Un carovaniere nel deserto del linguaggio
di Mattia Tarantino e Sotirios Pastakas Larissa

L’otto aprile Mattia Tarantino ha ricevuto il premio speciale durante l’Incoronazione dei Poeti in Campidoglio, su segnalazione del poeta Valerio Magrelli. In occasione del premio e dell’uscita, per Samuele Editore, della raccolta Sciababàb, ospito qui la nota introduttiva al libro di Tarantino realizzata da Sotirios Pastakas Larissa.
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Ho conosciuto Mattia ad aversa, quando aveva appena diciassette anni. L’anno prima aveva già pubblicato la sua prima raccolta di poesie: un esordio precoce che lasciava intuire una vocazione non comune. ma ciò che mi colpì subito non fu soltanto la scrittura. Fu la sua straordinaria capacità di riunire attorno a sé persone: musicisti, poeti, amici, curiosi. alla libreria Quarto Stato diedero alla mia lettura un tono festoso, quasi corale, che poi proseguì naturalmente nella bevuta e nel barbecue a conclusione della serata. in quell’occasione riconobbi immediatamente in Mattia un talento raro: quello di ammagliare le persone, di attrarle dentro un cerchio di energia e di entusiasmo. un vero incantatore di serpenti. Pochi mesi dopo ebbi anche il piacere di collaborare alla rivista Inverso, che Mattia aveva fondato insieme al compianto Gabriele Falloni. da allora sono passati dieci anni di amicizia sincera, e oggi mi sembra di vedere quella esperienza, quella generosità e quella tensione poetica cristallizzarsi in questo volume di poesie scelte. il libro appare come un dono: un’offerta generosa agli amici, ai compagni di viaggio.
È come un braciere acceso attorno al quale ci si raduna per scaldarsi. siamo nel deserto – e nel deserto basta anche un piccolo punto di luce per orientarsi. i cammelli sono stati abbeverati, il campo è montato, e ora bivacchiamo dopo l’attraversamento del linguaggio: un viaggio in cui la parola nasce, si incrina, si ammala, ma continua ostinatamente a cercare una casa. Mattia, in fondo, ha fondato una tribù di poeti: una comunità di sognatori. i suoi testi sembrano muoversi in uno spazio sospeso tra visione, memoria familiare e una interrogazione quasi metafisica sul potere della lingua:
chiedi in questa veglia la parola
che ci salvi dall’inverno e faccia casa.
Questa raccolta è un libro da portare con sé, quasi fosse un amuleto sacro, un talismano per le prossime soste nel deserto. Come ci ammoniva l’amatissimo Joseph brodsky, la poesia non serve a consolare: serve a orientare il cammino. E, qualche volta, persino a farci ritrovare la strada.
Sotirios Pastakas Larissa, 11 marzo 2026

Foto di Dino Ignani
