Biagio Cepollaro, Per moti di dire e Ballata postmediale (1995)

25 maggio 2015
Pubblicato da

 

aldilàdelbianco-3-2009

Per moti di dire (1995)

un moto a dire

un moto a dire è sempre l’inizio del verso

ma ora che ovunque è perso il mondo a dire

scrive lo scriba per moti di fatto moti cioè

dal gran mondo di dire sparsi e ridotti a nulla

o fatti

è moto di fatto la rivolta anche se incerta

resta e locale anche se cieca o umorale

è moto a dire la tua passione che fa del moto

nuovo stile e al chiaro punta tra lo sgomento

realistico è così quel moto a dire che s’apparta

dall’unico racconto e dal telemondo che il mondo

sotto modi di dire i suoi moti di fatto ha seppellito

 

per moti di dire

 per moti di dire per mondi sfatati sfrontatamente fri

abili ai cinque sensi perduti ai programmi ai compromessi

per moti avvelenanti e nubi tossiche aleggianti fetide

sull’europa immoti cubi di debiti sugli alti tassi e modi

per ammortizzare i costi con triplicati orari con turni

festivi e con straordinarie cancrene in organici e venti

con abbassamenti di coste e allagamenti con friabile dighe

nei diritti negli elementi con trasformazioni di vene in vane

vele di rendite finanziarie vele incolumi elusive procellarie

mentre da casa in isolatissimi isolati si fanno ordini elenchi

commissioni ed inventari e così accordari spostari di capitali

si fanno così anche telematici solitari e tristi amari immoti

 

per incontri lussuosi

 per incontri lussuosi lodando gli elfi gli enfiati

pronti a bucarsi

i conti sulle punta delle dita i fertilissimi

frati

disseminanti tra gli ovuli tra gli scampati tra contorti

conti della sproporzione tra l’infima terra macerata e

dissolta in appositi vasi

nominati e l’altra più vasta

porzione che sotterra i suoi quando può

sennò lascia

all’aria il suo fetore all’aria il suo commercio

povero di missili gloriosi di trafugate testate finchè

odoroso l’olezzo

si sparge

 

per mondi di dire

 per mondi di dire oggi accatastati in onda lievemente

variati stockati rifilati a trecce a bande

culminanti in differita vendita in ventagli di tracciati

nella notte lucciole e contraerea

per mondi aerei globali ridotti a solo puzzo di ascella

in mezzo a piscio e a vermi su questi mondi tenerelli

galleggianti sui fiumi accanto ai morti i salvagente

 

per moti di dire finchè

 per moti di dire finchè diremo l’essenziale

a partire dal basso dal sotto dallo scotto

del fatto che dicono natura lo scambio solo

in forma di mercato e che ciò sia un dato

come lo scoppio di aneurisma o l’ineluttabile

del vulcano-cielo del sempre-stato da sempre

avvenire e passato

 

per incontri lussuriosi

 per incontri lussuriosi tentando con le calze di fare

affronto di scontare lo scarso rendimento o l’impiccio

del cuore la ridda al super mercato quando perde ogni

potere l’acquisto e si fa stanco lo svuotamento nostro

serale

per incontri lussuriosi che siano argine all’inflazione

veleggiante e oasi e ologramma nel ripetersi del programma

in cui ogni lavoratore trova il suo prodotto di fronte

a sé come estraneo e per questo ci dà contro per questo

ci dà sotto

 

chiudiamo il contatto

 chiudiamo il contatto che appesi restino e muti

che pendolino stesi finalmente e muti

franiamo una volta per tutte il contratto

dicendo un conto è la forma del patto

altro è sostanza

l’abbondanza oggi affama perciò facendola

chiara chi ci guadagna non lavora chi bilica

svidea e sgrama

 

per moti di fatto

 a sorpresa a sondaggio per voti e cani

all’arrembaggio

ma cani grossi e motivati per cani sciolti

e arrabbiati

facciamoli i moti

finchè a conti e a moti fatti opposti ai cani

mondi nuovi verranno a dire i nuovi

fatti


 

Ballata postmediale (1995)

1.

pubblico era anche quello che si sfaceva negli ottanta

tra discoteca e galleria tra chagall galleggiando e lacoste

costeggiando saint-simon

bon, intanto cresceva debole e nuova la faccia del pensiero

col sindacato per lotte ammainato

2.

per mondi mediali quando assisi scampati scorrono sgozzati

un poco sgusciano dai vestiti violentemente altri anche vicini

incappati nel fato nuovo che vuole baciare la bomba i casuali

gli avventurati nei troppi aperti

spazi invece che protetti in cuniculi rimasti domestici stesi

torbidamente afasici gli invece presi da letali smanie smaniosi

di bere mangiare che ostinati pretendono perfino insieme

ogni giorno come gli altri i chiusi gli a secco fatti e strafatti

 3.

bon, intanto cresceva

mentre bonomi aldo diceva che uno ci deve parlare e farci conti

ma il fatto è che non passi che al di fuori della brevissima tua

cerchia

non conti abbastanza

che vuoi che sia la sensibile esperienza a fronte dell’iterata mediale

consistenza?

prendi la procellaria

o anche la finanziaria uno dice se brucia qualcosa

succede ma è il quadro che manca d’insieme e la persuasa

urgenza d’opposizione

globale

bon, intanto cresceva heideggerianamente anche rammemorante

ed era lo stesso vento l’antico pneuma d’occidente

 4.

mondo di viluppo dall’asse inclinato in volatili tasche

a lui s’attorciglia rosicchiato e bombesco il tempo

nostro

e intanto menano duro ora ch’è sfatto l’ultimo spettro

del patto tra capitale e lavoro né altro si vede girare

c’è solo il muro crollato e uno più alto in fretta

rifatto è dentro lo stesso viluppo ma più compatto

5.

mondi nuovi nel giallo che due secoli abbaglia e ricaccia

al punto dei primi mutui soccorsi ai primi arresti e ai fasti

delle piazze

con cannoni

qua in molti si è ridotti ad incudine sotto una stampa che campa

e capra e tutto concerta pur che compatibile faccia ogni feccia

fu prima un ritardo di testa poi il grande imbroglio della forma

che impera e al colmo del deliquio la sola virtuale esistenza

qua in molti fanno dell’unico padronale pensiero gemmazione esclusiva

che scongela dalla necrosi in vivida osmosi smith che rilancia

locke

e lombrosi e lombrichi

6.

non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né m’aggiusto

o trastullo col virtuale coll’appeal dell’inorganico sex né

conto come fa perniola su di un perno fracido sulla stagnola

né faccio comoda sublimazione verbale della troppo subìta

cosificazione corporale

7.

non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né l’aggiusto

apposta in un verso chiuso usando il verso con naso tappato

non c’è solo il mercato

c’è sopra tutto una grande procurata dispersione e lo stesso

privato è falla e cede di trito in giorno in ogni più spenta

motivazione

in ballo è sempre gioia condivisa ma va prima di pelle provata

scommessa va scontrata finchè matura d’un botto e trasferita

in cruda forza

argomentativa

cucinata poi mangiata in piazza lievita in gioia condita

incendiata e fattiva è tutta collegata finchè smuove una

specie di base

comunicativa

8.

non mi è chiaro il mondo in un chiaro pensato né m’aggiusto

e trovo una qualche collocazione non è più solo questione

di pubblico

o di editore è che pubblico in occidente oggi è innanzi

tutto un vento fetente un peto che sale dal culo di de maistre

 

Da Fabrica (1993-1997), Zona Editore, 2002

Note

E’ possibile scaricare il testo completo di Fabrica  in pdf qui

La lettura di Giuliano Mesa come postfazione del libro è leggibile qui

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