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Touching the void

di Giovanni Maderna

Nelle sale c’è in questi giorni un bel film-documentario. Lo segnalo così, giusto perché un film guardabile è diventato nel circuito di prima visione una rarità, uno bello poi…
Si tratta di “La morte sospesa” (Touching the void), tratto dal romanzo di Joe Simpson che racconta la sua impresa alpinistica sulla vetta del Siula Grande (Perù). Una docu-fiction che con asciuttezza britannica racconta né più né meno come andarono le cose e riesce, senza retorica, a parlare della vita, della morte e della verità. Niente meno. La voce narrante del protagonista verso la fine afferma “quando ho sentito che al mio grido non rispondeva nessuno, in quei secondi di silenzio, lì ho perso qualcosa. Ho perso me stesso.
E’ un film che in una scalata di 7 giorni racconta il viaggio al termine della notte di un uomo di 25 anni, un uomo che dopo quella impresa non ha mai smesso di fare l’alpinista, un uomo che sembra ricordarci, come Céline, che “la verità della vita è la morte”.

5 Commenti

  1. Naturalmente, da fanatico della montagna [ma arrampico solo fino al III/IV grado, con una predilezione per le vie normali e le ferrate:-)], sono corso anch’io a vederlo (a Treviso, perché a Venezia non c’era e a Marghera lo davano solo a mezzanotte e tre quarti).
    Ti dirò che l’idea di calarsi in fondo a un crepaccione con una gamba spezzata per poi avere il colpo di culo di trovarci una simpatica via d’uscita, segnalata dal classico raggio di sole, mi ha fatto un po’ sorridere… ma tant’è, il film si è lasciato guardare senza protestare:-/

  2. Spinto dall’invidia derivante da un’esperienza di montagna ancora più cauta di quella di Angelini (II/III grado, predilezione decisa per normali e ferrate) rincarerei la dose: il richiamo filosofico-esistenziale è soltanto una posticcia cornice nobilitante per quel “desiderio mimetico”, a-s-s-o-l-u-tamente narcisistico, che è la vera molla di TUTTI gli alpinisti “competitivi”, che, per sentirsi invidiati da chi essi stessi invidiano ardentemente, sono davvero disposti a rischiare l’osso del collo. Solo che non vengano poi a fare i finti “contemplativi”…

  3. No, Elio, il narcisismo è solo una componente collaterale. Copio-incollo quanto scritto altrove:

    «BISOGNO DI PENDENZA»

    Tutti attraversiamo la fase caratterizzata da un fortissimo bisogno di dipendenza (dalla madre, dalle cure parentali, eccetera). Poi, lentamente,
    ci avviamo verso l’autonomia e quell’antico bisogno sopravvive in forme solo sopite e attenuate (dipendenza da una donna, da un personaggio idealizzato, dal lavoro eccetera).
    In alcuni casi, però, l’antico bisogno di dipendenza si traforma in un vero
    e proprio BISOGNO DI PENDENZA e allora non resta che avviarsi per piani inclinati, appunto pendenti… con lo sguardo rivolto alle cime:-)

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