Doris Lessing: la pax europea sta per finire

4 novembre 2004
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Conversazione con Doris Lessing di Serena Gaudino

doris-lessing.jpgA ottantasei anni, cinquanta libri, centinaia di incontri pubblici e altrettanti articoli apparsi su tutte le più importanti testate del mondo, Doris Lessing esercita ancora un fascino violentissimo.
Due libri, in pochi mesi, hanno riportato su di lei l’attenzione dei media e del popolo dei lettori. Da un lato “Le nonne” edito da Feltrinelli che raccoglie tre lunghi racconti il primo dei quali dà il titolo al libro, dall’altro “Mara e Dann”: una favola futuristica tra realismo e fantascienza, uscito in Inghilterra nel 1999 e oggi tradotto in Italia da Fanucci (editore anche di “Memorie di una sopravvissuta”) per la prima volta.

Mara e Dann” è la storia di due ragazzini che in una notte di trambusto, in Ifrik – l’Africa del futuro – vengono portati via dalla propria casa, strappati dalla famiglia e gettati in una vita d’avventura pericolosa e drammatica. Ed è il futuro di Doris Lessing a incuriosire: lande desolate distrutte da eventi calamitosi, città devastate dalla rivoluzione tecnologica, famiglie frammentate, bambini abbandonati in gang che seminano violenza, e bambini raggruppati in utopiche comuni autogestite, orde di nomadi in cerca di qualcosa di indefinito avvezzi alla trasmigrazioni: da un luogo fisico a un diverso luogo dell’anima, ecco gli elementi chiave della Lessing ultima maniera.

Signora Lessing, è mai stata a Napoli?

«No, purtroppo no. O almeno non ancora. Tanti anni fa sono stata in Italia per un periodo abbastanza lungo ma qualcosa mi ha sempre trattenuto in un altro posto».

Però in “Memorie di una sopravvissuta” lei è riuscita, circa trent’anni fa, a descrivere una città europea che per certi versi potrebbe essere la Napoli di oggi.

«Sì, certo potrebbe essere Napoli come ogni altra città di oggi massacrata e scossa dalla rivoluzione tecnologica e quindi dallo stesso male di civiltà: problemi, dinamiche, paure, ansie e violenze».

Tra l’altro anche Napoli come molte città del mondo, anche se in modi diversi, è afflitta dal fenomeno delle baby gang.

«Be’, il fenomeno delle baby gang è vasto, complesso e con radici nell’antica Bisanzio. Lì c’erano orde barbare di ragazzini che razziavano letteralmente il territorio e per liberarsi di questi crudeli personaggi il popolo faceva in modo che le bande si affrontassero tra loro e si eliminassero a vicenda. Nei miei libri non faccio altro che fotografare un malessere di fondo comune a tutti».

Parliamo di “Mara e Dann”: un romanzo con un risvolto politico che lancia anche violente provocazioni.

«Qui ho lanciato l’allarme sul disastro sociale e ambientale che stiamo vivendo. E lo dice lei stessa confrontando la mia letteratura con la sua Napoli».

In questo libro scritto ormai cinque anni fa lei coglie l’occasione per commentare i peccati e la debolezza dell’umanità di oggi, per parlare di guerra, schiavitù, razzismo e discriminazione sessuale.

«Molti di questi problemi sono trattati nei miei libri e lo scopo è unico: mettere in risalto la capacità di amare del genere umano».

In qualche caso le donne che tratteggia sembrano donne italiane e soprattutto napoletane: incantate, protettive.

«Oh, ma le donne napoletane credo che siano uguali a tutte le donne, troppo protettive nei confronti dei bambini di oggi, partoriti dalla crisi e dalla catastrofe ma che inevitabilmente si avviano verso il disastro. Spiacente di dirlo, ma la pace di questi ultimi 50 anni di storia europea finirà, non dobbiamo illuderci, non durerà ancora».

Ma allora sarebbe meglio non farli i figli?

«Non dico questo, anzi. Le donne devono continuare a farli e in particolare le donne italiane. Trovo curioso che l’Italia, paese ricco e evoluto, abbia un tasso di natività così basso da farla stare in coda ai paesi europei».

Lei è molto legata al mondo dell’infanzia e della prima adolescenza, perché?

«Perché a quell’età i miei protagonisti non hanno ancora scudi, saracinesche e quant’altro. Sono malleabili e allo stesso tempo crudeli e cinici, ma inconsapevolmente. A quell’età, i personaggi possono essere ciò che vuoi. Sono perfetti per delimitare la fine di un mondo e l’inizio di un altro».

L’attuale guerra al terrorismo sta facendo molte stragi in occidente e in Iraq. Che posizione ha assunto nei confronti del suo governo?

«C’è una strana tendenza nel credere che i romanzieri siano in grado di dare delle risposte. Ma io non ne ho. E tra l’altro, oggi siamo in Iraq: nessuno ci ha chiesto un parere contrario o favorevole. Siamo lì nonostante il fatto che milioni di persone in tutto il mondo avessero sfilato contro la guerra. Ho l’impressione che persone come Blair, Putin e Berlusconi siano attratte da quelle che considerano loro padri protettivi, e così Blair segue Bush, Berlusconi segue Blair e Bush, e Putin tutti gli altri per non sentirsi escluso».

La intrigherebbe scrivere un romanzo ambientato in un’epoca futura con un protagonista d’eccezione come il Vesuvio?

«Oh sì, ma prima spero di vederla questa città e di innamorarmene come è successo per tutte le città italiane che ho avuto la fortuna di visitare».

Pubblicato su La Repubblica – Napoli di sabato 23 ottobre 2004.

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