Il triangolo nero

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Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne

La storia recente di questo paese è un susseguirsi di campagne d’allarme, sempre più ravvicinate e avvolte di frastuono. Le campane suonano a martello, le parole dei demagoghi appiccano incendi, una nazione coi nervi a fior di pelle risponde a ogni stimolo creando “emergenze” e additando capri espiatori. Una donna è stata violentata e uccisa a Roma. L’omicida è sicuramente un uomo, forse un rumeno. Rumena è la donna che, sdraiandosi in strada per fermare un autobus che non rallentava, ha cercato di salvare quella vita. L’odioso crimine scuote l’Italia, il gesto di altruismo viene rimosso. Il giorno precedente, sempre a Roma, una donna rumena è stata violentata e ridotta in fin di vita da un uomo. Due vittime con pari dignità? No: della seconda non si sa nulla, nulla viene pubblicato sui giornali; della prima si deve sapere che è italiana, e che l’assassino non è un uomo, ma un rumeno o un rom.

Tre giorni dopo, sempre a Roma, squadristi incappucciati attaccano con spranghe e coltelli alcuni rumeni all’uscita di un supermercato, ferendone quattro. Nessun cronista accanto al letto di quei feriti, che rimangono senza nome, senza storia, senza umanità. Delle loro condizioni, nulla è più dato sapere. Su queste vicende si scatena un’allucinata criminalizzazione di massa. Colpevole uno, colpevoli tutti. Le forze dell’ordine sgomberano la baraccopoli in cui viveva il presunto assassino. Duecento persone, tra cui donne e bambini, sono gettate in mezzo a una strada. E poi? Odio e sospetto alimentano generalizzazioni: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza.

Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto. Nell’estate 2006 quando Hina, ventenne pakistana, venne sgozzata dal padre e dai parenti, politici e media si impegnarono in un parallelo fra culture. Affermavano che quella occidentale, e italiana in particolare, era felicemente evoluta per quanto riguarda i diritti delle donne. Falso: la violenza contro le donne non è un retaggio bestiale di culture altre, ma cresce e fiorisce nella nostra, ogni giorno, nella costruzione e nella moltiplicazione di un modello femminile che privilegia l’aspetto fisico e la disponibilità sessuale spacciandoli come conquista. Di contro, come testimonia il recentissimo rapporto del World Economic Forum sul Gender Gap, per quanto riguarda la parità femminile nel lavoro, nella salute, nelle aspettative di vita, nell’influenza politica, l’Italia è 84esima. Ultima dell’Unione Europea. La Romania è al 47esimo posto.

Se questi sono i fatti, cosa sta succedendo?

Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo (oggi i rumeni, ieri i musulmani, prima ancora gli albanesi) piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.

Succede che è più facile, e paga prima e meglio sul piano del consenso viscerale, gridare al lupo e chiedere espulsioni, piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti; che è più facile mandare le ruspe a privare esseri umani delle proprie misere case, piuttosto che andare nei luoghi di lavoro a combattere il lavoro nero.

Succede che sotto il tappeto dell’equazione rumeni-delinquenza si nasconde la polvere dello sfruttamento feroce del popolo rumeno. Sfruttamento nei cantieri, dove ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco. Sfruttamento sulle strade, dove trentamila donne rumene costrette a prostituirsi, metà delle quali minorenni, sono cedute dalla malavita organizzata a italianissimi clienti (ogni anno nove milioni di uomini italiani comprano un coito da schiave straniere, forma di violenza sessuale che è sotto gli occhi di tutti ma pochi vogliono vedere). Sfruttamento in Romania, dove imprenditori italiani - dopo aver “delocalizzato” e creato disoccupazione in Italia - pagano salari da fame ai lavoratori.

Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità. Non si chiedono cosa avverrà domani, quando gli odii rimasti sul terreno continueranno a fermentare, avvelenando le radici della nostra convivenza e solleticando quel microfascismo che è dentro di noi e ci fa desiderare il potere e ammirare i potenti. Un microfascismo che si esprime con parole e gesti rancorosi, mentre già echeggiano, nemmeno tanto distanti, il calpestio di scarponi militari e la voce delle armi da fuoco.

Succede che si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, come con gli armeni in Turchia nel 1915, come con serbi, croati e bosniaci, reciprocamente, nell’ex-Jugoslavia negli anni Novanta, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi; che invoca al governo uomini forti e chiede ai cittadini di farsi sudditi obbedienti. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom. E non sembra che l’ultima tappa, per ora, di una prolungata guerra contro i poveri.

Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”. Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale.

Per aderire on line qui.

Adesioni aggiornate alle 02.00 di giovedì 15 novembre 2007

Proposto da: Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Alberto Prunetti, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce, Wu Ming.

Aderiscono: Fulvio Abbate - Maria Pia Ammirati - Manuela Arata - Bruno Arpaia - Articolo 21 - Rossano Astremo - Andrea Bajani - Nanni Balestrini - Guido Barbujani - Ivano Bariani - Giuliana Benvenuti - Silvio Bernelli - Stefania Bertola - Bernardo Bertolucci - Sergio Bianchi - Ginevra Bompiani - Carlo Bordini - Laura Bosio - Botto&Bruno - Silvia Bre - Enrico Brizzi - Luca Briasco - Elisabetta Bucciarelli - Franco Buffoni - Errico Buonanno - Lanfranco Caminiti - Rossana Campo - Maria Teresa Carbone - Massimo Carlotto- Lia Celi - Maria Corbi - Stefano Corradino - Mauro Covacich - Erri De Luca - Derive Approdi - Donatella Diamanti - Jacopo De Michelis - Filippo Del Corno - Mario Desiati - Igino Domanin - Tecla Dozio - Nino D’Attis - Francesco Forlani - Enzo Fileno Carabba - Ferdinando Faraò - Marcello Flores - Marcello Fois- Gabriella Fuschini - Barbara Garlaschelli - Enrico Ghezzi - Tommaso Giartosio - Lisa Ginzburg - Roberto Grassilli - Andrea Inglese - Franz Krauspenhaar - Kai Zen - Nicola Lagioia - Gad Lerner - Giancarlo Liviano - Claudio Lolli - Carlo Lucarelli - Marco Mancassola - Gianfranco Manfredi - Luca Masali - Sandro Mezzadra - Giulio Milani - Raul Montanari - Giuseppe Montesano - Elena Mora - Gianluca Morozzi - Giulio Mozzi - Moni Ovadia - Enrico Palandri - Chiara Palazzolo - Melissa Panarello - Valeria Parrella - Anna Pavignano - Lorenzo Pavolini - Giuseppe Pederiali - Sergio Pent - Santo Piazzese - Tommaso Pincio - Gabriella Piroli - Guglielmo Pispisa - Leonardo Pelo - Gabriele Polo - Andrea Porporati - Alberto Prunetti - Laura Pugno - Serge Quadruppani - Christian Raimo - Veronica Raimo - Franca Rame - Jan Reister - Enrico Remmert - Marco Revelli - Ugo Riccarelli - Anna Ruchat - Roberto Saviano - Sbancor - Clara Sereni - Gian Paolo Serino - Nicoletta Sipos - Piero Sorrentino - Antonio Sparzani - Carola Susani - Stefano Tassinari - Annamaria Testa - Laura Toscano - Emanuele Trevi - Filippo Tuena - Raf Valvola Scelsi - Francesco Trento - Nicoletta Vallorani - Paolo Vari - Giorgio Vasta - Maria Luisa Venuta - Grazia Verasani - Sandro Veronesi - Marco Vichi - Roberto Vignoli - Simona Vinci - Yo Yo Mundi.
Silvia Acquistapace - Armando Adolgiso - Enzo Aggazio - Valerio Aiolli - Fiora Aiazzi - Loredana Aiello - Cristina Ali Farah - Max Amato - Cris Amico - Cinzia Ardigò -Roberto Armani -Paolo Arosio - Monia Azzalini - Eva Banchelli - Barbara Barni - Adriano Barone -Daniela Basilico- Simona Baldanzi - Barbara Balzarotti - Remo Bassini - Elisabeth Baumgartner - Sandro Bellassai - Gigi Bellavita - Francesca Bonelli - Violetta Bellocchio - Paola Bensi - Alessandro Beretta - Alberto Bertini - Donatella Bertoncini - Marco Bettini - Paolo Bianchi - Nicoletta Billi - Valter Binaghi - Enrico Blasi -Augusto Bonato - Emanuele Bonati - Valentina Bosetti - Nadia Bovino - Giovanni Bozzo - Anna Bressanin - Annarita Briganti - Luciano Brogi - Gianluca Bucci - Manuela Buccino - Giusi Buondonno - Leonardo Butelli - Domenico Cacapardo - Daniele Caluri - Nives Camisa - Maurizia Cappello - Paolo Capuzzo - Luigi Capecchi -Alessandro Capra - Carlo Carabba - Enrico Caria - Valentina Carnelutti - Eleonora Carpanelli - Guido Castaman - Silvia Castoldi - Ettore Calvello- Francesco Campanoni - Ernesto Castiglioni - Fabrizio Centofanti - Paola Chiavon - Marcello Cimino - Paolo Cingolani - Anselmo Cioffi - Beatrice Cioni - Francesca Corona - Stefano Corradino - Marina Crescenti - Vittorio Cartoni - Marcello D’Alessandra - Cristina D’Annunzio - Gabriele Dadati - Manuela Dall’Acqua - Paola D’Apollonio - Antonella De Luca - Patrizia Debicke van der Noot - Lello Dell’Ariccia - Paolo Delpino - Valentina Demelas- Chiara Desiderio - Prisca Destro- Francesco Di Bartolo - Chiara Dionisi - Martina Donati - Bruna Durante - Arturo Fabra- Marina Fabbri - Franco Fallabrino - Graziella Farina - Giulia Fazzi - Giorgia Fazzini - Raffaele Ferrara - David Fiesoli - Claudia Finetti - Maurizio Forte -Lissa Franco - Daniela Gamba - Pupa Garriba - Walter Giordani - Viorica Guerri - Maria Nene Garotta - Luisa Gasbarri - Massimiliano Gaspari - Catia Gasparri - Valentina Gebbia - Lucyna Gebert- Silvana Giannotta -Angelica Grizi -Emiliano Gucci -Lello Gurrado - Francesca Koch - Rossella Kohler - Fabio Introzzi - Maria Rosaria La Morgia - Daniela Lampasona - Federica Landi - Loredana Lauri -Albertina La Rocca - Filippo Lazzarin - Sabina Leoni - Elda Levi - Mattea Lissia - Mariagrazia Lonza - Francesco Lo Piccolo - Giorgio Lulli - Monica Lumachi - Gordiano Lupi - Iseult Mac Call - Luca Maciocca- Giovanna Maiola - Alessandro Maiucchi- Ilaria Malagutti - Manuela Malchiodi - Felicetta Maltese - Emanuele Manco - Federica Manzon - Roger Marchi - Mauro Marcialis - Adele Marini - Gianluca Mascetti - Laura Mascia -Giusy Marzano- Anna Mascia - Mara Mattoscio - Stefano Mauri - Lorenzo Mazzoni - Ugo Mazzotta - Michele Mellara - Michele Meomartino- Camilla Miglio - Paola Miglio - Laura Mincer - Olek Mincer - Mauro Minervino - Roberto Mistretta- Giorgio Morale - Isabella Moroni - Elio Muscarella - Ettore Muscogiuri - Nino Muzzi - Rosario Nasti - No Reply - Giovanni Nuscis - Fabio Pagani - Dida Paggi - Valentina Paggi - Iulia Claudia Panescu - Rafael Pareja - Enrico Pau- Simonetta Pavan - Monica Pavani - Alessandra Pelegatta - Graziella Perin - Bruna Perraro - Seba Pezzani - Alessandro Piva- Serena Polizzi - Massimo Polizzi - Francesca Pollastro - Alessia Polli - Sabrina Poluzzi - Nicola Ponzio - Anna Porcu - Kiki Primatesta - Salvatore Proietti - Maddalena Pugno - Andrea Rapini - Vincent Raynaud -Paolo Reda - Luigi Reitani - Sergio Rilletti - Mirella Renoldi - Patrizia Riva - Monica Romanò - Alessandro Rossi - Grazia Rossi - Luisa Rossi - Marta Salaroli - Carlo Salvioni - Ida Salvo - Bianca Sangiorgio - Veronica Alessandra Scudella - Maria Serena Sapegno - Simone Sarasso - Dimitri Sardini - Monica Scagnelli - Angela Scarparo - Gabriella Schina - Elvezio Sciallis - Marinella Sciumè - Matteo Severgnini - Michèle Sgro - Carlo Arturo Sigon - Genziana Soffientini - Crio Spagnolo - Mario Spezi - Mila Spicola - Susi Sacchi - Mariagrazia Servidati - Mattia Signorini - Luigia Sorrentino - Stalker/Osservatorio nomade - Claudia Stra’ - Luigi Taccone - Giorgio Tinelli - Veronica Todaro - Eugenio Tornaghi - Umberto Torricelli - Sara Tremolada - Renato Trinca - Nadia Trinei - Roberto Tumminelli -Tonino Urgesi - Sasa Vulicevic - Angela Valente - Roberto Valentini - Selene Verri - Diego Zandel - Salvo Zappulla

165 commenti

  1. sandro dell'orco
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 09:27 | Permalink

    Nel regno animale il risentimento e l’odio per l’aggressione subita dal superiore si rivolge all’inferiore. Il pollo alfa becca tutti i sottoposti (e non è beccato da nessuno), quello omega è beccato da tutti (e non becca nessuno). Il fatto che ciò continui ad accadere nella società umana mostra come questa - nonostante ogni ideologia - sia ancora irretita nella storia naturale, e quindi lontanissima da quella associazione solidale che PURE SAREBBE POSSIBILE in base alla costituzione biologica dell’uomo, alla presenza in lui di libero arbitrio, di coscienza e volontà.
    La paranoia, il meccanismo inconscio di proiezione della nostra aggressività, che consente di sfogare sul più debole, sul capro espiatorio, il disagio della socializzazione ingiusta, è stata sempre il principale puntello di quest’ultima.

  2. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 09:38 | Permalink

    Poche settimane fa. Cena da amici. Lui, il padrone di casa, piuttosto anonimo, all’apparenza uno come tanti, un po’ grigio, un po’ troppo perbene per risultare davvero simpatico; certo, un po’ fissato su alcune cose (la pulizia, per dire, l’ostilità al fumo). Gelo, puro orrore, quando, dalla bocca di questo “borghese piccolo piccolo” escono, dette con nonchalance, con un sorriso di sufficienza che nulla toglieva alla gravità delle stesse (e, anzi, rendeva il tutto brutale e leggero a un tempo), le seguenti parole: Per me i rumeni dovrebbero bruciarli tutti.

    Che altro aggiungere?

  3. Smaniz
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 10:18 | Permalink

    Pensa Mario che quando mi capita di sentire le emittenti locali della zona Veneto-Lumbard, di commenti come quello del tuo commensale ne sento a uffa…I media servono quella smania di “miseria” di cui molti si nutrono. Che spettacolo!!! Ps: io abito in una zona collinare di periferia vicino ad una piccola impresa che, come molte altre, ha alcuni dipendenti provenienti dall’Est Europa. Il mattino presto, faccio la mia solita passeggiata col cane e incontro sempre qualcuno di questi lavoratori che parcheggiata l’auto si fa un pezzetto a piedi per raggiungere l’azienda. Io sono lì, sola, col mio piccolo cane, con nessuno in giro, incrocio una signora che anche lei si trova sempre in zona di mattino presto col suo piccolo cane e mi dice: faccio un giro veloce perchè quando vedo questi qui insomma, non mi fa mica star tranquilla. Io penso che li vedo da anni questi corpulenti carpentieri nel mezzo del cammin di loro vita; mi passano accanto, mentre chiacchierano beati, ci incrociamo andando ognuno verso la sua destinazione: un sorriso, un buon giorno, che ricambio; poi proseguo col cane ma se fosse per loro e per il modo in cui da sempre la faccenda degli ingressi dei lavoratori stranieri in Italia viene gestita, dovrei solo incrociare la mia paura.

  4. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 10:44 | Permalink

    Vero, Smaniz, vero: si sentono sempre più spesso queste affermazioni, ma non abituarcisi mai, tenere allenata la nostra capacità di indignazione (e il nostro orrore), è, forse il primo passo, la prima cosa da fare. Anche perché sai quale è stata la cosa più assurda di quella sera? Dopo, durante la discussione che è seguita a quella che sua moglie (minimizzando per salvare la sua “serata”) ha definito una boutade (alla faccia), il mio “borghese” mi ha detto: ma tu che sei “rosso” (proprio così, “rosso”), non dici sempre che bisogna rispettare le idee altrui, essere tollerante? allora rispetta le mie idee, la mia opinione sui rumeni.

    Così ha detto. Verrebbe da ridere se non fosse il segnale (profondo) della capacità (tutta interiore) di certe frange della destra estrema di usare il relativismo a proprio vantaggio. Verrebbe da ridere se un ragionamento così capzioso non fosse il sintomo di una sporcizia mentale, di una mancanza di ordine del pensiero, che fa venire i
    brividi.

  5. véronique vergé
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:07 | Permalink

    Aspettavo un articolo di questa qualità!
    Niente da aggiungere: tutto è detto e di manera rilevante.

  6. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:23 | Permalink

    segnalo che il mio commento, dove si chiedeva - non senza una certa ironia - il perché della suddivisione in proponenti, primi firmatari e aderenti è stato cancellato.
    niente di particolarmente grave.
    però si sappia.
    quanto poi all’abitudine, che credevo quasi estinta, degli intellettuali/scrittori/artisti a promuovere la sottoscrizione castale di manifesti, quello è un altro discorso.

  7. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:36 | Permalink

    aggiungo.
    sono d’accordo nella sostanza del testo.
    ma nel documento non si fa cenno al fatto che tutte le iniziative di repressione e persecuzione citate sono opera dell’attuale governo di centro sinistra, il cui nucleo portante è proprio quel partito democratico cui alcuni dei sotto-scrittori mi sembra abbiano aderito.
    il PD, lungi dal denunciare ciò che sta accadendo si fa co-protagonista di questo pensiero unico cripto fascista, xenofobo, razzista.
    per essere davvero sotto-scrivibile il documento doveva essere più preciso: non una critica generica, ma un attacco diretto al governo, alla tiepidità di veltroni, alla pratica dell’inseguimento di consensi verso destra di un partito appena nato che si dice di sinistra.

  8. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:42 | Permalink

    non dici sempre che bisogna rispettare le idee altrui, essere tollerante? allora rispetta le mie idee, la mia opinione sui rumeni

    A parte che io non userei mai l’espressione sporcizia mentale per nessuno, perchè mi sembra un termine molto marcato a destra.
    Però già, è proprio vero che l’estrema destra (ma direi la destra tutta e non solo) sta usando a proprio vantaggio il relativismo. Forse però abbiamo sbagliato anche noi “rossi” quando diventati tutti cani scolti, abbiamo deciso che tutto il nostro pensato in libertà avesse, nella realtà, lo stesso diritto e legittimità di quello elaborato culturalmente, e il blog e la rete ci hanno aitato ad amplificare questa nostra frigida follia amorale. Quante cose dette da noi (che ci diciamo di sinistra)… noi giustifichiamo in nome della libertà di e-pensiero? Come non pensare che di questa falsa libertà avrebbe approfittato alla grande la destra?
    la destra populistica ha poche parole e pochi pensieri (e per questo ora è in aumento e fa presa). Oggi la vediamo scatenata a difendere la liberta di pensiero degli ultras da stadio … e noi non abbiamo più parole per difendere le cose più elementari, perchè spesso guardondoli (quelli di destra) ci somigliano troppo, anche per la mancanza di parole efficaci.
    Ai tempi delle vignette islamofobe (costruite nei laboratori dei neocon)quanti di noi hanno trovato le parole giuste? e quanti di noi le hanno fatte circolare in nome di una falsa libertà di pensiero? Tash (di cui quasi nulla condivido) ha detto, in alcuni post fa, una cosa giusta che penso da sempre, la destra è natura (zoe) e la sinistra cultura (bios). Ma la cultura è fatica, è saper apprezzare il nemico quando se lo merita e attaccare l’amico quando se lo merita, ma quanti di noi sinistri in rete lo fanno?
    geo

  9. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:52 | Permalink

    scusate il corsivo generalizzato … evidentemente non ho chiuso qualcosa :-)

  10. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:55 | Permalink

    beh tash …è … la solita macchina ;-)

  11. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 11:57 | Permalink

    PRECISAZIONE
    “le hanno fatte circolare in nome di una falsa libertà di pensiero”

    chiaro che quello che avevano fatto circolare erano le vignette e non le parole giuste
    geo

  12. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 12:08 | Permalink

    in effetti mi sembra un po’ bizzarra la divisione tra sottoscrittori (”Primi” e “Aderiscono”). boh. comunque ovviamente aderisco (ho cliccato 2 minuti fa e riempito i due campi del form).

    detto ciò, mi sembra che Tashtego dica bene chiedendo più severità nei confronti di questo governo.

  13. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 12:16 | Permalink

    Nessun popolo è illegale.
    sottoscrivo-e aderisco.

  14. véronique vergé
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 12:31 | Permalink

    Firmo ma non credo che la mia firma valga la pena. Penso che le firme di valore emanano dagli intellettuali e dagli arstisti: hanno il potere di cambiare le cose con la riflessione, la generosità e la bellezza.

  15. Ocratsira
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 12:55 | Permalink

    Nell’appello vengono attaccati i demagoghi di destra e di sinistra e In tutta la prima parte Veltroni, pur non nominato, viene chiamato in causa, forse ancora più pesantemente proprio perché non viene nominato, perché è Roma/Veltronia la città dove si sfollano centinaia di persone in quanto ritenute etnicamente colpevoli del delitto di un solo individuo. E’ Roma/Veltronia la città della “allucinata criminalizzazione di massa”. Ed è chiaro che è un appello contro le ultime mosse di questo governo: si parla di ministri che fanno gli apprendisti stregoni. Ministri. I ministri non li esprime l’opposizione. Pure a giudicare da molti nomi (Evangelisti, Voce, Philopat, Derive Approdi, Revelli, Arpaia ecc.) non mi sembra l’appello di persone che vogliono fare sconti al centrosinistra. Insomma si cerca il pelo nell’uovo, come sempre, è il solito brusìo della solita fauna nullafacente da blog.

  16. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 12:56 | Permalink

    ogni firma è importante e preziosa, assolutamente.

  17. hag reijk
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 13:02 | Permalink

    @ tashtego

    il problema risiede nel fatto che la cultura (intesa qui come confronto e battaglia delle idee) è ormai altra cosa dalla politica -ormai solo caccia di consensi in termini di voto. e vetrina di vanità. Questa è l’epoca dei contenitori (o bidoni…).

  18. beccalossi
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 13:14 | Permalink

    sottoscrivo il “manifesto”. sottoscrivo anche tashtego.

  19. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 13:31 | Permalink

    @Ocratsira
    “Insomma si cerca il pelo nell’uovo, come sempre, è il solito brusìo della solita fauna nullafacente da blog.”

    tieni i tuoi apprezzamenti per te, per favore.
    quanto alle evidenze di cui tu parli sono tutte da dimostrare.
    nomi non ne vengono fatti e questa a casa mia si chiama ambiguità, reticenza.
    e po: nulla-facente da blog sarà tuo nonno, per dire.

  20. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 13:34 | Permalink

    Tash, ma …. il nonno di Ocratsira ha un blog? complimenti al nonno:-)

  21. Ocratsira
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 13:43 | Permalink

    Georgia vedo che qualche giorno fa sul tuo blog criticavi un testo di Evangelisti su questa stessa questione perché a tuo dire era troppo duro con Prodi e col governo. Adesso ti associ a chi critica un appello proposto da Evangelisti perché non viene attaccato il governo… insomma…

  22. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 14:14 | Permalink

    io mi associo a tash???!!! ma sei matto/a?
    magari qualche volta accade quando fa delle citazioni altrui … ma altrimenti non succede mai.
    Io condivido in pieno l’appello ;-), e poi nel mio blog non avevo criticato evangelisti … (figuriamoci) ho solo fatto notare che i fascisti non aspettavano certo di essere scatenati da veltroni (e poi io, si sa, che *non voglio* che il governo prodi cada e sono molto sensibile all’argomento, quindi … come potrei associarmi a tash?) per il resto ho pure detto (sia nel post che nei commenti) che condividevo il bel pezzo caldo di evangelisti in pieno … ma ocratsira permetterai che la notizia che tuo ha un blog …. mi abbia per un attimo distratta, incuriosita e deliziata.
    geo

  23. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 14:17 | Permalink

    permetterai che la notizia che tuo [nonno] ha un blog
    mancava il nonno di Ocratsira

  24. pollice merdo
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 14:54 | Permalink

    Georgia (con la “E”, mi raccomando) è la solita merdina (anche questa con la “E”, mi raccomando).

  25. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 15:11 | Permalink

    pollice merdo perchè non ti firmi con il tuo solito nick?
    geo

  26. gianni biondillo
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 15:22 | Permalink

    Allora: ho cancellato io il primo commento di Tash. Gli ho anche spiegato in una email privata le mie ragioni. Non era una censura, ma un piacere che gli chiedevo. Pensavo che se la discussione volgeva su questa questione si perdeva di vista il fuoco. Purtroppo vedo che sta diventando così.
    Dovete sapere che fra le proposte del “comitato proponente” c’era anche quella di chiudere i commenti. Qui su NI s’è deciso di lasciarli aperti, sperando in un innesco di discussione.
    Vorrei fosse chiara una cosa: da subito l’elenco dei firmatari era un “tutti dentro”, indifferenziato. L’enorme numero di riscontri avuto ha creato confusione (abbiamo avuto uno scambio epistolare, dalla nascita dell’idea alla realizzazione del testo, impressionante, centinaia e centinaia di email). Ad un certo punto, di fronte all’ipotesi di un coinvolgimento della carta stampata, più di un giornalista (per pigrizia? Per abitudine?) ci ha chiesto: “chi propone l’appello? Quali sono i nomi ‘noti’ che lo controfirmano?”. All’inizio capivamo poco questa posizione, poi c’è stato spiegato che, dati i tempi ristretti, erano tutte informazioni che aiutavano l’eventuale pezzo sul quotidiano. “Bene, facciamolo, allora, se serve alla diffusione” ci siamo detti.
    Non siamo “ esperti comunicatori” della carta stampata. Abbiamo gestito l’elenco in fretta, senza nessuna revisione fatta con calma, senza nessun disegno dietrologico. Avevamo poco tempo, abbiamo scritto, diffuso l’appello e raccolto le firme nel giro di pochi giorni. Con autori che erano chi al lavoro, chi fuori sede, chi occupato con la famiglia, etc. Fateci caso: l’appello è pubblicato dalla redazione di NI eppure alcuni indiani sono finiti fra gli aderenti e non fra i primi firmatari e persino il nome di uno degli autori dell’appello è stato dimenticato. Che ci crediate o no, non c’era nessuna voglia di fare la prima classe, la seconda o la terza. Io, senza problemi, cancello subito le eventuali classificazioni che possono apparire immotivate, qui su NI.
    Ma, detto fra noi, è davvero questo il fulcro della questione? Per me lo è il fatto che blog di singoli autori, siti letterari, riviste on line, tutti insieme, nello stesso momento, hanno fatto “muro” su una questione che reputavano importante. E che tranne l’Unità (che ha dato una buona visibilità) e (ma non l’ho letto) credo un trafiletto di Repubblica, tutti gli altri quotidiani coinvolti “non se ne sono accorti”. Parliamo di questo, semmai.

  27. francesca
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 15:23 | Permalink

    tre anni fa conobbi un ragazzo rumeno : era arrivato in Sardegna per conoscere l’isola. Ci incontrammo, parlammo e passammo insieme un anno della nostra vita. Inutile dire che la maggior parte dei miei amici di allora, tutti di sinistra e superlaureati sia chiaro, mi tolsero il saluto pur di non doverlo invitare alle loro feste. Premetto : era molto più presentabile di loro, parlava 4 lingue ed era gentilissimo. Mi dissero : mai sei pazza? ti ucciderà e ti svaligierà la casa… adesso vive in Irlanda e ogni tanto ci vediamo in giro per l’europa. I miei amici ovviamente non li vedo più…

  28. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 15:47 | Permalink

    caro gianni.
    mi sembra che almeno da parte mia, al di là della questione delle categorie di ripartizione dei firmatari, ho cercato di porre un problema di sostanza: al di là di della assoluta condivisibilità del contenuto del manifesto (un po’ troppo genericamente politically correct) perché dimenticare che è il governo che ha preso quei provvedimenti, che la televisione di stato fa un’informazione se possibile persino peggiore di prima, che il PD non ha una posizione decente su questo argomento e che anzi, nella sua smania maggioritaria, soffia (con discrezione) sul fuoco del sentire razzista?
    insomma QUESTO secondo me è il problema.
    cosa ci importa di ripetere le stesse condanne generiche rivolgendole però verso nessuno?
    cosa ci importa di ottenere adesioni su questa piattaforma?
    che ci frega di riscaldare per l’ennesima volta la minestrina dei chierici democratisci & de sinistra?
    non vedete cosa sta succedendo?

  29. gianni biondillo
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 16:00 | Permalink

    Tash,
    io reputo che il clima di emergenza sia transpolitico e abbraccia tutta la società.
    Dico anche che abbiamo scritto: “Succede che troppi ministri, sindaci e giullari divenuti capipopolo giocano agli apprendisti stregoni per avere quarti d’ora di popolarità.” Se parliamo di ministri parliamo di ministri di questo governo, non del passato. Se parliamo di sindaci parliamo di quelli che hano fatto gli sgomberi forzati.
    Chi su Carmilla, chi in altre sedi hanno fatto, in ogni occasione, espliciti riferimenti a cariche istituzionali.
    (ti ricordi cosa ho scritto pochi post fa?
    “Ho paura di un governo che sbanda, che segue l’onda emotiva della piazza per ragioni di gretta sopravvivenza elettorale, che di primo acchito demolisce le baracche, disperde i poveracci (per ritorsione?), decide di espellere tutti, indiscriminatamente, basta che siano rOmeni.”
    ed anche: “La Moratti l’ha detto a chiare lettere: “fuori i poveri dall’Italia”, andando contro alla stessa direttiva del Parlamento Europeo sulla sicurezza.”).
    Non mi pare che non si sia fatto esplicito riferimento a QUESTO governo, o che non si siano fatti i nomi.
    E sai che ti dico? Se avessimo scritto: “Veltroni, così come Fini. Cofferati, così come la Moratti”, tu avresti detto: ecco il cerchiobottismo.
    Il problema è che è proprio così: “”Veltroni, così come Fini. Cofferati, così come la Moratti.”
    Quindi, insisto, è un problema transpolitico.

  30. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 16:07 | Permalink

    E pensare che diverse persone non hanno firmato l’appello perché ci vedevano un attacco troppo violento e unilaterale al PD, a Veltroni e all’Unione… Che è anche, con ogni probabilità, uno dei motivi del silenzio che lo ha accolto su certi organi di stampa (di contro al grande e sano rumore che sta facendo in rete, e per fortuna).

    Ovviamente, quell’interpretazione del comunicato era più pertinente di quella avanzata poco sopra.

    Vorrei anche far notare che questo appello è stato preceduto da svariate prese di posizione di diversi dei suoi promotori, prese di posizione di cui tutto si può dire tranne che fossero reticenti sul ruolo del PD.
    Noi abbiamo anche ricordato, su Giap e su Carmilla, che la più grave ed efferata strage di migranti nella storia europea dal Dopoguerra a oggi è avvenuta nel 1997 con Prodi premier e Veltroni vice-premier, e che quel governo fece tutto il necessario per rimuovere e insabbiare.

    Riporto qui lo stralcio di una mail che ho mandato alla lista informale che lavorava all’appello:

    [...] Se ci preoccupiamo di “non colpire a sinistra” in un paese dove la sinistra politica di fatto non esiste più, non andiamo da nessuna parte.
    Sia chiaro: io non vedo il PD come “subalterno” all’ideologia securitaria e poliziesca della destra. Lo vedo come partito di sub-destra e principale agente, nel presente allungato e nel futuro prossimo, di quel genere di politiche. La canea sui lavavetri di qualche mese fa era farina del sacco delle amministrazioni di centrosinistra. E al governo del paese c’è il centrosinistra. Mica possiamo fare un’azione che abbia come bersaglio polemico soltanto l’opposizione…

    L’appello ha recepito in toto questa posizione, infatti colpisce la classe politica a destra e a ex-manca, descrive Roma (città fiore all’occhiello del PD) come l’epicentro di una fiammata d’odio e voglia di pogrom, chiama in causa Giuliano Amato però, è vero, non lo menziona. Non fa quello né altri nomi, non menziona nemmeno Giovanna Reggiani. Non fa nomi perché i nomi avrebbero dato l’impressione di “piccolo cabotaggio” e polemica contingente, mentre la tendenza emergenziale a cui stiamo assistendo è più grande di questo o quel singolo nome o episodio, e ben più grave delle malefatte di questo o quel ministro o partito. Su questi allarmi sociali, sotto la vernice degli scontri di facciata, c’è di fatto il monopartitismo, senza distinzioni di sostanza tra destra e sub-destra.
    Solo una lettura disattenta, pregiudiziale e avulsa dal contesto di questi giorni può far pensare che dire questo significhi “fare sconti” al PD, quando invece lo mette sul medesimo piano della vandea di destra e con ruolo non subordinato.

    Riporto i link ad alcuni interventi che hanno preceduto l’appello (selezione parzialissima e fatta alla brutto boia, su due piedi):

    Cetomediume vigliacco, cofferateria diffusa:
    http://www.wumingfoundation.com/italiano/Giap/giap13_VIIIa.htm#0

    Romania fa rima con etnia:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002437.html

    Ancora sui rumeni in Italia e gli italiani in Romania:
    http://www.carmillaonline.com/archives/2007/11/002438.html

  31. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 16:42 | Permalink

    Veltroni è il nome di un cocktail analcolico. Bevuto, ovviamente poeticamente, da Vincenzo Mollica, per dire.
    Prodi è il nome di una marca di cravatte per vecchi e ricchi uomini di partito della prima repubblica, di quelli che scoreggiano di notte e poi al mattino trovano macchie di cacca rappresa nelle mutande.
    Berlusconi è il nome di una marca di bomboniere che vanno bene sia nei matrimoni chic che in quelli popolari. Un mio condomino le ha scelte, per dire. Ma anche un altro mio amico, che però ha la villa a Mondello.
    Franco Giordano è la marca di una ditta specializzata nell’arredo degli scantinati. Ho visto gli autisti di questa ditta leggere famosi best seller impegnati mentre guidano.
    I rOmeni? Non bevono cocktail, non indossano cravatte, non comprano bomboniere, non frequentano scantinati. In pratica e in teoria non esistono. Mi pare.

  32. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 16:42 | Permalink

    grazie a Gianni per gli interventi e le precisazioni

  33. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 17:29 | Permalink

    L’articolo sull’unità io l’ho postato, se vi interessa eccolo qui:

    Rom, no al triangolo nero: nessun popolo è illegale
    di Valeria Trigo

    L’APPELLO Oltre trecento tra scrittori, artisti e intellettuali firmano un manifesto contro la criminalizzazione dei rumeni e il silenzio sulla violenza alle donne: i delitti individuali non giustificano castighi collettivi

    «Il triangolo nero. Violenza, propaganda e deportazione. Un manifesto di scrittori, artisti e intellettuali contro la violenza su rom, rumeni e donne»: oltre trecento tra scrittori, artisti e intellettuali italiani hanno deciso di far sentire la loro voce, stanchi di assistere alla deriva razzista che attraversa il nostro paese, purtroppo aggravata dalla morte violenta di Giovanna Reggiani. Non potendo rimanere indifferenti alla guerra contro i poveri che si sta combattendo in Italia e rivendicando il diritto di critica di fronte alla dismissione dell’intelligenza e della ragione. Una specie di comunità, non solo virtuale, che smentisce le accuse ripetute dai cosiddetti opiniosti nei confronti della non partecipazione degli scrittori italiani alle questioni sociali.
    Da giorni la rete era in fibrillazione, grazie alla mobilitazione di Alessandro Bertante, Gianni Biondillo, Girolamo De Michele, Valerio Evangelisti, Giuseppe Genna, Helena Janeczek, Loredana Lipperini, Monica Mazzitelli, Marco Philopat, Marco Rovelli, Stefania Scateni, Antonio Scurati, Beppe Sebaste, Lello Voce e il collettivo Wu Ming. Nasce così - da una partecipazione sempre più crescente, da arricchimenti reciproci e da un principio di base sacrosanto e imprenscindibile, riassumibile nella frase «Nessun popolo è illegale» - l’appello-manifesto al quale hanno aderito finora in più di trecento e che da oggi sarà in rete, su Carmillaonline, Wumingfoundation, Lipperatura, Nazione Indiana, beppesebaste.blogspot.com, Articolo 21 e francarame.it. Tra i nomi, quelli di Roberto Saviano, Sandro Veronesi, Franca Rame, Bernardo Bertolucci, Moni Ovadia, Simona Vinci, Botto&Bruno, Massimo Carlotto, Carlo Lucarelli, Nanni Balestrini, Mauro Covacich, Erri De Luca, Giuseppe Montesano, Valeria Parrella, Enrico Palandri e Ugo Riccarelli (del quale in questa pagina pubblichiamo un testo che lo scrittore romano ha affidato a un quotidiano svizzero).
    «Odio e sospetto alimentano generalizzazioni - si legge nel manifesto -: tutti i rumeni sono rom, tutti i rom sono ladri e assassini, tutti i ladri e gli assassini devono essere espulsi dall’Italia. Politici vecchi e nuovi, di destra e di sinistra, gareggiano a chi urla più forte, denunciando l’emergenza. Emergenza che, scorrendo i dati contenuti nel Rapporto sulla Criminalità (1993-2006), non esiste: omicidi e reati sono, oggi, ai livelli più bassi dell’ultimo ventennio, mentre sono in forte crescita i reati commessi tra le pareti domestiche o per ragioni passionali. Il rapporto Eures-Ansa 2005, L’omicidio volontario in Italia e l’indagine Istat 2007 dicono che un omicidio su quattro avviene in casa; sette volte su dieci la vittima è una donna; più di un terzo delle donne fra i 16 e i 70 anni ha subito violenza fisica o sessuale nel corso della propria vita, e il responsabile di aggressione fisica o stupro è sette volte su dieci il marito o il compagno: la famiglia uccide più della mafia, le strade sono spesso molto meno a rischio-stupro delle camere da letto».
    Ma, nonostante i fatti, nel nostro paese rimane il vizio dell’«emergenza continua». Dopo la morte di Gabriele Sandri, il ragazzo laziale ucciso da un poliziotto, tutti i quotidiani esteri hanno commentato: «l’Italia è il paese dei problemi che non si risolvono mai». Più «facile» agitare uno spauracchio collettivo piuttosto che affrontare seriamente e risolvere le vere cause dell’insicurezza sociale. O continuare a sfruttare le ragazze immigrate e la manodopera piuttosto che attuare le direttive europee (come la 43/2000) sul diritto all’assistenza sanitaria, al lavoro e all’alloggio dei migranti: nei cantieri ogni giorno un operaio rumeno è vittima di un omicidio bianco.
    Il rischio è enorme: «Si sta sperimentando la costruzione del nemico assoluto, come con ebrei e rom sotto il nazi-fascismo, in nome di una politica che promette sicurezza in cambio della rinuncia ai principi di libertà, dignità e civiltà; che rende indistinguibili responsabilità individuali e collettive, effetti e cause, mali e rimedi. Manca solo che qualcuno rispolveri dalle soffitte dell’intolleranza il triangolo nero degli asociali, il marchio d’infamia che i nazisti applicavano agli abiti dei rom».
    l’Unità 15 novembre 2007

  34. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 18:05 | Permalink

    E’ forse una piccola ma significativa buona notizia di oggi che il Parlamento Europeo ha condannato le indecenti dichiarazioni di Frattini in merito alle espulsioni dei rom. Una buona notizia, s’intende, che viene da oltreconfine.
    Qua dentro invece le cose continuano ad andare malissimo.
    Ho firmato l’appello anche io, lo approvo in pieno e lo avrei approvato anche se fosse stato più esplicito. Non credo che sia stato opportunismo tacere il nome di Veltroni o del PD, perché quel genere di appelli alla tolleranza zero e all’emergenza li avrebbe fatti anche l’altra allegra combriccola, uguali uguali. Nel mio piccolo lo diffonderò, ma con estrema disillusione. Disillusione non nei riguardi del presunto centrosinistra, che non mi aveva illuso affatto, e ha offerto uno spettacolo per molti versi persino più desolante di quello del precedente governo Berlusconi, bensì della ignobile crudeltà e viltà di questo paese che non finirà mai di disgustarmi.
    Quando una ragazzina marocchina di 16 anni finisce schiacciata da un pullman e tutti intorno i suoi coetanei e compagni di classe si affollano con i telefonini a far foto e video da mettere su youtube, scusatemi, ma mi pare che le definizioni per perimetrare questo orrore vengano tutte meno. E’ un caso di insensibilità di genere perché la vittima era una femmina? E’ un caso di insensibilità razzista perché era marocchina (di seconda generazione, peraltro, e perfettamente integrata)? E’ un caso di insensibilità generazionale perché gli adolescenti l’entità di certe tragedie ancora non l’hanno ben chiara, non la sanno riconoscere? Le stragi scolastiche in America e nel Nord Europa potrebbero farlo pensare. Non lo so. Però a me sembra un punto di non ritorno.

  35. superman
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 18:23 | Permalink

    trovo l’appello molto sensato e ben scritto, penso che ridurlo ad un banale problema di destra o sinistra sia un’analisi superficiale e svilente del problema, credo che il problema sia culturale e che ci sia bisogno di un’educazione al rispetto di chi è “diverso” da noi.

  36. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 18:42 | Permalink

    L’appello è condivisibile nel suo impianto concettuale e nella sua tensione ideale e infatti in serata lo riporterò sul mio blog. Lo trovo un po’ debole, invece, quando cita le fonti di dati. Certo, gli omicidi si sono dimezzati neglu ultimi 20 anni, ma è anche vero che nel giro di vent’anni la proporzione di stranieri denunciati per omicidio consumato passa dal 6% al 32% del totale e quella per tentato omicidio dal 5% al 31%. Ma anche su altri crimini (violenza sessuale, rapine in pubblica via, sfruttamento della prostituzione) la percentuale degli stranieri denunciati oscilla tra il 40% e il 60% dei denunciati totali. Primi nelle classifiche degli omicidi consumati e delle violenze sessuali tra gli stranieri i cittadini romeni. seguiti da cittadini albanesi e marocchini.
    Ritengo che siano dati preoccupanti, anche se negli ultimi 20 anni la popolazione immigrata è passata dall’0,8 al 4, 7& di quella complessiva e quindi il numero di reati “pro capite” è diminuito. Ma la percezione conta, come anche il fatto che, a fronte di una diminuzione netta di molti reati, gli stranieri residenti in Italia presentano un’incidenza percentuale in forte aumento.
    Certamente, concordo gli estensori dell’appello quando scrivono “Di fronte a tutto questo non possiamo rimanere indifferenti. Non ci appartengono il silenzio, la rinuncia al diritto di critica, la dismissione dell’intelligenza e della ragione. Delitti individuali non giustificano castighi collettivi. Essere rumeni o rom non è una forma di “concorso morale”. Non esistono razze, men che meno razze colpevoli o innocenti. Nessun popolo è illegale”. Tuttavia, ritengo si debba discutere dell’allarme sociale che deriva dai flussi migratori senza pregiudizi ideologici e senza generalizzazioni speculari ai fenomeni che si cerca di denunciare.

  37. MARCO CELLA
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 19:41 | Permalink

    FINALMENTE PAROLE CHE HANNO UN SIGNIFICATO,CHE COLPISCONO IL SILENZIO AGGHIACCIANTE E SCIOLGONO IL CUORE. GIOIA E RIVOLUZIONE

  38. girolamo
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 19:41 | Permalink

    Essendo uno degli estensori dell’appello, posso rassicurare chi lo vede poco esposto verso l’attuale governo di centro-sinistra: se si criticano dei ministri, è chiaro che sono quelli attualmente in carica. Se si criticano i sindaci-sceriffi, è chiaro che ci si riferisce a quelli che chiedono pieni poteri, e la maggior parte di loro sono di centro-sinistra (quantomeno nell’esporsi: quelli di destra lasciano fare ad altri il lavoro sporco e aspettano di goderne i risultati).
    Non aver fatto nomi e cognomi serviva, almeno per me, ad evitare una personalizzazione della critica: non è importante sototlineare che una certa dichiarazione la fa Veltroni piuttosto che Amato, importante è criticare la politica che la sottende, chiunque se ne faccia portavoce.

  39. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 19:45 | Permalink

    La discussione sui dati è sacrosanta, però devo ammettere che mi sta sfiancando, perché dopo un po’, quando alla stessa obiezione rispondi sempre con la stessa argomentazione e lo stesso invito a leggere i dati da più angolazioni e non da una sola, ti senti anche un po’ un deficiente…
    Come diceva Girolamo su Lipperatura poco fa, se le più gravi tipologie di crimine sono in drastico calo da oltre vent’anni, la provenienza etnica di chi li commette sarebbe un dato secondario se non intervenissero altri fattori (precisi interessi politici nel cavalcare ed esasperare la percezione di rischio, funzionalità del razzismo ai fini di una regolazione del mercato del lavoro etc.) Se vent’anni fa c’erano venti tagliagole in giro per il mio quartiere, tutti italiani, e oggi ce ne sono meno otto-nove però con un accento diverso, perché quegli otto-nove sono più pericolosi dei venti di una volta? E’ chiaro che il pericolo non è aumentato oggettivamente, ma c’è un fattore culturale all’opera. Quel fattore culturale coincide in gran parte con l’area semantica della parola “razzismo”(che non è necessariamente consapevole, è un habitus mentis). Che siano aumentati i reati commessi da stranieri è normale, dato che sono aumentati pure gli stranieri, e che all’interno di contesti di marginalità ed esclusione si producano condizioni criminogene è altrettanto normale, però si tratta di percentuali in crescita di numeri in vistoso calo. I media danno visibilità agli episodi, non alle tendenze, e men che meno alle tendenze a lungo termine. Gli episodi a cui più viene dato risalto, per razzismo interiorizzato ancor prima che cosciente, sono quelli che hanno come protagonisti immigrati. Così il cittadino si fa l’idea che per colpa degli immigrati omicidi e crimini violenti siano aumentati, quando invece sono calati. Si chiama “profezia che si autoavvera”: a forza di evocare l’aumento del crimine, si crea tensione sociale, che a sua volta potrebbe contribuire ad aumentare il crimine per davvero. Dopodiché, è senz’altro vero che i rumeni sono primi in classifica negli omicidi commessi da stranieri, ma parliamo dei numeri assoluti, per una volta, e non ci fermiamo alle percentuali? Se non diciamo a cosa corrisponde il cento quando diciamo “quindici per cento”, quel “quindici” rimane un numero senza senso. Nel 2006 22 rumeni sono stati arrestati per omicidio (arrestati, non condannati, quindi alcuni potrebbero pure essere innocenti). Ventidue. Facendo una media tra i dati forniti da Caritas e ISTAT, i rumeni in Italia sono circa tre milioni. Ventidue sospettati di omicidio in una comunità di tre milioni di abitanti. Questa proporzione sarà certo più alta di quella che si riscontra in altre comunità di stranieri (tra gli arrestati per omicidio del 2006 mi pare non vi sia neppure un filippino), e quindi è legittimo discuterne, capire le cause etc., però è altrettanto vero non è una proporzione che giustifichi i toni esasperati di questi giorni. I quali ultimi si giustificano con una percezione di rischio distorta da preconcetti. Ecco, volevo solo far notare questo.

  40. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 19:52 | Permalink

    proprio ieri davanti alla macchinetta del caffè due colleghe parlavano dei rumeni, con me dietro: “Bisognerebbe fare come al loro paese e tagliargli le mani quando rubano!”, confondendo la romania con l’ arabia saudita, forse.
    Beh, perlomeno sono quasi certo le persone che han firmato sta petizione non girano col machete in tasca. buono a sapersi!

  41. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 20:36 | Permalink

    Condivido appieno le tesi dell’appello e ho firmato, ma mi chiedo perché nella petizione non si fa riferimento alla violenza omofoba? Le persone gay e trans subiscono continui attacchi mediatici e pochi intellettuali hanno speso parole a loro favore.
    Come mai nessuno parla del ragazzo che si è ucciso lunedì scorso perché omosessuale?
    Allarghiamo la petizione anche contro la violenza contro i gay lesbiche trans* bisex e queer, dunque

  42. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 21:10 | Permalink

    una bella questione quella di Grammancino.Se fosse utile estenderei l’appello pure contro la violenza verso i maschi adulti e i maltrattamenti degli animali.Ma forse si è operata una scelta perchè le urgenti contingenze determinate dai frutti acerbi dell’incultura dominante spingono in tal senso.Di certo è bello vedere accostati in una battaglia comune persone che normalmente non hanno problemi a mandarsi al diavolo in diatribe leggere o surreali cazzeggi

  43. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 21:26 | Permalink

    Ho integrato l’appello con un parallelo d’attualità nel mio blog.

  44. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 22:24 | Permalink

    Sono una studentessa rumena a Milano. Ho fatto la triennale a Padova, dove ho dovuto dormire per 1 settimana in un capannone perché NESSUNO mi voleva affittare una casa. Bastava aprire la bocca per beccarsi la lettera scarlatta. Ho fatto un breve commento sui fatti accaduti sul mio blog,
    http://me-eat-pasta.blogspot.com/2007/11/needed-but-not-wanted.html
    apprezzerei se mi voleste dare un feedback
    Ana

  45. Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 22:28 | Permalink

    “Succede che è più facile agitare uno spauracchio collettivo piuttosto che impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione.”

    l’insicurezza purtroppo è legittima;
    agitare uno spauracchio collettivo è pericolosissimo, ignobile e mistificatorio;
    non impegnarsi nelle vere cause del panico e dell’insicurezza sociali causati dai processi di globalizzazione è folle e suicida per tutti.

    Tuttavia condivido molto meno l’attacco ai ministri e ai sindaci del centrosinistra definiti capipopolo, apprendisti stregoni per avere un quarto d’ora di popolarità.

    Credo che comunque sia importante il rispetto delle regole per tutti.

    Rispetto delle regole per l’impresa edile che impiega lavoro nero (e non si capisce perché sia così difficile farla chiudere), per l’italiano come per lo straniero che delinque, per lo Stato e gli Enti locali che non rispettano, loro per primi, i compiti che la costituzione loro assegna, ancora per lo Stato che non richiede i finanziamenti per attuare politiche sociali (come i fondi UE disponibili per l’integrazione dei Rom), rispetto delle regole per una giustizia che non funziona, e per tutto il resto che in generale non funziona o dovrebbe funzionare meglio.

    insomma rispetto delle regole! (quelle che ci sono già, senza crearne altre demagogicamente assurde).

    detto questo, è forte e intensa la frase:
    Nessun popolo è illegale.

    aggiungerei:

    Ognuno è una risorsa.

    Se lo si capisce si va avanti, altrimenti…solo insicurezza e decadenza.

    (ho firmato l’appello)

  46. saggio orientale
    Pubblicato 15 Novembre 2007 alle 23:28 | Permalink

    “Capipopolo” era riferito ai giullari, cioè a Grillo. Non ai ministri. Quelli sono solo cape di cazzo.

  47. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 00:31 | Permalink

    Solo una testimonianza
    In un quartiere storico di Firenze vive un ricercatore farmaceutico di quarant’anni. Nato in Romania, alla fine degli anni ‘90 ha rinunciato alla cittadinanza americana. Da tre anni ha passaporto italiano. Ogni volta che leggo dichiarazioni politiche sui romeni, penso a quest’uomo e lo invito a bere un bicchiere di rosso in centro. Negli ultimi mesi ha perso il suo sarcasmo. Oggi è una persona opaca.
    Un tempo pensavo che le donne rom fossero più raffinate delle gonne di Prada. Oggi mi sembrano delle poveracce senza più status. Della loro fierezza non c’è più traccia. Qualcuno le ha assassinate.
    I lavavetri invece mi hanno sempre fatto perdere l’equilibrio. Mai fermarsi con la bici nell’ora di punta ad un semaforo sui viali.
    Invito tutti ad ascoltare questa splendida canzone di Lu Colombo.

    NINNA NANNA ROM
    testo D. Gaita - musica M.L. Colombo
    arrangiamenti M. Saroglia

    ninna ninanna rom ninna nanna rom
    è cruda la città
    ninna nanna rom
    dormi sui tuoi lividi
    non li curerò
    ninna ninanna rom ninnanna rom
    di parabrezza ormai non ce ne son più
    autolavaggi e guai
    chissà chi è gesù
    anche le grondaie sai
    non ti tengon più
    prendi il cartone e vai
    ma non quaggiù
    ninna ninanna rom ninna nanna rom
    è cruda la città
    ninna nanna rom
    dormi sui tuoi lividi
    non li curerò
    ninna ninnannarom ninnanna rom
    il marciapiede non
    sa chi frenerà
    sporco culetto rom
    occhio a chi ti da
    vita di semafori
    ma chi ruba a chi
    gloria di profughi
    certo non qui
    ninnaninnanana

  48. beccalossi
    Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 01:40 | Permalink

    solo una riflessione e una precisazione, che vorrei non si leggesse in un senso politico o nell’altro.

    quello di “rischio” è un concetto che per definizione incorpora il concetto di “percezione”. il rischio non esiste di per sè, esiste una percezione del rischio. questo non solo nella criminologia, più o meno scientifica, ma direi anche nel resto delle scienze sociali, economia (e finanza) in primis.

    giusto dire che la percezione del rischio può venire distorta da preconcetti (o comunque, in maniera più neutrale, influenzata da fattori storici, culturali, sociali, mediatici); sbagliato dire che questa o quella persona/gruppo non possano costituire, dati alla mano, un rischio oggettivo: perchè il rischio oggettivo non esiste, esiste solo un rischio soggettivo.

    così, giusto per precisare.

    L’ultimo rapporto sulla criminalità, citato da qualcuno, mostra come, nonostante dati su atti criminali in forte diminuzione, la nostra percezione del rischio non sia diminuita, anzi, aumentata.

    allora sposterei la domanda più in là (qualcuno ha già provato a rispondere, ma rilancerei), aldilà di rumeni o altri gruppi etnici.
    Perchè è cambiata la nostra percezione del rischio? Perchè siamo più paurosi/impauriti?

  49. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 02:11 | Permalink

    Precisione per precisione, io non ho usato l’espressione “rischio oggettivo”, bensì “pericolo oggettivo”, che è diverso.

    Sul perché ci sia più paura nella società: sarà mica perché c’è più precarietà (e non parlo solo di lavoro a tempo determinato e senza diritti)?

    Negli ultimi vent’anni abbondanti, nel mondo occidentale sono venuti a mancare molti “ammortizzatori”: si sono smantellati vasti settori di stato sociale; le reti di solidarietà e mutuo sostegno si sono allentate o consumate perché competizione e individualismo hanno avuto il sopravvento; il tessuto della convivenza è liso e mostra la corda in più punti. Si è preteso che il “libero mercato” (una bestia mitologica) potesse e dovesse regolare tutto, senza “intralci” né interferenze, e questo ha riprodotto arbitrio, soprusi, negazione di diritti fondamentali. Un sacco di gente non riesce a visualizzare un futuro, vive in un eterno presente asfittico, inseguendo scadenze, urgenze, emergenze, tappando continuamente falle nella propria anima.

    Per anni ci hanno detto che oramai noi italiani eravamo tutti benestanti, e via a ripetere che ormai la maggior parte di noi aveva la casa di proprietà. Falso: aveva un mutuo da pagare, in realtà la casa era di proprietà di una banca. Oggi le pareti della bolla cedono, e si scopre che sempre più persone non ce la fanno a pagare le rate, e si parla di un vero e proprio boom dei pignoramenti immobiliari: soltanto a Milano, nel 2006, sono stati 1.883, e si parla già di un aumento del 22% nel 2007 (cioè circa 2300 pignoramenti). In provincia la sofferenza è ancora maggiore: l’aumento percentuale è stimato al 27% a Macerata, al 26% a Como… Il Sud è nella merda, solo a Napoli l’aumento sarà probabilmente intorno al 30%!

    Tramontato il sogno dell’individualismo proprietario di massa, cosa rimane? La guerra tre vetero- e neo-poveri? Molto probabilmente. Di certo rimane insicurezza. Chi ha perso qualcosa si sente più deprivato di chi non ha mai avuto un cazzo: si scivola giù nella scala sociale, si perde autostima, si reagisce “incazzati e con la bava alla bocca” (condizione auspicata, non a caso, da Daniela Santanché l’altro giorno alla convention del nuovo partito storaciano).

    Soprattutto, si è disposti a prendere per buono qualunque capro espiatorio venga additato dai demagoghi.

    Perché mica te la prendi con la banca che ti ha strangolato col mutuo a tasso variabile, no di certo.

    Te la prendi con lo zingaro che ti rompe le palle chiedendoti l’elemosina. A te! Ma non lo sa che sei messo pure peggio di lui! Hai un diavolo per capello!

    Lungo questa china si scende sempre più veloci.

  50. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 03:04 | Permalink

    @Wu Ming
    La comunità romena in Italia non è di tre milioni di abitanti. Tre milioni è l’insieme degli stranieri che vivono in Italia. La comunità romena era di circa 300.000 cittadini verso la fine del 2005 e verosimilmente arriva a mezzo milione adesso. Detto questo, non credo che si possa liquidare le reazioni degli Italiani ai flussi migratori con l’etichetta generica di “razzismo”. Certo, la progressiva mancanza di sicurezza e di protezione sociale incide, come anche l’enfasi dei mezzi di comunicazione di massa sui crimini commessi dagli immigrati, ma che in Italia operino organizzazioni criminali “estere” che controllano settori importanti dello sfruttamento della prostituzione, dello spaccio di stupefacenti e dei furti/rapine in casa mi pare un dato innegabile. Parlavi di numeri assoluti. Va bene, nel triennio 2004- 2006 gli omicidi consumati dagli immigrati sono stati 519 e quelli tentati 1450, le violenze sessuali a carico degli immigrati più di 3.700 (e si sa che le denuncie per questo reato raggiungono a stento il 15% dei crimini reali), i furti in abitazione 10.000 e le rapine (in esercizi commerciali e in pubblica via) circa 10.200.
    Non è un quadro apocalittico, ma un dato su cui riflettere, in un quadro sociale ed economico che, come hai segnalato, tende a deteriorarsi e a generare effetti di incertezza e precarietà.
    Detto questo, l’assimilazione forzata degli immigrati allo status di delinquenti è una barbarie e anche una sciocchezza che viene agitata in modo strumentale.
    Ma non possiamo ridurre tutto a un problema di razzismo culturale. Questa mi pare una forzatura ideologica che rovescia gli stereotipi che con l’appello si cerca di denunciare.

  51. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 04:08 | Permalink

    @ Writer, certamente non “tutto” si spiega solo con il razzismo culturale (che non è un semplice difetto della personalità dei singoli ma è l’accettazione e interiorizzazione di una gerarchia tra le culture e le comunità, gerarchia su cui si basa anche l’economia ma sarebbe un discorso lungo), tuttavia ammetterai anche tu che il razzismo incide parecchio.

    Parecchio, perché altrimenti non si capirebbe l’attenzione parossistica per alcuni aspetti eclatanti dell’attività criminale in Italia a fronte di una totale indifferenza per altri aspetti ben più gravi.
    In Italia operano criminali stranieri, è vero, ma intanto il crimine organizzato “nostrano” è la principale industria del Paese per introiti, profitti, dinamismo e raggio d’azione. E spesso i criminali stranieri lavorano per quelli nostrani. Or non è tanto, i media hanno comunicato il “primato” di cui sopra en passant, senza enfasi, come una curiosità qualsiasi, roba da rubrica della “Settimana enigmistica”, eppure è un pericolo per la società ben più oggettivo e pressante di quell’altro.
    Di fronte alla presenza di stranieri si percepisce un rischio maggiore di quello rappresentato, per dire, dalla schiacciante presenza camorristica nell’edilizia, nel commercio, nell’industria alimentare. Questo si può spiegare solo con un’istintiva, irrazionale paura dell’Altro, che tutti abbiamo ma che oggi viene coltivata, fomentata, incanalata e pilotata da chi ha interesse a farlo.

    Sull’altra questione: chiedo venia, in fondo avevo anche avvertito :-) A forza di dibattere sui dati si fanno sviste, refusi etc. e tra un po’ mi s’incrociano gli occhi. Mi è venuto da scrivere “rumeni” a furia di ripetere la parola in questi giorni, ma - come già in altri blog - parlavo di ventidue rumeni arrestati per omicidio su circa tre milioni di *stranieri* in Italia (2.938.000 stranieri regolari secondo l’ISTAT).

    Mi spiego meglio:
    - i rumeni nel 2006 erano circa 342.000, se non sbaglio lo 0,6% dei residenti in Italia e l’11% degli stranieri;
    - i rumeni denunciati (non condannati) per omicidio erano circa il 15% degli stranieri denunciati per omicidio nel 2006;
    - quindi è vero, sono l’11% ma sono denunciati per omicidio per il 15%, la discrepanza c’è, tendono a delinquere (o a essere accusati di farlo) un po’ più degli altri stranieri…
    - …però poi quel 15% si traduce in un numero di persone che non riempirebbe mezzo autobus! E che cazzo! In un paese di sessanta milioni di abitanti?!

    Insomma, quando guardiamo i numeri reali e non solo le percentuali, ci rendiamo conto di quali dimensioni abbia il fenomeno, e non sono le dimensioni iper-mega-ultra di cui si strilla sui media. Si tratta di un rumeno accusato di omicidio per ogni tre milioni di abitanti della Penisola. L’altro giorno avevo tradotto questo dato in un’immagine: nel 2006 un rumeno accusato di omicidio in tutto il Veneto. Non c’è un’ “emergenza assassini rumeni” come la descrivono i media. Manteniamo la calma.

    Infine, non credo tu abbia i dati degli omicidi consumati da stranieri nel periodo 2004-2006, visto che molti di quei processi sono ancora in corso. Io finora ho solo visto i dati degli stranieri *denunciati* per omicidio. Le denunce non sono condanne, almeno non ancora. Idem per le altre tipologie di reato. Stiamo attenti alle parole, queste non sono sfumature ma differenze sostanziali. Come mi faceva notare un amico qualche giorno fa, via e-mail:


    …a proposito di cifre “criminali”, c’è anche da considerare questi elementi:
    1) che le cifre riportate da tanti media con abbondanza di zeri non si basano sulle sentenze, cioè sulle condanne (che già notoriamente possono essere erronee), ma sulle denunce, che sono statisticamente più elevate e meno verificabili;
    2) che c’è una tendenza ormai persecutoria che spinge chi ha subito un furto a denunciare di principio uno straniero;
    3) che se la vittima del furto non denuncia uno straniero, il maresciallo che verbalizza la denuncia farà di tutto per indurla a mettere a verbale che c’era un rom o rumeno che si muoveva con fare sospetto in zona (come è capitato a una mia amica che è andata in una caserma della benemerita a denunciare lo smarrimento o il furto del portafogli con tutti i suoi documenti dentro, e ha dovuto quasi leticare per non far mettere a verbale che probabilmente aveva subito un furto da uno straniero);
    4) che infine le cifre sui cosiddetti crimini degli immigrati sono ingigantite da un elemento chiave: il fatto che essendo stati dichiarati illegali, in quanto obbligati in tanti alla clandestinità, sono ipso facto criminali, e delinquono per il fatto stesso di respirare dentro all’italico suolo.

  52. sandro dell'orco
    Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 08:56 | Permalink

    Il problema, visto un po’ più in generale, potrebbe esser descritto così.

    La società cosiddetta civile sopravvive e si riproduce sulla incessante espansione capitalistica. Tutto il resto è secondario. L’uomo stesso, che sarebbe il fine di tutto, e per cui tutta l’attività produttiva dovrebbe funzionare, è secondario - un’appendice da spremere e buttare via. L’eliminazione delle barriere nazionali, il più libero movimento di capitali, merci e persone, sono messi in atto con lo scopo prioritario di abbattere il costo del lavoro, di livellarlo ad un valore minimo in base alla legge della domanda e dell’offerta. I selvaggi flussi di emigrazione che ne risultano, e i relativi problemi sociali, vengono poi affidati alla pubblica sicurezza e ad una parvenza di assistenza sociale, o più spesso ignorati e lasciati marcire da un lato nella devianza e dall’altro nell’intolleranza. Solo un ordinamento sociale mondiale, che garantisse redditi e condizioni di vita civili in ogni paese, potrebbe porre fine a queste dolorose trasmigrazioni bibliche, ma questo è precisamente ciò che bloccherebbe il motore di tutto: l’incessante espansione capitalistica.

  53. nicoletta nesler
    Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 09:32 | Permalink

    illegali sono le frontire e la povertà

  54. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 10:02 | Permalink

    @Wu Ming1
    “Tramontato il sogno dell’individualismo proprietario di massa, cosa rimane? La guerra tre vetero- e neo-poveri? Molto probabilmente.”

    Ottima sintesi, e aggiungo: l’abbiamo già visto più volte, nella storia.
    Una nazione che si sente non più garantita nelle sue sicurezze elementari, aggredita da un’esterno minaccioso (che sono i maneggi del capitale internazionale molto più che i migranti scalzi) produce il cancro xenofobo e razzista. Allora mentre teniamo a bada l’effetto purulento, non è il caso di fare un po’ di autocritica sulla distrazione con cui abbiamo lasciato espandere la causa? Perchè non accorgersi che dietro l’ideologia del globalismo cosmopolita e multicolore, del movimento di uomini e libertà, dell’indebolimento dello Stato-nazione come vecchio residuato, c’era il trionfo della redditività del capitale e il livellamento verso il basso del mercato del lavoro? Il clintoniano Veltroni rappresenta esattamente il progressismo neo-liberista che ha cucito questo inganno. Quando cominceremo a parlare di restituire ai popoli il controllo della propria economia, il valore del denaro circolante, quando cominceremo a parlare del vero potere, cioè quello delle banche?

  55. sandro dell'orco
    Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 10:59 | Permalink

    Il miserabile trucco di ogni società ingiusta è quello di sfruttare l’odio stesso che suscita, stornandolo da sé e deviandolo sul capro espiatorio, esterno o interno che sia. In ciò - e con le debite, profonde differenze - si incontrano il positivista Freud e il cattolico Girard. La possibilità di scaricare sull’inferiore la frustrazione subìta dal superiore, dà compenso libidico, rafforza il narcisismo umiliato, quando non procura vantaggi materiali. Ciò consente al singolo di sopportare la pressione del dominio, e alla società di perpetuarlo.

  56. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 11:07 | Permalink

    Perfettamente d’accordo sul manifesto, e sulle firme(magari anche altri altolocati ne partecipassero), ma iniziamo noi.
    Maria Pia Quintavalla

  57. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 13:09 | Permalink

    Binaghi, su un certo tipo di conclusioni, anzi, su un certo tipo di torsione che dai verso la fine del ragionamento, io non ti seguirò mai, lo sai bene. Dal mio punto di vista, come tutti i reazionari, confondi livelli, spinte e soggettività diverse.
    La tensione a una fratellanza universale è presente in differenti forme in tutte le culture fin dall’alba dell’umanità, come controspinta rispetto a particolarismi e tribalismi. Si è sempre cercato un equilibrio, in tutte le mitologie e religioni ad un certo punto parte un’occhiata che abbraccia il mondo. Miti del meticciato e della convivenza tra diversi, leggende su migrazioni virtuose appaiono in ogni frangente e a ogni latitudine, come antidoto agli altri miti, quelli della guerra, dello scontro, dell’annientamento del nemico. Formazioni storico-sociali hanno avuto come spinta l’incontro tra culture molto prima che esistesse il capitalismo, e questa spinta prosegue, sotto di noi, e muove tutto, e tu dovresti saperlo dato che sei cattolico, che significa universale, e dovresti avere l’ecumene come bussola di etica e fede.
    Quello contro cui ti scagli, cioè il cosmopolitismo del capitale, il multiculturalismo del consumo e del mercato, è “soltanto” la riprova del fatto che il capitale parassita e sfrutta bisogni e desideri umani. Non è con questi ultimi che dobbiamo prendercela, ma con il sistema che li perverte e svilisce. L’umanità sogna da sempre di riconoscersi senza confini interni, il capitale le vende una versione di plastica di quel sogno, questo significa forse che il sogno è cattivo o sbagliato? Secondo me no, anzi, aggiungo che se il capitalismo fosse totalmente “innaturale” e contrario all’umano non si sarebbe mai affermato; a volte “in capitalismo veritas”: illuminandole per mercificarle, il capitale rivela i contorni di emozioni e pulsioni importanti.
    Io quindi non butto il bimbo con l’acqua sporca e, alla facciaccia tua, continuo a ritenermi cittadino del pianeta, nostra patria è il mondo intero, nostra legge la libertà, ed un pensiero ribelle in cor ci sta.

  58. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 13:16 | Permalink

    Sergio Baratto ha postato su il primo amore una anteprima dalla rivista Il primo amore 2, Il dolore animale, con pezzi dall’intervento di Anna Ruchat.
    Vale la pena di leggerlo, come vale la pena di leggere il pezzo di Moresco sulla poetessa Mirella Mehr di origine zingara-Jenische
    geo

  59. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 13:46 | Permalink

    Al di là di tutta questa muffa, chi attacca i rom lo fa per difendere la percezione del proprio status. Minacciato. Sono i modi e i toni della polemica che sfiorano l’isteria. Ottocentesca.

    Un saluto da Londra a tutti i romeni che vivono in Italia. Conosco un paio di odontotecnici che sono venuti a laurearsi nel vostro paese.

  60. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 14:08 | Permalink

    i rom sono attaccati da sempre, perchè non hanno uno stato, ambasciatori, burocrati, eserciti ecc. :-), i popoli senza stato fanno sempre paura, perchè in fondo sono più liberi degli altri dai condizionamenti e dal nazionalismo guerrafondaio. Per lo stesso motivo, perchè non ha una gerarchia di preti, la religione musulmana (naturalmente quella sunnita) oggi crea tante paure irrazionali al punto da far diventare isterici razzisti, personaggi fino a ieri ultrademocratici e da far diventare talmente cretini gli abitanti di una regione virtuale, come la padania, da farli passeggiare con un maiale al guinzaglio.
    Ma ora tu sei diventato inglese (che lo chiami il nostro paese)?
    geo
    *****
    - Eh, signora mia ikke la vole, ‘un ci son più i parvenù di una volta …

    - come l’è vero, come l’è vero … Del resto anche gli altri ‘un son poi mica molto meglio …. eh, son tempi duri, signora mia, ‘un ci son più le stagioni … ci restan solo, come sempre, gli stagionati esterofili
    ******

  61. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 14:18 | Permalink

    Rapidamente, invito a che a riflettere su un altro fatto, oltre ai dati e ai ragionamenti molto chiari di Roberto. Che la percentuale di stranieri regolati condannati è quasi esattamente uguale a quella dei regolari residenti (6 e 5%). La sproporzione nasce dagli irregolari (”clandestini”: parola infame, come dicevo poc’anzi, che rivendico per ribaltarne il senso). Ora, la maggior parte degli irregolari sono i cosiddetti “overstayers”: coloro che erano regolari e che hanno perso questa condizione di regolarità (visto o permesso di soggiorno scaduto: e il nesso è quello soggiorno-lavoro). Già questo, credo, dovrebbe suggerirci un’ipotesi: che fare emergere alla luce una persona, dandogli i diritti di “persona”, è il modo migliore per ridurre al massimo situazioni “criminogene”. Conferma di questo è un altro dato: che, in corrispondenza delle sanatorie fatte nel 96, nel 98, nel 2002, il numero dei reati ha sempre avuto un netto calo, per non dire crollo. Pensiamo poi alla situazione degli “asilanti”, che stanno in Italia “regolarmente”, ma che versano spessissimo in condizioni di miseria (l’Italia è il paese peggiore d’Europa, da questo punto di vista): se fosse solo la miseria a spingere al crimine, dovremmo trovara tra loro alte percentuali di criminalità Ciò che non avviene, invece. A confermare ulteriormente che se consenti a una persona di avere diritti (i “diritti umani”) questa persona, generalmente, non intende perderli. E che, se mai, è la produzione di clandestinità, dovuta alle legge più restrittiva e repressiva d’occidente, che induce al crimine.

  62. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 14:36 | Permalink

    chiedo scusa a morgillo (verso cui, lo ammetto, sono prevenuta) solo ora mi accorgo che si rivolgeva direttamente ai rumeni e che il “vostro paese”, che laurea gli odontotecnici, era il loro.
    In italia le lauree in odontotecnica sono a numero chiuso e l’esame viene superato solo dietro grosso *appoggio* ;-) … per questo gli odontotecnici italiani sono una strana fauna e casta e fanno cacare e costano cifre esorbitanti … anzi se mi dai l’indicazione dei tuoi odontotecnici laureati in romania, forse … cambio dentista?
    geo

  63. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 14:42 | Permalink

    Signora Georgia, conosco un paio di odontotecnici italiani che si sono laureati in Romania. Bravissimi. Forse riescono a metterle un ponte. Per il resto, tutto bene? Ha dato da mangiare alla gatta?

  64. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 14:54 | Permalink

    Non ho gatti (amo gatti e cani ma non amo i legami) e poi i ponti mi risulta che non si mettano più da tanto:-) ma … in che epoca vive lei, e i suoi odontotecnici, scusi?
    geo

  65. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 15:34 | Permalink

    @Wu Ming1
    Qui giochiamo a non capirci. Il sogno dell’universalmente umano è una cosa, e hai ragione a dire che per un cattolico è più vero che per altri perchè è fondato spiritualmente, ma l’ideologia cosmopolita è tutt’altro, perchè finge di poter scavalcare la realtà dei luoghi, delle comunità e delle culture, cifra dell’incarnazione, cioè dell’essere storico, concreto, dell’uomo. Demonizzare la nazione e disarmarne la politica di interesse nazionale in nome di istitutuzioni economiche e pseudoumanitarie (da nessuno elette) è stato il modo migliore per attentare ai suoi poveri, mettendoli in competizione con i più poveri del mondo.
    Se le mie sono torsioni, le tue sono rimozioni belle e buone.

  66. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 16:00 | Permalink

    Invece di sottoscrivere manifesti e discettare sul nulla, gli auori di fama dovrebbero collaborare con altri scrittori romeni. Su Nazione Indiana mi piacerebbe leggere il post di un intellettuale romeno. Di solito è così che funziona. Si crea un ponte fra Noi e Loro. Con l’aiuto di un bravo odontotecnico.

  67. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 16:38 | Permalink

    Non che una cosa escluda l’altra, quindi possiamo appoggiare il manifesto, e parlare anche di letteratura romena (invece di discettare sul nulla come fa morgillo).
    Beh intanto si potrebbe incominciare con il contattare Viorel Boldis :-)
    “Viorel Boldis è nato nel 1966 a Oradea, in Romania. Dopo la caduta del muro di Berlino, ha lavorato come giornalista, ma anche come sarto, vigile notturno, agente di commercio, cameriere, per poi prendere la strada dell’emigrazione. Dopo un breve periodo vissuto ad Atene, nel 1995 è arrivato in Italia, prima a Milano, poi a Cellatica, un paese alle porte di Brescia, dove vive e lavora tuttora. Nel 2000 ha vinto il concorso Culture a confronto, con un breve racconto. Nel 2005 ha vinto il concorso Eks§Tra, con il volume di poesia Da solo nella fossa comune(Bologna, Gedit edizioni 2006)” cfr. El-ghibli

    il conto
    di viorel boldis

    non tengo niente
    né case né terre
    nemmeno
    un conto corrente
    mi affido al vento
    incostante stridente
    ormai non mi spavento
    non tengo denaro
    nada nulla nafing
    che cazzo di vita
    da lupo mannaro
    che faccio
    ignaro
    di cose e vizi
    incolore
    non bevo non fumo
    faccio poco all’amore
    sono un nulla facente
    non spero
    e non credo più in niente
    cavalco la vita
    come fosse una troia
    e lei brutta stronza
    sfottendo s’annoia
    cavalco cavalco
    ma domani la smonto
    me ne vado in banca
    e mi apro un conto.

    Sempre su El-gibli trovate altre poesie.
    Se poi non vogliamo fermarci all’attuale e vogliamo far felice anche il commentatore che chiedeva più attenzione ai gay, qualcuno potrebbe parlare di un autore (che non ho letto ma che potrebbe essere molto interessante) citato nel mio blog da un certo genseki (commentatore intelligente anche se non del tutto politicamente corretto), Panai Istrati e del suo Kyra Kyralina edito in Italia da Feltrinelli oppure Il bruto edito da e/o con postfazione di Fofi.
    geo

  68. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 17:00 | Permalink

    Ah poi naturalmente c’è anche la bravissima e bella Ingrid Coman, che Gabriella Fuschini aveva postato su Il primo amore il 7 marzo 2005 e che io avevo ripreso nel mio blog aggiungendoci una foto.
    Il suo ultimo libro è La citta dei tulipani. Leggete Montanari, e nello stesso link c’è una intervista.
    Insomma morgillo invece di sputar solo sentenze, perchè non si attiva anche lei, chissà quanti rumeni scrittori (e non solo odontotecnici) ci sono a londra al momento :-)
    geo

  69. Larissa
    Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 17:09 | Permalink

    Sono rumena…grazie per aver ritrovato la speranza con voi…la mia “storia italiana”e triste…forse un giorno vi raccontere

  70. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 18:09 | Permalink

    larissa lei è per caso uno degli odontotecnici del morgillo?
    Beh già che ci sono le devo dire che gli ha limato troppo acuminati i canini ;-)
    geo

  71. Pubblicato 16 Novembre 2007 alle 18:33 | Permalink

    @ valter binaghi

    è pur vero che oggi ci troviamo di fronte a un caso veramente nuovo: l’economia sta per diventare talmente globalizzata che se una farfalla batte le ali a Pechino, nel paesello dell’alta garfagnana qualcuno perde i suoi soldi in banca (si fa per dire).

    Questo significa che l’identità nazionale che oggi possiamo mantenere è talmente condizionata da quel che succede in qualunque altra parte del mondo che o 1) ci chiudiamo in una ormai impossibile autarchia (saremmo talmente deboli che resteremmo stritolati anche come nazione) o 2) cerchiamo di concepire un