Troie

21 maggio 2010
Pubblicato da


Alcune favole di un certo tipo
di Sergio Soda Star

LA BIDELLA TROIA
C’era una volta una bidella lombarda che a causa di alcune molestie che aveva subito durante l’infanzia da parte del nonno materno era diventata una troia e la sua vita era sempre alla ricerca del membro maschile. Le sue giornate erano tutte piene di messaggi sessuali sia ai ragazzi della scuola che ad alcuni insegnanti. Per esempio un professore molto educatamente chiedeva se poteva passare perché lei aveva appena pulito, e lei rispondeva non si preoccupi prof a me piace molto scopare e posso farlo sempre. Oppure un ragazzo comprava da lei una panino con la salamella e lei diceva anche a me piacciono molto le salamelle ecc. Addirittura si permetteva questi doppi sensi anche col preside che però essendo calabrese non li capiva.
Questa favola ci fa capire che quando una persona pensa sempre alla stessa cosa poi non riesce a non mandare quel messaggio a chiunque, e che lo psicologo Freud che ha scoperto queste cose aveva sicuramente ragione.

LA PRESIDE TROIA
C’era una volta una preside di 46 anni che grazie ad alcune operazioni era ancora bonissima e aveva ottenuta la sua presidenza grazie al suo sexy appil facendo eccitare il direttore provinciale di un csa. Questa donna era molto vogliosa e lanciava provocazioni sessuali sia agli alunni che agli insegnanti e anche al personale ata, e l’unica persona con cui non aveva successo era il professor Mettiri che purtroppo essendo omosessuale voleva fare il suo dovere senza cedere ai suoi ricatti. Un giorno questa preside lo convocò in presidenza fingendo di dovergli parlare di alcuni progetti culturali sugli ebrei e il professore ci cascò, ma quando entrò nella stanza trovò la preside che si sistemava il reggiseno chiaramente volendo provocarlo. Lui, in un primo momento, disse alla preside che stava facendo facendosi rosso ma quando lei provò a prenderlo in bocca cercò di scappare non riuscendoci perché la porta era stata chiusa a chiave dalla segretaria. Il professore era sconvolto e dovette confessare la sua omosessualità alla preside e il dirigente scolastico allora capì che non c’era veramente niente da fare perché era dell’altra sponda. Sicuramente si arrese ma prima lo insultò dicendo che era un ricchione di merda e che però lo faceva rimanere nell’istituto senza licenziarlo, e lui la ringraziò per aver capito la situazione ma che purtroppo non era colpa sua ma della natura. Questa favola ci fa capire che dicendo la verità possiamo essere più compresi dagli altri e che non serve mentire, ma che in una società schifosa come questa anche un semplice omosessuale può diventare vittima di un sistema che non lo rispetta e lo emargina.

LA GIORNALISTA TROIA
C’era una volta una giornalista che svolgeva il suo lavoro con grande professionalità. Lei non inventava le notizie e non era lecchina con i politici e se doveva intervistare un politico veramente gli faceva le domande e non le domande concordate col politico. A causa di questo professionismo aveva attirata l’invidia delle colleghe la quale non la sopportavano anche perché era molto bona. Il suo tallone d’Achille infatti era la sua troiaggine che la portava ad avere molti rapporti sessuali con i colleghi maschi e con le persone che intervistava e chiaramente essendo molto disponibile faceva carriera e questo non andava giù. Un giorno fu convocata in ufficio dal suo direttore, un ex extraparlamentare di sinistra col vizio dei videopoker che gli disse che doveva smettere di avere i rapporti sessuali con le persone che intervistava perché questo non era professionale e le attirava molte invidie. Lei capì che questo discorso era fatto in buona fede e accettò il consiglio volendo però provare per l’ultima volta il rapporto orale col direttore. Questa favola ci fa capire che in una società schifosa come questa anche un semplice consiglio può salvare una persona, ma che bisogna sempre seguire il proprio istinto se questo ci fa stare bene.

LA FARMACISTA TROIA
C’era una volta una farmacista che non aveva la minima idea del suo lavoro essendo diventata farmacista avendo rapporti con i professori universitari e poi anche con il capo dell’ordine dei farmacisti di Caserta. Era un personaggio di uno squallore unico ma fortunatamente per lei era molto bona e sfruttava il suo sexy appeal, infatti aveva la quinta di reggiseno e il sedere che non entrava nei jeans, e questo faceva impazzire tutte le persone che entravano in contatto con lei. Purtroppo però il lavoro in farmacia era un disastro un po’ perché era sempre sul retro ad avere i rapporti un po’ perché essendo ignorante dava le medicine sbagliate creando notevoli difficoltà soprattutto ai vecchi. Le donne di Maddaloni (CE) erano stanche di vedere i mariti che con la scusa di andare a comprare i medicinali andavano a guardare quella farmacista per poi fare i commenti fuori al bar con gli altri vecchi, e allora pensarono di farla minacciare da un esponente del clan Schiavone. Questo esponente un giorno con due suoi amici entrarono in farmacia e violentarono per circa un’ora e mezza la farmacista che capì il suo errore e che doveva vestirsi diversamente smettendola con le provocazioni. Questa favola ci fa capire che in certe realtà bisogna stare attenti al proprio comportamento e che in una società schifosa come questa basta una semplice segnalazione ad un esponente di un clan per risolvere un proprio problema dando una lezione a chi sbaglia anche se illegalmente.

L’OSTETRICA TROIA
C’era una volta un’ostetrica che si lamentava continuamente del suo lavoro in cui vedeva molti organi femminili e quasi mai quelli maschili che a lei interessavano, anche se una collega gli faceva notare che era normale. Lei diceva che era assurdo vedere tutti quegli organi femminili e mai quella controparte che interessava a lei mentre era costretta continuamente a toccare le parti intime delle donne senza provare alcun piacere. Un giorno la sua collega gli fece un discorso molto particolare in cui spiegava che non esistono solo gli uomini ma che si può provare piacere anche con le donne. Purtroppo questo auting creò molti problemi perché invece di quel rapporto dovevano stare tutt’e due in sala parto dove purtroppo erano state sostituite all’ultimo momento da due infermiere illegali dello sri lanka che non capivano una parola di italiano e non avevano mai visto una vagina (tranne la loro), e infatti il dottor Mettiri dopo quel fatto le convocò nel suo studio dicendogli che erano due puttane.
Questa favola ci fa capire che la sessualità non è sempre normale e che in una società schifosa come questa non si ha lo spazio per viverla e per esercitare correttamente la propria professione, soprattutto se si è gay.

LA BRIGATISTA TROIA
C’era una volta nel 1980 un personaggio di uno squallore unico. Questa donna per certi suoi problemi personali pensava per forza che doveva diventare qualcuno ma il problema è che non sapeva fare niente tranne i rapporti orali. Questa cosa però non bastava alla sua personalità vogliosa e allora lei essendo arrabbiata con tutti decise di diventare terrorista. All’inizio era talmente confusa che pensava che i nar erano di sinistra poi fortunatamente all’università durante i rapporti nell’aula occupata conoscé un lider universitario che le spiegò le differenze politiche e cosa doveva fare per diventare famosa al di là dei rapporti orali. Lei allora riuscì ad entrare nelle brigate rosse dove però a causa della sua personalità fu messa dietro una scrivania e spesso era costretta dai vari rivoluzionari a fare sesso mentre scriveva i comunicati. Nel 1983 purtroppo fu arrestata in un covo della colonna milanese a lambrate mentre masturbava un finto agente di commercio di como. Questa favola ci fa capire che spesso vogliamo delle cose che non possiamo avere e che in una società schifosa come quella un giovane qualunque poteva avere la sfortuna di entrare nella lotta armata rovinandosi la vita.

L’IMPIEGATA DI BANCA TROIA
C’era una volta un’impiegata di banca. Questa impiegata lavorava in una banca molto buona che però era stata convolta in uno scandalo dove avevano prelevato dei soldi a dei correntisti senza dirglielo. Fortunatamente la magistratura se ne era accorta e allora la banca aveva mandato un modulo per riavere i soldi che poi comunque alla fine non aveva restituito, infatti nel modulo c’era scritto piccolissimo che in ogni caso i soldi non sarebbero stati recuperati in nessun modo. Gli impiegati avevano capito che la loro collega era una troia e allora se ne approfittavano invitandola spesso a uscire per farsela fino a quando un giorno fu licenziata proprio perché aveva venduto pochi prodotti finanziari essendo impegnata in una squallida orgia a casa di un imprenditore che in banca aveva 22 milioni di euro e col direttore si dava del tu.

IL DIRETTORE DELLA GIORNALISTA TROIA
C’era una volta un direttore della giornalista troia. Questo direttore aveva avuto una vita eccezionale in cui aveva fatto il 68 il 77 e tutti i movimenti di quelle epoche e poi si era iscritto ai socialisti fino a tangentopoli. Quel movimento culturale per lui fu un grave danno e fu allora che cominciò ad appassionarsi ai giochi di carte che poi lo condussero al videopoker. Lui aveva capito che anche se si fondava un giornale di sinistra si potevano prendere i soldi statali, e attraverso il giornale si potevano procurare molti rapporti con le giornaliste praticanti alla quale si dava l’opportunità di fare pratica. Lui chiaramente ci metteva la sua grande esperienza per dare un taglio al giornale. Un giorno purtroppo però dovette andare in tribunale perché c’era un’intercettazione dove lui spiegava a un suo collega la sua linea editoriale e un rapporto orale che gli aveva fatto l’ultima arrivata al giornale il giorno prima.
Questa favola ci fa capire che bisogna stare sempre attenti a non mischiare il lavoro con i sentimenti, e che i soldi pubblici sono sempre i più richiesti soprattutto per le attività culturali.

LA COMMESSA IKEA TROIA
C’era una volta una commessa IKEA che era una troia. Questo non era un problema perché molte sue colleghe lo erano e anche molte sue coetanee. La sua particolarità era che lei con i suoi colleghi oltre ad avere dei rapporti sessuali bestiali dietro quegli scaffali con i mobili, giocava tutt’il giorno con quei nomi dei prodotti IKEA che però loro trasformavano sessualmente. Per esempio lei diceva gianni è ancora disponibile CHIAVAMMT, oppure c’è ancora BOKKIN, la scarpiera? E la loro giornata lavorativa trascorreva così, essendo poco produttivi. Un giorno però il direttore svedese disse al direttore di reparto di rimproverarli. Quest’uomo che era un pugliese di un’ignoranza incredibile gli fece un discorso molto particolare ma a base di minacce.
Questa favola insegna che sul posto di lavoro bisogna essere seri, e che anche se si è appassionati di sessualità non è che la si può viverla in ogni circostanza.

LA FIGLIA DELLA PRESIDE TROIA TROIA
C’era una volta la figlia della preside troia. Questa figlia aveva grossi problemi psicologici perché era cresciuta in una famiglia senza valori in cui la madre faceva i rapporti orali a scuola e il padre aspettava che andavano tutti a dormire per vedere dei film per adulti. Questo tipo di ambiente le aveva creato dei problemi d’identità e una voglia sessuale al di sopra della media. Una volta andò da uno psicanalista molto bravo che le fece capire che lei aveva quei problemi per un problema d’identificazione colla madre e perché sperava inconsciamente col suo comportamento di rendersi accettabile la figura paterna che aveva come unico interesse la pornografia bizzarre. Lei effettivamente fu d’accordo ma queste parole la eccitarono e infatti subito offrì il rapporto orale al dottore che dopo alcuni istanti di dubbio accettò non facendola pagare alla fine.
Questa favola ci fa capire che la sessualità e l’identità sono molto collegate, e che crescere in certi ambienti familiari può creare sofferenze difficilmente superabili anche con l’aiuto di uno bravo psicologo.

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261 Responses to Troie

  1. gherardo bortolotti il 21 maggio 2010 alle 10:41

    questo post ci fa capire che le parolacce possono trovare posto nella letteratura, e che se si è appassionati di scrittura bisogna avere anche la pazienza di usarle, in una società schifosa come questa.

  2. laserta il 21 maggio 2010 alle 10:51

    un pezzo ripugnante. davvero oggi possono fare tutti gli scrittori…

  3. Alan Fard il 21 maggio 2010 alle 10:55

    un genio
    un geni
    un gen
    un ge
    un g
    un
    u

    uh

  4. made in caina il 21 maggio 2010 alle 10:59

    favolose

  5. natàlia castaldi il 21 maggio 2010 alle 11:11

    onestamente… per restare *nel registro*: fanno cagare.

  6. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 11:22

    allora mi ha spiegato il grande sergio soda star che avei l’onore di conoscere molti anni fa che lui scrive delle cose che sembra che fanno cagare ma in realtà fanno riflettere, cioè fanno fare una riflessione sulla società e sui protagonisti. e poi mi spiegò anche che lui è bravissimo perché continua il lavoro di altri grandi scrittori morti se non ricordo male, infatti era in contatto con il foglio per scrivere un articolo ma poi non si fecero più sentire

  7. Alan Fard il 21 maggio 2010 alle 11:27

    ah, se te l’ha spiegato lui…

    c’era anche bortolotti quando l’ha spiegato?

  8. gherardo bortolotti il 21 maggio 2010 alle 11:29

    no, no. io ricevei una specie di dispensina alcuni anni più tardi.

  9. Alan Fard il 21 maggio 2010 alle 11:29

    comunque che la letteratura fosse una questione di pazienza mi era sfuggito

    sarà l’aria di festa, saranno le colonne di nazindiani allo sbando, chi sa

  10. Alan Fard il 21 maggio 2010 alle 11:30

    avresti dovuto fartela dare prima, la dispensa

  11. gianni biondillo il 21 maggio 2010 alle 11:39

    immondizie riunite, che io “havei”, non “avei”. Ignorante!

  12. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 11:46

    biondillo tu indubbiamente sei uno scrittore e quindi lo sai. infatti hai scritto i gialli nuars, il commissario lopez ecc. però ti assicuro che a me a scuola hanno insegnato che solo il presente vuole l’h. e quindi è così: io ho tu hai egli ha noi habbiamo voi volete essi hanno. il present past invece è io avei tu avesti egli avé noi avemmo voi voleste essi ebbero o averono.

  13. Alessandra il 21 maggio 2010 alle 11:55

    Ma che bel salottino letterario intorno a queste “favole” di quinta categoria, si fa il verso alla società schifosa e piena di immondiezie naturalmente utilizzando il più maschilista degli stereotipi: cioè quello che le donne sono ovviamente delle cagne cerebrolese (e per natura troie) lo trovo ributtante. Io mi sarei vergognata al posto vostro. Ma vabbè: il parlare non è mai neutro … tanti auguri.

  14. Guglielmo il 21 maggio 2010 alle 12:28

    Ora mi aspetto un commento da una qualsivoglia Elena. Son cose belle

  15. Salvatore D'Angelo il 21 maggio 2010 alle 12:34

    e ch’è , neoporno trash? letteratura fintoscemista alla “barezellette di Totti”? gradozerismo del significato in salsa esopea? neodemagogia scrittorica aforistica alla karl kraus rovesciato?…. Mah… mi sa che ha ragione natàlia…

    @g.bortolotti
    E poi, Bortolo’, a proposito di stile e bellezza delle parolacce o del genere (mai nulla di nuovo è inventato, ma sempre riciclato), rivediti qui Benigni :

    http://www.youtube.com/watch?v=PvjHOzqMbs0

    Oppure per rimanere sul classico”, leggiti le Venticinquemila Verghe di Apollinaire, o il Manuale Erotico per Giovani Educande di Pierre Louyys, o le Poesie erotiche di Verlaine e Mallarmé o i Sonetti “erotici” di Pietro Aretino o, in dialetto, le poesie “sporche” di Ferdinando Russo….oppure, tostis in fundo, Il Diario di un Vecchio Porco di Charles Bukowski…ma l’elenco è sterminato..

    Comunue, andiamo a Fosdinovo, va…..magari s’organizza una sezione speciale dedicata al “racconto parolacciaio”…..Ma qui, cro Sergio Soda Star, addò stanno ‘sti pparolacce!, guarda che sulle Ore ani settanta si trovava una “lingua” davvero interessante…

  16. Alan Fard il 21 maggio 2010 alle 12:37

    ma perché non provate a spiegare in base a cosa queste troiate dovrebbero essere considerate *favolose* o *belle*?

    è troppo chiedere di astenarsi, almeno una tantum, dal fare i fighettini alternativi de noantri che plaudono ad ogni puttanata che compare su questi schermi?

  17. Salvatore D'Angelo il 21 maggio 2010 alle 12:37

    va bbe? “cro” sta per “caro” e “ani” ….per “anni”, ma quasi quasi, lascio..”ani”…

  18. Larry Massino il 21 maggio 2010 alle 12:41

    Vi convincettero maldestramente che i vostri temi del liceo erino letteratura. Cogli anni, ché vi ci volebbero gli anni, ebbeste l’illuminazione: ancora meglio i nostri scritti goliardici del tempo del liceo! Comunque, roba buona per la Mondadori, che quando vi è la qualità letteraria non guarda in faccia a nessuno. Soprattutto, affine ai gusti dei padroni della Mondadori, e, perché no, della più raffinata Einaudi.

  19. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 12:48

    comunque sergio non è maschilista perché non parla solo di troie, io ho letto dei racconti dove parla di porno star di cameriere di poliziotte sexy di cuoche ecc. invece gli uomini sono menager, svizzeri… cioè bisogna stare attenti a dare dei giudizi affrettati. che poi comunque nella società vera cioè reale esistono molte troie questo è sicuramente vero ma è un altro discorso

  20. gherardo bortolotti il 21 maggio 2010 alle 12:54

    dispensadomi dal prendere in considerazione il tono degli inviti alla discussione, entrerò nel merito e dirò che il lavoro di sergio soda star meriterebbe più dell’indignazione di questi commenti. per come la vedo io, servirebbe una certa attenzione verso l’economia prodigiosa e l’estrema stilizzazione di queste “favole morali” – e cioè verso la ripetizione di parole chiave (che culmina, per esempio, nell’ultimo titolo con “troia” duplicato), il ritorno meccanico di alcune espressioni di snodo, gli errori lessicali, le ricercatezze sintattiche a vuoto, etc.
    cmq non farei mai torto a soda considerando questi testi “belli”: vorrebbe dire non aver centrato proprio la questione che pongono.
    @alessandra: scusa ma è proprio lo stereotipo delle donne come “cagne cerebrolese (e per natura troie)” che viene messo in ridicolo (evitando allo stesso tempo le trappole retoriche del politically correct).
    ultima cosa: il set di “luoghi comuni” che soda usa non si limita a questo. già misi questi link ma li ripeto:
    http://gammm.org/index.php/2009/07/16/da-note-sergio-soda-star-2009-i/
    http://gammm.org/index.php/2010/02/04/da-note-sergio-soda-star-2009-ii/

  21. Antony Strange il 21 maggio 2010 alle 12:59

    Per quanto mi riguarda, non è stato capito l’intento comunicativo di questo post.
    Per quanto riguarda l’utilizzo dell’h, tornate a scuola entrambi, che potrebbe servirvi.
    Di sicuro non si parla di alta letteratura, ma consiglio una seconda o anche terza lettura del post a tutti, e magari anche un’occhiata al libro, per semplice curiosità.
    Al giorno d’oggi dall’editoria esce così tanta merda, che fare gli schizzinosi serve a poco.
    Se non si è mai letto un pessimo libro, come se ne può apprezzare al meglio uno ottimo?

  22. orsola puecher il 21 maggio 2010 alle 13:01

    no, non ce la si fa a convivere in homepage con *cagate* simili e la loro trasgressione-della-mutua….

    ci vogliono loro

    • jan reister il 21 maggio 2010 alle 13:59

      Ho letto il pezzo, credo che implichi una certa critica ai modelli di genere che non riesco però a cogliere bene, mentre invece il linguaggio violento usato nel testo si coglie benissimo ed è abbastanza squallido. Questo pezzo sarà molto letto nei mesi futuri grazie all’indicizzazione dei motori di ricerca per parole chiave di grande popolarità.

      Viva Orsola e le supersorelle Bronte!!

  23. gherardo bortolotti il 21 maggio 2010 alle 13:06

    brontesaurus :-DDDDDD

  24. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 13:08

    bortolotti ha sicuramente ragione e infatti sergio mi raccontò che una volta a roma era andato a casa di una contessa divorziata che aveva un fidanzato giovane che voleva fare l’attore vabbè comunque incontrò alen elkann e gli spiegò il suo progetto editoriale e lui pure gli disse è molto interessante continui prima di andarsene con una ragazza molto più giovane pure lui

  25. natàlia castaldi il 21 maggio 2010 alle 13:12

    bah… ragazzi/e
    che dire?
    sarà la primavera, l’ormone che si alza, la smania di contare sempre in centimetri l’azione…
    Biondillo m’è simpatico, l’è pure interista
    Bortolotti manco a dirlo
    sì, è primavera e i carusi s’hann’a divertiri….

    http://www.youtube.com/watch?v=QjCo0J-JrZs

    ciao! ;)

  26. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 13:18

    comunque non è vero che le donne sono tutte troie, però molte sì ma è una loro scelta e va rispettata. sergio mi raccontò che purtroppo una volta incontrò pure novi per strada che sembrava il nonno delle ragazze colla quale stava… eh ma purtroppo la società è così

  27. lucia cossu il 21 maggio 2010 alle 13:23

    Wunderbar! Orsola Puecher grazie

  28. Antony Strange il 21 maggio 2010 alle 13:27

    cos’è esattamente una ragazza colla? una donna molto appiccicosa?

  29. viola il 21 maggio 2010 alle 13:34

    “comunque non è vero che le donne sono tutte troie, però molte sì ”

    la pre-tesa che qui siamo alla mimesi replicante e distorcente del reale
    si autocommenta da sola

    auguri e continuate pure, da soli

    Viola

  30. lucia cossu il 21 maggio 2010 alle 13:59

    Wunderbar! Orsola Puecher grazie

    terzo tentativo, ma non trovo i precedenti

  31. jacopo galimberti il 21 maggio 2010 alle 14:02

    L’equazione

    donna che scopa con partner diversi = troia
    oltre a essere illogica sotto ogni punto di vista e’ anche una delle piu’ dannose che esistono al mondo. In primis per gli uomini.

  32. gianni biondillo il 21 maggio 2010 alle 14:41

    Natàlia, e chi l’ha detto che sono interista?

  33. gianni biondillo il 21 maggio 2010 alle 14:45

    Orsola: filmato MERAVIGLIOSO.
    Sei la migliore, non c’è niente da fare.

  34. natàlia castaldi il 21 maggio 2010 alle 14:46

    @Biondillo: mi è simpatico comunque. don’t worry.

  35. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 15:10

    @jam jam scusa è vero che aggiusti i computer? se è vero ci possiamo mettere in contatto. grazie

  36. riccardo cavallo il 21 maggio 2010 alle 15:23

    considerevole è dire poco..

  37. lorenzo galbiati il 21 maggio 2010 alle 15:52

    A me francamente la qualità di questi scritti sembra davvero minima e l’interesse allo stile che vorrebbe bertolotti mi sembra un arrampicarsi sui vetri per dargli una parvenza di letterarietà.

    Io non so chi sia Sergio Soda Star, ma una cosa è certa (a me, per lo meno): può fare di meglio.

  38. harzie il 21 maggio 2010 alle 16:04

    «pudding not included»

    superiore

  39. loredana il 21 maggio 2010 alle 16:27

    davvero poca roba…..non vale la pena di commentarla.
    Per onestà, comunque, mancano i tre capitoli finali:
    1)madre dello “scrittore” troia
    2) sorella dello “scrittore troia
    3)figlia (in mancanza…moglie o amante o fidanzata) dello “scrittore” troia

  40. loredana il 21 maggio 2010 alle 16:28

    Nazione Indiana è diventata un immondezzaio ?

    • jan reister il 21 maggio 2010 alle 16:46

      loredana: il testo è controverso, io ho già detto la mia qui sopra, forse per un mio limite non riesco a superare l’ostacolo del registro espressivo usato, che mi infastidisce.

  41. loredana il 21 maggio 2010 alle 16:47

    “immondezzaio” , cioè, luogo dove si raccolgono tutte le cag…te di qualunque imbecille.
    A questo punto io sfodero i compitini dei miei alunni (notoriamente cerebrolesi!) e li spaccio per letteratura…
    E come disse Totò:”….ma mi faccia il piacere!”
    :-))

  42. Bianca il 21 maggio 2010 alle 16:50

    Certo c’è una schizofrenia notevole tra i pezzi di A. Inglese su Videocracy e questa roba qui. Un colpo al cerchio e uno alla botte. Nazione Indiana forse deve capire cosa vuole fare da grande. Sta messa male se per scatenare rissa e polemiche deve ricorrere all’espediente di copia-incollare una sull’altra pari pari le didascalie delle immagini delle riviste porno anni 70. Siete così a corto di collaboratori? Eppure una volta N.I. era un posto dove tutti avrebbero voluto pubblicare…

  43. loredana il 21 maggio 2010 alle 16:51

    @jan : conosci il significato della parola ca…ata?
    O pensi veramente che tutti abbiano il diritto, dopo avere scritto (come i miei alunni celebrolesi e l’autore in oggetto) di pubblicare?

  44. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 16:54

    purtroppo sergio mi ha detto che la mamma la sorella e la figlia non ce l’ha però c’ha la scrittrice e mi ha dato il permesso di pubblicarla per tutti i suoi fans

    LA SCRITTRICE TROIA

    C’era una volta una donna che faceva la scrittrice. Lei per la verità non era molto portata un po’ perché era molto ignorante e un po’ perché la sua passione era un’altra, cioè i membri maschili. Lei era provenuta da una famiglia molto di basso livello dove il padre era assente e la mamma essendo depressa pensava solo al lotto e al totocalcio in cui continuava a perdere soldi, e per questo aveva sviluppato la passione per la cultura in cui trasferendosi a Milano e avendo rapporti continuamente con gli scrittori da loro fu accettata credendo di avere talento. Il suo primo libro fu dovuto correggere dagli editors alla quale aveva dato una copia piena di errori sia sui verbi che sulle parole normali, ma grazie alla sua attività sessuale e soprattutto ai rapporti orali che faceva improvvisamente sorprendendo tutti, riuscì ad avere un’ottima distribuzione e a fare anche alcune comparsate nelle trasmissioni culturali. Il secondo libro invece andò un po’ peggio anche perché aveva litigato con un scrittore drogato di Milano che comunque era un punto di riferimento per il mondo alternativo editoriale. Questa favola ci fa capire che spesso nella nostra società il talento non è premiato, lasciando spazio a relazioni sessuali che non hanno niente a che fare purtroppo con l’arte.

  45. loredana il 21 maggio 2010 alle 17:10

    come vedi, caro “immondizie riunite” avevo ragione: Nazione Indiana che accoglie queste banalità,come l’ultima (Scrittrice troia) è davvero diventato un immondezzaio.
    Continuate a divertirvi fra voi…
    :-))

  46. loredana il 21 maggio 2010 alle 17:13

    post scriptum: NON sono (orgogliosamente) scrittrice,nè poeta, nè ambisco.

  47. Bianca il 21 maggio 2010 alle 17:24

    Non credo ci fossero riferimenti ne’ occulti ne’ palesi, è un caso di loop infinito. Prende lo stesso mediocre stereotipo dell’immaginario maschile e lo ripete mediocremente all’infinito cambiando solo i titoli.

  48. Ares il 21 maggio 2010 alle 17:30

    Qual’è il maschile di “troia” .. non esiste, o è una parola talmente schifosa da non poter essere concepita?

  49. Simone Ghelli il 21 maggio 2010 alle 17:50

    Sì, ma il significato è assai diverso…. in vernacolo livornese il “troio” è un tipo ganzo…

  50. Giacinto Crivellari il 21 maggio 2010 alle 18:20

    Il lettore ver(r)o

    Il l’ettore ver(r)o che biastema parché la guer(r)a de Troia la ghé tocà farla par colpa de pari

  51. gina il 21 maggio 2010 alle 20:11

    BOKKIN non è una scarpiera, ma una libreria
    (raghe, se per una volta evitaste di abboccare pavolovianamente ad ogni tiramento di cazzo, sarebbe fantasticamente oltre l’orizzonte e brönte. w la figa)

  52. natàlia castaldi il 21 maggio 2010 alle 20:18

    per fortuna c’è lei, Gina, ad alzare la media per il gaudio degli astanti.

  53. filìa il 21 maggio 2010 alle 20:43

    che dire…..a me mi piaciono!
    caro soda io sono un fanz delle tautologie potresti scrivere una favola intitolata La troia troia? grazie mille!

  54. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 21:14

    vabbè è chiaro che se fate i paragoni con inglese è chiaro che lui è meglio da tutti i punti di vista. soprattutto fa delle battute bellissime come si può vedere nei post sulla festa

  55. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 21:17

    @filia caro filia ho parlato con sergio della tua richiesta ha detto che non lo sa perché lui scrive in trans posseduto da un demone e quindi non sa se quel demone accetta la tua richiesta.

  56. *** il 21 maggio 2010 alle 21:35

    Divertente!

  57. filìa il 21 maggio 2010 alle 21:37

    @immo caro immo…speriamo…grazie mille per l’intermediazione…e per la notizia del demone e del trans..che io non sapevo…e ora mi chiarisci molti dubbi sull’ispirazione che mi attanagliavano. di nuovo grazie mille! di nuovo

  58. Luigi B. il 21 maggio 2010 alle 22:53

    Ho letto il post e, sinceramente, a parte aver pensato per un attimo di essere su un blog qualsiasi (ma solo per un attimo), non mi sono sentito diverso: né più divertito, né incazzato, né infastidito. Nulla. Ergo: non stiamo parlando di letteratura: non sforziamoci di trovargli un genere. Se mi avessero gridato nelle orecchie ci sarebbe stato l’eco (tranquilli: mi succede anche quando non leggo NI, ma lo noto meno).

    Per i i contorsionisti dell’interpretazione critica (Giovenale, la sua idea di riciclo mi sembra interessante. Ma dobbiamo prendere proprio tutto tutto?): non c’era mica bisogno di sergio-soda-star (ma chi è???) per sdoganare le parolacce e il turpiloquio (che se almeno ci fosse stato queste favole avrebbero avuto più senso) nella letteratura ?(scusate le troppe parentesi)

    Purtroppo, anche le parolacce, quelle più grette e turpi (che se solo ci fossero state queste favole del cazzo non sembrerebbero lo stereotipo dello scrittore che senza alcuna creatività di sorta cerca di ironizzare su uno stereotipo sociale senza riuscirci), dicevo anche le parolacce, se usate in letteratura, richiedono stile. Qui invece mi sembra di vedere Manganelli però con la terza elementare, un vocabolario limitato a 300 parole ed un Halzeimer avanzatissimo (la vecchiaia e l’Halzeimer sono cause di una prorompente eccitazione sessuale – vedi il Premier).

    Per le fanciulle offese: alcune (molte) mi sono sembrate eccessivamente offese. Talmente tanto eccessivamente che sono balzato involontariamente dallo stereotipo della donna-troia a quello della donna-femminista. Ma, probabilmente, essendo un uomo ed un caprone non riesco a comprendere l’eccesso di bile per delle favolette alla fin fine insignificanti che, è palese, stereotipicamente cercano di ironizzare su uno stereotipo. Non v’arrabbiate, su! :)

    Alla fine non so se è peggio questo post o quello su Immanuel Casto. Mentre mi arrovello su questo dilemma, credo di aver inteso una cosa:

    Questo post ci fa capire che NI non è un blog LETTERARIO ma un blogghebbasta, che la rete facilita la diffusione delle stronzate ad una velocità supersonica (anche le mie, figuratevi che filtro che c’è!), che lo schermo e la tastiera sono il nuovo male del secolo e che la democrazia ha i suoi pregi ed i suoi difetti, ma i difetti hanno quasi sempre la meglio (democraticamente, s’intende).

    Luigi

  59. Salvatore D'Angelo il 21 maggio 2010 alle 23:02

    @bortolotti

    il problema è che Sergio Soda Star non ha centrato l’obiettivo, alla luce delle spiegazioni teoretiche e di stile che adduci: Mi fanno pensare alle poesie di Broggi di qualche tempo fa su NI, troppo vicine al “grado zero” del significato e dell’espressione, NON SONO AL GRADO ZERO, perciò non sono ESPRESSIVE e non producono SIGNIFICANTE, SENSO, almeno stando a quello qui pubblicato. Anche per il Trash ci vuole arte, qualità letteraria. Qui , semplicemente non ce la vedo. Comunque, non sono il dio della critica, questo va da sé . Ad ogni modo preferisco leggere , con una certa intonazione, le Barzellette di Totti, vero grande trash di qualità. Se SSS pensa di parodiare gli “archetipi sessualsociologici” del pubblico medio maschile di massa a cui si rivolge – per eventualmente incidervi – beh, semplicemente fallisce l’obiettivo. Parimenti, se il “target” è il pubblico raffinato-smaliziato-ultras tipi N.I. 8 ( e non siamo tra educande/i reazionarie/i), come vedi dai commenti, ha fatto splash… e poi, massù, non si può sempre fare come se il mondo (letterario) sia nato con noi, che cavolo! Basta un po’ di ricerca per capire che c’è stato e c’è di infinitamente di più raffinato, proprio tenendo conto delle tue premesse di “stile”…

    @ natàlia castaldi

    Natà, ti cito…ma con la variante (in tema) di questo videomaker, un certo Carlo…semplice, lineare e …sensato :

    http://www.youtube.com/watch?v=F3wQyQjVvUY

    un bacio e una carezza leggera come il tocco d’un fiore d’arancio!

  60. immondizie riunite il 21 maggio 2010 alle 23:12

    luigi scusa premesso che sono d’accordo con te non ho capito quando dici sdoganare le parolacce e il turpiloquio che però non c’è. in che senso? poi non ho neanche capito quali sono proprio quelle parolacce più grette e turpi se non ci sono in generale. mi hai fatto venire la curiosità di questo manganelli, mo’ mi vado a vedere chi era. ciao

  61. made in caina il 21 maggio 2010 alle 23:16

    Questa favola ci fa capire che quando una persona pensa sempre alla stessa cosa poi non riesce a non mandare quel messaggio a chiunque, e che lo psicologo Freud che ha scoperto queste cose aveva sicuramente ragione.
    Questa favola ci fa capire che dicendo la verità possiamo essere più compresi dagli altri e che non serve mentire, ma che in una società schifosa come questa anche un semplice omosessuale può diventare vittima di un sistema che non lo rispetta e lo emargina.
    Questa favola ci fa capire che in una società schifosa come questa anche un semplice consiglio può salvare una persona, ma che bisogna sempre seguire il proprio istinto se questo ci fa stare bene.
    Questa favola ci fa capire che in certe realtà bisogna stare attenti al proprio comportamento e che in una società schifosa come questa basta una semplice segnalazione ad un esponente di un clan per risolvere un proprio problema dando una lezione a chi sbaglia anche se illegalmente.

  62. Luigi B. il 21 maggio 2010 alle 23:18

    Ops, mi sono appena accorto di aver avuto un lapsus: quando dicevo Giovenale mi riferivo a Bortolotti (è che sto leggendo Prosa in Prosa e sono a Giovenale, chiedo venia :) ).

    A parte il nome, il commento vale ugualmente ;)

  63. made in caina il 21 maggio 2010 alle 23:22

    io non le trovo così turpi.

  64. Salvatore D'Angelo il 22 maggio 2010 alle 00:02

    Infatti non sono turpi, sono…inespressive.

  65. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 00:18

    Ho letto alcuni di questi testi di cui non conoscevo l’autore. Sono stato incuriosito dalla discussione.
    Prima osservazione: l’autore in questione ha talento comico, sia linguistico che di situazione;
    paragonarlo ai libri di barzellette significa davvero confondere due tipologie eterogenee di testi: i libri di barzellette mi annoiano subito, questi testi no. Posso trovarci dei limiti, ecc. ma come in ogni operazione letteraria.
    Sono quindi d’accordo con la lettura di Bortolotti: non si possono leggere questi testi ad un primo livello. (Sono meno d’accordo sull’eterna questione: dire che non si tratta di letteratura non risolve la questione.) Questi testi mettono in scena, in forma comico-amara, l’idiozia vera delle menti maschili (e non solo – dal momento che anche certe donne si danno delle “troie” vicendevolmente). Sono insomma giochi con lo stereotipo, ma perché oggi siamo invasi dallo stereotipo. Ma indignarsi contro l’autore mi sembra completamente fuori bersaglio: in quanto bisognerebbe indignarsi su chi costruisce lo stereotipo, su chi ci specula, su chi crede nello stereotipo.

  66. gianni biondillo il 22 maggio 2010 alle 00:21

    Un amico mi ha appena scritto un’email dicendomi: “è incredibile la quantità di persone che crede che “gomito a gomito con l’aborto” parli d’aborto”.
    http://www.youtube.com/watch?v=FFHGpDRY0n0

  67. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 00:28

    Però un po’ mi spavento, perchè mi dico che non avremo scampo da una letteratura di belle frasi, di probi sentimenti, di personaggi mitemente progressisti, il tutto intervallato da un po’ di macelleria noir, con torturatori e serial killer, e poi di nuovo storie scritte in una “lingua per bene”.

  68. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 00:36

    il serial killer ce l’ha. ve la metto

    IL SERIAL KILLER INNAMORATO

    C’era una volta un serial killer che da qualche anno stava ammazzando moltissime persone in provincia di Udine. Lui chiaramente era molto soddisfatto perché la polizia (ris di parma) stavano facendo le indagini così male che addirittura credevano che il serial Killer era di Potenza e lo cercavano in quella città. La colpa era di una di quelle polveri che usano, che purtroppo avevano comprato scaduta dalla polizia inglese. Lui invece viveva tranquillamente in provincia di Pordenone ed andava a Udine solo per gli assassini non essendo mai stato a Potenza. Un giorno gli assassini finirono ma non a causa delle indagini che addirittura adesso si svolgevano in provincia di Avellino, ma perché il serial killer durante un appostamento per fare un omicidio si era innamorato di una maestra elementare che era la coinquilina della vittima che aveva selezionato. Questa favola ci fa capire che l’amore è la più grande energia che abbiamo, e che può risolvere situazioni drammatiche meglio di un corpo specializzato e addestrato.

  69. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 00:38

    LA MAESTRA ELEMENTARE AMATA DAL SERIAL KILLER INNAMORATO TROIA

    C’era una volta una maestra elementare che come molte sue colleghe era una troia. Lei non solo non credeva nella scuola d’elite ma non essendo classista non faceva differenze in quell’ambiente lavorativo e aveva rapporti di tutti i generi sia coi colleghi ma anche con i bidelli personale ata e anche i genitori degli alunni. Anche se dal punto di vista didattico non lavorava la sera tornava molto stanca a casa dove viveva con una ragazza di origini calabresi all’undicesimo anno fuori corso a sociologia a Udine. Spesso quando gli amici non venivano perché avevano il cilclo, discutevano delle notizie dei telegiornali anche se ultimamente parlavano molto di un metallaro che incontravano sempre e che le seguiva facendo finta di essere un turista sicuramente perché gli piacevano. Poi mentre fumavano discutevano su chi era la preferita di quel ragazzo heavy metal che una sera potevano invitare per una cena magari con dei prodotti tipici calabresi. Questa favola ci fa capire che spesso non ci rendiamo conto del pericolo che ci circonda, e che in una società schifosa come questa due ragazze semplici con una grande voglia di vivere possono diventare vittime delle sette sataniche.

  70. Salvatore D'Angelo il 22 maggio 2010 alle 01:21

    @andrea inglese

    andrea mi deludi se pensi che qui si stia facendo implicitamente la lode di “una letteratura di belle frasi, di probi sentimenti, di personaggi mitemente progressisti, il tutto intervallato da un po’ di macelleria noir, con torturatori e serial killer, e poi di nuovo storie scritte in una “lingua per bene”. O che noi, o meglio, io almeno, me la prenda con l’autore.Non è questo il punto. Quella delle barzellette di Totti è una provocazione, non certo un paragone. Se si usa il codice trash, in chiave comico- satirica, utilizzando il medium della scrittura, per quanto volutamente rozza, sporca, bassa, come scelta di stile, come citazione, ebbene allora bisogna fare attenzione alla misura (e nel senso di durata e nel senso di calibratura) e alle chiavi di snodo, agli indicatori/segnalatori dell’oggetto della critica ( e questo, nel rapporto tra l’emittente del messaggio e il destinatario/lettore ideale è decisivo,a maggior ragione se si decide di utilizzare il linguaggio del luogo comune trash di questo codice linguistico). In questi testi c’è qualcosa nella calibratura della misura (nei due sensi indicati) che non funziona, il grado zero del significato qui non produce il significante, implode su se stesso; tutto rimane a livello di puro enunciato, citazione di linguaggio che cortocircuita e non produce espressione…Per farti un esempio, pure se siamo in altro genere, ma lo riporto per rendere pratico ciò che voglio significare, vi sono alcuni racconti in DIARIO DI UN VECCHIO PORCO di Charles Bukowski che sono semplicementi sublimi; l’esplosione iperrealistica, iperbolica dell’osceno produce un effetto tale da produrre un linguaggio surreale, estremanente espressivo. La scrittura, la sua cifra greve, rozza, oscena, turpe, è così sapientamente assemblata e dosata nella misura – nel senso di durata e di calibratura, appunto- che produce SIGNIFICANTE; insomma il linguaggio riscatta le situazione tragiche /orrende narrate , si fa critica senza essere critico, si fa letteratura senza averne la pretesa, perchè diventa ESPRESSIVO. Io mi sbaglierò, ma – per i motivi anzi detti – qui, invece, tutto rimane a un confuso progetto enunciativo, che non “ingrana”, lo schema esterno della favola esopea (O’ miutos delòi…quante volte ci ha martellato le orecchie durante le prime pedisseque traduzioni del ginnasio) non riesce a tenere insieme tutti gli altri elementi, che o debordano o sono monchi,; insomma non si sposano col contenitore; l’effetto che ne ricavo è di trovarmi di fronto a qualcosa di inespressivo, un déjà -vu che dice di fare la caricatura di un linguiaggio ma finisce per rimanere impaniato in quel linguaggio. Mah, mi sbaglierò. Sarà per la prossima, Sergio Soda Star, si consoli comunque, che si sta avviando un filone letterario tipo Impiegati stronzi, capuffici stronzi e carrieristi stronzi abbastnza coevo…chissà che….prima o poi non funzionino anche le sue “favole”.

  71. Luigi B. il 22 maggio 2010 alle 01:34

    Vabbè, come al solito: seghe mentali. Belle frasi…mah…è che davvero la letterarietà di questo blog non so dove cavolo sia andata a finire (e, sinceramente, inizio a dubitare che ce ne sia mai stata).

    E poi facciamo pure le domande e le interviste su dove sta andando la letteratura italiana.

    Orevoir letterati :)

  72. made in caina il 22 maggio 2010 alle 02:09

    Invece lo stile linguistico è molto espressivo. Almeno, non è uno stile di grado zero, quanto uno stile che riflette un soggetto di enunciazione alienato e, così, stabilizzante verso le norme sociali contemporane: ecco, il grado zero del soggetto, incapace di fare le “giuste” proporzioni tra i fatti raccontati e la morale che ne trae.

    Cmq, nessuno ha fin’ora parlato di capolavoro. Né che si volesse dare all’autore alcun primato di avanguardismo.
    E’ stato un modo di socializzare la scrittura e i discorsi. Un gioco, senza scandali o pruderie.
    Tuttavia questo ci fa capire che il lavoro va sempre rispettato ma che in una società schifosa come questa è inevitabile ferire la sensibilità di qualcuno.

  73. Silvia Molesini il 22 maggio 2010 alle 02:37

    Sono d’accordo con Inglese ed inviterei quindi il Soda o chi per lui a proporre un pezzo dello stesso tenore, volto come si sa ad abbattere gli argini stereotipali, intitolato Froci.

  74. natàlia castaldi il 22 maggio 2010 alle 02:39

    Andrea, perdonami, qui il problema di una lingua scritta per bene proprio non si pone, e spostare il campo d’azione critica su questo piano è come sbattere i piedi prepotentemente a terra, in preda ad isterici capricci.
    Trattandosi di *favole* il problema ed anche la difficoltà per uno scrittore, semmai, starebbe nel riuscire a scrivere in una lingua non perbene e/o anche *vulgare* –quando e se la circostanza lo dovesse richiedere – al fine di mettere in scena un contesto storico-sociale e culturale svincolato e libero di essere piena espressione di sé, ma pur sempre muovendosi ed agendo in modo letterario (non aulico, ma letterario), allo scopo di *riflettere* il dato oggettivo narrato e, dunque, stimolare il processo critico del fruitore su più piani di lettura: letterale, letterario, contenutistico, etico, sociale, politico, …; per giungere infine ad un responso intimo, che – in quanto favola – si presuppone voglia essere anche propedeutico ed oggettivo.
    Ecco, il mio responso intimo, se permetti, è di attonito ed incredulo vuoto. Questa serie di *favole*, non mi scandalizza per gli stereotipi, che in quanto stereotipi non aggiungono nulla di nuovo al pattume quotidiano che vorrebbero demolire, non mi scandalizza per il gergo e gli epiteti che utilizza, ma mi demoralizza perché, essendo scritta assolutamente male, non solo non raggiunge lo scopo preposto alla *favola*, ma finisce con lo scadere in un cliché miseramente povero. Di questi scritti nature, sono strapieni i forum degli adolescenti (e di quelli che non smettono di essere adolescenti), non credo che ci sia bisogno di riprodurli tali e quali per scrivere una *favola*… sarebbe in tal caso più interessante copiarli ed incollarli con la dicitura: *oggi abbiamo letto queste perle in rete, ve le riproponiamo per stimolare la vostra attenzione sullo stato cerebrale, etico e culturale dei nostri figli, colleghi d’ufficio, maestri, professori, panettieri, macellai … and so on*, … e lì giù con i commenti socio-ermeneutico-filosofici, che sarebbero comunque tantissimi per il vostro blog.
    Aggiungo solo un’altra considerazione … il tono snob di chi si sente al di sopra, ma talmente al di sopra da poter stare al di sotto dando implicitamente degli idioti a le rest du monde, è dolcemente infantile.

  75. made in caina il 22 maggio 2010 alle 03:38

    star

    sergio soda,
    lo si ama o lo si oda.

  76. giacinto crivellari il 22 maggio 2010 alle 03:59

    de

  77. gina il 22 maggio 2010 alle 07:15

    Vedo che tira la musica a richiesta.
    E allora, beh, manca clamorosamente la TROIA TROIA (e che sia una sciatta apoteosi)
    Natalia: gli astanti, nomen omen dell’alzabandiera nazionale:)
    un nanetto: ieri un amico nordico, tornando da un viaggio di lavoro in germania, ha volato su un aereo di linea al limite dell’overb(o)o(k)kin(g) :): era l’unico maschio a bordo (femmene pilota e co-pilota, probabilmente femmena e TROIA nono solo nell’intimo, pure il pilota automatico, femmena la steward e femmene le hostesse, femmene le passeggere, e manco un bambino/a!. Mi ha detto è la prima volta che mi capita una cosa del genere, mi sono reso conto all’improvviso (!!!!!:) di quanto ci dobbiamo ancora abituare. Ecco, come dice soda devono riflettere. Diciamo che per una volta c’hanno i tempi lunghi (eccheppalle:)

  78. gherardo bortolotti il 22 maggio 2010 alle 08:43

    le mie (e quelle di altri, per carità) saranno contorsioni o arrampicate sugli specchi ma almeno non sono cascato come il 98% dei commentatori nelle trappole: 1) del giudizio estetico e 2) del giudizio morale. per quel che mi riguarda, sono soddisfatto ;-)

    @andrea: non so se ti riferivi ancora a me con il discorso “non si tratta di letteratura etc.”… nel caso, ci tengo a chiarire che non ho sostenuto questa tesi (semmai sostenevo che si poneva appunto la questione della scrittura letteraria al di fuori del problema bello-brutto aka arte-non arte). dopodiché condivido i tuoi timori sull’eterna letteratura “per bene”.

    alle ragazze in cerca di giusto riscatto, consiglio la feroce maddalena:
    http://www.youtube.com/watch?v=gVKHkwOE85A
    che m’ha dato quel sottile senso di castrazione che, in genere, segnala che, come uomo, m’hanno messo in un angolo e bastonato.

    va beh, andrò a pulire la cucina ;-)

  79. francesco pecoraro il 22 maggio 2010 alle 08:47

    piaciuti.
    concordo con inglès et bortolotti.
    forse non sono capolavori, ma l’indignazione è ridicola.

  80. marthagraham il 22 maggio 2010 alle 09:11

    “riscatto”…tipico linguaggio servile, come tutto questo post

    se non v’indignate scusate neanch’io per chi scrive su “Libero”..siam lì

    @molesini, non posso non concordare sui FROCI, ma quelli fanno lobby, le troie, mi sembra di capire, no

  81. Alcor il 22 maggio 2010 alle 09:30

    Chi si scandalizza, esteticamente e anche moralisticamente – ma sarebbe meglio dire: in quel campo minore dell’estetica che sono le buone maniere in tutte le loro varianti, anche gendre-corrette – dovrebbe leggere anche gli altri post di Soda Star postati su NI e inoltre, che è interessante, gli articoli che vengono citati in coda a quei post. Inquadrarlo meglio permette anche di capire meglio quello che fa.

    Io non sono trascinata da questi pezzi, per propensione personale preferisco la modalità Kraus, ma non capisco lo scandalo, o meglio, lo capisco solo a partire da una visione un po’ “liceale” (ti rubo il termine, Tash) della letteratura.

  82. ele nuar il 22 maggio 2010 alle 09:36

    “lisceale”, alcor ;)

  83. ng il 22 maggio 2010 alle 09:48

    La contraddizione tra chi difende questi testi e chi, invece, esprime giudizi negativi su di essi, è interessante: non solo conferma che un testo offre sempre un ventaglio di possibilità interpretative, ma conferma anche l’influenza che ha, sulla sua ricezione, il contesto di riferimento. Io stesso, lo ammetto, sono stato disposto a una lettura benevola dal fatto che Bortolotti e Inglese (autori che stimo) ne parlassero positivamente. Solo che, a un certo punto, mi sono accorto che prevaleva, in me, un giudizio molto negativo, non riuscendo a cogliere, in questi testi, quella “messa in ridicolo” dello standard femminile di cui parla Bortolotti, trovando anzi che l’equazione donna=troia è talmente pregnante da divenire l’aspetto semantico principale di queste favolette.

    Attenzione: affermare questo non è dare un giudizio morale sui testi, ma entrare nel merito della loro struttura “letteraria”. Provo a spiegarmi.

    La prima cosa che risalta alla lettura è la semplicità della struttura: un personaggio femminile (bidella, preside, giornalista, etc.) è alle prese con situazioni di quotidiani pruriti sessuali; incontra altri personaggi, succede qualcosa, finché il tutto si chiude, come ogni favola che si rispetti, con la mobilitazione di una morale. Il registro prosodico, d’impronta ironica, trova ispirazione dal linguaggio quotidiano, e in particolare dall’andamento sintattico irregolare del parlato; anche il narrato si riallaccia ai luoghi comuni più vieti (salamella=pene, ambiente malsano=problemi d’identità, etc.), così come le morali conclusive sono abusate, scialbe, insomma modeste.

    Bortolotti, in un suo commento di ieri (12:54), lascia intendere che esista, in questi testi, un certo deragliamento dell’aspetto tecnico-formalistico e una certa intenzionalità di inquietare il lettore abituato al politically correct. Se così fosse, dovrebbero essere facilmente rilevabili alcuni segnali in grado di far pensare a una sorta di dissacrazione del loro oggetto. Francamente, pur impegnandomi, non li ho trovati. Anzi, proprio la sequela di banalità esibite senza luciferina tensione allo spiazzamento del lettore (non vi sembrano banalmente mimetiche?), fa pensare più a un accodamento alla fisionomia storica della mediocrità che non all’apertura di una ferita. Ecco, se devo essere onesto, mi paiono testi confermativi, che confermano, cioè, i luoghi comuni su cui si basano. Non a caso lo scimmiottamento della materia non raggiunge mai il livello della parodia, che presuppone sempre una contraffazione dell’originale per fini di rottura. E difatti l’ironia qui agita è, per così dire, senza comicità: manca l’elemento della sorpresa, che è appunto l’inserimento di qualche cosa d’inopportuno nel racconto. Qui tutto è inopportuno, e dunque neutro (e dunque, appunto, confermativo).

    Ma questa è soltanto una sommaria analisi tecnica, basata sulla mia parziale esperienza di lettore (e c’è sempre la possibilità che la mia capacità di leggere questi testi è pari a quella del professore calabrese nel capire i doppi sensi della bidella). A me, francamente, il giudizio morale o quello estetico non interessa; mi preme però capire in base a quale analisi strutturale – e dunque ben al di là del gusto personale – alcuni recepiscono questi testi positivamente e altri no. In fondo, è dall’esplicitazione di quest’analisi che si può “educare” il gusto e, di riflesso, accrescere la capacità collettiva di cogliere le qualità. Chissà, magari mi fate cambiare opinione …

    NeGa

  84. francesco pecoraro il 22 maggio 2010 alle 09:58

    @ng
    l’oggetto del pezzo non è femminile.
    è la mente maschile.
    è il tentativo adolescenziale, che per molti uomini dura tutta la vita, di avere un’idea attendibile della donna.
    tentativo disperante e fallimentare.
    di prevederne il comportamento, sessuale, certo.
    è la scorciatoia di un’idea porno del femminile che a mio parere è ormai di massa.
    questa idea ricade sul femminile come un boomerang, annientandolo.
    cioè producendo donne vere, in carne ed ossa, in 3D, che fina da piccole vogliono aderire all’*essere porno*, come unico modo di soddisfare quel tipo di aspettativa maschile.
    eccetera.
    insomma a me quella di Soda Star pare roba sottile, intelligente.

  85. francesco pecoraro il 22 maggio 2010 alle 09:59

    fin

  86. gherardo bortolotti il 22 maggio 2010 alle 10:01

    @nevio: per come la vedo io il tuo commento non contraddice il mio. il punto può sembrare sottile ma è fondamentale. giustamente tu rilevi che “nel” testo non trovi i segnali che dici. ma infatti un’operazione come questa (direi riuscita se siamo a questo numero di commenti, con dei fraintendimenti e delle reazioni così forti) è proprio esterna al testo, ovvero sullo spazio sociale, culturale etc. che sta attorno al testo.
    in un certo senso, ma su questo avrai modo tu di dire cose più corrette e attinenti, mi ricorda rezza o certe strategie di drammaturgia che spostano il baricentro oltre il palco (che, per dire, a me mettono un fortissimo disagio e non riesco a seguire).
    ultima cosa: “l’equazione donna=troia è talmente pregnante da divenire l’aspetto semantico principale di queste favolette”. certo! è proprio qui il punto. se non avviene l’identificazione rimane solo l’esercizio di stile!

  87. Alcor il 22 maggio 2010 alle 10:11

    i testi confermativi dei luoghi comuni possono sembrare confermativi nell’episodicità, Soda Star applica però questa modalità anche ad altri temi, vedi qui su NI, il suo discorso diventa chiaro nell’accumulo, nei pezzi sulle singole tematiche, come qui, la scelta di un registro banale può distrarre

    io non sono entusiasta, come ho detto, mi pare più efficace una evidenza immediata, mordente, ma non sottovaluterei la lunghezza del percorso, e chiedo anche se questi testi sono mai stati letti pubblicamente, in quel caso quello che qui sembra eccessivamente confermativo e ha causato tutti i commenti negativi (che per altro Soda Star ha avuto anche in passato per ragioni “estetiche” simili) potrebbe prendere un’altra strada e avere un altro risultato

  88. filìa il 22 maggio 2010 alle 10:33

    @gina cara gina con le richieste però rispettiamo le precedenze…anch’io volevo la troia troia ma mi ha spiegato immondizie, che è in contatto con soda, che c’è un problema con il trans..speriamo che lo risolve presto…io sono fiducioso.

  89. Alan Fard il 22 maggio 2010 alle 10:39

    non si può non ringraziare ng
    il quarto capoverso del suo commento basta da solo a fare giustizia di tutti gli interventi finto-colto-alternativi a sostegno di queste deprimenti ciofeche

    interventi che denotano unicamente la separazione in atto tra intelligenze, altrimenti critiche, che in questa occasione hanno deciso di divorziare da se stesse

    si può solo augurargli che i loro avvocati riescano a ricomporre la frattura
    però, che pena

  90. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 11:11

    aggiungo solo un’osservazione: la messa in scena dello stereotipo da immaginario maschile porno-mediatico è poi uno degli aspetti di questi testi, che hanno implicita ovunque anche una critica alla forma di società esistente: il frocio che deve scusarsi, le ostetriche che dello Sri Lanka…

  91. gina il 22 maggio 2010 alle 11:27

    (filìa: non ti avevo visto. e ho addirittura maiuscolato. non vorrei mettergli fretta:)

  92. Alcor il 22 maggio 2010 alle 11:40

    Siccome un bel tacer non fu mai scritto
    un bello scritto non fu mai tacere.
    In ogni caso si forma un conflitto
    al quale non si può soprassedere.

    Dell’ossimoro fatta la frittata
    -tale fu la richiesta truffaldina-
    si diè inizio a una torbida abbuffata
    del pro e del contro in allegra manfrina.

    Sì parola, sì silenzio: infine assenzio.

  93. massimo il 22 maggio 2010 alle 11:46

    Capolavori! DFW sublimato fino a diventare Maurizio Milani…

  94. massimo il 22 maggio 2010 alle 11:49

    Nel mondo realmente trash, il bello è un momento del brutto.

  95. massimo il 22 maggio 2010 alle 11:57

    L’equazione troia = troia è l’irraggiungibile orizzonte di senso verso il quale l’intero nostro apparato cognitivo è orientato. Possiamo solo muoverci all’interno di questo orizzonte, afferrando barlumi di coscienza mai esaustivi.
    La letteratura ha questo compito: esplorare per quanto è possibile il reiterato tentativo di afferrare ciò che non è dato sensibile.
    Chi arriva a comprendere REALMENTE che troia = troia, muore.

  96. massimo il 22 maggio 2010 alle 12:02

    Attenzione: nessuna deriva nichilista. Soltanto uno sfondamento. Ma di cosa?
    Aiuto!

  97. lorenzo galbiati il 22 maggio 2010 alle 12:19

    A me pare che ci sia poco da scandalizzarsi, se non per la pochezza di questi testi.
    L’analisi di NeGa mi sembra esprima anche le mie impressioni – in un modo che io non avrei saputo fare.
    A fronte di quella analisi, a me sembrano moralistiche le analisi di chi apprezza questi testi per una loro presunta valenza sociale di denuncia di stereotipi maschili. Ammesso che ci sia questa valenza (e lo ammetto, sennò non capirei neanche perchè sono stati scritti), resta da dimostrare la bontà della sua resa letteraria, dato che è su quest’ultima che si esprime un giudizio, non sulle intenzioni.

  98. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 12:30

    ha detto sergio comunque che lui può accontentare tutti i generi e infatti molti ce li ha già. sui gays ha scritto molte favole e quindi forse è meglio non metterle ma ce ne ha uno sui piloti e mi ha detto di metterla per tutti i fans. ora me la manda e la metto

  99. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 12:32

    L’ASSISTENTE DI VOLO TROIA

    C’era una volta un’assistente di volo che pensava continuamente ai rapporti con gli uomini. Questa passione l’aveva avuta fino da quando era piccola in cui lei vedeva la madre ricevere uomini in casa mentre il marito andava a certi raduni per lavoro. La madre che era una persona molto squallida diceva frasi tipo un giorno anche tu trotterai andrai a cavallo facendo allusione alla montatura delle donne. Lei allora si immaginava le parti intime dei cavalli e la sua infanzia era disturbata. Nel frattempo crescé, e diventando assistente di volo grazie alla raccomandazione di un maresciallo disabile di Velletri che si faceva fare i rapporti orali dalla madre. Un giorno però ci fu una retata all’anpac dove stavano facendo un’orgia con i piloti e con delle assistenti di terra polacche mentre cancellavano dei voli e discutevano del futuro dell’azienda, e non solo fu espulsa dal sindacato ma dovette rinunciare anche a certi indennizzi. Al processo mamma e figlia si scambiavano insulti tremendi come bucchinara cularotta tu mentre io lavoravo abortivi ecc. Questa favola ci fa capire che i rapporti tra una madre e una figlia non dovrebbero distruggersi per questioni legali o aziendali e che tutto questo non sarebbe accaduto se in una società schifosa come questa esistessero ancora padri in grado di dirigere una famiglia.

  100. jacopo galimberti il 22 maggio 2010 alle 12:41

    Secondo me scandalizzarsi e’ sbagliato sempre e cercare di dare del ‘troio’, al maschile, e’ pure peggio.

    Mi sembrano testi validi a sollevare una serie di questioni importanti: lo stereotipo della donna troia, il pornizzarsi della societa’ e dell’immaginario (che ha anche alcuni lati positivi pero’). I 100 commenti mostrano che sono testi che scuotono.

    Tuttavia, quello che non mi piace (e applico un giudizio morale, perche’ questa e’ la mia idea di letteratura…) e’ che il soda non segnali dei momenti di resistenza, degli spiragli di lotta rispetto allo stereotipo. Insomma, lasciano al lettore un po’ troppo lavoro e si fermano proprio dove inizia il difficile. Della serie ”totalita’ negativa” (o totalita’ positiva…) che mi sembra uno degli atteggiamenti piu’ nocivi del novecento, porca troia.

  101. marco rovelli il 22 maggio 2010 alle 12:53

    Grazie Nevio.

  102. Ugo Coppari il 22 maggio 2010 alle 13:44

    Queste piccole novelle riescono in poche righe a raccontare le abitudini morali e professionali di un Paese e la tendente pervasività del sesso in tutte le dinamiche sociali, testimoniando al contempo una buona dose di partecipazione voyeuristica dell’autore. Lo stesso che, al contrario di molti altri autori che qui appaiono irregimentati dal classicismo e dalla pudicizia, cerca di capire perché tutto ruoti irrimediabilmente attorno ad un fallo. E perché non si riesca più a mantenere separato ciò che è dentro da ciò che è fuori.

  103. filìa il 22 maggio 2010 alle 13:45

    @massimo caro massimo io lo sapevo che dietro soda c’era Parmenide…però non lo volevo dire…ma visto che l’hai detto lo dico pure io…la tautologia è il filo spinato del nostro stare al mondo…però la troia troia potrebbe essere il Perì Physis di soda, però poi gli toccherebbe morire….s’intende. ma ce la può fare, speriamo.

    P.S. la parte miglore dei testi sono le connesioni logico-linguistiche le inferenze con un’eternità di passaggi saltati…e visto che mi sono imbarcato in questo delirio troiesco filosofico…la logica delle favole di soda sembra quella di un Wittgenstein rovesciato..Su ciò, di cui non si può parlare, si deve parlare…

  104. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 13:46

    sergio mi ha mandato un po’ di questo scritto che avé da una finta psicanalista che si era interessata al suo lavoro. ve lo metto sotto

    «Che venga un forte psicanalista a studiare i suoi libri che sono la vita stessa, ricchissima e sentita e ricordata con l’ingenuità di chi l’ha vissuta e sofferta», così aveva auspicato Svevo in una conferenza pubblica a proposito del suo amico Joyce (personaggio al quale era stato legato anche questa volta da un tramite “linguistico”, avendolo conosciuto alla scuola Berlitz d’inglese).
    Il desiderio di Svevo da allora sembra echeggiare nella letteratura, quasi a volerla vanificare, si pensi a Giuseppe Berto che ne “Il male oscuro” varca i confini fino ad allora conosciuti dell’autobiografia .
    L’autore di queste “favole di un certo tipo” prova anche lui, a modo suo, a dare seguito all’augurio di un “forte psicanalista” e nel farlo riesce a provocare una breccia significativa nel percorso letterario italiano e nel panorama dei narratori contemporanei. L’origine rigorosa e metrica del suo rapporto al linguaggio poetico muove nel disastro sintattico e logico di queste favole. Esse fanno spesso ridere, qui sta la loro moralità, ma immediatamente hanno anche un che di stridulo, un brusio d’insensatezza che assorda, provocano, irritano, allettano e avvincono, ma mai fino in fondo a ben vedere, non permettendo mai una vera immedesimazione con i personaggi o le situazioni, che in questo senso appaiono nella loro assolutezza. Nel loro reale. Quando un artista ricorda, subito crea , dice sempre Svevo nella conferenza su Joyce , si tratta quindi di affabulazione e quindi di una psicanalisi impossibile, oppure di una psicanalisi che è essa stessa fictio, letteratura. Forse per questo Freud, riferendosi a Dostoevskij, aveva scritto (nello stesso anno, il 1927) che dinanzi al problema dello scrittore l’analisi deve deporre le armi.
    Ricordare qui l’augurio di Svevo non solo mi è utile per sottolineare il ruolo dell’ironia nella richiesta di far scrivere proprio a me questa postfazione da parte dell’autore di queste “favole di un certo tipo”, ma anche per sottolineare la frequenza con la quale ricorrono gli psicanalisti in queste favole per adulti. Psicanalisti o dovrei dire meglio pissicanalisti, pissicologi e pseudologi. Latori più che di una scienza infusa, di una scienza confusa, confusa come la vita e la comica sofferenza dei loro pazienti. In queste favole che minano qualsiasi approccio classicista, a meno di 100 anni dall’augurio- ironico o meno che fosse- di Svevo, della psicanalisi e del sapere “forte” degli psicanalisti rimane ben poco, se non l’allusione a una difficoltà più che concettuale, affettiva, nei confronti della stessa psicanalisi.

  105. massimo il 22 maggio 2010 alle 14:24

    SSS: un poeta dei nostri tempi. Con buona pace delle femministe.

  106. Bianca il 22 maggio 2010 alle 14:56

    Sarebbe interessante, sempre nella raffinatissima ottica della lotta agli stereotipi, anche la serie PAPPONI, EBREI, NEGRI, SPORCHI IMMIGRATI, DROGATI, COMUNISTI ecc ecc… questi, a mio parere, sarebbero ancora più forti e incisivi, ma forse questi farebbero paura a N.I., anche perché se vengono qui a protestare neanche gli si può dare dei ‘femministi’… e il gioco forse si farebbe troppo duro

  107. davide il 22 maggio 2010 alle 15:07

    Ma come si fa a prendere sul serio questi capolavori?
    cioè nel senso che vanno presi sul serio solo non prendendoli sul serio.
    cioè come si fa a leggere come se fosse un manuale di aritmetica un testo ironico?
    e come sto facendo io a prendere sul serio questi commenti che prendono sul serio un testo che va preso sul serio solo se non lo si prende sul serio?
    grandissimi testi.
    grazie biondillo.

  108. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 15:30

    guarda bianca ti posso garantire che sergio ha fatto un po’ tutti i generi. comunque magari più in là si potranno anche trattare quegli argomenti. cmq sui papponi non ce l’ha. proprio sugli ebrei e sui negri nemmeno. immigrati solo puliti qualcosa. comunisti se non sbaglio nemmeno. invece sui drogati molte

  109. Bianca il 22 maggio 2010 alle 15:38

    Come dire, immaginavo che l’unico stereotipo che a Sergio interessasse combattere fosse quello in questione. Ma a mio parere, anche se io non sono riuscita ad andare oltre il secondo pezzo per la noia mortale (limite mio, per carità) dovrebbe applicarsi a questi argomenti, anche lo stereotipo PUTTANIERI potrebbe offrire grandi soddisfazioni letterarie… ovviamente è solo un modesto suggerimento

  110. made in caina il 22 maggio 2010 alle 15:42

    posso suggerire a Soda Star di assumere lo sguardo femminile su un tema come la grandezza dei piselli?

    Potrebbe manifestare quanto sia ancora più triste e tragico – e banale – l’approccio femminile ai temi della sessualità, quanto ancora più superficiali e insensibilmente mostruosi siano gli stereotipi che creano sugli uomini e peggiori, ancora più meccanici, i loro discorsi intimi sul sesso. Cmq, viva la fica, sempre! Ma anche no.

  111. laserta il 22 maggio 2010 alle 16:09

    Scusate, ma tutti questi commenti non fanno che amplificare e ingigantire l’attenzione sulla figura dell’autore (che poi, tristemente, partecipa assiduo con i suoi giochetti di ruolo nascondendosi dietro lo psudonimo di “immondizie”…), mettendo in secondo piano la rilevanza dei testi. Ovvero, Sergio Soda Star scrive cose scombiccherate in maniera scombiccherata proprio perché noi lettori ci possiamo arrovellare sopra. E quindi, via col moralismo, con il dibattito letteratura/non letteratura, comicità/volgarità.
    Se poi si va a vedere bene questi testi, si scopre che Sergio Soda Star non ha la benché minima intenzione di scrivere, o di scrivere qualcosa. Agisce come il rumore bianco sullo schermo: è un disturbo, nulla più. I pochi ammiratori della sua scrittura (immagino ce ne siano) troveranno questa para-scrittura molto interessante, finanche fondamentale. E siamo contenti per loro e per Sergio Soda Star (o Immondizie Riunite, dimmi tu come preferisci che ti chiamo). Credo però che i frequentatori del blog abbiano di meglio di cui occuparsi, piuttosto che di questi testi supponenti ma serviti con malcelata modestia e superiorità intellettuale. O no?

  112. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 16:42

    caro caserta, ti assicuro che io non sono sergio soda star ma un suo fan alla quale lui ha dato la possibilità di parlare al posto suo perché lui non lo fa. comunque mi ha detto di dirti che quando dici che lui è come il rumore del televisore effettivamente è così. ciao

  113. laserta il 22 maggio 2010 alle 17:23

    @Immondizie/Sergio Soda

    1- il mio nick name è proprio Laserta e si ispira a una canzone dei Mau Mau… quando ancora si sentivano i Mau Mau (hai presente l’album Eldorado..? bei tempi..).
    2- come vedi, ci voleva un tuo detrattore per dire qualcosa di sensato sulla tua operazione, che non c’entra nulla né con la mimesi del realismo, né con la denuncia degli stereotipi. è solo un baloccarsi con le ombre stanche del nostro mondo. che potrebbe anche funzionare, ma che a me non piace.

  114. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 17:46

    no l’album eldorado non lo conosco però non conosco i mao mao. a me piacevano sandra i modern talkin i falco ecc.

  115. gina il 22 maggio 2010 alle 17:46

    caina
    ci mancava solo la specularizzazione: la centralità del fallo è un vostro problema, ed è monetizzabile.
    Quanto al piacere femminile (perché scopiamo quando, come e con chi ci pare, da che mondo è mondo, possiamo persino non scopare affatto, da che mondo è mondo, ad esempio perché abbiamo altro da fare con grande piacere, e chissene se un eventuale due di picche al maschio etero di turno cristallizza il rifiuto originario della mamy che in ogni caso ruota attorno al papy che in ogni caso ce l’ha più grosso di quando lui era piccolo e continuate pure a girarci intorno riflettete speculate): “qualsiasi cosa è un dildo, anche un pene”. Ci sono maschi, persino maschi etero, che lo capiscono, ed è tutta un’altra storia. Le vere avventure partono dalla meccanica del pari e patta :)

  116. Antonella T. il 22 maggio 2010 alle 17:50

    Rimango decisamente stupita, ho sempre guardato questo sito con occhi d’ammirazione quasi ossessiva ed ora…leggo cotanto schifo?
    mah.

    l’unico che a mo avviso si può ritenere scrittore sul porno wave è un certo irvine welsh.
    dopo il nulla.

    tanti cari saluti

  117. massimo il 22 maggio 2010 alle 17:53

    La serie PAPPONI, EBREI, NEGRI, SPORCHI IMMIGRATI, DROGATI, COMUNISTI?
    Ben venga. A quando? Aggiungerei anche SUORE, PRETI SPRETATI E AMANTI DI RAGAZZINI MINORENNI.
    SSS, fai esplodere il linguaggio. Avvicinaci alla percezione che mondo = troia.

    @Soda/immondizie. Non so se siete la stessa persona, ma mi siete simpatici.

  118. Vincenzo Mancuso il 22 maggio 2010 alle 18:22

    Non li ho presi sul serio e per questo non esprimo giudizi sul tipo di letteratura proposta dal blog, che continuo a stimare.Un esperimento malriuscito, forse.Provocazione?Non credo.Animazione – tanti commenti…

  119. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 18:43

    Nel loro piccolo questi testi e le reazioni che hanno suscitato sono esemplari di ciò che distingue un fatto letterario da un fatto civile.

    La prima questione che è emersa assai chiaramente è questa: alcuni commentatori (gruppo1) hanno detto: 1) questa non è letteratura 2) questo è uno schifoso maschilista – a ciò aggiungo divertitamente: ergo Nazioneindiana nel suo insieme (razzisticamente trattato) è un sito maschilista, schifoso, di incivili

    altri commentatori (gruppo 2) come ng hanno detto: 1) questi testi letterari vorrebbero essere critici della società esistente, ma sono confermativi, piattamente mimetici, e a me non piacciono, non li ritengo validi

    altri ancora, tra i quali il sottoscritto (gruppo 3), hanno detto: 1) questi che non sembrano ad alcuni testi letterari, sono in realtà testi letterari; 2) in quanto tali vanno giudicata in un’ottica letteraria, cioè non come delle affermazioni di un’opinionista su di un editoriale, o di un segretario di partito al congresso, o del vicino di casa alla nostra compagna o moglie;

    quest’ultima distinzione è, io credo, il proprio delle critica – lo scrissi già in un articolo apparso anche qui – la critica, come mediazione tra opere e mondo, tra testi e lettori, cerca di rispondere con una strumentazione sofisticata alla domanda: c’è forma? Rispondere a questa domanda non significa decidere se un testo letteraria sia valido o meno, bello o brutto, ecc. ma significa decidere che si tratta per davvero di un testo letterario e che quindi non può essere letto come un’asserzione comune; si entra in un gioco linguistico diverso

    a me non interessa esprimere un giudizio sul lavoro dell’autore: dovrei leggere altre cose sue, a partire da tutti i testi qui pubblicati, ecc. a colpo d’occhi ci trovo delle cose che funzionano, ma non so se la strategia generale mi possa convincere… ma qui entriamo nel giudizio di ognuno – giudizio che in qualche modo non ha bisogno per essere espresso di nessuna “mediazione critica”

    ma chi legge questi testi, e dice: branco di maschilisti fascisti, ha si bisogno della mediazione critica che lo inizi alla complessità del fatto letterario –

    qualcuno osservava: “ma così parla la gente, ecc. i cerebrolesi, ecc. ecc., gli idioti sulla rete, ecc. ecc.”
    no! – quando trovate – dentro la scrittura – l’ombra del parlato, siamo già a un livello raffinato di scrittura – riprodurre l’effetto del parlato è un artificio retorico per nulla naturale e immediatamente mimetico – non solo: ma quanto più lo scritto dà l’impressione del parlato, tanto più “inventa” un parlato; ed è ciò che questi testi fanno, più o meno felicemente, ma fanno

  120. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 18:56

    quanto a coloro che dicono: bravi voi, vi fate forti a ironizzare sugli stereotipi maschilisti, ma gli omosessuali allora, gli arabi, i santi?

    ma qui ci furono già testi “sospetti”, ad esempio questo:

    http://www.nazioneindiana.com/2007/07/24/il-pianeta-e-un-posto-poco-sicuro-il-pianeta-e-un-posto-pauroso/

  121. natàlia castaldi il 22 maggio 2010 alle 19:04

    Andrea, abbi pazienza, ma con questo link hai messo sullo stesso piano merda e nutella solo per via del colore….
    eh!?!
    è pure un complimento (!)

  122. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 19:06

    inglese, io sono d’accordo con tutto quello che dici, però forse non sono d’accordo soltanto quando dici che così parla la gente gli idioti sulla rete e i calabresi. io sono stato spesso in calabria e non parlano così mettono solo l’aspirazione nelle parole. ciao

  123. made in caina il 22 maggio 2010 alle 19:15

    “i cerebrolesi”…cmq, immondizie sei un genio.

  124. gianni biondillo il 22 maggio 2010 alle 19:16

    “qualsiasi cosa è un dildo, anche un pene”. Questo sì che è parlar chiaro. Grande Gina!

  125. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 19:19

    a immondizie: sono d’accordo con te anche quando non sei d’accordo con me… immondizie, era una citazione non mia: non sono io che sostengo che soda “scrive come i cerebrolesi”

    a natàlia
    ti ringrazio per il nutelloso… :)

  126. made in caina il 22 maggio 2010 alle 19:24

    qualsiasi donna è un buco, allora !

  127. ng il 22 maggio 2010 alle 19:42

    Scusa, Andrea, ma sei del tutto fuori strada. Ho trattato i testi seguendo esattamente le indicazioni del tuo punto 3, come testi LETTERARI dunque. È Bortolotti che ha introdotto, per difenderli, l’idea della “messa in ridicolo” dell’immagine standard della donna; io ho semplicemente dimostrato che questa cosa nei testi non c’è. Il gruppo 2, quindi, almeno per quanto mi riguarda, è una sottospecie di quello n° 3.

    [aspetto ancora qualche spiegazione efficace che mi illustri le qualità letterarie di questi testi, affinché possa finalmente apprezzarli]

    NeGa

  128. made in caina il 22 maggio 2010 alle 19:46

    cmq, da quanto si legge dai commenti è sempre più arduo ormai spiegare il piacere estetico a una donna…

  129. made in caina il 22 maggio 2010 alle 21:05

    Sono esercizi di scrittura, (ma la scrittura non è mai soltanto scrittura) vanno bene così e per questo le ‘favole’ vanno aprezzate.

    A parte il tema, la donna troia (che poi non è il senso dei brani) che è solo uno spunto, una traccia per iniziare il discorso (e già da questo si dovrebbe evincere quanta letteratura e riflessione sulla letterartura c’è in questi testi), i testi sono letterari e non scialbe confessioni-riflessioni di una mente malata per :

    Lo stile. Ricerca coerente di un registro basso ma non piatto come invece in moltissima prosa di oggi.
    Coerente, cioè senza sbavature, cioè controllato dalla prima all’ultima parola ( e ciò indica un lavoro sui testi assiduo da parte dello scrittore). Segnalo tra le vertigini espressive di questa prosa non barocca alcuni shok linguistici, in mezzo alla lettura a prima vista disinvolta, come “conoscé” e altri modi aberranti del passato remoto, la cui funzione è quella di mostrare l’irrealtà dei “racconti”, delle “mimesi e delle narrazioni, la cui funzione è questa “irruzione” nel bel mezzo del racconto.
    Espressioni come “membro maschile”, “piene di messaggi sessuali”, che segnalano un registro medio, un “parlar bene”, educatamenete, riescono a convivere (e a convincere) con le espressioni bassissime e gergali come nella frase :

    “a causa di alcune molestie che aveva subito durante l’infanzia da parte del nonno materno” / (registro medio, comunicativo e giornalistico)
    “era diventata una troia”/ ( abbassamento del registro)
    “e la sua vita era sempre alla ricerca”/
    “del membro maschile”/ (registro medio).

    Tutti i testi funzionano così, in questa continua deriva dei registri, che una comunità linguistica ha separato per decidere di cosa si può parlare e come e di cosa tacere…
    altri esempi:

    “Lui, in un primo momento, disse alla preside che stava facendo facendosi rosso ma quando lei provò/ a prenderlo in bocca/ cercò di scappare”.

    “Sicuramente si arrese/ ma prima lo insultò dicendo che era un ricchione di merda/ “.

    “Il suo tallone d’Achille infatti era la sua troiaggine”.

    La struttura. La composizione si basa sulla pratica e il piacere (estetico) della variazione nella continuità (Poe, Baudelaire). Per questo motivo i testi non sono stati pubblicati separatamente, ma in successione, a significare che si tratta di un unico testo.
    La struttura che si ripete con variazioni è quella tipica dei racconti: (Propp, Greimas) ma assunta a un livello elementare ( e ciò segnala la distanza da parte dell’autore verso questo genere di narrazione ):

    presentazione del personaggio-turbamento dell’equilibrio-ritorno all’equilibrio-scioglimento.

    Come nella successione reiterata e compulsiva dei verbi: imperfetto, passato remoto, presente.

    In questo modo l’autore mostra la meccanicità artificiale della narrazione e la sua pretesa alla mimesi della realtà. Ciò è rappresentato dalla “morale” della favola che non porta a nessun vero scioglimento della tensione narrativa… Quindi a dimostrazione che le favole sono…favole, e che la vita non conclude.

    I motivi. Bè i motivi sono divertenti. A volte vegono presi di mira i tic razzistici,omofobi, maschilisti della società contemporanea, mascherati dal politically correct…:

    “era un ricchione di merda e che però lo faceva rimanere nell’istituto senza licenziarlo”,

    “una banca molto buona che però era stata convolta in uno scandalo dove avevano prelevato dei soldi a dei correntisti senza dirglielo. Fortunatamente la magistratura se ne era accorta e allora la banca aveva mandato un modulo per riavere i soldi che poi comunque alla fine non aveva restituito, infatti nel modulo c’era scritto piccolissimo che in ogni caso i soldi non sarebbero stati recuperati in nessun modo”,

    “Le donne di Maddaloni (CE) erano stanche di vedere i mariti che con la scusa di andare a comprare i medicinali andavano a guardare quella farmacista per poi fare i commenti fuori al bar con gli altri vecchi”,

    “in sala parto dove purtroppo erano state sostituite all’ultimo momento da due infermiere illegali dello sri lanka che non capivano una parola di italiano e non avevano mai visto una vagina (tranne la loro)”.

    Il senso. La pratica narrativa viene straniata con sottile ironia, vituperata la pretesa mimetica dei racconti. (Barthes?).

  130. made in caina il 22 maggio 2010 alle 21:16

    Ovviamente, torno a ripetere, nessuno ha avuto mai l’intenzione di definire questi dei capolavori, tuttavia non trovo giusto liquidare sbrigativamenete e attraverso delle impressioni moralistiche il lavoro di nessuno.

    Ennesima, altra morale?

  131. davide il 22 maggio 2010 alle 22:02

    sto pensando al divertimento del signor sergio soda star nello scrivere questi mirabili capolavori contrapposto all’impegno accademico nella loro trasformazione in equazioni intellettuali positive o negative da parte dei magnifici critici.
    tutto ciò fa il rumore del gessetto nuovo sulla lavagna.

  132. immondizie riunite il 22 maggio 2010 alle 22:34

    caro made sergio non solo è uscito perché lui il sabato esce con le ragazze ma purtroppo non commenta però mi ha fatto sapere via facks che tu hai capito quasi tutto e che l’unico errore che fai è che non hai capito che invece sono dei capolavori.

  133. viola il 22 maggio 2010 alle 23:00

    come la giri e come la volti ‘sto brodo campari è solo indigesto

  134. Baldrus il 22 maggio 2010 alle 23:08

    Dopo avere letto i commenti arrabbiati di molte lettrici ho pensato che questi testi, benché ironici, o paradossali, in qualche modo offendano la sensibilità femminile. E quindi contengano codici che non possono essere letterari, ma potrebbero essere, per esempio, una provocazione che contiene altri codici violenti (ben diversi, e ben più efficaci della violenza rappresentata per esempio in certi ottimi romanzi noir). Così li ho riletti cercando di non farmeli piacere. Cioè sono ripartito prevenuto, e forse qualcuno sa come può essere influenzata una lettura o una visione da un approccio prevenuto. Però non ci sono riuscito. Li trovo divertenti, e anche abbastanza originali. E sono contento di leggerli qui su NI. Trovo che un inquadramento lucido sia il commento di Andrea Inglese delle 18.43. Sono anche abbastanza d’accordo con chi li definisce una rappresentazione di una certa mentalità maschile di stampo leghista (aggiungo io). E non è detto che l’irritazione femminile sia nel giusto, può essere una reazione di difesa, un arroccamento di fronte a certe parole. Insomma, una difficoltà di andare oltre le difese per accettare una provocazione letteraria.

    Però ho l’impressione che ci sia un difetto. Ciò che importa in letteratura non sono i contenuti, ma lo stile che li veicola. E’ lo stile che diventa contenuto, quando lo scrittore riesce a creare in sé quel distacco che fa ripulire la scrittura dalle scorie, dalle sciatterie e le violenze del Super-Io, per cui può accadere – e accade – che un uomo di destra sia un bravo scrittore, in quanto nella sua scrittura non fa viaggiare il peso della sua violenza (perché la mentalità di destra è violenta in sé per sé). E ho l’impressione che qui vi sia un difetto nello stile, una pulizia non abbastanza approfondita. Per dire, se nel plot della ripetizione, che qui viene usato con efficacia, scrive “sex appil” (la preside troia), deve usarlo sempre, e non scrivere poi “sex appeal” (la farmacista troia). Può sembrare un dettaglio, ma non lo è. Sex appil diventa slang, stile, e tale deve restare.

    Insomma, per cercare di tirare le somme, sono testi divertenti, graffianti, ma a mio avviso va raffinata la scrittura, anche se non è compito mio o di nessun altro suggerire “come”. Però, se può interessare, sono andato a leggere i post correlati, che mi erano sfuggiti quando furono pubblicati, e pure in Gamm, a curiosare, e per esempio ho trovato poco riuscito “A Silvio”, quando parla delle “merde” che comandano nelle università, perché sembra quasi che lui pensi davvero che “facendoti odiare hai fatto venire allo scoperto
    tutti quei sessantottini di merda che con le loro idee
    di merda hanno distrutto il paese”,
    e strofe seguenti che non sto a copiaincollare; se uno ha questo pensiero, semplicemente non può essere uno scrittore, perché è schiavo del suo Super-io, che lo obbliga a pensare ed esprimersi secondo luoghi comuni. Ma per non essere frainteso (impresa difficlle) aggiungo che non è che uno non possa scrivere queste cose, in senso provocatorio, ma deve farlo secondo uno stile glielo permetta. In “A Silvio” secondo me questo stile è carente.

    In ogni caso io spero di trovare qui altre favole di Sergio Soda Star.

  135. andrea inglese il 22 maggio 2010 alle 23:58

    a nevio (quasi in disparte)

    non vorrei far diventare questa cosa una diatriba tra di noi, ma non è la prima volta che ti chiedo di fare lo sforzo di leggere quanto scrivo come io lo faccio nei tuoi riguardi; anche perché lo scambio così può davvero essere proficuo

    allora io scrivevo delle posizioni come le tue:

    “altri commentatori (gruppo 2) come ng hanno detto: 1) questi testi letterari vorrebbero essere critici della società esistente, ma sono confermativi, piattamente mimetici, e a me non piacciono, non li ritengo validi”

    soffermati su: “questi testi letterari”

    poi leggio ciò che mi contesti:

    “Scusa, Andrea, ma sei del tutto fuori strada. Ho trattato i testi seguendo esattamente le indicazioni del tuo punto 3, come testi LETTERARI dunque.”

    E’ esattamente ciò che avevo scritto anche per il punto 2. O forse devo pensare che ciò che più conta per te non è tanto capire cosa dico ma contraddirmi comunque?

    Che a certi queste riflessioni appaiano come seghe mentali non mi sorprende. Fa parte del populismo imperante oggi, ed è tipico anche dei miei allievi, per cui sottolineare che la Repubblica di Vichy non era “antifascista” equivale a un puntiglio per pipposi intellettuali.

  136. andrea inglese il 23 maggio 2010 alle 00:18

    a salvatore d’angelo

    che citi Charles Bukowski, un autore davvero grande, al di là di tutti i clichés che ne accompagnano la ricezione… su Bukowski siamo d’accordo… ma senza entrare nel confronto tra talenti – quello di B. è di rara forza -, B. è meno ideologico di Soda Star, meno distante dalla sua materia, B. esibisce le proprie ossessioni, la propria misoginia, la propria disperata libido… forse sta in questo la sua forza… in ogni caso è più immerso nella sua materia di quanto lo sia Soda Star e chi lavora come lui;

  137. natàlia castaldi il 23 maggio 2010 alle 00:29

    Soda Star è gassoso…. giusto!

  138. chiara il 23 maggio 2010 alle 01:22

    non è offensivo verso le donne, è solo una stupidaggine.

  139. made in caina il 23 maggio 2010 alle 01:27

    Da questo dibattito mi è nata una particolare curiosità verso il mondo delle lettrici.

    Qualcuno saprebbe dirmi se il numero di lettrici (in Italia) è superiore a quello dei maschietti e se di quanto, in percentuale?

    Ciò spiegerebbe tantissime cose. purtroppo.

  140. made in caina il 23 maggio 2010 alle 01:36

    tra cui:

    Andrea de Carlo, Paolo Giordano, Federico Moccia, la deriva delle facoltà umanistiche in scienze della comunicazione, la persecuzione di ogni sperimentalismo, la società postmoderna, e perché ogni volta che prendo un libro alla Regionale la giovane bibliotecaia mi scruti impensierita.

  141. gina il 23 maggio 2010 alle 07:45

    Caina
    posso scientificamente affermare
    1. che ogni donna è almeno + di 1 buco;
    2. che il maschio attrezzo, con tutto il suo bagaglio cognitivo, si presta ad essere infilato più o meno dappertutto e – discerne et imperat- a nobilitare animandola, aspergendola, ogni e qualsiasi forma d’orbiterracqueo Creato (L’OPUS o LA MATERIA TROIA) (sull’increato taccio perché fatto di fede:), ma sai bene che arrivate anche li:)

    Siccome è uno spasso e le TROIE sono (davvero) un capolavoro, Soda (senza fretta)
    LE LETTRICI (O LE 7 PIAGHE D’EGITTO)TROIE
    LA BIBLIOTECARIA TROIA
    LA CRITICA TROIA

  142. ng il 23 maggio 2010 alle 09:12

    Scusa la pignoleria, Andrea, ma t’inviterei non tanto a rileggere quanto scritto da me, ma proprio ciò che tu hai scritto in precedenza, e in particolare il tuo punto (3). Noteresti, magari, che la contraddizione – o, se preferisci, l’origine dell’incomprensione – è nel tuo dare a intendere che criticare l’aspetto “ideologico” di un testo porti lontano dalla letterarietà. Ribadisco la non sensatezza della divisione del punto (2) dal punto (3): sono la stessa cosa.

    In ogni caso, visto che sembra t’infastidisca il mio commentarti (che tra l’altro faccio raramente), eviterò, d’ora in avanti, di farlo. Tartaruga in sonno perenne.

    Ringrazio invece moltissimo gli interventi di Made in Caina e di Baldrus: così i testi vengono portati in primo piano, al di là di ogni morale (o di anti-morale) e di ogni piano solo estetico. Ovviamente, a differenza di voi, io non trovo questi testi divertenti; anzi, ritengo che la loro ironia non raggiunga mai il comico, e proprio per una questione di assenza di quei piani che solitamente lo segnalano. Le battutine inserite qua e là nei testi, o le situazioni paradossali su cui si basano, non sono state capaci di farmi sorridere, e nel complesso le ho trovate di una faciloneria (il caso del professore calabrese del primo pezzo è emblematico) fastidiosa.

    Tutte le cose che rilevate voi (ma anche qualcosa detta in precedenza da Pecoraro e Bortolotti) ci sono, ma sono trattate malamente. La banalità del trattamento, insomma, inficia la qualità dell’aspetto letterario. È come se l’autore rimanesse invischiato nella banalità da cui trae spunto. Insomma, il mio sguardo di lettore (e preciso IL MIO sguardo, con tutto il bagaglio personale di competenze e deficienze) tende alla staticità: ciò che vedo è ciò che riesco a vedere anche da solo, senza il sostegno di questi testi; e dunque il loro apporto accrescitivo è nullo. Punto.

    In ogni caso, ci andrei cauto a denigrare chi ha sottolineato il “maschilismo” di questi testi. Siete così sicuri che non ci sia? O meglio, visto che in diversi hanno fatto notare che i testi riprendono lo stardard di pensiero dominante (donna=troia, etc.), siete così sicuri che lo facciano in maniera critica o anche solo neutra? Ovvero, che sì, certo, riprendono il maschilismo di fuori, ma chiedetevi: se ne distaccano? Io ho dei dubbi. Sono anzi convinto che la loro ambiguità (non voluta, ma semplicemente non risolta da questo punto di vista) autorizzi un certo tipo di lettura. Insomma, pensate davvero che chi li ha letti in questo modo è solo stupido e bisognoso di un insegnante di sostegno o della mediazione di un critico patentato?

    NeGa

  143. lucia cossu il 23 maggio 2010 alle 10:38

    come dice chiara non è offensivo per le donne (mica abbiamo bisogno di un Sergio Soda per sapere come veniamo trattate pensate e giudicate e che già giustificherebbe emigrazioni in paesi meno maschilisti), ma son insulsi i testi, almeno per me che non scrivo e posso intuire che possa diventare un discorso tra tecnici per loro cose precise che poi spero portino ad altre, come titillìo vostro, ma non interessanti per un lettore.

  144. chiara il 23 maggio 2010 alle 10:45

    io non so se chi ha scritto questi testi è stupido, né lo dico. di sicuro ha scritto delle cose banali, che più che offensive verso le donne sono offensive verso la letteratura. se poi nel bagaglio interiore dello scrittore ci sia della misoginia è materia di indagine psicanalitica, non letteraria.
    invece made in caina sì che è un misogino superlativo: le lettrici donne sarebbero colpevoli per il fatto che leggono più dei maschi e anche per le cagate che alcuni di loro scrivono! si commenta da sé… :)

  145. georgia il 23 maggio 2010 alle 10:47

    La banalità del trattamento, insomma, inficia la qualità dell’aspetto letterario. È come se l’autore rimanesse invischiato nella banalità da cui trae spunto

    Beh, secondo me non potevi dirlo meglio, è la banalità del trattamento che da fastidio …
    il maschilismo naturalmente c’è, ma è il meno, perchè nulla vieta a chi scrive di mettere sulla pagina anche il maschilismo … ma è la banalità del trattamento che rende il tutto irritante e niente affatto spiritoso … non avrei mai commentato perchè lo ritenevo inutile … ma tu lo hai detto così bene che dovevo sottolineare la mia condivisione :-)

  146. francesco pecoraro il 23 maggio 2010 alle 10:48

    come sradicare dalle menti la parola “letteratura”?
    l’aggettivo “letterario”?

  147. gherardo bortolotti il 23 maggio 2010 alle 10:53

    @pecoraro: ma l’ostacolo vero è ancora più subdolo: è la “buona letteratura”, il fantasma crociano, il destino dello stile.

  148. stalker il 23 maggio 2010 alle 11:02

    nessuno scandalo, nessun giudizio morale, questi testi sono semplicemente di una noia mortale, banalità in loop, esercizio inutile.
    non sono riuscita ad andare oltre il terzo.

  149. andrea inglese il 23 maggio 2010 alle 11:10

    a tash e gherardo

    la parola letteratura (o qualsivoglia analoga) è inevitabile finché esiste una pratica sociale più o meno condivisa, anche debolmente istituzionalizzata, che si distingue da altre pratiche sociali, che hanno altre funzioni e obiettivi…
    credo che la soluzione non sia cancellare il nome finché una pratica esiste… ma semmai è il senso della pratica il problema, e qui mi trovo perfettamente d’accordo con gherardo: è un certa idea di stile, di contenuti, di funzione, di obiettivo che impedisce di vedere cosa può anche e diversamente fare ciò che chiamiamo letteratura…

    a ng
    la pignoleria non mi spaventa, quando si parla di queste cose…
    quindi cerco di essere il più esplicito possibile:

    1) io mi sono limitato a sottolineare sopratutto che eravamo comunque (piaccia o no) di fronte a un discorso letterario, e come tale meritava un giudizio letterario non seccamente morale (o politico, o religioso, o giudiziario)

    2) tu, e altri, avete legittimamente riconosciuto il fatto letterario e INOLTRE avete formulato un giudizio (letterario) negativo su quel fatto

    mi premeva distinguere una cosa semplice, ma che in realtà per almeno una buona 50ina di commenti non era così chiara: dare un giudizio morale a un fatto letterario è in circostanze simili del tutto fuorviante, ladovve ha senso dare un giudizio estetico, che apre semmai un legittimo dibattito su un blog che si occupa di letteratura e anche di critica letteraria come questo

    quindi mi sembra di aver ben compreso il tuo punto di vista e di averlo pure restiuito correttamente

  150. immondizie riunite il 23 maggio 2010 alle 11:15

    sergio mi ha detto di ringraziare gina perché sicuramente farà quelle favole della bibliotecaria e della critica letteraria. poi mi ha anche detto di dirvi che però non avete capito una cosa e cioè che le troie è solo un genere che lui ha fatto, ma ci sono anche gli omosessuali, i serial killer, gli svizzeri, i fan dei duran duran ecc. quindi è assurdo dire che lui ce l’ha con le donne se no si dovrebbe dire pure che ce l’ha con i ricchioni, con gli svizzeri con i duran duran ecc.

  151. immondizie riunite il 23 maggio 2010 alle 11:52

    ah e figuratevi che addirittura ci sono favole sia nella versione troia che normale. infatti ha scritto l’appassionata di inutilità ma anche l’appassionata di inutilità troia

  152. natàlia castaldi il 23 maggio 2010 alle 11:54

    Ringrazio Nevio (cui rinnovo la mia stima per il suo lavoro) per l’ossigeno che apporta, spiacevolmente sorpresa che si possano accettare certe banalizzazioni non solo letterarie, che puzzano di squadrismo subculturale.
    adios.

  153. Fabio Teti il 23 maggio 2010 alle 12:48

    Attenzione, però, al trattamento e filtro morale di/su materiali estetici (comunque si voglia giudicarli): si rischia di fare la fine di Sartre nel suo saggio su Baudelaire.

  154. Alcor il 23 maggio 2010 alle 13:01

    qualcosa però non mi convince, di alcuni commenti, qui

    di testi in cui la “banalità del trattamento” era lampante, qui su NI, ne sono stati postati altri, e non hanno scatenato tutta questa ostilità, al contrario, erano però vestiti di “poeticità”, erano testi “benpensanti”, che non hanno fatto scandalo, ho letto testi graziosi, testi estetizzanti, testi formalmente conformisti, testi letterariamente ripetitivi, testi inutili [vicino a testi interessanti, ovviamente], accompagnati quasi sempre da un piccolo codazzo di approvazione e identificazione

    perciò il tema qui non è indifferente, nella valutazione che ne è stata fatta

    PS made in caina ha scritto un commento maschilista, sì, ma ha sfiorato un tema interessante che varrebbe la pena approfondire, soprattutto da parte delle donne

  155. made in caina il 23 maggio 2010 alle 13:15

    chiedo scusa a tutte le donne che si sono sentite offese

    dalle mie parole.

  156. lucia cossu il 23 maggio 2010 alle 13:27

    @Alcor
    a quale commento ti riferisci? o meglio a quale dei commenti di made in caina? Io in quel del maschilismo qui non mi voglio addentrare, troppo ogni giorno me lo sento intorno e ormai ne discuto anche animatamente se sento insultate donne che in una fila hanno diritto alla precedenza e si sentono più o meno sottovoce commenti ben più volgari delle presunte volgarità dei testi di sopra (invecchio e non miglioro, evidentemente) e se devo dire proprio ne son sinceramente stufa tanto da evitare se non direttamente provocata e un paio dei commenti di made in caina preferisco proprio ignorarli. Quello che dici su altri testi simili per inutilità è probabilmente vero, ma di nuovo è la pretesa che se non li ami e capisci sicuramente è perché sei solo amante del bello stile e della “letteratura” e che paternalmente qualcuno ti deve spiegare come devi capirli che invece che far venire il dubbio che siano meno insulsi di come appaiono (e dopo enne commenti continuano ad apparirmi) fa scatenare la rissa. Eppoi se si dice troia allora ogni donna sarà incapace di leggere senza sentirsi svilita e offesa (guardate che lo hanno detto e hanno detto anche cose peggiori e siam sopravvissute e forse anche felicemente) e allora la si deve guidare a superare il moralismo. Dall’altra parte il dubbio mai che forse siano interessanti e significativi solo per chi ne è addentro, perché magari mostrano vie e soluzioni e possibilità, questo anche fa aumentare il numero dei commenti. E sarà un successo (forse visto il numero lo è già)

  157. lesha il 23 maggio 2010 alle 13:29

    concordo pienamente con davide.
    sono “solo” una lettrice e ho la fortuna di potermi permettere di evitare grandi ragionamenti e analisi letterarie e di leggere per puro piacere. ho letto diversi testi di sergio soda star (non solo la serie troie, qui pubblicata) e mi piacciono, mi divertono, traggo un gran godimento nel leggerli. mi divertono le tematiche assurde e il linguaggio che utilizza.

    è un grave errore, secondo me, passare un testo, qualsiasi testo di finzione letteraria, sotto il setaccio morale. si rischia di reagire in maniera scomposta e fuori luogo. sono ben altre le parole e le azioni che quotidianamente ci umiliano come donne.

  158. Alcor il 23 maggio 2010 alle 13:30

    questi due:

    made in caina
    Pubblicato 23 Maggio 2010 alle 01:27 | Permalink
    Da questo dibattito mi è nata una particolare curiosità verso il mondo delle lettrici.

    Qualcuno saprebbe dirmi se il numero di lettrici (in Italia) è superiore a quello dei maschietti e se di quanto, in percentuale?

    Ciò spiegerebbe tantissime cose. purtroppo.

    made in caina
    Pubblicato 23 Maggio 2010 alle 01:36 | Permalink
    tra cui:

    Andrea de Carlo, Paolo Giordano, Federico Moccia, la deriva delle facoltà umanistiche in scienze della comunicazione, la persecuzione di ogni sperimentalismo, la società postmoderna, e perché ogni volta che prendo un libro alla Regionale la giovane bibliotecaia mi scruti impensierita.

  159. Alcor il 23 maggio 2010 alle 13:31

    anche se è vero che è quasi un complimento, attribuisce alle donne un potere mostruoso

  160. lucia cossu il 23 maggio 2010 alle 13:37

    “Ciò spiegerebbe tantissime cose. purtroppo.”
    Alcor, io gli chiederei di spiegare cosa vuol dire e anche cosa gliene importi di cosa pensi o scruti la giovane bibliotecaria e se la deriva sarebbe attribuibile sempre alle lettrici femminili.

  161. stalker il 23 maggio 2010 alle 13:59

    cadere, dopo aver letto queste boiate, in un discorso sul femminismo, è paradossale.
    già paradossale sembra qualsiasi critica letteraria alle troiesche favolette…immondizie riunite, appunto, mai nick fu più appropriato.
    di questo passo si discuterà se berlusconi è stato o no un grande statista e se angelino alfano è dotato di facoltà di pensiero.
    questione di tempo….

  162. franz krauspenhaar il 23 maggio 2010 alle 14:13

    bei pezzi, complimenti.

  163. gina il 23 maggio 2010 alle 14:58

    (immond
    dici prego a soda. spero per lui che anche le ciambelle degli altri generi escono col buco:)

  164. pirro il 23 maggio 2010 alle 15:44

    Cera una volta un preside di sinistra ricchione molto istruito che in seguito ad alcuni abusi sessuali subiti in una comune dai sessantottini poi divenuti radicali europei, era pure divenuto gay. La sua vita era difficile perché doveva nascondere i suoi vizi a tutti, colleghi, genitori degli alunni, panettieri, meccanici, e soprattuto alla moglie femminista imbiancata. Un giorno alcuni alunni lo registrarono col telefonino e poi lo ricattavano. Lui per pagare dovette vendere tutta la collezione di libri rari ai berlusconi, e quando questo non bastò più, lasciò la moglie piangendo, il lavoro, il paese, e se ne andò in India. ma avendo però delle lacune grosse in geografia sbagliò e finì in america. la moglie venne a sapere di tutte le storie del telefonino , soffrì tanto, ma poi lo perdonò e andò a ricercarlo in america dove, ritrovatololo, vissero felici alla vita in una capanna di abete nell’azzurro dei pascoli freschi. Gli alunni cattivi che lo ricattavano invece, finirono male, e i loro filmati vennero censorati anche da iutùb. Questo racconto ci fa capire la tristezza di come nazione indiana sia un ricovero di gente che non sa cosa vuole.

  165. made in caina il 23 maggio 2010 alle 16:24

    Torno a chiedere scusa a tutte le lettrici offese dai miei commenti e ci tengo a precisare che non sono maschilista, nè misogeno. Non ho atteggiamenti camerateschi coi maschi (il fascismo mi è per questo endemicamente ripugnante), soprattutto, e non faccio battute sessiste sulle donne che amo che stimo che ritengo essere la fortuna della mia vita. Se ho risposto con certi toni a delle provocazioni me ne pento profondamente.

    Per finire, tutto quello che concerne il mondo degli uomini mi è lontano come : partite di calcio o calcio e vari sport in tutte le versioni, film d’azione, spogliatoi, palestre, servizio militare, automobilsmo, bullismo, discoteche, atteggiamenti fighi, documentari sulla natura assini, finta sensibilità mascherata da voglia sessuale, parolacce, gergo da camionista, ruttare dopo una birra, le moto, le macchine, i gruppi, le squadre, gli atteggiamenti protettivi verso le “femmine”, l’uso indiscriminato del dialetto, la discriminazione forzata, la forza, il potere con la p minuscola o maiuscola, ogni genere di molarità.

    per il resto, non esco mai in compagnia di più di un ragazzo, le mie amicizie sono state e sono tutte tutt’ora femminili, non rispetto la diversità perché non l’ho mai riconosciuta (presentatemela), amo i piaceri, l’alcoolo, tutti i tipi di stordimento, la mia eroina Oscar, la prima donna di cui mi sono innamorato: Lamù, e non per le tette, o meglio non solo, quanto per il suo oltranzistico amore verso un imbecille che non la meritaava, per i suoi capelli azzurri come i suoi occhi.

  166. made in caina il 23 maggio 2010 alle 16:31

    a immondizie, chiedi a Sergio se ha un pezzo su Made in Caina troia !

    o su made in caina e l’alcoolo, vedi tu…

  167. Slashtubitch il 23 maggio 2010 alle 16:59

    Che penso che l’uso indiscriminato del dialetto non sia indice di cameratismo maschilista. E nemmeno il rutto dopo la birra. Molte donne che conosco ruttano dopo la birra, ma anche dopo la coca o la sprite. E con molte donne mi sono molteplici volte cimentato in gare di peti, peraltro perdendone molte, sia che fossero basate sulla sonorità, sia sulla presenza scenica.
    Che ho molto amato i pezzi sulle troie ma anche quelli sugli appassionati, soprattutto l’appassionato di niente, e l’appassionato dell’amore.
    Sergio Soda Star fa bene a fare quel che fa.
    Soprattutto a uscire il sabato sera con le ragazze.

  168. made in caina il 23 maggio 2010 alle 17:09

    io dopo la coca non rutto…

  169. immondizie riunite il 23 maggio 2010 alle 18:03

    caro made purtroppo sergio non fa pezzi personal. se vuoi un favola su di te devi dire che genere sei. omosessuale, satanista, preside, napoletano, calabrese, precario ecc.

  170. Slashtubitch il 23 maggio 2010 alle 18:19

    Io purtroppo non sono calabrese né preside.
    Ma vorrei essere un sottosegretario ai lavori pubblici.

  171. Slashtubitch il 23 maggio 2010 alle 18:19

    Napoletano.

  172. immondizie riunite il 23 maggio 2010 alle 18:23

    guarda le sue favole sono piene di napoletani sia per la loro grande simpatia sia perché riescono a risolvere tutte le situazioni con la simpatia.

  173. Slashtubitch il 23 maggio 2010 alle 18:27

    Guarda, non credo che la simpatia sia prerogativa dei napoletani.
    Ne è dimostrazione il fatto che ad esempio ad aggiudicarsi gli appalti con la simpatia ci riescono pure i bergamaschi o i milanesi o i siciliani anche.

  174. made in caina il 23 maggio 2010 alle 18:28

    Zizek:
    “oggi, persino coloro che si oppongono alla tortura la accettano come tema di dibattito pubblico, il che segnala una regressione importante nel nostro discorso comune. Le parole non sono mai “solo parole”, esse contano perché definiscono i contorni di ciò che possiamo fare”.

  175. cf05103025 il 23 maggio 2010 alle 19:16

    Però, poi, le troie, intese come femmine del maiale,
    dopo ‘sta sorta di parabole laide o bagatelle sciocche,
    potrebbero pure offendersi e non mettere più al mondo quei tanti bei maialetti che dilettano le voglie fameliche di tanti uomini e donne.
    Il genere suino credo che ora sia francamente inquieto e stia pensando di fare uno sciopero della figliagione.
    MarioB.

  176. gianni biondillo il 23 maggio 2010 alle 23:54

    Io rutto anche senza birra. Ciò è male?

  177. made in caina il 24 maggio 2010 alle 00:16

    La questione vigente è che dobbiamo definire chi è la maggioranza e chi la minoranza. Soltanto dopo potremmo fare in modo di prendere tutte queste minoranze e costituirne una maggioranza composta di minoranze, il cui unico fine sarà quello di abbattere definitivamente la maggioranza in se stessa.

  178. Slashtubitch il 24 maggio 2010 alle 00:21

    made, ma che stai a ddì?
    Biondillo, ruttare è una questione squisitamente edonistica.

  179. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 02:14

    @andrea inglese
    Ecco, Nevio Gambula (ng o Ne Ga) 22.5. 9.30) dice esattamente e con più profusione e precisione ciò che ho cercato di dire col commento del 22.5 alle 01.21. E comunque personalmente mi dissocio da qualunque “indignazione” o “moralismo” nei confronti dell’autore. Ad ogni modo, il fatto che la quasi totalità delle lettrici abbia espresso un giudizio negativo, deve far riflettere l’autore sul fatto che più di qualcosa non funziona in queste sue favole.
    Devo comunque un ERRATA CORRIGE, quanto a Bukowski: si tratta di “TACCUINO” DI UN VECCHIO PORCO, NON DI “DIARIO”.

    @bortolotti e pecoraro

    croce è morto e sepolto…ma occhio che il “destino dello stile”, non se lo scrolla di dosso nemmeno Soda Star, se è per questo. Perchè pure nella citazione, nella parodia, nel collage comico-satirico, nell’assemblaggio trash ci vuole stile. Quanto alla “buona letteratura”, non so che intendiate per essa; per me non h le premesse idealistiche di Croce, però Bukowski per mè è “buona letteratura” satirica , proprio perhè CB non si poneva il problema di fare “buona letteratura satirica”; IL DELTA DI VENERE d Anaisd Nin è non buona, ma ottima “letteratura “(erotica), proprio perchè la Nin non si poneva né il problema di stile né quello della letteratura, semplicemente credeva di scrivere “racconti pornografici” per fare un po’ di soldi buoni ad aiutare Henry Miller. Eppure, in entrambi i casi, ne è venuta fuori della “buona letteratura” non certamente in senso “crociano”.

    @ Bortolotti
    Maddalena semplicemente sublime. Io direi i invitarla a Fosdinovo e farle fare lo stesso monologo, però per un pubblico solo maschile. Perchè q

  180. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 02:25

    @bortolotti

    …ooops, è parito un click di troppo..Volevo concludere con una rassicurazione al tuo/suo sottile senso di castrazione per il monologo di Maddalena, offrendoti questo :

    http://www.youtube.com/watch?v=l9vDqKbnOIY

    http://www.youtube.com/watch?v=-Zu6EqtTOuk

    http://www.youtube.com/watch?v=92SDz-3_6kA

    http://www.youtube.com/watch?v=G1909Z6vvF0

    http://www.youtube.com/watch?v=cBUnc74kRxs

    http://www.youtube.com/watch?v=ccC761PTElk

  181. gherardo bortolotti il 24 maggio 2010 alle 08:17

    @d’angelo
    nella frase “il fatto che la quasi totalità delle lettrici abbia espresso un giudizio negativo, deve far riflettere l’autore” ci sono almeno due cose che non tornano: la prima è che al limite si tratta della quasi totalità delle lettrici intervenute (che è ben diverso da quello che invece questa frase dice); il secondo è che un autore debba riflettere a partire dalle reazioni del pubblico (cosa che di nuovo implica un’idea moralistica di letteratura su cui invito ancora a ragionare).
    sul discorso “destino dello stile”, no, mi dispiace ma non sono d’accordo. sul fatto che scrivere sia anche un problema estetico si può discutere e, immagino, con molti distinguo si può anche trovare una qualche base storica comune; che sia solo un problema estetico o, addirittura, di buono o bello stile, direi che è una posizione squisitamente crociana (il caro croce sarà pure morto ma – una mia ossessione? – me lo trovo dietro ad ogni angolo nella produzione e nella critica italiana).
    a riguardo non torno sulla cmq abilissima gestione dei meccanismi retorici e stilistici di soda ma colgo l’occasione per ricordare un invito di pier luigi tazzi, grande curatore di mostre, e cioè quello ad evitare la trappola del giudizio estetico.
    maddalena grandissima misantropa!!! ideologicamente spesso insostenibile (almeno per me) ma bravissima e, spesso, crudelissima :-DDD

  182. francesco pecoraro il 24 maggio 2010 alle 08:33

    “(il caro croce sarà pure morto ma – una mia ossessione? – me lo trovo dietro ad ogni angolo nella produzione e nella critica italiana)”.
    no, non è una tua ossessione.
    egli est tuttora il perno della cultura “umanistica” italiana diffusa.

  183. gina il 24 maggio 2010 alle 08:37

    Salvatore d’angelo
    si, sarebbe stato ad esempio interessante mettere a confronto i due tipi di monologo, quelli rappresentati così bene (ritengo) da soda, e questi della Ensler ma ce ne sono anche altri, insomma le strade di….riflessione:) aperte erano parecchie compresa quella psicanalitica (la psicanalisi ha un peso notevole nellle rappresentazioni di soda quassopra, e irigaray, per quanto imbiancata ed essenzialista, ha scritto speculum nel 1975). Ci si è fermati invece nonostante tutto quello che è successo, succede e continuerà a succedere, in clamoroso silenzio dunque, ma anche questo è un dato interessante, di fatto, e ben oltre il 900, al “neutro parlare” letterario. tempi lunghi. amen.

  184. francesco pecoraro il 24 maggio 2010 alle 09:49

    @gina
    “…nonostante tutto quello che è successo, succede e continuerà a succedere…”.
    faccio fatica a seguirti.
    cos’è che è successo? cos’è che succede? cos’è che continuerà a succedere?

  185. gina il 24 maggio 2010 alle 10:07

    tash
    voilà:)
    (evidentemente la cosa non ti riguarda, non ti ha riguardato e continuerà a non riguardarti. Non sei concerné, da nessun punto di vista, non sei coinvolto tu, né il tuo mondo, in qualsiasi mondo tu viva. quindi puoi tranquillamente evitare di porti il problema, che mal che vada continuerà a sussistere altrove. Mi pare un ragionamento condiviso, qui, che fa parte dell’ordine del discorso, per questo genere, come direbbe soda:), in particolare:)

  186. francesco pecoraro il 24 maggio 2010 alle 10:28

    @gina
    “quindi puoi tranquillamente evitare di porti il problema, che mal che vada continuerà a sussistere altrove.”
    certamente non speravo in una risposta puntuale (qui è quasi impossibile ottenerne), ma queste tue parole sono un po’ troppo stupide, cioè superano il tasso di stupidità di fondo, basale, che pervade il web come una radiazione di Hubble.
    tu affermi: “non sei coinvolto tu, né il tuo mondo, in qualsiasi mondo tu viva”.
    rispondo semplicemente: ma tu chissei, chenesai? di quale “mondo”, cui io apparterrei, stai cianciando?
    e ripeto:
    cos’è che è successo? cos’è che succede? cos’è che continuerà a succedere?

  187. gina il 24 maggio 2010 alle 10:40

    Tranquillo tash, con calma, senza fretta.

  188. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 11:02

    ha detto sergio se per favore potete continuare a parlare perché vorrebbe arrivare a più commenti. grazie. ha detto che l’argomento migliore è quello dell’offesa alle donne, e poi è anche ottimo quello se è letteratura. anche se il suo preferito sarebbe quello sul se fanno ridere

  189. Alan Fard il 24 maggio 2010 alle 11:05

    la crew:

    – quelli che vanno a passeggio, fino alla bocciofila, con froid e giois, ferventi seguaci di parmenide, lettori accaniti del Perì Physis (!?), il primo volume dell’opera “piccoli cialtroni ignoranti crescono”

    – critici e scrittori gammisti, gommisti, linotipisti e automobilisti che frugando nelle immondizie riunite riescono a trovarci esattamente quello che non c’è e non potrebbe mai esserci: della serie: fàmolo strano che così inventiamo la nuova letteratura del terzo millennio

    – quella che, dopo un provino al ce l’hai piccolo con strekler, si è messa davanti allo speculum e non si è mai mossa negli ultimi trentacinque anni, e si piace tanto quando si parla e si sbrodola addosso senza nemmeno usare il bavaglino

    – lo scrittore che pubblica con una grande casa editrice, ma vorrebbe abolire la letteratura, che è così lisceale

    – l’ex coscienza critica del blog, ex antesignana della letteratura “alta”, che essendosi invaghita degli -isti di cui sopra non riesce a mandare a cagare l’autore di queste troiate, proprio perché gli -isti ci vedono un vero scrittore…

    una proposta: perché non venite a presidiare il campo di via triboniano?
    troppo impegnati, vero? eccerto: tra i festeggiamenti dello scudetto e l’elaborazione delle vostre teoriche rivoluzionare, di tempo ve ne resta ben poco

  190. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 11:09

    alan ma sei terribbile sei!…

  191. gherardo bortolotti il 24 maggio 2010 alle 11:15

    ho la pelle che mi brucia per le sferzate!!!

  192. gina il 24 maggio 2010 alle 11:19

    (immo
    dici scusa a soda perché ho interrotto l’argomento migliore con delle parole un po’ troppo stupide senza bavaglino)

  193. gina il 24 maggio 2010 alle 11:32

    ah fard
    purtroppo non posso venire al presidio perché ho una figlia pesantemente calabrolesa da curare.
    Spero umilmente che tu comprenda la mia innocente necessità di svago, perdonandomi l’assenza.

  194. natàlia castaldi il 24 maggio 2010 alle 11:38

    per quanto mi riguarda, posto che

    – ho apprezzato la capacità e maturità nel saper chiedere scusa di “made in caina” (@made: scuse accettate con un sorriso)
    – ritengo insanabili le divergenze sulla qualità dei testi, sulle quali peraltro si è abbondantemente discusso
    – ritengo fuorvianti e pericolose le banalizzazioni di ogni tipo e direzione
    – si rischia di perseguire una strada basata sul botta e risposta, degna di uno show defilippiano, che qui stona
    – si stanno postando articoli che meritano risonanza e lettura attenta e partecipe
    – e che, per concludere, credo fermamente che tra bloggers e scrittori di sinistra si dovrebbe cercare di lavorare armonicamente insieme per perseguire uno scopo comune: offrire un buon lavoro “diversamente” culturale, portando avanti e valorizzando il lavoro serio e ben svolto, qui come altrove….

    di andare oltre.

    e buona giornata a tutti.

  195. franz krauspenhaar il 24 maggio 2010 alle 11:40

    calabrolesa?

    il padre – calabro – la picchiava?

  196. gina il 24 maggio 2010 alle 11:43

    ah fard 2
    karabrolesa vuol dire che la posto di aspirare le h le espira in continuazione, di qui la necessità del continuo bava(glin)o e la mia impossibilità a partecipare ai temi di scottante attualità.
    spero che soda è contento di questo ulteriore commento

  197. gina il 24 maggio 2010 alle 11:44

    franz
    spero che la mia risposta a fard 2 ti soddisfa

  198. andrea inglese il 24 maggio 2010 alle 11:46

    la mia compagna, che è una storica dell’arte, mi faceva notare che in ambito artistico (arte contemporanea), discussioni del genere ahimé sarebbero impossibili: li parlano solo i critici accreditati e il pubblico guarda con sempre maggiore disincanto o completa passività: la ricezione si è fatta perfettamente oliata e funzionale al sistema galleria-critico-museo.

    qui, invece, questa libertà di parola, con tutta la passione polemica che suscita, è un buon segno di salute: della forma blog, e anche delle scritture in rete, che suscitano reazioni, condanne, difese, annotazioni critiche: rimane condiviso almeno un valore, che è quello di giudicare (moralmente, criticamente, ecc;) in prima persona; anche i più cinici-ironici, che vengono qui per dire “non cale”, sono comunque motore della discussione

    questo spazio aperto e ibrido, in cui circolano prediche, malintesi, lezioncine critiche (tipo la mia), sarcasmi prevedibili, letture ingenue, osservazioni puntuali e pertinenti, anatemi politici o di costume, è in fondo assai raro e prezioso in un società organizzata sempre più per far parlare alcuni e zittire gli altri, in qualsiasi ambito ci si trovi…

  199. Alcor il 24 maggio 2010 alle 11:47

    mi son riguardata i commenti, e mi par di capire che, per esclusione, questa:

    «l’ex coscienza critica del blog, ex antesignana della letteratura “alta”, che essendosi invaghita degli -isti di cui sopra non riesce a mandare a cagare l’autore di queste troiate, proprio perché gli -isti ci vedono un vero scrittore…»

    è rivolta a me

    caro @Alan Fard, penso quello che ho scritto in perfetta coerenza con quello che ho sempre detto e pensato, e non ho mai parlato – io – di letteratura “alta” versus “bassa”, non sono mica mia cugina Felicita, questo lo lascio a te, quello che ho sempre detto è che si lavora [in tutti i sensi] con i materiali che si hanno nel momento in cui si lavora, ognuno i suoi, nella legittima sfasatura che ognuno di noi ha rispetto al suo tempo, se devo esercitare la critica, arrivati a questo punto, e con l’esperienza di rete che mi sono fatta in questi anni, penso che vada esercitata soprattutto su quella marea di produzioni e riproduzioni mediocri, kitsch, “sublimi”, “poetiche”, autorappresentative, epigonali che ci sommergono, molto più che di fronte alle sperimentazioni, alle nuove vie, ai tentativi come questi qui sopra

    è evidente che Soda Star non può più scrivere questo:

    1

    ka tangi te kivi
    kivi
    ka tangi te moho
    moho
    ka tangi te tike
    ka tangi te kite
    tike

    giusto?

    la stessa evidenza l’ho sperimentata, non per la prima volta, ma ce l’ho fresca nella memoria, all’Armory show di quest’anno, dove la pittura non era per niente interessante, mentre le performance e i video enormemente

    poi, io non trovo Soda Star “enormemente” interessante, ma questi son fatti miei, vedo però che sta facendo una cosa che ha un suo senso

    [sono veramente soddisfatta delle mie buone maniere]

  200. gherardo bortolotti il 24 maggio 2010 alle 11:55

    andrea!!! ti quoto a più non posso e come un sol uomo!
    ma già lo sai cosa ne penso di ni e la cognizione collettiva ;-)

  201. gianni biondillo il 24 maggio 2010 alle 11:58

    Alcor, che c’entrano i maori?

  202. Alcor il 24 maggio 2010 alle 11:59

    l’ho copiato a caso dall’Almanacco dada:-)

  203. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 11:59

    @immondizie riunite
    No, non fanno ridere, proprio perchè manca l’ ESPRESSIVITA’. Insomma, per me (ma non sono il dio della critica, ci mancherebbe) qualcosa non funziona ( e ho già detto cosa in altro commento) nel “medium-scrittura” utilizzato.
    Ecco, riviste /riscritte per un monologo alla “Maddalena”, magari recitato con la efficacia “straniante” d’un Ascanio Celestini…chissà, funzionerebbero meglio!

    @bortolotti
    è ovvio che mi riferisco alle lettrici intervenute: siamo “qui” che dialoghiamo. Chi tace, chissà (magari si fa un bel web-voto, eh, che ne dici, così facciamo contento anche S.S.S.)
    l’ autore non deve riflettere ” a partire dalle reazioni del pubblico” ( almeno non solo da esse) ma DEVE RIFLETTERE a prescindere…il che non implica un’idea “moralistica” della letteratura, ma semplicemente di “valutazione” del proprio “lavoro” (seppure di creazione). Guarda che non ci siamo proprio capiti: il “moralista” ( e lo dico senza intenti denigratori) è proprio S.S.S., stando all’approfondita esegesi dei suoi testi fattane da Made in Caina e da Immondizie Riunite, se non erro: è lui che si pone il problema dei “operare una critica alla “mente maschile ” (pecoraro), alle sue ossessioni misogene: appunto il suo scrivere persegue un fine “morale” (O Miutos delòi, La favola insegna che…). E fa benissimo, in astratto e in teoria…il guaio è che , rispetto agli intenti, per le ragioni da me e da NG addotte, ( e naturalmente secondo il “gusto” mio e di NG), proprio perchè “non maneggia bene” la materia, rimane impaniato negli stereotipi che vuole criticare e risulta fastidioso e “MORALISTICO”, non MORALISTA. Insomma, e perchè sia più chiaro ciò che voglio significare, Moravia era un grande e straordinario scrittore MORALISTA, pur non essendo crociano, e sapeva usare la materia “scabrosa” (occhio alle virgolette, sono in senso ironico) per rendere pienamente ESPRESSIVE le sue storie, ma non si poneva il problema ” a priori” (cioè non si diceva: “ora scrivo un racconto così e così perchè voglio far capire quanto sia merdajola certa piccola-media borghesia ecc. ecc.”) Semplicemente, metteva a tacere il suo “superio” e – da straordinario narratore- “spariva” faceva parlare i personaggi e le situazioni.. Di recente, ho riletto BEL AMI di Maupassant : ecco un altro grande MORALISTA (“crociano” ante litteram caro pecoraro?); un dio della “narrazione” e della “rappresentazione”; e sì che di personaggi e situazioni alla Bel Ami oggi ce ne sono a iosa, a legioni. Insomma, non sarebbe male – anche se si vuole usare i registri “bassi” (stupidissimo distinguo, introdotto da chi?)- approfondire un po’ di tecniche del narrare-raccontare-esprimere. Per me, qui ” i personaggi e le situazioni” non parlano, non si esprimono, non “fanno ridere”; insomma sono soffocati dai cliché e dagli stereotipi che si vuole ridicolizzare. Uno mica scrive e vuol farsi leggere così, tanto per “ciurlar nel manico”, no?
    Quanto a “Maddalena”, io non la trovo affatto “feroce e misantropa”, al contrario è di una “tenerezza” e di uno “stile” sublime: proprio perchè lì, in “quel ” medium” (il monologo in web camera), tutti gli elementi del “codice” (testo, recitazione, mimica., tempi delle battute eccetera ) funzionano all’ennesima potenza, creano SENSO, ESPRESSIONE. Quello sì che è un’amerovele prendere in giro gli “archetipi” della sessualità maschile, stupidamente genitale: il guaio è che ancora ora la stragrande maggioranza dei maschi ignora almeno l’80% della propria sessualità, dei propri meccanismi psico-erogeni ..Figuriamoci quelli femminili. Se ci pensassimo meno in termini di “prestazione” e più in termini di persone -maschi e femmine- più in termini di scoperta e di “attenzione” (nevrosi a parte), quanti fantasmi sparirebbero…. (Qui sono interessanti i “Monologhi della vagina”. E io rimanderei molti miei colleghi maschi a leggere o rileggere IO & LUI di Moravia (dove Lui sta per il membro virile). un romanzo satirico- grottesco, con situazione “comiche” involontarie strabilianti. Riletto ora, a distanza di quasi quaranta anni, sarebbe una grande riscoperta).
    @ gina
    Beh, che dire…anche a me, come a pecoraro (ma senza la sua animosità) sfugge un po’ l'”oggetto” del suo dire… se volesse precisare, anche con calma e a suo tempo, le sarei grato:

  204. gianni biondillo il 24 maggio 2010 alle 12:02

    quindi hai copiato tzara che ha copiato i maori. Tutto ciò ha un senso. Prima o poi lo trovo. ;-)

  205. gina il 24 maggio 2010 alle 12:10

    salvatore d’angelo
    le consiglio umilmente di rivolgersi ad un critico che conosce molto meglio
    (a questo punto, soda, voglio dei soldi:)

  206. Massimo il 24 maggio 2010 alle 12:10

    Quoto in toto Alan Fard delle 11.05. Tranne per il presidio in via Triboniano che c’ho l’appuntamento al CAF…
    Il resto è letteratura.

  207. Alcor il 24 maggio 2010 alle 12:16

    no, non era Tzara, era un’altra, l’ho scelto a caso perché allineava a sinistra, scopiazzare un testo maori aveva un senso, allora, scopiazzarlo adesso no, ma c’è ancora un sacco di gente che continua a scopiazzare, per esempio cose come questa, solo perchè dada gli è rimasto nell’orecchio e magari non si ricorda nemmeno che è dada, o non lo sa

    Un papuasio che fumava oppio cantava
    Ringhia sul parquet un crisantemo bianco
    Si stendono delle carni sanguinanti
    in una coppa blu savoia
    Nella coppa blu savoia il crisantemo bianco
    Con un colpo seccosi straccia una seta

    eccetera

    che palle [lo scopiazzamento]. Soda Star non scopiazza, e non è neppure dada.

  208. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 13:14

    allora sergio mi ha detto di dirvi alcune cose. lui innanzitutto scrive scrivendo le cose che gli dice questo demone pure lui napoletano che gli detta le cose. mentre sta parlano o lavorando va in trans e purtroppo deve scrivere perché è posseduto, infatti ha scritto anche molte favole sugli indemoniati. poi voleva chiedere a tutti quelli di nazione indiana se potevano far intervenire saviani anche se effettivamente gli sembra troppo anche se già uno scrittore famoso, cioè biondillo è intervenuto. dice distinti saluti

  209. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 13:26

    @gina
    ..il critico conosce meglio soda? Non capisco! …Non sarà che- parafrasando Soda Star- sono un po’…calabro-leso?

    @ alcor (commento sopra)

    “Soda non fa il surf!”…. (parafrasando il colonnello Kilgore/Robert Duvall in APOCALYPSE NOW , rivolgendosi all’attonito Capitano Willard/Martin Sheen, mentre infuria “la battaglia” e ..zwing! zwing! sibilano tutt’intorno le pallottole….Toh, proprio come ..ora..proprio come…qui!

    @ andrea inglese (commento delle 11.46)

    …moh sì che siamo d’accordo!
    Allora, via! organizziamo Blitz di contestazione “new-newdada” delle mostre e del sistema gallerie. Magari sottoponiamo all’attenzione del “vasto pubblico di massa” gli interessantissimi esperimenti di “Arte nella Natura” ( che , a quanto ne so e ho visto, in Italia pratica molto bene Anne Demijttenaere a Calcata (VT): qui : http://operabosco.eu e un gruppo di ragazzi bosniaci di Ars Kozara.

  210. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 13:28

    anche perché sergio mi ha scritto questa email bellissima in cui mi sono messo a piangere dove spiega che lui vuole diventare famoso da molti anni ma non ci riesce. in pratica il suo sogno è stare tutta la giornata davanti al computer componendo la sua scrittura senza mai uscire di casa venendo pagato o dagli editors o dai giornali (il foglio, il messaggero, la libertà ecc.). e quindi non uscendo più per prendere il treno la mattina ma soltanto aspettando l’accredito sul codice iban

  211. Alcor il 24 maggio 2010 alle 13:32

    salvatore d’angelo:

    «@ alcor (commento sopra)

    “Soda non fa il surf!”…. (parafrasando il colonnello Kilgore/Robert Duvall in APOCALYPSE NOW , rivolgendosi all’attonito Capitano Willard/Martin Sheen, mentre infuria “la battaglia” e ..zwing! zwing! sibilano tutt’intorno le pallottole….Toh, proprio come ..ora..proprio come…qui!»

    che vuol dire?

  212. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 13:55

    @alcor
    Nulla di cattivo nei suoi confronti, per carità! Mi appoggiavo, allo strascico delle ultime parole del suo commento (“Soda star non scopiazza, non è neppure dada”)…chissà perchè, automaticamente m’è venuto in mente -per fatto associativo/metaforico- l’immagine del Colonnello Kilgore che si muove intrepido tra il sibilare delle pallottole, laggiù nel “ridotto del Vietnam”. Così, tanto per portare il mio (sciocco) contributo all'”ammuìna” al “ciurlar nel manico” che noto da un bel po’… Assolutamente nulla di personale, per carità!
    @ gina
    ..ah, forse ho capito!..Si riferisce a NG? Mai visto, non so nemmeno come è fatto né chi sia. Appena incontrato qui, in questo thread dei commenti.

    Comunque, mi sa che faccio bene a seguire il consiglio di @natàlia castaldi . Quello che avevo da dire l’ho detto e..tanti auguri a Soda Star.
    Mo’ mi concentro su altri post.
    In cauda..venenum:

    @ biondillo

    Immondizie Riunite ore 13.14 “poi voleva chiedere a tutti quelli di nazione indiana se potevano far intervenire saviani anche se effettivamente gli sembra troppo anche se già uno scrittore famoso, cioè biondillo è intervenuto. ”
    Visto che finezza, caro Biondillo? ..ma sì, interceda per ..SAVIANI.

  213. Salvatore D'Angelo il 24 maggio 2010 alle 13:59

    @ immondizie riunite
    …e Krauspenhaar..e bortolotti, e inglese e pecoraro dove li mette? non li cita? non sono anch’essi “famosi” quanto e più di “Saviani” in questo blog?
    ( Honny soit qui mal y pense!)

  214. rusco in corpo sedici il 24 maggio 2010 alle 14:31

    È accaduto qualcosa di miracoloso: dieci minuti fa Sergio Soda Star si è messo in contatto con me! Con eloquio eccitato e filosofico, mi ha raccontato di un’esperienza lancinante che ha avuto con le parole: preparo la mia opera definitiva – mi ha detto con voce quasi demoniaca – e sarà l’opera totale e infinita, l’unica destinata a rimanere dopo la catastrofe: l’opera delle opere. Mi ha dettato una piccola parte del suo capolavoro, chiedendomi di copiarlo per voi. Non trovando concluso il discorso delle troie, Sergio suppone che il corpo femmineo – disteso, aperto, scardinato – sia pur sempre a disposizione gratuita di uomini esperti nel crimine, nel furto, nei cavilli, e adorabili padri di famiglia. Abbiate, o troie, pietà di questo ruffiano teologo.

    Ecco parte del testo:

    “[…] amministrano sobriamente puttane, meretrici, cunnivendole, tutte pie figlie della dannazione, e insieme umili serve dell’altissimo senza volto e senza membro; ministre accurate del peccato, ma per altri ignare del male, che tutte delegano ai ruffiani, tra i quali non rari preti e antistiti di prestigio. V’è della dolcezza nel loro corpo, la dolcezza dell’impura salma, cui si appoggia l’anima che recita i riti della colpa. Le voci calde e suasive dei ruffiani si mescolano al roco sonnovegliare delle femmine meditanti la castità sigillata dello scheletro. Qui non si danno passioni. Ma altrove uomini smagriti dall’attesa insidiano femmine logorate dalla volontà voluttuosa, entrambi invecchia una rapido innamoramento, una paura della morte che precede la speranza di un comune inferno di affettuose fiamme. […] Certo, io sono il ruffiano, la puttana, il ruffiano teologo, la puttana pietosa complice del corpo, sono l’amante e l’amante, e se sono l’uomo che impicca e l’impiccato, il giudice e l’avvocato, non mi stupisco di essere, io, il prete, l’uomo del giudizio universale, il godurioso ministro dei dannati e dei prelapsari, colui che colloquia con chi non apre più bocca. […] Mutili femminette, le streghe abitano non lungi dalle puttane … ”

  215. gianni biondillo il 24 maggio 2010 alle 15:20

    Immondizie sbaglia. Io non sono uno scrittore famoso. Tuttalpiù sono uno scrittore formoso.

  216. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 15:25

    allora d’angelo qua ti posso chiarire io direttamente senza disturbare il grande sss che tra l’altro è andato in trans. innanzitutto non tutti gli scrittori o giornalisti sono famosi uguale. biondillo è proprio famoso infatti se vai in libreria i suoi libri ci sono proprio. quando esce un libro di biondillo tu vai alla presentazione e ci sono delle persone che ascoltano ecc. o addirittura c’è lui che presenta dei libri di altri e questo proprio perché tutti sanno che è uno scrittore cioè che quello è il suo lavoro. invece klaspenauar bortolotti e inglese sono famosi ma soprattutto nei siti e infatti io non li ho mai visti in televisione dalla bignardi per esempio o presentare un libro di uno scrittore emergente facendo capire che loro erano già emersi, forse qualcosa inglese va’… e io queste cose le so perché seguo la cultura da molti anni. quindi è chiaro che sergio che vuole emergere vorrebbe un intervento di saviani che indubbiamente è il più famoso di tutti.

  217. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 15:31

    pecoraro mi dispiace ma conosco solo pecorario scanio che oltretutto non si vede più

  218. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 15:33

    comunque vabbè se saviani è troppo si potrebbe chiamare scarpa e vedere lui che ne pensa… non lo so è un’idea

  219. gianni biondillo il 24 maggio 2010 alle 16:01

    Immondi’, mo’ bbasta però…

  220. immondizie riunite il 24 maggio 2010 alle 16:07

    scusa gianni hai ragione

  221. punto final il 24 maggio 2010 alle 16:44

    Amen!

  222. gina il 24 maggio 2010 alle 17:08

    (questo qua sopra deve essere un critico, la mia testa sotto i suoi piedi, ma devo una risposta a
    salvatore d’angelo:
    un critico conosce meglio perché sa, essendo egli un medium tra le opere e il mondo, e rispondendo egli a domande molto difficili e pericolose tipo c’è forma)

  223. panda rei il 24 maggio 2010 alle 21:57

    parliamo dello status quo del linguaggio. come si fa a essere rivoluzionari senza inaugurare qualcosa di rivoluzionario nello stile e un rivoluzionario rapporto al linguaggio? chiediamoci allora se le immondizievoli favole inaugurino uno stile o se invece copino o si muovano già in parte o totalmente in una retorica (quindi in una cosa non rivoluzionaria e quindi morta). Che senso ha,infatti, andare a via triboniano se ci si va intrisi di retorica? o se ci si va dimenticando chi ha praticato nel suo piccolo, certo -nel suo piccolo egoismo, sempre e comunque, come ogni autore – la rivoluzione? e quando dico piccolo parlo di froid, di giois e di bekett , uomini come l’autore delle favole, no? (sempre che non sia una donna… nella letteratura ci si nasconde, da autori e da lettori). Ma dimenticavo- alcuni pensano che gli autori ci siano perché il potere reazionario ha voluto che quelli e non altri fossero “autori”. In tempi italiani come questi, allora, dovremmo diffidare di chiunque – e dico chiunque- pubblichi, no? La rivoluzione non ha nulla di mitizzabile, è una questione spesso molto personale, una psicopatologia direi, ma sicuramente non si tradisce nella retorica. Offende, irrita oppure crea fanatismo. Quindi un altro punto : perché non chiedersi e avere il coraggio di affermare ,ognuno parlando di sé e soltanto di sé, da che cosa ci si senta offesi, irritati, oppure da che cosa ci si senta esaltati, leggendo queste favole?

  224. stalker il 24 maggio 2010 alle 23:31

    minchia!
    mi sono riaffacciata dopo parecchie ore e vedo più di duecento commenti per questa puttanata di post!
    :-D
    domani ho da zappare, magari mi riaffaccio tra un paio di giorni…
    voi zappare no?!

  225. gianni biondillo il 24 maggio 2010 alle 23:36

    stalker, dovresti vedere i calli che ho sulle mani. E mica per la zappa! ;-)

  226. jacula il 24 maggio 2010 alle 23:48

    una vera Troia è tutt’altro che troia

  227. stalker il 24 maggio 2010 alle 23:51

    biondillo, la legge sulla privacy e un’educazione dalle orsoline non mi permettono ulteriori domande e fantasie sui tuoi calli! ;-)
    notte bambini belli.

  228. Valter Binaghi il 25 maggio 2010 alle 02:15

    C’era una volta una troia con ambizioni letterarie.
    E’ entrata in una favola di Segio Soda Star e si è sentita fin troppo superiore.
    Così è tornata a fare la troia.
    Questa favola insegna che di De Sade ne basta uno, e a filosofare nel cesso
    restano a galleggiare gli stronzi.

  229. nick de' lucy y goduriosi il 25 maggio 2010 alle 08:19

    esperimento letterario (yawn!) andato a puttane,
    stellina, riprova:sarai più fortunato.

  230. immondizie riunite il 25 maggio 2010 alle 10:44

    cari amici volevo dirvi che grazie a voi ho avuto una conversione capendo che tutti questi anni che ho stimato sergio soda star sono stati sbagliati in quento purtroppo è un personaggio che non ha rispetto per nessuno e quindi non lo seguirò più cercando di leggere autori più impegnati che cercano di modificare la realtà sociale attraverso la cultura e soprattutto il linguaggio. e la prima cosa che farò mi metto a studiare il blues. e infatti volevo chiedere a Walter se mi può spiegare alcune cose. innanzitutto quando si fa il blues si è obbligati a fare do7 re7 sol7 o si possono anche mettere altri accordi o al limite cambiare l’ordine di quegli accordi là. e poi volevo sapere se quando poi finalmente si suona nei locali è obbligatoria la sigaretta in bocca. grazie

  231. federico pevere il 25 maggio 2010 alle 10:48

    classici commenti da persone un pò snob(appena appena eh), incapaci di apprezzare qualcosa di simpatico, o esperimento letterario se si vuol chiamare, però lo si legge volentieri, lo si gode.se questa non è letteratura, il resto cos’è? secondo me la questione più importante è appunto che fine ha fatto pecoraro scanio?

  232. G. P. il 25 maggio 2010 alle 11:43

    Secondo me sbagliata è la collocazione: per la sua critica spietata al sistema dell’informazione, dovevate inserirlo nel questionario sulle responsabilità.

  233. francesca genti il 25 maggio 2010 alle 14:20

    a me fanno molto ridere.
    anche se non è la “serie” migliore di immondizie.
    perché non pubblicate quelle sul pensiero new age et similia?
    sono esilaranti…

  234. Valter Binaghi il 25 maggio 2010 alle 15:18

    @immondizie
    Preferisco il blues in mi
    Al limite quelli in minore, tipo “Black magic woman” alla Peter Green.
    La sigaretta in bocca quando canti è micidiale.

  235. Slashtubitch il 25 maggio 2010 alle 15:52

    Francesca, dove le leggo quelle new age o anche altre?
    Ho trovato gli appassionati, il tirocinio e poco altro.
    Sono fan.

  236. fabio teti il 25 maggio 2010 alle 16:51

    “cari amici volevo dirvi che grazie a voi ho avuto una conversione capendo che tutti questi anni che ho stimato sergio soda star sono stati sbagliati in quento purtroppo è un personaggio che non ha rispetto per nessuno e quindi non lo seguirò più cercando di leggere autori più impegnati che cercano di modificare la realtà sociale attraverso la cultura e soprattutto il linguaggio. e la prima cosa che farò mi metto a studiare il blues. e infatti volevo chiedere a Walter se mi può spiegare alcune cose. innanzitutto quando si fa il blues si è obbligati a fare do7 re7 sol7 o si possono anche mettere altri accordi o al limite cambiare l’ordine di quegli accordi là. e poi volevo sapere se quando poi finalmente si suona nei locali è obbligatoria la sigaretta in bocca. grazie”

    questo commento è addirittura meglio della serie sù scritta; anzi, “sùp(p)ostata”.

    un saluto,

    f.t.

  237. Enrico Macioci il 25 maggio 2010 alle 17:02

    Devo dire che i brani sono orrendi, ma i commenti di Immondizie Riunite invece mi sembrano fantastici, grotteschi e davvero comici. Là c’è del talento. Spero per Soda Star che Immondizie Riunite sia Soda Star, e per Immondizie Riunite che Soda Star non sia Immondizie Riunite.

  238. immondizie riunite il 25 maggio 2010 alle 18:04

    walter la fai shmok on the wuoter? shmooooook on the wuoooooter affair in the skai…

  239. stalker il 25 maggio 2010 alle 18:53

    urge un cassonetto per riunire immondizie sparse :-)
    non vi preoccupate della differenziata, buttare tutto dentro e portare alla discarica più vicina.
    torno a leggere topolino….

  240. Valter Binaghi il 25 maggio 2010 alle 19:46

    @immondizie
    Mai piaciuti i Deep Purple.
    Da giovane e rocckkettaro preferivo David Bowie, Ziggy Startdust:
    “When the kids have killed the man I had to break up the band…..”

  241. gianni biondillo il 25 maggio 2010 alle 19:56

    Col Do7 ci vuole la quarta, il Fa7, mica il Re7! Quanta ignoranza, quanta ignoranza, signora mia!

  242. immondizie riunite il 25 maggio 2010 alle 20:03

    gianni grazie del consiglio. sto studiando il blues già da molte ore ed è bellissimo. non la sapevo questa cosa del fa7 perché walter non me l’aveva detta. comunque tra due tre giorni mi sento pronto per suonare in qualche locale. vi faccio sapere

  243. made in caina il 26 maggio 2010 alle 00:27

    se fai la cresta suulla birra ricordati di me…

  244. Salvatore D'Angelo il 26 maggio 2010 alle 11:39

    Quoto al 100% l’Enrico Macioci delle 17.02 del 25 maggio

    @Immondizie riunite
    Immondi’ (ma quasi quasi lo direi alla..napoletana), per carità non cantare che sei stonato! Toh, ascoltala qui :

    http://www.youtube.com/watch?v=9f7LwuVF8Oo

  245. Larry Massino il 26 maggio 2010 alle 17:16

    @ immondizie riunite caro, credo debbeste rattificare almeno su un punto, cioè che il Vostro amico o eponimo letterario va a trans, non in trans. La mia motesta opinione è che gli scritti di Sergio non facettano ridere, ma i Vostri lo faccino abba stanza. La tecnica di commentare il nulla io stesimo motestamente utilizzetti in teatro come meccanismo narrativo e Vi assicuro che facetti una sporca ficura facento ridere assai il pupplico. Soltanto, accettate il cunsiglio: perché il meccanismo funzioni, di niente si deve trattare veramento, e il racconto di Sergio è davvero lontano da un niente come si teve: è mariuolo, si colloca, purtroppo si colloca nella realtà per attrarre commentatori-scrittori-lettori-editori.

    Vedetti che vi incuriosette Manganello, volesse dicere pe’ n’atro cunsiglio che c’avete l’anticorpo a portata di mano. Aucuri per il prosequio.

  246. Salvatore D'Angelo il 27 maggio 2010 alle 01:30

    Per la felicità di Valter Binaghi, insospettabile glam-rocker :

    http://www.youtube.com/watch?v=muMcWMKPEWQ

    http://www.youtube.com/watch?v=6dQWzdUVMbI

    Ad ogni modo sono legato più a quest’altro, due versioni :

    http://www.youtube.com/watch?v=ejJmZHRIzhY

    http://www.youtube.com/watch?v=2JOvgfOkxgQ

  247. Michele Saviani il 27 maggio 2010 alle 09:04

    Ciao a tutti. Un amico mi ha detto che l’autore di questi testi aveva invocato un mio intervento. Bene, ho letto i testi e devo dire che mi hanno fatto anche abbastanza ridere ma – per così dire – non è il mio genere. Tutti sanno, almeno i lettori de La Notizia, che la mia passione e il mio interesse sono altri. Auguri, comunque. Michele Saviani

  248. gianni biondillo il 27 maggio 2010 alle 11:10

    Michele Saviani è un faro del giornalismo italiano.

  249. Michele Saviani il 27 maggio 2010 alle 14:46

    Caro Gianni, grazie molte.

    Se lo consenti approfitto di questo spazio per pubblicizzare ai vostri lettori un’iniziativa che si terrà il 5 di giugno a Posillipo. I lettori de La Notizia in collaborazione con l’associazione culturale Posillipo hanno organizzato presso il celebre bar Vulcano dalle ore 21 l’incontro “Brindisi contro la camorra”. Ovviamente non si tratta della città Brindisi che come tutti sanno è in Puglia, ma di un cocktail di beneficenza per sensibilizzare gli abitanti di Posillipo alla grave emergenza criminalità che attanaglia da decenni la nostra bella città prima di partire per le vacanze. Spesso in vacanza tendiamo a dimenticare i problemi che, ahimè, ritroveremo puntualmente al nostro ritorno…
    Insomma vi aspettiamo. :-)
    Il prezzo dei cocktail alcolici è 10euro, gli analcolici 8.
    Il ricavato dagli incassi andrà interamente all’associazione esorcisti contro la camorra.
    Grazie, MS

  250. Michele Saviani il 27 maggio 2010 alle 16:01

    errata corrige:

    mi fa notare Elena, nostra valente collaboratrice, che l’incasso verrà diviso tra l’AECC e l’associazione preti anticoraggio di Don Tonino Scardi.

  251. Larry Massino il 27 maggio 2010 alle 17:08

    @Michele Saviani

    prima di tutto complimenti per l’iniziativa, ma mi potrebbe assicurare la presenza di Elena Giordano alla manifestazione, che anche se non è cecata e disperata come Greta Fournier a me mi garba lo stesso.

  252. G. P. il 28 maggio 2010 alle 01:28

    Ci sarò.

  253. Andrea Raos il 28 maggio 2010 alle 19:58

    @michele saviani: l’associazione ESORCISTI contro la camorra e’ semplicemente fantastica… ma funziona? :D

  254. Michele Saviani il 28 maggio 2010 alle 20:58

    @raos

    Caro Andrea, io so che l’AECC sta conseguendo risultati notevoli, soprattutto nel casertano: in alcune zone la densità camorristica è diminuita anche del 20%. Il problema tuttavia resta, anche perché il diavolo una volta scacciato tende immediatamente a prendere possesso di un altro corpo… E’ capitato per esempio che alla fine di un esorcismo persone del tutto insospettabili diventassero camorristi da un momento all’altro, e questo solo perché loro malgrado e inconsapevolmente si trovavano nei paraggi del rito. Questo è il motivo per cui i preti dell’associazione tendono a lavorare in team, cercando d’intercettare immediatamente i nuovi posseduti o – cosa assai difficile – di distrarre il diavolo… E’ un lavoro complesso e arduo, svolto – tra l’altro – senza il benché minimo aiuto da parte dello Stato.

  255. gianni biondillo il 28 maggio 2010 alle 21:58

    E lo Stato dov’è? E’ una vergogna!

  256. Niccolò Da Cracovia il 30 maggio 2010 alle 13:23

    Io non sapevo che le donna fossero molto troie.

    Mi avevano detto che amano i fiori e i cani.

    Io, allora, le regalai una rosa e mezza dozzina di Dobermann.

  257. Torno subito... | Stroboscopio il 24 giugno 2010 alle 21:27

    […] che spesso l’industria culturale non ha il coraggio di sostenere” non si riferiscano a Sergio Soda Star o a Immanuel Casto. Quelli il coraggio di sostenerli non l’avrei nemmeno io, che di coraggio di […]