RI(S)CATTO

1 ottobre 2004
Pubblicato da

di Giovanni Maderna

Ho seguito, come tutti, la vicenda delle volontarie rapite e poi rilasciate in Iraq.
Ho alcune perplessità, per la verità un po’ angoscianti, che vorrei condividere con questa comunità.
Si tratta soprattutto del rapporto emotivo, direi addirittura affettivo, che si può instaurare o meno nei confronti di questo nostro paese.

Senza dubbio la vicenda ci ha preso tutti (ed è stato fatto molto, a livello mediatico, perché ciò accadesse) ad un livello profondo, interiore, prerazionale….
E così il rilascio delle due ragazze è stata penso per tutti una vera e propria liberazione da un peso che ci schiacciava e ci prendeva ai visceri… un’angoscia che pervadeva la nostra esistenza quotidiana come nel caso delle questioni sentimentali e private.
Ebbene io ho provato non solo un profondo sollievo, ma anche un senso di ritrovata positività, di pacificazione con il mondo nel quale viviamo, ma in particolare con il nostro paese, al momento in cui la crisi si è felicemente risolta. Per una volta è parso che ci fosse qualcosa che autenticamente fondasse un sentimento nazionale diffuso, una unità di intenti nell’affrontare un problema, una trasversale omogeneità di reazione alla riuscita dell’operazione, sia a livello politico che popolare. Mi è parso il risveglio da un brutto sogno che si temeva non fosse affatto un sogno ma una realtà agghiacciante e foriera di dolore e sofferenza sempre crescenti, senza soluzione di continuità. Per una volta, direi quasi, mi sono sentito in sintonia con questo paese, tutto intero, senza distinzioni e senza riserve di fondo. Per una volta non mi sono sentito minoranza o addirittura individuo isolato. E’ stata una bella sensazione.

Purtroppo è durata poco. Poi, mi sono risvegliato all’incubo.
E la questione che vorrei affrontare è questa. Al di là delle contraddizioni che sono riemerse non appena alle due volontarie è stata data la parola, e hanno smesso di essere icone per ritornare a esprimersi come persone, a me è parso che l’intera vicenda abbia iniziato a puzzare della fin troppo conosciuta menzogna e ipocrisia e demagogia nostrana, nel momento in cui è emersa la notizia del pagamento di un riscatto.

Ho ascoltato e letto. Non ho la televisione ma ho internet e la radio. Eppure mi pare che la posizione generalizzata sull’argomento sia allarmante. Quasi tutti considerano il pagamento di una somma ai rapitori come un peccato veniale.

Ecco. Ci siamo. Non solo ritorno a sentirmi minoranza, ma anzi una vittima del solito teatrino, questa volta ancora più crudele del solito.

Insomma, vorrei sentire delle opinioni, ma è me pare che la bella figura di chi ha ottenuto il rilascio degli ostaggi, mentre sono ancora prigionieri i francesi e l’inglese, e tanti altri di tante nazioni del mondo, si converta così nella peggiore infamia che possa colpire una nazione (e che purtroppo non per la prima volta nella storia colpisce la nostra). L’Italia ancora una volta ha fatto il doppio-gioco. Ha trattato con il nemico a fini demagogici. Ha finanziato chi uccide i suoi stessi soldati. Ha dimostrato una superficialità imperdonabile e ridicola se non fosse così tragica.
Ha, con una sfrontatezza che fa vergognare di essere italiani, ceduto al ricatto nella maniera più vile.
Per quanto possa disapprovare l’occupazione americana e la linea dura di Bush con il terrorismo, la condotta del governo italiano, e l’approvazione che ha ottenuto anche dall’opposizione, mi pare davvero il peggio che sinora si sia visto dall’inizio di questa guerra. L’Italia non paga il prezzo delle sue scelte. L’Italia ha due facce entrambe orribili. L’una schierata accanto agli Stati Uniti nell’intervento militare. L’altra che contraddice questo ruolo per pura vigliaccheria. Per il non prendere sul serio nemmeno una guerra. Nemmeno la morte dei propri soldati, dei propri giornalisti, dei propri civili. L’Italia è l’unico paese al mondo che dimostra apertamente di non rispettare né i morti altrui né i propri.

Ripeto, mi piacerebbe sentire le vostre opinione. Mi piacerebbe molto non aver capito niente e sbagliarmi.

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18 Responses to RI(S)CATTO

  1. Elio Paoloni il 1 ottobre 2004 alle 13:39

    Il governo smentisce, e non può fare altrimenti: in questo paese, se i sardi ti rapiscono il figlioletto lo Stato blocca i tuoi beni affinché tu non sia tentato di soggiacere al ricatto, e se ti sbatti per trovare altri fondi con cui pagare il riscatto diventi un favoreggiatore. In questo paese, durante il rapimento Moro, si evitò non solo di concedere quanto richiesto ma si demonizzò Craxi che chiedeva semplicemente di tentare un contatto, di scambiare almeno quattro chiacchiere con quei terroristi. Come potrebbe il governo ammettere di aver pagato ora?
    Ma potrebbe anche essere vero: i pagamenti non sono sempre in denaro, del resto. Sono tante le cose che si possono concedere (vedi i casi francesi).

  2. vincenzo garzillo il 1 ottobre 2004 alle 16:22

    Io mi sono sentito talmente distaccato che mi sono fatto paura da solo.
    La vicenda mi è sembrata talmente surreale che alla notizia della liberazione non ho provato nemmeno sollievo (che credo sia il livello minimo di reazione emotiva per un essere umano, quando cessa una situazione angosciosa). Credo che sia il mio modo personale di reagire alle prese in giro. Succede più o meno così: se mi riferiscono che un mio caro sta male, io mi preoccupo. Se però mi dicono che un mio caro si è fatto male atterrando sulla luna, la cosa mi puzza perché nessuno dei miei cari fa l’astronauta; quindi rimango sul chi va là, in attesa di incontrare il mio caro, guardarlo, ascoltarlo, farmi raccontare. Ecco, direi che per me questo livello di “chi va là”, in questo caso non è mai cessato.
    Sono un isolato o questa vicenda (e i media in generale) fanno questo effetto anche ad altri?

    Un’altra osservazione è sulla violenza con cui la gente reagisce a commenti come quello che ho appena fatto. Diventi il mostro. Come se la colpa più grave non fosse quella di chi occulta (i media), ma quella di chi proprio per colpa della sua diffidenza verso i media non si unisce al coro del dolore generale e del sollievo generale. Accade come in un rito: la comunità si riconosce e si fortifica, e non è ammesso un sentire diverso da quello comune.
    E allora avanzo una ipotesi: forse da noi il “rispetto per i morti propri e altrui” si esprime proprio in questo rito, sincero, potente, profondo, viscerale? E’ questo rito che scavalca qualsiasi pensiero sui retroscena?
    Perché, se è così, da una parte mi piace, mi esalta, vedere unita la comunità, dall’altra mi vergogno del politico e dei media, che diventano automaticamente responsabili di sfruttare ciò che abbiamo di più sacro.

  3. silvia brusotti il 1 ottobre 2004 alle 16:48

    Il governo smentisce come aveva smentito per i tre Agliana, Stefio e Cupertino. Ma a me pare evidente che il riscatto si sia pagato oggi come allora. La liberazione di ogni ostaggio richiede un prezzo da pagare. E di solito non è mai soltanto l’impegno e l’attenzione nel tentativo di stabilire trattative delicate, rischiose e complesse. Quasi sempre c’è la concessione di qualche cosa. E anche se questa concessione avviene, non è detto che gli ostaggi vengano salvati. Il governo italiano, la croce rossa, i servizi segreti, le forze politiche, gli intermediari in iraq, in Gordania e in Kuwait, si sono infatti presa un’enorme responsabilità ad andare incontro alle ragazze, in entrambi i casi. Sia se il riscatto è stato pagato, sia se non lo è stato.
    Immagino che ogni Paese che abbia ottenuto i suoi ostaggi vivi, abbia dovuto pagare, in questa guerra scellerata e assurda, qualcosa.
    Ma a questo punto conviene farsi alcune domande e stabilire alcuni ordini di priorità:
    – 1. Quanto vale la vita delle persone rapite? Capire se la vita degli ostaggi è al priorità più alta o no (in caso contrario elencare qual’è l’ordine gerachico di importanza delle priorità)
    – 2. Capire da che parte stare (con gli americani, con l’ONU, con l’Europa, con la resistenza irachena, con i banditi che vogliono solo soldi, con i rapiti)
    – 3. Capire chi sono realmente i “sequestratori”. (resistenza irachena, fondamentalisti islamici, corpi paramilitari, servizi segreti esteri, banditi comuni). Per non usare più a sproposito i termini.
    – 3. Scegliere se pagare un riscatto è più o meno peggio che usare i soldi solo per armi, guerra e bombe. Per avere una chiara priorità di come e per che cosa uno stato deve spendere i suoi soldi.
    Domande non semplici, che agitano coscienze e mettono a dura prova anche le posizioni ideologiche più arroccate.
    L’ardua sentenza ai posteri.

  4. sEp il 1 ottobre 2004 alle 16:52

    sono tristemente daccordo e vi rimando a questo link http://www.repubblica.it/2004/i/sezioni/esteri/itaraptre/baldoni30/baldoni30.html

  5. lorenzo galbiati il 1 ottobre 2004 alle 20:56

    Tu dici: mi “pare che la bella figura di chi ha ottenuto il rilascio degli ostaggi, mentre sono ancora prigionieri i francesi e l’inglese, e tanti altri di tante nazioni del mondo, si converta così nella peggiore infamia che possa colpire una nazione”
    Francamente mi sfugge il passaggio logico: noi saremmo infami perchè abbiamo trattato con i sequestratori e ottenuto il rilascio delle ragazze (pagando FORSE un riscatto) perchè inglesi e francesi non sono ancora riusciti nel medesimo intento? Mi sembra assurdo…
    “L’Italia ancora una volta ha fatto il doppio-gioco. Ha trattato con il nemico a fini demagogici. Ha finanziato chi uccide i suoi stessi soldati.”
    -Quale sarebbe il doppio gioco se governo e opposizione insieme hanno ammesso di trattare?
    -Che differenza c’è tra i “fini demagogici” e il fine umanitario di salvare due vite umane?
    -Ammesso che li abbia finanziati, se non lo faceva probably uccidevano due civili…che gli stessi uccidano i nostri militari è tutto da dimostrare.
    “Ha, con una sfrontatezza che fa vergognare di essere italiani, ceduto al ricatto nella maniera più vile.”
    – Libero di vergognarti, io invece tra i molti motivi di vergogna per essere italiano non considero certo questo. Non mi pare poi che abbia ceduto del tutto al ricatto, se la prima richiesta era quella di liberare donne iraqene detenute.
    Concludo: se sia più morale pagare un riscatto e salvare due vite, o non trattare con dei sequestratori presunti assassini, è questione aperta. Io francamente sono favorevole alle trattative perchè credo che la priorità sia la vita umana da salvare nell’immediato; inoltre, non ritengo un caso che i governi che fanno i duri (USA, GB) siano quelli che hanno le maggiori responsabilità della situazione folle che si è creata in Iraq per combattere il regime di Saddam: regime che ha potuto instaurarsi proprio grazie alla complicità americana (ma non solo).
    No, non credo proprio che l’Italia vinca la gara dell’infamia. Paga solo la falsa coscienza (del governo) di essere andata in Iraq a fiancheggiare gli occupanti e di aver inteso questo ruolo come una missione di pace.

  6. marco rovelli il 1 ottobre 2004 alle 23:04

    Molte cose che avrei voluto dire le ha dette lorenzo per me. E’ un bene, parlando in generale, che lo ‘Stato’ deponga le sue pretese ‘assolute’ e scenda a patti, riconoscendo controparti. Che si riconosca parte fra le parti. Anche se ciò non accade consapevolmente, e non si tratta che di un ‘contro-senso’ ( e il senso, si troverà il modo di rafforzarlo con qualche altro mezzo). Invocare la coerenza di guerra è cosa che mi mette qualche brivido addosso, lo confesso: diventa una questione d’onore – onore infangato, dunque infamia. E l’onore non mi pare un concetto politico condivisibile.
    E poi, dire che questa vicenda è “il peggio che sinora si sia visto dall’inizio di questa guerra”, mi pare un po’ troppo.

  7. giovanni maderna il 2 ottobre 2004 alle 01:19

    Premetto: è evidente che ho scritto quello che ho scritto dando per vero il fatto che sia stato pagato un riscatto in denaro. Perché sono convinto che così sia accaduto. E in ogni caso mi riferisco agli atteggiamenti di chi ha, in ogni caso, preso in considerazione questa strada come percorribile: giornalisti, opinionisti, politici di destra e di sinitra.

    Io non parlo di “questioni d’onore”, sarebbe assurdo. Ma il rinunciare a ogni coerenza, a un codice di comportamento preciso, quando si intraprende un’occupazione militare di un paese, di fatto una guerra, mi pare porti al rischio di adottare ogni volta una morale diversa a seconda della convenienza, di rendere la guerra ancora più sporca, al rischio che esistano ostaggi per i quali vale la pena trattare fino ad un certo punto e altri per i quali si può arrivare a pagare con denaro e chissà che altro.

    Questo non comporta necessariamente posizioni “assolute”, anzi può voler dire il contrario, cioè che si cerchi innanzitutto di capire chi si ha di fronte e ci si regoli di conseguenza. Mentre qui mi pare che nessuno di coloro che hanno così abilmente trattato abbia chiarito se questi rapitori erano guerriglieri, terroristi, fondamentalisti o altro. Si è pagato e basta, e appunto questo mi pare inaccettabile, perchè fa perdere credibilità a tutti i tipi di intervento del nostro paese in quel contesto.

    scrive Lorenzo:
    Quale sarebbe il doppio gioco se governo e opposizione insieme hanno ammesso di trattare?

    Il doppio gioco è che l’Italia in questa guerra è fino a prova contraria schierata con le truppe d’occupazione, e ha come scopo primario quello di debellare ogni gruppo di resistenza armata, di portaare il paese in una dimensione di legalità; quindi un conto è trattare in senso diplomatico, nell’ottica di una distensione dei rapporti (ad esempio come è stato anche fatto accettando di curare nel nostro paese vittime della guerra, etc.), un conto è versare del denaro con ogni probabilità destinato a finanziare i gruppi armati.

    -Che differenza c’è tra i “fini demagogici” e il fine umanitario di salvare due vite umane?

    C’è la grossa differenza che per la demagogia alcune vite umane valgono più di altre, mentre nell’ottica umanitaria no. Qualcuno ad una trasmissione su radiouno ha detto: “invece di stare a cercare il pelo nell’uovo, a insinuare il dubbio di un riscatto, si pensi ai bambini morti nella strage terrorista del giorno dopo la liberazione delle due italiane. Quello è un fatto.” Ebbene il rischio è che le due cose non siano slegate. Che se si è finanziato l’acquisto di armi con un riscatto versato, implicitamente si è dato molto più valore alla vita di due italiane (ma io direi, ancor più che alla loro vita, all’impatto mediatico che questa liberazione poteva avere) che a quella di decine di iracheni.

    -Ammesso che li abbia finanziati, se non lo faceva probably uccidevano due civili…che gli stessi uccidano i nostri militari è tutto da dimostrare

    Certo. Ma non mi pare una buona ragione per cedere. A chi NON si dovrebbe pagare riscatto, solo a chi dice espressamente che userà i soldi il giorno dopo per un attentato contro italiani (se si tratta di inglesi o americani se ne può discutere)?

  8. Marco Motta il 2 ottobre 2004 alle 06:50

    “In questo paese, se i sardi ti rapiscono il figlioletto lo Stato blocca i tuoi beni affinché tu non sia tentato di soggiacere al ricatto, e se ti sbatti per trovare altri fondi con cui pagare il riscatto diventi un favoreggiatore.”
    Il paradosso e’ evidente solo pensando a quanto sopra, e ci sono altre centinaia di esempi analoghi. Non dico che sia giusto nessuno dei casi ma sono indignato con chi sostiene che la coerenza della guerra sia una mostruosita’, anche perche’ la disparita’ nel giudicare il peso di vite umane, questo sembra piu’ mostruoso ancora; soprattutto quando il metro e’ la mediaticita’ dell’evento. Non vorrei fare della morale, ma credo che ci siano buone ragioni per allarmarsi del fatto che la rappresentazione mediatica del mondo stia influenzando non solo la politica ma la morale, l’etica, la metafisica. E sono terrificato.

  9. andrea barbieri il 2 ottobre 2004 alle 09:21

    Giovanni dici delle cose sensatissime, però, non so, io avrei pagato comunque.
    O.T. Ho guardato la tua bio per scoprire i film che hai fatto. Be’ buon compleanno.

  10. Silvia Brusotti il 2 ottobre 2004 alle 10:56

    Giovanni,
    è vero c’è stata incoerenza nella politica del governo.
    Da una parte si fiancheggiano forze di occupazione e ci si schiera armati, sparando, se capita, anche su civili. Dall’altra si fa invece di tutto, in maniera platealmente mediatica, per salvare due italiane. E’ vero, tutto ciò è incoerente.
    Ma ripeto, la coerenza è più importante della vita umana?
    Insomma, è stato meglio salvarle o no queste due vite, anche a rischio di incappare nella grave colpa dell’incoerenza?
    E infine è meglio essere contraddittori, o lindi e impeccabili ma alimentare la spirale di morte?
    La vicenda del riscatto la si risolve in modo molto semplice. A chi andranno questi soldi? Chi ti dice che serviranno per comprare armi? Potrebbero servire anche ad altri fini: dare da mangiare, cure mediche, nella costruzione di case. Noi di certo, confusi e plagiati da un’informazione “embeded” non lo sappiamo e non lo sapremo mai.

  11. lorenzo galbiati il 2 ottobre 2004 alle 12:33

    Giovanni, i problemi morali che poni con:
    “C’è la grossa differenza che per la demagogia alcune vite umane valgono più di altre, mentre nell’ottica umanitaria no”
    “A chi NON si dovrebbe pagare riscatto, solo a chi dice espressamente che userà i soldi il giorno dopo per un attentato contro italiani (se si tratta di inglesi o americani se ne può discutere)?”
    non possono essere risolti uscendone del tutto “puliti”, nel momento in cui c’è un rapimento. Occorre quindi fare una scelta. Io applico il criterio di “fare la cosa giusta” passo dopo passo, così come la vede la mia coscienza, ovviamente. E secondo me il primo passo era trattare, pagando anche un riscatto, se necessario, e il secondo passo sarebbe ora quello di andarsene dall’Iraq. Tu dici che i soldi pagati potrebbero essere usati contro carabinieri, militari USA o GB, o contro iraqeni “collaborazionisti”. Secondo me un iraqeno ha il “diritto” di muover guerra a militari occupanti, quindi potrei dirti che la vita di un marine in Iraq, e anche di un carabiniere, “vale meno” di quella di un iraqeno, per il semplice fatto che l’iraqeno sta sulla sua terra…già, ma erano tutti iraqeni i rapitori? Qui si aprirebbe un altro discorso, estremamente complesso.
    Forse la risoluzione moralmente più rivoluzionaria sarebbe quella di abbandonare l’Iraq anche sotto il ricatto di un rapimento. Dire: voi terroristi avete ragione, non dovevamo occupare la vostra terra, quindi ce ne andiamo. Fantapolitica? Immagino tutte le possibili obiezioni, però chi ha la soluzione in tasca per uscire dalla spirale di guerra e terrorismo che affligge la Terra da quasi cento anni?
    Gandhi, qualche risposta rivoluzionaria l’ha data. Quando divennero indipendenti India e Pakistan, si scatenò subito una guerra tra i due paesi. A seguito delle pratiche amministrative che divisero l’unione indiana in questi due stati, l’India doveva al Pakistan un enorme somma in denaro. Gandhi chiese al governo indiano di versarla: i debiti vanno pagati. Nehru e i ministri rispondevano: così useranno quel denaro per farci guerra. Gandhi, che stava digiunando per la pace tra indù e musulmani, riuscì a convincerli. Questo non risolse la guerra, ma aprì a Gandhi la possibilità di andare in Pakistan; purtroppo, però, fu ucciso pochi giorni dopo: non possiamo sapere cosa sarebbe successo continuando a “fare la cosa giusta”…

  12. Silvia Brusotti il 2 ottobre 2004 alle 18:04

    Lorenzo, condivido pienamente quello che dici. Ti faccio i complimenti per la chiarezza!

  13. another lorenz (fl) il 2 ottobre 2004 alle 22:45

    caro Lorenzo, “la spirale di guerra e terrorismo che affligge la Terra da quasi cento anni” è iniziata con quella sporca vicenda di Caino e Abele, che io sappia. Per il resto son d’accordo con l’approccio pragmatico del passo passo. C’è una guerra. Quindi battaglie. Alcune si vincono, altre no. Può capitare che chi combatti sia momentaneamente, in una determinata situazione contingente, più forte di te. Se rapisce due ragazze che SONO e SEMBRANO il simbolo stesso del bene, e può decidere della loro sopravvivenza, allora è in vantaggio. Far finta che non lo sia è come dichiarare di aver vinto le elezioni quando le si è perse. Un esercizio di demagogia. Il riscatto andava pagato. Liberarle, liberarle! è successo, e – tanto meglio – senza un temuto blitz militare (per cui poi i pasdaran del fucile a giocare di paternalismo: “siamo andati a toglierle dai pasticci noi uomini, quelle ingenuotte”).
    L’intransigenza contro i terrorismi è un luogo comune. Se il nemico ti costringe a trattare, tu tratti, cercando i margini di trattativa più convenienti (o pagando tutto adesso per fargli l culo poi, no?). Se non lo fai perdi. E l’ostaggio muore.
    L’ostaggio deve vivere sempre. Non sapendo leggere il cielo stellato, l’ho letto nel mio cuore.

  14. Elio Paoloni il 3 ottobre 2004 alle 16:45

    L’esempio di Lorenzo non mi sembra calzante: i debiti di uno stato sovrano verso un altro hanno poco a che vedere col denaro versato ai terroristi.

    – senza un temuto blitz militare (per cui poi i pasdaran del fucile a giocare di paternalismo: “siamo andati a toglierle dai pasticci noi uomini, quelle ingenuotte”).

    Beh, è successo proprio questo, senza fucile, certo, ma gli odiati governanti e le schifosissime spie hanno dovuto mollare tutto e darsi da fare per tirarle fuori. I giapponesi che hanno avuto la stessa avventura (dichiarazioni pacifiste e antigovernative, baldanzosa partenza, rapimento e rilascio) hanno almeno avuto il buon gusto di scusarsi per il fastidio procurato alla nazione. E continuano a vergognarsi, non sono diventati gli eroi del paese e della Tv.

  15. andrea barbieri il 3 ottobre 2004 alle 19:49

    Se non avessero invaso l’iraq illegittimamente le due Simona sarebbero state rapite?
    Chi ha ricevuto dunque il fastidio?
    Basta spostarsi un po’ e il campo visivo diventa completamente diverso.

  16. Lavinia il 6 ottobre 2004 alle 08:37

    a me scandalizza un’altra cosa: che per le due Simone si sia pagato e per altri ostaggi no (Baldoni e l’iracheno “italiano”, ad esempio, ma credo vi siano altre persone), facendoli morire. Vorrei capire la differenza fra loro e gli altri, cosa è successo.

  17. andrea barbieri il 8 ottobre 2004 alle 11:38

    Ciao lav, ci conosciamo mi sa. Sei tu che avevi organizzato la mostra su Pinocchio a Pontassieve vero?
    ciao

  18. emmina il 8 ottobre 2004 alle 17:03

    Volevo commentare Scarpa, ma qui è un putiferio di blog! Si commenta mensilmente??



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