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Un bel film di Gaglianone

di Dario Voltolini

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Venerdì 21 gennaio 2005

ore 20.00

Aula Magna Centro Studi

Cinemazero
in collaborazione con pordenonelegge.it

presentano in anteprima il film

Nemmeno il destino
di Daniele Gaglianone

Interverranno il regista Daniele Gaglianone

e Gianfranco Bettin, autore del romanzo da cui è tratto il film.

L’incontro sarà coordinato dal critico Roberto Ellero.

Tratto liberamente dall’omonimo romanzo di Gianfranco Bettin presentato a Venezia nell’ambito delle “Giornate degli autori”, Nemmeno il destino è una storia di periferia: urbanistica, ma anche dell’anima. In questo spazio, sia fisico che mentale, si muovono i due giovani protagonisti.

“Questo film – ha spiegato il regista – è per tutti quelli che si sono perduti per sempre, per coloro che si sono perduti e ritrovati, per tutti gli amici conosciuti in quell’età dove si diviene amici d’istinto, per tutti i genitori e i figli che si sono capiti troppo tardi, per quelli che non ci stanno, che pensano che ci debba essere un’altrove da conquistare. E’ una rabbiosa elegia, un pianto gridato, un urlo silenzioso e muto contro i fantasmi del passato e i mostri del presente”.

Daniele Gaglianone si è laureato in Lettere Moderne all’Università di Torino, corso di laurea in Storia e critica del cinema con Gianni Rondolino. Dal 1991 collabora con l’Archivio Nazionale Cinematografico della Resistenza di Torino. Ha esordito con il cortometraggio ‘La ferita’ (1991), secondo classificato al IX Festival ‘Cinema Giovane’. Nel 1992, con ‘Era meglio morire da piccoli’ vince il Festival ‘Cinema Giovane’. Nel 1994 il corto ‘L’orecchio ferito del piccolo comandante’ ottiene una menzione speciale al Festival di Locarno (sezione ‘Pardi di domani’) ed il primo Premio al Festival del Cinema Mediterraneo (1995).
Nel 1995 vince il Festival del documentario italiano ‘Libero Bizzarri’ con ‘Cichero’.

Tre anni dopo ha collaborato alla sceneggiatura ed è stato assistente alla regia per i film di Gianni Amelio ‘Così ridevano’ (Leone d’oro alla LV Mostra di Venezia) e ‘Vratite se’. Nel 1999 ha formato il gruppo teatrale ‘Ilbuiofuori’. ‘I nostri anni’ rappresenta il suo esordio alla regia di lungometraggi. Per la televisione ha collaborato al programma “Le stagioni della resistenza”.

Esordisce nel lungometraggio con I nostri anni nel 2000.

Gianfranco Bettin, scrittore e saggista, ha pubblicato il primo romanzo nel 1989 Qualcosa che brucia edito dalla Garzanti e poi uscito in una seconda edizione da Baldini & Castaldi.

Con Feltrinelli, oltre ad alcuni saggi e reportage, ha pubblicato L’erede. Pietro Maso, una storia dal vero (1992) e Sarajevo, Maybe (1994) e, assieme a Maurizio Dianese, La strage. Piazza Fontana. Verità e memoria (1999) e Petrolkiller (2002) che ha vinto il premio dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro.

Il romanzo Nemmeno il destino, presentato in edizione economica in una nuova versione, è stato pubblicato per la prima volta nei “Narratori” nel 1997.

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6 Commenti

  1. Mentre il libro (prima versione) mi suscitò discrete emozioni e mi indusse a percorrere al più presto la ferrata delle Meisules (la “madre” di tutte le ferrate dolomitiche), il film che ne è stato tratto mi ha letteralmente fracassato le palle.

  2. Voltolini, tesoro, chi decide di aprire uno spazio interattivo (= voi di Nazione Indiana), non può permettersi di rispondere in questo modo a chi perde un minuto della propria esistenza per esprimere un commento, gradito o sgradito che sia. Forse sei solo amareggiato per il fatto che nessuno commenta o si fila più le tue tediosissime ‘scimmie’. Il film di Gaglianone è davvero deprimente. Se a te sembra “un bel film”, sei liberissimo di consigliarlo e di infliggertelo due volte al giorno prima dei pasti principali in DVD.
    Io di dire che a me, invece, ha fracassato le palle. Se dei commenti dei lettori non ti frega, chiedi ai tuoi colleghi di chiudere questo spazio.
    Ma non venirci però a raccontare che pubblichi in questa vetrina la versione integrale delle ‘Scimmie’ per ‘testarla’ pubblicamente.

  3. A me non importa molto se si filano o no le mie scimmie. E nello spazio interattivo posso dire la mia anche io, e cioè che non me ne frega molto di quello che tu pensi nella fattispecie sul film. Dovrei invece pensarci su e meditarlo? Non ti va quel film? E a me invece mi va.

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