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Le scimmie… (61)

di Dario Voltolini

con un asciugamano
mentre raggiungeva l’automobile parcheggiata
sul ciglio della strada principale
è pomeriggio
i tavoli della trattoria sono deserti
piove
la sterrata prosegue sotto una volta verde
fatta dai due filari che la fiancheggiano
sono alberi alti e hanno foglie larghe
le fronde si ricompongono sopra la strada
fittamente da non vedersi il cielo
si intrecciano e fanno un unico
arcuato corpo vegetale
la strada sembra protetta da una galleria
la pioggia viene filtrata dal fogliame
e quando cade sulla sterrata
è irregolare
mentre invece sul lago le gocce scendono apparentemente equidistanti
arricciando l’acqua senza lasciare zone calve
la sterrata
benché coperta nella sua galleria verde
è luminosa
e ancora tiepida
un ciclista ingobbito
con la sua tuta aderente e variopinta
pedala silenzioso
nella macchina rossa dorme una bambina
il conducente parcheggia vicino alla trattoria
scende e si avvicina al seno del lago
che lì arriva proprio ai piedi
come un cane da lontano
sono passati sette otto anni
da quando era solito venire a consumare
qualche rapido pranzo nella pausa di lavoro
la fabbrica non è distante dal lago
in senso chilometrico s’intende
ma la scena cambia in modo drastico
e anche un tempo inferiore all’ora
dava a chi consumava quei pranzi
il senso di un distacco netto
altre volte invece d’estate
facevano persino un tuffo
due bracciate
invece di pranzare
s’incuneava la vacanza
dentro il corpo del lavoro
lo pungeva di fresco
di profumo lacustre
nuotando si arriva facilmente sull’altra sponda
che scende in acqua in un intrico di rami e radici
se si smuove l’acqua fa una nuvola di fango
che è la differenza principale fra il lago e il mare
oltre al salato
e al fatto che un lago è molto più silenzioso
sembra che ti spii

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