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Le scimmie… (43)

di Dario Voltolini

non erano mai cominciate
mettere tutte quelle cognizioni insieme
ne valeva la pena?
era lì il senso dell’operazione?
non essere più sulla cima spumosa dell’ultima onda
sostenuti in alto spinti su dalla forza intera di tutto il mare
bensì nel canneto a ricomporre con le briciole
qualcosa dell’immenso asciugamano
stancamente sorridendo irridendo
se passavano spiriti avvampati ingenuamente
c’è una lezione da imparare
come sempre
e come sempre questo vale anche
per coloro che ce la vogliono impartire
è così contigua la perdita al guadagno
che poche volte si ha il tempo di riflettere
e permalosi stiamo nel ristagno
senza connettere senza rimettere
in movimento la situazione
anche sapendo che così potremmo forse
identificare i punti di gioco delle morse
i cardini ciechi dell’automazione
potremmo volgere al nostro attivo
i bachi le falle della tenaglia
costringendoci al gesto privo
di calcolamenti perdenti vincenti
semplicemente sapendo che sbaglia
chi ignorando il gioco il gioco ritenti
preterita informazione lasciata oltre i mattoni del muretto
si stacca una lastra di ghiaccio e sprofonda lontano
lontano bluastro tramonto raggelato in minore
stigmate osservate increduli passioni smerciate
riprese concave convesse sotto la lamiera del tettuccio
questo viaggio non finisce mai? (attraverso i prati delle valli
saltando sui ponti sconnessi dove passa di sotto l’acqua di montagna
gelida sorgiva nevosa) non provare rimorso per quello che hai fatto
lasciate scorrere quell’elenco di fatti
srotolate la pergamena
dove sono andate a nascondersi le calure le arsure le paure
quei trafelati respiri quel senso di strozzamento
che ci coglieva negli ingressi moquettati
fra i pannelli fonoassorbenti e le porte automatiche?
l’ultima volta che sei andato da un medico era per la mancanza di respiro
il punto del torace su cui tutto convergeva
aveva ceduto
ma adesso sai che non era successo niente
niente d’importante
abbandonata ogni informazione un tempo reperita secondo un fine
abbandonata e lasciata scorrere lontano
lontanissimo nel buio sprofondato
disinfettato
una scatola di cartone vuota
fa clac clac
il meccanico ha due dita della mano destra
irrigidite

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