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VivaVoce#06: Elizabeth Bishop [ 1911 – 1979 ]

[ lacerti dal documentario Voice&Vision: Elizabeth Bishop1999]


Elizabeth Bishop legge The Moose
Washington D. C. 1977

traduzioni di Orsola Puecher

The Moose

Dedicated to my aunt
Grace Bulmer Bowers

From narrow provinces
of fish and bread and tea,
home of the long tides
where the bay leaves the sea
twice a day and takes
the herrings long rides,

Da ristrette contee
di pesce e tè e pane,
dimora delle lunghe maree
dove la baia lascia il mare
due volte al giorno, deviando
le lunghe rotte delle aringhe,

where if the river
enters or retreats
in a wall of brown foam
depends on if it meets
the bay coming in,
the bay not at home;

dove se il fiume
si ritira o entra
in un muro di bruna bava
dipende da se incontra
la baia che monta,
la baia non a casa;… Leggi il resto »

VivaVoce#05: Juan Gelman [ 1930, Buenos Aires ]

[ Louise Brooks da Lulu (Die Büchse der Pandora) 1929, G.W. Pabst ]

[ mujeres dalla viva voce di Juan Gelman ]
 
donne
 
dire che quella donna era due donne è dire pochino
doveva averne 12 397 di donne nella sua donna/
era difficile sapere con chi si trattava
in quel popolo di donne/ esempio:
 
giacevamo in un letto d’amore/
lei era un’alba di alghe fosforescenti/
quando feci per abbracciarla
si trasformò in singapore piena di cani che urlavano/ ricordo
 
quando apparve avvolta di rose di aghadir/
pareva una costellazione in terra/
pareva che la croce del sud fosse discesa a terra /
quella donna brillava come la luna della sua voce destra/
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VivaVoce#04: Guillaume Apollinaire [1880–1918]

Le Pont Mirabeau
dalla viva voce di Apollinaire [1913]

[ musicata e cantata da Léo Ferré (1953) ]


 


Le Pont Mirabeau
 

Sous le pont Mirabeau coule la Seine
Et nos amours
Faut-il qu’il m’en souvienne
La joie venait toujours après la peine
 
Vienne la nuit sonne l’heure
Les jours s’en vont je demeure

 

Il Ponte Mirabeau
 

Sotto il ponte Mirabeau scorre la Senna
E i nostri amori
Tocca che me lo rammenti
La gioia sempre veniva dopo la pena
 
Venga la notte suoni l’ora
I giorni vanno qui m’è dimora

 

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VivaVoce#03: Sylvia Plath [1932–1963]

Daddy

[ dalla viva voce di Sylvia Plath – che sorride ironia amara – con una cattiveria forzata e finale – quasi neutra – a tratti spezzandosi – in una registrazione per un programma della BBC del 30 ottobre 1962 – viva ancora per poco – il cuore nero di questa filastrocca di morte (di questa nursery rhyme che danza sull’orlo di un precipizio le sue rime in u come presagi di gufi) avrà il sopravvento pochi mesi dopo – l’11 febbraio 1963 – due tazze di latte e qualche fetta di pane di fianco ai lettini dei bambini – la finestra socchiusa – la porta sigillata con il nastro adesivo – la testa nel forno della cucina – niente più lotta d’acrobata contro il dolore – quel dolore dei bambini che si credono sempre colpevoli  loro per le disgrazie degli adulti – in quel suo you ripetuto per 23 volte si declinano e trasfigurano in figure mostruose il padre e la sua lingua nemica – figlio di immigrati tedeschi – amputato non in guerra ma per il diabete – morto troppo presto – per embolia – professore di entomologia – mai stato nazista – e il marito Ted Huges che anche l’ha abbandonata troppo presto – loro due e tutto il dolore storico del secolo del nazismo e dello sterminio – gridano insieme – scorrono nella stessa pellicola che va fuori quadro – giù di nuovo nello stesso sacco del delirio di morte di Ivan Il ‘ic di Tolstoj: Gli sembrava che volessero ficcarlo a forza in un sacco nero, stretto e profondo e che cercassero di spingerlo sempre più giù senza riuscirvi.… Leggi il resto »

VivaVoce#01: Thomas Stearns Eliot [1888–1965]

[T. S. Eliot in un ritratto di Percy Wyndham Lewis (1882 – 1957)]


The Love Song of J. Alfred Prufrock

letta dalla viva voce di Thomas Stearns Eliot – con ironia sottile –
pause e tensione drammatica da monologo teatrale

Let us go then, you and I,
When the evening is spread out against the sky
Like a patient etherized upon a table;
Let us go, through certain half-deserted streets,
The muttering retreats
Of restless nights in one-night cheap hotels
And sawdust restaurants with oyster-shells:
Streets that follow like a tedious argument
Of insidious intent
To lead you to an overwhelming question.… Leggi il resto »