Contro l’invasore

di Giuliana Petrucci

Premessa

Queste non sono poesie, ma “prese di parola” contro il nemico che ha da sempre parlato al posto mio, costringendomi all’obbedienza e al silenzio.
Della poesia utilizzano i mezzi, il verso e la rima, perché sono uscite così e dovrebbero suonare come uno sberleffo, uno schiaffo, fino al “mòzzico”, come ha dotto un amico poeta. Non avevo altro mezzo da opporre alla voce monotona, insistente, imperativa del mio nemico che questi guizzi di parole, rapidi, che colpissero al centro senza esitazione. Più ne uscivano fuori, più lui arretrava. Naturalmente ho imparato a poco a poco a prendere la mira e la progressione dei componimenti dovrebbe testimoniare questo lento processo di apprendimento.
Per individuare il vero volto dell’invasore sotto i suoi mille camuffamenti, in un territorio da sempre segnato dalle sue tracce, sono occorsi anni di appostamenti, di avanzate

Lo so ho perso tanto
e forse tutto il resto.
Ma io mi godo questo

Anversa

Notte che mai non viene
luce che non consuma
vento che non s’acqueta
buio che non risolve
fiume che non s’immette
navi che non si fermano
mare che non si vede
guglie che non finiscono
voce che non ha foce …

Il mio inferno

Il mio inferno per te è paradiso
il tuo trionfo è la mia disfatta
il mio silenzio è la tua parola
la mia abiezione è il tuo decoro
la mente mia, teatro dello scempio,
il tuo capolavoro.

La mia essenza

Remissiva e piana per te
fino alla soglia della trasparenza.
Questo hai voluto di me:
che assenza fosse la mia essenza.

La bestia

Se umana fosse la tua fame
forse ti sfamerei; anche se avessi sete;
ma vuoi il mio sangue, vuoi la carne mia.
Tu sei la bestia che campa alle mie spese.

Perfetta forma

Perfetta forma che informe m’hai formata
perché non fosse orma di me né consistenza:
di te, dura presenza.

Buio

Dicono che io sia una bipolare
che m’accendo e mi spengo
come luce di faro in mezzo al mare.
Ma l’esempio non tiene,
ché non sono io che oriento le mie pene.

Depressione

Depressione non rima con passione
ma con rabbia introversa:
come vedere buio
dentro una finestra.

Amore no

Amore no, questo non so provare
e pur provando mi devo abituare
a questo vuoto che mi sento dentro,
a questo troppo pieno che è sgomento.

Il sostituto

In duecento “cc” di soluzione
l’anafranil mi goccia nelle vene
e irrora il mio cervello.
Veleno no, balsamo neppure:
un po’ di questo e quello.

Bonifica

Poesia e dolore:
prima pezzi di carne, poi parole.

Il pensiero perverso

Il pensiero che se stesso pensa,
il pensiero perverso,
come lo definiva l’innocente Ottiero,
concentra ogni pensiero in uno:
vuole che solo a lui si pensi,
feroce narcisista, o a nessuno.

Il nazista

Nazista non è semplice assassino
bensì colui che con feroce ratio
pena, dolore, sofferenza e strazio
a piacer suo procura:
fine dunque, non mezzo di sterminio.
Similmente fai tu e con bravura:
e di questo tuo far non sei mai sazio.

Non è finita

Quando t’avrò sconfitto
so che non è finita:
resta, breve o lunga, la vita.

——
(Le poesie sono tratte da Contro l’invasore sessantadue colpi, Edizioni ETS, 2004)

  12 comments for “Contro l’invasore

  1. 22 maggio 2005 at 05:48

    Tema magari profondo, ma la e’lingua mediocre, e il ritmo decisamente elementare. Non so, mi pare che quello che manchino siano piu’ i mezzi che le idee. Ma e’ davvero possibile, nell’arte, e nella poesia soprattutto, parlare di buone idee e cattivi mezzi? Non e’ piuttosto l’arte una dialettica incapace di funzionare senza entrambi?

  2. salomone
    22 maggio 2005 at 12:11

    La prima riga della premessa dice che non sono poesie, l’ultima dice che sono poesie, decidetevi!

  3. Cristina Savettieri
    22 maggio 2005 at 15:40

    La premessa è stata scritta dall’autrice, mentre l’ultima riga, tra parentesi, immagino sia di mano di Carla Benedetti che ha postato le poesie. Non credo ci volesse tanto a capirlo. L’una è la marca poetica che l’autrice dà alla sua scrittura, l’altra una semplice indicazione referenziale, ad uso di chi volesse comprare il libro.
    Vorrei chiedere a Marco Motta in base a cosa si stabilisce se una lingua è mediocre o meno, in riferimento a quale modello. Io ho l’impressione che si tratti interamente di una scelta poetica, che allestisce lo scandaglio dell’io e dell’invasore a partire da strumenti linguistici piani. Anche il ritmo va in questa direzione, scegliendo una declinazione rapida ed epigrammatica. Che l’arte funzioni di contenuti e mezzi mi pare evidente. Ma non capisco se questo implichi che i mezzi debbano essere necessariamente orientati alla sperimentazione, l’oscurità, l’espressività a tutti i costi, la chiusura formale, il cortocircuito con il contenuto. Vi ricordate le trite parole di Saba?
    Io ho trovato belli questi “colpi”.
    Cristina Savettieri

  4. emma
    22 maggio 2005 at 18:06

    Una scelta stilistica così pervasiva non è affatto ingenua, e quello che sembra “elementare” è il risultato di un’operazione più che consapevole.
    Viene in mente la Valduga, naturalmente, ma forse con qualche “maschera” difensiva in più (che si evidenzia già nell’affermazione “Queste non sono poesie…”).
    Funziona questa “macchina”?
    Ho qualche riserva. In parte l’impressione è quella del cavallo di Troia che rimane sulla soglia.

  5. Simona Niccolai
    23 maggio 2005 at 00:13

    Lingua mediocre? A me sembra anzi lingua sorvegliatissima, mi sembra che ci sia un’attenzione ostinata fino alle minuzie. Inoltre il tema, di grande “pesantezza”, riesce a farsi leggero, fa sorridere dolorosamente. Credo perciò che dietro a queste poesie ci sia un grande lavoro, di forma e di vita.

  6. 23 maggio 2005 at 00:15

    Sempre difficile e’ trovare giustificazioni per quello che si prova nei confronti di una poesia. E questo non per nascondermi.
    Posso dire pero’ che con espressioni quali “vi ricordate le parole trite di Saba” o “quello che sembra “elementare” è il risultato di un’operazione più che consapevole”, si puo’ giustificare quasi ogni porcheria. D’altra parte la consapevolezza di un autore rispetto alle sue scelte non mi pare sia un metro per giudicare l’arte. Piuttosto credo che quelle che si definiscono qui “scelte stilistiche”, nel contesto di questa poesia, siano scelte gratuite, che non aggiungono nulla. La lingua e’ mediocre, ma non nel senso di “facile”, ma nel senso di aulica al momento sbagliato. Il ritmo e’ elementare, ma non per il suo suono di filastrocca, ma per l’incongruenza tra questo e parole come inferno, vene, cervello, parole che fanno venire in mente piuttosto le poesie tristanzuole di un sedicenne.
    Ad ogni modo, non volevo imporre i miei giudizi estetici, solo condividerli.

  7. 23 maggio 2005 at 00:19

    cb90
    ìcb90@nyu.edu
    Qualche chiarimento.

    1) Queste poesie sono tratte da una raccolta omogenea.

    2) La “Premessa” che la apre è più lunga di quella che io ho pubblicato. L’avevo tagliata per far subito posto alle poesie, ma mi rendo conto di aver così creato un fraintendimento.
    Me ne scuso con i lettori e con Giuliana Petrucci e rimedio incollando qui sotto la “Premessa” per intero,e reinserendola anche in home page .

    “Premessa

    Queste non sono poesie, ma “prese di parola” contro il nemico che ha da sempre parlato al posto mio, costringendomi all’obbedienza e al silenzio.
    Della poesia utilizzano i mezzi, il verso e la rima, perché sono uscite così e dovrebbero suonare come uno sberleffo, uno schiaffo, fino al “mòzzico”, come ha dotto un amico poeta. Non avevo altro mezzo da opporre alla voce monotona, insistente, imperativa del mio nemico che questi guizzi di parole, rapidi, che colpissero al centro senza esitazione. Più ne uscivano fuori, più lui arretrava. Naturalmente ho imparato a poco a poco a prendere la mira e la progressione dei componimenti dovrebbe testimoniare questo lento processo di apprendimento.
    Per individuare il vero volto dell’invasore sotto i suoi mille camuffamenti, in un territorio da sempre segnato dalle sue tracce, sono occorsi anni di appostamenti, di avanzate

  8. 26 maggio 2005 at 00:29

    Mi fa tristezza che discussioni culturalmente interessanti come questa non procedano piu’ di sette commenti mentre la soapopera Mazzucato proliferi di post tipo “Solidarieta’ a…”. Sara’ che in fondo chi si vergogna di guardare “Un posto al sole” da qualche parte la sua voglia di lurido intrattenimento se la dovra’ pure sfogare. Mah…

  9. 26 maggio 2005 at 00:37

    dire “lingua sorvegliatissima” deve far godere davvero chi lo dice.

  10. Simona N.
    26 maggio 2005 at 12:34

    Tashtego: ma no che non mi “fa godere”! A me piacciono le poesie, non le parole sulle poesie. Le parole sulle poesie sono servili, per me hanno un unico scopo: far amare le poesie. Sulle cose che non mi piacciono taccio. E ci sono tante poesie scritte in lingua ancora più sorvegliata che però non mi piacciono. Scusa, una semplice precisazione :-)

  11. emma
    26 maggio 2005 at 16:01

    Per Marco Motta

    1) Lo ribadisco. Qui c’è una scelta stilistica più che consapevole. La consapevolezza lascia tracce anche nelle citazioni e nel richiamo ad Ottiero Ottieri.
    Mi piacerebbe sapere se rientra *tutta* nel gioco delle citazioni la contiguità con certi moduli della Valduga (contiguità altrimenti eccessiva, a mio modo di vedere).

    2) “Scelta stilistica consapevole” non significa necessariamente “scelta stilistica riuscita”. Leggi meglio.

  12. 27 maggio 2005 at 00:36

    Per Emma:
    “2) “Scelta stilistica consapevole” non significa necessariamente “scelta stilistica riuscita”. Leggi meglio.”
    Pare che siamo d’accordo allora. Leggi meglio.

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