Il totalitarismo dell’era presente

11 novembre 2011
Pubblicato da

di Marco Rovelli

Siamo arrivati al capolinea. Adesso inizia un’altra corsa. A guidare l’aereo più pazzo del mondo c’è Mario Monti. Già international advisor di Goldman Sachs (il cui ruolo nello scatenamento della crisi globale è noto), e membro di Trilateral e Bilderberg, insomma il gotha del capitalismo mondiale. Non sarà che con lui la finanza ha preso il controllo diretto del paese, dopo che il messo Silvio Berlusconi ha fallito per eccesso di amor proprio? Del resto proprio Monti ha affermato: “Berlusconi va ringraziato, nel ’94 ci salvò dalla sinistra di Occhetto e avviò la rivoluzione liberale in Italia”. Ma appunto poi questa rivoluzione liberale non è stata fatta, e allora ci si prendono le chiavi di casa. Consegnate direttamente dai derubati, peraltro, implorando mercé.

Nessuno, sui grandi media, dice una verità essenziale: che il 90% dei derivati – lo strumento principale della speculazione finanziaria internazionale – è controllato da cinque grandi società (Deutsche Bank, Goldman Sachs, Morgan Stanley, UBS, HSBC). Nessuno dice che 10 banche e Sim (società di intermediazione mobiliare) controllano circa il 70% dei flussi finanziari mondiali: un controllo indiretto, nel senso che non ne hanno evidentemente la proprietà, ma li gestiscono e ne determinano il senso. Questo controllo oligopolistico globale determina conseguenze molto concrete sulle vite delle persone. Per questo si parla di biopotere.
Così, adesso, si è deciso di attaccare l’Italia. Come ha ben spiegato Andrea Fumagalli, uno degli economisti più lucidi in circolazione, non c’erano motivi particolarmente drammatici per arrivare al collasso in cui siamo precipitati. Il rapporto debito-pil viaggia al 120%, più o meno come vent’anni fa. Più preoccupante, se mai, la situazione degli Usa, dove il rapporto è del 100%, dove però cinque anni fa era al 60%. I motivi, allora, sono inerenti alla stessa logica interna al finanzcapitalismo.
Dopo che la Goldman Sachs ha fatto a pezzi la Grecia (vedi qui), la Deutsche Bank ha fatto a pezzi l’Italia.
Seguo ancora Fumagalli: da aprile 2011 la Deutsche Bank ha iniziato a vendere 8 miliardi di Btp: non molto, ma nel meccanismo emulativo proprio dei mercati finanziari (dove la determinazione del valore dipende da comportamenti mimetici, basati sull’autorevolezza dell’attore) ciò ha generato aspettative che si sono espanse a macchia d’olio. Di qui, la quotazione dei titoli alla borsa di Londra, che a maggio era ancora 102, a giugno scende a 90. Questa è schock economy. Oppure possiamo anche chiamarlo terrorismo finanziario.
Perché la Deutsche Bank ha fatto questo? Perché se attivi aspettative al ribasso, il valore degli altri titoli che assicurano contro il fallimento – i Cds, credit default swaps – schizzano alle stelle. Il valore di questi Cds infatti è salito di cinque volte. E chi detiene gran parte di questi titoli assicurativi? Cinque società, e più degli altri la Deutsche Bank stessa. La Deutsche Bank ha fatto un doppio guadagno: prima ha venduto i Btp a un prezzo buono (poi appunto si sono deprezzati), dopodiché ha generato enormi plusvalenze grazie al rialzo dei Cds.
A questo occorre aggiungere poi il ruolo che la Germania ha successivamente svolto nello scaricare la crisi sui Btp salvaguardando le sue banche piene di quei titoli tossici che hanno dato origine alla crisi mondiale (vedi qui).
Insomma, tutto sembra dirigersi verso una direzione chiara: sacrificare un intero paese alle logiche delle plusvalenze. Chi è in grado, adesso, di impedire la macelleria sociale che verrà? C’est la lutte finale, verrebbe da cantare.

Tag: , , , ,

95 Responses to Il totalitarismo dell’era presente

  1. AMA il 11 novembre 2011 alle 15:40

    Intanto ci siamo levati dai coglioni Berlusconi. In seguito forse i numerosi privilegi delle caste di ogni ordine e grado.

  2. AMA il 11 novembre 2011 alle 15:44

    Sulla mattanza sociale vedremo. Intanto i piu’ giovani non hanno niente da perdere. Forse ci guadagneranno. Staremo a vedere. Comunque Monti mi pare l’unica soluzione possibile. E godo del dissolversi dei giochini tattici del politicume nostrano. Via gli interessi particulari di quattro patetici. Rigore.

  3. diamonds il 11 novembre 2011 alle 16:08

    con draghi e monti al limite sarà rosticceria sociale.Nel dubbio ricorderemo a chi di dovere che il flauto è stato inventato molto prima della ruota

    http://www.fool.com/

  4. Vincenzo Cucinotta il 11 novembre 2011 alle 16:09

    Condivido questo articolo parola per parola.
    Peccato che il collegamento tra i boys della Goldman & Sachs, quali tipicamente Draghi e Monti, con la benedizione e la tutela del nostro Presidente della Repubblica, e quanto accaduto sui mercati finanziari non sia stato esplicitato.
    Questo governo Monti prossimo venturo è solo la puntata successiva dello stesso piano, alla fine del quale avremo distrutto tante cose, il potere d’acquisto dei più poveri, ma soprattutto la democrazia.
    Gli interventi di Ama mostrano credo eloquentemente come mai come oggi si manifesti la frattura tra liberalismo e democrazia e la loro incompatibilità di fatto s enon di principio.

  5. luca il 11 novembre 2011 alle 16:10

    “Il paradiso (fiscale) sia di Dio (l’Asse a 5 da te menzionato) e quest’inferno per noi”, parafrasando il grande Luigi Di Ruscio.
    Abbiamo affidato la salvezza al carnefice.
    Basta un poco di spread e la pillola va giù.

  6. andrea inglese il 11 novembre 2011 alle 16:13

    grazie marco, bel pezzo; propongo di leggerlo in tandem con il mio: il versante economico e il versante politico dell’odierno totalitarismo.
    A questo punto, però, sarebbe anche importante azzardare con i soliti nostri fragili mezzi un discorso sulla cause e sulle alternative. Provo a farlo in modo oscenamente succinto.
    Tutto quanto descrivono economisti come Fumagalli – ma che sono poi cose risapute dagli addetti ai lavori – ha una “storia politica”. Tu ricordavi in un tuo pezzo recente il Glass-Steagall Act del governo Clinton,che cancellò la distinzione tra banche d’investimento e banche commerciali. La resistibile ascesa delle concentrazioni bancarie e finanziarie è costellata di tanti interventi politici. Che cosa significa questo? Che il percorso, seppure in modo molto più difficile, può essere fatto a rovescio. La politica può tornare a intervenire sul potere finanziario.
    Fermiamoci un attimo. Alcuni pensano che questo intervento sia impossibile, o che voglia dire una regolamentazione solo di facciata. E di conseguenza pensano che solo una catastrofe finale potrò salvarci. (Alcuni vogliono vederla in rosa, come una rivoluzione di tipo novecentesco; altri la vogliono vedere in nero, come un ritorno alle guerre e ai regimi di tipo novecentesco). Ma così non è. Così sopratutto potrebbe non essere. Tutti capiamo le tensioni enormi che l’ingiustizia sociale sta producendo ora anche nel mondo ricco. Tali tensioni potrebbero sfociare in moti insurrezionali ben più vasti e violenti di quanto si sia finora visto in Europa. Su questo nessuno può aver molti dubbi. Ciò che risulta incomprensibile, invece, riguarda la completa scomparsa di politiche riformiste, che in Europa sono sempre state presenti in momenti del genere.
    Il fatto che oggi si tenda a non prendere nemmeno in considerazione una forte opzione riformista e progressista, considerandola qualcosa di irrilevante o irrealizzabile è il segno più grave, a mio parere, del totalitarismo del tempo presente.
    Le rivoluzioni, come ci insegna Deleuze, non si decideno davvero. Sono eventi che sorprendono tutti, per primi gli stessi rivoluzionari. Ma le riforme importanti quelle si possono decidere. E oggi, se ci sono persino le condizioni di insurrezioni diffuse, a maggior ragione ci sarebbero margini grandi per riforme serie, in grado di riequilibrare i rapporti di forza tra capitale e lavoro.
    Perché allo questo spazio non esiste? Perché le sinistre riformiste sono svaporate?
    Vorrei invitare Marco e altri a riflettere su questo tema. Una prima risposta la potrei anche avanzare. Siamo ancora in piena egemonia culturale della destra. Il nostro corpo SA perfettamente che il neoliberismo è il morbo che ci aggredisce, ma la TESTA lo considera ancora come la cura migliore per ritornare alla salute.

  7. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 16:22

    Sì, sono d’accordo. Così è per la classe politica al potere. La Napoleoni e Fumagalli stesso hanno ben spiegato i meccanismi con cui si potrebbe arrivare a “patteggiare” il debito, congelando i titoli e sottraendoli alla possibilità di scambio, fino a far diminuire di valore i derivati. Ma questo significherebbe qualcosa che nella logica liberista è impossibile: ovvero si tratterebbe di una forma di esproprio, ovvero di ricontrattazione di qualcosa che è già stato contrattato. Sarebbe nei fatti qualcosa che non sta nel concetto stesso dello stato di diritto. Ma sarebbe qualcosa che invece sta nell’azione di una politica che vuol riprendersi il posto egemonizzato dall’economia. Per far questo ci vuole una classe politica – non solo in Italia, ma in generale nei pigs – che avesse la volontà e la forza di farlo (che prima di tutto, dunque, capisse che è possibile farlo): ma adesso che la classe politica è diventata agente diretto della finanza, come diamine si fa?

  8. helena il 11 novembre 2011 alle 16:33

    Scusate se insisto a ritenere un rischio due reazioni opposte e in qualche modo speculari. Che sono, semplificando, queste: “pfiuuuh, finalmente si siamo levati Berlusconi dalle palle! (e tutto quel che verrà non può che essere meglio).” “Orrore, siamo finiti direttamente sotto la sovranità di Goldman-Sachs (che ci farà vedere i sorci verdi neolib come mai prima)”.
    Non sono certa che Monti sarà un peggior maccellaio di Tremonti, ma non è questo il punto. Il punto è che i predatori della finanza aggrediscono la bestia azzoppata, e che l’Italia (dopo la Grecia) sia apparsa tale, non dipende come tu stesso scrivi né dal debito, né dallo stato complessivo della nostra economia.
    Certo, il punto per loro è che l’Italia non abbia realizzato i diktat liberisti. Ma guarda caso in Europa l’economie più sane sono quelle MENO liberiste. Qui abbiamo avuto il peggio della deregulation più il peggio del feudalesimo politico-corporativo. Non dimentichiamolo e non dimentichiamo i responsabili.

  9. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 16:36

    Sì, ma infatti il giudizio politico sul berlusconismo non è mica revocato. E’ che, come dice Casini, si tratta di guardare avanti :) E l’impressione è che la finanza abbia giudicato incapace questa casta politica feudale di eseguire i diktat della Bce. Poi, certo, ancora tutto non è compiuto.

  10. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 16:54

    A proposito, qualche mese fa Monti ha detto: “”In Italia, data la maggiore influenza avuta dalla cultura marxista e la quasi assenza di una cultura liberale, si è protratta più a lungo, in una parte dell’ opinione pubblica e della classe dirigente, la priorità data alla rivendicazione ideale, su basi di istanze etiche, rispetto alla rivendicazione pragmatica, fondata su ciò che può essere ottenuto, anche con durezza ma in modo sostenibile, cioè nel vincolo della competitività.
    Questo arcaico stile di rivendicazione, che finisce spesso per fare il danno degli interessi tutelati, è un grosso ostacolo alle riforme. Ma può venire superato. L’abbiamo visto di recente con le due importanti riforme dovute a Mariastella Gelmini e a Sergio Marchionne. Grazie alla loro determinazione, verrà un po’ ridotto l’handicap dell’Italia nel formare studenti, nel fare ricerca, nel fabbricare automobili.”
    Mi pare significativo, no?

  11. andrea inglese il 11 novembre 2011 alle 16:56

    a marco:

    “Per far questo ci vuole una classe politica – non solo in Italia, ma in generale nei pigs – che avesse la volontà e la forza di farlo (che prima di tutto, dunque, capisse che è possibile farlo)”.
    Dove trarre la forza, che legittimi un’azione politica rischiosa contro forze economiche giganti? La forza la sinistra potrebbe trarla semplicemente dal 99% – forse appena meno. La potrebbe trarre dalla classe media più in pericolo (ed è ormai una vasta fetta) e dai ceti popolari, ossia da una maggioranza della popolazione che: 1) alla fine non ha guadagnato dalle promesse liberiste, ma 2) sta palesemente e rapidissimamente perdendo. La pistola fumante del neolibersimo USA e versione monetarista Europea è ancora davanti agli occhi di tutti, dal 2008 fino ad oggi, giorno dopo giorno.
    Com’è possibile che di fronte a un così conclamato fallimento del liberismo, la sinistra istituzionale non se ne sappia avvantaggiare per andare al governo e, non dico fare la rivoluzione, ma invertire decisamente la rotta, realizzando ciò che in passato, in Europa, è riuscita spesso a fare: una redistribuzione delle ricchezze dai privati allo stato, dai più ricchi ai meno ricchi?
    L’assurdità odierna è quella di una sinistra europea e mondiale che gioca in dodici contro un neoliberismo che gioca in undici, con il portiere squalificato. E nello stesso tempo, la palla continua ad essere nella metà campo dell’avversario. E attenzione: le sinistre istituzionali europee non hanno percentuali da 4% e nemmeno da 9%.
    Questo enorme vuoto non mi sembra foriero di buone prospettive neppure se ci si mette nell’ottica più movimentista. Anche le rivoluzioni guadagnano qualcosa quando c’è almeno una prospettiva politica in piedi, che permette loro di radicalizzarla. Si capisce, poi, che qui uno si soddisfi sfasciando una vetrina, e possa tornare a casa a dire: bè almeno questo è fatto.

  12. ng il 11 novembre 2011 alle 16:58

    Bell’articolo. Condivisibile.

    Ho un’unica perplessità: perché arriviamo sempre dopo, a babbo morto? Insomma, questo esito era prevedibile, e lo era da tempo; lo stesso nome di Monti circolava fin dalla primavera del 2010. Berlusconi era da tempo considerato – dai “mercati” – un ingombro. Solo che in Italia ci preoccupavamo più di Berlusconi che non dei reali processi economici, incolpandolo di ogni malefatta. E così, adesso, siamo quasi senza voce.

    Un risvolto positivo c’è: il – probabile – governo Monti strappa la maschera al PD, mostrandone il vero volto: il partito della Bce.

    Interessante anche l’arrampiccarsi sugli specchi di Vendola, certamente spiazzato dalle scelte del PD (e direi anche messo all’angolo).

    @ Andrea
    Le riforme le fa il Parlamento. A parte un’esigua minoranza (molto esigua!), nessuno è interessato al tipo di riforme che auspichi. Tutt’altro. E tutti – o quasi – i parlamentari odierni condividono lo spririto della Lettera della Bce; e infatti queste saranno le riforme: privatizzazioni, revisione del sistema di contrattazione, libertà di licenziare, pensioni, riduzione della spesa sociale.

    Le elezioni, pur nell’ambiguità degli schieramenti, avrebbero, con molta probabilità, fatto entrare il Parlamento un numero di “riformisti” superiore a quello attuale. E se una delle intenzioni segrete del Governo Monti fosse proprio quella di evitare uno spostamento “a sinistra” del Parlamento? Sel di Vendola veniva accreditata al 6-7%, un altro 3% avrebbero preso i “comunisti” (Fed. Sin.), e siamo, solo così, ad un significativo 10% di parlamentari “riformisti” … Meglio non rischiare.

    Insomma, ci resta solo la lotta.

    NeGa

  13. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:04

    Quale sarebbe la novita’? Sono nato trent’anni fa gia’ sotto la dittatura invisibile dei poteri forti a mantenere forme esteriori di governo democratico. Cosa stiamo denunciando dunque oggi e fuori tempo massimo, e solo perche’ ci hanno dato i social network?

    Fuori dai coglioni Berlusconi, ma anche Bossi, Tremonti e tutto quel ciarpame padano a gestione feudale. Qualcosa di buono ne uscira’.

  14. domenico il 11 novembre 2011 alle 17:04

    intanto io c’ho giusto quattro soldi in banca, ma davvero giusto quattro, e la prospettiva ( dicono remota…)che si passano letteralmente squagliare, come neve al sole, mi farebbe rodere il culo, e di molto…
    sul resto, e fuori dagli egoismi (ma difendere il proprio piccolo risparmio non so è ascrivible alla categoria egoismo)sento davvero un senso di indefinibile spaesamento.
    non bisogna però rinunciare alla speranza e all’idea che dopo l’addio del peggior presidente del consiglio della storia repubblicana nuovi , e indispensabuli, orizzonti poltici-culturali debbano aprirsi.

  15. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:06

    @ Marco Rovelli

    Il dramma in Italia resta che e’ mancata una cultura socialista di stampo europeo. La cultura marxista ha fatto numerosi danni, anche sociali.

  16. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:10

    @ng

    Ma poi, scusa, Prodi e D’Alema da sempre stanno con la Bce. Cosa c’era da smascherare? Boh!

  17. georgia il 11 novembre 2011 alle 17:10

    beh certo che berlusconi sarebbe stato meglio se ce ne liberavamo da soli e già da parecchio tempo, ma vista l’incapacità cronica degli italiani di fare alleanze in difesa della democrazia, e visto che in italia cadono solo i governi di centrosinistra, non c’è che da essere contenti che berlusconi sia stato fatto fuori in un modo o nell’altro. In fondo con mussolini ci andò molto peggio, ci volle una terribile guerra da cui non ci siamo ancora ripresi.
    L’italia è un po’, che è sottoattacco e non per caso, visto che, non a caso, hanno scelto una nazione priva di governo e con dei tragici pagliacci sugli scranni.
    Io vedo nero ma, non al punto da pensare che fosse meglio tenersi berlusconi.
    Forse ha ragione Benigni, dovremmo fare in modo di farci restituire dall’inghilterra i 900.000 fiorini d’oro prestati dalla banca de Bardi (+ 500.000 dei Peruzzi) che mai ci hanno restituito. Anche allora scaricarono i loro debiti di guerra sugli “stati” più deboli. In fondo se l’inghilterra oggi è una nazione forte e l’italia no lo deve anche a quel prestito mai restituito ;-)
    Come allora, durante la guerra dei cento anni, oggi fanno pagare ai cittadini senza governo, o con governanti assai coglioni, le spese della guerra, quella in iraq voluta dai neocon.
    Il neocon più coglione naturalmente lo avevamo noi ;-)

  18. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 17:21

    Infatti, Andrea e ng, occorre far sì che il movimento si diffonda, e diffonda l’idea che “un altro mondo è possibile”. In questo momento, come dici tu Andrea, nella casta politica manca la possibilità di immaginare una via d’uscita diversa. Nel sociale questa vis imaginativa cresce sempre di più: si tratta dunque di far movimento per costringere/cambiare la classe politica.

  19. ng il 11 novembre 2011 alle 17:21

    @Ama
    sei un mito! La “cultura socialista di stampo europeo” la evocava Craxi!

    Certo che Prodi e D’Alema da sempre stanno con la Bce! E infatti non li ho mai votati! Quando dico che mostreranno la loro vera faccia, intendo che lo faranno per molti dei loro elettori che sono ancora, e sinceramente, di sinistra. Ora, o Monti ci smentirà clamorosamente, non mettendo mano alle pensioni, ai contratti, ai licenziamenti, etc., o ci troveremo di fronte una situazione inequivocabile: quelle riforme passeranno col sostegno attivo del PD. E allora emergeranno interessanti contraddizioni.

    A differenza di altri, io non gioisco per il MODO con cui ci siamo tolti di mezzo Berlusconi. Questo è un tipico esempio di “golpe bianco” o, se preferite, di “sovversisismo delle classi dirigenti”. Come posso essere contento?

    NeGa

  20. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:23

    @georgia

    Certo, non e’ colpa degli speculatori della globalizzazione delle multinazionali se la democrazia italiana era instabile e senza governo da anni.

  21. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:26

    @ng

    Cultura socialista evocata da molti per troppi anni. Le conseguenze della sua assenza sono sotto gli occhi di tutti.

    TeSSoro, mi pare che abbiano aspettato tanto ma tanto tanto tempo prima di fare il golpe, no? La colpa di chi sarebbe?

  22. dm il 11 novembre 2011 alle 17:27

    Monti Monti Monti

    Ecco l’ennesimo miracolaio.
    Pare che possa far mari e monti
    Monti, col nome che rima TRE MONTI
    (miracolaio fa rima con: guaio)

    e c’è chi dice andrà a far conti
    dov’era prima Tremonti; e che, gaio,
    rimetterà in riga il puttanaio.
    Io sono invece uno di quei tonti

    che se ricorro ad un macellaio
    (sociale) lo vorrei, in fin dei conti,
    scegliere nelle urne. Poi l’acciaio

    taglia e non serve dire: «Ma che tonti,
    meglio sarebbe stato un macellaio
    dei nostri, di fiducia… Ahiai Monti.»

  23. AMA il 11 novembre 2011 alle 17:37

    – Io prenderei una pizza Draghi e Monti, e tu?

    Ma adesso me ne vado. Non vorrei a gratis far Montare i commenti a quota 100 come di solito contribuisco a fare nei post di Buffoni e non.

  24. lorenzo galbiati il 11 novembre 2011 alle 17:38

    E’ un articolo molto utile perché con una sintesi estrema traccia un vasto quadro in modo molto rifinito.
    Personalmente non so se ho capito tutto, specialmente tutte le implicazioni economiche che sono sottintese, ma ribadisco che è molto utile leggere questo articolo.
    Utile per la comprensione, perché pare che a livello pratico la via parlamentare conti poco o nulla.
    Pare che ci si debba affidare alla società civile. Ma non saranno certe le manifestazioni a poterci dare una speranza. E qui torno al discorso che ho avuto con NeGa su violenza/nonviolenza. I comportamenti antisistema si attuano in modo nonviolento. La prima cosa da chiederci, per esempio, è: esiste una alternativa alle banche?

    Circa la Goldman Sachs, riporto questo:

    Si registrano poi strane coincidenze. Hillary Clinton ed il suo clan da quale banca dipendono? Ritorna un nome familiare: Goldman Sachs. La superbanca multinazionale aveva già finanziato nel 1992 la vittoriosa campagna elettorale presidenziale di Bill Clinton; ed in effetti Robert Rubin, dirigente di Goldman Sachs, era poi diventato ministro del Tesoro dell’amministrazione Clinton.[7]
    Il legame tra il clan dei Clinton e Goldman Sachs è stato consacrato anche da un matrimonio dinastico. Una figlia dei Clinton, Chelsea, ha infatti sposato un altro dirigente di Goldman Sachs, il pregiudicato per frode bancaria Marc Mezvinsky. [8]
    Si potrebbe pensare che Bill Clinton, per farsi bello e darsi le arie di politico incorruttibile, abbia preso le distanze da Goldman Sachs, magari additandone pretestuosamente le magagne. Invece no. Retto ed integerrimo com’è, Bill Clinton, ha preso pubblicamente le difese di Goldman Sachs a proposito delle inchieste che l’hanno coinvolta, dichiarandosi scettico circa le accuse che hanno colpito la superbanca.[9]
    Anche Hillary Clinton non ha voluto far torto al genero soltanto per darsi delle arie di essere immune dal nepotismo; ed infatti il Dipartimento di Stato, diretto da Hillary, ha coinvolto Goldman Sachs in un super-progetto internazionale, sotto l’egida della NATO, per far scuola di business a donne imprenditrici in Afghanistan e Pakistan. Insomma, una pioggia di denaro pubblico per Goldman Sachs, su iniziativa della Clinton. La notizia si trova sul sito di Goldman Sachs.[10]
    Si può essere certi che i Clinton hanno la coscienza così pulita, che il timore di incappare in un sospetto di conflitto di interessi non li dissuaderà affatto dall’andare incontro alle legittime aspettative di Goldman Sachs, anche per ciò che riguarda la questione dell’ulteriore spartizione delle risorse finanziarie ed auree della Libia.

    Tratto da: Libia: la pista Clinton-Goldman Sachs | Informare per Resistere http://informarexresistere.fr/2011/10/29/libia-la-pista-clinton-goldman-sachs/#ixzz1dPoFEt17
    – Nel tempo dell’inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!

  25. georgia il 11 novembre 2011 alle 17:46

    ng una mia amica tedesca mi ha chiesto come mai pensiamo che persone che da anni vanno in pensione a 67 (come accade in germania ma non solo) dovrebbero pagare per paesi dove la gente va in pensione parecchio prima (per non parlare delle famigerate pensioni babi che ancora esistono ed esisteranno per anni). Io non ho saputo cosa risponderle, che dici ci trasferiamo in germania a fare la rivoluzione? Ora pretendere che un intero paese (compreso chi ormai in pensione non ci andrà mai) si debba tenere berlusconi, mi sembra veramente troppo. Io naturalmente sono perchè le pensioni non vengano toccate (ma io penso che le pensioni non le tocheranno, ma faranno di peggio) ma non certo al prezzo di doverci tenerci tutti quei contenitori di immondizia.
    Sinceramente più che le pensioni spero non tocchino lo statuto dei lavoratori e l’articolo 18, quella è una conquista che (anche se ogi non è mesaa in atto che in pochissimi casi) una volta persa NON verrà mai più riconquistata.

  26. andrea inglese il 11 novembre 2011 alle 17:48

    a marco
    “Nel sociale questa vis imaginativa cresce sempre di più: si tratta dunque di far movimento per costringere/cambiare la classe politica.”
    Sono assolutamente d’accordo. Ma auguriamoci che la parte che ci rappresenta della classe politica non ci metta dieci anni ogni volta a considerare come sensatissime (sempre esempio Tobin Tax) proposte che fatte dal movimento venivano considerate astruse e irrealizzabili.

    a ng
    Il fatto che il PD sia il partito Bce è un’assurdità e un errore. 1) Esiste già il partito della Bce, vasto e multiforme su tutto lo scacchiere della destra, escluse le destre estreme. 2) Con quella politica il PD va dritto al suicidio. Non c’è quindi una “logica” globale nelle scelte delle sinistre istituzionali. Nè realismo politico nè calcolo elettorale gretto, che non sia una sorta di fantomatica “tenuta”.

  27. francesco pecoraro il 11 novembre 2011 alle 17:50

    quoto helena

  28. Antonio Coda il 11 novembre 2011 alle 17:59

    Un articolo che fa controinformazione e che non precipita subito nella tentazione delle paranoie complottistiche mondiali.

    Bello e utile.

    Una domanda: avete da consigliare dei titoli di libri non massimamente speicalistici, quindi tanto divulgativi quanto accurati e affidabili, per riuscirsi a fare una idea di massima della situazione di concentrane economico-politica di sti benedetti poteri-forti senza nome né indirizzo?, critici il più possibile e propagandistici non più del minimo indispensabile e dell’umanamente possibile?

    Grazie davvero.

    Un saluto!,
    Coda

  29. ng il 11 novembre 2011 alle 18:22

    @ Andrea
    insisti nel considerare il PD un partito di sinistra. Io non lo considero tale. Ma forse diamo alla parola *sinistra* un senso diverso. In ogni caso, qual è la politica economica del PD? No, Andrea, non è così diversa da quella della Bce (ti ricordo che Bersani accusò Tremonti di avere copiato le sue ricette economiche dal programma del PD!).

    Proprio perché non lo considero un partito di sinistra, non credo affatto che il PD, come scrivi tu, stia andando “al suicidio”; credo anzi che ci sia, al suo interno, una tensione molto forte per una alleanza strutturale con l’Udc (e non con Vendola o Di Pietro, ad esempio). Il sostegno all’eventuale governo Monti rafforzerebbe questa tensione. E renderebbe il PD il partito più affidabile per il grande capitale e la grande finanza.

    Vedremo …

    NeGa

  30. lorenzo galbiati il 11 novembre 2011 alle 19:10

    Cosa fare?

    Presentando il suo rapporto sulla crisi finanziaria, l’eurodeputata socialista Pervenche Berès ha destato scalpore chiedendo agli stati membri di boicottare la banca d’affari Goldman Sachs. Ma l’eurodeputata non si fa troppe illusioni: “La proposta non sarà accettata, ma è comunque un modo per mettere in evidenza il problema del doppio potere di queste banche”.

  31. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 19:39

    Caro Antonio, io non sono uno specialista. Ma tra i libri che ho letto ce n’è uno che secondo me risponde perfettamente a ciò che chiedi, ed è Finanzcapitalismo di Luciano Gallino.

  32. Dinamo Seligneri il 11 novembre 2011 alle 21:10

    Rovelli, io dico, questi sono i temi oggigiorno cari alla vulgata destrorsa, ma mica dei ridanciani; della destra ferina…
    sia detto così, AN passant…
    casa dolce casa, si dice… però bisogna vedere di QUALE casa parliamo… perché ci son case che raccontano ste storie e tanto dolci non sono…

    Bisogna anche tener conto, in secundis, che senza “i poteri forti”, democraticamente cioè, Berlusconi non lo asportavamo manco riscoperchiando la brecciarella di Porta Pia. L’Italia deve ringraziare sempre i “poteri forti” sennò manco l’Italia facevamo noi, coi nostri cervelli di carta (stampata).

    Poi, visto che ci siamo, se vi va, andate a pagina 94 de Le parrocchie di Regalpietra di Leonardo Sciascia, edizione Adelphi, un libro che risale addirittura al 1967:

    “Pare che a Regalpietra il regime commissariale sia il solo capace di risolvere quei problemi che nel Consiglio comunale si risolvono con la concorde volontà di almeno sedici persone; difficile a Regalpietra mettere sedici persone d’accordo, a meno che non si tratti di operare in danno di qualcuno, preferibilmente in segreto. Perciò un Consiglio comunale democraticamente eletto mai si troverà in condizioni di serenità, meglio il commissariato prefettizio, anche se è un commissario fantasma e tutto è nelle mani del segretario della Dc, il Commissario decide in un giorno cose che per anni il Consiglio trascina- così la pensano molti a Regalpietra; il Consiglio comunale è divertente, ma solo col Commissario qualcosa di buono si ottiene”.

  33. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 21:51

    Giusto per dire, capita che si creino curiosi corto circuiti. Che non hanno alcun significato. Se a voi basta, piuttosto che scendere nei contenuti – contentatevene pure. A vostro maggior rallegramento vi faremo pure il braccio teso.

  34. arduino il 11 novembre 2011 alle 21:59

    La citazione “Berlusconi va ringraziato, nel ’94 ci salvò dalla sinistra di Occhetto e avviò la rivoluzione liberale in Italia” è esplosa da un giorno sulla rete, in qualche caso con un riferimento al fatto che Monti avrebbe espresso questa opinione a Otto e mezzo, ma nessuno sa indicare con maggior precisione quando questa affermazione sarebbe stata fatta. A me da molto l’idea di una delle tante invenzioni di internet, cioè una di quelle affermazioni di cui è impossibile verificare l’autenticità.

    Comunque, entrando nel merito dell’affermazione, mi suona strano che Monti si sia espresso in questi termni, visto che di liberale nell’operato politico di Berlusconi non si è visto nulla, anzi ha sempre fatto gli interessi suoi e di qualche corporazione. Insomma una frase del genere al più potrebbe sputarla fuori un Brunetta.

    Non credo poi che alle oscure potenze finanziarie interessi che l’Italia diventi liberista, a loro interessa fare il grano e dopo il quasi tracollo della Grecia, le nazioni europee più esposte dal punto di vista del debito pubblico sono diventate un facile bersaglio per chi gioca con i credit default swaps. La Spagna, avendo un governo appena serio, è riuscita a prendere le sue contromisure e a metteris, almeno al momento, al riparo, mentre l’Italia, che dal punto di vista di diversi fondamentali economici pare messa meno peggio della Spagna (così dicono i pretesi esperti) ha subito l’effeto di un governo che ha dato ripetute prove di inaffidabilità e di gioco al rinvio. E così la tempesta ha puntato su Roma invece che Madrid.

    Comunque la speculazione se ne sbatte abbastanza delle forme politiche e economiche, ad esempio guadagna giocando al rialzo su una economia in crescita come quella del Brasile, che cresce grazie a una maggiore democrazia e all’uscita dalla povertà

  35. Antonio Coda il 11 novembre 2011 alle 22:04

    Grazie Marco, ho dato una occhiata da quarta di copertina al volume dell’Einaudi e promette quel che quasi ho paura che mantenga.

    Ti ringrazio.

    E quanto alle analisi convergenti, alla fin fine anche Stalin e Churchill si fecero bene o male la stessa opinione sul nazismo, ma ciò non ha mai cambiato che uno fosse Stalin e l’altro fosse Churchill.

    Un saluto!,
    Antonio Coda

  36. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 22:06

    Arduino, anche se quella frase non fosse autentica, lo è l’intervista in cui apprezza Gelmini e Marchionne. Ed è pure peggio.

  37. Michele il 11 novembre 2011 alle 23:24

    In un film d’azione avrebbero detto: “E’ un lavoro sporco… ma qualcuno dovrà farlo!” Monti è la cura omeopatica della politica italiana: utilizzare un esponente del sistema capitalistico per curare la crisi.
    Il problema ora è cercare di non far utilizzare a Berlusconi la spinta derivante dal governo Monti per riprendere forza. Mi spiego meglio: anche se si tratta di un governo tecnico, quelli della maggioranza cercheranno di fagocitare Monti e le sue decisioni come conseguenze finali del lavoro fatto in questi tre anni… Mentre sappiamo che in questi anni non è stato fatto nulla altrimenti non servirebbe un governo tecnico.
    Berlusconi è out! Ma cerchiamo di non abbassare la guardia: il BERLUSCONISMO è ancora vivo e vegeto… Venendo a mancare il fattore addensante – ovvero Berlusconi – sarà più difficile distinguere gli agenti del berlusconismo. Il problema non era solo Berlusconi: la diluizione di un sistema rende il sistema stesso molto più forte. L’antiberlusconismo è una tecnica di difesa che non s’improvvisa ma va perfezionata negli anni.
    Ho cercato di spiegare cos’è l’antiberlusconismo in un mio post:
    http://michelenigro.wordpress.com/2011/06/18/che-cose-lantiberlusconismo/

  38. marco rovelli il 11 novembre 2011 alle 23:47

    Larry Massino, le dissi tempo fa che non l’avrei più gradita nei miei post futuri dato il suo atteggiamento insultante.
    Lei peraltro aveva promesso di non farsi più vedere da queste parti.
    Poiché lei non mantiene le promesse, le mantengo io.

  39. georgia il 12 novembre 2011 alle 00:04

    Arduino, anche se quella frase non fosse autentica,

    Come, anche se non fosse autentica?
    NON è autentica???!!!!???
    Ma siete tutti impazziti?
    Tu ce l’hai fornita, in un post serio, in un blog serio, COME UTENTICA
    Da dove l’hai presa?
    Mica l’avrai presa così al volo senza controllare da dove venga, vero?

  40. marco rovelli il 12 novembre 2011 alle 00:22

    Georgia, il tuo atteggiamento da maestrina dalla penna rossa che guarda il dito invece della luna è sempre un must di questo sito. La frase l’ho letta da Giulio Cavalli, che la riportava in esergo a un suo post, e Giulio Cavalli non è un ragazzino. Non potendo andare a controllare tutte le puntate di Otto e mezzo di questi anni, capirai, l’ho citata fidandomi nell'”informatore”, ed essendo del tutto congruente con altre sue verificate informazioni (se glorifica Gelmini e Marchionne, va da sé che auspica una rivoluzione liberale così come Berlusconi prometteva nel 94).
    La prossima volta fai pure la maestrina, ma evita almeno tutte queste interpunzioni, fanno assai adolescente petulante.

  41. arduino il 12 novembre 2011 alle 00:43

    Ho chiesto a Cavalli se mi può dare qualche indicazione circa l’origine della per me presunta dichiarazione di Monti, attendo fiducioso una risposta

    http://www.giuliocavalli.net/2011/11/10/se-la-speranza-non-va-dai-monti/

    @marco rovelli
    Credo che georgia abbia ragione, è sempre bene verificare le affermazioni pescate in quel coacervo di vero, di falso, di ambiguo che è internet. E’ facile accettare in modo acritico le affermazioni che confermano le nostre opinioni, ma proprio per il rispetto che dobbiamo alle opinioni e alle convinzioni che facciamo nostre, non dobbiamo esimerci dal verificarle con scrupolo. A una convinzione uno apre le porte del proprio cuore e della propria testa, quindi deve essere molto rigoroso nel decidere cosa sia degno di entrare

  42. marco rovelli il 12 novembre 2011 alle 00:49

    Hai ragione Arduino, le fonti vanno verificate (peraltro ho una formazione da storico, dunque so di cosa si sta parlando). Ma ovviamente non si può verificare tutto. E’ materialmente impossibile. Anche nella gerarchia delle fonti storiche gli informatori sono considerati più o meno affidabili e in base a questo considerate fonti più o meno attendibili. Tanto più se poi ciò che si riporta non è un hapax, ma qualcosa che comunque sta dentro un discorso, che non aggiunge sostanzialmente nulla di nuovo (come in questo caso: non a caso ti dicevo che l’apprezzamento – che in questo caso avevo verificato – di Gelmini e Marchionne consiste perfettamente con l’apprezzamento della rivoluzione liberale della frase in oggetto)

  43. marco rovelli il 12 novembre 2011 alle 01:01

    Pier Paolo Farina – che data la contiguità probabilmente è la fonte di Cavalli – scriveva: “un signore che ancora qualche mese fa prescriveva cure neo-liberiste fondate sull’infallibilità dei mercati. E quando diceva questo, aggiungeva che “Berlusconi va ringraziato, perché nel ’94 ci ha salvato dalla Sinistra di Occhetto aprendo alla rivoluzione liberale.“ Questo lo diceva ad Otto e Mezzo, registrazioni del programma alla mano.”
    Farina, che è credibile, afferma di aver visto la trasmissione. E’ sufficiente o dobbiamo farci spedire la cassetta?

  44. Diego Paltrinieri il 12 novembre 2011 alle 02:14

    Sui poteri forti, economico-finanziari si e’ detto. Aggiungo solo due esempi emblematici di come il potere forte privato determini le grandi politiche degli Stati nazionali indipendenti (!) : la Banca d’Italia e’ una banca di diritto pubblico, ma in mano ai privati per il 94,33% ( principali azionisti sono Intesa-San Paolo – 30,3% – e Unicredit – 22,1% – , mentre il restante 5,67 e’ pubblico e trattasi di INPS ed INAIL ). La Federal Reserve americana e’ pure una banca privata i cui maggiori azionisti sono le famiglie Rothschild, Morgan, Lazard, Goldman, ecc..
    E allora concentriamoci sul totalitarismo dell’era presente, cercando appunto di diffondere il movimento e Marco dice : “Nel sociale questa vis immaginativa cresce sempre di piu’ : si tratta dunque di far movimento per costringere/cambiare la classe politica”. E Andrea giustamente si chiede “dove trarre la forza che legittimi una azione politica rischiosa contro forze economiche giganti?”. Ribadisco la mia convinzione negativa sul mondo politico attuale: non e’ più rappresentativo di nulla. Il popolo nelle democrazie odierne elegge, con le migliori leggi elettorali, suoi rappresentanti che non sono pero’ quelli che possono realmente prendere le decisioni che contano.
    Questa classe politica, non solo italiana, non e’ piu’ il luogo delle decisioni, perché essa e’ al servizio dei poteri forti economici e finanziari, che a loro volta guardano alla Tecnica come unico riferimento di crescita ( vedere E. Severino: “La tendenza fondamentale del nostro tempo” ).

    Per iniziare a rispondere alla domanda su “dove trarre la forza..”, credo che bisognerebbe riflettere sul fatto che oggi la sfida nella societa’ si e’ spostata su di un livello profondo : il malessere e la difficoltà nel gestire questo mondo tecnicizzato ed econimicizzato ( in cui la tecnica da “mezzo” sta diventando “fine” ), non trovano ancora i paradigmi concettuali per delineare un nuovo equilibrio. Questa fase di transizione e’ quindi cruciale per definire i nuovi orizzonti dell’uomo planetario, come lo definiva Padre Balducci.

    E allora faccio una proposta, prendendo spunto da un articolo di Jacques Attali su Internazionale del 28 ottobre scorso. A proposito della crisi economico-finanziaria, Attali parla della necessita’ di artivare un bilancio federale europeo, che pero’ deve bilanciarsi con un federalismo sociale per estendere le conquiste del welfare.
    E qui richiama la necessita’ che il popolo europeo diventi protagonista al di la’ della rappresentanza politica delegata nel voto. Dice Attali che le genti possono essere coinvolte direttamente usando l’art. 11 del Trattato di Lisbona che recita : ” I cittadini dell’Unione, in numero di almeno 1 milione, che abbiano la cittadinanza di un numero significativo di stati membri, possono invitare la Commissione Europea a presentare una proposta appropriata su materie che l’Unione dovrebbe regolare ai fini della attuazione dei Trattati”.
    Politicamente sarebbe un precedente sconvolgente, per quanto previsto ( ma mai attuato ) e questo mi fa riflettere sul fatto che esistono sicuramente molti strumenti giuridici previsti dai vari trattati e carte dei diritti che forse bisognerebbe semplicemente conoscere ed arrivare.
    E allora che ci vuole in fondo? Non siamo in grado di organizzarci partendo su alcuni temi centrali che toccano i diritti sociali ed economici primari e modificare l’agenda dei lavori al Parlamento Europeo? Attali fa un esempio nell’articolo dove un milione almeno di cittadini europei potrebbero chiedere una riforma per allineare in modo progressivo i diritti sociali dei cittadini dell’Unione, sul diritto dei paesi in cui le protezioni sono piu’ favorevoli ai lavoratori. Creare quindi dalla rete un movimento europeo che, come dice Attali, se e’ in grado di modificare i bilanci, impone in un qualche modo delle nuove priorita’ ai mercati.

    Questa strada puo’ ricondurre la politica nei luoghi delle decisioni da dove e’ stata estromessa.
    Dipende da noi, come tutte le cose che facciamo ( o non facciamo ).

    E’ una strada. Gli strumenti ci sono gia’; bisogna utilizzarli. Servono esperti di varia natura, si puo’ creare un comitato di esperti internazionale che supporti questo movimento per gli aspetti giuridici e procedurali.

  45. […] per il culo. In proposito vi suggerisco di leggere l’ottimo pezzo di Marco Rovelli su Nazione Indiana, e la discussione che ne segue. Gli Appunti vi salutano con una canzone. La lotta è ancora […]

  46. ng il 12 novembre 2011 alle 10:04

    Posso dire che trovo ridicolo l’accanimento su quella frase? Monti, il probabile futuro Presidente del Consiglio, (il probabile ma non ancora certo), è o non è il rappresentante del peggior pensiero neoliberale? Questa è la domanda da porsi. E la risposta, francamente, non è difficile da trovare. Basta leggere il suo curriculum. Monti è un tecnocrate. Ed è la massima espressione possibile d’un esecutivo *di classe* (meditate sul plauso di Confindustria, della Lagarde, direttrice del Fmi, etc.). Con l’operazione-Monti, il Parlamento è stato bypassato, esautorato delle sue funzioni. Il Presidente della Repubblica, il vero artefice di questa operazione, è corso allora ai ripari, conferendo a Monti il riconoscimento politico; non è di secondaria importanza la sua promozione *preventiva* a senatore a vita. Possibile che non riusciate a vedere, dietro questa operazione, uno schiaffo alla democrazia? Oggi serve – per gestire le contraddizioni della crisi (le contraddizioni, non la crisi; quella è sistemica) – uno stato forte. Chi può farlo meglio di un tecnocrate? La morte politica di Berlusconi era nell’aria da tempo; ci voleva l’occasione – creata artificiosamente dai “mercati”. Gioire per la “sconfitta” di Berlusconi senza tenere conto del contesto e delle forze che l’hanno determinata è politicamente idiota. Così com’è idiota – politicamente idiota – sottovalutare il fatto che venga chiamato a risolvere l’emergenza della crisi uno dei principali responsabili della crisi stessa!

    NeGa

  47. georgia il 12 novembre 2011 alle 10:35

    Posso dire che trovo ridicolo l’accanimento su quella frase?

    non ne dubitavo :-)
    per te ho notato che marx, sorel, monti, farina e il contiguo cavalli, come direbbe hegel (o bergson o eraclito o, a scelta, chi ti pare), sono la stssa identica gelatinosa sintesi che scorre indifferente nel blobboso tempo indistinto;-)

    P.S
    Se la frase è davvero di monti dovrebbe trovarsi in una puntata di otto e mezzo della fine ottobre inizio novembre del 2010. Però mi piacerebbe sentirla nel contesto (perchè il contesto conta di più di una frase estrapolata alla io boja) mi piacerebbe sentire poi se è marcata ironicamente o tragicamente, se è seria o sarcastica, se la frase è riferita alle sue personali opinioni oppure al sentire della gggente che allora votò berlusconi e poi sarei curiosa di sapere se è esatta, perchè siccome è virgolettata dovrebbe, per correttezza, essere identica, ma ….vassape visto che è stata colta al volo dal contiguo cavalli che è contiguo di farina e via dis-correndo senza tempo.

  48. maria il 12 novembre 2011 alle 10:45

    La frase io l’ho sentita, era un’intervista, ma non saprei dire quale, pensavo a Lucia Annunziata ma più ad Otto e mezzo. Ma ripeto non ricordo.

    In ogni modo il pensiero politico ed economico del padre della patria, così lo ha definito, senza pudore, Eugenio Scalfari a otto mezzo, non è stato per nulla forzato dall’articolo di Marco Rovelli e poi , non basta il suo giudizio su Marchionne e Gelmini a connotarlo in modo inequivocabile?

  49. arduino il 12 novembre 2011 alle 10:48

    Sono pistino, ho chiesto lumi sulla dichiarazione di Monti anche alla 7. Attendo speranzoso una risposta.

  50. arduino il 12 novembre 2011 alle 11:19

    Vorrei dire la mia circa lo schiaffo alla democrazia insito nella nomina di Monti, che avrebbe reso la politica schiava dei mercati.

    Orbene accade che la politica talvolta (purtroppo sempre di meno) guida il gioco e ne definisce le condizioni, oppure (sempre più spesso) è la politica a dover reagire a condizioni, spesso pesanti e onerose, poste da altri. Nel caso specifico una potentissima entità esterna alla politica, cioè i mercati, sono arrivati alla conclusione che per fare soldi conviene puntare contro i titoli di stato italiani. A questo punto la politica, in tutti i suoi componenti in grado di influenzare la formazione di un governo, dalla presidente della repubblica al più peone dei parlamentari, deve decidere come reagire. Qualcuno ritiene che sia meglio insistere con Berlusconi, c’è chi preferisce le elezioni, c’è chi preferisce delegare parti dei poteri tipicamente in mano ai politici a un personaggio tecnico come Mario Monti. Ripeto che non sono i mercati a scegliere il governo, perché i mercati hanno in mano devastanti meccanismi per fare soldi anche con Berlusconi al governo, come già ho accennato ai mercati stanno bene anche le politiche socialdemocratiche del Brasile, che facendo uscire ampie parti della popolazione dalla povertà, ne fanno potenziali produttori e consumatori di beni, ormai fuori di una pura economia di sussistenza sulla quale non c’è nulla da guadagnare. I mercati si adattano alla situazione e, in base a questa, scegliono la tattica che a loro torna più utile

    A me tornano in mente altri esempi in cui entità esterne posero la politica di fronte alla necessità di scelte radicali, ad esempo il governo di emergenza del 1976, nato dopo il rapimento di Aldo Moro. In quel caso non fu il terrorismo, non furono le BR, Moretti, Gallinari, Faranda a scegliere il governo, fu la politica a decidere che per opporsi a Moretti, Gallinari, Faranda occorresse accantonare al momento la divisione maggioranza-opposizione e creare un governo di emergenza.

    Questo non vuole dire che non occorra cercare di limitare il potere fuori controllo dei mercati, ci ha provato Obama con scarso successo, ora anche i tedeschi vogliono limitare il potere delle agenzie di rating, perché agli stati sovrani non piace subire l’influenza di incontrollabili entità esterne.

    I riferimenti a Trilateral e Bilderberg mi lasciano tanto, ma tanto perplesso, si sa che i potenti associati a queste combriccole si uniscono a discutere, ma non è detto che decidano qualcosa né tanto meno che siano in grado, anche considerando l’eterogeneità degli associati, a tessere politiche globali in grado di concretizzare queste decisioni. Ad esempio mi pare che da sempre gli azionisti di maggioranza di FIAT siano frequentatori fissi delle riunioni di questi club, ma non mi pare che l’attuale crisi economica stia portando grandi vantaggi agli utili e al valore azionario delle aziende in loro possesso. Poi parlando di ipotesi semi-complottotistiche si casca a piedi uniti in una situazione da Comma 22, un complotto serio è così segreto da non poter essere disvelato, ma se non lo si disvela, come si può credere nell’esistenza di un complotto?

  51. georgia il 12 novembre 2011 alle 11:47

    bene, :-( è venuto tutto linkato confusamente
    i due link erano
    otto e mezzo dell’ottobre 2011
    http://www.la7.tv/richplayer/index.html?assetid=50236586

    e il post di farina
    http://www.enricoberlinguer.it/qualcosadisinistra/?p=5891

  52. marco rovelli il 12 novembre 2011 alle 12:12

    Arduino, il mio pensiero non va assolutamente in direzione di complottismi e paranoie varie. Rifuggo sempre da ogni forma di complottismo. Il corpo dell’articolo tende piuttosto a rilevare l’impersonalità dei meccanismi del dominio finanziario. Quelli della DB (seguiti a ruota da GS) non lo fanno perché sono cattivi, ma perché sta nella logica di quel dominio, non fanno altro che il loro lavoro così come dev’essere fatto.
    Allo stesso modo, sottolineando l’internità di Monti ai massimi organismi associativi del capitalismo, non intendo sostenere in alcun modo l’esistenza di un piano, ma l’organicità del “tecnico” all’ideologia implicita del sistema e alle sue necessità, come risulta peraltro dalla scansione delle sue dichiarazioni nel corso del tempo.
    Dopodiché: in questa situazione, dirò anch’io, non c’era altra strada se non questa. E non c’era altra strada proprio perché le forze politiche in parlamento – e la responsabilità principale sta in capo al Pd (per inciso, rilevo che stamani ho scritto queste cose sulla mia rubrichetta sull’Unità, chi sa mai che qualche simpatizzante del pd ci pensi su) – quelle forze, dicevo, non sanno immaginare la possibilità – esistente – di uscire dal ricatto della finanza in un altro modo – facendo passare quella possibilità dalla virtualità all’attualità. E dunque certo, se stai dentro la logica del dominio, non puoi far altro che accettare Monti e le logiche di cui è portatore. Il punto è saper immaginare altro, come si diceva prima. E certo, costruire una rete come diceva Diego è indispensabile. Al di là di quell’articolo (la formulazione “si invita la commissione a proporre” è ben poco incisiva), è da praticare soprattutto la strada di una mobilitazione transnazionale, non c’è altra strada.

  53. ng il 12 novembre 2011 alle 12:13

    Facciamo un giochino: Mario Monti non ha mai detto quella frase. E allora?

    Volete segnare una differenza tra Monti e il suo predecessore? Ve la riconosciamo: Monti non è Berlusconi. E allora?

    Domandine pistinine: 1) Monti era politicamente lontano dalla “sinistra” di Occhetto? 2) Monti ha ringraziato Berlusconi per la sua candidatura a Commissario Europeo? 3) Monti è sempre stato un sostenitore della “rivoluzione liberale” di Margaret Thatcher?

    Se scavate nelle fonti, troverete una risposta inequivocabile alle tre risposte: SI. Il senso della frase che tanto vi attira è, per certi versi, o comunque nel suo fondo politico, confermato. Vera o non vera che sia la frase stessa.

    @ Maestrina Georgia
    correggi bene i compiti! Non ho mai citato Farina, non ho mai citato Cavalli né, tanto meno, Monti. Il compito che hai corretto, se guardi bene, riporta un altro nome, non il mio. Andrò dal Preside per chiedere giustizia!

    @ Arduino
    un elemento esterno al Parlamento (i “mercati”, la Bce, il Fmi, etc.) “suggerisce” alcune riforme; quando capisce che il Governo in carica (Berlusconi) non le garantisce, usa i mezzi a sua disposizione per toglierlo di mezzo e imporre un governo “amico”. Puoi dirla come ti pare, ma siamo di fronte a uno di quei casi che Gramsci chiamava “sovversivismo dall’alto”. Certo che è, in certe condizioni, una pratica diffusa; tant’è che lo stesso Gramsci dice che quel sovversivismo è “ricorrente”, caratteristica precipua della politica “borghese” italiana. Prova lo è – lo saranno – le riforme che Monti proporrà al Parlamento.

    Pistino per pistino, da dove trai i tuoi dati sulla Fiat? Da quello che si legge in giro (e dal bilancio ufficiale del Gruppo), parrebbe tutto il contrario (“nei primi nove mesi del 2011 Fiat ha riportato un utile netto in crescita a 1,386 miliardi dai 69 milioni dello stesso periodo del 2010”). Dalla partecipazione alle riunioni di quei “club” la Fiat ne ha guadagnato, tanto per dirne una, la Chrysler, che solo negli ultimi tre mesi ha fatto “raddoppiare i guadagni”.

    NeGa

  54. marco rovelli il 12 novembre 2011 alle 12:18

    [Farina mi ha risposto di averlo sentito con le sue orecchie in una puntata di Otto e Mezzo di maggio in cui Monti era ospite assieme a Paolo Mieli, ma la puntata non è disponibile su la7. Per me la questione è chiusa]

  55. lorenzo galbiati il 12 novembre 2011 alle 12:33

    E’ significativo che chi si accanisce sulla verificabilità delle fonti prese dal web e sposta la discussione dal suo contenuto alla ricerca dei e al pettegolezzo sui presunti autori sia sempre un anonimo, no?

  56. lorenzo galbiati il 12 novembre 2011 alle 12:43

    Quoto Nevio Gambula in tutti i suoi commenti.

    Sottolineo che penso che Napolitano, che considero un pessimo presidente della Repubblica, peggio anche di Ciampi, abbia fatto qualcosa di umiliante per la nostra democrazia nominando senatore a vita Monti un giorno prima di sponsorizzarlo come nuovo presidente del Consiglio. In questo caso, così come sulla guerra alla Libia, ci troviamo di fronte a un presidente della Repubblica che cerca di imporre ai partiti in Parlamento una linea comune, la sua.

  57. arduino il 12 novembre 2011 alle 15:12

    @lorenzo galbiati
    > E’ significativo che chi si accanisce sulla verificabilità delle fonti prese dal web e sposta la discussione dal suo contenuto alla ricerca dei e al pettegolezzo sui presunti autori sia sempre un anonimo, no?

    Qualora fossi io l’oggetto della sua legittima curiosità, ribadisco le mie generalità, già esibite su gentile richiesta qualche tempo fa nel corso di una discussione sul tema della legittimità della risoluzione ONU sulla Libia. Sono tal Mauro Gorrino, abito a Torino, ho alle spalle studi in ingegneria e di mestiere faccio il consulente free lance su questioni informatiche. Altre marginali informazioni sul sottoscritto le regala con minimo sforzo big brother google. Scrivo sotto pseudonimo nelle discussioni su N.I. perché mi viene naturale di farlo, forse per marcare in modo più o meno conscio la differenza tra i molti e apprezzati intellettuali di professione che lo frequentano (mi creda, non c’è alcuna ironia in questa frase) e chi, come il sottoscritto, negli argomenti di cui si tratta ci inciampa solo ogni tanto e di striscio. Se invece non si rivolgeva a me, allora mi scuso per aver annoiato lei e gli altri lettori di questo blog con l’esibizione delle mie faccende.

    Ciò detto, oltre aver sollecitato e cercato una verifica sulla dichiarazione attribuita a Monti, credo di aver dato un pur minimo contributo alla discussione.

    @ng
    Tra Monti e Berlusconi ci sono marcate differenze. Certo, Berlusconi ha proposto Monti a Bruxelles, ma Monti di sicuro non ha operato in sede europea in favore di Berlusconi ed è stato confermato dai governi di centro sinistra. Anzi è stato poi Berlusconi a rimpiazzarlo con Buttiglione, la cui esperienza europea si riassume in qualche esternazione omofoba. Per il resto Berlusconi è guidato sostanzialmente dalla necessità di salvaguardare e aumentare il proprio patrimonio e di prolungare per questo il proprio potere, per cui mai e poi mai si sogna di intaccare i privilegi del suo elettorato a rischio di perdita di consensi. Monti ha in mente un modello di riequilibrio all’interno della società dei diritti e dei doveri, e se per certo si muoverà contro le corporazioni, imporrà tasse più elevate ai più ricchi, è pure probabile che chiederà alla sinistra la riduzione delle pensioni di anzianità, in nome di un (millantato?) patto per spostare le risorse verso la disoccupazione giovanile.

    A me pare che Napolitano abbia agito in modo sostanzialmente corretto rispetto alla Costituzione. E’ suo diritto/dovere verificare che il presidente del consiglio abbia la maggioranza in parlamento e, in caso contrario, affidare l’incarico a chi richiede più opportuno e adatto per il tentativo di formare un nuovo governo. Dopodiché le contingenze del caso presentavano un primo ministro senza maggioranza che faceva lo gnorri e cercava di tirarla in lungo ancora per un paio di settimane sperando di poter comprare a prezzi di saldo quel po’ di deputati necessari per rimettere insieme i numeri, mentre l’incendio stava attaccando parti sempre più ampie dell’edificio senza che ci fosse un pompiere che cercasse di spegnerlo. In tal senso la nomina di Monti a senatore a vita è stata una mossa impeccabile dal punto di vista istituzionale ma con un peso politico dirompente, che ha fatto intendere al tipo di Arcore che il tempo delle azioni diversive era finito.

    L’andazzo delle azioni del gruppo FIAT è in decisa discesa, i guadagni non arrivano da espansione o da maggiori vendite ma, almeno per FIAT, dalla riduzione dei costi già avviata negli anni precedenti. Dopodiché sono d’accordo con lei se considera Trilateral et similia come luoghi utili per tessere relazioni e per individuare utili opportunità, ma non come luoghi per elaborare strategie condivise in grado di essere applicate e di condizionare e indirizzare l’economia del mondo.

    Sono infine d’accordo con Marco Rovelli che Monti è in queste situazione l’opzione migliore per fronteggiare almeno tatticamente i mercati perché ben li conosce, così come il generale Ezio era il più adatto a combattere Attila perché era stato a lungo ostaggio tra gli Unni.

  58. lorenzo galbiati il 12 novembre 2011 alle 16:43

    Caro Mauro/Arduino,
    mi ricordo che avevi già scritto le tue generalità qualche mese fa, su mia domanda, e ti ringrazio per averle ridate ampliate. Ho pensato dopo che tu potessi sentirti coinvolto nella mia osservazione su georgia. Ti faccio presente però che il chiedere via email info a persone che non conosci su un dato e restare in attesa come se dalla loro risposta o meno dipenda l’affidabilità della fonte crea un circolo vizioso che sposta l’attenzione dal contenuto della discussione.

    Su Napolitano, ti faccio notare che il mio rilievo era sull’opportunità di eleggere senatore a vita un tecnico proprio quando gli sta per affidare l’incarico di formare un nuovo governo, cosa che nessun presidente della Repubblica ha mai fatto e che è, oltre a un insulto all’autonomia del Parlamento, cosa di pessimo gusto se non subdola anche come prassi: obbliga di fatto i parlamentari a congratularsi con una persona con la quale il giorno dopo devono decidere se sostenere o meno come capo di un governo.

    Ti faccio inoltre presente, come OT, che si è verificato quanto avevo previsto sulla guerra in Libia: la Nato ha commesso crimini di guerra e di certo, quando si sarà potuto verificare, ucciso più persone di quanto aveva fatto Gheddafi. Sulle stragi di Sirte e altrove posso fornirti ampia documentazione di come media italiani a partire da Rainews e Al Jazeera abbiano offuscato il tutto.

  59. andrea inglese il 12 novembre 2011 alle 17:18

    a diego, che scrive

    “Questa classe politica, non solo italiana, non e’ piu’ il luogo delle decisioni, perché essa e’ al servizio dei poteri forti economici e finanziari, che a loro volta guardano alla Tecnica come unico riferimento di crescita ( vedere E. Severino: “La tendenza fondamentale del nostro tempo” ).”

    Io continuo a pensare che lo strapotere finanziario sia frutto di una scelta politica, e non di una fatale irrilevanza del potere politico. E’ la storia politica della crisi sia USA che Europea che ce lo insegna. Leggendo poi quanto scrivono gli economisti non allineati, mi rendo pure conto che alternative all’esistente ce ne sono, sopratutto alternative alle politiche di austerità e che è il quadro concettuale stesso che dovrebbe essere riarticolato, quando si parla di pericolo di fallimento di uno Stato, ecc.

    Consiglio, ad esempio, la lettura di questa intervista a Luca Fantacci: http://www.alfabeta2.it/2011/11/01/insostenibilita-del-debito-intervista-a-luca-fantacci/

    e in particolare riporto un passaggio sul nesso economia-politica:

    “È la crisi dell’Europa?”

    “Senza dubbio. Una crisi dovuta alla pretesa di costruire l’unione politica sull’unificazione monetaria. Ma il problema non consiste nel ritornello secondo cui “ha prevalso l’economia sulla politica”, piuttosto nel fatto che si è mancato di vedere il piano politico e il piano economico nella loro articolazione. L’unificazione economica e monetaria è già, in sé, un atto politico. Non c’è nessuna legge economica che ne detti la necessità, tanto meno la forma. Può essere realizzata in modi diversi: il mercato comune non implica necessariamente la moneta unica, la libera circolazione dei beni non comporta necessariamente il movimento indiscriminato dei capitali. Come mostra concretamente il precedente storico dell’Unione Europea dei Pagamenti che, negli anni ’50, ha assicurato ai paesi europei crescita, stabilità e integrazione economica, senza bisogno di una moneta unica. Viceversa, l’euro ha accordato un po’ di stabilità e un po’ di crescita, ma a costo di una crescente divergenza fra i paesi membri che oggi rischia di compromettere sia la crescita sia la stabilità.”

  60. Vincenzo Cucinotta il 12 novembre 2011 alle 17:55

    @Arduino (ore 11.19)
    Lasciamo stare gli aspetti complottistici, non perchè sia davvero possibile immaginare che i potenti del mondo non trovino occasioni per accordarsi evitando così di distruggersi a vicenda, ma piuttosto perchè è facile scivolare verso aspetti parodistici. In ogni caso, non è necessario richiamarli per interpretare i fatti, dato un contesto finanziario globale ormai evidente., la famosa crisi sistemica a cui si riferiva anche ng.
    Questa crisi sistemica deriva dall’immane immissione di lioquidità da parte del Presidente della FED a quel tempo Alan Grteenspan.
    Il paradosso di oggi è che l’unica medicina per questa malattia è continuare a immettere liquidità, cioè insistere con lo stesso veleno.
    L’alternativa ci sarebbe, ma comporterebbe il mettere in dubbio i fondamenti stessi del capitalismo globale, il crollo del sistema bancario.
    Obama, approvando la decisione assunta da Bush di salvare quasi l’intero sistema bancario tramite l’pimmissione di liquidità, è diventato parte della disperata strategia dei mercati, confermata di recente quando ha sollecitato l’Europa a immettere anch’essa liquidità.
    Dico disperata perchè immettere liquidità non si può all’infinito, ci sarà nel giro di pochi anni un botto dei mercati al cui confronto tutti quelli precedenti,incluso quello che ha fatto esordire la crisi, appariranno come quisquilie.
    L’interesse dei potenti che manovrano i mercati non è risolvere il problema, visto che sono essi stessi a costituire il vero problema, ma è tirare avanti il più possibile. A questo fine, dev’essere travolta ogni resistenza a questa assurda corsa alla liquidità crescente, come la tradizione di rigore monetario tedesco si presentava.
    Per convincere la Germania, bisogna attaccare i paesi con debiti e deficit più grossi dell’area euro, così da determinare l’esigenza improcastinabile di intervenire adf accrescere la liquidità espressa in euro.
    Inoltre, questa crisi è un’enorme opportunità per il capitale di depredare i più poveri con la retorica del rigore (che se praticata davvero, strangolerebbe proprio loro stessi). Il caso della Grecia è da manuale, l’accoppiata di misure di distruzione di qualsiasi sistema di welfare con i famosi prestiti che altro non sono che aumento di liquidità.
    Berlusconi, che non ha mai fatto mistero di badare prima di tutto ai suoi affari personali, costituiva un’eccezione non più tollerabile, i mercati, cioè i grossi capitalisti che li determinano, pretendono un governo che faccia ciò che essi richiedono, e lo facciano presto e senza obiettare.
    Tre europei potenti (credo proprio che non ci sia bisogno di nominarli), coi loro numerosi maggiordomi, si sono messi d’accordo tra loro, e hanno costruito il tutto: era questo il modo in cui intendevamo liberarci di Berlusconi?

  61. andrea inglese il 12 novembre 2011 alle 18:32

    caro Vincenzo,

    mi piacerebbe che tu mi spiegassi meglio queste tue frasi:

    “In ogni caso, non è necessario richiamarli per interpretare i fatti, dato un contesto finanziario globale ormai evidente., la famosa crisi sistemica a cui si riferiva anche ng.
    Questa crisi sistemica deriva dall’immane immissione di lioquidità da parte del Presidente della FED a quel tempo Alan Grteenspan.
    Il paradosso di oggi è che l’unica medicina per questa malattia è continuare a immettere liquidità, cioè insistere con lo stesso veleno.
    L’alternativa ci sarebbe, ma comporterebbe il mettere in dubbio i fondamenti stessi del capitalismo globale, il crollo del sistema bancario.”

    M’interessano perché vedo, negli sforzi che facciamo – in quanto non esperti – per appropriarci di analisi divulgative della crisi, emergere spesso un sottotesto, che è indipendente dal nostro grado di lettura dei meccanismi della crisi, ed è in qualche modo aprioristico.
    Nella conclusione del tuo ragionamento, trovo un punto che ritorna spesso in questo periodo, e che considero errato in termini politici. Il punto è questo: qualsiasi modificazione anche parziale dei rapporti di forza tra capitale e lavoro è impossibile. L’unica alternativa è il crollo del capitalismo. Ora, a difendere questo punto di vista sono, ovviamente, per primi, i capitalisti stessi, che sanno come terrorizzare le folle. L’idea che il sistema su cui è edificata la nostra vita possa crollare, con effetti a catena devastanti: blocco della circolazione di denaro e merci, blocco dei salari, licenziamenti a catena, conti correnti svaporati, ebbene questa idea non è particolarmente allettante anche e sopratutto per le persone che devono difendere con i denti stipendio e lavoro.
    Proposte alternative non basate sul crollo del capitalismo, ma sull’idea del contropotere, ossia sull’idea di una contesa – la vecchia lotta di classe – esistono. Esse però implicano il coinvolgimento di diversi soggetti, tra i quali io continuerei a non escludere i rappresentanti politici. Fintanto che non vivremo in una società autogovernata puramente attraverso i soviet, i cambiamenti potranno avvenire articolando diverse forze, fuori e dentro le istituzioni.
    Il pezzo che ti invito a leggere di Andrea Fumagalli difende ad esempio il diritto alla bancarotta statale, ma come strategia offensiva nei confronti dei mercati finanziari, che dovrebbe poi articolarsi in un complesso di misure, che solo la politica a livello europeo potrebbe far approvare.
    Scusa se ho usato come pretesto quel tuo brano, ma esso riflette mi sembra una tendenza alla semplificazione, che si avverte molto forte anche tra di noi, cioè tra coloro che criticano il sistema attuale.

    http://www.alfabeta2.it/2011/09/18/il-diritto-al-default-come-contropotere-finanziario/

  62. carmelo il 12 novembre 2011 alle 18:56

    @ marco rovelli
    il tuo articolo (in pratica un riassunto, con qualche piccola imprecisione, di un articolo di Fumagalli apparso anche su Il manifesto,
    http://www.ilmanifesto.it/archivi/forum-economia/andrea-fumagalli/)
    descrive l’enorme concentrazione di potere in pochi soggetti “extraterritoriali” (che non obbediscono cioè a nessun interesse statale o nazionale, ma alla semplice legge del profitto) in grado muovere e far leva su ingenti masse finanziarie per aggredire a fini speculativi i paesi “più deboli”. Diciamo che queste “entità finanziarie” agiscono come le iene. Attaccno in massa le prede piu’ piccole, le piu’ deboli, o quelle ferite.
    L’italia è stato sempre un paese piccolo e debole, ora è anche in paese ferito. Un paese medievale, corporativo, preda delle rendite finanziare, clientelari e mafiose.
    Un paese che non cresce da venti anni, il cui debito serve ad alimentare sempre di più la spesa corrente e sempre meno la spesa per investimenti.
    Un paese talmente malato che ( dal punto di vista della Germania), rischiava di infettare i paesi forti. Un paese (dal punto di vista dei creditori) inaffidabile e impresentabile.
    Un paese talmente medievale che è stato incapace di liberarsi di berlusconi ma soprattutto di tutto cio’ che esso rappresenta.

    Ne deriva, come giustamente osserva helena, che addebitare alle iene la debolezza della preda non è corretto, è un modo tutto italiano di rimuovere le responsabilità per scaricarle ad altri.
    ———
    Inglese
    Quindi da un lato gli stati vedono continuamente erosa parte della loro sovranità (franco farinelli: il declino dello stato territoriale moderno
    http://rassegnastampabolano.blogspot.com/2010/09/il-declino-dello-stato-territoriale.html) che limita lo spazio della politica e particolarmente della politica economica.
    Le sinistre, caro andrea inglese, sono in crisi perchè non sono piu’ in grado di immaginare e mettere in atto politiche di redistribuzione del reddito.
    Allora ?
    Il nostro paese è ora che faccia cio’ che non ha fatto negli ultimi due secoli: una rivoluzione borghese o liberale se non vi fa schifo questa parola. Smantellamento dello stato corporativo, clientelare e mafioso.
    Ma non so se questo paese abbia davvero voglia di farla.

    Poi possiamo anche divertirci a immaginare un’economia che non sia un’economia di mercato, e possiamo immaginare un sistema economico che non si base sull’immondo binomio profitto/consumi.
    A partire dalla ridefinizione dei concetti di ricchezze e di beni economici.

  63. dc il 12 novembre 2011 alle 19:03

    Il pezzo che ti invito a leggere di Andrea Fumagalli difende ad esempio il diritto alla bancarotta statale, ma come strategia offensiva nei confronti dei mercati finanziari, che dovrebbe poi articolarsi in un complesso di misure, che solo la politica a livello europeo potrebbe far approvare.

    Per attuare una simile ‘strategia offensiva […] che dovrebbe poi articolarsi in un complesso di misure, che solo la politica a livello europeo potrebbe far approvare’ occorre molta politica, organizzazione, coordinamento di lotte a livello europeo, ribaltare rapporti di forza ecc.

    A questo punto però non si capisce perché puntare su una cosa come il default che sarebbe chiaramente una tragedia di dimensioni gigantesche, invece che sul cambiamento realistico degli indirizzi di politica economica europea, dare alla Banca Centrale il suo ruolo di prestatore di ultima istanza, nuovo ruolo del pubblico nell’economia ecc. (insomma cose che possono andare dal moderato keynesiano, a forme di riformismo più radicale).

  64. Vincenzo Cucinotta il 12 novembre 2011 alle 19:10

    @Andrea
    Voglio risponderti con la tua stessas franchezza.
    Ti dirò innazitutto che tu parti da un pregiudizio nei miei confronti, sennò non capisco come tu possa avere frainteso le mie parole, proprio querlle stesse che tu citi.
    Io non ho detto che bisogna distruggere il capitalismo: tra l’altro, non sono marxista, e credo che sia possibile tollerare una certa dose di proprietà privata. Se la cosa ti può essere di qualche interesse, ritengo che il punto di discrimine stia nel potere, nell’impedire che il capitale si costituisca come potere alternativo a quello democratico.
    Ho detto piuttosto mettere in pericolo l’attuale capitalismo globale, e il sistema bancario così come si presenta storicamente determinato.
    Il provvedimento di Bush nell’ormai lontano 2008 partiva dall’assunto che bisognava evitare con ogni cura il fallimento del sistema bancario.
    Ciò però implica un potere illimitato di ricatto da parte delle banche, un vero esproprio di qualsiasi forma di sovranità popolare.
    Non credo di dire cose fondamentalmente differenti da quelle scritte da Fumagalli.
    Al conbtrario di Fumagalli, credo che ci vogliano misure straordinarie per salvare il sistema, tipo il ridimensionamento concordato del valore facciale dei titoli in circolazione.
    Senza queste misure, sono convinto che bisogna uscire da questo sistema finanziario globale e quindi anche dai mercati così oggi sono costituiti e (non) regolati.
    Credo che oggi sia una straordinaria opportunità di riformare mediante un intervento forte della politica il sistema economico.Non m’interessa che si dica chwe ci sia il crollo del capitalismo, penso che bisognerebbe preoccuparsi di non permettere a chi grandi mezzi finanziari di acquisire potere (il caso di Berlusconi è da manuale), e smentire la logica della crescita che è insostenibile per motivi ambientali.
    Questi obiettivi è vitale che l’umanità li consegua, e mai come oggi abbiamo quest’opportunità: sono io ad essere un estremista insensato o come io penso sono i fatti che ci obbligano a scelte radicali, comuqnue differenti da quelle che tu mi attribuisci?
    Infine, aggiungo forse nomi e cognomi di protagonisti dei fatti, e forse a qualcuno disturba vedere scritto il nome di Giorgio Napolitano, ma si può onestamente affermare che egli non sia parte della manovra in atto, c’è qualcuno che lo possa onestamente affermare?

  65. carmelo il 12 novembre 2011 alle 19:12

    @DC cito dall’articol ode Ilo manifesto

    “”””””””””””
    Il diktat della Bce, accompagnato dall’immissione di liquidità ex-nihilo, ha come scopo quello di favorire la speculazione, non di contrastarla. Solo il diritto alla bancarotta degli stati europei può rappresentare una prima risposta efficace, da coniugare con la ripresa di un movimento transnazionale europeo che ponga al primo punto la costruzione di un budget fiscale europeo unico, una politica fiscale e di spesa pubblica che travalichi i confini nazionali. I principali punti di una simile strategia programmatica possono essere i seguenti:

    Costituzione di un fondo di garanzia europeo finanziato prevalentemente dalla Banca Centrale Europea

    Aumento progressivo del contributo di ogni stato europeo (ora all’1% del Pil) per costituire un budget gestito a livello europeo in grado di favorire una politica sociale comune;

    L’avvio di piano europeo per la definizione di una politica fiscale comune.

    Tali punti rappresentano solo un programma minimo per consentire il passaggio della sovranità fiscale dal livello nazionale e quello europeo e consentire, in tal modo, di porre un contropotere al potere monetario e finanziario oggi dominante. Ma per raggiungere tali obiettivi è necessario che si sviluppino movimenti sociali fra loro coordinati in grado di incidere nello spazio pubblico e comune europeo. Dai sommovimenti ancora nazionali finalizzati a estendere il diritto all’insolvenza è ora di passare, tramite le reti studentesche, dei migranti, dei precari, delle donne, degli “indignati”, al diritto alla bancarotta su scala europea. Perché il diritto alla bancarotta significa ipotizzare che la moneta è un bene comune.

  66. dc il 12 novembre 2011 alle 19:19

    Il nostro paese è ora che faccia cio’ che non ha fatto negli ultimi due secoli: una rivoluzione borghese o liberale se non vi fa schifo questa parola. Smantellamento dello stato corporativo, clientelare e mafioso.

    Mentre condivido l’idea che la situazione attuale è dovuta allo stato disastroso della nostra classe dirigente più che alla cattiveria dei ‘mercati’, questa frase che riporto mi sembra il lamento standard dei liberali nostrani.

    Questo qui, compreso il modello mafioso, è il capitalismo che è stato costruito nelle condizioni concrete di questo paese. L’idea di un modello, appunto, ideale di capitalismo e liberalismo è alla fine ingenua. La rivoluzione liberale che le classi dirigenti italiane hanno messo in piedi è quello che vediamo (compreso naturalmente il fascismo ben pagato dagli inizi dai nostri capitani d’industra ricordando anche, per essere chiari, le lodi a Mussolini di un liberale ‘vero’ come Mises).

    Ritornando al punto della debolezza italiana che ha generato il problema, mi sembra che questa sia soprattutto la debolezza delle classi dirigenti, della ‘borghesia’ (che si esprime, per esempio, con la letterina patetica di Della Valle) che è incapace di una reale egemonia, una qualche forma di cultura, gli basta solo il comando.
    Per cui l’unica cosa che riesce a immaginare per uscirne è quella di farsi commissariare. Da questa debolezza non nascerà mai una ‘rivoluzione liberale’ a scoppio ritardato che ci faccia diventare più ‘moderni’. Il risultato finale sarà probabilmente un altro diciotto brumaio di un qualche luigi bonaparte qualsiasi.

  67. dc il 12 novembre 2011 alle 19:27

    @carmelo

    quello che dubito è che la bancarotta sia il primo passo per una politica più ‘di sinistra’. E che se si ha la forza di fare quelle cose perché non usarla per trovare soluzioni diverse che non prevedano il default.

  68. lorenzo galbiati il 12 novembre 2011 alle 19:48

    Mi associo anche io alla domanda di andrea inglese per

    @Cucinotta

    di cui da tempo sto leggendo con interesse il blog, e
    e approfitto per chiedere a lui e a

    @Marco Rovelli e
    @Nega

    – se considerano la Tobin Tax il passaggio (che non passa) che promuoverebbe una alternativa politica riformista alla presente situazione, come scritto da Andrea Inglese nel suo post poco sotto, nel quale io ho già detto la mia in proposito.
    – come considerano il fatto che nessuno in Italia e in Europa discute del taglio delle spese militari in questo momento di crisi, e anzi le rilancia, come ha fatto l’Italia con i caccia F-35, come ho documentato sempre nel post di Inglese poco sotto questo.

    Buona serata.

  69. carmelo il 12 novembre 2011 alle 19:48

    @DC
    intanto vorrei precisare che non ho una visione politica liberale.
    negare che in questo paesi sopravvivvono elementi pre-capitalistici è un modo comodo per non guardare alle specificità di questo paese.
    Molti studiosi ( anche di estrazione marxista se ciò puo farti piacere ), concordano sul fatto che in questo paese l’assenza di una rivoluzione borghese e, quindi di una piena egemonia della borghesia, ha comportato la necessità di alleanze con le classi cosiddette parassitarie e con le rendite bla bla.

    Il fatto che nessun paese occidentale ha partorito un berlusconi nè una classe di elettori che in lui si identificano non è di poco conto.

    Il fatto che siamo l’ìunico paese che non riconosc le unioni di fatto e che subisce l’ingerenza della chiesa cattolica, non è cosa di poco conto.

    Il fatto che in questo paese si accede alle professioni per diritto ereditario non è cosa di poco conto. Potrei continuare per ore e ore.

    Dichiarare lo stato di default (che comunque non è cosa semplice, coinvolgerebbe per oltre il 60% risparmiatori e istituzioni finanziarie italiane) implica in via preliminare una vera e propria rivoluzione del nostro sistema economico e sociale. E non risolverebbe il problema di per se.
    per conto mio, riguardo al debito l’unica soluzione equa e immediatamente operativa sarebba quella di
    imporre dei prestiti forzosi >/b> alle classi piu’ ricche di questo paese.

  70. ng il 12 novembre 2011 alle 20:59

    @ Lorenzo
    non ho mai suggerito la Tobin Tax come soluzione. Una tassa che cerca di separare la speculazione dalla produzione è una tassa ignorante (nel senso che ignora le cause della crisi e quindi, alla fine, è inutile).

    Sono d’accordissimo sulle tue considerazioni sul taglio alle spese militari (riduzione che dovrebbe essere inserita in ogni programma minimamente di sinistra). Sulla tua domanda, direi che nessuno ne discute perché nessuno disdegna la guerra come soluzione “per le controversie internazionali”; e una guerra senza spese militari è impraticabile. Quali forze parlamentari sono sinceramente pacifiste? Alla questione, aggiungerei le spese per le missioni internazionali. Quanto si risparmierebbe eliminandole?

    @ Andrea
    sulla “tendenza alla semplificazione” non esagererei. Siamo pur sempre dentro un blog e, per di più, nello spazio dei commenti. Pretendere scientificità o assulta precisione è un po’ fare a botte col mezzo che ci ospita. Io, ad esempio, potrei dire che ritengo troppo semplificante e scientificamente inesatto il “diritto al default” proposto da Fumagalli. Senza un cambiamento radicale del sistema, chi paga il default? Lo pagherebbero i lavoratori, i pensionati, etc., e cioè le stesse categorie che si vorrebbero difendere col default. Ma questa mia critica è essa stessa una semplificazione, dovuta proprio al mezzo. Potrei anche dirti che Fumagalli (e altri) compiono un errore madornale nel vedere la crisi come sola crisi finanziaria, giacché ormai sono noti i dati dell’eccesso di produzione – e quindi di valorizzazione – che anticipò la crisi del 2007 (per non dire della “leggerezza” teorica del “capitalismo cognitivo”). Ma qui, per l’appunto, posso farlo per incisi, per brevi battute, per piccoli discorsi, per continue digressioni, giacché questo mi permette il mezzo. Io, poi, in un contesto come quello dell’articolo di Marco, non esagererei con i meta-discorsi. Mario Monti porterà avanti una politica di “macelleria sociale”; è vero oppure no? E se sarà così, come opporsi? Nessuna riforma positiva è possibile se le forze in campo sono quelle che sono (figuriamoci il default!). E’ inutile farci illusioni, siamo molti passi indietro. Le condizioni “soggettive”, di soggettività alternativa, sono ancora troppo primitive per il compito. E dunque? E dunque ci resta solo la possibilità di aggregare attorno a un “noi” che è però tutto da definire. Insomma, anche solo in questa discussione, che coinvolge comunque persone interessate al cambiamento, le differenze che emergono sono abissali; sulla base di quali punti possiamo metterci insieme? Ecco, questo è il lavoro da fare. Io un’idea semplice ce l’avrei: lo SCIOPERO GENERALE. Appena Monti presenterà la sua riforma anti-sociale (e lo farà!), tutti gli “indignati” si aggregano attorno a questa semplice idea; e si aprono discussioni, coordinamento, si fanno circolare materiali … ci si prepara, insomma. Se non abbiamo la forza di organizzare un atto così banale, come potremmo mai proporre default o riforme che puntino alla “modificazione anche parziale dei rapporti di forza tra capitale e lavoro”?

    NeGa

  71. Vincenzo Cucinotta il 12 novembre 2011 alle 22:44

    Torno sulla domanda rivoltami da Andrea (prima ho risposto di tutta fretta ed ho tralasciato gli aspetti che mi sembravano più scontati).
    Verso la fine degli anni novanta, gli USA non riuscivano ad uscire da una fase di sostanziale stagnazione, in parte dovuta al crescente ruolo della Cina e di altri paesi (quelli oggi designati cumulativamente come BRICS) nell’economia globale tramite lo sviluppo di un settore produttivo sempre più competitivo.
    Allo scopo di sostenere la crescita, Greenspan decise di ridurre fortemente i tassi, finanziando a costi praticamente nulli il sistema bancario e pompando quindi quantità enormi di liquidità nel sistema.
    Da tale disponibilità di liquidità parte il disastro dei titoli tossici legati in parte frazionaria a mutui immobiliari sin dall’inizio chiaramente inesigibili.
    Dicevo che il paradosso è che l’enorme massa di titoli generatasi a seguito della scelta della FED di incrementare massicciamente la liquidità richiede liquidità ulteriore: in assenza, i titoli in scadenza rischierebbero l’inesigibilità. Su questo punto, voglio essere chiaro, il punto di vista ddella scuola tedesca che dice che non ha senso guarire un paziente con la stessa sostanza che l’ha intossicato, è perfettamente corretto. Il difetto non sta nel fatto che l’Europa non si sia subito adeguata ai diktat USA e del Regno Unito, che temono proprio per i loro titoli, ma nell’incapacità di proseguire il cammino dell’integrazione europea in chiave federale con istituzioni comuni. Il risultato sarà che la Germania non potrà essere coerente con la propria visione rigorista e finirà presto per adeguarsi agli USA, con la cosnewguenza che dicevo di posticipare certo lo scoppio della crisi, ma aggravandola ulteriormente.
    Ciò che io sostengo (ma non sono certo il solo), è che questo problema che si è determinato è già a tali livelli quantitativi da non presentare soluzioni indolori, e quindi bisogna capire chi dovrà farsene carico. La retorica del rigore è un modo abbastanza rozzo che le grosse corporations utilizzano per farne pagare i costi ai soliti noti, senza peraltro, come dicevo, risolvere il problema di fondo.
    L’unica cosa saggia da fare è scappare quanto prima da questa gabbia di matti che sono diventati i mercati che, ben lungi dal costituire, come vorrebbero farci credere il nostro giudice supremo, costituiscono invece il problema.

    A Lorenzo, dico che non conosco i dettagli della Tobin tax, ma non ne sopravvaluterei la portata. A mio parere, se una data corporation ha una tale incisività sul mercato, riuscirà senza troppi problemi a pagarla senza danno, magari tramite un ulteriore aggravamento dei comportamenti più speculativi.
    Alla fine, credo che solo l’accertamento e la conseguente tassazione fortemente proigressiva del reddito e del patrimonio personale possano costituire un efficace mezzo di redistribuzione del reddito, in quanto soggetti “passivi” di tassazione. Con le società, la tassazione funziona meno bene, perchè la società può in una certa misura adeguare i suoi comportamenti per fronteggiare i costi della tassazione.

  72. ng il 12 novembre 2011 alle 23:24

    «Berlusconi si è dimesso. Un’epoca si è chiusa definitivamente, ma lascia alle sue spalle rovine. La pù grande rovina è il modo in cui è caduto: per mano dei “mercati”, non per azione popolare. I primi hanno la “golden share” del regime nuovo da costruire. La folla che gioisce, comprensibilmente, non riesce ancora a capire che sta applaudendo quelli che da qui a qualche giorno si riveleranno essere i loro peggiori nemici. Se è un 25 aprile, lo è senza la Resistenza. La Costituzione che ne verrà fuori non comprenderà le classi subalterne. Questo è scritto nella “lettera della Bce” che ha messo in moto la valanga che è arrivata al traguardo stasera.»

  73. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 00:12

    a vincenzo

    a me interessa sottolineare una cosa: in questa fase di crisi, di transizione, di ripresa del conflitto sociale, dove gli scenari si fanno ogni giorno meno prevedibili, è essenziale pensare più cose alla volta, pensare nella complessità. Proprio perché si entra in una fase d’azione, è importante accompagnare questa azione con il pensiero. (Non è una questione neppure di identità ideologiche. A differenza di Nevio, io trovo che le differenze in una fase come questa sono molto meno importanti delle cose che abbiamo in comune. E di quelle che potremmo fare in comune.)
    Pensare vuol dire anche porsi delle domande, che in genere sono ritenute irrilevanti o le cui risposte sono poco convincenti.
    Da anni diciamo che la democrazia parlamentare è malata e che destra e sinistra parlamentari sono il medesimo. Lo dicevameno mentre l’egemonia ideologica della destra permetteva ai dominanti di portare ancora la maschera.
    Ora la maschera è caduta. E la gente è costretta ha reagire. Stanno prendendo corpo e peso dei movimenti importanti. Senza la spinta dal basso è chiaro che non può cambiare nulla. Ma di colpo pare che lo Stato, le istituzioni, l’autonomia del politico, e quindi anche la democrazia parlamentare che conosciamo non contino più nulla. Li si lascia in mano al nemico, facendosi forti delle grandi promesse della piazza. Ma questo significa lasciarsi un enorme fianco scoperto. Significa, fondamentalmente, non pensare come utilizzare il vantaggio che si potrebbe venire a creare, se i dominanti fossero costretti sulla difensiva, a ripiegare.
    Io per primo attendevo da anni una ripresa dei movimenti di contestazione del capitalismo a livello internazionale (dopo quello nato a Seattle), ma ora che finalmente ci sono, sembra che manchino completamente delle sponde politiche, per moltiplicare la loro efficacia. (E questo non dipende ovviamente da loro, ma li riguarda. Ci riguarda.) Magari le cose cambieranno. Ma ora mi sembra che si sia sguarniti su quel versante. E si finisce così con l’oscillare da un fatalismo all’altro: da un lato, si dà per scontato che la sovranità è ormai persa, la lotta parlamentare inutile, il sistema inattaccabile, e dall’altro, si attendono lotte tremende, crolli, insurrezioni generali, in cui di colpo, e un po’ magicamente, ci trovassimo fuori dallo stato, fuori dalla democrazia parlamentare, fuori dal capitalismo, in una sorta di godimento perpetuo dei beni comuni, come una certa visione negriana mi sembra suggerire. Ecco, è questa mancanza di complessità relativa alla fase di transizione ad altro, che vorrei combattere. A partire da me, ovviamente. E intorno a me, per quel poco che posso.

  74. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 00:49

    a dc, nevio,

    non entro nel merito specifico delle proposte di Fumagalli o di quelle di Fantacci o Brancaccio, o di Jorion in Francia, ecc., ma delle proposte alternative alle politiche di austerità, che producono miseria e sofferenza sociale ci sono già ora. Di questo si dovrebbe parlare ogni giorno in TV e sui media, perché sono queste proposte che interessano la maggioranza delle persone. Nessuno di noi qui è in grado – scusate – di giudicare fino in fondo se tali proposte di politica economica saranno efficaci, e quanto, e quando. Ma ognuno di noi può cominciare a considerarle degli scenari possibili, che potrebbe decidere di sostenere attraverso campagna di movimento, o attraverso il voto, o tutti e due le cose.

    Sulla Tobin Tax l’amico lorenzo non mi ha inteso, e non ho speranza di farmi intendere da lui. Era solo l’esempio di una misura di riformismo moderato, che oggi sarebbe introducibile anche da un governo di destra, e che se fosse stata introdotta a tempo (nel 2008), avrebbe potuto evitare lo strangolamento della Grecia. Ora il fatto che la Tobin Tax non sia passata, per le ragioni addotte, mostra solamente, in modo plateale, quello che il potere fa di tutto per non dire: il sistema attuale permette ai molto ricchi di non pagare le crisi, mentre gli altri non possono sfuggire alla misure di rigore. Qualcuno dirà che questo lo sapevamo già. Magari noi quattro gatti sì, ma molta gente non lo sapeva chiaramente, perché ha per anni fatto proprio il discorso dominante sulla fatalità e inevitabilità del sistema attuale.

    Dopodiché se considerate che la Tobin Tax sia l’arma di Dart Fener, per rafforzare la goldman sachs e impoverire subdolamente “il semplice consumatore” siete assolutamente liberi di farlo. Non farò nessuna campagna per sostene il contrario. Le mode a sinistra cambiano, e ATTAC anche in Francia ha perso molto del suo fascino passato.

  75. francesco forlani il 13 novembre 2011 alle 01:03

    io credo che maggiore dignità avrebbero avuto tutti, dai giornali alla gente per strada a restarsene chiusi in casa e lasciare lo sconcio fare il suo corso. Le dimissioni di Berlusconi non valgono un briciolo della sua sconfitta politica non avvenuta. Così penso che stasera sarebbe stato meglio per tutti tacere, o accendere un paio di fuochi d’artificio sul balcone come quando i familiari di un detenuto festeggiano l’uscita di galera del loro caro, Ecco, l’Italia è libera, ai domiciliari. effeffe

  76. Vincenzo Cucinotta il 13 novembre 2011 alle 08:14

    @Andrea
    Lo dirò con una metafora.
    Se ci si trova sul ciglio di un burrone, non resta che tornare indietro. Pretendere di salvarsi dal precipitare riducendo la velocità con cui procediamo verso il vuoto, è stupido.
    La cosa che dovrebbe preoccupare non è il fatto che un estremista parolaio come me pretende addirittura di cambiare il sistema economico, ma che fior di economisti da tutto il mondo non sanno proporre nulla di realistico per risolvere il problema del mare di titoli, pari a più di otto volte il PIL mondiale, e quindi dichiaratamente carta straccia, in cui ormai nuotiamo.
    C’è al fondo un problema filosofico, l’incapacità degli uomini nell’ideologia data di pensare il futuro, di rrestare ingabbbiati al presente a quello che avverrà al massimo nei prossimi dieci anni, e poi che il mondo vada a gambe all’aria, c’è sempre la speranza di un demiurgo che ci salvi il culo.
    Dal mio punto di vista, il realismo sta in scelte rivoluzionarie, e la pretesa di intervenire con piccole modifiche è, quella sì, velleitaria, visto che neanche è in grado di formuilare ipotesi risolutive.

  77. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 08:48

    caro vincenzo,
    chiudiamola qui. Mi dai nuovamente un saggio di questo pensiero diffuso. (Che non riguarda solo te, ovviamente.)
    1) Non esistono alternative di politica economica e se esistono sono ininfluenti – non lo sarebbero sulla pelle delle persone che s’impoveriscono ogni giorno di più, ma che abbiano 500 0 1000 euro in più o in meno per campare che importanza ha? – 2) nessuno sa immaginare un futuro diverso 3) il mondo è destinato alla catastrofe 3) ma una ineffabile rivoluzione di cui nulla si può dire ci salverà.

    dài, brindiamo almeno per gli arresti domiciliari, come dice FF.

  78. Vincenzo Cucinotta il 13 novembre 2011 alle 09:02

    In un dibattito è lecito dire tutto, ma è di cattivo gusto fare una caricatura delle posizioni altrui.
    Allora, tento almeno di chiarire perchè Andrea non ha capito cosa sostengo (naturalmente, sono io che non mi sono spiegato bene).
    Il primo punto: di cosa si sta discutendo oggi? Dal punto di vista di chi ricco non è, ciò che preoccupa è che possa mantenere un minimo di benessere, se è giovane di accedere a un lavoro che attualmente non ha.
    Sono io a capire male o oggi ciò che è in discussione non è come garantire queste condizioni, ma come togliergli qualcosa ancora per potere resistere ai mercati? Allora, sono io che da rivoluzionario parolaio rifiuto aueste ricette, e nel contempo salvo il salvabile della vita della gente, o chi invece vuole imporre ricette che partino da obiettivi di compatibilità di mercato e comportino un aggravamento delel condzioni economiche della gente comune?

    Il secondo punto: che il futuro stia fuori dalla visione della classe dirigente mondiale, non lo dico certo io per primo, e non capisco cosa ci sia da ironizzare in proposito, direi che è un fatto largamente acclarato.

    Il terzo punto: bastano nozioni elementari di ecologia per capire che sì, la teoria della crescita illimitata destina il mondo alla catastrofe, anche queste non sono considerazioni originali mie: poi, naturlamente chiunque ha diritto a fare la politica dello struzzo.

    Il quarto punto: questo è un punto impegnativo, che mi richiede più tempo per esporlo, magari ci proverò più tardi a scrivere qualcosa a proposito.

  79. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 10:24

    a vincenzo:
    “Sono io a capire male o oggi ciò che è in discussione non è come garantire queste condizioni, ma come togliergli qualcosa ancora per potere resistere ai mercati?”
    Qui il punto di disaccordo. Non è vero che si discute solo di questo. Nella stampa generalista si discute (quasi) solo di questo. Ma voci di dissenso si levano anche lì. Grazie, poi, al pensiero di un Fumagalli, riportato in questa discussione da Marco, si può discutere anche d’altro. Sul sito di alfabeta2, con l’aiuto di Stefano Lucarelli, che è un economista, stiamo archiviando da mesi riflessioni sulla crisi di economisti eterodossi, non allineati. Ho proposto più sopra due link, in cui si parla di alternative di politica economica: uno all’intervista di Fantacci e uno a un pezzo di Fumagalli apparso sul manifesto. Molto materiale anche divulgativo, di un economista d’impostazione marxista lo trovi qui: http://www.emilianobrancaccio.it/.
    Insomma, non è vero che non esistano proposte alternative di politica economica. E alternative significa non di magica dissoluzione del sistema capitalistico ma di sua progressiva rivoluzione attraverso interventi legislativi sostenuti da campagne politiche, ossia da parti e/o movimenti. Di questo sto parlando. E credo che tu sia d’accordo con me sull’obiettivo. Il punto è il metodo. Io dico contribuiamo il più possibile a rendere visibili le “possibilità reali di cambiamento oggi”, senza affidarci a soluzioni palingenetiche di domani.

  80. ng il 13 novembre 2011 alle 10:26

    Però, scusa Andrea, mi sembra, il tuo discorso, troppo, troppo astratto. E quindi rischia davvero di apparire “velleitario”, come dice Vincenzo.

    1) Le “alternative di politica economica”, per esistere concretamente, hanno bisogno di qualcuno che le proponga e che poi le porti avanti. Oggi, nella situazione indedita che ci troviamo di fronte, chi può farlo? E dico proprio OGGI, non in un domani ipotetico di movimento montante. E nell’oggi io, francamente, di forze riformiste dentro il Parlamento proprio non ne vedo. E nelle attuali condizioni, mi dispiace, ma ha ragione Vincenzo: qualsiasi riforma – e il governo Monti ce ne offrirà la conferma – non sarà solo perfettamente compatibile con i “mercati”, ma un “aggravamento delle condizioni economiche della gente comune”. Lo ripeto: le riforme presuppongono qualcuno che le realizzi. Dove si nasconde, questo qualcuno?

    2) Immaginare un futuro diverso non è difficile. Il problema è realizzarlo. La società ha già, dentro di sé, “il sogno”. Lo sviluppo tecnologico, il grado di cooperazione internazionale, le forze produttive, etc., potrebbero permettere, già da oggi, una società diversa. Il problema resta, come ho già detto, la “soggettività”, ovvero la consapevolezza (da parte del famoso 99%) di poter agire per strappare “il sogno” dalla forma del costituito. Senza l’azione congiunta di quel 99%, nessun futuro diverso sarà mai possibile.

    3) Il mondo NON E’ destinato alla catastrofe. Al limite, continuando lo stato attuale della crisi e delle tensioni internazionali, più che la catastrofe, io ritengo probabile una guerra. Di avvisaglie ce ne sono parecchie. E prima o poi, tutte le manovre di Obama & C. per contrastare lo strapotere cinese avranno uno sbocco militare (la Libia e tutto l’impegno USA in Africa e Medio Oriente avevano già questa caratteristica anti-cinese, ancora di più lo avrà l’attacco all’Iran – che ci sarà!). La Cina, nel frattempo, nel silenzio quasi generale, si sta riarmando. Perché non parliamo di questo?

    4) La rivoluzione non è all’ordine del giorno.

    Resta l’evidenza di un governo che è (e il toto ministri lo conferma, con l’aggravante della prima volta di un ex generale!) un governo della Bce. Dall’atteggiamento nei confronti del governo sapremo chi sono gli amici, quelli con cui cominciare a costruire quel “noi” senza il quale ogni riforma e ogni rivoluzione restano solo belle parole.

    NeGa

  81. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 10:36

    a nevio

    spero di averti risposto rispondendo a vincenzo;

    “1) Le “alternative di politica economica”, per esistere concretamente, hanno bisogno di qualcuno che le proponga e che poi le porti avanti. Oggi, nella situazione indedita che ci troviamo di fronte, chi può farlo?”
    Delle proposte di politica economica alternative esistono. Non esistono forze politiche della sinistra istituzionale in grado di difenderle. Le parti più consapevoli del movimento cercano di discuterle e sono pronte a sostenerle. Non è ovviamente sufficiente, come tu dici, per vederle realizzate. Cosa possiamo fare noi, anche qui, nel nostro limitato raggio d’azione? Contribuire alla divulgazione di queste prospettive alternative. Questo è uno dei modesti, ma precisi contributi, che sto dando sul sito di Alfabeta2. Smettiamo il lamento sulla fatalità del sistema, e rimbocchiamoci le mani per crare le condizioni di un suo cambiamento. Forse sarà poco (il mio contributo), ma non mi sembra per nulla astratto.

  82. georgia il 13 novembre 2011 alle 13:06

    NG Facciamo un giochino: Mario Monti non ha mai detto quella frase. E allora?

    non cambierebbe proprio nulla :-), né se l’ha detta, né se non l’ha detta, infatti a me cosa monti abbia detto di occhetto, sinceramente mi frega il giusto (anzi nulla). Solo che a noi maestrine che parliamo per anacoluti, ci danno un sacco di fastidio le frasi tra virgolette (pescate ‘ndo cojo cojo), a meno che non siano supportate da fonti precise. Tutto qui.
    Sarà permesso?

    NG @ Maestrina Georgia
    correggi bene i compiti! Non ho mai citato Farina, non ho mai citato Cavalli né, tanto meno, Monti. Il compito che hai corretto, se guardi bene, riporta un altro nome, non il mio. Andrò dal Preside per chiedere giustizia!

    Lo so che Lei non ha citato farina ecc, e a voler essere pignoli Lei neppure sapeva di aver citato sorel, ma ora mica starà a formalizzarsi, proprio Lei? Non vorrà dirmi che Lei non sa che l'”approssimazione è la levatrice della storia di ora”?
    Ora non mi chieda la fonte di questa citazione perché al momento non mi sovviene.
    Però strano che la puntata Monti-Mieli fosse del maggio (l’unica di maggio di monti, di cui ci sia traccia in rete, sembra essere del 2008 ed in effetti con una ricerchina con google è la prima in cui ci si imbatte) mentre in molti in rete affermano che la puntata, dove forse la frase potrebbe essere stata detta sia quella della fine ottobre, inizio novembre 2010 (forse il 1° di novembre).
    Altra cosa strana è che sia farina che cavalli non si sentano in dovere di rispondere ai loro lettori/commentatori che chiedono un link o una data. Perché la risposta che hanno dato a marco non la danno anche nei loro blog? I misteri della spocchia di rete? Oppure non hanno il coraggio intellettuale di ammettere che anche loro hanno beccato la frase al volo, ‘ndo cojo cojo?
    geo
    P.S
    La cosa veramente preoccupante è che berlusconi sembra abbia messo dei paletti sulla legge elettorale e casini ha subito detto (un po’ esaltato sopra le righe) che la legge elettorale è cosa secondaria … questo si che sarebbe grave, altro che l’aver detto qualcosa di poco carino nei confronti di occhetto;-)

  83. lorenzo galbiati il 13 novembre 2011 alle 13:30

    Andrea
    “Sulla Tobin Tax l’amico lorenzo non mi ha inteso, e non ho speranza di farmi intendere da lui.”

    Insomma, sono un caso senza speranza. Non sono certo un esperto di finanza e l’ho detto, ma mi spiace una considerazione del genere da parte tua, che non so se considerare offensiva. Perché tanto ottuso da non capire le tue considerazioni sulla Tobin Tax non credo di essere e per il resto non vedo perché dovrei avere pregiudizi nei confronti tuoi o della Tobin Tax per non avere speranza di capire. Temo che essere dubbioso sul fatto che la Tobin Tax sia da considerare riformista per quanto moderata (cosa significa riformista?) e che avrebbe impedito lei da sola il collasso greco, e immaginare che l’introduzione della Tobin Tax possa suscitare contromisure indirette che (come suppone anche Cucinotta) ne riducano l’effetto di prendere soldi dai ricchi, sia per te segnale di non capire il tuo discorso. Peccato che il tuo discorso per chi legge è proprio questo. E se ho cercato, sbagliando, di collegare questa riforma al tuo precedente punto circa la mancanza di alternativa politica, allora forse potevi farmelo notare. Forse quindi non è la Tobin tax a essere il sintomo (mancante) dell’esistenza di una alternativa politica di sinistra, perché troppo poco riformista. Quello che propone Attac, invece, mi pare possa essere più sostanzioso. Infatti, come mi ricordavo, e come sono andato a cercare e ho postato nel tuo post, non dobbiamo confondere Attac con Mr. Tobin: son in accordo solo sulla Tobin Tax e in disaccordo praticamente su tutto il resto, essendo Tobin un liberista difensore delle istituzioni economiche mondiali.

    Ora, il punto della disputa con me (la tua mancanza di speranza) mi pare non abbia fatto altro che allargarsi e diventare più radicale con Cucinotta e Nevio Gambula.

    Il nodo da sciogliere tra voi è questo: è possibile che quelle che tu chiami:

    “proposte alternative di politica economica. E alternative significa non di magica dissoluzione del sistema capitalistico ma di sua progressiva rivoluzione attraverso interventi legislativi sostenuti da campagne politiche, ossia da parti e/o movimenti.”

    siano davvero proposte che ci spingano in una direzione diversa da quella verso il “burrone” (Cucinotta) cui siamo diretti, in modo da non caderci, o ciò non è possibile e tali proposte non fanno altro che rallentare semplicemente la corsa?

    Io non lo so se le proposte cui fai riferimento possano ascriversi maggiormente alla categoria:
    – proposte per una costituire una progressiva alternativa al capitalismo
    oppure alla categoria:
    – proposte per rallentare del finanzcapitalismo verso il burrone.
    Conosco troppo poco per potermi esprimere ma il tema mi interessa, chiunque del resto dovrebbe interessarsene.
    Posso dire che la Tobin tax, per quel che capisco, dovendo scegliere tra questo bivio la ascriverei alla seconda possibilità?
    Ma questo ormai mi sembra un dettaglio.

    Vorrei semmai capire meglio quali sono queste proposte che tu
    e Marco Rovelli (credo) sostenete
    e che
    Cucinotta e
    NeGa (credo) credono solo essere il rallentamento alla corsa verso il burrone.

    Aggiungo però e mi ripeto, che non vedo come si possa sperare di superare il capitalismo senza affrontare il nodo delle politiche di guerra, o considerandolo solamente un effetto secondario, visto il presente che viviamo, che ha citato NeGa.

  84. giorgio mascitelli il 13 novembre 2011 alle 14:15

    Devo confessare che il mio stato d’animo è ben rappresentato dalle parole di Francesco Forlani. Poi certo quando ti puntano la pistola alla tempia è bene ubbidire a quello che ti viene detto, dunque viva il governo Monti. Non credo che nell’immediato ci sarà una grande macelleria sociale perchè avrebbe effetti recessivi ( in Grecia è diverso perchè tanto lì sanno che non recupereranno mai i soldi),ma piuttosto verranno prese misure che trasferiranno sistematicamente le nostre risorse e la nostra ricchezza ai vincitori. La cosa più amara è che questo governo tecnico di fatto favorisce Berlusconi che avrà tutto il tempo per trattare una buona uscita più che vantaggiosa per luie finirà con il raggiungere il suo obiettivo, cioè quello di salvare le proprie aziende.

  85. lorenzo galbiati il 13 novembre 2011 alle 14:53

    Giorgio:
    “La cosa più amara è che questo governo tecnico di fatto favorisce Berlusconi che avrà tutto il tempo per trattare una buona uscita più che vantaggiosa per luie finirà con il raggiungere il suo obiettivo, cioè quello di salvare le proprie aziende.”

    Quello è il minimo: il Pdl avrà anche tutto il tempo per farci dimenticare cosa è stato Berlusconi e tutti si ricorderanno, quando ci saranno le elezioni, quanto Monti sostenuto da tutti, PD in testa, ci ha tolto in fatto di potere d’acquisto e benessere. E l’anno prossimo ci ritroveremo un altro governo di destra o al massimo di centrodestra

    (dato che il PD NON è di sinistra e neanche di centrosinistra, è ormai di centro e basta, come la vecchia DC, neanche come il PPI, perché non sa più neanche se guardare a destra o a sinistra (i Popolari una una volta dicevano che il Partito popolare di Sturzo era sempre stato un partito di centro che guardava a sinistra, ora ci hanno pensato gli ex comunisti a dir loro di guardare a destra)

    con PD e Casini.

  86. andrea inglese il 13 novembre 2011 alle 15:39

    caro lorenzo, non prendertela. Il fatto che non ci siamo capiti non vuole essere offensivo per nessuno. Il tipo di discussione che mi proponi non mi interessa in quei termini (rallentare, avanzare, ecc.). Ho cercato di spiegare quanto mi interessa fare, nei limiti miei, da non specialista di economia. Ho cercato di mostrare i temi su cui vale la pena discutere e riflettere più approfonditamente. Ho apprezzato, il fatto che tu abbia ricordato, in tutto ciò, la campagna per i tagli agli armamenti. Trovo spesso importante discutere con te, con Vincenzo, con Nevio, con altri su NI, ma non sempre né su tutto. Credo che sia umano. Un saluto. (Sulla Tobin Tax Brancaccio ha scritto un libro nel 2002. Se t’interessa approfondire quell’argomento, mi sembra una buona pista.)

  87. Diego Paltrinieri il 13 novembre 2011 alle 17:21

    Ad andrea.
    Tu scrivi : “ Io continuo a pensare che lo strapotere finanziario sia frutto di una scelta politica, e non di una fatale irrilevanza del potere politico”. Vorrei fare alcune precisazioni per ribadire che non è così come dici. Non per fare una discussione teorico-accademica che non serve a nessuno, ma perché ritengo che capire a fondo questo punto, sia fondamentale, non tanto per quello che ci sarebbe da fare nel tempo breve (il rimboccarci le maniche) su cui torno dopo, quanto per comprendere meglio se stanno cambiando o no le basi concettuali e filosofiche entro cui siamo cresciuti ed il conseguente nostro rapporto con il mondo esterno, la terra.

    Ho letto con attenzione sia l’intervista a Luca Fantacci, mentre già conoscevo gli scritti di Fumagalli. Ebbene, al di là della enunciazione di Fantacci, che dice che non è vero che l’economia ha prevalso sulla politica, non trovo nel resto dell’intervista nulla che dica o dimostri ragionevolmente che sia così.
    Ma il punto che richiamavo nel mio post di ieri era un po’ diverso; lo riprendo con le parole tratte dal libro di U. Galimberti ( “Psiche e Techne” ) : “ Nell’età della tecnica la politica appare come un sovrano spodestato che si aggira tra le antiche mappe dello Stato e della società rese inservibili, perché piu’ non rimandano alla legittimazione della sovranita’. L’ideale platonico – secondo cui le competenze tecniche non garantiscono la sopravvivenza dell’uomo se non vengono coordinate e governate dalla politica, definita tecnica regia in quanto ‘conosce cio’ che è meglio’ e perciò ‘è capace di far trionfare una giusta causa’ – appare definitivamente tramontato nella nostra epoca dove il fare, regolato dalla ragione strumentale che garantisce la corrispondenza dei mezzi ai fini, ha subordinato a sé l’agire, ossia la scelta dei fini che da sempre è il tratto distintivo della politica, a cui spetta decidere quale orientamento dare al “fare” e quali, delle azioni possibili, sono da “fare”.”

    Ora, io credo che questo mutamento antropologico sia effettivamente in atto e faccia parte di un sommovimento di più grande portata che nelle prossime generazioni porteranno al tramonto sia il capitalismo, per come lo conosciamo ancora oggi, sia le grandi tradizioni religiose ed umaniste.

    Ma torniamo al punto : alla fine per capire come rimboccarci le maniche ORA, non è fondamentale sapere se la politica è più forte che mai o se è stata uccisa o si è suicidata, anche se per far rullare sulla pista e poi far decollare le possibili alternative di politica economica di cui si diceva, non si potrà prescindere dal risolvere il dilemma. Si rischia altrimenti di sbagliare i riferimenti, di non cogliere i meccanismi più delicati che sottendono le decisioni più strategiche e quindi le nostre alternative, decollate, si perderanno nel vuoto cosmico…

    Torniamo a bomba : andrea dice che sono state archiviati da mesi documenti inerenti le alternative economiche possibili. Bene. Io non sono un economista, seguo Nazione Indiana da poco, so che esistono in rete migliaia di siti che in teoria sarebbero pronti ad affrontare una sfida epocale per la quale ci vuole intelligenza, competenza e molta, molta, molta determinazione! Manca il metodo per partire.
    Non ci si può affidare alla classe politica attuale ( credo non solo in Italia ), alla sinistra attuale.
    E allora non rimane che rimboccarci le maniche e spingere noi le riforme che riteniamo necessarie. Ma non aspettiamo ( come dice ng@ ) di sapere chi saranno gli amici dentro il prossimo governo che verrà con cui cominciare a costruire il percorso!
    Rovesciamo il concetto! Portiamo noi proposte serie con un codazzo di un milione di firme raccolte a livello europeo e pretendiamo che le portino avanti! Stiamo davanti ai palazzi di brussel e di roma, parigi, berlino, riga, ecc….fino a che non ci rispondono.

    Non vedo alternative.
    Sennò ci parliamo addosso e basta, e la politica, vecchia o nuova, vestita con i panni della tecnica o no, andrà per la sua strada, come sempre.

    Questo strumento nuovo cui accennavo nel mio post di ieri e che può rappresentare un percorso metodologico possibile, è esattamente il regolamento UE n° 211/2011 del Parlamento Europeo e del Consiglio del 16 febbraio 2011 e riguarda l’iniziativa dei cittadini ( si scarica in rete in pdf ). Nell’Allegato 1 è indicato il numero minimo di firmatari per stato membro, necessario per portare avanti le proposte ( In italia servono almeno 54.000 firme, 9.000 in Lituania, ecc ), che prevedono audizioni pubbliche alla Commissione ed al Parlamento Europeo. Questo regolamento si applicherà a decorrere dal 1 aprile 2012.

    La cosa è lunga e complessa, ma sicuramente ricca di passioni e di fermenti culturali da vivere e comunque dirompente da un punto di vista politico : non tanto perché siano lì tutti ad aspettarci a braccia aperte, ma perché si mette in piedi un movimento transnazionale ( non solo europeo ovviamente ) che modifica gli scenari e la cui influenza sulle decisioni importanti dipenderà soprattutto dalla molta, molta, molta determinazione che questo movimento avrà.
    C’è uno strumento ( e sono convinto che ce ne sono anche altri ), perché nel grande disegno ipocrita e demagogico della politica, sono state fatte leggi e regolamenti democratici ed incisivi, MA NESSUNO LI METTE IN ATTO FINO IN FONDO. E LA POLITICA CHE CONTA LO SA.

  88. dc il 13 novembre 2011 alle 17:43

    Sul dibattito a proposito della Tobin Tax può essere utile un testo di Halevi pubblicato sulla defunta Rivista del manifesto (e che se non ricordo male, è anche nel libro di Bellofiore e Brancaccio segnalato da Andrea Inglese*):

    http://www.larivistadelmanifesto.it/archivio/5/5A20000412.html

    Segnalo anche un testo sulla dipartita di Berlusconi e l’arrivo di Monti che può essere interessante (per vedere anche il ‘commissariamento’ come una cosa meno monolitica)

    http://senzasoste.it/nazionale/dopo-berlusconi-ce-vita-oltre-lo-spread

    e l’intervento di Brancaccio citato da ‘nique la police’:
    http://www.emilianobrancaccio.it/2011/11/12/su-monti-e-i-poteri-forti/

    * credo che il libro di Brancaccio sulla Tobin Tax era scritto insieme a Bellofiore

  89. ng il 13 novembre 2011 alle 18:37

    Francamente, continuo a ritenere tutte queste discussioni sulle possibili alternative economiche stucchevoli e inconcludenti. Non abbiamo nemmeno la stessa idea sul (ormai quasi certo) governo Monti, figuriamoci su Tobin Tax, default o altro! In questo senso, l’articolo di Nique La Police proposto da dc è importante: offre una lettura della fase in grado di mettere in relazione il defenestramento di Berlusconi con un contesto più vasto e significativo (come, per altro, ha fatto l’articolo di Marco sotto cui stiamo discutendo). Anche il giudizio sul PD, e a maggior ragione se confermerà l’appoggio a Monti, è dirimente; una nuova strategia “di movimento” – quel “salto di complessità” di cui parla Nique la Police – deve fare i conti con l’internità del PD alle politiche neoliberiste. Ribadisco la necessità di delineare il “noi” che dovrebbe agire l’alternativa; senza questa chiarezza di fondo, ogni “alternativa di politica economica” è destinata al fallimento.
    ***
    Alcuni passi importanti dall’articolo di Nique La Police:

    «[…] Mario Monti rappresenta, o rappresenterebbe se il suo cammino si farà particolarmente accidentato, il classico tentativo di saldare alcuni interessi nazionali (bancari, confindustriali, istituzionali) con queste correnti di grande capitale che hanno permesso la defenestrazione di Berlusconi. […]

    Da Berlusconi a Monti si passa quindi da una dimensione del conflitto permanente tra politica e legislazione, tra “Berlusconi e i giudici”, condizione strutturale necessaria per la crescita del parassita interno Mediaset, a una dove la crisi del debito sovrano porta alla cessione di sovranità nazionale. Il fatto che il governo Monti debba giurare in contemporanea con l’apertura dei mercati marca, con la potente forma politica del simbolico, questa convinta cessione di sovranità da parte dell’establishment italiano. […]

    […] da parte delle forme politiche di opposizione si impone un salto di complessità. […] Si tratta di radicarsi territorialmente, abbandonando la forma movimento desueta tutta improntata sul primato dell’opinione pubblica, essendo allo stesso tempo in grado di fare sistema complessivo con i propri simili. […]»

  90. arduino il 13 novembre 2011 alle 21:44

    @lorenzo galbiati
    > Ti faccio presente però che il chiedere via email info a persone che non conosci su un dato e restare in attesa come se dalla loro risposta o meno dipenda l’affidabilità della fonte crea un circolo vizioso che sposta l’attenzione dal contenuto della discussione.

    D’accordo, discutere a oltranza sull’attendibilità di una affermazione può distogliere dagli argomenti centrali della discussione, ma a me sta molto cuore l’attendibilità delle fonti e delle informazioni, soprattutto in quel magma di opinioni e di dati che è internet e alla fin fine credo che ragionare su dati affidabili migliori l’igiene complessiva e l’efficacia delle discussioni. Mi pare poi sensato chiedere con la dovuta cortesia a chi esprime le sue opinioni qualche precisazione sulle sue fonti, soprattutto se comunica con un blog internet aperto in lettura a tutti e con la possibilità di commento abilitato, esprimendo quindi disponibilità a essere letto e a mettere in discussione i suoi posti con i frequentatori della rete

    > Su Napolitano, ti faccio notare che il mio rilievo era sull’opportunità di eleggere senatore a vita un tecnico proprio quando gli sta per affidare l’incarico di formare un nuovo governo, cosa che nessun presidente della Repubblica ha mai fatto e che è, oltre a un insulto all’autonomia del Parlamento, cosa di pessimo gusto se non subdola anche come prassi: obbliga di fatto i parlamentari a congratularsi con una persona con la quale il giorno dopo devono decidere se sostenere o meno come capo di un governo.

    Nominare senatori a vita rientra tra le prerogative del capo dello stato per cui è perfettamente legittimo che Napolitano abbia nominato Monti. Le tempistiche della nomina, perlomeno per quanto appaia a me, dipendono dalla necessità di far intendere chiaramente a Berlusconi che non c’era più spazio per le sue furbesche manovre dilatorie.

    > Ti faccio inoltre presente, come OT, che si è verificato quanto avevo previsto sulla guerra in Libia: la Nato ha commesso crimini di guerra e di certo, quando si sarà potuto verificare, ucciso più persone di quanto aveva fatto Gheddafi. Sulle stragi di Sirte e altrove posso fornirti ampia documentazione di come media italiani a partire da Rainews e Al Jazeera abbiano offuscato il tutto.
    Se hai ulteriori informazioni, sarò lieto di esaminarle.

    @Vincenzo Cucinotta (ore 17.55 di ieri)
    La situazione mi pare un po’ più sfumata. In questo momento c’è chi è sotto attacco (il titoli del debito pubblico dell’area euro, a partire dai paesi più brevi con la realistica possibilità di allargare la possibilità a tutta l’area euro e anche agli USA e alle banche che detengono i titoli sotto attacco), c’è chi attacca (la speculazione), c’è chi vuole costruire argini difensivi (l’Italia, gli altri paesi europei, le organizzazione finanziarie sovra nazionali riconducibili all’area euro).

    In questo scenario l’Italia è associata all’Unione Europea e alle sue organizzazione finanziarie, e questa operazione implica sia una cessione in qualche misura di sovranità, riconoscendo quindi che su certi argomenti la CEE ha il potere di decidere o perlomeno di influenzare le decisioni anche per l’Italia e sia una assunzione di responsabilità, essendo chiaro che le azioni o le non azioni dell’Italia impattano pesantemente anche le sorti degli altri paesi CEE. A questo si aggiungono i giochi di potere e gli equilibri di forza all’interno della CEE (e direi all’interno di qualsiasi associazione, dalla bocciofila di paese in su), che spesso agiscono in modo brutale e spregiudicato, per cui un paese con un governo del tutto screditato, inaffidabile e isolato non può che soccombere e che essere messo all’angolo sbattendogli in faccia le sue responsabilità. A farla breve, la miscela di cessione di sovranità, di responsabilità condivisa, di inettitudine del governo italiano e di criticità del debito italiano non può che sfociare in una nazione sotto esame e, forse esagerando, in parte eterodiretta.

    Mi è più difficile identificare chi siano per lei i potenti e neppure io stesso non ho idee chiara in proposito. Le banche giocano in questa crisi un ruolo duplice o triplice, essendo allo stesso momento origine della crisi, vittime della crisi (di nuovo scatoloni dei licenziati a Wall Street, è appena esplosa la banca Mf Global, con troppi titoli europei in portafoglio), protagoniste dell’attacco finanziario. Non mi pare che i potenti siano gli stati, neppure gli USA, io intuisco flussi enormi di denaro reale o potenziale che si muovono con enorme forza d’urto secondo logiche magari comuni ma non necessariamente concordate o pianificate a priori.

    Non so se Mario Monti quando era in Goldman Sachs si occupasse di speculazione o di attacco finanziario ai paesi in difficoltà, di certo questo personaggio, del tutto interno al mondo finanziario internazionale, è stato chiamato a organizzare il gioco in difesa dagli attacchi della speculazione, o meglio per rendere meno appetibile agli occhi della speculazione il giocare al ribasso sul debito pubblica euro. Dovendo giocare una partita secondo le regole brutali della finanza, non puoi fare a meno di uno che queste regole le conosce bene (in generale i ministri finanziari di qualsiasi paese hanno tutti quel tipo di conoscenze e relazioni). Ovviamente sono drasticamente d’accordo con chi sostiene che le regole vadano riviste.

  91. lorenzo galbiati il 14 novembre 2011 alle 00:14

    A. Inglese
    Sì però Andrea se sollevi un tema qui su NI, rispondi a domande mie o di altri, solleciti Cucinotta al confronto sostenendo che le pratiche alternative per cambiare progressivamente il “sistema” ci sono, senza che si aspetti il suo crollo, e poi dici che ne stai parlando su alfabeta2 e con noi ti interessa confrontarti fino a un certo punto non è molto simpatico. Lascia l’amaro in bocca. Almeno dovresti accennare a che cosa ti riferisci, e se non vuoi spiegarlo qui indicarci lo spazio dove si possono trovare e se possibile discuterne – secondo me.

    D. Paltrinieri, ng
    Il che fare è da sempre il problema delle discussioni nei blog, e più di una volta ho cercato di metterlo in luce anche qui su NI, dove troppe volte mi è sembrato che sollevare un problema, analizzare la validità o meno di una scelta dirimente, mettere in luce una ingiustizia abbiano trovato nella discussione che ne scaturiva tutto il loro senso, senza che si sentisse il bisogno di una scelta concreta neanche quando molti commentatori convergevano sul bisogno di fare qualcosa – come se dirlo fosse come averlo già fatto.
    Peraltro l’ultima azione concreta scaturita da decine di discussioni sull’omosessualità è stata ahimè quella di dare visibilità e approvazione a un sito anonimo che voleva fare l’elenco dei (presunti) parlamentari gay, senza peraltro fornirne alcuna prova. E’ finita che gran parte delle associazioni della comunità glbt hanno preso le distanze da quella iniziativa e quel sito si è fermato alla prima lista (avrebbe dovuto pubblicarne una a settimana), anche perché è stata aperta contro anonimi una denuncia per violazione della privacy.
    In quell’occasione ho anche scritto un lungo commento per dire la mia su come si è mossa NI sulle iniziative concrete che ha recepito o promosso – ovviamente parlando di quelle che ho seguito io. Commento che si vi interessa si trova qui:
    https://www.nazioneindiana.com/2011/09/19/di-certe-narrazioni-della-sinistra-euforiche-o-saturnine/#comments

    Ma veniamo al topic.
    DP suggerisce una petizione al parlamento europeo,
    NG suggerisce lo sciopero generale

    Il problema è sempre capire chi siamo e cosa vogliamo fare. Io in verità sono d’accordo con Andrea quando dice che conta di più quello che ci unisce. Lui ha detto che la sua parte la sta facendo su alfabeta2, con proposte concrete. Io credo che visto che stiamo comunicando sul web, il primo passo per creare un “noi” è quello di crearlo qui sul web. Occorre quindi creare una rete nella rete. Non possiamo creare il noi sul territorio, al momento. Il web però potrebbe permetterci di conoscerci e indirizzare anche gli sforzi sul territorio. L’impresa è comunque improba. Io posso iniziare col dire che sta per essere lanciato un appello di dichiarazione di nonvoto per chi sostiene le missioni di guerra e le spese militari. In tempo di crisi e di sacrifici soprattutto per i soliti noti, che sono il 99% della gente, potrebbe essere un appello raccolto da molti, non solo dai pacifisti.
    Avete proposte su come procedere? Io metto il mio email più sotto.

    @ arduino
    Credo plausibile la tua interpretazione politica sul perché Napolitano abbia nominato Monti senatore a vita prima di dargli l’incarico di formare un nuovo governo, tuttavia credo che questo atto non fosse necessario e in ogni caso resta un’azione indebita di ingerenza verso il Parlamento. Senza contare che un Presidente del Consiglio decide a chi dare l’incarico di un governo dopo aver consultato le forze politiche, non prima, e il fatto che la crisi imponga tempi stretti non è un buon motivo per scavalcare la prassi e la Costituzione.
    Per quanto riguarda l’analisi della guerra in Libia, non posso darti qui i tanti fatti e le analisi che denunciano la propaganda e l’oscuramento fatto dai media.
    Posso spedirti molte cose vie email, se vuoi, il mio è lorenz.news@libero.it

  92. Antonio Coda il 15 novembre 2011 alle 12:26

    Piccola, insignificante, aggiunta: mi sono procurato “Finanzcapitalismo” di Luciano Gallino, e per le prime sessanta pagine è una secchiata d’acqua fresca sul pensiero che suda a star dietro alle apocalissi annunciate dai titoli economici della diciamo-informazione mainstrem.

    Grazie ancora a Marco Rovelli per il consiglio.

    Un saluto,
    Antonio Coda

  93. lorenzo galbiati il 21 novembre 2011 alle 02:04

    L’America torna a insegnarci qualcosa: ecco che cosa dovrebbero imparare a fare gli indignati italiani, la disobbedienza civile, la resistenza nonviolenta. Grazie a loro, sentiamo e vediamo “Shame on you”, Vergognatevi, le urla degli spettatori verso i poliziotti che spruzzano spray urticante agli studenti in sit-in e che sono diffuse da tutte le tv mondiali.

    http://www.youtube.com/watch?v=WmJmmnMkuEM&feature=player_embedded#!



indiani