Per Amelia Rosselli

3 maggio 2005
Pubblicato da

di Anna Lamberti Bocconi

AmeliaRagazza cara, my girl, chi te l’ha fatta
così maligna verso il marciapiede
dove tutti i camion, tutti i piccioni e i luridi
impensati canali coperti scorrono;
se penso “ebbene, sto come foglia nelle stagioni,
abbiamo occhi bellissimi e padri martiri”
e resto un attimo commossa per il Creato
che si riflette malamente nella Storia
azzurro ghiaccio nell’essenza delle vesti
semplici perché da donna-ragazza
tutte queste benedette bambine che hanno studiato;

se penso in cuore tutto questo ora,
io Amelia piango troppo per la tua morte.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Gettarsi dalla finestra è l’empito non volgare
non volgere nulla perché di bianco c’è solo gli occhi
di là di su di giù dei capitelli traversi
pei grandi palazzi rossi dell’amor-Roma
che sorgono come mazzi di fiori irti.

Per chi non capendo cade di senso l’acqua scorrevole
via via assorbita nel suo rigenere peccaminoso:
ma cosa più sbagliava delle fontane di acciaio?
Cosa più faceva da tomba e vita insieme se non il cunicolo
quadrangolare delle mie catacombe aperte?

Sull’autobus non si riesce a fare la e, si pasticcia.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Eritropoiesi a poco dal guardaroba:
tutto il sangue diventa azzurro e poi
anche la pipì e il bianco degli occhi.
La roba trascolora in azzurro marinaro.
Perché mio signore spazzato via
mi poni nella casa questi armadi
come valige inamovibili, perché il
fiore delle vene mi fa alfabeti sui polsi
segnati dalla malattia del colore?
Vicina, a poco dal guardaroba,
sto per dire che prendo qualcosa.
Cerco una tinta che va bene con le mie braccia.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Il gatto odora gli spiriti, annusa l’aria,
sta immobile. L’adoratore dell’aria fa le fusa per il cibo già
avuto.
O mio gatto piovuto dalla vicina di casa che se ne andava
io allora su questo principio
avrei dato al mondo molti più animali che figli o altro.
Ma poiché il compito di sorreggere gli animali sul corpo
fa parte del dominio dei totem
allora nessuno stregone può ora toccare
il gatto a me vicino e lontano.
Nel maciullo del chiuso io adesso vado.
Ciao gatto, vadovadovado.

ALARE
(Gli ultimi giorni di Amelia Rosselli)

Si faceva un censimento acrobatico
sempre dalla cantina come
quasi una conta di leucociti
che di mese in mese scherzava.
A poco a poco spedisco la mia carcassa
al macello, o meglio so che lo devo
fare, ma in profondo non mi importa
che tanto. La mia corporatura è un mantello secco
penso ripari aringhe da sfregare
con pane in tempo della povertà.

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25 Responses to Per Amelia Rosselli

  1. biasimodell'incidenza il 3 maggio 2005 alle 19:35

    E questa poesia, cosa vuole? E chi l’ha postata capisce cosa rimanga, militantemente parlando,di questa sbobba senza ali, confitta in terra e poco rispettosa di una grande figura poetica??
    Mah, mi eritropoesizzo contro la vamp, prendo un barattolo di citrosodina e mando giù sti bocconi :-))
    Meno male che non si legga poesia in Italia.Fiuuuu…

  2. incidentedelbiasimismo il 3 maggio 2005 alle 19:54

    Senti, biasimo dell’incidenza, ma a te quali poesie ti piacciono? Ti sei preso/a la citrosodina anche per quelle di Angelo Petrelli?

    “quanto un dramma di sole
    e d’ustioni e ancora preme
    la contro/tenebrosa origine”

    Dimmi, sti bocconi invece li mandi giù meglio?

  3. fidobocconi il 3 maggio 2005 alle 20:57

    consiglio il ns prodotto migliore, l’ormai famoso fidobocconi, per cani sempre scattanti e in salute!

  4. Vecchio Navigante il 3 maggio 2005 alle 21:41

    biasimo dell’incidenza, nel nome mi ricordi l’ustionante Elogio dell’Eccedenza… quanti dolci ricordi. Eravamo giovani. Eravamo.

  5. L'invertito il 3 maggio 2005 alle 21:51

    eravate, come eravate… come eravate? eravate stronzi, eravate. e lo siete ancora…:)

  6. biasimodell'incidenza il 3 maggio 2005 alle 21:55

    Vecchio caro, con l’elogio abbiamo un comparaggio silente, reticolare, altamente propositivo.
    Chissà che non passi per questa stanza di scantinato. Oggi l’ho intravisto in altre buie e finitime stanze.Se lo vedi, salutamelo, anzi.

  7. Masietescemi? il 4 maggio 2005 alle 00:50

    Certe volte mi domando se il pubblico che posta i commenti di questo blog abbia un cervello. E se sì, dove si trova? E perché nasconderlo con tanta solerzia?
    Tu, biasimodell’incidenza, perché ti sciacqui la bocca col nome della Rosselli?
    E tu, fidobocconi: perché non commenti le poesie, invece di sparare cavolate a ruota libera? Credi che le tue battute siano più interessanti?
    Pensavo che qui si parlasse di poesia e letteratura: ma vedo che una volta tanto che si pubblica qualcosa di bello per voi è solo un’occasione per ingrandire il vostro insopportabile mostruoso ego. State zitti, bambini, quando parlano i poeti.
    Biasimodeicretini

  8. TitTa il 4 maggio 2005 alle 00:55

    Bellissimo. Ho studiato la Rosselli per due anni di fila e sono sicura solo di una cosa: che queste poesie le sarebbero piaciute.
    Titta

  9. poldo il 4 maggio 2005 alle 00:58

    Certe volte mi dico che davvero la bellezza è una cosa insopportabile. Possibile che nessuno abbia voglia di scrivere qualcosa su questo poemetto formidabile? E’ così insopportabilmente bello da suscitare solo risatine da liceali in crisi ormonale? Io torno a rileggere i versi, quello che su questo blog tutti dovrebbero fare, piuttosto che sparare insulti. E poi biasimocomecavolotichiami guarda che la storia che in Italia non si legge poesia e la poesia fa schifo è vecchia, ha fatto il suo tempo. Aggiorna il tuo repertorio di pseudosofisticazioni intellettuali.
    Desidero ritornare a parlare del poemetto dopo averlo riletto

  10. la pregiatina il 4 maggio 2005 alle 01:09

    Amelia Rosselli: se ne parlava oggi (ormai ieri) anche su http://www.botteghecolorcannella.splinder.com/

  11. Simona Niccolai il 4 maggio 2005 alle 01:13

    Cara Anna Lamberti Bocconi,
    sono una lettrice di poesia e certe volte mi capita di trovare cose davvero belle: nei libri comprati per caso, delle piccole case editrici, più raramente nei libri di quelle grandi, e più raramente, e questo è uno dei rari casi, sui blog. Ti ringrazio perciò per questa opportunità.
    Il tuo poemetto è emozionante, come sono emozionanti le cose scritte con talento e per necessità, senza poetichese, senza mediazioni, senza niente di ingiustificato. Detto così può forse sembrare poco, ma per me è moltissimo, è l’essenziale, è quello che fa un poeta piuttosto che una voce impostata, di quelle che si dimenticano dopo 5 secondi. Mi piace la forma, la figuralità, la visionarietà. Mi piace l’osmosi che sei riuscita a creare tra i tuoi pensieri, le tue figure, le tue visioni, il tuo essere, e quello della Rosselli. Perché questa non è poesia della poesia, non è rilettura di un poeta: questo poemetto è vivere un poeta, rischiare i suoi pensieri e la sua forza fino in fondo.
    Insomma, mi sono commossa e emozionata.
    Tu alla Rosselli hai ridato le ali. La tua poesia per me vale più di 30 saggi accademici sul lapsus.
    Simona Niccolai

  12. Vecchio Navigante il 4 maggio 2005 alle 01:27

    se lo incontro -una sorta di fauno, un vento di gioventù -te lo saluterò. a qualsiasi ora lo si incontri. Lui, Sofia, Venedikt magari; e quel carburo fiore verde che qui si aggira, in altre forme.

  13. Cristina Savettieri il 4 maggio 2005 alle 01:47

    Sono una privilegiata lettrice delle poesie di Anna Lamberti-Bocconi. Dico privilegiata perchè certi poeti per strane ragioni, editoriali, accademiche, sociali, restano nell’ombra, nessuno ne conosce i libri, nessuno sa che esistono, perchè pubblicano con piccole ed eroiche case editrici, non hanno la mentalità tesa al vendersi, vivono la poesia – perchè la poesia prima ancora di scriversi è vita vissuta, interiorità, visione – nella maniera più intensa e originaria che possa darsi. Io ho avuto il privilegio, fortuito, di venire a conoscenza dei suoi libri. Ho avuto una grande fortuna perchè il sistema culturale attuale si regge su inquietanti controsensi e anomalie, a causa delle quali tanti artisti di valore rischiano di rimanere nel sommerso, come fossero lavoratori al nero. Non capisco dunque minimamente il primo commento di questa colonna che si riferisce alla situazione italiana della poesia. Francamente non mi interessa neanche più di tanto, visto anche che certi commenti che si permettono di liquidare in quattro righe il lavoro espressivo di un individuo in carne e ossa non meritano neanche di essere presi in considerazione.
    Io, che sempre per grande privilegio conoscevo questo poemetto dedicato alla Rosselli già da prima, non posso che essere felice di vederlo pubblicato qui. Trovo che si regga su un’ispirazione visionaria e lucida insieme e che sia frutto di uno sforzo di immedesimazione esistenziale con la grandissima Rosselli che, come giustamente si diceva sopra, niente ha a che vedere con rifacimenti, citazioni, intertestualità e quant’altro. Nonostante studi letteratura io le poesie le leggo ancora con il cuore. Qui ho trovato una tensione espressiva emozionante, capace di penetrare nel mondo della Rosselli senza appiattirsi su di esso, ma fondendovisi.
    Per me questo poemetto è bellissimo, perchè sento il fruscio della mano che scorre sul foglio. Sento insomma che è frutto di uno sforzo creativo inspiegabile, folgorante, necessario. Dunque interamente umano.
    Cristina Savettieri

  14. biasimodell'incidenza il 4 maggio 2005 alle 16:29

    Suvvia, non inalberatevi, nemmeno lei, professoressa “Machesietescemi?” si inalberi. anche a me piacerebbe non commentare da lettore, il posto lo lascerei di buon grado e trippa agli amici critici, MA, dinanzi al “dolorismo” e alle profanazioni, sboccono.

    purtroppo, l’idea che il dolorismo sia alta poesia o alare o redbulliana mi fa venire l’orticaria. mi pare più una maniera di sovrapposizione che un dovuto e sacro rispetto. Dunque, ripeto, meno male non se ne legga di poesia.fiuuuuu…..

    vale leggere l’amico Nove coi suoi reportages, per rendersi conto che non è tempo di alambicchi; o la parola si arma svuotandosi e nettandosi o si fa la fine di quelli che chiamate “restauratori”. Insomma, smettete gli abiti dei letterati, ché non donano.

  15. Cristina Savettieri il 4 maggio 2005 alle 16:48

    Sarebbe bene non discutere con chi non ha neanche la decenza di firmare con il proprio nome, assumendosi la responsabilità di quello che scrive. Forse cado in una trappola a intervenire di nuovo, ma veramente non capisco questi meccanismi. Certe volte ho l’impressione che l’anonimato in rete inneschi solo deliri di onnipotenza per cui ci si sente autorizzati a scrivere e dire qualunque cosa senza circostanziarla. Ad esempio, che significa dolorismo? Come si struttura questo presunto dolorismo nel testo? Quale figuralità, quale intenzione poetica lo convoglia? Cosa è che rende questi versi alambicchi letterari? Cosa vuol dire sacro rispetto nei confronti di un poeta? Mutismo? Io non vedo il primato dell’intenzione letteraria in questi versi, che si inscrivono interamente in un orizzonte esistenziale e semmai puramente espressivo. E poi un’ultima cosa: l’insulto ha un valore critico pari a zero, non ci si può nascondere dietro un presunto critichese alternativo, che snobba la trippa degli amici critici, ma ne utilizza gli stessi strumenti detronizzanti – formulette, astio, semplificazione -, e non sforzarsi mai di motivare niente. Questo è restaurante e repressivo: ironizzare su un cognome, cucendoci sopra scadenti calembours, senza neanche avere il coraggio di scrivere il proprio.
    Cristina Savettieri

  16. machesietescemi il 4 maggio 2005 alle 16:57

    “l’amico nove??? Ehi, ma che amici hai, aldo nove???” Sono perplesso

  17. macheseicieco? il 4 maggio 2005 alle 17:12

    ehi, coso, come ti chiami, biasimo lì… com’è che mi chiami “professoressa”? Se proprio vuoi chiamami professore. Ciao, bambino.

  18. biasimodell'incidenza il 4 maggio 2005 alle 17:51

    Cara Cristina, forse sarebbe bene la si finisse con la ricerca del colpevole e sua conseguente identificazione. Rilàssati. Qui si espongono idee, ci si confronta fra lettori, non fra critici, su delle idee. Il corpo finisce, le idee girano e talvolta si fermano anche, restando. Quello che tu chiami “critichese alternativo” è la mia lingua, fatta di formulette e scadenti calembours, non lo metto in dubbio. A me sembra tutto chiaro, come chiaro mi sembra ciò che hai scritto tu. Dove l’astio? Sarà un problema tuo, forse?!
    Non sono un critico, né un letterato. Abbi la capacità di ascoltare, solo questa; se non sei d’accordo, esprimi le tue idee,io le mie. Bene, amen.

  19. Cristina Savettieri il 4 maggio 2005 alle 18:37

    Dire “Cosa vuole questa poesia?” o “mi eritropoesizzo contro la vamp” ti sembrano pareri o impressioni di lettura? Te lo chiedo proprio perchè sono curiosa di sapere cosa ti anima a esprimerti in questa maniera, perchè proprio non capisco come questa possa essere la premessa del dialogo. Io le mie idee le ho esposte, non mi sembra che tu abbia fatto lo stesso. Cioè io ancora non ho capito quali sono le tue idee. E poi scusami ma in questo blog non scrivono solo lettori, scrivono lettori, critici, poeti, romanzieri, giornalisti. Cosa significa che qui si scambiano pareri tra lettori? Che il lettore è una categoria minore che si può permettere l’approssimatività e l’insulto? Io ti ho fatto quelle domande proprio perchè volevo ascoltare, ma tu le eludi, poi mi chiedi capacità di ascolto, e mi imputi una sorta di caccia al colpevole. Scusami ma sinceramente io alla democrazia della rete che dà voce a tutti non ci credo.

    Cristina Savettieri

  20. biasimodell'incidenza il 5 maggio 2005 alle 13:23

    Chiaro che il tono può anche disturbare, ma, se ti allargassi un po’, accogliessi un po’ di più, da donna, vedresti meglio…

    E poi, Cristina, se noti approssimatività e insulto, che senso ha rispondere?
    Non tutti studiano letteratura, consideralo; c’è chi ha passione per la lettura e arriva a 50, mica tutti possono arrivare a 100, eh…

    Nello specifico: sì, mi chiedevo bruscamente “dove si vuole arrivare con questi versi?!”, vedendoli mancanti di spasmo creativo e appiattiti tutti su una maniera di intimismo sensazionalistico di riporto, molto cool e molto letteraturificato.Sbaglierò?Sì, no, boh…comunque pronto a rileggere e a cambiare idea.
    Sulla “eritropoiesi”: beh…a volte, basta una parola del genere, dico una, e che parola, per storcere il naso e restare in trombosi,da lettore, per rovinare, da scrittrice, in tale caso.
    L’argomento è delicato, molto delicato, motivo per cui dovuto e sacro rispetto. Non mutismo, piuttosto semplicità.
    Volevo leggere la Bocconi, non una sovrapposizione necrofila, garantita da cotanta titolatura.
    La penso così, tu in altro modo. Un pizzico di ironia, eh la madoonnaa :-))
    Ciao, alla prossima!

  21. elogiodelleccedenza M.Z. il 5 maggio 2005 alle 14:43

    Stamattina quando non aveva ancora mangiato, ho provato a somministrare alla mia gatta egiziana i Bocconi Lamberti, non senza una certa dose di contrabbando etologico (dicendole per una menzogna delle carezze che è il meglio che si sia prodotto nell’immaterialità poetica dei condomìni forumici). Purtroppo anche lei ha girato il musetto dall’altra parte.
    Biasimo un gran saluto a te.

  22. hugo ball il 5 maggio 2005 alle 23:08

    Senza un briciolo di ironia, ma anche senza offesa: Oscar Wilde, Baudelaire, Huysmans, George e compagnia bella sono morti da tanto di quel tempo. E io, modestamente, già nei lontanti anni venti, stanco dei cabaret Dada,avevo sottotitolato un mio romanzo al “Dandismo dei poveri”. I quali,poveretti,erano almeno artisti da circo con aspirazioni piccolo borghesi. Mentre voi con i vostri nick e i vostri calembouretti mi sembrate davvero fuori tempo massimo e non mi importa, nel bene e nel male, quale rispettabile, sottopagato lavoro di costrutto svolgete nella vostra vita anagrafica.
    Perché non ci spiegate perché le poesie non vi sono piaciute in modo ragionato? Non dubito che ne sareste capaci.

  23. hugo boss il 7 maggio 2005 alle 03:41

    ball, nonno!

  24. Simona Niccolai il 13 maggio 2005 alle 11:08

    scusa, caro ragazzo, sono perplessa. Cosa significano le tue seguenti parole?
    “ma, se ti allargassi un po’, accogliessi un po’ di più, da donna, vedresti meglio…”
    Allargarsi? Da donna? Vedere meglio?
    Quanto mi fai sorridere :-)



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