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Arteallarte 2004

di Elena Volpato

chiostrosanfrancesco.jpgAnche quest’anno a riaprire le danze delle esposizioni autunnali d’arte contemporanea è stata Arteallarte, una manifestazione giunta alla sua nona edizione, che chiede di volta in volta a nuovi curatori e nuovi artisti di misurarsi con i luoghi canonici della bellezza artistica. Le opere vengono infatti pensate come interventi site-specific in cittadine e spazi storici della Toscana.

Quest’anno tra i curatori spiccava la presenza di Achille Bonito Oliva a cui si deve riconoscere la capacità di sollevare con la propria presenza scenica una manifestazione sottotono per qualità delle opere. Visto il dispendio di energie che la manifestazione richiede al visitatore, invitato a spostarsi da Siena a Montalcino, da San Giminiano a Poggibonsi, da Colle Val d’Elsa a Buonconvento, bisognerà avere l’onestà di dire che i lavori esposti non sono certo esaltanti, e se lo scopo iniziale della meritoria manifestazione prevedeva anche di proporre un dignitoso livello di dialogo tra la bellezza antica e l’arte contemporanea, allora le scelte di quest’anno rischiano di rivelarsi a doppio taglio. Forse solo due opere valgono il viaggio: l’istallazione di Per Barckley nella Chiesa di San Francesco a Montalcino e il lavoro di Massimo Bartolini a San Giminiano.

La prima opera possiede una forza visiva inconsueta: un grosso tubo di plastica trasparente si snoda nell’intero spazio della chiesa abbandonata attorcigliandosi su se stesso e ridisegnando archi architettonici ormai distrutti dal tempo. Il moto statico delle spire del tubo su moltiplica per il movimento costante di un liquido rosso al suo interno che sembra accelerare e decelerare con il variare del percorso curvilineo. La forza dell’impatto visivo però viene smorzata dalla spiegazione del progetto: il liquido rosso, ahimè, è proprio vino, non è nulla di meno banale di quel sangue e quel vino che uniscono la fama di Montalcino alla ritualità cattolica del luogo in cui l’opera è ospitata; e non può che scapparci una smorfia quando vicino all’altare scopriamo che l’innesto del circolo etilico è stato collocato dall’artista in una sorta di fonte battesimale che ha la spudorata forma di una botte. E allora dell’effetto visivo non sappiamo quasi più che farcene, perché da solo, e sarà bene che gli artisti che si vorrebbero più concettuali dell’attuale generazione se lo mettano bene in testa, non basta. Si salva poi l’opera di Bartolini, una piscina con all’interno delle onde artificiali che smuovono un’acqua sporca da alluvione in cui è immerso un povero albero superstite.

L’opera prosegue un filone di ricerca che ha visto opere molto simili dell’artista installate all’estero e in Italia nell’ambito di un continuo sondaggio della percezione e dispercezione dei piani dello spazio. A pavimenti sollevati, si sono alternate finestre distese al suolo, pavimenti posti su materassi. Ma il pubblico di San Giminiano non ha compreso l’opera e il pubblico specialistico era sorpreso di vedere la medesima opera in un’ulteriore versione con però l’aggiunta di questo doloroso riferimento all’attualità delle alluvioni. Basterà?

15 Commenti

  1. Da quello che scrivi caro Giorgio (la ***, bisogna distruggerla eccetera) anche tu mi sembri cattivello! E vendicativo! Hmmm, ahi ahi ahi!!

  2. Giorgio,
    io non so assolutamente di chi stai parlando. Io conosco e ammiro Aldo Nove, ma di questa Teresa Salamadonna io non ne ho mai sentito parlare (se vuoi li eviti, forse). Probabilmente hai ragione. Ma, perdonami…
    il fatto che tu risolva il tuo astio nei confronti di una sedicente scrittrice con un “***”, etc., be’ a me da fastidio. Forse hai ragione, se mi dai maggiori indicazioni su come questa tipa si stia comportando lo capirò meglio. La solidarietà a Nove a me viene naturale, ma, insisto, forse hai ragione ma il tuo commento mi da fastidio, come se tu avessi torto.

  3. Io sono la persona più indignabile del mondo, non preoccuparti. Quello che non capisco è in che modo questa tipa, questo personaggio da rotocalco, da terrazze romane, così come la descrivi tu, possa riuscire a non far più lavorare Aldo Nove. Ma chi è, scusa? Neppure il nostro Presidente con bandana riuscirebbe a vietare a Nove di scrivere. O mi sbaglio? O anch’io devo preoccuparmi di entrare nella sua lista nera?

  4. Signori, il mio amico e collega Harald Schweinehund, noto regista di pornofilm in quel di Lubecca, sta cercando delle sceneggiatrici per un paio di lungometraggi.
    Potete mandare gli elaborati direttamente al mio agente per l’Italia Gianni Biondillo. Danke schoen.

  5. Cari amici,
    ho appreso ieri dei commenti ingiuriosi nei confronti di Teresa. Solo ora sono stato in grado tecnicamente di cancellarli.

    A parte il notevole spirito dimostrato da Teresa nelle sue risposte, voglio far notare come lei abbia lasciato qui la sua mail senza problemi, mentre il vigliacco che ha scritto quelle scemenze non ha avuto il coraggio di firmarsi.

    Mi scuso con Teresa per non aver provveduto prima a togliere quei due commenti (come forse alcuni di voi hanno notato, il sito ha avuto un oscuramento di 48 ore), e la ringrazio della verve con la quale ha risposto.

    Un caro saluto a tutti, fuorché agli anonimi vigliacchi

  6. Perfetto. Ora il mio sembra un monologo di un imbecille!
    Vuoi vedere che non se ne fa nulla neppure del porno? ;-) G.

  7. Siamo in due, Gianni… Quel porno però si farà. Domani sul mio blog c’è appunto un breve racconto di Helga Schweinehund, la moglie di Harald. Tanto per capire lo spirito del regista suo marito.

  8. Mah, io avevo pensato di partecipare a questa manifestazione con un mio lavoro impegnato.
    Cioè in primavera mi sono messo a lavorare su di un progetto bestiale da piazzarsi in San Giminiano:
    Ho disegnato uno scarabeo stercorario in scala 1:10, che avebbe dovuto spingere una palla di sterco secco,(ovviamente), che però sarebbe stata dipinta quale sfera riproducente il pianeta Terra ; ne ho fatto diversi bozzetti, poi un lavoro con Paintshop, anche animato: Vedesi la bestiola nera, il coleottero suddetto, che rotola ‘sta palla terrestre a gran fatica.
    Il lavoro finale sarebbe stato poi realizzato in poliuretano e carte e di dimensioni grandi:
    altezza m.3, lungh.m.6.
    Ho mandato il progetto ad ABO: mi ha dato dello sciocco poichè il significato dell’opera sarebbe stato scontato ed urtante ed il concetto troppo palese.
    Ci sono rimasto di cacca.

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