Domani 22 settembre, e tutti i sabato, esce Orwell, l’inserto culturale di Pubblico

di Christian Raimo

C’è un brano del discorso di ringraziamento che pronunciò nel 1957 Camus quando vinse il Nobel per la letteratura che dice questo: «Ogni generazione, senza dubbio, si crede destinata a rifare il mondo. La mia sa che non lo rifarà. Il suo compito è forse più grande: consiste nell’impedire che il mondo si distrugga».

Se dovessi fare una dichiarazione d’intenti su cosa vorrei che facesse il piccolo inserto culturale (che uscirà da domani ogni sabato con il giornale, si chiamerà Orwell, avrà otto pagine per cominciare e poi quattro per continuare, si troverà nel cuore del quotidiano, avrà fra i suoi collaboratori scrittori, critici letterari, illustratori, fotografi, sceneggiatori, fumettisti, reporter, fisici teorici, filosofi politici, studiosi di letteratura di genere…), ricalcherei questa citazione e la finirei qui.

Nessuna retorica del “nuovo”, nessun enfatico proclama alla “ne vedrete delle belle” e “spaccheremo tutto”, nessuno slogan alla moda sull’innovazione… Ho imparato nel tempo che diffidare dei facili entusiasmi porta a migliorarsi un pezzetto ogni giorno, e che realizzare cose semplici è una missione tremendamente impegnativa; così un inserto culturale fatto per i lettori e non per ammiccare a qualche presunta schiera di intellettuali engagé, richiede alcune regole evidenti. Chiarezza, competenza, creatività nella scrittura, apertura mentale, laicità, interdisciplinarietà, autocritica, ironia… Ma, ancora più precisamente, ce ne sono un paio di principi che per me sono imprescindibili – tali che se usati bene possono rivelarsi delle armi politiche. Uno è la sincerità, l’altro è l’accuratezza.

Se non troverete traccia né dell’una né dell’altra nei nostri pezzi d’informazione culturale, nei nostri ritratti di scrittori e di artisti, nelle nostre inchieste sull’editoria, nei nostri racconti, nei nostri reportage, nei nostri pezzi di satira, nelle nostre recensioni cinematografiche, nelle nostre poesie, e anche nelle immagini che i fotografi e gli illustratori ci daranno, allora farete benissimo a lamentarvi. Altrimenti, lo vedrete anche voi, la fiducia che ci concederete finirà per farvi sembrare che un po’ di questo “Orwell” è anche vostro. Un grazie anticipato da parte mia e di tutti i collaboratori.

(P.s. Abbiamo già una pagina Facebook e un account twitter @orwellp)

5 Commenti

  1. L’inserto è bello, intelligente. Si legge con piacere. Il giornale invece è esile, piatto, populista. Andrebbe bene, non me ne voglia Christian, come free press. Alcuni spunti interessanti ci sono, come l’articolo sui ghost writer, o l’intervista all’edicolante. Ma l’oroscopo non me lo sarei aspettato.

    Proprio leggendo l’edicolante del giorno pensavo che tra un paio d’anni scomparirà l’80% delle edicole che conosciamo. La crisi (ed i costi) della distribuzione in edicola sono tali che gli editori stanno scappando verso abbonamenti e digitale, e gli edicolanti presto non caveranno un ragno dal buco (Nei tre mesi passati c’è stato -20% periodici venduto).

    Faranno chioschi multiprodotto (periodici, libri, giochi, cibo, snack, caffé) possibilmente con macchinette vending.

  2. sì, anch’io pensavo proprio questo sabato. L’oroscopo è davvero risibile. Molto bello il pezzo di Longo su Open!
    (poi certo 1,50 € per 16 pagine)

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Alcuni suoi racconti sono apparsi su Nazione Indiana, Nuovi Argomenti, Rassegna Sindacale, Colla. Nel 2010 ha partecipato alle Prove d’Autore di Esor-dire, a Cuneo. Sempre nel 2010, nel numero 52, la rivista «Nuovi Argomenti» ha inserito un suo racconto nella sezione monografica Mai sentito, segnalando l’esordio di cinque nuovi scrittori.