Lo Schola Post

scolapasta

 

Alcolismo e insegnamento
di
Régis Jauffret
(traduzione di Francesco Forlani)
Faccio l’insegnante. Disprezzo i miei studenti come un datore di lavoro i suoi impiegati. Se avessi ereditato una fortuna da mio padre, invece di questo bilocale che è spazioso quanto due vasetti di yogurt, non sarei costretto a subire la loro gioventù radiosa e rivoltante per un cinquantenne allo sfascio sulla strada della vecchiaia e della morte. Il liceo in cui insegno si trova in un quartiere borghese della capitale. I genitori non si preoccupano affatto del rendimento dei loro rampolli. Gli basta fare buon uso delle loro relazioni, perché a fine anno il preside riceva una telefonata imperativa di un ministro o del provveditorato che ingiungono di promuoverli alla classe superiore. Nonostante tutto, il mio lavoro mi piace. Per via delle vacanze, degli scioperi, dei congedi per malattia. Inoltre, posso fare lezione anche  pressoché ubriaco, senza che l’amministrazione mi faccia pervenire una nota di biasimo.
Quindici anni fa, ho incontrato una collega assunta da poco, nella sala professori. Abbiamo fatto l’amore nei bagni della palestra. Seguivamo il ritmo delle flessioni che eseguivano gli allievi obbedendo ai colpi di fischietto della professoressa d’ educazione fisica. Abbiamo goduto tirando lo sciacquone per coprire il rumore dei gemiti. Ci siamo sposati il mese successivo per ragioni fiscali.
Adesso abbiamo soltanto rare conversazioni telefoniche. Lei non è completamente impazzita ma il suo stato mentale necessita di un ricovero all’anno. Ha squallidi rapporti con altri pazienti le cui performance sono rese deplorevoli dagli psicotropi. Pur non avendo alcun problema materiale e il cibo è decente, le capita di emettere un lamento che mi pare il primo tiro di una sigaretta interminabile il cui fumo si appresterebbe a gettarmi in faccia. Io riaggancio immediatamente nel timore di peggiorare il morale già a terra tra  burrasche di birra e gin.
Da tempo faccio a meno di una vita sessuale. Preferisco di gran lunga l’alcol, è anonimo, muto, e basta aprire la bocca per raggiungere l’ebbrezza, l’estasi. Gli perdono il mio decadimento e queste nausee che al mattino mi danno l’impressione di essere stato ingravidato durante la notte.

da Microfictions 1

Print Friendly, PDF & Email
NOTE
  1. ‘Microfictions’ , Gallimard Aprile 2008; raccoglie 500 micronarrazioni, di una pagina e mezzo, 500 frammenti di vita di gente comune al cui interno si trovano migliaia di personaggi. Nate da una medesima pulsione alla scrittura , in un determinato tempo e tutte in uno stesso formato, identica struttura, queste storie brevi (ognuna dotata di un narrante, molto spesso una narrante) raccontano i loro amori, crimini, vigliaccherie, piccoli fascismi ordinari, qualche momento di felicità o di gioia familiare, il tutto offrendo il proprio punto di vista sull’esistenza, sull’educazione dei figli, ma anche su quella dei vecchi. Editori italiani interessati?

12 Commenti

  1. tanto urticante quanto asettico nella scrittura. ottimo davvero.
    e al professore gravido di disprezzo comunque va riconosciuto il merito di provare ad interrompere la catena esponenziale dello sfascio – che aumenta di generazione in generazione visto che seminando assenza o, nella migliore delle ipotesi, parole al vento, si raccoglie tempesta – poiché non avendo figli non corre il rischio di infoltire le fila degli studenti. sì sì, il ragionamento *fila*…
    : )

  2. Ma non è ridondante dire “quartiere borghese della capitale”? Ci sono forse aree rurali a Parigi? è ovvio che insegna in una scuola di città, non di campagna. Comunque a me sembra una banale storia di cronaca, forse non sono abituato allo stile o è difficile da rendere in italiano.

  3. Alberto forse tu confondi metropolitano, cittadino con borghese. Per borghese, in italiano e in francese si intende quartiere residenziale contrapposto a popolare sempre che non si voglia considerare la periferia come parte della capitale e a Parigi lo è, la banlieue parisienne, celebre per le zones (vd film la haine) . Rimanendo nella cintura ci sono quartieri popolari meno facili e quartieri ultra residenziali, borghesi come il sedicesimo. effeffe

    • Scusami, non avevo capito. Quindi “borghese” nel senso di peccatore verso il Proletariato, ora ci sono arrivato… sarebbe a dire persone che svolgono lavori di produzione soprattutto simbolica piuttosto che materiale, insomma gente che opera su soldi e parole piuttosto che compiere attività faticose, e ha in genere (ma non sempre: vedi il mio idraulico) un reddito superiore ai lavoratori manuali e deve quindi fare ammenda tramite schizofrenia, visite a mostre di arte moderna e nei casi più tragici acquisto di carabattole ecosostenibili ed ecosolidali. Ora io non voglio mancare di rispetto alla religione di nessuno ma in quanto traduttore preferirei per correttezza usare i termini concreti italiani che esistono: professionisti, commercianti, imprenditori, funzionari statali.

    • Quanto al testo: mi fa l’effetto di un trafiletto del Carlino su un anziano stirato sulle strisce. Quando lavoravo nel recupero crediti ho incontrato miriadi di padri separati che stavano molto molto peggio di ‘sto personaggio qua e senza bisogno delle totalizzanti istituzioni psichiatriche borghesi, basta il diritto civile mammone italiano: altro che pari opportunità, perdi tutto: figli, casa, reddito. Off topic, ma se può salvare una vita vale la pena di scriverlo: maschi eterosessuali all’ascolto, non vi sposate, non fatelo mai, poi siete fottuti, se non ci credete chiedete a un vostro amico che studia giurisprudenza, rimarrete a bocca aperta, mi ringrazierete.
      Insomma è chiaro che chi scrive e apprezza ‘sta roba lo fa perché la vede come esotica, essendo del tutto alieno, impermeabile alla realtà della sofferenza umana.
      Disclaimer: la forma è ironica, ma questo è il mezzo non il fine. I contenuti sono tragicamente veri, bisogna metterli giù così altrimenti sarebbero segati automaticamente per il processo di “dissonanza cognitiva” legato ai superstiti culti comunisti. Ma perché Alberto si dà tanta pena? Dirà il mio unico lettore. Risposta: questo per me è un gioco, una prova tecnica, ho intenzione di rompervi i coglioni molto più di così (non voi nel senso di questo sito ovviamente, voi nel senso di questo ceto, che questo sito così bene rappresenta)

  4. Albè, t’aggie mis ‘o link al libro, la scheda de lo istess, t’aggie ritte que sta cazza de scola “borghese” è comme i licei classice inde città d’Etalia, e che lo personnage c’enzegna in da sta scola. ca ce stanne le artre deux nouvelles accà https://www.nazioneindiana.com/?s=jauffret e allà, et si sto libbre ciò fanne pubblicà, na copia te l’arregal ie mismo, sia que l’aggie tradotte sia que l’ha tradott quercuno d’artre, vabbuò?
    effeffe

I commenti a questo post sono chiusi

articoli correlati

L’isola di Giorgio

di Francesco Forlani
Giorgio è stato per molti di noi memoria viva delle avventure letterarie del dopoguerra, non soltanto meridionale, con una infinità di rapporti, corrispondenze, storie d'amicizia, particolarmente quella con Goffredo Fofi, Dario Bellezza e Anna Maria Ortese, per l'appunto.

Buena Vista Social: Alessandro Trocino

di Alessandro Trocino
Janek Gorczyca è uno scrittore. C’è il suo nome in calce alla copertina di «Storia di mia vita», appena uscito da Sellerio. Che effetto t'ha fatto? «Boh». È uno scrittore ma anche una persona che ha vissuto per anni per strada, dormendo nelle tende, sulle panchine, nelle strutture abbandonate.

Les nouveaux réalistes: Gennaro Pollaro

di Gennaro Pollaro
Il signor Aiello mi spiega - senza aprire bocca - in quale luogo sarebbe sensato trovarsi l’origine delle mie preoccupazioni. Muove le mani sulla sua testa come a formare un cerchio e poi tira fuori ancora quel maledetto pendolo.

Rêveries

di Mirco Salvadori
Il diario di bordo di una due giorni dove è questione di pratica di gioventù e di trasmissione generazionale. Un'esperienza tradotta in uno scritto che speriamo incontri con piacere i lettori di Nazione Indiana. M.S.

Memento Moro

Poesie di Alida Airaghii
Come nei Sillabari di Goffredo Parise, dove sono i luoghi a fare le persone e le persone i titoli dell'abécédaire in questa raccolta è il tempo a definire l'ordine, e la storia a sconvolgere la cronologia mutando la semplice successione degli anni- le poesie sfilano come date precise, giorno, anno...

Les nouveaux réalistes: Luigi Macaluso

di Luigi Macaluso
Narrano le cronache non scritte di Trizzulla, paese dell’entroterra madonita, che all’indomani della legge Merlin l’arrivo del nuovo parroco don Basilicò fu accompagnato dalla presentazione d’un prodigio: la nipote Lina, meglio nota alla memoria dei fedeli come l’Ovarola o la Moglie del Serpente.
francesco forlani
francesco forlani
Vivo e lavoro a Parigi. Fondatore delle riviste internazionali Paso Doble e Sud, collaboratore dell’Atelier du Roman . Attualmente direttore artistico della rivista italo-francese Focus-in. Spettacoli teatrali: Do you remember revolution, Patrioska, Cave canem, Zazà et tuti l’ati sturiellet, Miss Take. È redattore del blog letterario Nazione Indiana e gioca nella nazionale di calcio scrittori Osvaldo Soriano Football Club, Era l’anno dei mondiali e Racconti in bottiglia (Rizzoli/Corriere della Sera). Métromorphoses, Autoreverse, Blu di Prussia, Manifesto del Comunista Dandy, Le Chat Noir, Manhattan Experiment, 1997 Fuga da New York, edizioni La Camera Verde, Chiunque cerca chiunque, Il peso del Ciao, Parigi, senza passare dal via, Il manifesto del comunista dandy, Peli, Penultimi, Par-delà la forêt. , L'estate corsa   Traduttore dal francese, L'insegnamento dell'ignoranza di Jean-Claude Michéa, Immediatamente di Dominique De Roux
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: