Il pogo delle lettere

di Sparajurij

Al fine di riportare alla luce, e quindi alla verità, la natura delle lettere nostre, destinate dal fato al supremo pogo, facciamo seguire alcune note etimologiche relative all’agg. “letterario”, ciò che riguarda la letteratura, i letterati.

È convinzione dei ricercatori Sparajurij che eventuali dissonanze euristiche concernenti la trasversalità epistemologica della ghiandola pineale nate in simposi postsocratici sia da ascriversi alla mancanza di una seria indagine sui semi della lingua. È evidente la necessità di una maggiore precisione nel campo, altrimenti qualsiasi confutazione relativa alla posizione occupata dal calzino nella nostra stanza appare inutile.

1. “letterario” in primis è un agg. di origine platonica, in testi apocrifi solo per celia, Platone parla di “let-er-ario”, in relazione appunto al mito di Er, per tanto anche un truzzo e uno struzzo saprebbero tradurre la sintesi aggettivante come “lascia che Er sia Ario”, più liberamente “lascia vedere al piccolo Er tutti i programmi di Rai3 sugli uomini del Führer!” (Ein Volk, ein Reich, ein Führer!)

2. “letterario” si è affermato recentemente come agg. di permaflex natura, è questo è l’uso più popolare con il quale in tv spesso si sente parlare di letteratura o di letterati, Giorgio Mastrota docet. Con “letterario” in tal senso si intende ciò che ha a che fare con il proprio letto. Per cui fare all’amore dopo esser stati a caccia di sandalini Prada in saldo è molto letterario oltre che infradito.

3. Ulteriore accezione del termine “letterario”, da non trascurare soprattutto nei primi mesi dell’anno, quella di natura fiscale. La dichiarazione dei redditi prevede infatti la destinazione dell’8 per mille. “Let-erario” è un motto ipnotico col quale la macchina statale vuole succhiarci anche gli ultimi euro a scapito del potere papale. Per cui eventi come le fiere del libro o i festival letterari non sono altro che trappole per indurci a fare la crocetta su una casella piuttosto che un’altra dal nostro commercialista.

Con quest’ultima nota etimologica restituiamo alla luce, e quindi alla verità, la natura delle lettere nostre, destinate dal fato al supremo pogo.

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