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Irruzione della poesia Piaroa nella mia vita quotidiana

Piaroa

di Davide Orecchio

Pochi giorni fa mi è capitato uno strano incontro. Così improvviso. Così inaspettato. Avevo una camicia senza il bottone sul polsino sinistro, e una giacca di velluto nero pure senza il primo bottone, il superiore dei tre.

Era la mattina di un sabato quando ho pensato che mi toccava il rammendo. Sono andato nel ripostiglio, ho aperto l’armadio, ho preso la scatola dei bottoni e degli aghi e l’ho portata in soggiorno. Ho iniziato a cercare un filo azzurro che andasse bene per la camicia.

Tra i gomitoli e gli scarti d’orlo e le spille è affiorato un libro minuscolo (un quadernuccio, un pulcino) orfano della copertina, quindi del titolo, così piccolo da poter stare nel palmo di una mano non grande come la mia che però cercava il filo azzurro, quindi neanche s’era accorta del libro e lo scansava.

Trovato il filo azzurro, ho cucito il bottone sul polsino della camicia. Poi ho cercato un filo nero, e un bottone più grande per la giacca di velluto. A quel punto, col rovistare di nuovo nella scatola, mi sono accorto del quadernuccio, l’ho visto, ho pensato:

Che ci fa questo libretto nella scatola, come c’è finito, da quanti anni è qui dentro?

PIaroa

Quindi l’ho aperto e ho trovato:

Poesie degli indios Piaroa
a cura di Giorgio Costanzo
Seconda edizione. Vanni Scheiwiller, 1959.

 

Che strano incontro. Così improvviso. Così inaspettato. Avevo una camicia priva sul polsino sinistro di un bottone, e una giacca di velluto nero pure vedova del bottone superiore dei tre. Cercavo bottoni. Ma ho trovato un libro antico di poesie da un mondo lontano.

[Più tardi, su internet, prendo riferimenti e notizie; ma adesso ero sorpreso da…] Il libro di poesie aveva l’introduzione del curatore [un noto antropologo del secolo scorso] che spiegava tra l’altro:

«La tribù degli indios Piaroa vive in una selvaggia terra ancor oggi per lo più inesplorata, tra la Guiana esterna e l’alto Orinoco. Ambiente tropicale: foreste fitte putride, savane pallide, blocchi di granito nero lucidi e tondeggianti come schiene d’elefanti, fiumi limpidi».

«I Piaroa sono piccoli ma ben costruiti, hanno gli occhi a mandorla e molto dolci, i capelli neri lisci, la pelle fortemente abbronzata».

«I Piaroa non uccidono e non fanno la guerra; nessuna reminiscenza guerresca affiora nelle loro leggende. Essi non lottano, non rubano, non mentiscono, non litigano. Nell’organismo sociale da essi composto non si notano né disuguaglianze né privilegi. Non esistono tribunali né giudici: l’autogoverno e la legge della coscienza (operante fino a determinare il suicidio) sono la sola legge Piaroa».

«Questo civismo, questa gentilezza di comportamento non riescono tuttavia a nascondere il profondo egocentrismo dei Piaroa. Il Piaroa è solo in se stesso e i suoi raffinati schemi di convivenza rappresentano forse il grado ultimo dell’isolamento individuale attuato nella consapevolezza degli altri».

«Coerenti all’indirizzo individualistico della loro società, i Piaroa scelgono, come tema della loro arte, il mondo individuale; le loro poesie sono soprattutto volte alla rivelazione di personalità determinate e dei fenomeni interni ad esse».

«Le poesie che seguono sono state da me raccolte durante la spedizione guiano-amazzonica del 1956 con la collaborazione di un paziente interprete. […] La lingua che i Piaroa usano è quella di sempre; e sembra che le parole e le frasi vi si susseguano con l’ordine del linguaggio corrente distaccandosene per l’accennate cadenze e per il contenuto lirico».

 

***

Danzo con te Merìca:
 la tua mano
 è come il tenero frutto
 della palma;
 il tuo piede
 è come il seme del cotone
 leggero e silenzioso;
 il tuo fiato
 ha il gusto dell'ananas,
 ma la tua bocca non ha spine
 Vieni con me
 nella selva,
 vieni con Menaue.
 Vieni con me sulle pietre calde del fiume:
 io vedo la luna nei tuoi occhi,
 nel tuo seno è il miele.
 La mia vita sarà dolce.

 

***

 

Ho cucito il bottone senza ferirmi

e la camicia ora è pronta ma devo lavarla

e quando la indosserò non credo lo farò assieme alla giacca.

Non ho trovato il filo nero.

Non ho trovato il bottone giusto.

Per la giacca. Ma cosa importa?

piaroa

 

Conta che la giacca possa chiudersi

e quest’inverno la userò forse a Villa Pamphili,

camminando tra gli amabili resti di statue,

su qualche sentiero, nel centro di un giorno verde

e in giorni futuri, prossimi,

quando sarò vecchio,

la indosserò ancora chiusa nei tre bottoni

e nelle asole senza ritenzione

della mia morte, in pace, sedato.

***

Com’è bella la danza dei ragazzi!
 Io, vecchio,
 danzo nell’amaca:
 i miei piedi sono freddi.
Lontano nella selva,
 presso la grande Pietra Nera,
 solo la tigre li scalderà
 col suo fiato.
 Quando sarò morto
 voglio danzare con piedi di bimbo
 davanti alla luna
quando la pioggia farà lucenti
 le pietre.

***

***

 

«I Piaroa sono circa tremila e si estinguono rapidamente».

Giorgio Costanzo 1957.

«Si stima che la popolazione raggiunga 15.267 persone».
Wikipedia 2015.

Qualcosa è andato bene?

21 Commenti

  1. Delicatissima irruzione molto molto bella anche se purtroppo credo che qualcosa andrà “male” proprio perché andò così bene.

  2. Belllissimo pezzo, surrealista nell’accezione originaria, di quel surealismo alimentato proprio dall’incontro tra paesia, inconscio e antropologia.

  3. La poesia viene nel cuore, quando la selva dell’albero si è gelato. Sangue.

    La poesia fa lampo nella vita.

    Sogno vitale, quando tutto caccia la possibilità di sognare.

    Grazie

      • confesso che sono andato a controllare se i Piaroa non erano un’invenzione orecchiana, perchè appunto con Davide non si sa mai…;
        ma adesso come essere sicuri che non abbia inventato i loro inverosimilissimi e fantastici attributi? (“Documenti e testimonianze materiali di questa popolazione, raccolti dal missionario Dino Grossa, sono conservati presso i Musei del Seminario vescovile di Treviso.”);
        certo, in fondo non importa, ma …;

        bello
        g.

        • Grazie Giacomo. Giuro che è tutto accaduto. La scatola di cucito, il libro dentro, i testi, le citazioni. I Piaroa 1956 esistono e poetano. Se si comportino proprio come descrive Costanzo, questo non lo so. E i Piaroa 2015 cosa combinano? Se qualcuno potesse rispondere…

  4. Non può non venire alla mente il bellissimo e (almeno per me) formativo saggio letto ormai anni fa, di Schiller, *Sulla poesia ingenua e sentimentale*, dove si contrappongono la poesia che *è* natura da quella che la *sente* perché se ne è allontanata. L’assertività (o carineria) certo dipende dal fatto che i Piaroa stanno muovendo i primi passi in un verso (e non solo poetico) e che inevitabilmente li porterà a distinguersi da quella Natura che se vissuta non occorre che sia scritta. Vedremo davvero dove andranno, anche se immagino (seguendo una freccia purtroppo da noi già conosciuta) faranno esperienza di questi idilli, poi di elegie per malinconia, poi di satira per la delusione (a grandi linee, naturalmente) …

    bel contributo, grazie…

    • grazie a te per il commento. Mi sembra molto interessante, quello che scrivi. Ho il sospetto che questo percorso sia in parte avvenuto, dal 56 al 2015; per questo mi resta la curiosità di sapere cosa fanno e pensano, oggi, i Piaroa.

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Vivo e lavoro a Roma. Libri: L'isola di Kalief (con Mara Cerri, Orecchio Acerbo 2021), Il regno dei fossili (il Saggiatore 2019), Mio padre la rivoluzione (minimum fax 2017. Premio Campiello-Selezione giuria dei Letterati 2018), Stati di grazia (il Saggiatore 2014), Città distrutte. Sei biografie infedeli (Gaffi 2012. Nuova edizione: il Saggiatore 2018. Premio SuperMondello e Mondello Opera Italiana 2012). Provo a leggere i testi inviati, e se mi piacciono li pubblico, ma non sono in grado di rispondere a tutti. Perciò, mi raccomando, non offendetevi. Del resto il mio giudizio, positivo o negativo che sia, è strettamente personale e assolutamente non professionale. Questo è il mio sito.