;-)

  58. Mourenho il 11 ottobre 2010 alle 01:08

    Grazie Zio: “Ho fatto qualche Ave Maria e il segno della Croce”.

  59. AMA il 11 ottobre 2010 alle 01:35

    La rete e’ molto peggio della televisione. Fare a meno di entrambe.

  60. AMA il 11 ottobre 2010 alle 01:41

    Ovviamente sono assolutamente d’accordo con Georgia e Freccero. Ed in questo ordine. Di importanza.

    Aggiungo solo che la mamma della ragazzina uccisa non si e’ data mai, neanche per un secondo, all’occhio dei segaioli davanti alla tv. Grandissima dignita’. Nessuna messa in scena. Si e’ come fatta da parte. E la Sciarelli e’ stata sobria, equilibrata. Bravissima.
    Probabilmente abbiamo visto due trasmissioni diverse.

  61. evelina santangelo il 11 ottobre 2010 alle 09:02

    Andrea, Giulio,
    ma davvero vi sembra una «lingua urlata» o tendente alla spettacolarizzazione?
    Se vi sembra che abbia fatto un esercizio retorico fondato sulla drammatizzazione, vi chiederei anche di spiegarmi quali sentimenti avrei voluto muovere (dal momento che, di solito, scelgo le parole con cui dire le cose, non lavoro d’impulso).

    Per inciso, moltissimi mi hanno scritto che quell’immagine finale che evoco li ha messi a disagio, non li ha affatto lasciati nel luogo in cui avrebbero voluto trovarsi, fuori, lontanissimo da quel luogo e quelle circostanze…
    Voi ritenete che probabilmente una lingua «grigia» analitica, anaffettiva avrebbe consentito di dire meglio e di più? Non so né saprei dire. Quel di cui sono certa è che ognuno è chiamato a mettere in gioco la lingua che crede più significativa. Il problema è se quella lingua e il senso che evoca «stanno mascherando» quel che fingono di restituire o stanno invece provando a intelligere qualcosa che, nella fattispecie, ci riguarda moltissimo, visceralmente direi.
    Per il resto, metto in conto il fatto che si abbia una percezione diversa riguardo all’uso delle parole più opportune. A me di solito interessa non tanto quanto grigiore o calore o pacatezza o espressività ci sia nelle parole che leggo, ma quanto senso riescano a restituirmi. E a volte si tratta di parole che io, per esempio, non userei mai, e meno che mai in certe circostanze.

    Per quel che mi riguarda, in questo specifico caso, ho provato a nominare quello che mi è parso sia accaduto, ripeto, «fuori dalla scena», cercando di retituire il sentimento che quell’evento a mio avviso ha creato in chi si è trovato ad assistere a un evento di cui nessuno vorrebbe davvero essere testimone.

    Non credo che questo segni «un progresso», Andrea (da dove l’hai dedotto?), segna solo un punto di verità sull’iporcrisia di questo paese che si guarda per un istante allo specchio, ha paura dell’immagine che scorge di sé, e puntualmente rimuove.
    Non mi pare sia una trovata retorica il fatto che, a un certo punto, possa esere accaduta questa sorta di insostenibile identificazione. Se non vi va bene il termine «insostenibile» trovatene voi uno più confacente. Ve ne sarò grata. E non lo dico in modo polemico. Lo dico perché non saprei cosa rispondervi a una vostra ulteriore obiezione sull’uso di un termine del genere. Né mi trovo a mio agio con le parole «grigie». Anzi, mettiamola così, più parole metteremo in campo per capire qualcosa di questo nostro tempo, meglio sarà, in generale.

    Il caso di Eluana, Giulio, a mio avviso, è molto diverso. Si è trattato di un gioco di potere e poteri sul corpo di Eluana. Una delle forme dell’abuso cui mi riferivo (lo dico per Andrea, che mi chiede a quali abusi pensassi. Per quanto non mi sembra sia così fuori luogo dire che oggi in Italia quasi tutto sia oggetto di abusi).

    Oggi, semmai, si sta muovendo quel potere, diciamo, che fa il lavoro di sempre: «mettere a posto» le cose, allontanando quel mondo dal resto dell’Italia, facendone una storia privatissima e locale.

    Ps: mi sarò pure inventata un momentaneo sconcerto fondato sull’identificazione che non esiste, però qualcuno dovrebbe anche andarlo a dire a tutte quelle professoresse che il giorno dopo non sapevano come affrontare la paura e lo sconcerto di molte delle loro alunne (eppure di casi così se ne verificano e se ne sono verificati a iosa, spesso trovando anche ampio spazio nell’informazio e nelle tv verità..).

  62. véronique vergé il 11 ottobre 2010 alle 09:06

    A volte vorrei sparire, volare verso il mare. Non essere ferita. Non ho la TV, ma ho comprato un giornale e ho seguito l’orribile storia di Sarah.
    Notizie che vengono in te, come una bestia ti fa male. E’ terribile come la mente assorbisce l’orrore, genera l’angoscia.
    A volte vorrei che il nostro mondo si legge con le lettere della dolezza, dimenticare il male che si puo fare a una ragazza, vorrei più sentire il male del mondo.

  63. evelina santangelo il 11 ottobre 2010 alle 09:06

    Ama, Georgia,
    anche io tendo a pensare che la «scompostezza» abbia dato pessima prova di sé altrove… E infatti, guarda caso, nessuno per quel che è accaduto dopo (e accade sempre con puntualità) si è strappato le vesti.

  64. Salvatore D'Angelo il 11 ottobre 2010 alle 09:39

    Trovo l’intervento di georgia delle 13.50 del 10.10.2010 uno dei pochi che non suoni di retorica o di dejà lu”. Quanto alla tv (e al nostro Paese), e al come la/li si usa/vive, beh, mi pare dica bene Armnio in questa sua poesia-invettiva :

    LA FINE DELLA REPUBBLICA

    di Franco Arminio

    La televisione è una fogna e un pagliaio:
    trombe, pulpiti e altari
    per dar voce ai fatui, agli avari.
    L’imperativo è si mangia
    per i cuori di pece incollati alla pancia.
    Maestri di rappresaglie,
    uccellacci e canaglie,
    garriti e gorgheggi di una democrazia
    totalitaria,
    cataste di servi e ceroni
    filiera di menzogne e cattive ambizioni,
    festini di sguatteri, orrenda fonia,
    masticatori di muffa senza poesia.
    L’ora è arrivata di voltare le spalle
    a questa marmaglia,
    abbiate cura di mettervi in salvo,
    non fate spazio dentro di voi
    al guitto senile
    dal cranio calvo.

  65. Salvatore D'Angelo il 11 ottobre 2010 alle 09:58

    …naturalmente anche Giulio Mozzi è nel novero di chi interviene con lucidità e pacatezza. Su tali tragedie, è facile scivolare sulla retorica, nonostante le migliori intenzioni di chi scrive. In casi come questi sarebbe meglo tacere nell’immediato, far decantare il fiume di retorica, appunto, ammannito da giornali e tv e poi, con la distanza, dire davvero ciò che va detto, che, a mio avviso, si iscrive in un concetto “straordinariamente orrido” nella sua semplicità: la banalità del male, dell’orrore che ormai convive in ogni persona, un po’ come ” lo zio animale” di Avetrana, che tanti vorrebbero mandare a morte per esorcizzarne l’ombra minacciosa dentro di sé.
    E da questo versante e su questo versante, con tutte le sue implicazioni etiche/psicologiche che si dovrebbe discutere, con il metodo suggerito indirettamente da Mozzi e da altri.
    Quanto alla Tv…non è il mostro, è l’uso che se ne ne fa a renderla mostruosa. Grande banalità. Appunto. Come la banalità del male…dentro di noi.

  66. maria il 11 ottobre 2010 alle 10:47

    Non condivido il giudizio di Freccero.

    Freccero dice che Sciarelli doveva dare la notizia, e certo, nessuno ha sostenuto il contrario, ci mancherebbe, soltanto che l’ha data in modo molto discutibile,insistendo oltre misura e per un tempo infinito.

    Questa insistenza ha aggiunto qualcosa alla notizia ? a mio parere
    no, anzi, ha sottratto, diventando un vero e proprio spettacolo ;Freccero è
    d’accordo invece, tira in ballo Pirandello e parla di teatralizzazione del
    racconto e di madri proletarie che la trasmissione avrebbe tutelato, ma questo , posto che sia vero, non è accettabile, perché allora la prossima volta si potrebbe andare in qualche casa proletaria a raccogliere l’ultimo respiro di chi sta per andare all’altro mondo con la scusa di mostrare come muore un povero e rendergli giustizia!

    Non a caso Chi l’ha visto si è piazzato per tre puntate in casa di
    Concetta, cosa che non ha fatto con altri scomparsi un po’ più avvertiti.
    Lì ha potuto farlo, ma non per difendere i proletari come sostiene Freccero , se la trasmissione potesse al momento opportuno andare in qualche casa alto borghese ,ci andrebbe eccome. Ma troverebbe, probabilmente, la porta sbarrata.

  67. carmelo il 11 ottobre 2010 alle 11:51

    cerchiamo di trarre qualche insegnamento da questa orribile vicenda.

    E’ stato comesso un delitto
    questo delitto ci fa riflettere sul fatto che esiste un crimine diffuso in tutto il territorio e in tutte le classi sociali di questo paese;
    si tratta dell’abuso dei bambini consumato dentro le famiglie apparentemente perbene e “NORMALI”
    gli abusi vengono commessi dalle persone che amimiamo (i parenti) e verso cui nutriamo la amssima fiducia (amici )
    Gli abusi che non arrivano alla violenza fisica e/o alla morte, sono altrettanto orribili e mostruosi, ancorchè poco televisivi, perchè violano l’innocenza dei bambin ie ne rovinano la vita per sempre.

    Le vittime di questo orrore sono i bambini, inermi e indifesi in balia degli squilibri sessuali, dell’ingnoranza e dell’irresponsabilità dei grandi e delle istituzioni.

    il problema va affrontato e risolto con il cuore e l’intelligenza, ma non con la pancia.

    I genitori hanno i lcoraggio e la volontà di ripensare il loro ruolo e la loro responsabilità ?

    le istituzioni sono consapevoli che occorre una seria azione di informazione (scuola e televisione visto che siamo in tema) e prevenzione nonchè un sistema legislativo di tutela dei bambini?

    La chiesa è consapevole dei danni che produce nella società la sua posizione ambigua e ipocrita che non fa altro che distorcere una sessualità che viene vissuta con molti sensi di colpa?

    I giornalisti, gli opinionisti, son convinti che invece di produrre retorica su una notizia, e poi per settimane discutere e criticare la retorica dei media sulla notizia (scommetto che questo fatto sara’ il pretesto per la produzione di spazzatura per i prossim imesi)
    dovrebbero riconoscere l’importanza di questi fatti 365 giorni all’anno e fare delle serie inchieste (forse era questo il grigiore di cu iparlava mozzi) che ormai nessuno fa piu’ per individuare le dimensioni del fenomeno e cercare di interpretarlo per individuarne le soluzioni?

  68. […] Nazione Indiana, Evelina Santangelo parla delle sensazioni intime di interpreti e spettatori durante la […]

  69. AMA il 11 ottobre 2010 alle 12:31

    A me Carmelo fa venire il latte alle ginocchia.

    BUONA GIORNATA

  70. Larry Massino il 11 ottobre 2010 alle 13:10

    @Ama

    secondo me è sergio soda star immondizie riunite rotowash in una nuova veste, più contenutistica.

  71. Massimo il 11 ottobre 2010 alle 13:28

    Se Carmelo è rotowash, allora è un genio. Se non lo è… beh, pazienza.

  72. carmelo il 11 ottobre 2010 alle 13:28

    @ama & larry massino
    invece di divertirvi a giudicare le persone perchè non contestate cio’ che le persone dicono
    quanto a larry massino
    che si è rivolto direttamente a me accusandomi di voler deliberatamente ignorare chi come lui pretende di rappresentare il pensiero laterale e il dissenso solo perchè si sforza di dire sempre il contrario di tutto, ma quando ci si rivolge alle sue pessime e astruse argomentazioni evita sistematicamente il confronto sulle idee ma non manca occasione di insultare, voglio solo ricordare due cose:
    1): il confronto sterile fatto di insulti e aria fritta meglio evitarlo

    2): diceva sandro penna:
    Felice chi è diverso
    Essendo egli diverso
    Ma guai a chi è diverso
    Essendo egli comune

  73. carmelo il 11 ottobre 2010 alle 13:41

    @massimo
    non lo sono quindi:
    invece di far parte anche tu del gruppo di coloro che insultano le persone con aria di chi la sa lunga, prova a insultare le opinioni delle persone, usando gli argomenti.

    E’ triste e anche squallido che di fronte a un problema così serio di cui tutti dovrebbero essere coscienti e consapevoli a prescindere dall’espisodio in questione, la preoccupazione di tanti non è tanto di capire e prendere consapevolezza di un dramma che investe i bambini persone indifese i cui diritti vengon ocalpestati ogn igiorno,
    molte persone qui si preoccupano di esercitarsi nell’arte della retorica fregandosene di cio’ che succede qui fuori tutti i giorni.

    continuate a divertirvi pure !

  74. evelina santangelo il 11 ottobre 2010 alle 14:41

    Credo che ognuno di noi abbia detto quel che si sentiva il dover di dire, adesso ho l’impressione che si sia alla fase della ripetizione del già detto o a quella del puro chiacchiericcio destinato a degenerare nell’insulto.
    Per questo, vi chiederei, per favore, di fermarci qui, prima che la discussione, degenerando, finisca definitivamente altrove, nel posto sbagliato… dove nessuno di noi si potrebbe più riconoscere o sentire a proprio agio (almeno lo spero).
    Grazie.

  75. immondizie riunite il 11 ottobre 2010 alle 18:24

    ragazzi grazie di avermi visto in carmelo ma purtroppo non sono lui. io e gli altri della mia scuderia stiamo cercando di pensare un intervento buono da alcuni giorni ma non ci riusciamo. l’unica cosa che siamo riusciti a pensare ma non so se vi può piacere e un opinione sulla televisione in cui probabilmente ci sono dei messaggi subliminali che aumentano l’eccitazione sessuale e fanno immaginare scene di violenza in cui per esempio belen viene violentata o picchiamo corona assieme a un gruppo di skinheads. io purtroppo ultimamente mi eccito qundo c’è quello spettacolo sulla sette dove c’è quella finta giornalista bionda che la inquadrano facendo vedere il petto e i tacchi mentre fanno vedere anche un vero giornalista che finge di scherzare con lei ma sicuramente non è un amico e vorrebbe farsela tipo montagnani. io spero di non fare mai la fine dei violentatori e che i miei amici mi fermeranno se deciderò o di fare delle avanz a una giornalista o di picchiare a sangue qulche giornalista maschio. a presto

  76. la funambola il 11 ottobre 2010 alle 18:40

    hai ragione evelina
    mi consento però uno sfogo e una scusa
    fanculo freccero
    ci scusi Pirandello
    baci
    la fu

  77. giuliomozzi il 11 ottobre 2010 alle 22:23

    Evelina, visto che chiedi di “fermarsi qui”, mi limito a una precisazione. Replicando ad Andrea e a me scrivi: “Voi ritenete che probabilmente una lingua «grigia» analitica, anaffettiva avrebbe consentito di dire meglio e di più?”.

    Io avevo parlato di una lingua “quieta, non spettacolare, magari grigia, e tuttavia disponibile a nominare qualunque cosa”. Andrea di “una lingua diversa, meno urlata”.

    L’anaffettività non c’entra. Nessuno ha invocato una lingua “anaffettiva”. (E: tirare in ballo l’ “anaffettività” è, esattamente, una drammatizzazione).

  78. davide ruffini il 11 ottobre 2010 alle 22:54

    @Carmelenso-Carmelo

    signor Carmelenso, non serve sentire le sue idee, né argomentare contro le sue opinioni. sono di altri. non a caso quello che lei pensa si chiamano, in gergo, LUOGHI COMUNI. CONFORMISMO. riesce a dirne cascate anche nell’arco di un sol commento. penso che la definizione di AMA che sente scendersi il latte alle ginocchia dinanzi alle sue corse al costrutto costruttivo sia una conseguenza insufficiente per certi versi al fenomeno che lei rappresenta, mio Carmelenso. si rallegri. si festeggi. l’uditorio che la contorna è più civile di quanto lei non pensi.
    arrivedorci

  79. evelina santangelo il 11 ottobre 2010 alle 23:20

    Va bene, Giulio. Anche una lingua «grigia» non mi sembra che sia garanzia di un bel niente. A me interessa una lingua che cerca di misurarsi, in qualsiasi modo, con un nucleo problematico, con una realtà, con una intuizione… né credo che ci siano modi o registri migliori di altri, in sé e per sé.

    In questo caso, mi premeva provare a intendere una dinamica psicologia e «drammatizzarla», che è cosa diversa dal renderla drammatica, spettacolare, urlata, poi…
    Personalmente ho provato a nominare quel che mi sembrava degno di essere nominato fino alla distorsione finale (quella sorta di specchio che si è creato inaspettatamente «fuori dalla scena» e dalla «messa in scena» ) senza lasciarmi tentare dal coro di chi a mio avviso ha rimosso il problema scagliandosi contro lo scandalo della televisione-spettacolo, che in questo caso continuo a ritenere non cogliesse che una parte della questione, e per di più la più ovvia.

    Ho intuito, ripeto, qualcosa che mi sembrava significativo riguardo all’ipocrisia e alla rimozione imperante in questo paese e ho cercato di indagarlo e restituirlo, senza voler persuadere nessuno, ma mettendo a parte tutti (tutti coloro che hanno voluto leggere il testo, liberamente) di questa intuizione per me significativa in una condivisone intellettuale (che è fatta anche di fasci di percezioni, sentimenti, intuizioni…)

    Mi dispiace, non mi sento quindi di seguirti su quel terreno di discussione, visto che non mi riconosco affatto nell’idea che tu ti sei fatto del mio pezzo.

  80. evelina santangelo il 11 ottobre 2010 alle 23:25

    Io personalmente fermo la mia discussione qui, visto che non credo proprio di avere altro da dire (di singificativo).
    Grazie a tutti. Spero che si accetti l’idea di non trascendere nei toni e nei termini. Sarebbe un fallimento, l’ennesimo fallimento di uno spazio di discussione civile.

  81. stalker il 11 ottobre 2010 alle 23:51

    cara evelina, purtroppo temo che tu con questo post, sebbene volessi parlare d’altro, hai evocato negli spettatori/commentatori gli stessi sentimenti che spesso tengono incollati alla televisione a vedere pura pornagrafia indignandosi contro chi guarda e produce simile pornografia ma senza staccare la spina della tivvù, sia pur per poter dire quanto sia stata pornografica e/o toccante.

    aggiungo solo che le parole di freccero mi hanno fatto alquanto schifo!

    di più non posso dire: la presa della tivvù l’ho staccata da un pezzo.

  82. Massimo il 12 ottobre 2010 alle 12:24

    La Tv fa schifo perché gli esseri umani fanno schifo. Non è nemmeno questione di educazione. Sembra che nessuno abbia letto o rammenti Ricordi del sottosuolo. Come al solito, ed è un peccato che non venga colto al di là della presa per i fondelli, il commento più lucido e veritiero è quello di immondizie riunite, alias rotowash ecc. ecc.

  83. la funambola il 12 ottobre 2010 alle 12:58

    pensierini del mattino
    “per non aver saputo celebrare l’aborto o legalizzare il cannibalismo
    le società moderne dovranno risolvere le loro difficoltà
    con procedimenti più sbrigativi”
    quindi
    “su un globo che sta componendo il proprio epitaffio
    cerchiamo di avere abbastanza dignità
    da comportarci come cadaveri perbene”
    :)
    baci
    la fu

  84. Larry Massino il 12 ottobre 2010 alle 14:05

    @Massimo

    anche secondo me immondizie e tutti gli altri componenti della scuderia sanno prendere le misure alla realtà. Io li farei sarti subito. Sull’umanità fa schifo ti sbagli a osservare che qui non se ne rende conto nessuno: lo sanno, lo sanno benissimo tutti, ma sostengono che fanno schifo tutti tranne ALCUNI di loro.

  85. niky lismo il 12 ottobre 2010 alle 15:06

    C’è dell’altro che colpisce. Qui, in margine a questo post. C’è un livello “basso” di commenti e c’è un piano nobile in cui Evelina, Andrea e Giulio interloquiscono tra loro (e solo tra loro) ad un livello (di analisi, di approfondimento, di espressione) “alto”. I bassi tentano l’accesso ai piani alti prevalentemente screditando i loro colleghi bassi, pietendo così un’impossibile collocazione superiore. Nazione Indiana è stratificata in classi più o meno impenetrabili a seconda del finto grado di finta democrazia (letteraria?) di chi si trova in quell’istante a presidiarla.

  86. lorenzo galbiati il 12 ottobre 2010 alle 16:32

    “Chi, apprendendo quello che è accaduto a Sarah, non ha sentito un dolore fisico, un odio cieco nei confronti di quello zio per quel che ha fatto”?

    Davvero si reputa normale provare odio per degli assassini che si vedono in tivù?
    Io non lo reputo normale. Un conto è provare disgusto, anche fisico, per quel che è successo, un altro è provare odio per l’assassino visto in tivù.
    La seconda opzione è l’anticamera di chi chiede la pena di morte per l’assassino, rendendosi così molto simile a lui – ma per fortuna la maggior parte della gente non entra in camera.

  87. la funambola il 12 ottobre 2010 alle 16:34

    interessante lo sguardo di niky lismo
    ti sarei grata se argomentassi onde contribuire alla consapevolezza di chi ai piani “bassi” piete una collocazione “superiore” screditando i colleghi “bassi” che non pietono forse nulla
    credo che su questo tema dell’orrore domestico e della sua risonanza mediatica occorra indagare senza pietà e senza indulgenze, tentando di usare, come dice giulio mozzi, parole “disponibili a nominare qualunque cosa” e osando uno sguardo che vada oltre l’indignazione e l’allarme ai quali ci siamo assuefatti e che contribuiscono a mantenerci colpevolmente nei piani bassi, della coscienza
    bacio
    la fu

  88. stalker il 12 ottobre 2010 alle 22:25

    niky lirismo, hai scordato i piani *altissimi*, le ex lavanderie sulle terrazze dei palazzi nobiliari dove le serve andavano a stendere i panni, oggi super attici *condonati* abitati dai nouveaux riches.
    spero tu non stia scrivendo da simili altitudini.

  89. la funambola il 12 ottobre 2010 alle 23:47

    cara stalker
    sto maturando anch’io l’idea di spegnere per ri accendermi :)
    sto cercando una luce nuova un ri collocamento nel mondo
    non so come dire, non so come spiegare
    io non abito piani alti
    io abito piani altissimi :)))
    mi sei molti simpatica e sarà un peccato spegnerti, ma il tuo consiglio è saggio
    ti bacio
    la fu

    mi/ti dedico questa
    “ogni occidentale tormentato fa pensare a un eroe dostoevskiano con un conto in banca”
    sempre cioran :)
    ribacio

  90. la funambola il 13 ottobre 2010 alle 00:21

    e ti dedico anche mother

    Mother do you think they’ll drop the bomb
    Mother do you think they’ll like the song
    Mother do you think they’ll try to break my balls
    Ooooh aah, Mother should I build a wall
    Mother should I run for president
    Mother should I trust the government
    Mother will they put me in the firing line
    Ooooh aah, is it it just a waste of time *
    Hush now baby don’t you cry
    Mama’s gonna make all of your
    Nightmares come true
    Mama’s gonna put all of her fears into you
    Mama’s gonna keep you right here
    Under her wing
    she won’t let you fly but she might let you sing
    Mama will keep baby cosy and warm
    Ooooh Babe Ooooh Babe Ooooh Babe
    Of course Mama’s gonna help build the wall

    Mother do think she’s good enough for me
    Mother do think she’s dangerous to me
    Mother will she tear your little boy apart
    Oooh aah, mother will she break my heart
    Hush now baby, baby don’t you cry
    Mama’s gonna check out all your girl friends for you
    Mama won’t let anyone dirty get through
    Mama’s gonna wait up till you come in
    Mama will always find out where
    You’ve been
    Mamma’s gonna keep baby healthy and clean
    Ooooh Babe Ooooh Babe Ooooh Babe
    You’ll always be a baby to me
    Mother, did it need to be so high.

    che fa da sottofondo costante ai miei pensierini
    quando la chitarra piange il bambino
    i miei pensierini mi fanno stare “bene” mi fanno stare “in pace”
    mi piace con dividere
    sempre baci
    la fu

  91. Massimo il 13 ottobre 2010 alle 12:25

    Al piano “basso” è chi non sa o non vuole sapere, che basta un piccolo spostamento di coordinate per diventare assassini, stupratori, pedofili, tossicomani, mentitori, spergiuri, arrivisti, filonazisti, partitisti ecc, ecc.
    Al piano “basso è chi crede che queste efferatezze non gli appartengano e si stupisce.
    Il mistero non è il male. Il quesito non è, perché esiste il male, ma perché, nonostante tutto, uno scampolo di bene ci perseguiti fino alla fine.

  92. véronique vergé il 13 ottobre 2010 alle 13:33

    Restituire la dignità di una madre.

    L’immagine strappa i segni del dolore, l’occhio dilata l’orrore, una realtà senza possibilità di rapprensentazione.
    Restituire la dignità du una madre è togliere il potere devastatore dell’immagine, dare fiducia alla parola interiora,
    affirmare l’intimità del dolore. Nessuno non conoscerà mai il vero dolore della madre, è unica, si compie nell’assoluto silenzio.
    E’ quella la dignità restituita a una madre. Una pena intima.
    La dignità di Sarah anche, quella di una ragazza che non deve essere violentata, ammazzata. La dignità di Sarah è nella grazia della sua giovinezza, il piacere che aveva di andare al mare, di fare qualche chiachierata con gli amici. La dignità che dobbiamo dare a Sarah è di avere in mente il sorriso di una ragazza nell’estate del sud, di impedire che il silenzio chiuda la bocca in una famiglia, di salvare ragazze che forse sono le vostre amiche, vicine…

  93. véronique vergé il 13 ottobre 2010 alle 13:35

    di/ interiore

  94. la funambola il 13 ottobre 2010 alle 14:18

    sì cara veronique
    ridiamo dignità alla “madre”
    ridiamoci “dignità”
    ma per far questo è necessario averla guardata bene questa “madre”
    così potente, così ricattatrice, così mostruosamente amorevole, così mostruosamente assente, così complice
    è necessario farla a pezzi questa “madre”
    col bisturi della compassione se vogliamo tentare di ricomporre in noi la madre che non vogliamo
    eccetera
    ti bacio
    la fu

  95. stalker il 13 ottobre 2010 alle 21:37

    e allora, prima di staccare la spina, voglio solo aggiungere che a me questa tivvù e questo commentario del dolore mi fanno schifo e anche un po’ paura.
    la sguardo della povera madre e tutto il commentario da pasolini redivivi dei noantri mi fa orrore, come mi fa orrore chiamare questa ragazza solo per nome, come se fosse una nostra amica, come se ci avessimo preso un caffè il giorno prima o commentato in una falsa vicinanza un commento su feisbuc, invece di chiamarla per nome e cognome, col giusto distacco – seppur con emotiva partecipazione e giusta riflessione – che la logica e il pudore impongono.
    mi fanno orrore i commenti di madame vergè che riesce a vedere lo sguardo della madre tramite tubo catodico, e mi fanno orrore i commenti di molti altri, alcuni dei quali non capisco, tipo quelli dei vari “piani” di commento e di percezione.
    io se vedo uno steso per terra mi fermo, se vedo una ragazzina in spiaggia presa a schiaffi dal suo fidanzatino, INTERVENGO, come mi è capitato un mese fa guardando una ragazzetto ignorante che prendeva a sonori schiaffoni la sua fidanzatina sotto gli occhi indifferenti della numerosa comitiva e bagnanti annoiati….se non ho preso uno schiaffone è solo perchè la mia voce ha avuto la meglio…
    non voglio mettere il dolore sotto il tappeto, ma neanche metterlo sul tavolino di cristallo del salotto buono offerto insieme ad un te e pasticcini a prefiche senza denti….tutto questo mi fa schifo, specialmente se penso a tutte le ragazzine e le donne che vengono violate maltrattate e uccise senza che una sciarelli o un vespa facciano vibrare le nostre corde più senZibili.
    sottraiamo per non farci travolgere da questo becero sentimentalismo.
    l’orrore dei nostri giorni è già abbastanza copioso senza tante lacrimucce di donne e omuncoli che sbranano pasticcini con dentiere marce!

  96. natàlia castaldi il 14 ottobre 2010 alle 00:26

    E se lei muore
    E tu ci scrivi qualcosa su
    Perché sei uno scrittore e uno stronzo
    Soffocando la pena per dormire la notte,

    E. Hemingway

    *quoto Stalker, non potrei esprimere meglio il mio sdegno.

  97. la funambola il 14 ottobre 2010 alle 00:49

    sei proprio incazzata nera stalker :) anch’io
    però veronique si esprime col cuore e non credo che tu non le creda
    la tv è lo specchio deformato della realtà ed io che mi ritengo ai piani alti :) sento che è più forte di me e quindi mi sottraggo perchè conosco i miei limiti
    sostenere che la tv vada usata in modo intelligente significa saper decodificare il suo linguaggio e possedere un “intelligenza” così sottile che se fosse veramente così sottile “intuiremmo” immediatamente che la tv ci frega quando vuole e ci ha davvero fregati
    io l’ho spenta perchè non possiedo queste sottigliezze e sono consapevole dei miei limiti e della riserva di umanità che possiedo, limitata
    in compenso ho acceso internet e mi sono trovata bene:)
    la possibilità di poter dire delle cose, che poi sono pretesti per avvicinare l’altro, per cercare condivisione, mi ha fatto incontrare pensieri “buoni” slanci di “onestà”, è stata una bella esperienza
    le dinamiche, qui, sono le stesse del fuori, ovviamente, ma qui si ha la possibilità di riflettere sulla parola, puoi fare decantare la rabbia e avere tempo per uno sguardo più lucido, meno immediato, ma non per questo meno autentico
    e poi le mie di parole sono solo pretesti, pretesti per elemosinare un po’ d’ammmmorrrreeeee :)
    ora credo anch’io che sia ora di staccare :)
    facciamo flic e floc e stacchiamo insieme? vai
    bacio
    la fu

  98. stalker il 14 ottobre 2010 alle 01:34

    @la fu, credo che a volte essere incazzati neri sia necessario e vitale.

  99. stalker il 14 ottobre 2010 alle 01:38

    e poi l’incazzatura fa parlare chiaro, senza tante perifrasi che menano il can per l’aria, allungano il brodo, e spingono molti lettori alla noia a al salto della quaglia dei comment/atori

  100. véronique vergé il 14 ottobre 2010 alle 08:25

    Stalker, non ho la TV! Ho sempre immaginato l’immagine della madre invasa dagli sguardi su lei. E ti ti sbagli su di me, perché potrei di più sulla violenza muta tra i muri. E non ho mai sopportato nessuna violenza.
    Sono una donna e ormai da anni, intervengo quando una ragazza subisce
    la violenza. Non mi conosci, allora non giudicare senza sapere.

  101. véronique vergé il 14 ottobre 2010 alle 08:26

    Per il resto, penso che le madri hanno sempre un’intuizione sulla violenza muta, ma non osano credere la verità.

  102. Ares il 14 ottobre 2010 alle 11:26

    Sono daccordo: i piccoli episodi di violenza quotidiana, dei quali ci si ritrova involontari spettatori, vanno contrastati sempre, bisogna prendere posizione sempre. Almeno in quelle occasioni dove possiamo fare qualcosa bisogna intervenire. A volte basta poco, un tono di voce perento. La platearizzazione del disappunto è terapeutica anche per se stessi. Ieri mi è capitato di inervenire in metropolitana, per dissuadere un molestatore, non è la prima volta, la mia tecnica è sempre la stessa, canzonatoria del soggetto palpeggiatore, nessuno si accorge della ragazza che sto difendendo, dico sempre:
    “SMETTILA DI PALPEGGIARMI LE CHIAPPE MAIALE !!!”..

  103. Ares il 14 ottobre 2010 alle 11:27

    Vi assicuro che il palpeggiatore lascia subito il convoglio, senza quasi discutere ^__-

  104. Ares il 14 ottobre 2010 alle 11:42

    platealizzazione…. ovviamente.. con la -> (L) ^__-

    è una parola nuova.. come la protogengivite(per in dicare un principio di infiammazione gengivale) e la e la olezzazione ambientale(per indicare il fenome del cattivo odore in una stanza… Ve bé proseguo le mie letture di ermeneutica ^__-

  105. stalker il 14 ottobre 2010 alle 21:44

    @véronique, prima dici

    “Restituire la dignità di una madre.

    L’immagine strappa i segni del dolore, l’occhio dilata l’orrore, una realtà senza possibilità di rapprensentazione.”

    poi dici

    “Stalker, non ho la TV! Ho sempre immaginato l’immagine della madre invasa dagli sguardi su lei.”

    cara vergè, non avevo capito che fossi all’imaginifica e poetica visualizzazione del dolore, non avevo capito che volassi così alto sopra il cielo di berlino, pensavo avvessi solo guardato da un buco catodico della serratura.
    le mie scuse e niente di personale.

    mi sembra di capire che sono l’unica o quasi a volare basso raso terra.

  106. la funambola il 15 ottobre 2010 alle 02:12

    …infatti stalker, non avevi capito, bonaaa:)

    bisognerebbe però stare sul pezzo
    e il pezzo esorta all’analisi, ma analisi di cosa?
    bisognerà pur partire da qualcosa che non siano le guerre puniche
    forse bisognerebbe partire da un riconoscimento da parte dell’uomo della sua misoginia e da parte della donna della sua “ambiguità”
    non conosco uomo che non abbia questa “infermità” più o meno lieve più o meno grave come non conosco donna che abbia risolto l’ambiguità che non la fa decidere se fidarsi o meno di sè e quindi delle donne in generale, col maschio si sente più al sicuro perchè ha “armi” che con le donne non funzionano
    e questo potrebbe essere uno spunto
    i maschi che circolano li abbiamo fatti noi, li hanno fatti le nostre mamme e le nostre nonne
    li abbiamo cresciuti noi molto più dei padri
    deduco che non siamo buone “educatrici” e l’educazione all'”umanità” pare non segua la teoria evoluzionista
    e questo potrebbe essere un altro spunto
    sarebbe opportuno che le donne si interrogassero su quello che vogliono per i propri figli e per le proprie figlie
    pornografiche, violente, surreali sono le trasmissioni in cui si addestrano i bambini a diventare i nostri cloni
    e si addestrano gli occhi di bimbi a vedere come si deve essere nella vita! uno su mille ce la fa…
    eppure nessuno si indigna e lancia grida di dolore!
    ma di cosa stiamo parlando? parliamo sempre e solo della cosa più facile, più eclatante
    cominciamo a parlare di quello che vogliamo per i nostri figli, ricordandoci cosa avremmo desiderato che fosse la nostra vita, quando eravamo piccoli come loro.
    ecco, cosa cazzo volevamo che fossero i nostri genitori per noi? come pensavamo la vita?
    ce lo siamo dimenticati
    mi sembra di essere andata fuori dal tema
    mi scuso e bacio
    la fu

  107. stalker il 15 ottobre 2010 alle 02:49

    @cara fu

    “Di certi posti guardo soltanto il mare
    il mare scuro che non si scandaglia
    il mare e la terra che prima o poi ci piglia
    e lascio la strada agli altri, lascio l’andare
    e agli altri un parlare che non mi assomiglia”

    stalker
    (naso di cane)

    http://www.youtube.com/watch?v=Rqu950FkVY4

    bacio

  108. stalker il 15 ottobre 2010 alle 02:59

    (su come la penso e su quello che faccio penso di averne parlato nel mio rabbioso post di ieri)

  109. gina il 16 ottobre 2010 alle 11:26

    (laffÙ, sorell*: cadeau in lancio d’acquario/terrario (apprezza la posa plastica:)) di splendida rossellini nell’ordine (di splendore): seppia salmone anatra serpente (ma anche i greenprn son fichi):
    seduce me

  110. la funambola il 16 ottobre 2010 alle 13:12

    un bel regalo per il mio compleanno!
    grazie cugina :)
    ti bacio
    la fu

  111. gina il 17 ottobre 2010 alle 09:37

    (cara quel cugina li col sorrisino familistico, cissta bene. la sorellanz* infatti è altra cosa, e, appunto, NON presuppone la CIECA fiducia in se stesse e non esclude nemmeno i maschi biologici, che mica son tutti misogini. eppoi io non caricherei le femmine biologiche di cotanta responsabilità celeste piagata ed assunta, piuttosto cercherei di spezzare il circolo vizioso dell’onnipotenza materna (di quello si che siamo socie E onorarie (placcaggio oro) E fondatrici). Questo per dire, oltre che buon compleanno, che le femmine biologiche non “fanno” né gli uomini né le donne. Piuttosto, e senza scarico di responsabilità, che partoriscono multiple superfici d’intensità)

  112. la funambola il 17 ottobre 2010 alle 12:26

    cara cu gina :)
    in brevis :)
    le femmine biologiche hanno un grandissimo “potere” in mezzo alle gambe
    questo potere “naturale” le donne lo hanno usato “male”
    (siamo il cinquantacinque per cento della popolazione ma siamo sempre in minoranza)
    per usarlo “bene” è necessario esserne consapevoli, per decidere, scegliere “onestamente” , come usarlo, il potere in oggetto
    il potere però non va a braccetto con l”onestà” ne è l’antitesi
    la marcia in più che abbiamo a disposizione, rispetto al maschio è la capacità di fare il “miracolo” , di fare un figlio
    questa possibilità è quella che ci deve fare decidere fra il “necessario” e il “superfluo”
    la madre onnipotente è l’espressione della rivincita che una donna si prende sul potere del maschio , sul potere “superfluo”
    spezzare questo circolo vizioso, come tu lo definisci, significa assumersi la responsabilità di indicare noi, noi femmine biologiche, una via, un percorso, una visone del mondo, “originale”, nostra, alternativa, “necessaria”…eccetera :)
    io non la vedo questa proposta “altra”
    io vedo da parte delle donne un lamento che si ferma al lamento
    o una rivendicazione di potere, quello “superfluo”
    per questo credo che le donne abbiano una responsabilità grandissima rispetto al mondo che abbiamo disegnato e in quanto femmina bilogica sono oltremodo severa con me e con le mie “sorelle” e i panni sporchi non li lavo in famiglia
    non so se mi sono capita
    questo è, pour moi, il nodo da sciogliere
    ma la casseula mi aspetta
    intanto ti bacio, poi si vedrà :)
    la fu

  113. la funambola il 17 ottobre 2010 alle 13:57

    … e al grido
    VIVA LA FIGA ATTIVA
    armiamoci e partiamo!
    ti dedico il pomeriggio, se vuoi :)
    bacio
    la fu

  114. gina il 17 ottobre 2010 alle 14:00

    (cara avere un utero non è una garanzia, se non di mestruo nella porzione materica mensile di spaziotempo fertile e nemmeno sempre perché la natura fa quel… cazzo che vuole:) . Il potere in mezzo alle gambe è un potere ed è monetizzabile (erotic capital) da mò., possiamo ripercorrere la storia della famiglia e della moglie devota a vitto e alloggio e della donna di piacere per vitto e alloggio se ti va oppure dell’intellettuale di turno/di piacere nel salotto o nell’università o nel blog di turno se ti va, ma il fatto è che darl* via RENDE genericamente DI BRUTTO e quindi non vedo perchè chiamAre le femmine biologiche IN QUANTO tali a dare il “buon” (?) esempio. Se porto avanti una visione “alternativa” a millenni di vaccate fallologiche variamente sostenute e/o capitaldeclinate lo faccio insieme a creature che ne so le donne/stella marina e/o gli uomini mutanti seppia/patella dei bassifondi che la pensan come me. E ci sono. non qui ma ci sono. INFINE: Non appartengo a un “genere nobile di per se”, quindi tra le altre cose non ho problemi a fare il bucato in pubblico (anche se questo è lo spazio dell’afflizione, delle 4corsievaginostatali intasate dal traffico, delle madames che la danno via persino per l’ultima volta, per farla finita, dell’indignazione e/o della redenzione sempre altrui (parentesi nella parentesi questo, questo qui nella fattispecie, è lo spazio della CORREZIONE: il pezzo quissopra non mi piace, ma all’evelina santangelo i dottorini dei piani alti han dato senza mezzi termini dell’isterica con tanto di istruzioni successive, vedi poemi e ordini del discorso, su come SI DEVE parlare ed ella, dai piani alti ha benevolmente incassato arrossendo appena e tagliando li.). baci e polpette

  115. la funambola il 17 ottobre 2010 alle 16:17

    sempre più cara cu gina
    avere un utero non è una garanzia
    il potere in mezzo alle gambe è monetizzabile
    esortarla a Darla significa esortare a usare questo “ben di dio” ai fini della “conoscenza” l’unica sperimentabile da tutti gli uomini e donne di buona volontà (non ridere gina, rifletti :) ) senza elemosinare ritorni, senza farne merce di scambio, senza “potere”
    leggersi la “troia” che hai dentro fa il paio con il leggersi il “misogino” che hai dentro
    la “rivoluzione” non può essere solo di genere, la “rivoluzione” non può essere solo di classe, la “rivoluzione” non prescinde però dalla consapevolezza che in quanto portatrice di vita ho il dovere di sottrarmi alla cultura portatrice di morte fallocratica che è trasversale alle classi maschili
    i conti ce li presenta la storia e noi genere femminile abusato violentato abbiamo sempre appoggiato e giustificato il potere in nome di un “realismo” machiavellico al femminile
    il pezzo di evelina non coglie l’essenziale ma è un punto di partenza, il solito punto, vogliamo schiodarci
    la casseula era ottima
    cosa ci divide cu gina?
    bacio
    la fu

  116. gina il 17 ottobre 2010 alle 16:53

    (cara, in osssequio al principio della rissa domenicale tra perpetue di bassofondo e lovvandoti cionondimeno a dismisura: la tua mano non si schioda dalla figa di adamo:)

  117. la funambola il 17 ottobre 2010 alle 17:14

    e no che non si schioda! :)
    ma anche io ti lovvo assai
    ciao caracu, volemose bene
    baci profondi
    la fu

    …per non parlare dell’atteggiamento ambiguo delle donne sulla questione dell’aborto, atteggiamento sempre giustificazionista, nel senso di giustificarsi, ma ci sarà occasione per riparlarne, forse

  118. Gibril Al-Halim il 17 ottobre 2010 alle 17:40

    sono proprio dialoghi a distanza come questo tra ginarie solanas e funile cioran che fanno la grandezza di un blog

    ah! avercene, avercene… non ti sazi mai di leggere e meditare

    è troppo chiedere alla redazione se è possibile farne una rubrica settimanale fissa?

  119. comemenessuno il 17 ottobre 2010 alle 18:13

    gibril, ammettilo, la tua è solo invidia..è che nei tuoi blog sei abituato solo a femmine adoranti…

  120. Gibril Al-Halim il 17 ottobre 2010 alle 18:29

    ebbene: sì… meglio: n.ì.

  121. Gibril Al-Halim il 17 ottobre 2010 alle 18:36

    mi è venuta un’idea (ogni tanto capita, anche se molto molto di rado), adesso dedico un post alle mirabili e magari commuovendole la rubrica settimanale la danno a me

    santangelo, sìi, e buona: perdoni queste intrusioni, ma ormai il post glielo avevano già sv… altr*

  122. gina il 17 ottobre 2010 alle 19:58

    (cara mirabile , si appalesa un gentile Y commovente masochista:) che nemmeno s’immagina cosa è capitato all’ultimo che ha cercato di fare di me una rubrica settimanale fissa :D
    (tu fai don camill*, fem remixata d’ufficio neh:)
    baci a tutti

  123. AMA il 17 ottobre 2010 alle 20:39

    Adoro queste chiacchiere criptolesbo! Voi no?

  124. Gibril Al-Halim il 17 ottobre 2010 alle 20:48

    piano con le cripte neh, qui è tutto alla luce dei fondelli

    http://it.wikipedia.org/wiki/File:Cassoeula.jpg

  125. Gibril Al-Halim il 17 ottobre 2010 alle 20:50

    scusate, era fornelli…

    Y

  126. AMA il 17 ottobre 2010 alle 21:55

    Un digestivo, leste.

  127. la funambola il 18 ottobre 2010 alle 01:35

    anch’io adoro gina
    lei è la mia tipa e ci vogliamo molto bene

    grazie per la proposta gibril ma io sempre dietro ai fondelli ops fornelli e gina, dopo il lavoro si dedica esclusivamente ai lanci: sono la sua passione, io la amo uguale
    baci
    la fu

  128. paolo sciola il 18 ottobre 2010 alle 19:19

    128 commenti a questa sinastria amicale sfociata in delitto testimoniano il voyeurismo degli italiani – parlo di voi, of course – che si nutre attimo dopo attimo di chi l’ha visto e di programmi e processi televisivi “vespiani”.

    Dovete soltanto vergognarvi.

    Italioti!

  129. la funambola il 18 ottobre 2010 alle 22:15

    giustamente in moderazione
    qui e in italia il clima è torrrido :)

  130. stalker il 18 ottobre 2010 alle 23:03

    si, il clima è davvero inspiegabilmente torrido
    e inverosibilmente insulso.

    un’infermiera rumena, una donna rumena, è morta pochi giorni fa dopo giorni di coma
    per molti è stata sempre la donna rumena, l’infermiera, e pochi l’hanno chiamata affettuasuamente per nome, forse perchè chiamarsi Maricica non ci scuote le viscere e in pochi ci costruiscono plastici e vibranti trasmissioni, magari perchè si vende meno pubblicità su un italiano bestia che stende con un cazzotto una “rumena”.

    è solo un cazzotto di un uomo in tilt che stende una donna senza ragione, tra decine di passanti in tilt che senza ragione cercano di non andare a sbattere su quel corpo per terra, come formiche impazzite in un uragano in/emotivo, un vorticare fisso ed allucinato.

    lo snobbismo po(e)tico porta a guardare negli occhi di mamma concetta con occhio pasolian(poraccio)frecceriano o a fare compitini ordinati e “carini” sulla rumena in salsa dandy

    @comemenussuno, non ti stupire se simili fornelli e slanci plastici non ci piacciono!

    buon appetito, e non vi ingozzate.

  131. Mourenho il 18 ottobre 2010 alle 23:50

    che orrore domestico

  132. la funambola il 19 ottobre 2010 alle 01:34

    stalker
    che hai contro la cassola?
    non mi sembri femmina da cucina”sofisticata”!
    ma se mi sbaglio indicaci tu il menù e i tuoi piatti “preferiti”
    ma non lanciare piatti e stoviglie, non puoi competere con gina :)
    bacio con elmetto
    la fu

  133. stalker il 19 ottobre 2010 alle 02:20

    funambola, in un post così tosto, comunque sia stato posto e comunque la si pensi, continuare a parlare di cucina e altre amenità, mi sembra davvero fuori luogo, e non m i ci presto
    scusami, ma non sempre mi va di cazzaeggiare, e tra l’altro, io che volo basso, la tua ironia non la capisco manco tanto!
    (mi scuso per i post inutili e fuori luogo che ho postato)

  134. gina il 19 ottobre 2010 alle 07:33

    cara stalker
    c’è un modi di dire molto bello che viene dal sud del mondo, ma che è stata buona pratica anche nelle case di mia nonna e della mia prozia quissu al nord: il dire/pratica delle amiche di cucina. Si commenta “il fuori”, ci si racconta, si piange, ci si abbraccia, ci si prende per i fornelli (bellissima battuta, e verissima:), si ride di gusto, si sghignazza, ci si traveste, si sbevazza, e si cucina, si cucina roba con dentro tutto il male e tutto il bene e tutta l’insignificanza e tutta la chiacchiera del mondo (un digestivo, leste!). A volte qualcuna prende anche una piccola decisione, a volte si risolvono conflitti, a volte persino, qualcuna ricorda uno di questi pomeriggi (NON é questo il caso neh:) come snodo, se lo segna, da li è partita la svolta epocale, è li che che ne so, ha cominciato a fare le valige, o che ha smesso di farle e di svuotarle compulsivamente:).
    Questo E’ uno dei modi della sorellanza. Antico, che non mi appartiene più di tanto perché vivo dappertutto fuorche in cucina, ma esiste, e delle giovani sconvoltone immigrate qualcuna con l’uccello qualche altra con la tetta rifatta me ne hanno insegnato il …gusto:) il senso. Questo è uno dei modi della sorellanza, ma ce ne sono anche altri, e uno non esclude l’altro. Nello specifico ci sono i centri anti violenza (non ricordo chi è stata l’unica a citarli:), ci sono le pink gang (ti vedo bene, sai, col sari rosa roteando bastoni e rimediando ingiustizie), ci sono i corsi di autodifesa, ci sono i singoli e le singole armati di buone intenzioni, di tante parole ci sono trilioni di attiviste in ogni città italiana e da mo anche sul web (non ricordo bene chi ha postato il vademecum:), ognuna può quel che fa.

    (ps: Qui, sulla HOME :) di NI, Evelina Santangelo ha osato parlare di
    1. di violenza domestica
    2. di violenza domestica come dramma collettivo
    3. di violenza domestica e rimozione generale

    reazione dall’attico: ESAGERATA! di certi EVENTI (sic! vedi il lungo bollettino di guerra), si deve parlare in altro modo e IO ti dico quale.
    (resti comunque liberissima di bastonare i ratti in cucina:)
    ciao

  135. stalker il 19 ottobre 2010 alle 23:25

    care sorèle, la chiudo qui, non vorrei che in nome della vostra sorellanza il prossimo post sia un invito ad andare a fare shopping insieme.
    statevi bene e fate pace col cervello!

  136. gina il 20 ottobre 2010 alle 07:12

    :) (per motivi di lavoro, io prediligo i tailleur ellen style , ma se ti garba la tonalità di rosa e il modello di bastone, quando vado a fare shopping mi fermo al container delle sorelle dell’uttar pradesh e e te li prendo :)

  137. Ares il 20 ottobre 2010 alle 12:46

    ..ma possibile che bisogna sempre litigare e mandarsi a fare shopping…uffff

  138. la funambola il 20 ottobre 2010 alle 14:41

    questo è un classico esempio della “sorellanza” :)
    anche a me piacerebbe sapere perchè stalker ci manda a fare…

    toglitemi dalla moderazione, sono donna per bene, io :)

  139. stalker il 21 ottobre 2010 alle 00:01

    mie care, non vi mando da nessuna parte, cercavo solo di parlare d’altro, e sicuramente la sorellanza in cucina non mi interessa.
    io in cucina ci sto anche volentieri, e la mia cucina è piena di uomini che cucinano meglio di me, perchè amo sia gli uomini che le donne, e specialmente gli uomini che amano le donne, sono i miei fratelli, l’imporatante è che siano anime belle. la sorellanza per me è altra, e non mi importa che vestito indossino, e non gli compro i shari, perchè magari amano le minigonne o le cerate da pescatrici.
    questa è la vera sorellanza secondo me, quindi vi lascio le pignate e le baionette e le parole spuntate in libertà.
    vi saluti mie care, credo di avervi detto davvero tutto.
    buone ribollite!

  140. gina il 21 ottobre 2010 alle 06:42

    (anche questo non mi ricordo chi l’ha già detto, e profusamente:)
    (a proposito, il torrone va menato a lungo, ma solo per un giorno.
    Siamo abbondantemente oltre. salut)

  141. la funambola il 21 ottobre 2010 alle 13:28

    quello di cui volevi parlare stalker, e che hai “parlato” , è del tuo sentimento di rabbia, di indignazione, di schifo, di impotenza, di vergogna per l’ipocrisia, la ferocia, la strumentalizzazione di eventi orribili, del male…eccetera
    questo sentire non è patrimonio eclusivo originale tuo stalker
    questo è un sentire che non ha genere
    gina ti fa osservare che il torrone lo si mena per un po’ e poi è necessario andare oltre
    credo che indagare la “guerra” in atto fra i due sessi, e fra “poveri” declinati in mille sfumature di povertà, sia fondamentale per “capirci” qualcosa e il “potere” ha sottilissime armi per dividerci
    credo che non schiodarsi dalla figa di adamo :) sia essenziale per la semplice ragione che la eva non ha fatto molta strada e neanche il suo adamo
    credo ma non spero
    molti baci
    la fu

  142. la funambola il 21 ottobre 2010 alle 14:04

    consoliamoci

    io so che un giornooorno
    verrà da me
    un uomo bianco
    vestito di bianco
    e mi diràààààààààààààà
    -mia cara amica tu sei stancaaaaaaaaaaa-
    e la sua manoooo
    con un sorriso mi daràààààà

    mi porteràààààà
    tra biache mura
    in bianchi cieli
    mi vestiràààààààààà
    di tela greggia dura e biancaaa
    e avrò una stanza
    un letto bianco anche per mèèèèèèèèè

    vedrò il giornoooooo
    e tanta gente
    anche ragazzi
    di bianco vestiti
    mi parleranoooooo
    dei loro sogni
    come se fosseeeeeee
    la realtààààààààààààà

    li guarderòòòòòò
    con occhi calmi
    e dirò loro
    di libertààààà
    verrà quell’uomo
    con tanti altri forti e bianchi
    e al mio letto
    stretto con cinghie mi legheràààà

    la libertààà
    -dirò- è un fatto
    voi mi legate
    ma essa resisteeeeeeeee
    sorriderannooooo
    -mia cara amica tu sei maaaaaatta
    la libertà
    la libertàààà più non esiste-

    io rideròòòòòòòòò
    il mondo è bello
    tutto ha un prezzo
    anche il cervellooooooo
    -vendilo amico
    con la tua libertààààà
    e un posto avrai
    in questa societààààààààààààà-

    viva la vita
    pagata a rate
    con l “seicentooooooooooo”
    la lavatrice
    viva il sistema
    che rende uguale e fa felice
    chi ha il potereeeeee
    e chi invece non ce l’haaaaaaaa

    vive lamur
    baci
    la fu

  143. la funambola il 28 ottobre 2010 alle 18:43

    cèèèèèèèèèèèdaservireeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee :)
    così la mia titolare quando mi distraevo al ristorante dove facevo la cameriera in nero per guadagnarmi i soldi per studiare
    cèèèèèèèèèèèèèèèèdaservireeeeeeeeeeeeeeeeeeeee
    c’è da stare sul pezzo evelina
    c’è da rifare il pezzo evelina
    c’è da fare delle scuse evelina
    c’è da dare a cesare quello che è di massino :)
    c’è da chiedersi dove sia il “mostro”
    c’è da rispondere evelina
    c’è da scendere dai piani alti e sporcarsi con la merda evelina
    c’è che ti voglio bene evelina
    tanti baci
    la fu

  144. urlich il 31 ottobre 2010 alle 19:20

    qualcuno ha scritto cher la colpa è di chi guarda la televisione: quindi ha liquidato il concetto di “pornografia” affibbiandola a noi, noi che secondo il suddetto deremmo il pass alla tv, scadendo nella pornografia. Davvero siamo alla frutta: non solo violentati, ma anche accusati di essere i violentatori. E chi ci accusa, a quanto pare, è uno di noi. Uno che ha guradato e quindi “scaduto” nella pornografia almeno quanto noi. Mi vengono le lacrime agli occhi, piango.

  145. stalker il 31 ottobre 2010 alle 21:10

    ulrich, non so dove hai letto che la colpa è di chi guarda la televisione
    (e di certo non mi leggo quasi centocinquanta commenti per appurarlo)
    per quanto mi rigurda sottolineo sintenticamente quanto precedentemente esposto: credo che si tratti di un corto circuito tra domanda e offerta, dove spesso l’offerta condiziona la domanda, offrendo sui propri banchi molta merce scadente.
    da qui nasce l’offerta al ribasso.



indiani