Ne vale la pena? #6

12 giugno 2003
Pubblicato da

di Sparajurij

“La letteratura non ha vita nel vuoto.
Se la letteratura di una nazione declina, la nazione si atrofizza e decade.
L’uomo responsabile non ha il diritto di starsene quieto e rassegnato se il suo paese lascia che la letteratura decada e consente che le opere valide siano accolte con disprezzo: non più di quanta ne abbia il buon medico, se un marmocchio ignorante si sta contagiando di tubercolosi credendo di mangiare torte alla marmellata.”

“È ben difficile far sì che la gente capisca quanta indignazione impersonale la decadenza dello stile possa ispirare agli uomini che sanno: che sanno che cosa ciò significhi e dove conduca. Ed è quasi impossibile manifestare tale indignazione, a qualsiasi livello, senza passare per inveleniti o simili”

Ezra Pound, L’ABC del leggere, Garzanti, pp. 26-27, passim.

Pound nello stesso saggio affermava inoltre che gli scrittori fossero coloro che tengono il linguaggio in efficienza, linguaggio che è il principale mezzo di comunicazione tra gli uomini. Gli scrittori eserciterebbero dunque una precisa funzione sociale.

Immagino che il problema esposto da Scarpa non abbia come oggetto la volontà o meno di continuare a scrivere, ma il ruolo che lo scrittore svolge in un contesto senza testo e senza testa. Chiunque scriva non per caso ma per necessità continuerà a farlo è ovvio, ma l’impressione è che soltanto chi lo faccia (da culo, di culto) per caso ti attenda alla cassa di ogni libreria. Per gli altri attende la cassa da morto, residuo postumo per chi avrà figli da mantenere dall’aldilà. Qualora andasse bene. I comici, le iene sono il nuovo regime. Il genere, che non è né femminile, né maschile, ma è generico e parla anche lingue tradotte e più spesso tradite.

Il vero problema è in fondo lo stesso che Scarpa affronta nel “potere alla parlantina”, è quello di trovare spazio per la parola, per la voce. È quello di trovare nuove forme di diffusione, uscire da un mercato in cui non si è mai entrati realmente, se non da una porta aperta al sonno, non certo ai sogni. Pubblicare per mondadori o einaudi forse non serve a nulla o è appena sufficiente perché ormai è palese.

Perché per strada la gente parla come quel porco di dio comanda, non gli arriva neanche l’eco più lontana delle “introflesse manutenzioni dell’animo” di Aldo Nove (vedi Fare il poeta è bello) o di Moresco o di chicchessia. Allora, se anche gente come Frasca, che pubblica nella Bianca Einaudi, non certo a pagamento per la Totò Schillaci Editions, afferma che non vede la ragione per cui il suo lavoro debba finire nel nulla Bianco della cecità come in un risveglio da incubo di Saramago, allora se Tiziano Scarpa preferisce scrivere pagine gratis per un sito piuttosto che vedersi riciclato nella carta di un albero che ancora piange, allora qualche possibilità di fargli il culo ancora c’è. ‘sticazzi se c’è. La possibilità di organizzarsi diversamente per forzare il blocco, eludere mediazioni commerciali tra chi scrive e chi legge. E la rete può essere uno strumento che permette di arrivare senza dover passare da scrivanie di general manger dell’editoria. Che poi cambiano strategia e ti inculano. Che se non vendi almeno 50000 copie non ti ricevono nemmeno.
E non è un lamento funebre di inizio secolo, ma l’inizio del corteo funebre di un sistema che non fa arrivare le parole all’orecchio e agli occhi di quasi nessuno. E invece occhi e orecchie calde in giro ce n’è.
Ma così non funziona, e sembra che molti abbiano cominciato a stancarsi. Ma non perdiamo tempo a discutere con chi non SA, non CAPISCE (come diceva Pound).
Facciamo qualcosa altro.
Ad esempio il Pogo delle lettere. (ndr.: vedi post successivo)

sparajurij.com

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