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L’infibulatore # 3

di Carla Benedetti

– Però, ti rendi conto? La semiotica che si sposa con il complottismo. Con l’esoterismo! Con la visione postmoderna della storia. Con la New Age. Chi l’avrebbe detto! Un cerchio si chiude.

– Ho curiosato in rete, per vedere le reazioni ai thriller di Dan Brown. Recensioni ecc.

– Cos’hai trovato?

– Lo sapevi che il Codice da Vinci ebbe un importante lancio mediatico sul “New York Times“?

– No.

– Il 17marzo 2003, un giorno prima dell’uscita del libro, sulla prima pagina della sezione “arts”, Janet Maslin scriveva: “La parola con cui lo raccomando è un palindromo: wow!”. Una recensione tutta all’insegna dell’excitement…

– Davvero? Allora anche lì c’era un book-jay! … E di recensioni negative ne hai trovate?

– Sì, una dell’ Opus Dei, che va giù duro. Sai, nel Codice da Vinci la Chiesa si macchia dei peggiori crimini per tenere nascosta una verità su Gesù. In Angeli e demoni c’è un papa che concepisce un figlio senza venir meno al voto di castità, grazie all’inseminazione artificiale. E poi c’è uno ai vertici della gerarchia che fa anche di peggio… (non ti dico di più nel caso tu lo voglia leggere). E’ ovvio che lo stronca. Cosa vuoi che dica l’Opus dei.

– E per il resto?

– Qualche protesta di associazioni religiose, di storici, e una denuncia per plagio Ma per il resto sembra che in USA ne abbiano parlato tutti piuttosto bene.

– Come? Una denuncia per plagio!

– Sì, da parte degli autori di Holy Blood Holy Grail.

– Non ne ho mai sentito parlare. Cos’è questo libro?

– E’ stato un bestseller dei primi anni ’80, scritto da Michael Baigent, Richard Leigh e Henry Lincoln. Non un romanzo, però. Un saggio pseudo-storico (in inglese la chiamano “bogus history”) che racconta del Priorato di Sion e di altri fatti e teorie che trovi anche nel romanzo di Dan Brown.

– Ma se i tre autori danno per veri quei fatti, come possono parlare di plagio? Esiste il copyright anche per i fatti storici?

– No. E infatti si trovano in una buffa situazione. O dicono che si sono inventati tutto, e allora hanno qualche chance di vincere la causa. Oppure continuano a sostenere che la loro non è fiction, e la perdono.

– Ah, meraviglioso! Quasi direi che se lo meritano. E Dan Brown?

– Beh, lui è in una botte di ferro. Alla denuncia di plagio dice che Holy Blood Holy Grail ha messo in circolazione dei dati storici. Alle accuse di fallacia degli storici risponde che il suo è un romanzo e non aspira a alcuna verità storica. E’ un altro escamotage postmoderno: “Niente di ciò che dico può essere usato contro di me!” Cioè: la verità, morì fanciulla.

– Però, ci pensi! Le fantasie raccontate dai due bestseller sono ormai molto più popolari della verità storica!

– Sì, ma non è questo il punto.

– Qual è allora?

– Ti posso raccontare un barzelletta che forse non fa ridere? E forse me la ricordo anche male… Ma va bene lo stesso.

Un ricercatore di una base militare USA esce dal lavoro con un carriola piena di polistirolo. Lo perquisiscono scrupolosamente per paura che faccia spionaggio. Ma sotto il polistirolo non c’è nulla. “Sì, prendo un po’ di polistirolo perché mi serve per i lavori che sto facendo in giardino “. Lo lasciano andare. Il secondo giorno, la stessa scena. Il terzo giorno, idem. La guardia addetta alla sicurezza si insospettisce. “Tu stai rubando qualcosa!”. Ma sotto il polistirolo non c’è nulla. Il quarto giorno di nuovo con la carriola e il polistirolo. La guardia gli dice “Tu non me la fai. Sono sicuro che stai portando via qualcosa dalla base! E so anche che è inutile che controlli. Dimmi cosa stai rubando, o non ti lascio uscire” . L’altro: “E va bene! Con questa sono quattro. Ho rubato quattro carriole”.

– Un po’ fa ridere. Però a denti stretti… Quindi, se ho capito bene, il lettore di Dan Brown crede di portarsi a casa la soluzione di enigmi, di segreti tenuti nascosti per millenni. In realtà si porta a casa solo il contenitore. E’ così?

– Sì. Il lettore si porta a casa solo Langdom.

– Ma ora che vuoi dire?

– Voglio dire che si porta a casa la disposizione a guardare sotto. Cioè a non vedere la carriola…Sembra fatto apposta per sottrarre l’evidenza del reale agli occhi degli individui, per abituare le menti all’idea che ogni cosa ha bisogno di essere decrittata… Lo sguardo crittografico sostituisce la politica, fa a meno dell’antropologia, dell’ecologia, dell’economia, e stende marmellata simbolica sopra le violenze, le sopraffazioni, le ingiustizie e le menzogne che allagano il pianeta.

– Ma poi, scusa, se un segreto circola tra milioni di lettori significa che è un segreto di Pulcinella.

-Sì, ma non vuol dire. Quel che conta è l’aura del segreto penetrato. Fili nascosti che uniscono fatti e persone lontane nel tempo e nello spazio. Trame segrete che solo pochi conoscono. Ragnatele invisibili ai più … visibili solo a pochi eletti. Vuoi mettere? Langdom ti conduce tra i semidei. E’ come entrare nei salotti aristocratici di un tempo. Inaccessibili ai più, tenuti separati dai comuni mortali da una selva di blasoni e di simboli. I complotti sono come il Faubourg Saint-Germaine del mondo globalizzato. Fili segreti, verità nascoste, di cui solo pochi detengono la chiave. Avere l’onore di entrarvi, accompagnati da un professore di semiotica di Harvard, esperto di simbologia, è un piacere elitario…per le élites di massa. Non si spiega la fascinazione dietrologia senza questo elemento.

– Okay. Ma sai che la cosa più interessante su Dan Brown l’ho trovata su http://www.conspiracyarchive.com?

– Ah sì? E che cos’è?

– Un sito che si occupa di teoria dei complotti. Il suo intento dichiarato è di fare opera di informazione per aiutare a conoscere la “vera storia”. Quella che sta sotto…

– E parla bene di Dan Brown?

– Sì. Gli fa qualche tiratina di orecchie per le molte distorsioni storiche e teologiche che ci sono nel Codice da Vinci. Però nella sostanza gli piace.

– Per forza. Parlano della stessa cosa. Secondo la teoria delle cospirazioni c’è un’élite del modo che cospira per il potere del mondo, dominando i posti chiave nella finanza ecc… Come gli Illuminati secondo Langdom.

– Sì, però quella di Dan Brown è una fiction.

– Ma la forma mentis è la stessa.

– Hai ragione. Infatti quelli del cospiracyarchive ritengono che per far conoscere la “vera storia” sia necessaria un’analisi semiotica

– Cioè che sia necessario un investigatore come Langodm!

– Scrivono che il Codice da vinci ha il merito di riconoscere “ il potenziale della semiotica nell’analizzare i messaggi crittati dei cospiratori che occupano gli angoli oscuri della storia”. Per esempio i messaggi crittati dentro l’evento dell’11 settembre. Dicono che il potere cospirativo ha usato delle griglie popolari, come quella degli alieni sopra il Pentagono diffusa dal film Indipendance Day per costruire l’incantesimo, il miraggio semiotico della lotta contro il male. Quindi danno il benvenuto a Langdom.

– Che strano serpente qui si morde la coda! Come i creatori di virus e i creatori di programmi antivirus! L’élite al potere cifra e la semiotica decifra. L’una incritta, l’altra decritta. Cosa c’è in entrambi?

– L’occhio crittografico. L’idea che la realtà non è ciò che è…

– …ma una foresta medievale di simboli … crittata, infibulata, inerte…

– …clitoridectomizzata…

– Accidenti! E questi sarebbero i romanzi che non fanno male a nessuno?

(3 fine)

3 Commenti

  1. O voi ch’avete li ‘intelletti sani,
    mirate la dottrina che s’asconde
    sotto ‘l velame de li versi strani.

  2. Bel pezzo! E il problema è anche che molta gente, alle palle di Dan Brown, ci crede. Un mio conoscente tempo fa stava facendomi un lungo discorso su quanto possano essere verosimili le stronzate brownesche: ho dovuto stopparlo bruscamente, altrimenti non mollava più la presa.
    Siamo alla fiction che “divulga” assurde teorie come fossero verità.
    Qui siamo davvero alla frutta.

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